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Mi ha incastrato!

Buonasera a tutti,
ho visto il vostro sito e vi vorrei sottoporre il mio caso perché magari in considerazione della vostra esperienza e del fatto che possiate essere venuti a conoscenza di altri casi del genere possiate farmi avere informazioni utili o magari comunque (se vorrete) la vostra opinione.

Ho avuto una relazione con una donna ed eravamo entrambi consapevoli dello stato transitorio della relazione e dal fatto che non c'erano i presupposti per una storia stabile né per altro.

La donna con cui ho avuto la relazione è rimasta incinta. Era lei a preoccuparsi della prevenzione anticoncezionale (pillola) e nel periodo in cui è rimasta incinta non mi ha informato che prendeva medicinali antibiotici che notoriamente possono influenzare l'effetto della pillola. Lei sostiene di essersi consultata con la sua dottoressa e che la stessa le ha detto che i medicinali non avrebbero influenzato.

Ha deciso (nonostante io non fossi d'accordo) di portare avanti la gravidanza.

Ora mi chiede di riconoscere il figlio (quando nascerà e se sarà appurato che il figlio è realmente mio) e mi dice che sarò obbligato a riconoscerlo perchè nonostante io possa cercare di difendermi la legge è dalla sua parte.

Vi chiedo, ci sono casi analoghi in cui la persona chiamata a riconoscere ha portato avanti la difesa ed è riuscito ad evitare il riconoscimento nonostante il figlio fosse suo?

A mio avviso si tratta di una vera e propria circuizione / costrizione.

Come è possibile che la donna possa non riconoscere il figlio mentre l'uomo è obbligato a farlo?

Cosa ne pensate? A vostro avviso come sarebbe opportuno muoversi in questo caso?

Mi pare di vivere in un incubo... grazie molte per il supporto.

Cordiali Saluti.

Alessio

___________

 

Sì, caro amico, conosciamo individualmente altri casi come il tuo e non da ora, ma da decenni, sappiamo di uomini che hanno cercato invano un luogo, un'istituzione, un'istanza cui rivolgersi per far valere la loro volontà in quella decisione che è forse la più importante della vita.

Secondo il movimento maschile americano, ogni anno negli USA a mezzo milione di uomini viene imposta una paternità indesiderata. Quanti siano quelli ai quali, viceversa, viene invece sottratta con l'aborto autocratico una paternità voluta, lo si può solo immaginare.

Sono i due volti di uno stesso dominio sulla volontà maschile, sin qui tollerato ma che finalmente si incomincia a percepire come intollerabile.

Il femminismo ha imposto il diritto della donna di decidere per sé e nello stesso istante quello di imporre all'uomo ciò che essa stessa rifiuta: il subire la volontà altrui. Ma questa imposizione non è una conseguenza di quell'arbitrio, al contrario, ne costituisce il presupposto. L'obbligo incondizionato di mantenere il figlio ( e con esso la madre) è il fondamento di quella prevaricazione.
Angheria senza la quale questo scandalo sarebbe inconcepibile.

Sopruso contro il quale nessuna voce pubblica si è mai levata. Né prima né dopo che la legge sancisse l'autocrazia femminile in campo riproduttivo. Neppure contro la paternità estorta con la frode - come nel tuo caso - si è mai sentita una parola. Nessuno ha osato obiettare. Mai.

Il risultato è che il maschio è impunemente incastrabile e una bella fetta della sua vita è ostaggio di qualsiasi compagna di letto.

La prevenzione della gravidanza non può più essere lasciata alla partner, perché la tentazione di usare l'uomo come spalla e sponda, procacciatore di pane e di altro per gli anni a venire è troppo grande.
L'abuso è a portata di mano, sancito e benedetto dalla legge.

Di fronte al dramma che stai vivendo, vorremmo darti una sia pur minima indicazione, offrirti uno spiraglio.

Non ve ne sono. Se il figlio è tuo non ci sono vie d'uscita.

Ti attendono momenti e anni difficili. Una dura prova, una lunga iniziazione di natura diversa da quelle in uso nel passato, che porterà ancora più in alto la tua maturità. Questo è il tuo cammino personale.

Quanto a noi siamo in azione affinché quel duplice sopruso, all'apice di tutti gli altri, questo scandalo che oggi non è scandalo, finisca.

R. B. - Sett. 07

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