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DONNE DUBBIOSE

 

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Donne che vedono qualcosa di quel che vediamo noi.

Donne dubbiose illuminate dal riverbero di un'inattesa lealtà.

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Lettera aperta

 

alle Onorevoli Katia Zanotti (Ds-Ulivo), Tiziana Valpiana (Rifondazione comunista), Marida Bolognesi (Ds-Ulivo)

di Elvia Ficarra, Responsabile Osservatorio Famiglie Separate, Gesef

 

Gentilissime Onorevoli,
in qualunque sede istituzionale, mediatica e salottiera, vi adoperate a propugnare l'immagine di una donna sempre vittima dell'onnipotenza e del dominio maschile, incapace di qualsivoglia difesa, debole economicamente, fragile emotivamente, bisognosa di costante sostegno.

Un'icona. Funzionale a chi si è fatto paladino del riscatto femminile propinando l'opportuna "protezione" in cambio di voti e potere. Ed ha quindi scalato, negli anni, buona parte di quei settori parlamentari, giudiziari, cultural-scientifici, della pubblica amministrazione e mediatici, appropriati a tale scopo. Utilizzandoli al meglio.

Cosicché al patriarcato - che della donna rappresentava la medesima immagine di debolezza, arrogandosi la tutela - si è sostituita la sorellanza del cosiddetto "branco rosa" burocratizzato.

Che facendosi interprete della persistente oppressione femminile e del necessario affrancamento, si è illuso di poter stendere a tappeto il controllo politico/elettorale sull'altra metà del cielo. Nell'intento di modificare la società, a cominciare dalla famiglia, nella direzione dei superiori valori femminili.

All'ideologia maschilista-borghese, che assegnava alla donna l'esclusiva funzione di moglie/madre economicamente marito-dipendente, si è sostituita la dottrina neofemminista della "differenza". Che alla donna emancipata e tecnologizzata del ventunesimo secolo predica ancora la maternità come status sociale primario, simbiotico, compensativo. Ma - e qui sta la novità - anche come un diritto ed un potere. E, nel prevedibile caso di separazione/divorzio, come inesauribile carta di credito per garantirsi un vitalizio a carico del marito-bancomat e dello Stato.

Ciononostante, questa moltitudine di donne "vittime" non vota le donne. L'ultima tornata elettorale ha pesantemente deluso le aspettative, malgrado la quota di candidate al 30% per legge - talora anche al 50% - e la massiccia pubblicità rosa-ministeriale a spese dei contribuenti.

Le donne fanno un uso spudorato della protezione accordata e dei vantaggi connessi, ma non ringraziano. Sanno benissimo che il vittimismo è un potere ricattatorio formidabile, perché occulto ed inattaccabile; ma non nutrono alcun rispetto verso chi glielo cuce addosso per arraffare un potere manifesto. Sono del tutto consapevoli che quelli di cui godono non sono diritti e pari opportunità conquistati lealmente. Ma privilegi, ottenuti mistificando la realtà e sbaragliando il "nemico" - l'intero genere maschile - con una annosa campagna di demonizzazione e criminalizzazione spietata. A colpi di leggi, normative e giurisprudenza anticostituzionali che calpestano sistematicamente i diritti altrui, quelli veri.

Per questo non si fidano della sorellanza rappresentativa.

Hanno constatato come la roboante solidarietà femminile sia solo un abbaglio collettivo, che si dissolve davanti alla pressione di consolidati interessi. Le madri rammentano quando le "sorelle" del Palazzo hanno bocciato, per presunta incostituzionalità, il Ddl di un ministro coraggioso che prevedeva l'abolizione dei tribunali minorili, organo competente al sequestro legalizzato dei figli alle famiglie.

E non ci credono più.

Molte tra le più convinte militanti della crociata anti-maschio stanno già sperimentando gli effetti collaterali. Vittime di se stesse, non riescono ad "emanciparsi" dalla trappola di solitudine, depressione, nevrosi ossessiva, conflittualità permanente, anaffettività e attaccamento patologico ai figli, nella quale sono imprigionate.

Altre non riescono a fronteggiare i disagi dei figli. Che agiscono lo stesso modello di comportamento vessatorio, ricattatorio e manipolante di cui sono stati vittime, strumenti e testimoni. O, in alternativa, diventano abulici, anoressici, facili prede dello "sballo" e delle baby gangs.

