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Ma siete impazziti?

 

Riceviamo da Sabina - 1

 

Male-bashing..., tutta colpa del Femminismo. Grazie. Voi combattete il Femminismo e così facendo date a noi donne la consapevolezza della nostra Forza nei vostri confronti.

R. B.:  La percezione della propria forza è una cosa buona. La forza delle donne non ci dà alcun fastidio.


Scrivete "si deve colpire tutto ciò che è esistito e che esiste per colpire coloro che lo hanno creato" quindi si devono colpire gli uomini, perché sono gli uomini ad avere creato ogni cosa.

R. B.:  E' quel che diciamo. Tutto ciò che è esistito e che esiste è stato (moralmente) distrutto dal Femminismo con lo scopo di azzerare il valore degli uomini.

E vi stupite del fatto che il Femminismo si stia espandendo?

R. B.:  Non ce ne stupiamo minimamente.

Io femminista non lo sono mai stata, ma dopo aver letto una tale affermazione credo che non solo lo diventerò, ma farò in modo che tutte le donne che conosco prendano atto che al mondo esiste chi ha la pretesa di tale onnipotenza.

R. B.:  E' l'onnipotenza del Male perché questo è il nome che il Femminismo ha assegnato ai maschi. Il Femminismo ha condannato come male tutto ciò che gli uomini hanno fatto, creato, costruito, pensato, sentito, voluto, desiderato e condanna come male tutto ciò che gli uomini fanno, creano, costruiscono, pensano, sentono, vogliono e desiderano. Solo le sofferenze maschili sono una cosa buona perché indicano che gli uomini si stanno "convertendo". Noi non ci convertiamo. Lo faresti tu?

Il vostro è un delirio e come tale non può che suscitare ilarità.

R. B.:  E forse un pò di immotivata paura. Se la paura c'è non vi è ragione di negarla. Noi non mentiamo a noi stessi, perché voi lo fate?

Noi donne vi abbiamo denigrato, colpevolizzato, schernito, calunniato?

R. B.:  L'esperienza delle donne è raccontata dalle donne. Giusto e sacrosanto. Quella degli uomini da oggi in poi sarà raccontata dagli uomini. Quel che gli uomini provano lo raccontano gli uomini. E' un racconto che disturba, che disagia, che colpisce, che ferisce, che responsabilizza le donne. Lo sappiamo, ed è proprio per questo motivo che le donne non vogliono che gli uomini parlino, è proprio per questo che il racconto delle sofferenze maschili è definito falso.

E chi ci può biasimare dopo aver visionato il vostro sito?

R. B.:  Nessuno meglio di noi capisce la reazione femminile alle nostre parole.

Per primi gli uomini condannano ciò che scrivete e prendono le distanze dalle vostre posizioni.

R. B.:  E' vero. Gli uomini stanno piegati sotto il peso della Colpa e della vergogna che le donne occidentali gettano ogni giorno su di loro, perciò non seguono il loro cuore ma la volontà femminile. Hanno paura di essere bollati come maschilisti, temono la condanna, perciò sono contro di noi. E' proprio vero, gli uomini sono contro di noi.

Non riesco proprio a capacitarmi del fatto che, in un mondo ancora prettamente maschile, dove migliaia di donne subiscono l'infibulazione per negare loro il piacere fisico, dove milioni di donne vedono negati diritti fondamentali, quali diritto al voto, all'educazione, all'assistenza medica...

R. B.:  L'uso del Passato, dell'Altrove e dell'Attuale con lo scopo di schiacciare gli uomini sotto il peso della Colpa, di zittirli e di renderli debitori è l'arma fondamentale del Femminismo. Anche tu, che pure non sei femminista, la stai usando. Ma l'incanto si è rotto perché oggi gli uomini hanno incominciato a capire.

...ci sia chi abbia la faccia tosta di dire che esiste un "pestaggio morale antimaschile".

R. B.:  Chi racconta l'esperienza maschile? Gli uomini, ed oggi gli uomini hanno deciso di dare un nome all'odio antimaschile.

Un po' di obiettività signori!

R. B.:  E' "obiettivo" l'uomo che mente a se stesso e racconta bugie al suo cuore ed alla sua anima in obbedienza alla morale femminista, per paura di diventare un reietto. Noi non siamo obiettivi, noi stiamo dalla nostra parte.

Se ciò vi può far piacere sappiate che continuerò ad aver stima dell'uomo nonostante abbia letto il vostro "manifesto".

R. B.:  Si, ci fa piacere, anche se è evidente che la tua stima non riguarda noi. Quando accade, siamo contenti di essere stimati dalle donne, specie oggi che a farlo sono pochissime. Anche noi per parte nostra le stimiamo. E' la loro cura che ci ha permesso di sopravvivere. Senza la loro opera il mondo non esisterebbe. Noi vediamo l'invisibile opera femminile nel bene, ma ora vediamo anche la loro parte nel male.

Cosa si prova ad essere innocenti?

