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Il Manifesto R. Lamas - versione italiana

 

MANIFESTO MASCOLINISTA


Per l’emancipazione dell’Uomo dalla dominazione femminile


di Ramòn Lamas - 2001

Traduzione per U3 di M. Jiménez



I. INTRODUZIONE

1. La struttura della maggior parte delle società umane pre-industriali era basata sul genere sessuale degli individui che le costituivano. Tale differenziazione sessuale era funzionale alla specializzazione dei compiti che ogni membro doveva realizzare all’interno della società. In sostanza, i maschi pensavano al sostentamento economico della prole, e alla difesa di fronte agli attacchi esterni. Le femmine si occupavano dall’educazione dei figli e della cura del focolare.

2. Tale struttura sociale aveva una base genetica, risultato di una lenta evoluzione della specie durante milioni di anni, ed ancora oggi è osservabile nella maggior parte delle specie animali che esistono in natura.

3. I cambiamenti in questo campo si sono verificati esclusivamente nelle società industriali, cioè quelle che hanno subito l’impatto socio-economico della Rivoluzione Industriale, compiuta nei secoli XVIII e XIX. Queste società sono sostanzialmente quelle occidentali (con in più qualche altro paese come il Giappone). Siccome sono le più potenti, i cambiamenti da esse subiti si sono estesi in diversa misura alle altre società, che non hanno vissuto –o l’hanno fatto in misura minore- il processo di industrializzazione.

4. La ristrutturazione delle società umane industriali è il risultato del bisogno di una maggiore quantità di manodopera rispetto a quella tradizionalmente disponibile; ciò ha imposto l’incorporazione della donna nel lavoro fuori casa, con il conseguente sovvertimento dei ruoli stabiliti nell’antica organizzazione sociale.

5. Suggeriamo che tale evoluzione potrebbe essere ritenuta una sorta di razionalizzazione delle società umane e, perció, segno di una più avanzata civiltà. In ogni caso i cambiamenti verificatisi rappresentano una rivoluzione senza precedenti nel mondo naturale, e stabiliscono una considerevole differenza tra le società umane industriali e quelle non industriali che ancora rimangono (mondo islamico, certe culture orientali, indigene americane e africane, ecc), come anche rispetto alla grande maggioranza delle specie animali, nelle quali la strutturazione del gregge secondo il genere sessuale degli individui continua e continuerà a valere.

6. I cambiamenti in atto nelle società post-industriali, per quanto riguarda i ruoli sessuali, non sono giunti a termine, ma sono ancora in corso. In queste società coesistono attualmente i tradizionali sistemi di valori con  delle concezioni sociali innovatrici che vi si oppongono, promosse dal genere femminile e dall’ideologia femminista. In questo processo, nessuno –né uomini né donne- riesce ancora a vedere con chiarezza quali saranno i nuovi valori e come saranno vissuti.

7. L’enorme complessità intrinseca di questo processo e la concorrenza di sistemi di valori diversi genera un grande smarrimento nella società. Molte donne rimangono attaccate ai valori tradizionali, anche se quasi sempre assumono in parte quelli moderni. Altre scelgono di comportarsi secondo questi ultimi, ma incontrano resistenze nel loro ambiente. D’altra parte l’assunzione di nuovi valori porta con sé un elemento di avventura, in quanto la natura di essi non è ancora del tutto chiara. Ad ogni modo, la prospettiva ed il discorso sono sempre legati alla cultura ricevuta ed all’ambiente (situazione economica). Questi elementi si condizionano a vicenda. Così in un paese ricco in cui la donna ha buone aspettative economiche che favoriscano la sua indipendenza, costei si può permettere di assumere valori molto più innovativi.

8. Anche l’uomo subisce il disorientamento prodotto da questi vertiginosi cambiamenti. Ma il suo attegiamento è in genere passivo, perchè non sente alcun bisogno di modifiche nello stato delle cose, il che è del tutto naturale. Di conseguenza gli uomini si limitano ad assistere al processo senza intervenire, come semplici spettatori, e sempre sulla scia delle donne, che sono il vero motore dei cambiamenti. Ció nonostante, come parte attiva della società in divenire, le conseguenze di questo processo ricadono sull’uomo non meno che sulla donna, e lui si ritrova anche più smarrito di lei di fronte agli eventi in corso. L’uomo trova che i valori che ha ricevuto dalla sua educazione urtano frontalmente quelli di molte donne con cui si confronta ogni giorno.

