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La "cultura dello stupro"

Se un tale mi ferma per strada e, puntandomi la pistola, mi costringe a dargli il portafogli, non lo fa per umiliarmi. Lo fa per derubarmi.

Se una banda entra in casa, sequestra me e mia moglie, saccheggia e porta via tutto quello che può, non lo fa per oltraggiare la mia famiglia. Lo fa per il denaro che ne ricava.

Lo scopo delle rapine non è il male del rapinato, ma il beneficio che il rapinatore ne trae. Questa verità - di una banalità stucchevole - è stata negata dal femminismo nel caso dello stupro. Ne è stata inventata un’altra, cui l’umanità – sin qui cieca - non aveva mai pensato.

 

Il femminismo ci ha finalmente illuminati: quel delitto non è una rapina, è un sabotaggio. Il violentatore non mirerebbe a soddisfare con la violenza una sua pulsione ma a procurare del male alla donna. Il male della donna e dell’intero Genere femminile è il suo vero scopo.

 

Questa è la verità femminista oggi da tutti accettata, contro cui nessuno può muovere obiezioni. Anzi, psicologi e filosofi di fama l’hanno fatta propria e la corroborano con il prestigio della loro notorietà. C. Ventimiglia per esempio, o G. Abraham, tra i primi,  U. Galimberti, tra i secondi: “Nello stupro il sesso non c’entra per nulla”.

 

Insomma, in una rapina i soldi e gli ori del rapinato non c'entrano nulla. Il vero scopo del rapinatore non è quello creduto da millenni, arricchirsi, consiste invece nell'umiliazione del rapinato, nell'intimidazione del prossimo. Suo obiettivo non è la carta di credito del malcapitato ma la sua dignità e quella dei suoi simili. E’ d’impedire a tutti di passare per quella strada, di conservare in casa i preziosi.

 

Si è inventata la "cultura dello stupro" come se le rapine derivassero dalla “cultura della rapina”. Mentre è vero il contrario. E' la non-rapina, l'onestà in campo patrimoniale, il rispetto delle cose altrui, della proprietà altrui,  ad essere frutto di educazione e cioé di dura e lunga interiorizzazione. Quel che vale per il corpo altrui.

 

La violazione del corpo del prossimo non deriva da una malvagia educazione ma da mancata educazione al rispetto della sfera altrui. Questo rispetto è appunto il parametro del grado di avanzamento di una civiltà, ed è, in altre culture, assai meno sviluppato che nella nostra, quando non è del tutto assente. E’ per questo banale motivo che tanto le rapine quanto gli stupri sono perpetrati in numero assolutamente sproporzionato da esigue minoranze provenienti da terre civilmente arretrate.


Non esiste alcuna “cultura dello stupro”. La verità elementare è che lo stupratore è un rapinatore che non ha altro scopo che un orgasmo estorto con la violenza.

 

Verità che ha però un difetto: non è usabile come strumento di criminalizzazione del Genere maschile.

 

Ecco perché è stata inventata quell’altra, la “cultura dello stupro”.

 

R. B. - Dic. 06

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