 

Lettera da Sabina - 2

 

AVE RINO, MORITURA TE SALUTA

Io sinceramente non la capisco. Dalle sue parole deduco di avere a che fare con una persona intelligente eppure lei spreca il suo tempo e la sua scienza nel combattere contro un nemico inesistente, come un novello Don Chisciotte. Mi creda le donne non vi disprezzano, hanno altro a cui pensare! Lei forse ha vissuto gli anni del Femminismo, della rivendicazione dell' indipendenza e dell'emancipazione, ma i tempi passano e ora noi donne vogliamo altro. Sa cosa desideriamo? Cosa cerchiamo? Un UOMO.Un uomo forte, sicuro di sè, virile, un uomo che ci faccia sentire al sicuro quando ci stringe al suo petto, un uomo che sia un punto di riferimento. Le donne vogliono avere una propria identità, senza che l'uomo si senta minacciato da ciò. Perché la realizzazione della donna in quanto persona con aspirazioni, desideri, progetti causa nell'uomo una crisi d'identità? Io stento veramente a credere che l'uomo d'oggi sia meno virile a causa della accresciuta aggressività femminile! Non è forse che la maggior consapevolezza da parte della donna dei suoi diritti abbia destabilizzato un uomo abituato a una posizione di superiorità derivatagli dalla " volontà divina"?
Non è che questo odio ingiustificato contro il genere femminile le derivi da qualche dolorosa esperienza personale? Vorrei tanto che lei mi descrivesse la sua donna ideale o la sua compagna (anche se fatico a credere che un uomo con un sì grande risentimento nei confronti delle donne sia felicemente accoppiato).
Ad essere innocenti ci si sente incazzati (mi conceda il termine) con coloro che innocenti non lo sono stati nei nostri confronti. Eppure credo negli uomini, li stimo e forse vado più d'accordo con gli uomini che con le donne.


R. B.:  La tua mail merita una risposta ampia ed articolata che ti manderò a giorni.

La via elettronica permette che ti faccia alcuni complimenti senza tema che siano macchiati di secondi fini.

1- Sei una donna di un certo coraggio. Ti sei avvicinata alla tana dei lupi senza timore. Eppure noi siamo veramente i lupi cattivi, più cattivi di noi non ce ne sono. Naturalmente esistono i maschilisti i quali credono di essere ancora più cattivi di noi ma si tratta di gentaglia che lavora alacremente a favore del Femminismo e perciò contro gli uomini. Se io fossi una femminista non mi augurerei di meglio che di avere davanti a me dei veri maschilisti. Purtroppo per il Femminismo e contrariamente a tutte le apparenze noi non lo siamo. Siamo bollati come tali (questo è inevitabile) ma non lo siamo proprio. Puoi crederci perché se lo fossimo certo non temeremmo di dirlo. Il maschilismo ed il Femminismo sono i nostri nemici perché il primo alimenta il secondo ed il Femminismo sta agli uomini come il maschilismo sta alle donne.

2- Sei interessata a ciò che dicono gli uomini, fossero anche follie. Il che è notevole. Solitamente quando una donna mi chiede il come ed il perché dei nostri principi e dei nostri obiettivi finisce così: io (che pure sono l'interrogato) parlo per 3 minuti, lei per tutto il resto del tempo. Perché lei "sa già tutto" di noi. E cosa sa? "Sa" che siamo "maschilisti" e quindi...

Questo tuo interesse mi lascia un po' stupito benché sappia per esperienza che delle questioni di genere (e di molte altre attinenti la psiche, i sentimenti, i rapporti umani) si parla molto più agevolmente con le donne che con gli uomini. Gli uomini non parlano, se ne guardano bene. Hanno sempre qualcos'altro per la testa (talvolta temo si tratti del vuoto).
Noi però sappiamo perché non parlino.
Per la vera risposta, a giorni.

Io sinceramente non la capisco. Dalle sue parole deduco di avere a che fare con una persona intelligente eppure lei spreca il suo tempo e la sua scienza nel combattere contro un nemico inesistente, come un novello Don Chisciotte.

R. B.:  Il femminismo sostiene che da secoli (o da millenni) è in corso una guerra non dichiarata contro le donne. Il concetto è ormai universale tanto che 10 anni fa il presidente Usa G. Bush usò l'espressione in pubblico dicendo che appunto quella guerra doveva finire. Eppure se nel corso dei secoli avessimo chiesto ai maschi "siete voi in guerra contro le femmine?" solo pochissimi o probabilmente nessuno l'avrebbe confermato. Anzi, la quasi totalità si sarebbe stupita della domanda, così come ce ne meravigliammo noi 30 anni fa quando appunto il femminismo diffuse questa dura espressione (appositamente dura) per ricomprendere in essa tutto il male che le donne subiscono dagli uomini.

Quell'affermazione non si riferiva alle intenzioni della maggioranza degli uomini ma li accusava tutti (=ci accusava tutti) di praticare una guerra di cui tutti - ovviamente - negavamo l'esistenza. Fu una vera sorpresa per me e per quelli della mia generazione "scoprire" che eravamo in guerra contro le donne. In guerra contro le donne proprio noi, e perché mai? In guerra contro quelle creature che tanto ci affascinavano e dalle quali ci aspettavamo un "Bravo!" come fosse ossigeno? Noi in guerra contro coloro che amavano e per le quali ci saremmo onorati di dare anche la vita? (Il fatto che questa affermazione oggi suoni del tutto inverosimile, ingenua e persino patetica non la rende meno vera perché si tratta della nostra esperienza e della nostra esperienza siamo titolari noi). In guerra contro le nostre madri, le nostre sorelle, le nostre fidanzate? Che follia era mai questa? Ci interrogammo allora ascoltando le corde più profonde della nostra anima. Non trovammo ombra di odio o di rancore, al contrario. Ma imparammo che tutto ciò non significava assolutamente niente. La nostra percezione di essere in pace e non in guerra con le donne non aveva alcun valore.
La guerra c'era e noi la stavamo combattendo senza volerlo ed a nostra insaputa, anzi, contro la nostra stessa volontà, eravamo impegnati in un conflitto che "...se fosse stato nell'interesse maschile avrebbe portato all'eliminazione delle donne dal mondo...". Così ci fu detto e questo fu il benvenuto che il mondo ci diede all'alba della nostra coscienza.