9. Il caso del nostro paese è particolarmente traumatico. La società della Galizia, come altre in Europa, non ha conosciuto la Rivoluzione Industriale, rimanendo fino agli anni 70 inoltrati sostanzialmente rurale, con un’economia di sussistenza ed una struttura sociale semi-feudale. Ad un certo punto, la Galizia si immerge in pieno nell’economia capitalista e si trasforma in una società post-industriale senza passaggi intermedi. A questo punto, tutti i cambiamenti sociali che in altre nazioni come l’Inghilterra si sono verificati dal secolo XVIII in poi si accavallano con un ritmo serrato. Ciò acuisce enormemente lo stato di smarrimento e la perdita di punti di riferimento stabili nella società galiziana.

10. In generale si può dire che tutti, uomini e donne, risentono degli effetti prodotti nel passaggio dall’antico sistema di relazioni uomo-donna a quello moderno. Ogni individuo si affanna per ricavare il più possibile nella situazione specifica che gli tocca vivere. In questo contesto esistono, nel campo dell’ideologia femminista, una serie di discorsi ed atteggiamenti che non corrispondono agli scopi teorici formulati da essa –nominalmente il raggiungimento della piena uguaglianza tra uomini e donne in ogni campo-, ma invece rivelano una volontà di sfruttare l’attuale situazione di disordine e confusione a favore del genere femminile ed in nome del femminismo.


II.GLI ECCESSI DEL FEMMINISMO


11. Tra le donne delle società post-industriali è molto diffusa la convinzione che gli uomini avessero una posizione privilegiata nelle società tradizionali, che in esse i lavori riservati alle donne fossero i più pesanti, i meno remunerati ed apprezzati. Questa convinzione é ben fondata, ma non è vero che la situazione fosse cosí totalmente favorevole  per gli uomini. I lavori in una società retta dai valori tradizionali sono quasi sempre ugualmente pesanti per i due sessi, e spesso l’uomo debe lavorare fuori casa in condizioni dure almeno quanto la donna a casa. Inoltre, nella sua funzione di difensore della patria, l’uomo ha –e nel nostro paese ancora ha- l’obbligo di arruolarsi nel caso di conflitto bellico, rischiando di conseguenza la sua vita; rischio che le donne poche volte hanno corso. Non cerchiamo con questo di negare che la situazione fosse –e lo sia ancora- sfavorevole per la donna. Ma non è nemmeno vero che la vita dell’uomo fosse una passeggiata, come in malafede alcuni pretendono.

12. D’altra parte, un grande numero di donne impazienti per conquistare l’eguaglianza nella società dimenticano che il cambiamento sociale necessario per questo è cosí radicale, ed incide cosí profondamente nella psicologia collettiva, che è necessario molto tempo per la sua implementazione ed assimilazione. Non si può pretendere –come alcune fanno- che da un giorno all’altro uomini che non lavoravano a casa comincino a farlo, che diventino cuochi di alto livello, che abbiano cura dei bambini come dei professionisti. I cambiamenti sono graduali e non sempre tutti possono assimilarli con la stessa rapidità. Se in Europa questi processi sono cominciati cinque o sei generazioni fa (a malapena una o due in Galizia e poco più nel resto della Spagna), ce ne  vorranno ancora due o tre prima di raggiungere la piena uguaglianza. L’uguaglianza NON può essere imposta con la forza.

13. Per quanto riguarda il processo d’equiparazione dei diritti della donna a quelli dell’uomo, è opportuno precisare che il motore non ne è stato, come certe volte si pretende, l’azione del movimento femminista. Come abbiamo indicato sopra (n. 4), i fattori scatenanti furono processi interni al nuovo tipo di società forgiata, prima in Inghilterra (Sec. XVIII) e poi nel Continente (Sec. XIX), dalla Rivoluzione Industriale. Con questo non vogliamo ignorare il ruolo decisivo che ebbe –ed ancora ha- il femminismo nel cosiddetto “processo di liberazione della donna”. Semplicemente vogliamo richiamare l’attenzione sul fatto che tale processo prese l’avvio come conseguenza di una necessità interna al proprio sistema.

14. Un grande errore –per non dire una grande menzogna- del movimento femminista è il voler dipingere l’intero genere maschile come un agente attivo in questo processo, che prende posizione contro le rivendicazioni femministe. Il cosiddetto “maschilismo” no è che un’invenzione del femminismo, un modo per concretizzare e dare forma umana alle idee conservatrici che vuole attaccare;  altrimenti il “nemico” sarebbe un’entità astratta e quindi più difficile da maneggiare. Inoltre, il concetto di “maschilismo” accolla la responsabilità dell’antica organizzazione sociale al genere maschile. Questo è un’assurdità in quanto la struttura tradizionale della comunità non è opera solo dei maschi, ma della società nel suo insieme, femmine incluse. Di più, questa struttura e le idee ad essa collegate sono trasmesse da una generazione a quella successiva attraverso l’educazione e la morale, i cui rappresentanti di più alto livello sono proprio donne; perciò responsabili ultime di ciò che viene trasmesso.

