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Contro le quote


Con l'avvio della modifica della Costituzione (art. 51) è stato dunque compiuto il primo passo verso l'istituzione formale e l'universalizzazione delle quote femminili nelle assemblee di ogni ordine e grado. Sarà poi la legge ordinaria a stabilirne la soglia, si parla del 40% contro quel 30 che figura mediamente nelle legislazioni straniere ..."Per compensare il ritardo".

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COMPETENZA?

 

La prima obiezione che viene sollevata dagli oppositori di questa istituzionalizzazione del privilegio (se ne trovano alcuni a parole ma nessuno nei fatti) riguarda la questione competenza.

Va da sé infatti che per far posto alle quotiste vi saranno uomini che dovranno farsi da parte, in barba al criterio della competenza  che dovrebbe essere il primo tra i requisiti di chi si impegna in politica (come in ogni altra attività che incida sulla vita collettiva).

Attorno a questo scoglio si muove la critica maschile. Certo, la questione competenza non è priva di rilevanza, ma purtroppo non è né la più fondata né la più importante.

Non è del tutto fondata perché tra  membri di organismi,  componenti di assemblee e titolari di cariche pubbliche, in mezzo a qualificati e competenti, si è sempre trovato un gran numero di maschi incapaci e incompetenti, sprovveduti ed  ignoranti (lascio stare i disonesti) in quantità tale  che - bisogna riconoscerlo - difficilmente potrà essere superata dalla massa delle quotiste per quanto queste possano esser raccolte nei ranghi più bassi dell'universo femminile.
Questo ci dice che - male che vada  - le quote non faranno che abbassare di un poco il già non eccelso livello di competenza degli organi elettivi e dei titolari di cariche pubbliche.

Con ciò però si vede che l'obiezione perde di mordente perché se questo fosse il prezzo da pagare per il raggiungimento della tanto agognata giusta-giustizia ed equa-equità  si potrebbe aderirvi quasi con entusiasmo, considerato che  non sta scritto da nessuna parte che l'efficienza sia il valore dei valori.  Il guadagno compenserebbe la perdita.

Ben altre e ben più profonde sono le ragioni di opposizione al sistema delle quote, opposizione  che deve essere radicale ed universale perché, letteralmente, pregiudiziale. In ballo non vi sono poltrone,  la posta in gioco è il valore di ciò che i maschi fanno, ossia semplicemente il valore dei maschi. Si tratta infatti di un attacco finalmente palese e solare, diretto e spudorato,  mirante allo svuotamento radicale del valore dell'agire maschile attraverso la rapina ex lege dei frutti di dell'azione.

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POLTRONA AUTOMATICA

Ecco perché e come.

Ottenere con il fare (maschile) e ottenere con il solo essere (femminile)

Acquistare seggi e poltrone ex lege significa ottenerli senza dovervi impiegare energie, senza  dedicarvi tempo e denaro, risorse fisiche e psicologiche, senza correre rischi, senza pagare alcun prezzo, senza rinunciare ad alcunché.

La poltrona automatica significa questo: che mentre i maschi devono spendere centinaia o migliaia di ore per entrare e farsi strada nell'arena politica le femmine vi entrano alzando la cornetta: "Un seggio a me? Benissimo!". Ora non vi è modo migliore per nientificare l'azione di qualcuno che giungere in carrozza  là dove l'altro arriva a piedi. Non vi è demolizione  più netta delle fatiche altrui che l'ottenimento gratuito di  ciò che l'altro può avere solo  pagando un prezzo salato. Non vi è miglior azzeramento del valore dell'azione - spinto sino allo sberleffo - che l'imposessarsi di qualcosa in forza  di ciò che si è  anziché di ciò che si fa.
A te la poltrona se agisci ed in quanto agisci, a me in quanto semplicemente  sono ciò che sono.
Che valore ha il tuo agire - con tutto quel che presuppone ed implica - quando tu puoi ricavarne quel che io ho direttamente senza far niente? Tu devi superare i gironi di qualificazione e gli scontri ad eliminazione diretta per arrivare a quella finale dove io giungo senza far nulla. Nella quale io ho il diritto di trovarmi perché ho il corpo di femmina.
 

Ogni partita doppio punteggio.

Le femmine - e questa è acqua liquida - valutano i maschi sulla base del rango sociale, del potere, del denaro  e della visibilità pubblica di cui dispongono, non dell'estetica, non del corpo, e di questo, ritenuto più profondo e ampio spettro valutativo, si fanno vanto paragonandolo alla grettezza maschile che invece guarda solo al corpo.

Quelli sono i talleri che i maschi possono mettere sul piatto della bilancia. Ma, nota il fenomeno, si tratta di ricchezze che tutte derivano da un fare, da un agire, mentre sull'altro piatto alle femmine è sufficiente mettere il loro corpo, scrigno che - come ben sappiamo - basta ad adbundantiam a pareggiare i conti. Basta e avanza.

I maschi dunque giocano - perché non hanno altra scelta - il gioco del fare e là guadagnano i loro punti, le femmine li conquistano con il semplice essere. Già è una bella differenza, ma perché non andare oltre? Perché non sottrarre ai maschi con la forza metà di quella visibilità, di quel valore che essi ottengono giocando il solo gioco per loro possibile? Perché non imporgli una doppia valutazione dei punti che le femmine guadagnano in forza di ciò che sono? Perché insomma non far valere anche nel campionato maschile quei punti che le femmine guadagnano nel proprio?

Attraverso le quote il genere femminile va a prendersi direttamente i frutti dell'azione senza pagarne il prezzo, ottiene finalmente di far valere nel campionato altrui i punti che guadagna nel suo. Ogni partita doppio punteggio.

E' la rapina del valore, l'espulsione degli uomini dalla  metà di quel campo che è il solo nel quale possano giocare, cioè farsi valere. E ciò in tutta serenità giacché è impossibile che i maschi ricambino l'invasione andando a giocare nel campo altrui, il campo del corpo, dal momento che è inconcepibile costringere le femmine ad apprezzare i maschi per ciò che sono anziché per ciò che fanno (quest'affermazione sarà smentita il giorno in cui una brutta professoressa sposerà un bel bidello).

In tal modo al valore straordinario del loro corpo, del loro essere, le femmine finalmente possono aggiungere quell'altro, quello che dovrebbe derivare dall'azione. Dall'azione mai compiuta.

Quando il maschio siederà fianco a fianco alle quotiste non sarà la questione competenza quella che lo metterà a disagio, non sarà il parametro capacità ad imbarazzarlo, sarà invece l'oscura percezione che tutto quel che ha fatto per giungere là non ha alcun valore, tutto il prezzo pagato, tutti i rischi, le fatiche, le battaglie, le rinunce non valgono niente. Sarà il sospetto che è lui a non valere niente. Ma non sarà un sospetto, sarà la verità.

R. B.

  

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