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PADRI SEPARATI



"E’ che dovrei baciare dove cammini".

Questa è stata la risposta che ho dato a mia moglie dopo che mi ha sorpreso, a notte fonda al computer, alla seconda o terza ora che stavo su internet a cercare dati per scrivere questo articolo e allorquando, giustamente, mi ha chiesto: "Ma ci vuoi impazzire sopra? Ma alla fine perché te la prendi così a cuore? Proprio tu che questi problemi non li hai mai avuti?"

"E’ che dovrei baciare dove cammini".

Si, dovrei baciare dove cammini, moglie mia. Perché se tu non avessi voluto nostro figlio non sarebbe mai nato; perché se tu non avessi voluto, nostro figlio non sarebbe cresciuto con un padre presente, perché se per nostro figlio io costituisco un riferimento è perché tu lo hai voluto, perché se la nostra prole può godere, insieme a tutta la famiglia, di un tenore di vita moderatamente benestante è perché tu lo consenti.

Questa è la situazione attuale che offre la legislazione, la giurisprudenza, la prassi sociale in merito a questioni familiari e riproduttive.

Un uomo, senza il beneplacito della sua compagna, non ha voce in capitolo per quanto riguarda questioni riproduttive e matrimoniali.

Allora, preso da illuminazione, metto da parte tutto il materiale scaricato e ricomincio da zero. Perché tanto i dati si trovano dappertutto, le opinioni pure, ma rimane una grande constatazione, LA grande constatazione: quando si parla di figli dipendiamo dalle donne, dal loro buon cuore.

E se le donne questo cuore ce l’hanno, come la mia, bene. Ma se non ce l’hanno, o se a torto o a ragione questo cuore è amareggiato o incazzato, allora comincia il calvario in cui dobbiamo adeguarci, mimetizzarci, essere politicamente corretti, dobbiamo essere bravi soldatini che compiacciono le loro compagne, perché altrimenti il pericolo è la perdita dei figli, della casa, di buona parte del reddito.

Immaginate un professionista di quaranta o cinquant’anni che torna dai suoi genitori (se ce li ha, altrimenti sono dolori) e si risistema nella sua cameretta, nel suo lettino, e con quelle quattro monetine che ha in tasca cerca di trovare il sistema di inventare qualche regalino per i figli. Perché, quando i figli li puoi vedere ogni tanto, alla fine rimane solo quello, per cercare di farli sorridere, di farti guardare negli occhi, di condividere e ricordare un momento felice insieme.

Intanto versi cospicui alimenti alla tua ex, che nove volte su dieci lavora in nero, e non sai nemmeno con i tuoi soldi cosa ci fa.

Matrix esiste, signori. E’ costituita da tutto quell’insieme di norme e prassi giuridiche e sociali che ci hanno portato qui. E’ un tessuto connettivo, un sistema.

E per cercare di capire cos’è e da dove viene, non servono i dati. Bisogna capire le energie, gli "animal spirit", le correnti di pensiero.

Riparto allora da alcune perle di saggezza trovate nei miei vagabondaggi in rete.

Tiziana VALPIANA (Rif. Comunista, durante il dibattito sull’affido condiviso):

"…latitanti, menefreghisti, tirchi, taglieggiatori, irresponsabili, vendicativi, incapaci che riescono solo a scimmiottare le funzioni materne, brutte copie che rivendicano la condivisione di un ruolo che non appartiene loro, privi di autoconsapevolezza e del valore della paternità, artefici essi stessi dell’esclusione che lamentano"

Telefono rosa (commentando la proposta di legge sull’affido condiviso):

"…a distanza di tempo, non sono poi tantissimi i padri (dando per scontato che l¹affidamento alla madre è il più utilizzato) che ingaggiano lotte feroci per modificare le condizioni dell’affido dei figli"

Sito Italia Donna:

Che tale norma, se operativa, possa diventare un ulteriore aggravio in termini di dipendenza e di potenziale ricatto nei confronti delle donne che si affrancano da coniugi violenti o anche solo "distratti" nel periodo della convivenza, non è un dubbio: è una certezza.

Notate, che nel vocabolario utilizzato, oltre a semplici insulti ed alla generale volgarità delle argomentazioni, abbondano parole come (copia – incolla): taglieggiatori, vendicativi, rivendicano, lotte feroci, dipendenza, potenziale ricatto…

Questo modo di esprimersi non fa certo pensare alle problematiche relative ai diritti dei minori, né tanto meno alla condizione della donna: fa pensare ad una lotta di potere, condotta senza esclusione di colpi, in nome di motivazioni economiche e di dominio sulla prole.

Questa impostazione e questa mentalità derivano dalla nota teoria per cui esistono nella vita e nella società classi separate in lotta, di cui una di queste classi è quella schiava perché produce (in questo caso: i figli) senza detenere la sovranità esclusiva sui mezzi di produzione (in questo caso: l’utero) e quindi per ottenersi libertà e giustizia è necessario eliminare a qualsiasi costo ogni ostacolo a questa sovrana gestione.

