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INVIDIA PENIS


Un male negato, ma, alla fine, equo e paritario

 

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Padri fucilati, figli resi orfani, madri snaturate, mogli criminali, tribunali criminogeni

 

Bresciaoggi - Lunedì 7 febbraio 2005.

 

"Torino, la moglie gli nega la figlia. Uomo separato si toglie la vita".

 

"Torino: Sembra una storia di ordinaria disperazione quella che ha per protagonista l'operaio suicida trovato morto nel Po dai sommozzatori dei vigili del fuoco di Torino; ma in realtà è qualcosa di più, è la storia di un giovane padre di 39 anni disperato per la separazione dalla moglie e dal fatto che la donna gli impediva da un po' di vedere la figlia di 2 anni. L'altra sera G. R. ha lasciato la sua auto con le frecce accese sul ponte Umberto I, sul Po e si è affacciato alla balaustra. Un passante gli è corso in aiuto, ma l'uomo lo ha rassicurato: "Mi è passata". Pochi istanti dopo invece G. R. si è buttato nel fiume. Solo ieri mattina il corpo è stato trovato, a pochi metri dal ponte".

 

 La misandria del sistema, l'odio per i maschi e i padri ha le sue manifestazioni sintomatiche ed estreme. Come questi padri che si uccidono o uccidono. Sono punte di un iceberg e dobbiamo come tali denunciarle. Siamo in una civiltà che ha fatto di tutto per far dimenticare ai maschi e alle donne che, nella crescita psicologica, le donne devono superare ed essere aiutate a superare una fase inconscia caratterizzata dall’odio verso i maschi. Scientificamente detta "invidia penis".

Era un sapere che ogni padre trasferiva istintivamente al figlio maschio insieme alla capacità di aiutare la donna a superare questo suo limite inconscio. Adesso tutto è costruito per impedire questa consapevolezza sia nei maschi sia nelle femmine. E i maschi vengono distrutti da quest'odio che non sanno riconoscere, che non sanno elaborare. Le donne non riescono a rendersi conto di quest'odio mistificato sotto mille femministiche e buonistiche ragioni, una più falsa e strumentale delle altre, e ne restano in totale balìa.

Proprio nei tempi in cui il valore maschile è finalmente riuscito a creare le condizioni perché le donne possano emanciparsi dai limiti loro imposti dalla natura femminile e dalla durezza dei processi materiali di riproduzione della vita, invece di un naturale e doveroso sentimento di riconoscenza, l’odio femminile contro i maschi dilaga e acquista una sua pseudo legittimazione in una copertura razionalizzatrice: l’accusa di oppressione millenaria. Come se chi avesse interesse al dominio si facesse parte attiva per annullare il proprio dominio. Come se esistesse un dominio che si traduce in condizioni di vita così usuranti per il dominatore da campare in media, come i maschi, sette anni meno del dominato. Eppure chi avesse voglia di leggersi la letteratura femminista, scoprirebbe che, per la prima volta nella Storia, un genere teorizza, pianifica ed attua l’annientamento identitario dell’altro genere.

Conclusione: si buttano giù dai ponti i maschi ed i padri, ma si buttano giù dai ponti anche le donne. Mentre a milioni vengono massacrati tramite le pratiche abortive i figli di tutti, maschi e femmine e ci stiamo estinguendo. Incomincio a pensare che il femminismo non abbia niente a che fare con fatti oggettivi da cui fa dipendere l'odio per i maschi e sia soltanto la razionalizzazione di un odio infantile.

Ovvero, che siamo di fronte all'antichissimo problema di sviluppo della psicologia femminile, rispetto al quale i meccanismi in atto nel passato per aiutare la donna a superare questa fase di fissazione infantile non sono più in funzione. In sostituzione si è sviluppata questa proiezione razionalizzatrice che corrisponde al modello della donna fallica, modello funzionale alla società consumistica, con la conseguente follia del rifiuto di tutto ciò che è femminile: dal proprio sesso al proprio corpo, alla maternità. E del rifiuto di tutto ciò che è maschile con la pretesa di essere in quanto donna il vero maschio e il vero padre. Ma quand'anche dessimo alle donne di oggi tutto il potere e ci annientassimo ai loro piedi, questo non placherebbe il loro odio.

Un odio che non è condizionato dall'ottenere o meno quanto chiedono, ma dalla possibilità di trovare la strada per diventare adulte. Quel che ci chiedono, ma non ne sono consapevoli, è l'antica virtù maschile che nasce dalla consapevolezza maschile che le donne hanno questo problema e dalla capacità di contrastare la loro delusione e disperazione con una forte rappresentazione/dono del maschile nei confronti della donna e al tempo stesso nel definire come irraggiungibile e tabù per loro l'identità maschile.

Le donne, per guarire, hanno bisogno di fare esperienza di più maschilità, affettuosa, solidale e autorevole, e noi invece le ascoltiamo nella richiesta folle di autocastrarci.

Una tragica follia a due.

C. B.


 

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