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LE MUTANDE DI AVEZZANO

 

e i bermuda di Potenza

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Un temerario

 

E così è accaduto che un Preside, un po’ ingenuo e un po’ coraggioso, abbia osato sollecitare le studentesse a non recarsi a scuola mostrando quelle altre parti del corpo che, a causa dei condizionamenti culturali maschilisti, sono così ossessivamente ammirate dai maschi di tutte le stagioni e a non esporre ai lubrici sguardi della Mala Parte del Mondo quegli indumenti che dovrebbero (secondo la tradizione misogina) proteggere al tempo stesso l’intimità di quelle e gli ormoni di questi.

Il temerario (ché ci sono ancora uomini disposti a finire sulla graticola per ragioni incomprensibili) aveva evidentemente rinvenuto in quelle esposizioni qualcosa che non andava, delle conseguenze - per dir così - poco confacenti al clima complessivo e alla condizione psicoemotiva collettiva che dovrebbero supportare l’insegnamento.

Vi aveva rinvenuto una fonte cronica di distrazione vuoi dalla parte attiva (F) vuoi da quella passiva (M) di tale incidenza da dovervi porre rimedio.

Non trovando però motivazioni credibili (intendiamoci: tali da poter essere prese sul serio da questa cecità universale) vi ha posto a fondamento ragioni di buon gusto.*

 

Vile sciovinismo

 

Non poteva fare altrimenti.

Non poteva opporvi quella motivazione elementare che dice: l’esposizione delle grazie femminili danneggia i maschi perché li rende dipendenti, li umilia e li istupidisce. Non perché li distrae ma perché li concentra sul primo di tutti i valori del Nuovo Ordine Morale: il corpo della femmina. E così ne imprigiona l’attenzione, ne inaridisce i talenti, ne ottunde la mente. Ne schiavizza i sentimenti e ne ferisce la dignità. Li rende proni e servili. Sempre e comunque.

Perché è un vile ricatto, una maramaldesca manifestazione dello sciovinismo ginecista, una bassa speculazione sugli ormoni maschili. Lo è perché è un eterno promettere senza dare. Lo è sempre e lo è ancor più in quella stagione tremenda nella quale il fuoco della primavera brucia le fibre della vitalità maschile, in quell’età cui la nostra permissiva cultura impone la tortura della continenza (o addirittura il miraggio della castità).

Perché è il vile esercizio di un potere contro il quale non vi è alcuna difesa, alcun contropotere. Perché è un’eterna imboscata contro la passione degli uomini. Perché è male per i maschi.

Queste cose non le poteva dire giacché il male che i maschi subiscono (di qualsiasi natura, di qualsivoglia profondità) oggi non ha alcun valore. Non si ingannava: i loro sentimenti nessun peso, la loro dignità nessuna rilevanza.

Non vi è più nulla di rispettabile in essi: niente che debba essere rispettato.

 

Memorabili sentenze

 

"Però è un bel vedere!" sentenziò il maschio deficiente, come se non fosse sempre un bisogno altrui ciò che mette nelle mie mani il potere di ricattarlo. Anche sulle pagine di Playboy c’è tanto bel vedere ma sul banco una copia non la puoi aprire. E lo sai perché? Perché offende le donne. Le padrone dei tuoi ormoni sono loro. Se cerchi di gestirteli da solo si offendono.

"Sta alla sensibilità delle ragazze decidere sin dove spingersi!" sancì la psicologa. Sin dove invece possano spingersi i maschi lo stabilisce la tolleranza zero.

"E’ volontà di emancipazione!" decretò il sociologo, lo spergiuro che solo ieri proclamò: "Son costrette a spogliarsi perché vittime dell’immaginario erotico maschilista!".

"Vesto come mi pare e piace!" minacciò tracotante la Fanciulla Liberata. Lo può fare e lo fa. Lo può giacché vi è un solo limite al nostro comportamento: il male che produce sugli altri e quello patito dai maschi non è una obiezione.

"Vesto come mi pare e piace!"

Lo possono anche i maschi?

 

I bermuda di Potenza

 

Nel maggio del 2000 uno studente potentino, considerate le condizioni nelle quali le sue compagne si recavano a scuola, si ritenne libero di presentarsi in aula in bermuda (perché l'ingenuità offre sempre i suoi scandali illuminanti). Mal gliene incolse.

"Non consono all’ambiente scolastico" era il suo abbigliamento, ché quello non è luogo dove far esibizione del corpo – vi pare? - ma se proprio intendeva fare il trasgressivo, ecco pronta la sfida beffarda: "…Comunque se vuoi e ne hai il coraggio, vieni con la gonna!"

A lui non valse merito trilustre né zelo di sudati studi: ei nudo andonne.

E ritornò vestito.

Era uscito dal "consono" o forse si temeva l’inaudito? Il pericolo che quei tonici polpacci scatenassero incontrollabili, devastanti tempeste ormonali nella linfa delle smaliziate, assertive fanciulle della Nuova Era distraendole dalla sacrosanta corsa verso i gradoni apicali della Gerarchia degli Esseri?

 

Ma quale "buon gusto" ?!

 

No, la questione estetica non c’entra nulla. Non ci importa niente del "buon gusto" e del "comune sentimento del pudore", del "degrado dei costumi" e della "volgarità in espansione". Di questo non ci importa un fico secco.

Solo di una cosa ci importa: del male patito dagli uomini. Questa era la motivazione che doveva essere addotta, precisamente quella che oggi non può esserlo perché risibile e ridicola. Perché il male subito dagli uomini oggi porta il nome di bene.

 

Boomerang

 

E così anche questo timido tentativo di arginarne la tracimazione si è rivoltato contro chi osò arrischiare una resistenza al fiume che tutto travolge. Messo alla berlina, fatto oggetto di basse insinuazioni, ridotto al silenzio – e prima e peggio – costretto a giustificarsi, un altro uomo ha pagato per aver tentato di proteggere la prima debolezza maschile dalla violenza brada dello smutandamento universale. Dalla slealtà della Donna Liberata.

La lezione è stata universale. Mai più nessuno oserà tanto.

Vinti, pieghiamo umilmente la testa davanti alla mirabile potenza di quest'ondata che non si ferma, di questa forza che trionfa di ogni possibile sconfitta, che si fa beffe di ogni resistenza, che ogni avversità irrobustisce.

Il Bene che dilaga.

Senza soverchie preoccupazioni, però, giacché: "…Egli è cosa verissima come tutte le cose del mondo hanno il termine della vita loro".***

Questo Nuovissimo Bene non farà eccezione.

 

R. B. - Nov. ’04

 

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* Il riferimento va al fatto accaduto a metà ottobre del 2004 presso il Liceo "V. Pollione" di Avezzano, passato alle cronache nazionali.

** Fatto verificatosi presso l’ITIS "A. Einstein" di Potenza - sez. staccata di Picerno - il 25 maggio del 2000 per coraggiosa iniziativa di un fantasioso studente.

*** N. Machiavelli, Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, L. III, I, 2

 

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