15. potremo accettare l’esistenza non di una vera ideologia, ma di atteggiamenti “maschilisti” in alcune persone –uomini e donne- che consapevolmente resistono attivamente, in vari modi, al processo di cambiamento in corso nella nostra società. Potremo anche ritenere “maschiliste” certe associazioni radicali di taglio neo-nazista che propagandano la superiorità  dell’uomo sulla donna. Fortunatamente, nel nostro paese tali associazioni sono quasi inesistenti, e riescono ad attirare un numero molto ridotto di persone.

16. Ad ogni modo, la diffusione del “maschilismo” è molto minore rispetto a quella denunciata dal femminismo. Ciò che il femminismo bolla come “maschilismo” quasi sempre non è che un atteggiamento conservatore, non necessariamente assunto da un maschio. In realtà, anche le donne hanno spesso questo atteggiamento. Sono le donne che spesso difendono un’educazione sessista per i loro figli, e non insegnano le abilità richieste per i lavori domestici ai figli maschi.

17. Facendo diventare l’intero genere maschile un agente attivo, contro la malamente denominata “liberazione della donna”, il femminismo trova un pretesto per demonizzarlo e attaccarlo; si costruisce un nemico virtuale che non ha un’esistenza reale nella società in cui viviamo. Scopo di questa invenzione è far sì che ogni uomo si senta responsabile della condizione subita dalle donne, che si pretende perversa e miserabile.

18. Il risultato di tutto ciò è la diffusione tra gli uomini di un complesso di colpa e d’inferiorità che aggrava ancor di più il disorientamento che già subiscono, come conseguenza della situazione in continuo mutamento che viviamo (n. 8). Il femminismo sta riuscendo nel suo scopo di far si che gli uomini si vergognino di essere tali. Ciò è antinaturale per principio e rappresenta un attacco ai diritti della persona.

19. Noi suggeriamo che la scelta del genere maschile come bersaglio da attaccare e perseguitare non può venire che da un implicito desiderio –conscio o meno- da parte del movimento femminista –o la totalità di esso-  che mira a raggiungere non l’uguaglianza, a cui aspirano anche una gran parte degli uomini, ma la supremazia del genere femminile nella struttura della nuova società in gestazione. Tale supremazia sarebbe inaccettabile, non solo per la totalità del genere maschile ma anche per gran parte di quello femminile, e sarebbe una violazione dei diritti umani.

20. Senza affermare queste tesi estreme –sembra poco probabile che esista una cospirazione femminista che miri alla supremazia della donna (tranne certi settori femministi radicali)- possiamo affermare che un gran parte del genere femminile prova compiacimento nell’approfittare della confusione esistente in questo campo per trarre dei vantaggi (n. 10). Da qui la situazione a cui siamo arrivati, nella quale, paradossalmente, è l’uomo a trovarsi in certi campi in una situazione d’inferiorità di fronte alla donna, la quale sempre di
più prende l’iniziativa e assume il controllo della situazione. Questo dominio sull’uomo si esprime in diversi campi.


IL DOMINIO IDEOLOGICO E MORALE


21. Usando la tattica dell’intimidazione sull’uomo (n. 17,18) il femminismo prende le redini del processo di cambiamento sociale. Il suo scopo dichiarato è la “liberazione della donna”, ma questo discorso è fallace. Nelle società pre-industriali non solo era la donna a dipendere economicamente dall’uomo. Egli dipendeva anche dalla donna per le faccende domestiche –fare da mangiare, lavare e stirare i vestiti e mantenere pulita la casa-. Il lavoro della donna fuori casa e quello dell’uomo dentro era ugualmente malvisto. Perciò non è vero –come il femminismo pretende- che l’uomo fosse libero e la donna da lui dipendente. La dipendenza era reciproca. E l’uomo era destinato al matrimonio come la donna; era l’unica via possibile –a parte la carriera religiosa-. Pertanto la pretesa “liberazione femminile” è solo un inganno.

