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Ma del bullismo che dite?

Salve,
ho scoperto da poco il vostro sito (e il vostro movimento).

Su non poche delle cose che ho letto sono parecchio d'accordo, ma una cosa mi ha un po' fatto sobbalzare.

Mi riferisco alla sezione del sito "un movimento", e alla lunga serie di brevi slogan "contro..." / "per..." dove a un certo punto leggo: contro la criminalizzazione scolastica della vitalità maschile (bullismo).

Forse secondo voi il bullismo non è un fenomeno reale e preoccupante?

Gualtiero

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Quello del bullismo, cortese Gualtiero, è certamente un fenomeno preoccupante, tant'è che è incluso tra le derive che denunciamo.

In forme marginali è sempre esistito, ma adesso sta lievitando in modo eclatante.
Vuol dire che un numero crescente di ragazzi che in altri tempi e luoghi non ne erano preda, adesso sono catturati da quella spirale. Una qualche ragione ci sarà.

E' chiaro che esistono cause extrascolastiche ma è altrettanto chiaro che vi sono cause endogene nel mondo della scuola. Non meniamo il can per l'aia, è la cacciata (e scrivo cacciata a ragion veduta) dei maschi dalla scuola la causa prima di questo trend.

Il fatto è che la vitalità maschile ha bisogno di venire contenuta, incanalata, strutturata. In tal modo diventa positiva, creativa e benefica per gli interessati e per la comunità. Ma questa strutturazione del maschile informe è compito del maschile adulto, il quale appunto è del tutto scomparso dalle scuole primarie e quasi del tutto dalle altre. E la tendenza procede fino alla femminilizzazione totale.

Il comportamento degli adolescenti dunque devia verso l'antisocialità perché mancano figure maschili nella scuola (come anche altrove). Le donne non possono esercitare quel ruolo che compete agli uomini, ciò per la semplice ragione che esistono differenze naturali radicali tra i due, profonde e perciò non precisamente concettualizzabili, ma evidentissime negli effetti del loro mancato esercizio.

Le donne hanno determinate qualità ma non ne hanno altre, ad onta delle loro smaccate autocelebrazioni di onnipotenza ed autosufficienza, perché c'è qualcosa che solo il maschile possiede (e altre di cui è privo, si capisce). La chiamavano complementarietà (erano i "patriarchi maschilisti misogini" del passato).

Così il corpo insegnante femminile non sapendo e non potendo capire/sentire/dare/fare quel che natura vieta, si difende in modo convulso, prescivendo Ritalin e Prozac e poi emarginando e punendo, innescando in tal modo la spirale della microrivolta sociale dei minori.

Il risultato di questa dinamica patologica è che le ricchezze della vitalità maschile al suo primo sbocciare vengono criminalizzate e fior fiore di ragazzi incominciano male per finire - troppo spesso - peggio. Conosco casi raccapriccianti di bambini d'oro divenuti adolescenti ingestibili e finiti in prigione. Gioventù bruciata. Gioventù maschile.

Come se non bastasse, questi danni che il genere maschile patisce vengono poi rivoltati ancora contro gli uomini sia come prova della loro violenza innata, sia come carico di responsabilità per aver essi lasciato la scuola. Letteralmente: "Per avere lasciato alle donne l'onere dell'educazione".

Qui, oltre a "dimenticare" che l'educazione è innanzitutto un potere (di cui nessuno vorrebbe privarsi) si propaganda la leggenda secondo cui i maschi se ne sarebbero andati via di loro spontanea volontà. Nientedimeno.

Perciò abbiamo scritto che è in corso la criminalizzazione della gioventù maschile e per questo ribadiamo, opinione che pochissimi hanno, che gli uomini sono stati cacciati dalla scuola.

Sul come e sul chi abbia "liberato" la scuola dalla presenza maschile torneremo a suo tempo. Sul perché invece non è necessario dilungarsi giacché non vi è alcun bisogno di provare che l'educazione è un potere. Uno dei massimi.

Ne converrai.

R. B. - Sett. 07

 

 

 

 

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