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Per la fierezza d'esser uomini

Cari amici di U3,

sono un uomo, sono orgoglioso di esserlo ma anche consapevole che il mio valore, come quello di tutti gli altri uomini, è stato ed è tuttora sminuito e dequalificato da una cultura pregiudizialmente ostile alla maschilità ed entusiasticamente apologetica verso il mondo femminile.

Da quando ho memoria ricordo che da ogni voce pubblica, fosse scolastica, accademica, istituzionale, mediatica, o dotata comunque di qualche autorevolezza socialmente riconosciuta, è sempre arrivato alla mia coscienza ed alla mia comprensione un giudizio latente ed onnipervasivo, a volte più implicito, a volte più esplicito, di "condanna e colpevolizzazione" dell'essere uomo.

Convivere con un giudizio tanto generalizzato e generalizzante, oltre che falso nella sostanza e nella forma, è stato per me duro e condizionante.
Gli effetti più profondi di questo maltrattamento culturale si sono riflessi nella mia vita sentimentale con l'altro sesso, dove non mi sono mai piegato, per non averne riconosciuto ed accettato le ragioni, a quelle condizioni di sudditanza e deferenza che la "cultura al femminile" richiede agli uomini per accordare i propri favori.

Naturalmente, non sono state poche le donne che scontrandosi con il mio orgoglio maschile, con il mio tener duro, sono rimaste scottate e ferite. Spesso molte di loro non ne hanno neanche compreso i motivi.

Credo che questa sia la macchia più grave e profonda che la cultura anti-maschile abbia lasciato dentro di me; quella di non poter amare, pur avvertendone il bisogno, senza rinunciare ad una parte costitutiva di me stesso.

Ma non è la sola. Anche guardando alle condizioni di pari dignità nella sfera giuridica, oltre che in quella più latamente culturale, non ho mai potuto fare a meno di sentirmi collocato in una cittadinanza di categoria inferiore rispetto a quella femminile.

Anche in questa sfera "l'essere uomo" è stato ed è per me come vivere sotto un cielo plumbeo, sistematicamente uguale a se stesso, senza sprazzi di luce che mi dessero motivi di gioia della mia identità sessuale.

E' contro tutto questo, contro una condizione di sostanziale ed ingiustificata ingiustizia, che mi batto. Lo faccio con la sola forza che ritengo utile a questo scopo: quella delle argomentazioni e delle parole.

Seiper1

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