Cari amici, non so esprimere il senso di liberazione e gioia che ho provato nel leggere le vostre pagine. Le umiliazioni agli uomini, di cui voi parlate, a cui fate riferimento, sono sotto gli occhi di tutti e proprio per questo capisco la portata storica del vostro lavoro e apprezzo le motivazioni del vostro movimento. Dite che con "il senso di colpa", citando uno psicologo quale fonte, si possa anche morire. Ed è così. Il fatto di essere uomini, oggi, è una colpa, o, per lo meno, ci è fatta sentire come tale. E stiamo male, stiamo sempre peggio ogni anno che passa. Credo che non sia tardi, ma il momento è critico. Ancora per un po’, diciamo ancora per più di una quindicina d'anni, essere uomo sarà considerato un "crimine contro l'umanità". Però, noi lotteremo. Come saprete, per ritrovare il proprio orgoglio ferito è necessario avere dei riferimenti, io li sto cercando. I più cari saluti. Con stima e ammirazione. L.D.P. - Novembre 2006 |