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La Rettitudine

Consideriamo la seguente situazione: un uomo in galera per un crimine che non ha commesso. Ancora parecchia condanna da scontare. Sa che, riconoscendosi colpevole, patteggiando, potrebbe ottenere una riduzione della pena, magari uscire prima in libertà vigilata. L’avvocato glielo consiglia, come pure diverse persone a lui vicine…deve pensare a continuare la sua vita ed uscire il prima possibile, anche a costo della piccola menzogna che il sistema giudiziario vuole da lui.
 
Ma egli non la ritiene affatto una “piccola menzogna” e rifiuta, testardamente e contro ogni buonsenso. E continua ad affermare la sua innocenza ed a rimanere in galera. Chi glielo fa fare? Potrebbe avere dei benefici pratici, tangibili, semplicemente firmando un pezzo di carta e rinunciando a ciò che in fondo è un’astrazione –la sua innocenza-, ma per quest’uomo quella firma è un prezzo troppo alto da pagare.

Questa storia ha un finale aperto…può finire con il riconoscimento dell’innocenza, col marcire in galera per lungo tempo, anche col troncamento della vita. Si tratta di una storia senza tempo perché ognuno di questi finali si è verificato e si verificherà innumerevole volte. E non c’è dubbio che molti uomini hanno scelto e scelgono questa via difficile. Certo non tutti –per non dire pochi- hanno la forza o la convinzione per arrivare a tanto. Non è il caso di biasimare quelli che cedono -ci mancherebbe-, perché c’è una vita da vivere ed il carcere non è bello. Ma esistono pure quelli  che non cedono. Allargando lo sguardo, possiamo pensare a tutti gli uomini che hanno preferito la morte al disonore, hanno sacrificato il loro interesse materiale  e anche la loro vita.

Questa è, nella sua forma più acuta e quindi più trasparente, la Rettitudine. Non si tratta dell’atteggiamento da “bravo ragazzo” che non da mai un dispiacere ai genitori e non fa mai niente di censurabile. Questa è soltanto la degenerazione in senso moralistico della vera Rettitudine. Che è semplicemente –lapalissianamente- seguire una linea retta, chiara, avere una coerenza di fronte a sé stesso prima ancora che di fronte agli altri. Un uomo Retto può anche essere un eretico  o, al limite, persino un delinquente all’interno della società in cui gli tocca vivere, quindi agli antipodi del “bravo ragazzo”.

E perché è così importante seguire una linea, cosa che in fondo coincide con l’avere un’identità? perchè siamo su un piano in cui ogni cedimento per motivi inferiori, pratici, equivale ad una lesione dell’essere, una caduta di livello, un diventare meno uomo e più ombra. Come l’uomo che accetta una colpa che non è sua subisce una ferita che lo azzoppa interiormente. Appunto come vuole fare il femminismo colpevolizzando il genere maschile.

 Volendo usare un immagine, quella della Rettitudine può essere il raggio laser, che è un fascio di luce coerente, in cui le fasi delle onde componenti non sono casuali come nella luce naturale ma sono armonizzate, allo stesso modo in cui l’ideale della Rettitudine e della Coerenza armonizza le molteplici tendenze e forze in noi. Il raggio laser in virtù della sua coerenza può fondere il metallo, penetrare le nebbie ed essere lanciato verso l’ignoto. Azione, Conoscenza, Esplorazione. Compiti maschili.

M. Jiménez

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