Risultato che si può ottenere soltanto combattendo le altre classi (in questo caso: l’uomo) che interferiscono parassiticamente nel processo, al fine di eliminarle o, come in questo caso, mettendole sotto senza pietà.

Ed in questa lotta sacrosanta (sacrosanta perché, in quest’ottica, si configura come lotta di liberazione) si può utilizzare qualsiasi mezzo per eliminare il nemico di classe, che rappresenta il "diavolo laico", il demonio.

Si chiude quindi il cerchio: …latitanti, menefreghisti, tirchi, taglieggiatori, irresponsabili, vendicativi, incapaci…

Per chi non lo sapesse, si chiama materialismo dialettico e si è compenetrato al movimento femminista quando, negli anni 60 – 70 le Sinistre di allora tentarono (con successo) di appropriarsi dei movimenti libertari e femministi esplosi proprio nel 68.

Ma la successiva revisione storica ed ideologica dei Partiti Comunisti e delle Sinistre in generale evidentemente non si è calata in questa realtà. Evidentemente certe modalità di interpretazione erano troppo comode e proficue per essere abbandonate da tanti settori sociali.

Ma qui siamo già su un terreno che non ci riguarda più e l’off–topic è dietro l’angolo.

Ci basti dire che ognuno è libero di pensarla come vuole, ma noi rigettiamo questa impostazione, questa mentalità. Noi non demonizziamo, ma non accettiamo nemmeno di farci demonizzare.

E allora andiamole a vedere da vicino le tesi di questa demonizzazione, in vista delle nostre conclusioni:

1. Affermazione: più del 76% delle separazioni (e conseguente affido alla donna dei figli) avviene consensualmente. Risposta: Mettersi a litigare per l’affidamento dei figli non comporta maggiori probabilità di vederseli affidare, semmai minori. Con tutto il successivo codazzo di assistenti sociali ed avvocati che faranno la radiografia alla tua vita, spese processuali esorbitanti, minori palleggiati per mesi o anni, forte probabilità che vengano affidati ad un’altra famiglia in attesa delle decisioni delle superiori autorità giurisdizionali. Con ulteriori e più gravi danni per i minori stessi. Quindi è preferibile rassegnarsi al buon cuore della propria ex moglie, sperando che una condotta "malleabile" da parte maschile possa tradursi in una maggiore disponibilità da parte femminile per quanto riguarda le visite e la generale considerazione della figura paterna che istilleranno ai minori stessi.

2. Affermazione: Nella stragrande maggioranza dei casi, i figli nati dall'unione possono essere o piccoli o addirittura molto piccoli. Risposta: se, nella visione prevalente in un certo tipo di femminismo, un uomo è capace e anzi DEVE essere capace di cambiare pannolini o amministrare pappe in continuità di matrimonio, per lo stesso principio deve essere in grado di farlo anche quando questa continuità di matrimonio viene meno. A parte lo spunto polemico, tuttavia, se si riconosce il principio (condivisibile) che un bambino molto piccolo non può fare a meno della madre, parallelamente si deve riconoscere che non può fare a meno del padre. Coerenza, insomma, in un modo o nell’altro. E comunque nulla osta, se proprio questo è il problema, che un bambino venga affidato congiuntamente solo a partire da una certa età in poi. Ma nella futura ipotetica Commissione che stabilisce questa certa età, che siano presenti anche psicologi di sesso maschile. Il politicamente corretto deve valere in entrambi i sensi.

3. Affermazione: Non è vero che l'affidamento dei figli ad un solo genitore comporta la perdita dell'altro. Risposta: Teoricamente no, se è consentita la presenza dell’altro nella vita del bambino in misura sufficiente. Per inteso, se guardiamo alla media delle ore che il genitore non affidatario è abilitato a trascorrere con il figlio, essa è inferiore a quella che la giurisprudenza considera soglia minima per essere considerati buoni genitori. La realtà attuale quindi è che il 94% dei bambini perdono il loro Padre.

4. Affermazione: I padri che chiedono l'affidamento dei figli sono solo il 17%. Vedi sopra. Risposta: forse litigando un po’ meno con la mia ex moglie può essere che riesco a vedere mio figlio un po’ di più.

5. Affermazione: inoltre quello che emerge dalla nostra esperienza (telefono rosa, ndr) è che sono pochissimi i padri che dopo la separazione continuano ad avere rapporti continuativi con i figli e che rispettano le visite stabilite dal giudice. Risposta: Nella maggior parte dei casi i rapporti continuativi e le visite stabilite non vengono rispettati per impedimento. Vedi punto successivo.

