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NUOVO VOCABOLARIO E NEOLINGUA



Qui è necessario rallentare per guardare dentro la cosa, al di là dell'apparenza. La questione del vocabolario sembra una delle più futili, non si vede infatti per quale ragione non si debba usare quello che progressivamente viene imposto (in termini  femministi "suggerito e promosso") dal Femminismo nei vari paesi nei diversi tempi e contesti.

Si sarà forse notato che mentre nel passato (prima del Femminismo) a direttore corrispondeva direttrice, in seguito il primo termine  (direttore) venne usato per indicare tanto il maschio che la femmina sotto la ragionevole motivazione che l'indicazione del genere derivava dal pregiudizio maschilista che considera le donne solamente o anzittutto dal punto di vista sessuale.  In questa logica Elsa Morante, ad esempio, alla fine degli anni sessanta si autodefinì poeta anziché poetessa (letterata peraltro nota a tutti come scrittrice, o, se vogliamo accondiscendere, come scrittore.) E' la regola n. 1.

Successivamente, insieme a questo principio, cominciò ad essere applicato anche quello contrario che impone la distinzione per genere, sotto la non meno ragionevole motivazione che l'unificazione dei termini sotto quello "maschile" risponde alla logica maschilista che mira a nascondere, ad impedire la visibilità pubblica delle donne. Perciò si incominciò a distinguere  tra i due generi, in ogni caso possibile, se non col sostantivo, almeno con l'articolo, così il capo dipartimento (per F e per M) divenne (per F)  la capo dipartimento, rispondendo con ciò anche ai dettami della nascente "politica della differenza".  E' la regola n. 2 che in qualche modo rimanda ai tempi pre-femminismo, l'epoca del direttore (solo per M) e della direttrice, per capirci.

Si osservò però che sostantivi al femminile quali direttrice, ambasciatrice, scrittrice etc, in quanto preesistenti al moderno Femminismo furono coniati e in epoca maschilista e perciò dovevano (e devono) essere intesi come derivati dal maschile e quindi secondari, storicamente dipendenti, creazione della cultura antifemminile e perciò subordinati ai corrispondenti maschili, in qualche modo "macchiati".

Venne allora introdotta un'altra regola (n. 3), che prevede la femminilizzazione dei sostantivi in altra forma, così direttrice divenne direttora, scrittrice scrittora e ministro diventò ministra (come appunto si vuol far chiamare il ministro Livia Turco). Le tre regole sono applicate tutte insieme, con variazione non predeterminata, a seconda dei luoghi, dei tempi, degli ambienti, dei settori, in relazione al diverso grado cultura, di sensibilità o di "militanza" di chi parla e di chi ascolta. Così Enza Plotino della "DWpress" si fa chiamare direttora, (regola n. 3)  mentre Fiorenza Vallino, direttrice di "Io Donna" si autodenomina direttore al pari di molte altre (regola n. 1).

D'altra parte il nuovo Statuto degli studenti porta il titolo "Statuto delle studentesse e degli studenti" (regola n. 2). Qui  diventa irrilevante il fatto che il sostantivo studentessa esista da sempre e che perciò, come tale, dovrebbe essere ripudiato al pari di direttrice e sostituito con studenti (regola n.1 o studente ma inteso come femminile plurale di studenta, cioè come 'le studente',  regola n. 3).

Sembra comico, ed infatti lo è. Ma se pensiamo che in Grecia esisteva la c.d. "tragedia comica" allora cominciamo a farci sopra un pensierino, anche se oggi, di fronte alla questione vocabolario, gli uomini non muovono obiezioni perché non vedono dove stia il problema. Ci passano sopra sorridendo e magari irridendo a coloro che se lo pongono. Quel sorriso è ovviamente un'autodifesa la quale segnala che si avverte - pur confusamente - che qualcosa non va. La tragedia comica è quella nella quale tutti sanno cosa stia per accadere ai protagonisti salvo i protagonisti stessi i quali appaiono in tal modo  candidamente ingenui tanto da suscitare tenerezza e, al tempo stesso, sorrisini di compatimento .

Cominciamo dunque, sia pur lentamente, ad avvicinarci al problema.