Le più anziane, ormai nonne, si trovano a dover difendere i figli maschi adulti, nuova generazione bersaglio della discriminazione sessista. Un autentico boomerang.

Le più previdenti si guardano bene dall'intestare qualsivoglia proprietà ad un figlio in procinto di sposarsi o diventare padre.

Il vittimismo posticcio a lungo andare presenta il conto: una sofferenza vera. Appetibile terra di conquista per l'armata dei terapeuti della psiche, sia adulta che infantile/adolescenziale.

Il loro intervento aumenta in maniera proporzionale alla natura e varietà dei disagi - volutamente indotti - ed alla incapacità/fragilità degli individui - volutamente indotta - a relazionarsi col mondo circostante.

La psichiatrizzazione del territorio si sta estendendo di pari passo al capillare controllo sociale "preventivo", diventando anch'essa un potere. Che si somma a quello dei tribunali speciali e dei servizi preposti alla "tutela" dell'infanzia. Il cerchio si è chiuso.

All'autorità del padre - completamente esautorato delle sue funzioni e del suo ruolo - si è così sostituita l'autorità dello Stato. Che attraverso i suoi apparati - perlopiù al femminile - invade la famiglia e assiste, consiglia, concede benefici di varia natura, tutela, cura, sostiene. Ma al contempo controlla, valuta,
diagnostica, impone, allontana, giudica e punisce. Senza consentire difesa.

Come un padre-padrone. Anzi, peggio.

Forse qualcuno ha sbagliato qualcosa? Signore Onorevoli, a voi la risposta.
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Elvia Ficarra, Responsabile Osservatorio Famiglie Separate, Gesef
"Lettera aperta alle Onorevoli Katia Zanotti (Ds-Ulivo), Tiziana Valpiana (Rifondazione comunista), Marida Bolognesi (Ds-Ulivo)",
Roma, 14 ottobre 2004, in occasione della discussione del Pdl 66 e abbinate - Affidamento condiviso dei figli in caso di separazione/divorzio - (c) 2004 - Editoriale Tempi duri s.r.l.

 

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Le donne sono almeno altrettanto violente degli uomini,

ma l'evidenza viene soppressa o ignorata

 

di Melanie Philips - The Sunday Times, 24 October 1999 - News Review

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Raccolto da M. Huber. Traduzione di C. Tomaselli

 

Citate il femminismo alla maggior parte della gente ed avrete una reazione probabilmente di indifferenza vagamente annoiata. Alcuni uomini possono sentirsi irritati dalla retorica femminista; alcune donne possono ritenere i loro scopi un po' esagerati. Ma la misura nella quale il femminismo nella sua versione più estrema si è coinvolto con le istituzioni e la cultura britannica non è stata ancora compresa.

Il femminismo è divenuto l´ortodossia immodificabile anche nelle istituzioni apparentemente più conservatrici, e condiziona l´intero programma di politica interna. Tuttavia questa ortodossia non è basata su concetti di correttezza o giustizia o solidarietà sociale. È basata sull´ostilità nei confronti degli uomini.

L´idea che gli uomini opprimano le donne, le quali pertanto hanno ogni interesse ad evitare la trappola matrimoniale e devono raggiungere l´indipendenza dagli uomini ad ogni costo, può colpire molti in quanto sembra che abbia poco a che fare con la vita di ogni giorno. Tuttavia questo è il principio inspiratore dietro l´attività politica in campo sociale, economico e legale.

Alla base di questa dottrina, comunque, c´è un assunto ancora più profondo. L´oppressione maschile delle donne è resa possibile solo dal fatto che gli uomini sono intrinsecamente predatori e violenti, e mettono a rischio donne e bambini con la violenza e l´attacco. Gli uomini sono perciò il nemico - non solo delle donne ma dell´umanità, l´oggetto adeguato di paura e disprezzo.

Questo assunto è presente nel pensiero femminista come un dato. "La maggior parte della violenza, dei crimini ... non è commesso dagli esseri umani in generale. È commesso dagli uomini," scrive Jill Tweedie.

