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100 anni dopo


“In questo saggio mi prefiggo di illustrare il più chiaramente possibile i fondamenti di un’opinione che ho sostenuto da sempre, fin dal primo momento in cui ho cominciato a formarmi delle idee sui problemi sociali e politici e che invece di affievolirsi o modificarsi è andata progressivamente rafforzandosi, corroborata dalla riflessione e dall’esperienza.

Il compito di chi attacca un’opinione pressoché universale è arduo sotto ogni aspetto e bisogna essere davvero fortunati e particolarmente abili anche solo per riuscire a farsi ascoltare.

La difficoltà è quella comune a tutti i casi in cui ci si scontra con una massa compatta di sentimenti. Infatti, un’opinione che ha radici profonde nei sentimenti, quando si trova ad affrontare argomentazioni dal peso schiacciante, non perde solidità ma anzi l’acquista. Se un’opinione si basa su argomenti razionali allora la loro confutazione può incrinare la solidità di quella convinzione, se invece poggia soltanto su dei sentimenti, più sconfitte subisce sul  piano argomentativo  tanto più i suoi fautori si convinceranno che quei loro sentimenti devono avere radici ancora più profonde.

Prima che io possa sperare di colpire minimamente nel segno, da me si esigerà una risposta non solo a tutto ciò che è stato sostenuto dalla parte avversa ma anche che io riesca ad immaginare tutto quel che essa potrebbe dire, che io stesso riesca a scovare le ragioni altrui oltre che a ribatterle.

Ma se pure riuscissi in tutto ciò,  se pure riuscissi a sommergere la tesi opposta con un mare di inconfutabili argomenti a suo sfavore e a demolire tutte le giustificazioni su cui si fonda,  si potrebbe ancora sostenere che in realtà ho fatto ben poco.

Infatti si penserà sempre che quella causa, sorretta tanto da un consuetudine universale quanto da un sentimento collettivo così predominante, debba per forza avere a fondamento delle profonde motivazioni tali da prevalere su qualsiasi convincimento che faccia appello alla ragione, e ciò in  qualunque intelletto, a parte forse in quelli di straordinaria acutezza.

Se cito queste difficoltà non è per lagnarmene, soprattutto perché sarebbe inutile: esse infatti non possono essere evitate quando bisogna appellarsi all’intelligenza degli uomini per battersi contro l’ostilità dei loro stessi sentimenti e delle loro consolidate inclinazioni”.



Quanto siano straordinari gli avvenimenti dei quali siamo testimoni è mostrato in modo stupefacente dal fatto che possiamo far nostre integralmente le affermazioni che J. S. Mill collocò nelle prime pagine del suo famoso saggio sull’asservimento delle donne ben oltre un secolo fa.

Una forza che sembra onnipotente, che non ammette contraddittorio, che non accetta né obiezioni né critiche, che non vuol sentire ragioni e non tollera dubbi sbarra la strada ai Risvegliati.

La convinzione radicata e radicale, sovranamente gelida e sicura di sé che le ragioni di mezzo Occidente non devono neppure essere ascoltate. Non ci attende la condanna in un processo né la sconfitta in un confronto aperto, ma la negazione a priori del dibattito, il rifiuto stesso del contraddittorio. Il racconto maschile  é irricevibile.

Tutto questo accade perché, appunto, contro di noi sta un sentimento di massa, un modo di sentire e di valutare penetrato nelle fibre della psiche collettiva, nei capillari dei sentimenti di tutti e che pervade ormai la nostra intera civiltà.  Si tratta dunque di modificare lo stato psicoemotivo dell’intero Occidente. Nientedimeno.

Non vi è dunque alcuna traccia di presunzione né di immodestia nell’affermazione di Leonardo Tiraboschi: l’obiettivo che ci siamo prefissi è titanico.

R. B.


*J. S. Mill L’asservimento delle donne – Londra 1869. Abstract delle prime 4 pagine.

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