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Classi miste

 

L'Aristocrazia e la suburra


 

L’ondata del giorno viene dalla Francia dove le scuole Cattoliche hanno posto in discussione le classi miste e proposto la separazione dei sessi. Per quale motivo? A vantaggio di chi? A vantaggio delle femmine, penalizzate dalla presenza, inibite dallo sciovinismo, impaurite dall’aggressività maschile.
 
Costrette a convivere con quella metà della terra dalla quale non hanno nulla da imparare e dalla cui presenza vedono limitato il loro superiore rendimento e compressa la manifestazione della loro preminenza estetica e morale.

Il confronto con quelli che sono ad esse inferiori nel profitto le umilia,

la relazione con coloro che sono più bassi moralmente le corrompe.
 
Costrette a subirne la violenza, la volgarità e la brutalità, hanno già pagato un prezzo anche troppo alto ed è giunta l’ora di chiudere questo capitolo, questo esperimento. Del resto non fu avviato nell'interesse dei maschi ed è giusto che si chiuda avendo di mira quello delle femmine. Un minimo di coerenza.

L’articolista* si getta affamata su questa perla offertale dai suoi avversari politici e va giù dura contro questi maschi, sempre più “bulli e somari”. Allo sberleffo aperto segue l’insinuazione, all’insulto aperto il rimando beffardo.

Del resto, se persino la Chiesa, da sempre nemica delle donne (o sbaglio?) giunge ad una tale proposta, vuol dire che la misura è colma davvero.

Quale la causa? Dove il problema?

Il maschio è il problema.
 
Al pari di tutte le violenze, le brutture, i mali del mondo, anche questi, e non potrebbe essere diversamente, trovano qui la loro origine. Come nel resto della società, anche a scuola la presenza maschile è freno, impedimento all’avanzata femminile verso il vertice della Scala degli Esseri.

Si potrà mai quantificare il danno che le femmine stanno subendo a causa delle classi miste? Quanta repressione, quanta compressione delle potenzialità, quante offese, quante umiliazioni e ricatti, quanti disagi e disturbi, quante limitazioni patite negli anni decisivi della crescita.

Si potrà mai quantificare questo credito? Cosa ci stanno dunque a fare le femmine in mezzo ai maschi? Perché devono essere tanto penalizzate?

Ce lo spiega in prima pagina Marco Lodoli dicendoci che se classi miste è male, classi separate è peggio.

Lui, che ha insegnato in classi, o forse in scuole separate, ci insegna che quelli sono covi di misoginia, dove branchi di maschi arrapati imparano a “sputare sperma e sangue” all’indirizzo del Bel Genere.

Dove la femmina, trasfigurata dalla distanza, diventa in realtà incubo, misterioso mostro da insultare e stuprare (proprio così) dove i sentimenti diventano patologia, dove gli ormoni, per quanto fiaccati dal vizio solitario, deformano e degradano o forse semplicemente svelano quel che i maschi diventano quando crescono da soli, lontani dall’influsso civilizzatore, fuori dal controllo, dall'opera domesticatrice della Miglior Parte del mondo. Quel che sarebbero senza di Lei.

Vero è che anche le femmine, cresciute sole, si abbandonano a comportamenti disdicevoli, coprono le pareti di attori e si innamorano del fattorino. Non lo trovate aberrante?

Così, dando una bella legnata alla plebe ed un dolce buffetto all’Aristocrazia, con spirito equo e paritario, il nostro, alla fine, ci convince. Ci riesce davvero.

Sì, per proteggere gli interessati dalla caduta finale nei bassifondi dell’etica e dell’estetica, per evitare che questa parte del mondo continui a scendere in basso, sempre più in basso, è necessario che convivano con le femmine.

Per evitare le conseguenze ben più gravi che le colpirebbero comunque, per limitare i danni che ad esse inevitabilmente deriverebbero, è necessario che le femmine convivano con quelli.

Un altro fardello, ancora un onere senza compensi, uno dei tanti prezzi che le Ariane sono chiamate a pagare a quella bassa plebe.

Perché qualcosa deve pur essere fatto a protezione del mondo dalla peste misogina, dal cancro della maschilità.
 

(* M. Cavallieri - La Repubblica 9/1/03, pag. 24)
 

Gennaio 2003

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