Marilyn French afferma che gli uomini usano la violenza sia per minacciare e controllare, sia per ferire fisicamente: "finché alcuni uomini useranno la forza fisica per soggiogare le femmine, tutti gli altri uomini non ne avranno bisogno. Il sapere che alcuni uomini lo fanno basta per intimorire tutte le donne".

Inoltre è il matrimonio e la vita familiare che espongono le donne alla violenza maschile. Gloria Steinem afferma che "il patriarcato esige la violenza o la minaccia subliminale della violenza per mantenersi ... la situazione più a rischio per una donna non è un uomo sconosciuto per strada, o anche un nemico in guerra, ma un marito o un amante nell´isolamento della loro propria casa".

Tutto questo è stato sufficiente per rivoltare lo stomaco di alcune femministe, soprattutto di quelle che amano i loro mariti o figli. La romanziera Maggie Gee ha detto che una volta credeva che la guerra dei sessi fosse eccitante, ma è arrivata alla conclusione che questa è andata troppo lontano. "Le donne stanno abbandonando le loro relazioni troppo rapidamente. Poiché vivo con un uomo che amo molto, ritengo che tutte le generalizzazioni sugli uomini non siano vere".

Queste generalizzazioni, comunque, adesso sono il materiale della politica pubblica. La violenza maschile contro le donne, ha detto il governo nel Giugno del 1999, non deve più essere "scopata sotto il tappeto". Virtualmente nessuno discute la premessa che gli uomini sono invariabilmente carnefici e le donne sempre le loro vittime.

Non c´è dubbio che alcuni uomini sono violenti nei confronti delle donne; la prova delle lesioni alle donne è abbastanza concreta. Comunque questo è solo un lato della storia. C´è un altro lato: l´estensione della violenza delle donne contro gli uomini e i bambini. Quella è, tuttavia, una storia che quasi ogni organismo ufficiale in Inghilterra e America ha completamente soppresso.

Attualmente ci sono dozzine di studi che mostrano che le donne sono tanto violente nei confronti dei loro compagni, se non di più, degli uomini. Al contrario di molte ricerche femministe, questi studi chiedono sia agli uomini che alle donne se abbiano mai ricevuto violenze dai loro partners. Essi sono perciò non solo molto più equilibrati degli studi che indagano solo sulla violenza contro le donne, ma sono indicatori più affidabili rispetto alle statistiche ufficiali che possono essere distorte da fattori che influenzano le percentuali riportate - in quanto le donne tendono a usare la violenza come uno strumento per ottenere la custodia (dei figli ndt), per esempio, o gli uomini sono troppo confusi o imbarazzati per affermare che hanno subito violenza.

Molta gente probabilmente è stupita o scettica circa le conclusioni tratte da queste indagini. L´idea che le donne siano tanto violente quanto gli uomini non è intuitiva o semplicemente difficile da credere. Perciò è importante fornire un´idea dello scopo e del significato di queste ricerche....

Uno studio inglese del 1994 di Michelle Carrado e altri, per esempio, intervistò 1.800 uomini e donne con compagni eterosessuali. Circa l´11% degli uomini ma solo il 5% delle donne disse che il loro partner attuale aveva commesso atti di violenza nei loro confronti, da spinte, a pugni a pugnalate. Il cinque per cento di uomini sposati o conviventi ha riportato due o più episodi di violenza contro di loro nella loro attuale relazione, comparato a solo l´1% delle donne. Un ulteriore 10% degli uomini ma 11% di donne disse che loro avevano commesso uno di questi atti vilenti.

Studio dopo studio si dimostra che le donne non sono solo violente nell´autodifesa ma feriscono per prime in circa metà di tutti i conflitti. I sociologi americani Murray Straus e Richard Gelles hanno riportato da due grandi indagini nazionali che mariti e mogli sono assaliti ciascuno dall´altro circa nella stessa percentuale, con le donne che commettono atti di violenza più piccoli con più frequenza. Altrove essi hanno trovato che le mogli erano pi gravemente violente che i mariti nei confronti del consorte.