Sul principio qualcuno affermò che quella era un'affermazione delirante, oggi invece nessuno più osa negare che quella guerra ci sia stata e che perduri tutt'ora. Oggi è una verità universale che nessuno è autorizzato a negare e chi la nega mostra con ciò di volerla perpetuare. Le donne dunque hanno scoperto che quella guerra c'era, le donne lo hanno rivelato, le donne insomma hanno definito come fosse il mondo (dal loro punto di vista) ed hanno convinto tutti gli uomini che tutti gli uomini sono in guerra da sempre contro le donne. Non parlarono solo di se stesse ma osarono descrivere la nostra esperienza, il nostro sentire, il nostro "vero" essere.
Quel che stupì noi 30 anni fa non stupisce le nuove generazioni maschili perché lo sentono dire sin dall'infanzia e perciò per loro è una verità inconfutabile. Ogni maschio che nasce impara, deve imparare e deve confessare di essere in guerra contro le donne - lo sappia o no, lo voglia o no - che il genere cui appartiene è in guerra da sempre e ovunque e che egli è personalmente erede e continuatore di quella guerra. Comincia persino a diventar difficile superare gli esami (in certe Facoltà) se si nega questa verità.

La guerra contro le donne dunque è innegabile in quanto nessuno è autorizzato a negarla. A chi spetta dire se e quando sarà finita? Alle donne, ovviamente. Da tutto ciò si ricava quel che segue:
1- il fatto di non sentirsi in guerra, di non voler essere in guerra non significa assolutamente nulla: la guerra contro le donne c'è;
2- il fatto che gli uomini neghino di essere in guerra non significa assolutamente nulla, ciò prova solo che la vogliono nascondere per poterla continuare: la guerra contro le donne c'è;
3- il fatto che gli uomini desiderino le donne e ne abbiano bisogno, che persino le amino (si ammette infatti che amino un po' almeno le loro madri) non significa assolutamente nulla: la guerra contro le donne c'è.

E' quindi chiaro che gli uomini non hanno alcun titolo per parlare di quella guerra, la sola cosa che ogni maschio deve fare è riconoscere che è esistita, che esiste, che egli è il beneficiario di quella passata ed è un soldato (inconscio) di quella presente. L'esistenza di quella guerra è definita dalle donne e perciò solo le donne sono autorizzate ad affermare che sarà finita il giorno in cui sarà veramente finita. (Tu capisci che quel giorno non arriverà mai perché le donne non avranno mai interesse a togliere dall'anima dei loro uomini il peso di questa condanna, della colpa e quindi del debito).
E' sufficiente applicare gli stessi principi, ossia riconoscere agli uomini il medesimo diritto, per capire chi siamo noi di Uomini3000 e cosa vogliamo:

- come le donne hanno definito la realtà dal loro punto di vista, secondo la loro esperienza, così faranno gli uomini.
- come le donne hanno denominato "guerra" il rapporto che gli uomini hanno con esse, così noi chiamiamo guerra (Pulizia Etica Antimaschile, per la precisione) quella che le donne occidentali combattono contro gli uomini.
- come le donne hanno impedito agli uomini di negare quella verità (la verità dal punto di vista femminile) così noi vietiamo alle donne di negare la nostra verità. Mi ripeto: come le donne negano agli uomini il diritto di negare la verità femminile così noi neghiamo alle donne (Sabina compresa) il diritto di negare la nostra.
- come le donne si riservano di stabilire quando quella guerra finirà così faranno anche gli uomini.
- come le donne giudicano criminoso ogni tentativo maschile di raccontare l'esperienza femminile così noi definiamo criminoso il tentativo femminile di raccontare la nostra.
- come l'amore degli uomini per le donne (in verità negato dal Femminismo) non ha impedito ad essi di fare la guerra alle donne, così l'amore delle donne per gli uomini (vero o falso che sia), delle madri per i figli, delle mogli per i mariti, non impedisce loro di fare la guerra contro i loro uomini, i loro figli ed i loro mariti.
- come gli uomini hanno tentato e tentano di negare (persino a se stessi) il loro odio antifemminile (misoginia) così le donne tentano di negare a se stesse il loro odio contro gli uomini (misandria).

Sappiamo ciò che accadrà: le donne, che rivendicano il diritto (sacrosanto) di definire da se stesse la loro realtà e la loro esperienza non riconosceranno mai agli uomini il diritto di fare altrettanto. Infatti tu stessa, assimilandoci a Don Chisciotte, hai negato la verità del nostro racconto. Tu hai definito falso il racconto degli uomini, esattamente quel che ci aspettavamo.
Come reagiscono le donne di fronte alle nostre controaccuse? Con un sorriso di compatimento ed una smorfia che tradisce incredulità ed amarezza: "Come osano dire questo? Con tutto quello che facciamo per loro, con tutto quello che sopportiamo per loro. Con tutto l'amore che sentiamo per loro, come osano accusarci di odiarli?" Osservazione ragionevole, che anche gli uomini hanno tentato e tentano vanamente di contrapporre. Ma gli uomini sanno che quel che provano veramente dentro di sè non ha alcun valore.


Mi creda le donne non vi disprezzano, hanno altro a cui pensare! Lei forse ha vissuto gli anni del Femminismo, della rivendicazione dell' indipendenza e dell'emancipazione, ma i tempi passano e ora noi donne vogliamo altro.

