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La questione economica

 

UOMINI, DONNE ED ECONOMIA
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Sugli stravolgimenti dei rapporti uomo/donna di questi ultimi decenni deve essere esplorato un aspetto che finora non abbiamo mai messo in risalto. Mentre abbiamo sviscerato gli aspetti sociologici, giuridici, politici e metafisici della cosiddetta rivoluzione dei sessi e della destituzione del Patriarcato, non abbiamo mai approfondito i riflessi sull’Economia, in particolare quella "quotidiana", a cui devono fare riferimento le famiglie; quella Economia di cui i mass-media scrivono e parlano solo sulle evidenze di fondo, tralasciandole per lunghi periodi, per poi riprenderle senza molta convinzione; ma in realtà quella Economia che può essere considerata la più importante perché incide sulla vita della maggior parte delle persone.

Il benessere di cui possiamo ancora disporre proviene dal XVIII secolo quando gli uomini, sfruttando l’innovazione tecnologica, edificarono le prime industrie per la produzione in serie, e posero le basi per il continuo sviluppo che permise l’approdo agli odierni livelli di benessere. Il fenomeno, interessando l’Occidente, tanto da motivare l’instaurazione del Sistema Occidentale, viene denominato nella sua fase iniziale "Rivoluzione industriale", ora ha raggiunto connotazioni molto evolute, tanto che nell’area geografica si parla di epoca post-industriale, in quanto lì sembrano rimanere le attività decisionali e di servizio, demandando altrove le attività manifatturiere, meritandosi così l’appellativo di "globale", termine con cui viene definita spesso l’Economia di "elite", e con cui viene prospettata l’Economia del futuro.

Certo questo processo fu accompagnato, come lo è tuttora con i movimenti "no-globals" e con le richieste di affrancamento dei Paesi non sviluppati, da istanze sociali e politiche, sfociate in vere e proprie lotte; fu caratterizzato da interventi dei regimi statali in diverse forme, legislativa per dirigerne la crescita, di impulso per sfruttarne la produttività o per favorire l’occupazione; dai medesimi regimi fu gestito in diverse misure, più invasiva e distruttiva come l’impostazione comunista maggioritaria o totalitaria, più liberale e più soggetta a squilibri come l’impostazione capitalista pura o mista; fu sottoposta a diverse crisi di settore, di area, di prodotto o particolari, legate alle mutazioni del "mercato".

Le difficoltà e le problematiche di cui ho fatto cenno, non impediscono, se pensiamo a ciò che eravamo trecento anni fa e ciò che siamo ora, di considerare questo come il più memorabile capitolo del progresso millenario compiuto instancabilmente dagli uomini e da loro donato alle loro comunità nazionali. Mi corre onere precisare, dovendosi mettere in contrapposizione e quindi al livello del pensiero "femminilista", che le donne vi abbiano partecipato marginalmente, o indirettamente, fruendone però quanto gli uomini, sebbene il racconto "femminilista" trovI anche in questa realtà storica imputazioni d’accusa all’universo maschile sia per le contrapposizioni creatisi tra ceti sociali, sia per le presunte ingiustizie arrecate alle donne.

E’ necessario ora approfondire la materia comprendendone meccanismi e conseguenze. Lo sviluppo economico si può configurare come un aumento di beni, prodotti o meglio trasformati, carpiti dalle risorse naturali. La produzione di beni, genera ricavi per il produttore, identificabile con il datore di lavoro, genera salari per la manovalanza.

La produzione è finalizzata al Consumo, poiché i ricavi e i salari vengono poi impiegati appunto per essere consumati, i primi per riattivare il ciclo produttivo con l’acquisizione delle materie prime, i secondi per il sostentamento delle famiglie. Ciò che residua dal Consumo costituisce il Risparmio, che corrisponde per le imprese dagli utili e per le famiglie da ciò che si impiegava in beni o titoli di investimento, finalizzato a mantenere nel tempo il suo potere di acquistare i medesimi beni, cioè a difesa delle tendenze inflazionistiche dei prezzi.

Tutto questo solo per spiegare, in sintesi poiché enuclearne le complesse implicazioni non ne è lo scopo, il ciclo Produzione, Consumo, Risparmio, che dal '700 iniziò ad espandersi sino alle dimensioni attuali. Il ciclo economico, perché funzioni, deve muoversi nei suoi tre elementi in maniera equilibrata, perché è inutile una Produzione non soddisfatta da un adeguato Consumo, perché un Consumo sfrenato non può generare il Risparmio, che quindi non potrebbe sostenere la Produzione. Il tutto è regolato dal fattore Bisogno, perché esso determina in qualità e quantità il consumo. Mi sia concesso, per l’uso che se ne fa all’interno del presente articolo, denominare Economia il complesso dei tre fattori Produzione, Consumo, Risparmio.

Attualmente noi stessi denominiamo la nostra società con l’epiteto "consumistica", proprio perché Bisogni sempre crescenti hanno accresciuto i consumi, a soddisfacimento di bisogni secondari e anche terziari, al raggiungimento di agi sempre superiori, fino al godimento di beni futili.

L’analisi che voglio fare si riferisce allo sviluppo avvenuto tra gli anni ’80 del secolo scorso ed oggi, che giudico particolarmente rapido e particolarmente fittizio.