22. In ogni caso, possiamo riconoscere l’esistenza di un processo di “liberazione femminile” se in parallelo riconosciamo anche un processo di “liberazione maschile” – o almeno ne avvertiamo la necessità-. Ciò che accade nella nostra società è che le donne hanno iniziato il loro processo d’indipendenza dagli uomini senza che questi abbiano fatto altrettanto. Di conseguenza siamo arrivati ad una situazione nella quale le donne sposate devono adempiere ai doveri tradizionalmente maschili –lavorare fuori casa- e femminili –occuparsi della casa-, mentre l’uomo solo deve far fronte ai primi.

23. È molto comodo –ed utile- per molte donne, liquidare in due righe questa situazione accusando l’uomo di essere sconsiderato, maschilista e scansafatiche, e che, non assumendo le responsabilità femminili, pretende perpetuare il dominio maschile sulla donna. Non vogliamo, senz’altro, giustificare che la donna debba avere più responsabilità dell’uomo nel campo dei lavori domestici. Ma bisogna notare che, malgrado sia una situazione confortevole per l’uomo, rappresenta comunque una forma di sottomissione e dipendenza di fronte alla donna, anche se non se ne accorge o non vuole riconoscerlo. Nella nuova situazione la donna è meglio attrezzata all’ora di divorziare ed iniziare una vita da sola: è una persona integrale perché capace di adempiere a tutti i compiti di supervivenza, tradizionalmente maschili –sostegno economico- come femminili –cura del focolare-. Invece l’uomo ha sempre bisogno di una donna che si occupi delle seconde. Chi è dominatore e chi dominato?

24. Siccome è la donna che si occupava –e quasi sempre è ancora così- della trasmissione dei valori morali e culturali nella nostra -specialmente in Galizia- ancora assai conservatrice società, e quindi del perpetuarsi del tradizionale sistema di ineguaglianza (n. 14), con quale diritto la donna pretende di essere la parte lesa nella ripartizione dei lavori domestici? Con quale diritto esige collaborazione al marito una casalinga che obbliga le figlie a collaborare a casa, ma nega tale privilegio ai figli maschi, rendendoli degli incapaci in questo campo, esponendoli alla dipendenza ed alla dominazione da parte delle loro future mogli?

25. Ma le tattiche di guerriglia psicologica impiegate da certe donne per raggiungere la supremazia nei discorsi e nell’ideologia non finiscono qui. Non soddisfatte da questa situazione, molte donne si compiacciono nel ricordare ai loro mariti quanto siano inutili, rinfacciandogli in continuazione il fatto che hanno bisogno di loro per sopravvivere, mentre in realtà, in molti casi è l’educazione sessista ricevuta nell’infanzia (in buona parte dalle loro madri) ciò che li ha portati a tale situazione.

26. Senz’altro, è presente un fattore di rammollimento e disimpegno da parte di molti uomini e ciò, senza dubbio, non è un difetto giustificabile. Ma è spiegabile. E anche se questa situazione in genere nuoce alle donne, è chiaro che è l’uomo chi ci perde veramente, anche se non si rende conto o non vuole riconoscerlo. E di tale situazione non è il solo responsabile. Come già indicato (n. 14) l’educazione sessista tradizionale è responsabilità di TUTTA la società; società che ha incoraggiato le donne a cercare l’indipendenza al tempo stesso che manteneva gli uomini in uno stato di dipendenza da quelle. Nel proprio interesse, l’uomo dovrebbe applicare su di sé  molti dei principi femministi riguardanti l’indipendenza, l’amore di sé  e l’orgoglio personale. Paradossalmente l’accettazione dei valori femministi da parte degli uomini probabilmente non piacerebbe a molte donne, e metterebbe a nudo la doppia misura che queste con frequenza applicano.


IV. IL DOMINIO ECONOMICO E SESSUALE

 

27. Secondo l’antico sistema di valori, nella società pre-industriale era ben visto nell’uomo avere molti rapporti sessuali, mentre l’opposto valeva per le donne. I primi erano “molto maschi”, le seconde “puttane”. Nelle società tradizionali la donna doveva arrivare –secondo la morale allora corrente- vergine al matrimonio. Quindi la società favoriva l’uso del sesso come moneta di scambio da parte della donna; si concedeva in cambio del matrimonio (cioè: in cambio di un marito che fornisse stabilità economica). Da un certo punto di vista, possiamo ritenere il matrimonio tradizionale come una vera forma di prostituzione, e questo aspetto è presente ancora oggi in molti casi.