R. B.:  Gli uomini hanno imparato che il loro disprezzo (e l'odio ed il rancore) per le donne non è dato da quel che ad essi pare di sentire, hanno dovuto imparare che i loro sentimenti sono solo apparenti, sono sentimenti che essi credono di avere, hanno imparato che credono di amarle ma che in realtà le odiano.
Nessun uomo è oggi autorizzato a dire che ama le donne perché viene subito sanzionato con un bel: "Ah si vede, ...si vede quanto ci amate!" e giù con il Passato (Baccanti, roghi di streghe, diritto romano di vita e di morte, guerre, distruzioni, etc. ) con l'Altrove (infibulazione, clitoridectomia, roghi indiani, chador, piedi delle cinesi, Afghanistan, Sudan, etc.) e con l'Attuale (maltrattamenti, molestie, stupri, "sentenze choc", discriminazioni etc.). Sta quindi alle donne, oggi, stabilire se gli uomini le amino o meno. Le donne invece - come fai tu - fondano il loro giudizio su ciò che sentono dentro di sé, e poiché non sentono disprezzo per gli uomini pensano di non disprezzarli. Considerazione assai ragionevole, in verità, se valesse per entrambi, ma che oggi vale solo per le donne e non per gli uomini. Ancora una volta - come sempre ed inevitabilmente - le donne non applicano a se stesse lo stesso criterio, la stessa regola che impongono agli uomini e non riconoscono agli uomini quel diritto che rivendicano per se stesse. Questa reciprocità non esiste. Esisterà mai?

In verità a Uomini3000 non importa cosa stia dentro al cuore delle donne, se amore o odio, stima o disprezzo. Importa solo quel che si vede, quel che appare all'esterno, perciò quando noi parliamo dei sentimenti femminili (che non possiamo conoscere) costruiamo solamente una figurazione, è un modo per spiegare il comportamento femminile facendo riferimento alle sue possibili origini.

L'affermazione estrema "le donne occidentali odiano i loro uomini" significa solo che esse si comportano come se li odiassero e questo è solo un modo per dire in maniera comprensibile che la misandria esiste.

Noi non abbiamo la pretesa di risalire dal comportamento femminile sù fino ai sentimenti che lo animano, noi non pretendiamo di descrivere lo stato interiore (medio) delle donne occidentali. Non siamo simmetrici alle femministe le quali hanno insegnato a tutte le donne occidentali a descrivere i sentimenti degli uomini come se li conoscessero. La ragione è evidente. Lo scopo del femminismo era ed è provare l'esistenza vera del vero odio maschile come strumento di condanna morale degli uomini, di tutti gli uomini indistintamente. Il Femminismo si è arrogato il diritto di descrivere lo stato interiore degli uomini ed ora gli uomini (crollati sotto il peso della colpa, della vergogna e della paura) si autodescrivono proprio come vuole il femminismo e attendono il giudizio femminile per sapere se sono buoni o cattivi, bravi papà (nota che la qualifica di "bravo-papà" non compete ai figli ...ma alla moglie!) bravi collaboratori domestici etc., nonché per sapere se un gesto sia molesto o meno, se un rapporto sia stupro o meno, ossia se siano o no molestatori o stupratori. Essi non lo sanno mai prima ed inoltre le intenzioni che stanno dietro i loro gesti non hanno alcun valore.

Mi ripeto: l'affermazione "le donne occidentali disprezzano i loro uomini" significa solo che esse si comportano come se li disprezzassero. In verità noi non sappiamo - né mai sapremo - cosa provino le donne per gli uomini. Noi non abbiamo la stessa pretesa delle donne - che già ho definito criminosa - di risalire dal comportamento maschile ai sentimenti che lo animerebbero, né la follia di stabilire che, poiché io (F) percepisco come molesto un gesto allora lui (M) è una canaglia, mentre se io non lo percepisco come molesto allora lui è un bravo ragazzo, tanto che egli diventa canaglia (o stupratore) in dipendenza da quel che io sento anziché da quel che lui fa.

Noi non abbiamo quella pretesa. Ma c'è molto di più.

Noi affermiamo che gli uomini non devono tenere in alcun conto il giudizio che le donne hanno e danno su di loro e che perciò è totalmente irrilevante che li odino veramente o invece li amino, li stimino veramente o viceversa li disprezzino. Noi apriamo l'era della fine del giudizio femminile sugli uomini e contro gli uomini.

La rovina degli uomini è data dal fatto che essi dipendono moralmente dalle donne, dall'aver consegnato in mani femminili il giudizio sul proprio valore. Cercano di rendersi graditi (ovviamente per avere del sesso, ma soprattutto per ragioni profonde di relazione con la madre) perché se non sono graditi pare loro di non valere nulla e di non avere il diritto di vivere. Questa è la loro rovina, è come se non fossero più capaci di pensarsi degni di vivere se una donna non glielo dice.

Perciò il giudizio femminile, per noi di Uomini3000, non ha alcun valore e non deve avere alcun valore per le generazioni maschili future. Il giudizio infatti può essere solo di due tipi: di condanna o di assoluzione.

La condanna crea l'eterna incertezza sul comportamento e distrugge il valore degli uomini (lascio stare le conseguenze penali in caso di molestie e stupri, conseguenze delle quali qui non ci occupiamo). L'assoluzione cattura, rende prigionieri e dipendenti. Ma tra le due è preferibile la prima perché permette agli uomini di sganciarsi dalla valutazione femminile e di diventare liberi.

Questa libertà si conquista dando per scontata la disapprovazione e la condanna le quali diventano così quasi una benedizione, l'unico mezzo per svincolare il genere maschile dalla dipendenza morale e quindi dalla colpa, dalla vergogna e dalla condizione di disvalore nella quale si trova davanti ai suoi stessi occhi.

Sa cosa desideriamo? Cosa cerchiamo? Un UOMO. Un uomo forte, sicuro di sé, virile, un uomo che ci faccia sentire al sicuro quando ci stringe al suo petto, un uomo che sia un punto di riferimento.

