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LE CONDIZIONI DEL DIALOGO

Le condizioni del dialogo

 

Dal momento che il femminismo, tutto il femminismo, parte dall'assunto che la Storia è Storia di oppressione esercitata volontariamente e consapevolmente dai maschi, donde viene l' autorizzazione morale ad un maschio di oggi ad accettare, a nome di quelli che lo hanno preceduto, anche la più modesta delle accuse portate dal femminismo?

Chi lo autorizza a recepire a nome del Genere Maschile anche una sola delle imputazioni che vengono rivolte ai maschi in quanto tali? Quale autorità morale ho io dunque per potermi permettere di accettare le accuse che coinvolgono i maschi che mi hanno preceduto? Più concretamente: quale autorità morale ho io per far passare il dolore di mio padre, il suo infinito sacrificio per mia madre e la famiglia, per il dolore di un oppressore consapevole?

Quale liceità morale ho io nell'accettare accuse che riguardano tutto il sangue versato dai maschi nelle generazioni passate, il loro sacrificio, la loro dedizione, il loro amore per le donne nei millenni?

La risposta evidente è questa: non ho alcuna autorità morale a consentire ad un simile processo.

E allora l'unico femminismo col quale mi sembra morale per un maschio dialogare è quello (che non esiste) che parte dall'assunto di un merito straordinario maschile per aver costruito una Storia di liberazione delle donne quando i maschi avrebbero potuto fare esattamente il contrario. L'unica posizione che accetto se devo dialogare è che l'interlocutrice mi riconosca subito buona parte dei meriti dell'emancipazione femminile e, per questo, esprima con chiarezza e sincerità nei miei confronti un forte e generoso sentimento di gratitudine e riconoscenza in quanto appartenente al Genere Maschile.

Questo è secondo verità il solo atteggiamento maschile moralmente lecito.

Con il femminismo non siamo di fronte ad un pensiero che si pone come fine la comprensione della verità, siamo di fronte ad una volontà che vuole imporsi.

E' per questo che esso ha sempre richiesto alla controparte maschile, come precondizione al dialogo, di riconoscersi colpevole in quanto tale, sia a titolo personale per colpa individuale sia come appartenente al genere maschile per colpa collettiva.

Ogni interlocutore delle femministe diventa inesorabilmente un predicatore della colpevolezza maschile, per quanti distinguo e sottigliezze sia in grado di mettere in campo.

Questa è la straordinaria astuzia del femminismo: chi consente sul più modesto degli assunti di fatto si trova nella posizione di chi consente sulla questione di fondo. Chi acconsente sul più modesto degli argomenti di fatto ne accetta la tesi strategica: si dichiara colpevole perché maschio.

E naturalmente questo basta e avanza.

E' questo che rende impossibile il dialogo: non c'è dialogo quando il prezzo da pagare per entrarvi è assumere in toto la tesi di fondo dell'altro: la colpa propria e di Genere. Esattamente come nei campi di concentramento quando si rispondeva se chiamati col numero tatuato sul braccio o il famoso "tu" infantilizzante dei razzisti bianchi nei confronti dei neri: se rispondi e dialoghi non sei un uomo ma una cosa numerata, oppure un essere inferiore, non cresciuto. Oppure un maschio colpevole.

Ecco perché torno a domandarmi quale liceità morale abbia l'atteggiamento di chi accetta anche solo il dialogo con il femminismo quando l'ammissione della sua liceità implica automaticamente l'annientamento dell'altro .
Così è stato per ogni forma di razzismo: non si discute con i razzisti perché questo semplice fatto comporta l'accettazione della liceità del razzismo stesso e l'introiezione dell'immagine distruttiva che ha di te, della violenza che intende operare su di te.

Non si discute con chi afferma pregiudizialmente la mia colpa in quanto maschio o perché erede di una storia maschile.

In nome mio, in nome di mio padre, in nome di mio nonno, in nome di tutti i maschi che mi hanno preceduto, non dialogherò mai con donne che non esprimano un sincero sentimento di riconoscenza e gratitudine verso il mio Genere, per la libertà che il mio Genere ha conquistato loro con una Storia di sacrificio radicale condotto fino al versamento del sangue e al dono della propria vita.

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C. B. - Agosto 04

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