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ADDIO MIMOSE...



Un giorno a lungo atteso

Il giorno che attendevamo è arrivato. Le mimose sono diventate puzzolenti e la loro gloriosa stagione è finita. In forma ufficiale e da una tribuna prestigiosa, è arrivato finalmente l'ordine di chiusura: si ponga termine a quella tradizione molesta, umiliante e provocatoria. A quel gesto con il quale gli uomini tentano maldestramente da decenni di far dimenticare - per un giorno almeno - le loro malefatte, la loro viltà, il loro rancore. La Donna Liberata s'è del tutto ridestata ed ha smascherato questa moderna bugia. Era ora.

Era ora, perché l'esercito dei donatori da molti anni si andava spontaneamente assottigliando - per chi lo volle vedere - lentamente ma inesorabilmente. Come se, insensibilmente, si stesse diffondendo una forma di pudore, il vago sentimento che in quel gesto vi fosse qualcosa di oscuro, un'ombra di ambiguità, un nodo irrisolto. Il sospetto che vi fosse qualcosa al di là delle apparenze, un volto inquietante dietro la maschera.

 

L'odore della Colpa

Da tempo gli uomini, in numero crescente, avevano avvertito uno strano odore in quelle infiorescenze. Come se non fosse un dono ma una penitenza, non un regalo ma un fio da pagare.

Era l'odore della Colpa, di quella Colpa universale, insanabile, insolvibile che questo Genere sciagurato è chiamato ad espiare. Era l'odore della penitenza per tutte le nostre malefatte.

L'odore dell'espiazione.

 

Incantesimo spezzato

Eppure vi fu un tempo nel quale regalavamo mimose alle donne con cuore aperto, senza riserve mentali. Salutavamo in quel modo il loro nascere alla visibilità pubblica, la loro nuova determinazione, il loro ingresso a pieno titolo nella modernità. Partecipavamo a questa nuova primavera della civiltà senza ambiguità, senza sospetti, senza paure.

Liberi e felici di compiere un gesto altrimenti anacronistico con il quale celebravamo (al modo dei nostri padri e senza dissimulazioni) il fascino immortale, il valore originario dell'altra metà del mondo. Così sentivamo. Così credevamo.

Poi, lentamente, tra mille oscurità, noi stessi increduli e sconcertati, prendemmo coscienza e ci accorgemmo che quel donare non significava festa per l'Una ma l'espiazione per l'Altro. E l'illusione finì.

 

Il sacrificio e il regalo

Ma, sorte cinica e ria, mentre la Donna Liberata sbatteva le mimose in faccia al donatore e poche ore dopo quel suo grande annuncio, un uomo moriva salvando dai patimenti e dalla morte una femmina. Ancora una volta un uomo muore per salvare una donna e al posto di una donna. Ancora una volta generosità e coraggio maschili sono messi al servizio della vita femminile.

E' davvero grande quell'invenzione della Natura che induce gli uomini, istintivamente, senza riserve e titubanze a gettarsi nel pericolo, in mezzo ad ogni tipo di fuoco, per salvare una donna. Quella salvezza che nessuna femmina si attende da un'altra ma che tutti ci aspettiamo da un uomo. E l'aiuto arriva, immancabile.

La Donna Liberata irride al regalo degli uomini mentre riceve i benefici di una generosità che ha del divino. La stagione delle mimose è finita, è un giorno di liberazione. Quella del dono maschile non finirà mai, è la certezza che non saremo mai soli. Che nessuno sarà mai solo.

E non importa se la Liberata non è degna di questo amore e si fa beffe di quel sacrificio. Se la donna occidentale del XXI Secolo odia essere amata, altre generazioni di femmine verranno, degne della nostra ammirazione, felici dei nostri regali, grate dei nostri sacrifici.

Non mancheranno fiori profumati da regalare finalmente in libertà, fuochi mortali sui quali gettarci ancora per amore.

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R. B. - marzo '05

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