Inoltre, c´è attualmente una considerevole evidenza che le donne iniziano una violenza grave con più frequenza degli uomini. Una indagine di 1.037 giovani adulti nati tra il 1972 e il 1973 a Dunedin, in Nuova Zelanda, ha trovato che il 18.6% delle giovani donne ha detto che ha commesso una grave violenza fisica nei confronti del proprio partner, in confronto al 5.7% dei giovani uomini. Tre volte più donne che uomini hanno detto di aver preso a calci o morso il proprio partner, o di averlo colpito con i loro pugni o un oggetto.

Ad ogni modo, l´idea che le donne non sono mai le istigatrici della violenza è demolita dalle prove circa le lesbiche. Claire Renzetti ha trovato che la violenza nelle relazioni tra lesbiche avviene circa con la stessa frequenza che nelle coppie eterosessuali. Le lesbiche manesche mostrano una terrificante ingenuità nella loro selezione delle tattiche lesive, adattando spesso l´abuso alla specifica vulnerabilità della loro partner. "Questo abuso può essere estremamente violento, con donne morse, prese a calci, gettate dalle scale e assalite con mezzi quali pistole, coltelli, fruste e bottiglie rotte.

È vero che molte donne vittime di violenze vengono assalite in casa. Tuttavia l´Indagine sul Crimine in Inghilterra del 1996 riferisce che circa un terzo delle vittime delle violenze domestiche sono uomini, e circa la metà di queste vittime maschili sono attaccate da donne. Inoltre, se una donna inizia uno scontro fisico con un uomo, anche un piccolo schiaffo può provocare una rappresaglia, con conseguenze molto peggiori. Le donne che uccidono i loro mariti violenti possono essere trattate con clemenza perché sono state provocate; ma agli uomini che sono violenti contro le donne non viene mai garantita la stessa comprensione. La provocazione, sembra, è un argomento femminista.

Inoltre, data la maggior forza degli uomini, è particolarmente notevole che così tante donne inizino la violenza contro di loro. Il fatto è che gli uomini si trattengono. Lo psicologo John Archer ha notato che, tra studentesse di college, il 29% ammette di aver iniziato un attacco contro un compagno maschio. Di queste donne, la metà dice che non ha paura della rappresaglia o, poiché gli uomini possono facilmente difendersi, esse non sentono la loro propria aggressione fisica come un problema. In altre parole, anziché assumere che gli uomini sono violenti, le donne danno la non aggressione degli uomini per scontata.

Archer giunge all´osservazione dell´apparente autocontrollo mostrato da molti uomini nelle culture occidentali. "Noi potremmo pensare che in qualche misura una forte norma maschile di non colpire le donne abilita le donne ad iniziare una aggressione fisica che altrimenti non sarebbe avvenuta" scrive. L´aggressione maschile, suggerisce, è una specie di valore base associato alle strutture patriarcali.

Quando queste sono calpestate, come lo sono state da parte dei moderni valori secolari liberali e dall´emancipazione delle donne, l´aggressione femminile aumenta. "Questi valori avranno maggiore impatto in una relazione che può essere terminata dalla donna a poco costo, e dove la percentuale di aggressione maschile è bassa. "Noi possiamo pensare che questo rappresenti specifiche condizioni di un più generale insieme di circostanze che implicano un cambiamento relativo nel rapporto di potere tra uomini e donne".

In altre parole, poiché le donne sono divenute indipendenti dagli uomini, essi sono divenuti ancora più violenti verso di loro - perché gli uomini sono divenuti non necessari. Questa spiacevole conclusione comunque è stata completamente trascurata in una cultura che considera l´infamia una prerogativa del maschio.

A grande sorpresa di tutti, il Ministero dell´Interno ha prodotto recentemente le proprie prove che la violenza domestica non è una malattia maschile. Nel Gennaio 1999 ha riportato che il 4.2% delle donne e il 4.2% degli uomini tra i 16 e i 59 anni ha affermato di essere stato attaccato fisicamente da un partner attuale o precedente negli ultimi anni. Le donne separate erano le vittime più frequenti, con il 22% assalito almeno una volta nel 1995.

La reazione pubblica alla ricerca del Ministero dell´Interno fu un silenzio quasi completo. Subito dopo la sua pubblicazione, il Segretario dell´Interno aprì una corte per la violenza domestica in Leeds che fu istituita sull´assunto esplicito che solo gli uomini erano violenti.

