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Brescia: campagna contro i padri

La campagna antipaterna e antimaschile lanciata nella seconda settimana di dicembre nel bresciano, promossa dalle Commissioni pari Opportunità della Provincia e del Comune di Brescia, è stata appoggiata – così almeno recitano i manifesti -  dai due Enti citati, da un certo numero di Comuni, dalla Consigliera Provinciale di Parità e da CGL Cisl Uil. Per la prima volta però non tutto è andato liscio. Anzi. E di fronte alla “bufera” (così Bresciaoggi) si è invocato l’errore.




 

 



 

 

Non è stato un errore

 


Un errore è una deviazione dal percorso prefissato, frutto di disattenzione, dimenticanze, travisamenti.  Un gesto che deborda dalla linea sempre tenuta e perseguita, che allontana dagli obiettivi. Ora si vorrebbe qualificare l’accaduto come errore perché, per la prima volta, non solo alcuni ma molti, hanno alzato la voce per far sapere che il tollerabile è stato superato e che è giunta l’ora di dire basta.

Non è stato un errore giacché si tratta solamente di una delle tante manifestazioni di una campagna che dura da decenni contro il maschile e le sue espressioni. Contro il padre prima di tutto. Non lo è stato dal momento che l’identificazione del maschile con la violenza si radica nell’elaborazione filosofica femminista da oltre mezzo secolo. Da là proviene la convinzione che violenze e prevaricazioni, rapine e abusi trovino la loro scaturigine nel maschio in quanto tale. Che in Lui sta l’origine del male.

Questo ormai è un fatto acquisito, neanche più un tema di controversie. Una volta eliminata la violenza maschile (quella agita dagli uomini) essa scomparirà dal mondo. Questo è il dogma del nostro tempo.

Quella campagna antimaschile non è altro che una manifestazione estrema sì, ma consequenziale, di quell’atto di fede. Nessun errore. Il frutto di una pianta.

 

 

E’ stato un errore

 

Eppure è stato un errore, davvero grosso. Perché questa volta l’ondata del Bene-Che-Dilaga è andata a cozzare contro Brescia, la prima e sola città d’Italia dove esista un nucleo di uomini qualificatissimi, determinatissimi, generosissimi che hanno prontamente fatto fronte comune agendo in ogni direzione e raccogliendo finalmente il frutto di un decennio di semina silenziosa e impercettibile ma feconda, nel territorio.

Per la prima volta qualcuno, e non solo singole personalità e anonimi cittadini, ha preso le distanze, si è apertamente e ufficialmente chiamato fuori dalla campagna di dannazione del padre e del maschio.


Vedete voi se questo non è proprio ciò che non doveva accadere, se questa presa di coscienza non è ciò che si voleva evitare. Vedete voi se questo non è stato davvero un errore.

 

Irreversibile?

 

R. B. - Dic. 06

 

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