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Un compito maschile

di M. Jiménez

Sono d'accordo con chi ritiene "compito" maschile il portare ordine e limiti. Questo non significa, come ben si  dice, orientare la propria vita in funzione delle esigenze altrui, ma agire d'accordo con la propria natura. Aggiungerei che la questione del "dono" è collegata ad una necessità valida sia per uomini che donne: porsi degli obiettivi, compiti nella vita che vadano al di là della propria persona.
 
Ritengo che questo principio sia una necessità perché altrimenti non si è "liberi" ma schiavi del proprio Io, in balia dei
propri capricci, stati d'animo ed impulsi vari; chi fa girare la propria vita attorno alla sua soggettività finisce per considerare questi personali moti d'animo una misura assoluta e vive in modo a mio avviso povero.
 
L'uomo è in una posizione migliore in questo senso perché meno soggetto agli umori interni; non è un luogo comune che "la
donna è mobile"...la donna non è, in questo senso, un essere libero. Basti pensare ai noti cambiamenti d'umore associati al ciclo ed alla menopausa. Uno dei modi più importante in cui l'uomo adempie al suo compito di "portatore d'ordine" è proprio questo.
 
Per la donna il modo tradizionale di "donare" è stato la dedicazione ai figli; non dico che sia l'unico ma nelle donne sane
il corpo e la psiche sono preparati per questo; gli atteggiamenti derivati dal femminismo, screditando la maternità, privano la donna di questo ruolo, che le permette di andare oltre se stessa, e ne manda a monte l'equilibrio interiore. Alle donne "emancipate" non rimangono che i propri capricci e desideri, in un mondo interiore autoreferente e senza un vero senso.
 
Le cose non cambiano per i desideri di maternità single: avere questo obiettivo significa non pensare alla salute dei bambini
-che hanno bisogno di figure maschili e femminili-, quindi non corrisponde ad una volontà di "donare" parte della propria vita ai figli, ma sostanzialmente al desiderio di avere un giocattolo vivente e mostrare che non si ha bisogno di nessuno (salvo fallire miseramente il compito educativo quando arriva il momento in cui bisogna educare e non solo giocare).
 
Dic. '07

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