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Gli strumenti del conflitto

Negli ultimi decenni abbiamo assistito all'affermazione delle donne nella nostra società, nella quale hanno compiuto enormi passi avanti in tutte le direzioni e in tutti i campi.  Evento epocale di estrema rilevanza storico-sociale.  Il femminismo rivendica a se stesso questo avanzamento ottenuto attraverso un duro e lungo conflitto combattuto contro gli uomini.

C'è però qualcosa che non appare altrettanto evidente, ed è come sia stato possibile ottenere così tante conquiste sociali in così breve tempo, e quali siano stati i metodi che il femminismo ha adottato per portare avanti le sue battaglie e per ottenere le conquiste di cui si gloria.

Chi infatti si domandasse quali siano gli strumenti, potrebbe rimanere sorpreso: dove sono le armi? Chi le ha viste?

E’ un fatto che, nella sua lotta, il femminismo non ha usato né armi materiali (potere militare), né il potere politico (la poltrona), né quello finanziario (la borsa).  Quali sono dunque gli strumenti e le armi impiegate per combattere la battaglia contro gli uomini?

Se non ha usato armi materiali, visibili (e questo è un fatto) deve aver fatto ricorso a quelle invisibili, a quelle che, non colpendo il corpo, colpiscono l’anima, la psiche.

Ora, gli strumenti a disposizione di chi voglia combattere in questa arena invisibile, ma nella quale si decidono le sorti di quella materiale e "reale", non sono affatto sconosciuti. Si tratta infatti della colpevolizzazione, del biasimo, dell'intimidazione e della svalorizzazione.


La potenza della colpa (e del biasimo).

Non è affatto un mistero quale sia l'immensa potenza della colpa e quali effetti devastanti produca sulle persone. Ogni libro di psicologia insegna infatti che il 'senso di colpa' (al pari della vergogna) puo portare fino al voler desiderare la morte.

Si capisce allora perché una di queste armi sia stata la colpevolizzazione del genere maschile attraverso la reinterpretazione della storia, e quindi di tutto ciò che è 'patrimonio storico degli uomini', come manifestazione di un millenario sopruso, di una infinita prevaricazione, e di una “universale usurpazione” da parte maschileUna completa revisione storica in chiave incriminatoria.

Si capisce allora perché tutta la cronaca, e tutto il presente, così come ogni guerra e devastazione, siano imputate a quella “cultura del dominio”, che sarebbe caratteristica specifica ed unica del genere maschile. Il ben noto "dogma centrale" della violenza di genere.

Si capisce perché tutti i torti subiti dalle donne migliaia di anni fa come a migliaia di chilometri di distanza in culture scomparse come in altre del tutto estranee alla nostra, vengano ripresentati ogni giorno per ricordare la colpa che deve essere espiata e la vergogna che deve essere subita dalle generazioni maschili presenti e future.

La storia è dunque la colpa di un intero genere, un delitto di cui i maschi sono eredi in quanto tali,  un debito che tutti sono chiamati a saldare, per sempre, in quanto colpevoli di nascere maschi. ("La colpa di nascere maschio non è emendabile; tollerati saranno soltano coloro che rinnegheranno l'appartenenza al loro sesso".)

Si capisce, quindi, anche perché al male "compiuto" dal genere maschile venga contrapposta l’immensità del bene di cui è capace quello femminile.
Al bellicismo maschile, il pacifismo femminile, alla violenza degli uni l’amore delle altre.

Da una simile revisione della storia ed interpretazione dei fatti gli uomini non possono che uscire intaccati in profondità nella loro autovalutazione morale, privati di valore e di prestigio di fronte al mondo, a se stessi, e ai loro figli.


L'intimidazione.

L'altra arma usata dal femminismo è quella della paura, ossia dell'insicurezza nelle relazioni affettive e fisiche con l'altro sesso, ottenuta eliminando progressivamente ogni certezza su ciò che è lecito e ciò che non lo è, codificando le leggi, inaudite, che pongono a carico degli accusati l’onere di provare la propria innocenza, come accade da tempo per le accuse di stupro e molestie sessuali, alle quali è stata tolta anche ogni definizione.

Ecco come si sono evolute le cose.
"L'abuso era, in passato, il sesso strappato con la forza o le minacce, contro la manifesta opposizione da parte di una donna che non lo voleva e che sapeva di non volerlo."  Così era, oggi invece nessuno di questi tre caratteri ha più qualcosa a che vedere con l'abuso.

Dapprima il femminismo ha proclamato che l'uso della forza non era decisivo, che le minacce non sono più indispensabili per qualificare come crimine un rapporto. Il comportamento maschile perdeva quindi del tutto la sua importanza.  Poi il femminismo ha proclamato che la mancata manifestazione di contrarietà non è sufficiente a garantire che vi sia consenso, in quanto la mancanza di diniego non prova alcun assenso. Sembrava allora che almeno il sì esplicito lo dovesse essere. Invece no, perché da ultimo, il femminismo proclamò che la sensazione femminile di volerlo e di averlo voluto non era prova sufficente a dimostrare che la volontà non fu violata giacché si deve intendere che in realtà era stata "carpita".

Risultato di queste progressive ed inesorabili modifiche apportate alla definizione di violenza e abuso, è che oggi negli USA ogni rapporto consenziente tra un uomo ed una donna, fornisce a lei l'arma giuridica per poterlo incriminare di stupro, e a lui, l'onere di dimostrare il contrario. La dipendenza maschile radicale dalle "sensazioni" femminili. Questa è la stupefacente verità del nostro tempo.


La svalorizzazione

L'ultima arma è stata quella della svalorizzazione degli attributi maschili, ottenuta grazie ad un'attenta rivisitazione del linguaggio, utilizzando i termini propriamente maschili e di nomi di parti del corpo come sinonimo di violenza, prevaricazione, sporcizia, degrado morale. Per contro, ovviamente, assegnando a quelli femminili, il significato di bellezza, valore, giustizia, etc. Da fallocratico a fallocentrico, da priapista a logofallico. "Maschio" è ormai denigratorio mentre impazza il "maschietto" irridente e canzonatorio.

La svalorizzazione, attraverso il linguaggio che è il mezzo principale col quale descriviamo il mondo e facciamo nostri i valori e le relazioni che vi intercorrono, ha il fine di inoculare costantemente e inconsciamente negli uomini l'autodisprezzo.

Questi sono stati e sono gli strumenti del conflitto mentre però le femministe da sempre giurano:

"Il nostro valore, la nostra volontà, il nostro coraggio sono state e sono le nostre armi!"

Chiara è ora la ragione per la quale invece non sono state mai rivelate giacché è evidente che non sono né onorevoli né gloriose, ed è oltremodo chiaro il motivo per il quale il femminismo nasconda alle sue attiviste (e coriferi) la natura di quelle armi, perché nessuno sia in grado di dire quali sono i veri strumenti con i quali gli uomini vengono colpiti.

L'ideologia che si denomina del rispetto, dell'empatia e dell'amore  non può confessarlo neppure a se stessa  perché perderebbe quella condizione di (falsa ma ben creduta) innocenza che è il fondamento della sua morale, e quindi della sua forza.


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