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Ferrara, la femminista, il tremilista

The Game


vulva fallo

Un drappello di tremilisti al teatro Dal Verme di Milano
supervisiona il discorso pro-moratoria di Ferrara.

Resoconto di Animus, Milano - 14 gennaio 2008.

 

 

Cercherò di spiegare l'accaduto, pur sapendo che nessun resoconto scritto (e tanto meno quello di uno che non sa scrivere) può rendere realistico ciò che soltanto l'esperienza averlo vissuto lo rende tale.
 
Non mi soffermo sui contenuti del monologo di Ferrara, perché reperibili sui media, ma "solo" su quanto è accaduto "dietro le quinte", che poi è davvero quello che ci interessa.
 
Ferrara trascina, emoziona, tutto fila liscio per mezz'ora, momento in cui arriva il primo intoppo, quando da un gruppetto femminile sito all'estrema sinistra del teatro si alza una voce "Lei è un uomo, non si deve permettere" (1), con immediata reazione di una parte esigua del teatro (ovviamente anche la nostra).
Le stesse verranno successivamente allontanate dalla sicurezza.
 
Il monologo sull'aborto continua, gli applausi diventano ovazioni, fino al punto in cui accade qualcos'altro.
Una donna, una vetero-femminista anche nei vestiti, da una fila medio alta inizia a ritmare un gesto, pollice e indice di una mano si uniscono con i rispettivi dell'altra, fino a formare una vulva, in alto, seguito ritraendo le mani, dal dito indice della mano destra che punta al petto.
L'UTERO E' MIO.
 
Noi siamo in terza fila,  quindi di spalle, eppure come un'onda d'urto invisibile che si propaga, questa forza ci colpisce nella schiena.
Alcuni giornalisti con le telecamere risalgono di corsa i gradini del teatro verso l'origine della forza, il pubblico si gira, guarda avanti verso Ferrara, ma poi si volta, non riesce a resistere.
Ora i soggetti sono due, ed il monologo, si sente, è finito.
 
Accorre la sicurezza che si posizione ai lati dell'origine, mentre lei dall'alto del teatro continua a ritmare, ogni tanto gridano qualcosa (c'e' un gruppo di sostegno alle sue spalle) ma sono troppo lontani, non si capisce cosa dicono.
 
Ferrara naturalmente la vede, ce l'ha nel suo campo visivo, continua a parlare, ma, il suo tono di voce diventa sempre più basso, sembra non sia più convinto come prima, non trascina più, il teatro continua a guardare un po' in avanti, verso Ferrara, un po' indietro, in alto, la sicurezza è immobile, sembra impietrita, passa ancora qualche minuto, e lei e sempre lì, in piedi, in alto, senza parole, con un solo gesto, un tam tam, semplice e martellante riesce a contrastare un intellettuale dotato di microfono su un palco.
 
Ferrara, che prima sembrava un leone, ora nonostante la sua mole, appare più come uno scolaretto, non alza più lo sguardo (per non vedere), la voce è incerta, più bassa, è in evidente stato di soggezione psicologica.
 
Io che sono lì, percepisco chiaramente il degradarsi della situazione, il suo inesorabile scivolamento verso il basso, alcuni seduti al mio fianco dicono "non vi girate, ignoratela", altri "ma perché la sicurezza non fa niente!?", la voce di Ferrara è ora quella pacata di un nonno che racconta una favola ai suoi nipotini, ma cosa sta succedendo?
 
Sembra tutto così incredibile, qualcosa mi grida:
 
No, non è possibile che una sola donna dalle retrovie abbia il potere di tenere in scacco un intero teatro.
Non è davvero possibile. 
 
Mi alza, mi fa percorrere a passo lungo i gradini che separano la terza fila da quella centrale, lei è lì che continua a ritmare, ora me la trovo di fronte.
 
Lei alza le mani, fa la vulva, io contemporaneamente alzo una mano, con il dito medio proteso, gli altri raccolti, alla stessa sua altezza.
 
Accade immediatamente qualcosa nel nostro intorno, ma non so cosa, lo percepisco ma non lo identifico, ma sento che l'onda che prima si originava linearmente, ora è perturbata, è uno scontro tra forze.
 
Lei scompone la vulva e punta l'indice al suo petto, io in maniera sincrona faccio lo stesso puntandolo al mio (con doppio colpetto, il suo è singolo), lei mostra la vulva, davanti, in alto, io alzo il fallo, lei dice che quella è sua, io dico che quello è mio.
 
E' turbata, mi provoca ora verbalmente: "Sei un castrato"
Naturalmente rispondo: "Tra noi due quella senza palle sei te"
 
Una voce femminile dal gruppetto di sostegno, con tono irrisorio:"Ti da fastidio che fa così, eh!" 
Chissà cosa si aspettava che le rispondessi, rispondo semplicemente:"Sì" , secco, e continuo con il mio segno che evidentemente da molto fastidio anche a loro.
 
Non dicono più niente, è come se le loro armi fossero diventate improvvisamente spuntate, comunico con il linguaggio inventato da loro, gli sono speculare, non c'è niente con cui mi possano attaccare che non possa essere usato anche contro di loro, e sembrano capirlo, ma è come se si trovassero davanti ad un fatto nuovo, imprevedibile, inaspettato, qualcosa che non era mai accaduto, o peggio, si trovano dinanzi a qualcosa che fino a quel momento era inconcepibile.
Sono smarrite.
 
Mi raggiunge ora una responsabile del teatro, mi intima: "Tu eri seduto davanti, torna subito al tuo posto!" (grida)
Le faccio capire, gridando ancora più forte, che da lì non mi muovo finché non si siede anche l'altra,"io sono qui, perche lei è lì".
 
Si muove anche la sicurezza, ora sono usciti dal loro stato pietrificato, uno mi prende per un braccio, ma io insisto, mi impunto, mi dice che è una questione di ordine pubblico, gli rispondo che è una questione che va ben oltre l'ordine pubblico, è uno scontro tra due ordini simbolici, ed io da lì non mi muovo.
 
Mi lascia il braccio, sembra capirne l'importanza, ma sicuramente non dalle parole della mia frase, non ne può comprendere il significato.
Si ripietrifica al mio fianco.
 
La gente che è intorno lamenta di non riuscire a sentire Ferrara (non lo sento nemmeno io), gridiamo sempre più forte, con la responsabile del teatro, che invece, "sembra" non (voler) capire la situazione, io dovrei tornare al posto, lei dovrebbe rimanere lì?
Niente da fare, si rimane in stallo.
 
Si continua per almeno 5', che sembrano eterni, la situazione precipita, io arrivo a gridare con tutta la forza della mia voce a pochi cm dalla faccia della "responsabile", decido che è meglio retrocede con le mie gambe. 
 
Non so cosa sia accaduto giù nel mentre.
Ferrara lo sento solo ora, ma la sua voce è diversa da quella che avevo lasciato prima di salire, è ritornata sicura, piena, ed ho la certezza che uno stallo sui piani alti tra una vetero-femminista ed un anti-femminista (tremilista) ha tolto il re dallo scacco.


Animus
, 01/2008
 

1- Udibile al 10'' del video.
http://it.youtube.com/watch?v=XwmooBqIabU

 

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