28. Ma a parte questo, ciò che non cambierà è il fatto che in ogni relazione seria, in cui si miri alla vita in comune ed alla costituzione di una famiglia, l’aspetto economico è tutt’altro che trascurabile. Più potere d’acquisto riescano a mettere insieme i due componenti della coppia, più agevole e serena sarà la costruzione di quella vita in comune.

29. Un’altra questione in genere importante al momento di scegliere l’altra persona è il sesso. Una bella presenza, un bel corpo ed anche un atteggiamento di sicurezza e fiducia in sé stessi sono sempre molto apprezzati nella società odierna, come lo erano prima e lo sono ancora nelle società tradizionali. L’importanza di questi valori è qualcosa di totalmente naturale a molto umano, e continuerà ad essere così malgrado tutti i cambiamenti che possano verificarsi nel mondo; sono inoltre valori riconosciuti da entrambi i sessi.

30. Malgrado ciò, per qualche ragione molte donne sentono il bisogno di negare questa realtà. Accusano gli uomini di sopravvalutare l’importanza del sesso in un rapporto –o perfino di cercare solo sesso- e contestano l’importanza del potere d’acquisto nel momento di scegliere. Stabiliscono che quella promiscuità dell’uomo (da loro condannata come irresponsabile) è una caratteristica esclusivamente maschile, mentre nella realtà esse si comportano in questo campo, ora e sempre, come gli uomini (a dirne bene). Il punto é che, diversamente da essi, le donne occultano i moventi relativi al soddisfacimento sessuale (e/o economico) dietro sentimenti spesso inesistenti o artificialmente creati per mezzo di una potente capacità di auto-suggestione (o più semplicemente, inventati in modo sfacciato).

31. La formazione delle coppie non è mai il risultato di sentimenti d’amore spontaneo, generoso e disinteressato. Deriva dall’imposizione genetica di Madre Natura mirata a garantire la continuità della specie, attraverso il bisogno sessuale, che in un modo o nell’altro TUTTI –uomini o donne- HANNO IL BISOGNO di soddisfare. Ogni sentimento d’amore è una creazione a posteriori, sempre conseguenza di tale necessità e ad essa subordinata. Se non ci fosse la differenza di genere e gli esseri umani si riproducessero in modo asessuato come certe specie animali, non si formerebbero le coppie e ciò che conosciamo come “amore” sarebbe ridotto ad un semplice sentimento d’affetto o simpatia verso altri individui, molto simile all’amicizia. Non vogliamo con questo sminuire l’importanza dei sentimenti, non solo nella coppia ma in ogni rapporto umano. Vogliamo solo sottolineare il ruolo fondamentale e determinante che l’economia ed il sesso giocano nello stabilirsi di questi rapporti.

32. Inoltre, nella nuova cultura a cui stiamo arrivando viene incoraggiata la promiscuità femminile e censurata quella maschile, in una totale inversione di tendenza. Sempre di più una donna che ha numerose relazioni sporadiche sarà una “ragazza libera, moderna e disinibita”. Gli stessi comportamenti da parte di un uomo lo renderanno “un maiale senza sentimenti e senza scrupoli, che cerca solo sesso ed è incapace di sentire amore”. L’uomo è spesso considerato un essere intrinsecamente spregevole, portato al vizio, degenerato e tarato per natura; tutto ciò in base ad atteggiamenti ostentati dalle stesse accusatrici.

33. Il discorso portato avanti da molte donne contro gli uomini nei campi economico e sessuale (n. 30,32) é perfettamente in linea con il dominio morale e linguistico da parte femminista prima accennato, e non è che una modalità di intimidazione e sottomissione del genere maschile a favore di quello femminile.


IL DOMINIO MEDIATICO, POLITICO E CULTURALE


34. Dal momento che i cambiamenti in corso nelle nostre società post-industriali sono promossi quasi esclusivamente dal genere femminile, in particolare nella forma del discorso femminista, che ha di fronte a sé la generalizzata passività e noncuranza da parte del genere maschile, il genere femminile ed il discorso femminista si sono impadroniti letteralmente dei mezzi di comunicazione e della vita politica e culturale nel nostro mondo occidentale.

