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Casa o prigione

Da più parti ci si sente dire che il patriarcato ha oppresso il genere femminile, relegando le donne in casa ed obbligandole alle faccende domestiche. Questa era una tesi femminista che è ormai diventata un dogma indiscutibile. Con il seguente articolo vorrei rimettere in discussione questo dogma.

 

Il mondo così come lo conosciamo non esiste da molto tempo. Solo un secolo fa, la mancanza di ammortizzatori sociali comportava estrema povertà in certi ceti non abbienti. Le conseguenze erano fame, delinquenza ed in generale una mancanza di legalità.

Più si va indietro nel tempo e più questi fattori erano predominanti.

La vita valeva molto poco, si uccideva una persona per un semplice sgarbo e i duelli erano all'ordine del giorno. Il modo migliore per poter arrivare a tarda età era evitare i conflitti, nascondersi e proteggersi tra le mura domestiche. Questo privilegio era però riservato a pochi. Un uomo che voleva crescere una famiglia era costretto a mettere in gioco la propria vita quotidianamente, ma non era necessariamente così per le donne.

I lavori in generale erano molto più faticosi di adesso. Lavorare i campi sotto il sole per tutto il giorno con vanga e aratro non era certamente un lavoro adatto al fisico femminile. Andava da sè che le donne rimanevano in casa a fare i lavori domestici, certo a volte anche molto faticosi ma tali che anche un fisico femminile li poteva portare a compimento.

Un altro fattore da tenere in considerazione è l'interesse delle cose. Ogni persona ha una scala di interessi ma ci sono alcuni interessi che sono più specifici per un sesso piuttosto che per l'altro.

E' scontato che per un uomo, l'interesse per le donne sia più importante di quello per gli altri uomini. Analogo discorso vale per una donna. Le bambine hanno un maggiore interesse per le bambole rispetto ai bambini, e questi ultimi rivolgono le loro attenzioni a macchinine e palloni con una maggior frequenza rispetto alle bambine.

Qualcuno potrebbe obiettare che questi sono solo dei condizionamenti della nostra società, tuttavia diversi esperimenti sui cuccioli di primati hanno portato alla conclusione che queste differenze sono innate in ognuno di noi.

Un metodo oggettivo e scientifico per determinare i livelli di attenzione ed interesse di una persona è la misura del diametro della pupilla.

E' noto che le pupille si dilatano o si contraggono in base alla luminosità, ma non è solo questo l'unico fattore scatenante. Si è osservato che quando si guarda qualcosa che è ritenuto piacevole, le pupille tendono a dilatarsi e al contrario si contraggono alla visone di qualche immagine o evento ritenuti non piacevoli o di cattivo gusto.

Riporto qui sotto le immagini di un esperimento fatto dallo psicologo Eckart H. Hess con i rispettivi risultati.

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L'esperimento consisteva nel mostrare alcune diapositive a un campione di uomini e donne e nel registrare le eventuali contrazioni o dilatazioni delle pupille.

I risultati dimostrano come per una donna, il livello di attenzione per le immagini di un bambino e di una madre con un neonato, siano di maggior interesse che per un uomo.

Molto più ovvia è la interpretazione delle successive due diapositive.

 

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Un uomo in movimento alza il livello di attenzione su una femmina ed al contrario cala alla visone di una persona del suo stesso sesso.

Altrettanto per un maschio la visione di una donna in movimento fa alzare l'attenzione e questa si abbassa se gli si mostra una diapostiva di un uomo in corsa.

Arriviamo al punto cruciale e vediamo l'ultima diapositiva:

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Un paesaggio statico per un uomo suscita un interesse, seppur piccolo. Al contrario ad una donna, questa visione comporta una contrazione della pupilla, ovvero un senso di fastidio e di scarso interesse. In definitiva questa caratteristica è innata ed è servita all'Homo Sapients per favorire la conservazione della specie.

Fisiologicamente noi siamo fatti in tutto e per tutto uguali agli Homo Sapiens di 100mila anni fa e nonostante tutti i condizionamenti delle varie epoche, i nostri istinti innati restano gli stessi. Ancora adesso quindi, uno spazio aperto è visto come un ambiente potenzialmente ad alto rischio, solo che l'effetto su un uomo è quello di provocare un innalzamento dell'attenzione nell'eventualità di dover affrontare un pericolo mentre in una donna di produce un effetto contrario, ovvero, disinteresse e lieve repulsione.

Sembra pacifico ritenere che la scelta di preferire la casa agli spazi aperti, per una donna fosse del tutto logica ed istintiva, e molto difficilmente vista come un'imposizione.

I risvolti di questa caratteristica si notano anche nel presente. Ancora adesso che le donne hanno intrapreso in massa a lavorare al di fuori dalle mura domestiche, prediligono maggiormente delle occupazioni da svolgere in luoghi chiusi e protetti.

 

M.Baroni

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