R. B.:  Secondo l'opinione universale il Femminismo avrebbe distrutto la prepotenza, la superbia e lo sciovinismo maschili ma non il valore degli uomini, non la sicurezza in se stessi perché questo non era nelle sue intenzioni. Avrebbe buttato l'acqua sporca ma salvato il bambino. La sicurezza in se stessi (che si ritiene una buona cosa) gli uomini l'avrebbero perduta per colpa loro, perché era fondata su quel dominio che ora è venuto meno. Ma, stranamente, il Femminismo si è riservato il diritto di stabilire dove finisse la prepotenza e cominciasse la legittima difesa, dove finisse la superbia e cominciasse l'autostima, dove finisse lo sciovinismo e cominciasse la giusta manifestazione del proprio valore e delle proprie qualità (comprese quelle fisiche ) che sono diventate da motivo di ammirazione, quali erano, fonti di invidia e di accusa: "Anch'io saprei e potrei fare quel che sai fare tu se non fosse per la società maschilista!".

In verità quel confine doveva essere segnato dagli uomini, perché essi sono i titolari del loro territorio ed è esattamente ciò che il Femminismo ha impedito agli uomini di fare. Essi hanno dovuto spostare indietro, sempre più indietro quel confine perché ogniqualvolta piantavano i paletti quelli erano i paletti "della prepotenza e dello sciovinismo". Così di fatto non è mai esistito e non esiste alcun confine, nessuno ne ha mai sentito parlare né mai il Femminismo ha detto quale sia, ed è appunto per poterne negare l'esistenza che si è arrogato il diritto di stabilire dove dovrebbe essere tracciato.

Il Femminismo ha dichiarato falso il racconto maschile affinché gli uomini non possano mai difendersi: "Ci mancherebbe che ci fermassimo solo perché dite di soffrire!". Rendere falso il raccondo maschile (operazione suggerita dalla de Beauvoir nel '49) e risibili le sofferenze degli uomini significa rimuovere ogni paletto che l'Altro voglia collocare a sua difesa in modo tale che resti completamente senza difesa. Adesso tu vai alla ricerca di un uomo forte, sicuro di sé, virile, un uomo che ti faccia sentire al sicuro. Sai tu dirmi dove finisca la forza e cominci la tracotanza violenta, dove finisca la sicurezza di sé e comincino lo sciovinismo e la protervia? In una parola, sai tu dirmi dove sia il confine sul quale gli uomini si devono fermare e soprattutto chi abbia il diritto di tracciarlo? Le donne o gli uomini? Hanno forse gli uomini il diritto di porre paletti al comportamento femminile?

Dove sia il confine nessuno lo sa, gli uomini non hanno il diritto di segnarlo e le donne hanno imparato a scardinare ogni difesa attraverso la falsificazione di ogni parola maschile con la quale si tenti di fermare l'invasione. La misura, il confine è dato solo da quel che piace alla donna di momento in momento, e gli uomini lo devono sapere sempre dopo e soltanto dopo, quella è oggi la misura del bene e del male, ossia di ciò che gli uomini devono o non devono fare, dire, sentire e pensare.

Una mia amica, femminista praticante, mi confessava: "Mi sono separata perché non mi sentivo valorizzata. Io sono fatta così, ho bisogno che l'uomo si faccia avanti, che non abbia paura di superare quei miei finti dinieghi che per me sono un gioco, un gioco che mi serve per sentirmi valorizzata e per capire se lui mi capisce. Invece era sufficiente che io titubassi su una qualche scelta e subito lui si adeguava o si ritirava. Non c'era mai confronto, era una vita morta. Non faceva mai più di un passettino e poi si fermava. Ma un uomo deve capire quel che una donna vuole". Le risposi che io al suo posto avrei fatto lo stesso perché gli uomini hanno bisogno di sapere prima di agire dove sia il confine in quanto essi e solo essi subiscono le conseguenze morali (e penali) dei gesti compiuti nella relazione con l'altro sesso. E quali siano i bisogni degli uomini (d'ora in avanti) lo stabiliscono gli uomini.

"Gli uomini sanno benissimo quando si devono fermare!", ecco uno degli escamotage, uno dei mezzi di combattimento fondati sulla negazione del racconto maschile e sulla pretesa criminosa di descrivere l'esperienza dell'Altro. Cosa significa dire "Gli uomini sanno..."? Significa che io descrivo quel che invece l'Altro e solo l'Altro può descrivere, significa sostituirsi all'Altro nella descrizione di ciò che egli prova e sente. Ancora una volta e come sempre. A queste battute gli uomini non sanno cosa opporre perché qualsiasi cosa dicano viene distrutta dal sorrisino di scherno e dichiarata falsa. Il loro auto-racconto non ha alcun valore.

Dove trovare un uomo forte in queste condizioni? Solo tra gli ingenui, tra coloro che, rimasti ai margini della pressione esercitata contro di loro e privi di coscienza sul quel che sta avvenendo, credono di essere valutati per quel che sono e sentono, credono di avere il diritto di manifestare la loro volontà, i loro desideri, la loro passione e la loro vitalità senza esserne sanzionati. Sono quelli che ogni tanto si prendono una tegola sulla testa e non sanno da dove cada. Noi lo sappiamo.

