Ho finito di leggere il libro, "La donna: una rivoluzione mai nata" di Fabrizio Marchi.
La mia impressione, in generale, è positiva: è uno dei pochi libri italiani sulla QM e non ne danneggia certo la conoscenza, anzi. Queste le mie principali osservazioni: un leit-motiv che scandisce tutta l'opera è questo pensiero attribuito alla donna italiana: "Chi me lo fa fare?", in riferimento all'invito – rivoltole dall'autore – ad emanciparsi davvero dalla mercificazione (auto-decretata) del suo corpo; ne scaturisce quel giudizio – ormai unanime ed assodato – di opportunismo, utilitarismo, ma anche d'indolenza, di codardia dinanzi all'impresa di mettere in gioco valori personali, umani, caratteriali, intellettuali; in definitiva le si attaglierebbe l'epiteto di "bambocciona".
E m'è tornato in mente quel sondaggio, apparentemente anodino, di Noidonne su 560 neo-spose e che riporto: "Quasi un terzo delle intervistate ha risposto che la causa che le ha condotte all'altare è stata la fuga dalla casa paterna; il 19% ha scelto di sposarsi per non restare da sola, il 16% per avere dei figli ed il 14% per amore. Il resto delle intervistate ha scelto la vita a due per farsi mantenere o per non restare da sola in mezzo alle amiche sposate". La seconda osservazione riguarda la totale ed incredibile assenza di analisi sull'esperienza riproduttivo-genitoriale: davvero incomprensibile se si pensa che la maggior parte degli uomini vengono ripudiati subito dopo la nascita di un figlio. La terza osservazione concerne il fatto che l'autore perora (perfettamente conscio dell'utopia insita in ciò) la causa di un reciproco approccio sessuale "giocoso" e dionisiaco, scevro dalle strumentalizzazioni che ben conosciamo, senza minimamente interrogarsi sull'eventualità che la donna se ne astenga non solo per calcolo, ma anche per mancanza di una spinta libidica corrispondente, per intensità, a quella maschile. Ciò è stupefacente per un uomo "di mondo" come l'autore, se si pensa che i giovani del nostro forum hanno perfettamente analizzato questo aspetto, traendone l'esatta conclusione. La quale, per la verità, contiene ancora delle inesplorate zone d'ombra (né saprei dire se le donne stesse ci vedano più chiaro di noi: ne dubito): infatti qua e là affiorano vaghe ammissioni sullo sbocciare di queste pulsioni fra i 35 e 40 anni, una volta "archiviata" la fase materna; il che, ancora una volta, ci conferma la ciclicità che governa la vita femminile, senza tuttavia chiarire del tutto in che misura questa (ri?)scoperta di libido/erotismo dipenda da fattori biologici o piuttosto socio-culturali. Accolgo volentieri eventuali "dritte" da parte di chi abbia letto qualcosa di convincente sull'argomento. Claudio-Alitaki - dic. '07
|