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La Stampa

CRESCONO I MOVIMENTI CHE COMBATTONO «LA FEMMINILIZZAZIONE DELLA SOCIETA’ »

All'armi siam machisti Uomini sul piede di guerra

Uniti contro «il nazi-femminismo del terzo Millennio»

Un mondo variegato di gruppi ruspanti ed altri mistico-eroici con qualche velleità politica

 

di GIANLUCA NICOLETTI


Il modello tradizionale di maschio è sicuramente in crisi, ma il partito del neo-machismo organizzato potrebbe essere alle porte. C’è un universo molto variegato di movimenti d’opinione, gruppi o aggregazioni spontanee che stanno concretamente operando in tutta Italia. Vorrebbero ristabilire la dignità maschile vilipesa e creare le condizioni culturali per contrastare, con valori virili, una società, a loro parere, irrimediabilmente femminilizzata. Fanno dibattiti, cercano spazio nei media e soprattutto scrivono lettere. Sono spesso la spina nel fianco di pubblicitari o giornalisti (soprattutto se donne) che nel loro lavoro abbiano, a parer loro, discriminato o ridicolizzato il sesso maschile. Una deriva abbastanza rozza di questo pensiero si esprime attraverso «Maschio 100%», certamente il più ruspante dei movimenti maschilisti. La sede operativa è a Pescara, ma il loro leader carismatico e indiscusso è il siciliano Salvatore Marino. Afferma di battersi contro potere nazi-femminista, ambirebbe alla «riqualificazione della figura del maschio contro la donna arrogante del terzo millennio».

I suoi toni sono spesso volgari e di chiaro insulto al genere femminile, fatte salve le femmine al cento per cento. Queste ultime sono le adepte. Esse dimostrano la loro femminilità, esuberante anche nelle carni, lasciandosi docilmente palpare da Marino durante i suoi exploit televisivi Sono veri numeri di teatro dell’assurdo di cui si conserva ampia documentazione nel sito (www.maschio100x100.com). La «Lega Sud Ausonia» nel 2004 aveva lanciato Marino con lo slogan «un Presidente maschio alla Provincia di Pescara», l’avventura politica fallì, ma lui ancora imperversa. Dalla sua tribuna televisiva, assieme ad altri maschi e femmine al cento per cento, si produce in una rassegna stampa televisiva attingendo dalle cronache quotidiane episodi in cui donne vengono assassinate da mariti e compagni. Altre volte si esibisce in un vilipendio della mimosa, strofinandosela sui genitali e infine bruciandola davanti alle telecamere.

Di tutt’ altro stile è il movimento d’opinione «Uomini 3000» (www.uomini3000.it). Da statuto ripudia ogni forma, anche indiretta, di «denigrazione, di offesa e di svalutazione del valore etico, estetico ed intellettuale del genere femminile». Fondato a Belluno da cinque anni sostiene comunque che esista un attacco diretto alla mascolinità (male-bashing) che interessa almeno due generazioni. Gli Uomini3000 vorrebbero creare le condizioni per una controcultura maschile attraverso la «decostruzione» della storiografia femminista. Secondo loro occorre demolire «la criminalizzazione diretta ed indiretta del genere maschile- la domesticazione e la mansuetizzazione degli uomini-l’evirazione psicologica e chimica delle nuove generazioni». L’ideologia femminista avrebbe «speculato sulla cavalleria maschile» descrivendo le donne come vittime di una «storia di orrori, violenze, di sfruttamento e di stupri». Quindi un potere che si alimenta creando sensi di colpa ad ogni maschio.

A Brescia ha sede operativa «Maschi selvatici», movimento orientato su una linea ancor più mistico-eroica. Si riuniscono in montagna, nei boschi e comunque cercano un contatto con la natura selvatica. Il fallo è il loro principale simbolo di riferimento, nel loro ricco sito web lo celebrano in una galleria fotografica fatta di falliformi rocce votive e divinità iperdotate. Per i maschi selvatici i valori metafisici, che nel passato venivano simboleggiati attraverso la rappresentazione dell’appendice virile, sarebbero oggi minacciati da: «I poveri Mefistofele della tecnologia chimica che pensano di poterne sostituire la funzione con delle sintesi in laboratorio». La donna dovrebbe quindi riacquistare la propria funzione di fattrice da cui si è allontanata. Nella loro mitologia della contemporaneità, la femmina oggi incarna il nemico cosmico, la «Grande Madre» che alimenta la società dei consumi e la propagazione dell’ istinto. Tra i maestri Bataille, Mishima, Junger e Pound, ma nei loro documenti fanno continuo riferimento all’opera dello psicoterapeuta Claudio Risè, da anni autore di saggi sul mondo maschile, che spesso partecipa anche ai loro incontri.

 

La Stampa 5 ottobre 2005

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