35. Non è certamente nostra intenzione in queste righe giustificare la violenza domestica o sottovalutare le conseguenze prodotte –ora come prima- da tale fenomeno. Solo vogliamo far notare tre cose in relazione a tale delicata questione: in primo luogo, anche se sembra quasi risibile, sarebbe interessante conoscere le vere dimensioni del maltrattamento degli uomini da parte delle donne, fenomeno nascosto dietro la vergogna delle vittime e l’atteggiamento dei mass media che volutamente ignorano la questione. In secondo luogo, che una gran parte dei casi di maltrattamento contro le donne potrebbe essere dovuto ad una mancanza di adattamento dei responsabili alle nuove condizioni sociali delle donne, rimanendo intrappolati tra l’educazione sessista datagli dalla SOCIETÀ nella loro infanzia e l’attuale pressione sociale mirata all’imposizione dei nuovi valori, non sempre facili da assumere per alcuni. E per finire, la considerazione che, per propria natura, la violenza esercitata dalla donna è di norma molto più sottile di quella maschile; quest’ultima tende ad essere una violenza fisica e perciò alla vista di tutti. Le tattiche scelte dalle donne per fare fronte ai loro mariti adoperano grandi dosi di psicologia, e certe volte di cianuro, perché  messo nel cibo è veloce e non lascia tracce. E senz’altro evita che il caso finisca sul “Telexornal”.

36. L’egemonia del discorso femminista è ben recepita dai partiti politici, che non hanno scrupoli nell’assumere i punti di vista femministi, per una manciata di voti. Tali posizioni non sempre sono richieste dalla maggioranza nella società. Il femminismo militante ha conquistato un ruolo di grande rilevanza ne la vita politica dei paesi occidentali, e si compiace nell’imposizione di suoi punti di vista ad una maggioranza che non li condivide o –più spesso- è indifferente.

37. Il femminismo porta le cose all’estremo di giustificare l’imposizione di quote femminili nelle istituzioni, aziende, partiti politici, ecc…anche se spesso la domanda femminile per l’acceso a queste posizioni NON raggiunge le percentuali che si vogliono IMPORRE. Inoltre il concetto di “discriminazione positiva”, difeso dal femminismo, è un’autentica aberrazione. Viene chiamata “positiva” perché  a favore della donne. Ma già le stesse parole usate per nominarlo indicano che è una discriminazione, quindi un’infamia, un abuso, una prepotenza ed una presa in giro in qualsiasi società che si voglia ritenere democratica.


L’EGEMONIA LINGUISTICA: LA DETURPAZIONE DELLA LINGUA


38. In parallelo agli altri mezzi che il femminismo ha sviluppato per dominare il genere maschile, è sempre più in voga l’uso del “linguaggio politicamente corretto”. Questo modo di parlare e di scrivere non è specifico del femminismo; al contrario, viene usata da un certo numero di movimenti sociali in molte parti del mondo.

39. Il linguaggio politicamente corretto è un’aggressione alla lingua sulla quale viene applicato, infrange parecchie regole di grammatica, ortografia e stile, è un impedimento alla fluidità e la chiarezza nell’esposizione, è antinaturale e va contro le più elementari leggi d’economia linguistica. E in più non contribuisce minimamente a cambiare la situazione del collettivo a cui cerca di aiutare.

40. Nel passato recente, i neri in USA vollero che non li si chiamassi più “neri” perché  ritenevano che questa parola avesse una forte carica negativa. In cambio fu suggerito il termine “persone di colore”; dopo pochi anni quest’espressione finì per acquistare una sfumatura negativa, perché  la situazione dei neri era rimasta come prima. Allora si passò al termine “afroamericani”, che sembra destinato a fare la stessa fine.

41. La questione del genere nel caso della lingua spagnola o galiziana, come in altre  vicine come l’italiano, il francese o persino il tedesco è un esempio molto illuminante della pretesa femminista di appropriarsi del linguaggio. Da posizioni femministe si pretende che parole che hanno sempre avuto il genere maschile ora debbano por forza avere un equivalente femminile. Ciò che il femminismo non vuole capire è che il genere nella lingua ha un carattere strettamente grammaticale e non deve necessariamente corrispondere al genere sessuale dell’individuo o dei gruppi nel discorso. La parola “bambini” ha il genere maschile ma tra i bambini a cui ci si riferisce ci può essere qualche bambina (di genere sessuale femminile). Questa è una regola di grammatica per i sostantivi al plurale, elementare nella lingua spagnola, e non c’è motivo per ritenerla un affronto alle persone di genere sessuale femminile.

42. In ogni caso, se il femminismo sente che il linguaggio riflette una situazione di disuguaglianza contro le donne, ciò che dovrebbe fare è lavorare per modificare tale situazione, e non semplicemente scarabocchiare lo specchio in cui si riflette –la lingua- per far sembrare che la realtà è diversa. Il linguaggio è un fedele specchio della società e del mondo in cui viene adoperato. Se questi cambiano esso lo farà anche (sebbene più lentamente). Si autoregola per adattarsi alle nuove situazioni. Non è manipolabile a tavolino e molto meno se questa manipolazione è un’imposizione pretesa da una minoranza.