Mi è accaduto di far da testimone ad una coppia in municipio e di sentire lei accusare lui di maschilismo davanti ai banconi dello stato civile. Cosa aveva fatto? Aveva fatto una parodia di quel che stavano facendo, aveva recitato se stesso ...mentre andava a registrarsi per il matrimonio. Si tratta di un uomo che di professione fa l'attore. Uno spasso, ma così facendo si era "messo in mostra", di qui la stilettata. Quando si bolla come "maschilista" l'uomo che si sta per sposare ci vuol poco a capire come stiano le cose. Ha detto che non si iscriverà mai a Uomini3000 in quanto "...non ce n'è bisogno". Te ne stupisci?

Un uomo virile? Questa espressione è tabù ed appare tanto sui giornali femminili (di cui sono buon lettore) come anche nella letteratura femminista solo tra virgolette: "Quelli hanno l'ossessione della ' virilità ' " lasciando indeterminato se ci si riferisca a quella fisica o al tono morale o ad entrambi. Virili - cioè ' virili ' - oggi sono gli uomini che non si pongono problemi, gli altri sanno che quella non è più considerata una virtù.

Un uomo che ti faccia sentire al sicuro? Non sento una simile espressione da 30 anni. Le donne hanno dunque bisogno degli uomini? Il Femminismo ha insegnato che l'affermazione "Le donne hanno bisogno di sicurezza" è di fonte maschilista, un modo obliquo per irridere alla (presunta) debolezza femminile, un sinomino della famigerata espressione "Sesso debole" con la quale si voleva indicare che le donne hanno bisogno degli uomini. E' esattamente l'opposto di quel che viene trasmesso alle nuove generazioni: le donne non hanno più bisogno degli uomini, questo è ciò che viene insegnato a mio nipote di 11 anni (il quale segue corsi di cucito mentre non so di ragazze che seguano corsi di meccanica o di falegnameria). "Meglio sole, solissime" sentenziava con orgoglio la Palombelli su Repubblica un paio di anni fa.

Le donne vogliono avere una propria identità senza che l'uomo si senta minacciato da ciò. Perché la realizzazione della donna in quanto persona con aspirazioni, desideri, progetti causa nell'uomo una crisi d'identità?

R. B.:  Questa rappresentazione delle cose - un cliché - è denigratoria, irridente ed oltraggiosa (cosa sia oltraggioso per gli uomini lo decidono gli uomini). Essa assume che gli uomini siano in crisi perché le donne dal basso sono salite in alto e prescrive ad essi una risposta obbligata: "Siamo in crisi perché non possiamo più essere tracotanti come una volta, perché la nostra autostima era fondata sul disprezzo delle donne". Sotto le vesti di una domanda si nasconde l' immancabile condanna. Di più, qui si assume che i problemi degli uomini siano gli stessi delle donne e si pone la questione dell'identità. E' la famosa "crisi di identità maschile", espressione irridente e squalificatrice del valore originario degli uomini.
"Crisi di identità" = "Grazie alle donne state incominciando a diventare buoni, finalmente, e state riconquistando il diritto morale all'esistenza".

Per fortuna gli uomini - pur schiacciati e avviliti - ne percepiscono il profondo, vero significato e la sentono come estremo dileggio, ultima irridente canzonatura del loro male. Ciò prova che forse - nonostante tutto - è rimasto in loro ancora del rispetto per se stessi.

Gli uomini hanno problemi di valore non di identità. Minatore o manager che sia, quando un uomo si sente importante per la sua donna e per i suoi figli non fa alcuna differenza per lui. Quando invece il suo valore è distrutto allora non c'è "identità" che tenga.
Il passaggio dalla questione valore alla questione identità è uno strumento con il quale il Femminismo nasconde il suo vero obiettivo ed i veri effetti (raggiunti) della sua lotta: la distruzione del valore degli uomini. Eppure l'obiettivo fu reso esplicito da questo slogan: "You must be pushed, pushed, pushed!", voi dovete essere premuti, pressati, compressi.
Un modo forbito per dire schiacciati. Dov'è qui la questione "identità"?

Io stento veramente a credere che l'uomo d'oggi sia meno virile a causa della accresciuta aggressività femminile! Non è forse che la maggior consapevolezza da parte della donna dei suoi diritti abbia destabilizzato un uomo abituato a una posizione di superiorità derivatagli dalla "volontà divina"?

R. B.:  La descrizione degli uomini come "abituati alla superiorità" è ancora una volta una descrizione dello stato interiore e dell'esperienza dell'Altro - un crimine - perpetrato per rovesciare contro gli uomini la colpa della distruzione del loro valore operata dal Femminismo. Gli uomini sono meno virili perché la virilità è sanzionata da 35 anni come "ossessione maschilista" e meno sicuri di sé perché sanno di poter essere colpiti, derisi, stigmatizzati e condannati sempre ed in ogni momento, qualsiasi cosa dicano o non dicano, facciano o non facciano. Sono meno sicuri di sé perché non esiste alcun confine che dia loro la certezza di non subire la critica, la derisione, la condanna morale e, se capita, le conseguenze penali. Gli uomini hanno bisogno di confini (e di cosa abbiano bisogno gli uomini ora parlano gli uomini, non le donne) ma dove ci sono confini nascono doveri per le donne ed è per eliminare ogni dovere femminile nei confronti del maschio-adulto-sano che i confini sono stati aboliti. Questa è l'esperienza maschile ma è un racconto che parla male del Femminismo e perciò deve essere negato. Il racconto maschile è falso per definizione.

Sono meno sicuri di sé perché, oggi, relazionarsi con il genere femminile è come mettersi a tavola davanti ad un piatto di funghi sapendo che ogni tanto il cuoco ne butta dentro una manciata di velenosi. Se l'abbia fatto anche quando mangiamo noi è cosa che si può sapere soltanto dopo. Ma, paradossalmente, come Uomini3000 non ci interessiamo di coloro che ne muoiono, bensì della condizione nella quale vivono tutti coloro che entrano in quel ristorante. Cioè di tutti gli uomini.

