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Una razza da rieducare

 

La parabola della Sinistra dal dopoguerra ad oggi.

Sul Manifesto di venerdì 14 marzo 2003, Luciana Viviani presenta un volume che racconta le donne emiliane nel secondo dopoguerra. “Volevamo cambiare il mondo, memoria e storia delle donne dell’UDI, in Emilia Romagna”.

Tralasciando la parte del commento dedicata alla riscoperta della soggettività femminile (senza dubbio legittima) al giusto orgoglio per la capacità organizzativa espressa in quegli anni dall’UDI e le solite frasi sulla contraddizione fra idee progressiste e strutture sociali patriarcali, il nocciolo del pezzo è in questa frase:

“Tante di loro, imbrigliate nella rete di un doppio percorso politico, quello dell’emancipazione tra le donne e con le donne dell’UDI, e quello del riscatto politico e sociale delle classi subalterne, nel partito e nel sindacato, hanno dovuto altalenare fra lo scontro e l’incontro, non solo cogli uomini delle proprie famiglie, ma anche coi “compagni” con cui pure condividevano alti ideali e concretissime azioni e lotte politiche. Molte di loro infatti, forse tutte, e forse non a torto, pensavano che per costruire un mondo nuovo, questi uomini dovessero essere rieducati e non abbandonati a se stessi e al danno che, se lasciati soli, avrebbero certamente continuato a fare.”

Ecco dunque spiegata la metamorfosi della Sinistra, la sua parabola dal mito della classe operaia a quello del genere femminile come salvatore del mondo.

Ecco spiegata la “timidezza” dei maschi di Sinistra a dire qualcosa di maschile, il loro ossessivo bisogno di non contraddire mai le “compagne”, sagge e severe mamme rieducatrici, unica loro garanzia di non far danno a se stessi ed agli altri.

Ecco perché Il Manifesto si rifiuta di far parlare di sé i maschi ed i padri non completamente pentiti e rieducati.

(Raccolta da A. E.- Marzo 2003)

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