Anzitutto però v’è da registrare l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, prima come lavoratrice sussidiaria all’uomo nel sostegno delle famiglie, poi come destinataria e consumatrice principale della Produzione. Proprio in questo periodo che sto esaminando, per le ragioni a noi note, l’accesso al mondo del lavoro delle donne è stato massiccio, sia per il forte sviluppo tecnologico, che ha ridotto sensibilmente il ricorso alla forza umana, sia per le continue spinte alla emancipazione dai ruoli tradizionali rivolte alle donne, affinché diventi soggetto economico, sia come attrice della produzione, sia come beneficiaria dei consumi.

Negli ultimi anni stiamo assistendo a due fenomeni nella Economia Occidentale: la perdita progressiva di potere d’acquisto delle famiglie e la delocalizzazione della produzione verso paesi meno evoluti.

Il primo fenomeno è addirittura scioccante: fino a trent’anni fa il salario di un’operaio consentiva di mantenere una famiglia (moglie e figli), di costruire una casa per sé e di fornire un buon viatico al futuro dei propri figli. Ora gli stipendi di marito e moglie servono per vivere e le prospettive si fermano lì.

Cosa è successo nel frattempo ? La mia tesi prova che dagli anni ’80 in qua sono aumentati solo i Consumi, determinati da Bisogni sempre maggiori, che hanno indotto la Produzione a crescere solo per essere consumata e non per incrementare il Risparmio, unico fattore in grado di ravvivare la Produzione non in maniera fittizia. Quindi è aumentato in maniera esponenziale il costo dei medesimi beni e servizi. E’ stata la risposta anomala dell’Economia alla domanda di uguaglianza reddituale tra uomini e donne. L’Economia ha reagito riducendo la capacità d’acquisto di beni della moneta, poiché i costi dei beni e dei servizi sono cresciuti. Ciò si è reso possibile per tutte queste cause:

    • l’uso del lavoro femminile ne ha implicato la sua remunerazione, ovviamente; remunerazione riconosciuta anche quando fossero in maternità, o anche durante le frequenti malattie spesso prodotte dallo stress di lavorare a casa e in azienda;
    • creazione di nuovi costi derivanti dalla cura dei bambini e degli anziani, un tempo procurata dalle donne all’interno delle famiglie ora delegati ad enti pubblici o privati;
    • creazioni di nuovi Bisogni, non primari, in campo domestico, dell’immagine personale e dei servizi in genere; connesso a questo non dobbiamo sottovalutare una generica maggiore propensione al consumo propria dell’universo femminile ora titolare diretto di redditi;
    • reperimento di manovalanza dai flussi immigratori per sostenere la forza attiva, per il calo demografico causato dall’aver sviato le donne dai loro ideali di maternità; alla immigrazione è imputabile il trasferimento delle rimesse all’estero che non è altro che Risparmio che non viene impiegato nel luogo di realizzo della Produzione; sono altresì imputabili gli effetti negativi sulla vivibilità delle nostre città, l’aumento della criminalità e la lievitazione dell’Economia sommersa;
    • con il calo demografico le somme erogate a titolo di pensione dalle Casse Statali non coprono le somme entrate a titolo di previdenza e la forza economica attiva fa fatica a mantenere una forza economicamente passiva sempre crescente e sempre più longeva; non dobbiamo poi sottovalutare il fatto alle donne la pensione viene corrisposta cinque anni prima degli uomini ed in media per sette anni di più.

La crescita produttiva e di benessere di questi anni è stata solo fittizia, perché si è trattato di aumento di soddisfacimento di Bisogni spesso effimeri, quindi l’Economia non ha fatto altro che obbedire a quanto prescritto, aumentare la Produzione, perché l’aumento prodotto venga interamente consumato, convogliando metà del risparmio alle donne che dovevano essere retribuite e facendone ricadere sulla collettività il costo economico. Ecco cos’altro ha provocato l’aver scardinato l’antica cooperazione tra uomini e donne, quando gli uomini procuravano reddito all’esterno della famiglia e le donne realizzavano economie all’interno.

Nelle Società Occidentali è in realtà cresciuto in modo esorbitante il costo della vita, che ha causato anche perdita di competitività, in particolare delle Produzioni manifatturiere ed ecco poi profilarsi il fenomeno della delocalizzazione attuata da tutte le industrie, aggiuntosi fatalmente al raggiungimento di un sistema economico "maturo".

L’Economia, diventata nel frattempo globale, se ne frega dei capricci occidentali, perché se non trova conveniente la Produzione in Occidente, se ne va ad Oriente, se non lo è neanche ad Oriente se ne andrà in Meridione e così via e costringe ad abbandonare le Produzioni meno sofisticate e quindi meno remunerative, per aprirsi alle attività ad alto contenuto tecnologico. L’Occidente ha bisogno di una urgente trasformazione economica affinché non solo possa essere mantenuto il livello di benessere, ma anche per evitare contraccolpi sociali a causa del conseguente impoverimento degli strati della popolazione più deboli.

Ma dunque, se Dio è il Principio che crea, l’uomo il Principio che trasforma e la donna il Principio che conserva, nell’Occidente dove Dio è misconosciuto, l’uomo è svilito e ammaliato da sirene fuorvianti, le donne ubriache di caotica e destabilizzante onnipotenza, come si potrà attuare la trasformazione ?

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S. Destro - Ottobre ’05

 

 

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