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IL VELO STRAPPATO

LE ISLAMICHE STRAPPANO IL VELO

 

    La notizia è lì.

    E fa notizia perché non è la “solita” notizia sui soliti kamikaze: si parla di donne, invece.

    Donne islamiche: ma non di quelle degli sceicchi, o di quelle che girano con il burka o il velo anche nei nostri quartieri, e che ci fanno discutere sull'integrazione, la globalizzazione e forse anche sulla sessualità da velo.

    No: qui si parla delle donne che hanno partecipato all’occupazione della scuola di Beslan, e che, quando hanno visto i bambini sequestrati tentare la fuga, li hanno inseguiti per farli esplodere insieme a loro.

    E allora un moto di orrore ha percorso i media e le stereotipate consapevolezze dell’Occidente.

    Donne che vogliono far esplodere bambini...

    Una domanda, inquietante, ha iniziato a serpeggiare nelle coscienze – dato che nessuno osava scriverla chiaramente: ma il Branco non era Rosa?

    Si, Rosa: si diceva che il Branco Rosa fosse solo rosa: rosa morbido, rosa dolce, rosa rotondo, rosa accogliente, rosa rosa, rosa materno, e ovviamente, contrapposto al Branco Maschile degli stupri e delle torture (anche se qualche soldatessa USA aveva già messo in crisi questa contrapposizione).

    Ci si è accorti così che le donne islamiche rinchiuse nella scuola di Beslan non avevano fiori fra i capelli, non avevano gonne lunghe colorate, non avevano addosso (così come non lo avevano nel cuore) niente di rosa e di morbido, e soprattutto nulla di quello che l'iconografia del pentimento maschile tipizza come loghi del “femminile è bello”: avevano con sé solo bombe e veli neri, e la terribile determinazione a sequestrare, esplodere, far esplodere bambini, mamme, neonati.

    Ed è così che queste kamikaze dell'integralismo suicida, hanno strappato il velo alla Grande Illusione del nostro Occidente malato, malato di luoghi mentali - comuni e a perdere – e di una “correttezza” politica nel quale tutto ciò che è femminile è rosa, ed è - d’obbligo – accogliente, delicato, dolce, tenue, morbido, carezzevole, buono: soffuso – si può suggerire - come un amnios che tolga lucidità e chiarezza e, di più, contrapposto crudamente, senza appelli e senza vie d'uscita al “maschile”, che per definizione diventa così duro, ostile, freddo, spietato, cattivo.

    Questa contrapposizione fra ciò che è femminile e ciò che è maschile, una contrapposizione dura e spigolosa in sé, dunque – e non a caso – una contrapposizione “maschile” del mondo psichico, ci faceva credere che l'unico futuro possibile e sostenibile è solo donna, e che il nostro esistere può esser gestito solo in un universo declinato solo al femminile.

    Le donne islamiche hanno fatto esplodere questa proterva illusione.

    Il vero “branco” ha fatto irruzione nella scena delle nostre coscienze, mostrandoci gli orrori dei bambini inseguiti da quelle donne, vestite di veli neri e bombe per collana e regalo, e ci siamo dovuti arrendere alla constatazione che “donna” non è affatto solamente bello, roseo e dolce.

    Signori, le donne islamiche hanno strappato il velo alla nostra illusione occidentale. Avevano cominciato con l'assalto al Teatro dell'Opera di Mosca, quando fra i sequestratori inchiodati alle poltrone dai gas di Putin vi erano donne: velate di nero e incinte, come avevano fatto notare i media (ma hanno mai fatto notare se un kamikaze esploso aspettava un figlio?).

    E stanno continuando: come se fossero la terribile risposta del “Femminile” allo stereotipo del Branco Rosa e della maschile contrapposizione con il Branco Maschile.

    Pari opportunità? Presenza rosa?

    Signori: il branco non è affatto rosa.

    Veste di nero, ed è votato a portar morte. Anche fra i bambini. E anche se è un branco di donne.

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    Gaetano GIORDANO

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Dalla stampa a dal web
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BESLAN - 1

 

Il drammatico racconto dei testimoni fuggiti dalla scuola.