Nel Giugno di questo anno, il comitato delle donne del Consiglio dei Ministri lanciò una campagna per "cambiare la cultura" che presentava la violenza domestica quasi esclusivamente come un problema di criminalità maschile. Si adoperò per omettere un altro fatto sottovalutato: che la maggior parte dei crimini contro i bambini sono commessi dalle loro madri, non dai loro padri. Uno studio della Società Nazionale per la Prevenzione della Crudeltà sui Bambini rivelò alcuni anni fa che le madri naturali, non i padri, sono più spesso le responsabili di ingiurie fisiche, abusi emozionali e negligenze. Questo non è particolarmente sorprendente, poiché in genere le madri hanno molti più contatti quotidiani dei padri con i loro bambini. Ci fu tuttavia un´altra sorprendente omissione: il materiale del comitato delle donne non faceva differenze tra coppie che erano sposate e persone che convivevano o erano amanti irregolari.

Esso pertanto ometteva un fatto chiave: che il rischio di violenza aumentava significativamente nelle coppie non sposate. Lo stesso studio dell´Ufficio dell´Interno osservò che la separazione coniugale era un "fattore chiave di rischio". Solo 12.6 su 1.000 donne sposate erano vittime di violenza, comparate con 43.9 su 1.000 delle donne non sposate e 66.5 su 1.000 divorziate o separate. Quando i mariti vengono sostituiti da compagni e amanti, perciò, la violenza contro le donne aumenta. Il matrimonio è un forte fattore di sicurezza per le donne.

Tuttavia questo non viene detto. Invece l´idea opposta viene incoraggiata, cioè che la violenza contro le donne tipicamente ha luogo nel matrimonio. Nel Novembre 1998, il comitato delle donne annunciò una nuova iniziativa. I bambini venivano invitati a riportare le violenze contro le madri e le sorelle . Non ci fu alcuna menzione della violenza contro i padri. Invece un´inserzione televisiva mostrava un marito che rimproverava la moglie quando questa gli diceva che la cena avrebbe tardato. Questa era la violenza. Questo era seguito da un numero di linea diretta per i bambini affinché chiamassero nel caso che una donna nella loro casa fosse stata maltrattata.

Questo scenario immaginario illumina alcuni concetti interessanti dei funzionari e agenti civili. È divenuto normale, sembra, per i bambini rivolgersi ai maestri o alle linee dirette semplicemente perché i loro padri gridano alle loro madri. Gridare viene oggi classificato come violenza domestica. Se le cose stanno così, allora la violenza avviene con una frequenza enorme nelle famiglie. Ma le donne non gridano mai ai loro mariti?

C´era un altro aspetto di questo annuncio da notare. Esso descriveva una famiglia nucleare della classe media "Oxo". Il concetto dietro questo, secondo l´allora ministro dell´Ufficio Scozzese Helen Liddel, era che "l´abuso domestico non conosce confini a classi sociali o gruppi sociali". Comunque. Non solo questo scenario non era violenza, ma la famiglia nucleare è il gruppo a minor probabilità di abuso delle donne o dei bambini. Non era casuale, comunque, che fosse scelto proprio quello. La famiglia sposata nucleare doveva essere demitizzata perché si dice che sia il veicolo per l´oppressione della donna.

Il risultato di tutto questo è che adesso è generalmente accettato che la violenza è intrinsecamente maschile. Questo è un quadro gravemente distorto. È vero che molti dei crimini denunciati è commesso dagli uomini. Ma da questo non segue che, comunque, la maggior parte degli uomini commette crimini. Tuttavia questa è la falsa conclusione che è stata tratta, come risultato della soppressione o distorsione dei fatti circa la violenza così come del messaggio che viene costantemente propagandato che la violenza è un problema della mascolinità. L´evidenza suggerisce che dovrebbe essere tratta una conclusione molto diversa. E cioè che sicuramente sia le donne che gli uomini sono capaci di violenza, ma che gli uomini violenti, come le donne violente, non sono rappresentativi del loro sesso.

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Copyright 1999 - Estratto da The Sex Change Society: Feminised Britain and the Neutered Male, di Melanie Philips

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Abbiamo sottolineato quelle espressioni che sembrano pescate di sana pianta dal racconto degli uomini del XXI Secolo.

Redazione U3 - Gennaio 2005

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