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Corsi di rieducazione

RIEDUCARE GLI UOMINI

I Comitati Pari Opportunità e le singole Consigliere di Parità all'interno degli enti e delle amministrazioni pubbliche hanno incominciato ad organizzare corsi pudicamente denominati di risocializzazione maschile.

Non sarà inutile sapere cosa siano e a cosa servano

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“Sono gli uomini che debbono cambiare, non noi” così gridarono le Redstockings trent’anni fa ed i corsi di risocializzazione programmati presso Enti ed Aministrazioni pubbliche, in un trend che si va diffondendo, non sono che alcuni, benché tra i più significativi, degli infiniti momenti nei quali quella conversione viene evocata, attivata, promossa.

Per favorirne l’accettazione li si presenta in veste dolce ed innocua, come fossero finalizzati alla crescita collettiva, alla maturazione comune, ad una nuova civilizzazione. Ecumenismo garantito talvolta dalla presenza nei Comitati promotori di componenti maschi.

Si incomincia fugando il sospetto, vago ed indeterminato, che si tratti di un momento di condizionamento mirato, costruito mettendo insieme le acquisizioni della scienza psicologica e le finezze della psicologia intuitiva.

Per dissimularne gli scopi si concederà benevolmente che “anche le donne devono cambiare” fingendo che La Docente e i discenti stiano sullo stesso piano. Si farà affidamento sul fatto che i convocati negheranno per primi di fronte a se stessi il sentimento di disagio che li pervade e li si aiuterà a liberarsi del sospetto che si stiano prestando ad un processo che mira a toccare qualcosa di profondo. E la procedura incomincerà.

Si ricapitoleranno ancora una volta i secolari torti patiti dalle donne a causa degli uomini per metterli di fronte alla loro Colpa di Genere, all’imbarazzo di sentire ciò che sentono e di essere ciò che sono, dando atto però, con benevola condiscendenza e soave lusinga, che "...dei nostri colleghi, dei nostri maschietti, in fondo non ci si può lamentare...".

Si parlerà di molestie visibili ed invisibili, di discriminazioni palesi e occulte, di disparità dissimulate e manifeste, di offese dirette ed oblique.

Si insegnerà che il giudizio sul comportamento maschile è di competenza della donna che lo riferirà al suo vissuto e, al tempo stesso, che l’intenzione degli uomini, il vissuto maschile, è irrilevante.

Si definirà con precisione cosa siano discriminazioni e privilegi, offese e molestie ed al tempo stesso si ricorderà che spetta alla donna qualificarle a posteriori secondo il suo sentire, come spetta a lei ridescrivere i veri scopi che animano i comportamenti degli uomini.

Si richiameranno avvenimenti di ogni epoca e di ogni luogo, si useranno aneddoti e metafore, le più sottili, per rappresentare quella fantasmagoria di modi nei quali si esprime in ogni ambito, dissimulata e negata, la pulsione alla discriminazione, alla denegazione, alla forclusione del femminile.

Si indicheranno poi i modi e le forme cui il linguaggio ed il comportamento maschili debbono attenersi, le corrette linee guida dello studio e della ricerca, per gli uni, dell’applicazione intellettuale e operativa per gli altri.

Si esemplificherà in qual modo si debba coltivare quel pensiero cosciente che vigila con prudenza sui propri assunti e sulle proprie conclusioni. Si suggeriranno amabilmente i modi con i quali far emergere dal profondo i principi occulti, le derive emotive che presiedono all’elaborazione di un pensiero e di un’azione antifemminili che solo all'interessato -misoginia latente- sembreranno innocue e innocenti.

Vi è la certezza che nessuno oserà svelare, e con ciò svellere, i contenuti dell’insegnamento giacché la bocca degli uomini oggi è murata dalla paura della canzonatura e dell’irrisione, la stessa sanzione che colpisce noi che veniamo letti in questo momento: deliranti.

Che si tratti di un processo indistinguibile dalla rieducazione, né chi la promuove né chi la subisce mai potrà riconoscere.

Perciò è necessario riconoscerlo.

R. B.

 

 

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