1 - Le donne possono parlare e scrivere come vogliono, perché ovviamente sono titolari di se stesse, e perciò possono tranquillamente dire "signorina" anziché l'obbligatorio "signora", possono esprimersi con "la  chirurgo", "la chirurga", "il chirurgo", "la direttrice",  "la direttora", "il direttore" a piacimento. Gli uomini invece non lo possono fare se non dopo aver congetturato su quale termine risulti accettabile , sia ammesso e giudicato politicamente corretto dagli interlocutori del momento, (cosa vorrà la Plotino? Come mi giudicheranno i presenti se dico "direttrice"? Vuoi vedere che qualcuno mi becca in fallo e mi richiama al "politicamente corretto" del momento?). Il maschio sa (sta lentamente imparando) che può essere richiamato all'ordine da qualsiasi donna in qualsiasi momento, persino un oratore sa che può legittimamente essere interrotto se si lascia sfuggire un improvvido "signorina". Non lo sa? Lo imparerà. Durante uno spettacolo teatrale (cui ero presente) il protagonista  - ingenuo e non updated -  venne interrotto da una ragazza proprio per aver usato quel termine. Se ne scusò e imparò a sue spese con una figuraccia che non gli è lecito parlare fuori dalle regole del Politicamente Corretto. Un po' alla volta impareremo tutti, questo si aspetta il Femminismo. Impareremo la regola. Ma quale regola se non ve n'è alcuna (a parte il "signorina",  vietatissimo ai maschi)? Direttore, direttrice o direttora?
Come si vede le regole sono tre ed in conflitto tra loro, il che equivale a dire che non esiste alcuna regola. Eppure è proprio questa "nessuna regola" che i maschi devono applicare. Molto interessante.

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Andiamo avanti.
Ecco un estratto dello Statuto del Partito della Rifondazione Comunista, anno 1996.

Capo V- Giovani Comuniste e Comunisti
Art. 22 - comma 4
"L'assetto organizzativo delle/dei comuniste/i si struttura su due livelli:  di federazione e nazionale. A livello di federazione l'assemblea delle/dei giovani  comuniste/i  iscritte/i nella federazione medesima è l'istanza di base delle/dei giovani comuniste/i. Tale assemblea elegge un coordinamento ed una/un coordinatrice/ore. Le/I  coordinatrici/ori provinciali nominano un coordinatore* regionale. A livello nazionale ogni anno viene convocata dalla direzione nazionale una conferenza nazionale delle/dei giovani comuniste/i costituita dalle/dai delegate/i elette/i su base federale tra le/i giovani comuniste/i. La conferenza nazionale elegge il coordinamento nazionale nel numero di 40 membri, che al suo interno elegge un esecutivo nazionale, composto al massimo da 8 membri ed una/un coordinatrice/ore nazionale. La/Il  coordinatrice/ore nazionale è eletto** su proposta della direzione nazionale.

La lettura di queste righe tende a suscitare un sorriso di sufficienza ed a far scrollare il capo. Confesso che si tratta in verità di una delle parti più dense di "correttezza politica" di tutto il documento.

Ho indicato con* e con ** due termini che figurano al "maschile" (linguaggio "inclusivo" cioè maschilista, secondo il Femminismo italiano), termini che evidentemente sono sfuggiti dalla penna o dalla tastiera del pur politicamente correttissimo estensore dello Statuto e di coloro che lo hanno controllato e votato. Malizia ci spingerebbe a notare che si tratta di due termini riferiti a cariche (coordinatore e eletto), come se (inconsciamente) anche gli uomini (e le donne?) di Rifondazione, intrisi di cultura maschilista,  nel profondo pensassero che solo gli uomini possono e devono accedere alle cariche. Non si può escludere che una qualche femminista di quel partito lo abbia fatto notare (perché no?) ed abbia segnato così un altro punto contro i compagni maschi, traditisi tanto ingenuamente, lasciandoli colpevoli e silenziosi.

Si tratta ovviamente di due sviste dovute all'abitudine, ma perché perdere una così ghiotta occasione per far abbassare la testa ai compagni, che saranno pure comunisti, ma sono pur sempre maschi e in ciò non migliori degli altri (questa è una cosa che ormai hanno capito tutti: non esistono uomini "migliori"). Quella spettatrice non perse l'occasione di colpire l'attore in pubblico e perché mai una donna di Rifondazione dovrebbe temere di ferire i suoi compagni? Che imparino!  Io al suo posto l'avrei fatto, che male c'è? Risulta forse che qualcuno sia mai morto di male-bashing?

Superata - per il momento - la fase delle amenità (istruttive),  procediamo.

Come abbiamo visto si tratta appunto di due errori dovuti all'abitudine, infatti non si può pretendere di diventare corretti in un battibaleno, neppure quando ci si fa paladini del "politicamente corretto"  e ci si prefigga addirittura di darne l'esempio e fare da battistrada. La via della redenzione maschile è irta di difficoltà insospettabili.

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2- Pensa a cosa pensi, maschietto ...()...

3- Neolingua - Le mani sulla mente  ...()...

4- Dalla lingua madre alla lingua matrigna ...()...

5- La violazione della coscienza maschile ...()...

6- Uomini3000,  ovvero "Il fronte del rifiuto" ...()...

A notizia, Uomini3000 è la prima associazione maschile - da Vladivostok a Los Angeles - che si opponga all'imposizione  del "Nuovo vocabolario " (la Neolingua Femminista)  esplicitamente e  radicalmente, riservandosi di dirne e darne pubblicamente le ragioni nei modi e nei tempi opportuni. Le ragioni sono note a noi - agli uomini - e tanto basta. Basta e avanza.

7- Applicazione ...()...

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