43. Oltre a queste considerazioni, e sulla falsariga di altri modi di manipolazione che abbiamo studiato nei paragrafi precedenti, è legittimo il sospetto che la manipolazione dalla lingua non sia un errore tattico del femminismo (come potrebbe sembrare di primo acchito) ma un’altra forma di terrorismo psicologico praticato dalle femministe nella sua guerra aperta contro l’uomo ed i suoi valori, da esse bollati come “maschilisti” con grande sfoggio d’immaginazione.

44. Anche se in questo manifesto abbiamo cercato di calcare la mano nella nostra critica del movimento femminista, riconosciamo che, in sostanza, non solo non costituisce una minaccia per la dignità maschile, ma può persino essere vantaggioso per i membri di entrambi i sessi. Le nostre critiche sono state dirette contro gli eccessi del femminismo, non contro di esso nella sua essenza.

45. Come abbiamo segnalato, il problema di fondo è che gli uomini non hanno preso parte nel processo di cambiamento sociale in corso (n. 8); non hanno ricercato un percorso d’indipendenza parallelo a quello intrapreso dalle donne (n. 22) né hanno costruito un proprio discorso che rifletta le loro richieste e ne stia alla base. Avendo rinunciato l’uomo alla sua quota di potere nella direzione dei cambiamenti sociali riguardanti il sesso, la donna nelle società post-industriali ha preso il controllo della situazione, e col suo discorso di liberazione femminile (l’unico esistente) ha occupato tutte le posizioni nodali (il discorso morale, il campo sessuale ed economico, la cultura, la politica e persino i processi di evoluzione interna della lingua), portando ad una situazione di sottomissione  del sesso maschile da parte di quello femminile che, di conseguenza, non sarebbe giusto continuare a considerare come quello “debole”

46. L’uomo si trova sopraffatto da questa invasione del discorso femminista, senza altra scelta che assumerlo come proprio (perché  è l’unico esistente), anche se il femminismo attacca i suoi interessi, nei suoi frequenti eccessi. L’uomo ha l’opzione di chiudere gli occhi, aspettare che passi la tempesta e non pronunciarsi su ciò che accade intorno a lui. Questo è ciò che in genere accade.

47. La donna si ritrova così giudice e parte in questo cambiamento sociale: è sempre il suo giudizio a prevalere, alla fine, sui comportamenti, atteggiamenti e sentimenti degli uomini. E anche se spesso i giudizi delle donne sono giusti, non poche volte approfittano della loro posizione di privilegio (com’era da aspettarsi) per legiferare a proprio vantaggio in molteplici campi, come abbiamo visto.

48. Qualsiasi critica da parte maschile di questa situazione viene violentemente respinta dalle posizioni femministe, senza nemmeno fermarsi ad analizzarla e prenderla in considerazione; è automaticamente censurata come “maschilista”. Il discorso femminista è diventato una specie di rullo compressore che schiaccia ogni cosa che incontra sulla sua strada. Ribadiamo l’idea che il femminismo non è intrinsecamente negativo. Ciò che lo perverte sono gli eccessi commessi approfittando della situazione che si è creata, in buona parte responsabilità degli stessi danneggiati, gli uomini.

49. L’unico modo di sbloccare questa situazione è, quindi, la creazione e diffusione di un nuovo pensiero, per il quale suggeriamo il nome “mascolinismo”, che si porrebbe come un discorso agglutinante dei sentimenti del genere maschile a proposito dei cambiamenti nella struttura delle nostre società. Il mascolinismo darebbe all’uomo la possibilità di diventare agente attivo di questi cambiamenti assieme alle donne, come sarebbe auspicabile e giusto per tutti.

50. I costruttori di una cosmovisione mascolinista hanno un grande vantaggio: hanno come modello il femminismo, che è già costituito. La costruzione del femminismo si è fatta replicando i movimenti nazionalisti di tipo centrifugo (promossi a favore di un territorio che cerca la secessione da uno stato comprendenti anche altri). Femminismo e nazionalismo hanno molti punti in comune.

51. Nelle società tradizionali, i valori, atteggiamenti e sentimenti considerati “standard” erano quelli maschili. Per conquistare la sua indipendenza, la donna dovette per prima creare o determinare dei valori che fossero esclusivamente femminili. L’esaltazione di ciò che è specificamente femminile è un processo simile all’esaltazione di ciò che caratterizza un piccolo territorio all’interno di uno stato, come premessa per giustificare la sua emancipazione.