Incolpando gli uomini dei mali che essi stessi subiscono il Femminismo si tiene aperta la strada per continuare a distruggerne il valore: in tal modo più gravi sono i danni e più grande è la colpa maschile. Il male che subiscono le donne è causato dagli uomini e quello che subiscono gli uomini...pure. Il Femminismo non fa danni, se li fa sono solo apparenti, si tratta di "sofferenze necessarie" è la sofferenza che patisce sempre colui che si "converte". "Soffrite, soffrite, maschietti" così ho sentito dire 3 anni fa alla radio.
Noi non ci convertiamo.

Non è che questo odio ingiustificato contro il genere femminile le derivi da qualche dolorosa esperienza personale?

R. B.:  La principale ragione per la quale gli uomini non si difendono (e prendono le distanze da noi)  e dal movimento maschile in genere (che in Italia non esiste) consiste nella certezza di venire giudicati come tu stai giudicando me. Essi sanno con assoluta sicurezza cosa si penserà di loro: 1- devono avere dei seri problemi con le donne (in sostanza: nessuna fa sesso con loro); 2- devono avere tendenze omosessuali; 3- magari sono impotenti.
Di fronte a questo sospetto (fondatissimo, come la tua osservazione prova) che carica gli uomini di vergogna, ci vuole un bel coraggio per decidere di agire, di parlare come parliamo noi.

Eppure se ci pensi un attimo capisci bene che è vero esattamente il contrario e che solo chi ha buoni, anzi ottimi rapporti con le donne può osar fare ciò che noi facciamo, solo chi ha la certezza interiore vera e profonda di amare l'altra metà del mondo, solo chi non ha risentimenti può parlare come parliamo noi. I maschilisti veri esistono, uomini che odiano e disprezzano le donne esistono, ma hai notato il fenomeno? Nessuna associazione è mai stata da loro fondata, nessuno di loro osa parlare a difesa del valore dei maschi, si limitano agli insulti antifemminili, alle invettive. Non si assoceranno mai a Uomini3000, non osano farlo perché non ne hanno la forza. Se lo facessero svelerebbero proprio quello che sono, quello che provano, quello che sentono, perciò non lo fanno, noi invece non sveliamo alcun rancore perché non esiste alcun rancore. Noi amiamo le donne (anche se sappiamo che la nostra affermazione non è credibile), noi non neghiamo di avere bisogno di loro. Un maschilista o uno che ha problemi con le donne potrebbe anche fingere di stimarle ma non direbbe mai: "Ho bisogno delle donne".

Noi lo diciamo ma ne ricaviamo anche le conseguenze: il bisogno che gli uomini hanno delle donne è la radice della loro soggezione psico-emotiva, è la catena che li lega ad ogni possibile ricatto, alla subordinazione morale, alla dipendenza.

Ora, mentre per le donne è certamente bello sentire la prima parte, sentire cioè che gli uomini confessano il bisogno che hanno di loro, è chiaro che non possono gradire di sentir dire la seconda. Noi affermiamo la prima ed anche la seconda. Il problema è appunto la seconda parte, quella che viene negata: il potere materno (Utero) ed erotico-sessuale (la Stargate) delle donne sugli uomini.

Quel tuo giudizio - assunto acriticamente dal contesto sociale - ti rende corresponsabile della pressione esercitata sui maschi affinché tacciano. Si dice che i maschi non si occupano di sé perché si vergognano di parlare dei loro sentimenti. E' vero, ma nota lo strano caso. Se ci sono delle vergogne che colpiscono le donne la loro origine viene imputata agli uomini (colpa maschile) se ci sono delle vergogne che colpiscono gli uomini ...la colpa è ancora loro.

Quando la vergogna colpisce le donne si va alla ricerca della causa (gli uomini che l'hanno costruita) quando invece colpisce gli uomini si accusa chi ne subisce l'effetto e cioè appunto gli uomini stessi: "Sono gli uomini che si vergognano". Così tu e tutte le donne continuate ad essere innocenti raccontando a voi stesse la seguente bellissima favola: "Sono loro che si sentono derisi, non siamo noi a deriderli, noi non vogliamo schernirli", come se io dicessi "E' la mia collega che si è sentita molestata non sono stato io a molestarla, io non volevo", affermazione che non mi salva né dalla condanna morale né dalle conseguenze disciplinari e penali.

Tu invece, prima contribuisci a costruire la vergogna degli uomini e poi la usi contro gli uomini stessi e contro di noi quando dici, per segnalare che siamo fuori di testa, che gli uomini prendono le distanze da U3000. Lo credo bene, se si avvicinano a noi tu stessa li canzoni con quel sospetto. Non sei femminista, ma un piccolo contributo nel tenere in silenzio i maschi lo stai dando pure tu. In buona fede, certo, ma cosa cambia? Buona o malafede l'effetto è lo stesso.

Vorrei tanto che lei mi descrivesse la sua donna ideale, o la sua compagna (anche se fatico a credere che un uomo con un sì grande risentimento nei confronti delle donne, sia felicemente accoppiato).

R. B.:  Nessuno può rendere testimonianza a se stesso (anche se le donne lo fanno ogni giorno auto-celebrando la loro bravura, la loro intelligenza, la loro empatia, il loro amore per tutte le cose viventi e tutto il resto, con un candore che dovrebbe far arrossire la c.d. "nuova coscienza femminile" ). Quando alla mia donna, dovrebbe parlare lei stessa.

