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Storie quotidiane

 

Oggi ricevo una dichiarazione in cui in calce si riporta: "firma della lavoratrice/del lavoratore".
Il politicamente corretto, prima la voce femminile, poi quella maschile.

Ho sentito una donna affermare: "Noi donne viviamo di più degli uomini ed è giusto così, per quello che ci tocca sopportare", (ovviamente per colpa degli uomini). Presto sarà colpa degli uomini anche il fatto che le donne invecchiano.

Mi hanno riferito che in un locale per la cena di fine anno agli uomini sarà richiesto un prezzo superiore di 20 euro rispetto alle donne.
Diverso valore in base al sesso.

Ho visto un uomo lavorare in uno stabile, dove praticamente non vi erano pareti, con una temperatura prossima allo zero. Con discrezione lo osservavo, sembrava fiero di lavorare. Pensavo, forse avrà una famiglia da mantenere e per lui, anche con quel freddo, l'importante è avere una occupazione. Lo stesso giorno ho sentito una impiegata di uno studio, con locali ben riscaldati, che si lamentava del freddo. Poverina!

Ho ascoltato pietrificato un conoscente che raccontava della sua separazione con tutto quello che aveva subìto e doveva ancora subire dalla ex moglie.
Tralascio i particolari, è meglio.

A cena con amici ho sentito fidanzate e mogli rivolgersi al rispettivo consorte con affermazioni che hanno zittito tutti i presenti per il loro carattere offensivo.
Quegli uomini tacevano. Considerato che vittime di violenza verbale e psicologica possono essere solo le donne, loro (fidanzato e marito) se lo meritavano sicuramente.

Anni fa vidi un collega di lavoro presentarsi al mattino con evidenti lividi al volto. Disse che sua moglie lo aveva picchiato.
Dimenticavo, solo gli uomini usano violenza fisica.

Così è oggi.

I media, i politici, gli uomini di cultura affermano sempre che la donna è svantaggiata, che va aiutata, che è sottoposta a violenze di ogni genere. La donna, unica e sola titolare di ogni sofferenza, umiliazione e discriminazione. Loro la raccontano in un modo, ma la realtà spesso è un altra. Nel mondo la sofferenza e la violenza non si stabiliscono in base al sesso di chi quella sofferenza la subisce o la pone in essere.

Eppure le persone spesso si convincono di una "verità" perché affermata da altri continuamente e in modo assillante, piuttosto che constatarne una
diversa con i propri occhi.

Credere a ciò che si sente ma non a ciò che si vede. La forza della parola.
Assurdo.


Cordialmente,

Fab. - Dic. '06

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