52. Emancipati i territori “diversi”, il territorio che imponeva agli altri i propri valori e segni d’identità rimane solo, trova che questi non sono più universali, e in più sono carichi di connotazioni negative, in seguito agli attacchi del discorso secessionista trionfante. Ciò provoca, inoltre, che alcuni degli abitanti rinneghino la loro identità e cultura, ritenendole intrinsecamente oppressive ed imperialiste (il che vuol dire che quella gente ha finito per accettare le tesi dei loro avversari, come accade con gli uomini che hanno assunto come proprio, almeno in parte, il discorso femminile). Nello stabilire tale paragone stiamo pensando nel caso della Jugoslavia, assai significativo, ma qualsiasi altro esempio farebbe al caso nostro.

53. Qualcosa di simile è successo con la questione dei sessi nella nostra società. La donna è arrivata a crearsi la propria identità ed il proprio spazio mentre l’uomo è rimasto da solo coi suoi valori, non più universali. L’uomo sente inoltre la sua appartenenza al genere maschile come intrinsecamente negativa, perversa, dannosa per le donne e fonte di sopraffazione, ed ha persino assunto le tesi “nemiche” del femminismo, il che è antinaturale, come abbiamo già detto (n. 46). Tutto ciò ha messo l’uomo nella posizione di debolezza che abbiamo analizzato in dettaglio nei paragrafi precedenti.

54. In questo modo, la situazione si è invertita, ed ora sono  i valori maschili e non i femminili quelli disprezzati e derisi. In modo analogo alla cultura della nuova (rimpicciolita) Jugoslavia, il neonato mascolinismo ha il compito di rivendicare i valori maschili e difenderne la dignità, come anche di ristabilire i “rapporti diplomatici” con le donne, non più in un discorso di superiorità, ma di uguaglianza. Per l’ammissione di questa situazione da parte degli uomini, e l’accettazione delle “proposte di pace” da parte delle donne ci vorranno ancora, come abbiamo visto, diverse generazioni.

55. L’uomo, poi, deve mettere in moto una volta per tutte il suo processo d’indipendenza dalla donna, perché sia possibile una vera uguaglianza. A questo scopo deve invadere i campi fino ad ieri esclusiva competenza del genere femminile, e lo farà abbracciando quelli che saranno gli strumenti della sua liberazione: il forno, il ferro da stiro, l’aspirapolvere, la scopa,  il mocio, la spugna, il detersivo, la lavatrice, la lavastoviglie, il frigorifero e il carrello della spesa. Deve anche coltivare il buon gusto nella scelta del vestiario, mobili e arredo della casa, fuori dalla tutela femminile.

56. La comparsa di una nuova cultura maschile, in una generazione di uomini liberi ed emancipati, capaci di adempiere ai compiti classicamente maschili ma anche femminili, raggiungendo in essi almeno la stessa perfezione delle donne, fornirà a questi uomini le armi necessarie per combattere finalmente gli eccessi del femminismo, toglierà senza appello alle donne la maggior parte dei loro argomenti anti-maschili, ed imporrà la presenza maschile nella presa di decisioni riguardanti il ruolo che i sessi dovranno giocare nella società futura.


VIII. LA SOCIETA’ DOPO IL MASCOLINISMO


57. Arriverà il giorno in cui l’uomo riuscirà a costruire –come lo fece la donna- il suo spazio nella società. Saranno pubblicati (si comincia timidamente a fare) giornali e riviste esclusivi per uomini (come le pubblicazioni da tempo esistenti solo per donne), ci saranno emittenti di radio e canali televisivi che lavoreranno in un’ottica esclusivamente maschile.

58. La società non potrà mai ignorare l’eredità genetica lasciata da milioni di anni di evoluzione. L’uomo sarà sempre tendenzialmente più forte e grosso della donna, perché si è evoluto per specializzarsi in determinate funzioni sociali. E la donna,  suo malgrado, continuerà a partorire i figli.

59. E così finalmente, il dominio del genere femminile avrà fine, almeno in ciò che riguarda le questioni qui trattate. Purtroppo per l’uomo, la donna (per la sua eredità genetica) avrà a disposizione più mezzi per esercitare una politica di dominio psicologico, con le più sottili e raffinate tecniche che si possano immaginare. Difendersi da questa forma di controllo è un problema individuale di ogni uomo. La paura è libera. Ma la Libertà, sempre grande. Viva la maschilità!!

 

Ramòn Lamas - 2001


 

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