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Civiltà al guinzaglio


 

GUERRE FEMMINISTE


Come al solito la notizia del giorno ci prende come allocchi. Ma quello che stava succedendo nelle prigioni americane di Kabul, Guantanamo o Baghdad era noto agli attivisti delle organizzazioni umanitarie (finanche alla Croce Rossa) da tempo.

E quanto alla pubblica opinione occidentale, esattamente come avvenne per il Nazismo, chi voleva sapere, poteva farlo. Fu Rumsfeld a sostenere pubblicamente il teorema che le convenzioni di Ginevra non si devono applicare sui terroristi (includendo in questo termine praticamente chiunque, reale o potenziale nemico degli interessi occidentali).

L'uso sistematico dello strumento dell'umiliazione culturale nei confronti dei detenuti islamici è stato ammesso da parte dei responsabili delle forze armate USA da almeno 2 anni.

Ci voleva molta fantasia a capire cosa possa significare umiliazione culturale in un paese arabo? Esistevano testimonianze in quantità, documenti ufficiali americani (sfacciatamente accessibili liberamente a chiunque si fosse preso la briga di andare a leggerseli) che non lasciavano spazio a dubbi in merito. E' forse un caso che a capo del sistema carcerario irakeno sia stata messa una donna (la Karpinsky), ebrea per di più? Qui non si tratta infatti soltanto di deviazioni di singoli soldati (che comunque devono pagare con piena responsabilità per quello che fanno individualmente), ma di una filosofia di sistematico annichilimento dell'orgoglio del popolo islamico (attraverso la distruzione dei suoi simboli).

E la donna-soldato Lynndie che irride il nemico simulando di puntare il mitra sul fallo di detenuti inermi ne è la spettacolare (ma non meno vera) rappresentazione.

Un meccanismo - questo della distruzione simbolica - che dovremmo, come uomini occidentali, ben conoscere, perché sistematicamente attuato nei nostri confronti dal Femminismo da decenni.

Certamente c'è voluta la potenza evocatrice di un'immagine per destare improvvisamente le emozioni e scuotere le coscienze della pubblica opinione. Semmai è questa la cosa più stupefacente (e scandalosa, a mio avviso).
Ma si tratta di meccanismi mediatici (ed umani) ben noti ("un'immagine vale più di mille parole").

E queste foto non rappresentano che la punta dell'iceberg, come vedremo nelle prossime settimane.
Sono da sempre nettamente avverso a questa guerra per mille motivi, non necessariamente di ordine morale (non ho nulla a che spartire col movimento pacifista).

Tuttavia dal momento che l'unica foglia di fico morale a giustificazione di questo sciagurato intervento è stata ed è l'esportazione dell'emancipazione femminile (fateci caso quante volte essa è citata nei media come incontrovertibile dimostrazione della giustezza delle ragioni pro-guerra), rilevo:
- decaduta la patetica motivazione delle WMD (armi di distruzione di massa),
- delle connessioni del regime baathista con Bin Laden e con l'11 Settembre 2001,
- decaduta nei fatti qualsiasi realistica volontà di attuare una Democrazia (che sancirebbe il potere del fondamentalismo e dei nazionalismi separatisti), ebbene ritengo questa (e quella in Afghanistan) le prime guerre femministe della storia. I suoi morti sono morti addebitabili a quella ideologia, da elencare in un ipotetico "libro nero del femminismo" tutto da scrivere.

E' certamente vero che le ragioni dei conflitti sono sempre molteplici (e non sempre chiare nemmeno a chi vi partecipa), ma quella ideologia che si presta a sostenere la legittimità morale di un'azione, ne assume automaticamente la responsabilità storica, nel bene e nel male.

Come la Storia ci insegna.

 

Lorenzo R.




FINE DELL'INNOCENZA?


La tortura, abominio dell'umanità, abisso morale dal quale essa stessa quasi invoca un Dio che ponga finalmente termine alla sua - in tal modo dichiarata - non degna esistenza, è stata praticata dai maschi in ogni luogo ed in ogni tempo in tutte quelle forme che il delirio dell'infamia ha saputo inventare. Dai maschi, perché anche qui, come altrove, il male visibile sembra avere solamente quel nome. Della ferocia che non si vede non si può (non si vuole, non si deve) parlare.

