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Uomini dalla sessualità traballante

C’è un nesso di causa-effetto tra gli articoli sugli uomini “uomini sotto attacco” e quelli che descrivono i problemi di sesso dei medesimi: da quando gli uomini sono bersagliati dalle pretese sessuali, dall’aggressività psicologica, dalla competitività contundente e, persino, dalla violenza femminile, il loro apparato sessuale e riproduttivo è a pezzi. Impotenza e calo del desiderio sono i disturbi conseguenti alla crisi della virilità. Ma se l’impotenza c’è sempre stata, causata da ragioni fisiologiche oltre che mentali, il calo del desiderio viene presentato come del tutto nuovo e tutto di testa, perché originato da una sorta di indifferenza per la differenza di lei, diventata inaffidabile e indesiderabile agli occhi di lui.
Quanto alla infertilità, tema preponderante, essa viene descritta come frutto del combinato disposto crisi dell’autostima riproduttiva ed inquinamento ambientale, mali conclamati del post-femminismo e della post-modernità. Anche l’andropausa (e le relative e negative ricadute fisio-psicologiche) fa parte del “pacchetto sessualità” assieme alla descrizione e diffusione degli incalzanti rimedi offerti dalla tecnica di cui, sembra, ci sia grande richiesta: protesi per il pene ed interventi di chirurgia plastica con iniezioni di silicone nel medesimo.
Ma la disfatta della potenza sessuale virile dominante sulle pagine di attualità dei quotidiani (e dei relativi inserti sulla salute) si tramuta in riscatto grazie all’invenzione della “pillola blu”. Si scrive in lungo e in largo del Viagra, prodotto e commercializzato nel 1998 dalla Pfizer, società farmaceutica statunitense. Nel 1999 e nel 2000 il discorso sulla ritrovata (grazie al farmaco) capacità copulatoria dell’uomo-maschio fa aumentare il numero degli articoli che passano dai 12 registrati nel 1998 ai 24 nel 2000.
Scomparso in seguito dai quotidiani, e dai media in generale, il Viagra fa tuttora parte dell’armamentario maschile anti-crisi. Nella tabella seguente, documentiamo la crescita annuale del consumo della pillola scaccia defaillances nel nostro Paese, che, con 27 milioni di pillole vendute nell’arco di sei anni, si colloca al terzo posto nel mondo dopo Usa e Germania.
Sul Viagra l’informazione, finché c’è, risulta molto accurata: in merito alle proprietà del suo principio attivo (il sidenafil), agli effetti e ai pericoli. E però mai viene indicato quanto costa al consumatore. Incuriositi da questo particolare, abbiamo indagato presso le farmacie, e abbiamo scoperto che si tratta di un farmaco dal prezzo ben elevato, non rimborsabile dal Servizio Sanitario Nazionale se non per i soggetti che presentano lesioni al midollo osseo.
Una scatola di quattro pillole costa attualmente dai 43,12 ai 51,81 euro, a seconda del dosaggio del principio attivo. Di prezzo poco più basso sono i prodotti concorrenti al Viagra, immessi sul mercato intorno alla metà del 2001. L’acquisto dei nuovi prodotti nel 2002 e nei primi otto mesi del 2003 si aggira intorno ai 2 milioni di pillole. Ma oltre al mercato ufficiale esiste un vasto mercato on line, che offre pillole blu esenti da obbligo di ricetta, e a prezzi concorrenziali, da 4,50 a massimo 6 euro a pillola, costi di spedizione inclusi. Sul mercato on line vengono acquistati tra il milione e mezzo e i due milioni di pillole l’anno.
Usando una certa cautela, possiamo ragionevolmente stimare che nei primi otto mesi del 2003 sono state acquistate 5 milioni di pillole anti defaillances, della Pfizer e di altre case produttrici, sul mercato ufficiale e più un milione e 300mila sul mercato di Internet, le prime a un prezzo medio unitario di 10 euro, le seconde a prezzo medio unitario di 5 euro. Incrociando i dati, ricaviamo la spesa complessiva degli italiani dedicata all’acquisto di questo tipo di farmaci (56,5 milioni di euro). Si tratta solo di consumatori uomini perché le nostre statistiche non comprendono le consumatrici.
Secondo uno studio del portale statunitense sulla salute ISM Health ismhealth.org, la partecipazione femminile al consumo del Viagra si aggira intorno al 2,5%.
Non sono pochi 56 milioni di euro in otto mesi investiti in pillole della felicità sessuale. Né sono pochi i 6 milioni e 300mila italiani che ne fanno uso, i quali si spalmano su una fascia di età molto ampia: dai 35 agli 80 anni.
A quanto racconta Filippo Facci in “Viagra, tutto quello che non osate chiedere”, un lungo, ironico ed intelligente articolo apparso sul Giornale del 28 ottobre 2003, la pillola blu ha questo effetto: «Ti senti un po’ troppo fisico, meccanico, un aneroide da riproduzione che non si ferma mai». Le conclusioni di Facci, che non esita a dichiararsi un ex consumatore non pentito, fanno riflettere sul fatto che l’uomomaschio, così come viene presentato dai quotidiani, viaggia tra opposti estremismi in fatto di sessualità. O crisi, o farmaci, o eccessi.
Negli anni più recenti (dal 2001 in poi) si registra, infatti, un cospicuo numero di articoli su una malattia, naturalmente nuova, per la quale è stato coniato un nome, naturalmente in inglese: sex-addiction. La dipendenza dal sesso è diventata popolare da quando attori e attrici di Hollywood hanno confessato di esserne stati colpiti e infelicitati tanto da dover ricorrere a cure psichiatriche. A quanto scrivono i quotidiani, in Italia la sindrome di Michael Douglas e Sharon Stone colpisce il 6% dei maschi tra i 20 e i 45 anni e il 4% delle femmine: un dato quasi quasi bisex.

 

Tabella 2.GIF

 

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