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La Liberatoria

   Atto di consenso all'iniziativa e relazione sessuale


Libero dalle Manette



 

Il documento in questione rappresenta un’ipotesi di dichiarazione da far sottoscrivere a qualunque donna che sia oggetto del corteggiamento di un uomo (o anche di un’altra donna), in modo da cautelare il corteggiatore da possibili accuse di violenza sessuale.

Come noto, in Italia – ma anche all’estero – le denunce  di violenza sessuale comportano di fatto l’inversione dell’onere di prova.  In altri termini, le dichiarazioni della denunciante costituiscono di fatto prova di quanto lei stessa denuncia.

Ciò esprime, a nostro avviso, i gravi problemi di una società che dovrebbe garantire la parità di diritti a tutti i suoi cittadini, salvaguardando sempre l’ipotesi che si è innocenti sino a prova contraria. E che non si può essere colpevoli, laddove la prova della colpevolezza per un reato che comporta fino a dieci anni di carcere è in un atto accusatorio che è la prova della propria verità.

Introdurre una simile autoreferenzialità in un problema che antropologicamente è di genere (perché riguarda le denunce di donne contro uomini), implica – semplicemente - che si è rinunciato all’ipotesi che l’umanità sia unica..

Come detto, questo documento è frutto della nostra sensibilità al maschile: scritto da Uomini per Uomini esprime una cultura che lotta affinché le Pari Opportunità diventino davvero tali e – e lo diciamo con la stessa ironia che pervade tutto il testo – lo diventino in tutti gli spazi di convivenza sociale.

In altri termini, vorremmo che divenisse sempre più chiaro per tutti, e soprattutto per gli Uomini stessi, che Maschile non significa Colpa ma differenza, ma che questa differenza, attualmente, è soltanto nella colpa: tutto ciò che è Maschile è definito negativo salvo prova contraria - ma i tempi sono maturi per denunciare, anche fuori dal nostro “Collettivo” di Uomini, che questo pensiero è un pensiero tanto dominante, quanto forte e fortemente vergognoso.

Il documento è stato redatto da un “Collettivo”: un termine usato per aprire un primo jato – e qualche metacomunicazione - nei paradossi ideosemantici di oggi.

Il nome stesso di questo “Collettivo” non è un caso: abbiamo scelto “Questa Metà della Terra” (che ricalca il titolo dell’opera di uno di noi) per esprimere che il Maschile è attualmente politicamente, culturalmente, socialmente discriminato: il terribile potere della vittima di creare e indicare mostri ha fatto sì che “Maschio” divenisse solo sinonimo di negativo, e che questo negativo cominciasse a non avere dignità di appartenenza piena al genere umano.

Del Collettivo di Uomini che ha stilato questo “Atto” fanno parte diversi professionisti della comunicazione, della consulenza, un avvocato e uno psichiatra e, se ce lo consentite, persone di pensiero.

E’ un documento pensato -come detto – per altri Uomini. Ma anche per quelle donne che potrebbero sperimentare lo specifico della violenza femminile. La quale si esprime sia come  terribile violenza (le risse di una coppia lesbica non hanno nulla da invidiare a quelle di una coppia eterosessuale), sia attraverso l’uso distorto o strumentale del parossismo giustizialista.

I maschi (o le donne) interessati a difendersi dalle potenziali e possibili accuse di violenza da parte delle loro partner femminili sono consigliati di scaricare il documento e ponderarlo adeguatamente, per approfondire le possibilità e gli spazi operativi che esso offre.

 

Il Collettivo “Questa Metà della Terra”

 

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