Perché dunque rilevare con enfasi e sottolineare il fatto che finalmente appare in tutta la sua evidenza che quel male, il male assoluto, viene compiuto tra gli sghignazzi anche dalle femmine? Che l'estasi della malvagità è goduta anche dalle donne? Che l'annichilazione dell'altro è pura, incontaminata fonte di voluttà anche per il Genere Ben Nato?

Non sarebbe più cavalleresco glissare sul fatto e seppellirlo sotto il cumulo delle infinite nefandezze maschili? Manca forse il materiale?

Riconosciamolo: fino a pochi anni fa avremmo fatto proprio così. Ci saremmo comportati da Cavalieri Ingenui ed avremmo anticipato ogni rilievo occultando la malvagità femminile sotto la nostra. Ci saremmo precipitati a coprire le infamie femminili (quelle finalmente visibili) sotto la coltre dei nostri delitti, e ci saremmo sentiti nobili ed onorati.

Ma quell'era è finita. Siamo diventati Cavalieri Intelligenti, ora.

Quella Creatura che dall'alto della sua mai conquistata e perciò triviale, vile e falsa Innocenza ha pronunciato la condanna morale universale e definitiva degli uomini e che su quella base ha invocato il diritto di dominare il mondo, quella Creatura che si è proclamata Tempio dell'Amore e dell'Empatia, legataria universale della Nuova Era della felicità e della beatitudine planetaria, si è finalmente sporcata le mani, cioè l'anima.

Lo ha fatto nel più significativo, più emblematico ed esplicito dei modi: insultando, umiliando ed annichilendo i maschi di quella Civiltà che il femminismo occidentale odia e di cui vuole la sottomissione. Colpendoli, con perfetta intuizione, là dove giace il nucleo della loro intimità. Delitto senza pari, provocazione inaudita ed esiziale che, e non può essere altrimenti, pagheremo con nuovo sangue.

Sembra dunque che quella volgare Innocenza sia andata finalmente perduta.

Non è ancora così. La granitica certezza della propria ontologica superiorità morale è stata solo scalfita, la convinzione pura e perfetta di appartenere ad un'altra Specie, non comparabile con quella maschile, è stata solo incrinata.

No, quell'ineffabile, intangibile, superumana Innocenza è ancora solida e salda. Ben altro dovrà accadere, ben altro dovrà manifestarsi.

Ma finalmente un'ombra è passata ad oscurarne i riflessi, a sporcarne la limpida trasparenza. L'ombra di una verità sempre saputa e sempre negata.

Per chi lo vuol vedere.

 

Rino B.




UNO SPECCHIO PER L'OCCIDENTE


Di donne che se la spassano portando in giro per il salotto un maschio nudo al guinzaglio ce ne sono tante. E buon pro faccia a loro e al "cane". Al Grande Fratello la bionda ha fatto lo stesso con Patrik, l'innamorato di turno e felicissimo: e non è malata. Così come ci sono donne-kapò nelle galere, nelle famiglie e negli uffici di tutto il mondo. La differenza è quando diventano immagine, icona planetaria. C'è da domandarsi il perché.

Forse quell'immagine diventa universale in quanto più o meno involontariamente svolge il ruolo di simbolo e specchio che porta alla luce della coscienza di tutti il giudizio sul maschile di una intera civiltà e il significato della sua nuova elaborazione del femminile. A ciascuno le sue donne, si potrebbe dire modificando l'"unicuique suum" e l'Occidente si specchia in queste donne, generalesse responsabili del campo di prigionia e soldatesse secondine.

Responsabili, e conduttrici, di canili per maschi cani. Fino a ieri celebrate eroine della violenza giusta perché femminile.

Del resto non vedo alcuna differenza tra l'immagine corrente della donna proposta dalla pubblicità nel suo rapporto violento e degradante con il maschio e questa foto. Il senso è assolutamente lo stesso: il malebashing. Il pestaggio morale antimaschile.

Il maschio è animalesco, è impuro, è inferiore, deve essere guidato, e l'unica autorità possibile è la donna. Non sono d'accordo anche quei maschi, di certo non maschi islamici, che felici scodinzolano intorno al superiore principio di moralità? Non è questo il modello di maschio? Non è questo il modello di donna? Non ce lo stanno dicendo tutti gli "apparatnicki" occidentali da trent'anni a questa parte? Non vi si sono associati persino alcuni preti e teologi di grido? E questa povera diavola che cosa sta facendo se non mettere in pratica la lezione? Come milioni di ragazzine e
donne, e maschi di oggi.

Magari fosse un caso psichiatrico.

 

C. B.

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