Bambini feriti e terrorizzati: "Scappavamo in ogni direzione Ci sparavano dal tetto e le donne ci inseguivano"

Una testimone: "Tutto è iniziato per un'esplosione accidentale" - Il racconto del sequestro: "Costretti a bere le nostre urine"

BESLAN - "Ho sentito un'esplosione, allora ho rotto un vetro per fuggire. Tutti correvano... ci sparavano addosso, ho visto roba in fiamme che cadeva dal tetto..."; Gli occhi sconvolti dal terrore, parla quasi senza fiato un piccolo testimone dell'inferno di Beslan. Sul viso le ferite provocate dalle schegge di vetro, avrà più o meno dodici anni, è uno dei bambini fuggiti durante il blitz. Sono frammenti di parole, quelli di chi ha vissuto la tragedia e ha la forza di raccontarla. C'è chi non ci riesce, come il ragazzino che piange fra le braccia della nonna, e riesce appena a dire "Morti, tanti morti... tanti bambini morti...".

Le voci disegnano un puzzle incompleto, difficile fare chiarezza mentre il dramma è in corso. Qualcuno ricostruisce i momenti più drammatici: "Correvo fuori, verso la strada, e di fianco ho visto due donne, vestite di nero, lanciate all'inseguimento di bambini che cercavano di fuggire", ha raccontato una donna con una vistosa ferita al naso. Sconvolto dalla paura, un bambino riesce tuttavia a riconoscere una faccia: "E' lui, era là dentro", dice il piccolo all'agente dei Servizi di sicurezza che gli mostra una foto di Doku Umarov, il leader del ribelli ceceni. Secondo il piccolo, l'uomo era uno dei capi del commando.

Poi, una donna ricostruisce l'inizio di tutto, almeno secondo quel che ha visto. "Eravamo tutti ammassati nella palestra, e c'erano degli ordigni attaccati ai muri col nastro adesivo. Il nastro ha ceduto, e una bomba è caduta, esplodendo". "Quell'esplosione - aggiungono altri due ragazzini scampati - ci ha dato la possibilità di scappare. Eravamo sdraiati sul pavimento, terrorizzati, quando abbiamo sentito il botto. Allora ci siamo alzati e siamo corsi alle finestre, per spaccare i vetri. Per fortuna quelli della palestra erano di plastica, altrimenti ci saremmo fatti molto più male". Uno dei due ragazzini ha raccontato che "i sequestratori ci hanno presi di mira, ci sparavano addosso dal soffitto. La gente scappava in tutte le direzioni, c'erano almeno due o trecento persone che correvano con noi". Un'altra donna ha parlato di "due grandi ordigni messi nei canestri da basket, e collegati da un filo attraverso tutto il campo da gioco". Ma la tragedia, anche per chi ora è salvo, non è finita: un bambino si aggira smarrito fra i reporter, "non riesco a trovare i miei genitori - dice piangendo -, non riesco a ricordarmi che faccia abbiano". Diana, una ragazza, rivive i momenti drammatici del sequestro e l'indifferenza dei terroristi nei loro confronti: "Avevamo fame, sete, ma non ci davano nulla da mangiare né da bere, facevamo pipì nelle bottiglie, la filtravamo con le magliette e poi la bevevamo, per calmare l'arsura"

Da Repubblica On Line - Venerdì, 03 settembre 2004.

 

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BESLAN - 2

 

Un incubo. I testimoni del massacro di Beslan riferiscono che le donne kamikaze del commando di terroristi ceceni che hanno messo a ferro e fuoco la scuola in Ossezia inseguivano i piccoli scampati alla strage che conta già centinaia di morti. Eravamo abituati alle donne crudeli, alle kapò, alle torturatrici  alle killer. E anche alle donne che si fanno esplodere insieme con le loro vittime, per fanatismo o per costrizione, per vendetta o per esaltazione. Ma non avevamo ancora assistito a donne che, con le armi, sequestrano tanti bambini anche piccoli e in una scuola. Donne che, dopo aver guardato negli occhi quei piccoli e averli visti soffrire e implorare, perfino li inseguono. Per colpirli e per ucciderli. In questi giorni di orrore, quando la ragione sembra non esserci più, è purtroppo caduta un'altra convinzione ( o speranza) che ci eravamo portate dietro per anni: la certezza che una donna non sarebbe mai arrivata a tanto.

Dal blog di S. Mazzocchi - Venerdì, 03 settembre 2004

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