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Seme rapinato

Amici,
desidero raccontarvi una storia, augurandomi che in qualche modo possa evitare ad altri quanto é capitato a me e forse anche perché questo tipo di vicende lascia un uomo solo con tutta una serie di dilemmi e di "Colpe" spesso pesanti da portare in totale solitudine.

All'agonizzare di un matrimonio del quale era rimasta solo una splendida alleanza umana e dal quale avevo avuto due figli, ho conosciuto una donna.

Ci vantiamo spesso di conoscerle le donne solo perché in qualche modo, molte di loro, hanno con noi diviso momenti non di rado intensi e invece... dovremmo ammettere che non é il caso di dire sciocchezze.

Comunque sia, per qualche ragione, la storia invece di esaurirsi per marchiane differenze a tutti i livelli immaginabili, proseguì per quasi tre anni.
Si trattava forse di inerzia o di un momento nel quale la solitudine di una ricerca alternativa non appariva una opzione invitante e neanche una serie ininterrotta di "One night stands".

A pensarci bene fu una storia di dolore in fondo e quindi doveva esserci una base di passione anche se contorta e priva di speranza.  Una donna di quaranta anni ha qualche vantaggio dalla sua parte ma anche una forma mentale micidiale per quanto concerne il suo futuro e il nostro ruolo in quest’ultimo.

Nonostante quasi tutto quello che  riguarda un maschio e intendo, ruoli, funzioni ecc. sia detestabile agli occhi di una single quarantenne, rimaniamo comunque un elemento centrale e indispensabile di un possibile quadretto umano e sociale. Insomma, spesso siamo ridotti al ruolo di un Jack Russel da mostrare ad amiche, portinaia e mamma, la quale finalmente, tira un sospiro di sollievo.

Certo, se fossi stato un bancario o un salumiere le cose sarebbero state più facili e intendo in funzione del quadretto di cui sopra.

Sfortunatamente vivo su una spiaggia in Africa da un ventennio, non ho mai timbrato un cartellino in vita mia e non avrò mai un fondo pensioni dal quale attingere. Sono un libero professionista le cui vicende finanziarie oscillano paurosamente e per me, una proiezione credibile biennale, rappresenta già un azzardo che sbocca nella divinazione.

Dico questo per sottolineare che il mio tipo di vita e anche il mio mezzo secolo, non dovrebbero invitare a visualizzazioni casareccie. In quel senso e solo per fulminei sprazzi avevo già dato.

Certo che il contesto nel quale ho conosciuto questa donna poteva essere invitante nella stagione giusta, alla quale naturalmente segue quella della pioggia , con la sua noia, il suo umido bestiale, le zanzare e tutto il resto.

Mi ritrovai rapidamente in una torrella d’epoca in Toscana, circondato da ristorantini dove naturalmente mi riconciliavo con la gastronomia internazionale e con tutte le dolcezze della vita in Italia verso le quali mi comportavo con cautela estrema nel timore di una fregatura che come sapete, in Italia è sempre in agguato.

Lei regista televisiva semidisoccupata, aveva anche bisogno di una base cittadina un po’ per una misteriosa inclinazione metropolitana e anche per un minimo di vita sociale che nella Torrella mancava del tutto.

Quindi un piccolo appartamento nel centro storico di Roma. Si faceva la spola quindi e dovrete ammettere che lo scenario non era male. Il fatto che non mettessi neanche gli indumenti negli armadi lungo questo itinerario perfetto, poteva suggerire che puntassi un po’ i piedi per qualche misteriosa ragione.

Eppure nei guasti di un rapporto che non funzionava, attendevo che qualcosa o qualcuno intervenisse nella equazione e la storia si esaurisse. Pigrizia e imbecillità, queste le mie colpe primarie.

In quella fase iniziarono le lamentazioni circa la maternità frustrata, l'inutilità come essere umano, la mancanza di un vero e proprio futuro ecc. Nessuna richiesta diretta, esplicita.

Poi la dichiarazione indimenticabile che evidentemente esisteva una incapacità fisica di procreare e dopo due anni di rapporti follemente non protetti pareva essere una opzione credibile.

Sono stato l’unico a delegare l’aspetto anticoncezionale alla propria compagna? A me pareva un automatismo, un sottointeso, un dettaglio scontato. Non lo era.