6. Affermazione: più della metà dei padri non adempie all'obbligo di versamento dell'assegno di mantenimento verso i figli. Risposta: Questo è assolutamente vero. A tale proposito tuttavia è necessario far notare che tali comportamenti non vengono generalmente sanzionati, almeno per il momento, in quanto esiste in merito un imponente contenzioso giudiziario in cui entrano in gioco:

A) mancato esercizio del diritto di visita e di rapporto continuativo con i figli;

B) necessità di rivisitare l’ammontare e l’opportunità stessa di tali assegni in virtù delle REALI situazioni patrimoniali e lavorative dell’ex moglie al di là di quanto dichiarato al fisco.

7. Affermazione: Una ricerca condotta da Differenza Donna che gestisce da 10 anni i Centri antiviolenza di Roma, ha rilevato che nel 76,5% dei casi le donne separate hanno continuato a subire violenza (fisica o psicologica) da parte dell'ex partner, anche dopo la separazione. Risposta: Finché le donne potranno definire autocraticamente e unilateralmente il concetto di molestia e di violenza (vedasi in proposito la più recente normativa Comunitaria in materia), questi casi continueranno. Anzi, c’è da stupirsi che la percentuale offerta sia "solo" del 76,5%. Questa "esigua" percentuale va a onore delle donne…

8. Affermazione: Le leggi esistono, ma padri non le utilizzano. Risposta: Come abbiamo visto, il sistema attuale dà sostanzialmente facoltà alla donna di impedire il rapporto tra figli e Padri separati. Meglio quindi andare a compromesso ed evitare prese di posizione troppo nette, che aggraverebbero ulteriormente la situazione. Oltretutto, le norme in questione sono relative a congedi di lavoro straordinari per motivi familiari (es. malattia bambino) che senza la collaborazione dell’ex moglie (permesso di accudire il bambino durante la malattia) costituirebbero assenze ingiustificate dal posto di lavoro.

9. Affermazione: L’affido congiunto costringerebbe gli ex coniugi a prolungare di fatto il loro rapporto, vanificando la separazione. Risposta: ci si separa e si divorzia dal coniuge, non dai figli. Si vuole declinare la responsabilità dall’ex marito, e passi. Ma pure dagli esseri umani che si sono messi al mondo?

10. Affermazione: Per quanto riguarda l’affidamento congiunto, Siamo dinanzi ad un generale arretramento delle conquiste delle donne e dei diritti sociali in genere. Risposta: la confusione tra diritti sociali e diritti (o per meglio dire prepotere) di una parte sola costituisce una drammatica confessione già di per se stessa. Non aggiungerei altro commento.

Ma tutto questo alla fine costituisce solo chiacchiere; loro hanno fatto le loro e noi abbiamo risposto con le nostre. Potremmo discutere ancora anni (sicuramente accadrà), ma le conclusioni non le tiriamo noi né loro, le conclusioni stanno nella realtà.

E la realtà è semplice, accertata acclarata e comprovata dalle fonti scientifiche di tutto il mondo: per crescere equilibrati i figli abbisognano di entrambi i genitori. Si può divorziare dal proprio coniuge, ma non dai figli, che in caso di monogenitorialità tendono alla devianza ed alla depressione.

La realtà è semplice, accertata acclarata e comprovata dalle fonti scientifiche di tutto il mondo: la separazione dai figli è tanto traumatica e dolorosa per l’uomo quanto per la donna.

E la vogliamo aggiungere anche un’altra verità, non accertata, acclarata e comprovata dalle fonti scientifiche di tutto il mondo? Ebbene, è questa: che con l’affido congiunto cesserebbero di avere alcuna utilità la legione di assistenti sociali, psicologhe ed "esperte" di questioni infantili di tutta l’Italia che con il problema delle separazioni e dei divorzi ci campano lautamente. Allora, …

Crescere insieme si può, si deve. Non esiste soltanto la libertà dai mariti, non esistono solo i vostri diritti (rectius: il vostro potere). Esistono anche dei doveri.

Prima di tutto nei confronti di chi non può difendersi, cioè i figli, che hanno diritto ad entrambi i genitori.

Secondo, nei confronti di chi esercita un ruolo non meno importante e non meno sacro del vostro. Cioè noi. (Dura, questa, eh? Visto che dire pubblicamente che le donne hanno dei doveri nei confronti degli uomini ormai è come bestemmiare in Vaticano. Ma è così).

Terzo, nei confronti di questa società, che non si merita una generazione di disadattati sociali (è accertato che nella maggior parte dei casi di adolescenti e giovani disadattati ci troviamo davanti a casi di ragazzi/ragazze cresciuti senza Padre).

E su tutto questo i vostri dati statistici, manipolati sul modello dei polli di Trilussa, non servono a niente.

A Dio piacendo.

E ricordatevi di tutto questo, quando andrete alle urne.

C. Zijno - Aprile 2005 - movimento.uomini@zijno.it

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