Dopo qualche tempo, una mattina, lei usci con in mano un test di gravidanza dal bAgno. Sapete, quegli affari che cambiano di colore e che non sbagliano mai? Beh quelli.

Tre settimane. Un test successivo certificò che si trattava di tre settimane. Un concepimento avvenuto probabilmente il secondo giorno dal mio ultimo rientro dall`Africa dopo oltre un mese di assenza.
Per il mese successivo credo di avere usato tutte le argomentazioni possibili, anche le più disperate , anche le più dure.

Non volevo un figlio, non volevo un altro figlio e non volevo un figlio da lei.
Credo di avere supplicato per la prima volta in vita mia con la stupidità di chi non riesce a capire il profilo evidente di una causa persa.

Lei prese tempo in una alternanza di posizioni che divoravano i giorni. A quattro settimane il suo corpo si adattò alle circostanze e si muoveva già come quello di una donna in avanzatissimo stato di gravidanza. Potere della psiche!

Oggi, il bambino ha quasi un mese e io e lei non ci siamo più rivisti. Mi ha inviato delle foto e non si è risparmiata dal farlo anche a conoscenze comuni le quali, mi incontrano guardandomi  ormai come fossi un massacratore rwandese.

Violenza è fatta!
Violenza circa la mia libera determinazione, circa un essere umano che verrà privato a sangue freddo di una famiglia e di un padre, della sua figura determinante.

Di una cosa sono supremamente certo. Non è esistita in questa storia a mio avviso tragica, buona fede da parte sua. La gravidanza è stata pianificata con estrema attenzione e forse addirittura incoraggiata chimicamente.

Chiederò innanzitutto un test del DNA per sgomberare il campo da dubbi a questo punto legittimi e poi in linea di principio sono pronto a riconoscere legalmente il bambino. Lei asserisce di non richiedere nessuna forma di sostentamento e questa sarà certamente una clausola chiave del processo di riconoscimento.

Garantirò al bambino e a tempo debito il possesso di qualcosa di tangibile ma è tutto quello che posso e voglio fare.

Fine della storia e spero possa rappresentare un soggetto di riflessione per alcuni.

Ben oltre il limite anche più ottimistico delle nostre esistenze, forse, un giorno, quello che è capitato a me sarà considerata una violazione grave dei diritti di un individuo. Un consesso qualificato giudicherebbe l’elemento umano, le contingenze, lo spessore della relazione e opererebbe in favore di un essere umano che deve possedere il diritto di una vita felice e completa.
Ma non ancora.

Vi ringrazio per la amichevole e paziente attenzione e auguri sinceri a tutti.

Lettera firmata - Dic. 07


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Grazie.

Come hai potuto vedere  siamo in  azione affinché questi delitti antimaschili non possano più essere commessi. Essi sono possibili perché gli uomini da mezzo secolo hanno rifiutato di difendere le loro ragioni. E questo è il risultato. Ci possono venir imposti figli che non vogliamo e viceversa sottratti quelli che vogliamo.

In realtà gli uomini hanno smesso persino di pensare che siano possibili lesioni della loro dignità, discriminazioni, violenze e rapine a loro danno.
Ora, si può denunciare una rapina solo se la si considera per quel che è, se invece si ritiene che il rapinatore abbia il diritto di prendersi ciò che vuole, allora la rapina non è più tale ma diventa un atto di giustizia.

E’ comprensibile che il rapinatore consideri un suo diritto rapinare, più difficile invece è capire perché la massa dei rapinati giudichi quel delitto un diritto altrui. Parlamenti a maggioranza maschile hanno stabilito in tutto l’Occidente che gli uomini possono venir rapinati in quel modo. E in modi anche più subdoli.

Vuol dire che essi hanno agito e agiscono come esecutori di ordini. Vuol dire che qualcuno (dietro le quinte) detta le leggi. Essi si limitano a scriverle.
Qualcuno ordina, gli amanuensi scrivono.

Questa tua tragica esperienza, come tu stesso suggerisci, è però di insegnamento a tutti. La lezione è questa: l’aspetto anticoncezionale non deve mai essere lasciato in mani femminili. Mai.  Perché anche dove non c’è malafede ci sono gli istinti femminili. E sono quelli che comandano.

R. B. - Genn. ‘08

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