La mia donna ideale è quella che ho: senza di lei quel che sto scrivendo non potrei scriverlo e quel che penso non potrei pensarlo perché questa è una questione anzitutto morale e solo dopo intellettuale. Non riesco ad immaginarne una più grande. Pensa a come ti sentiresti tu se il tuo uomo parlasse come parlo io: non penseresti che gli altri sospetterebbero qualcosa anche sul tuo conto?

Come se non bastasse è anche bella ed ha due occhi che chi non li ha visti non li può immaginare. Sono un uomo fortunato.


Ad essere innocenti ci si sente incazzati (mi conceda il termine) con coloro che innocenti non lo sono stati nei nostri confronti. Eppure credo negli uomini, li stimo e forse vado piu' d'accordo con gli uomini che con le donne.

R. B.:  Si può essere innocenti per due ragioni. La prima consiste nel non essersi macchiati di colpe pur avendone avuta l'occasione, la seconda nell'esserlo perché semplicemente non si è avuta e non si ha la possibilità di rendersi colpevoli.

Già la prima innocenza dovrebbe render comunque prudenti e modesti perché noi non sappiamo come ci saremmo comportati se ci fossimo trovati veramente nelle stesse condizioni in cui si sono trovati quelli che si sono resi colpevoli e non sappiamo cosa accadrà quando saremo nelle loro condizioni. La seconda dovrebbe imbarazzare chiunque sia dotato di coscienza. L'innocenza femminile relativa alla storia (almeno quella oggi canonica raccontata dal femminismo) è quella che tu hai ereditato per il solo fatto di essere nata femmina. Una grazia che gli uomini (tuo fratello, tuo cugino) non hanno avuto. Quanto alla tua innocenza personale del presente e del futuro essa risiede in due condizioni:

1- la violenza femminile è invisibile e silenziosa, inafferrabile e indefinibile. Torno ora da una conferenza sulla violenza contro i minori dove mi è stata tolta la parola (un fatto normale) quando si è capito che avrei parlato di quella femminile. Esempio: pare che circa la metà delle donne separate si porti nel lettone i figli maschi sino in età adolescenziale: "Tanto, cosa c'è di male?". L'incesto femminile ha ben altra invisibilità di quello maschile. Non ci sono donne denunciate per incesto, come mai? Perché non esiste del tutto o perché è sfumato, indiretto, invisibile - ma forse per questo meno grave? Quanto è diffuso? Chi lo sa, nessuno lo può sapere. L'incesto maschile, come quasi tutta la violenza maschile, lascia il segno ed in ogni caso è visibile tanto per l'autore quanto per la vittima. Quella femminile invece non è vista nè dalla vittima nè dall'autrice la quale può perciò agire in piena buona fede sentendosi innocente. Tu puoi diventare incestuosa e non sarai mai denunciata, mai condannata, ed anzi, quasi sicuramente, tu stessa non saprai di esserlo a meno che una acuta autoconsapevolezza te lo segnali e tu stessa ti auto-condanni. Nessun altro ti condannerà mai. E' facile essere innocenti in questo modo.

2- una donna può fare ad un uomo tutto ciò che vuole e non sarà mai colpevole. Non ci credi? Immaginiamo che tu voglia oltraggiare un uomo, come puoi farlo? Come può una donna oltraggiare un uomo? Cosa c'è di inviolabile in un uomo? Noi stessi non sapremmo dirlo: ogni cosa che ci appartenga, ogni nostro sentimento può essere schernito, deriso, offeso, invaso, negato in piena legittimità e sicuramente senza conseguenze penali. Un famoso giornalista 2 anni fa esatti andò in Tv a dire che una donna ha il diritto di portarsi a letto un uomo, eccitarlo, farlo sognare, tenderlo come un violino e, nel momento clou, scaricarlo. Il desiderio maschile, la passione, l'erotismo, la carica vitale possono essere usate a piacimento sino ad ogni limite estremo ed al di là di ogni limite.
In Australia è accaduto che una donna "cambiasse idea" durante il coito. L'uomo si trattenne dentro di lei dopo il "rifiuto" per 31 secondi. E' stato condannato per stupro. Tutte le australiane possono fare così. Ma anche le italiane, anche tu lo puoi fare. Certo, può darsi che la prima e la seconda volta l'uomo ne esca assolto, ma, come hai visto nel caso della "sentenza jeans" 2 anni fa e 10 giorni fa con la "pacca sul fondoschiena", ogni volta che un uomo viene assolto si scatena un tale putiferio che in breve tempo le cose vanno al loro posto. Lo "scandalo" serve per "mettere in riga" i magistrati sino a quando ad ogni denuncia femminile corrisponderà una condanna (se non c'è la condanna c'è ovviamente l'assoluzione, ma è l'assoluzione di uno che noi "già sappiamo" essere colpevole e "lo è" perché è stato denunciato, di qui il putiferio nazionale).

Un po' alla volta, entro un paio di decenni, tutti gli uomini prenderanno coscienza di questo fatto e lo avranno sempre presente anche - e soprattutto - nel momento cruciale. Allora, quando avrai il tuo uomo dentro di te e sentirai che non sa più cosa fare perché colto da un vago sospetto, da una strana ipotesi, saprai che il femminismo ha vinto ed avrà imposto la sua vera "liberazione sessuale", la sua vera "valorizzazione del sesso e del corpo" la sua vera "libera manifestazione dei sentimenti e delle passioni". E potrai darti due risposte. Una è quella che diamo noi, l'altra è questa: "Gli uomini hanno perso la fiducia in se stessi perché noi siamo diventate forti. Eccoli qua: sono distrutti perché non possono più dominarci" così potrai ancora una volta usare il male che patiscono come strumento di scherno e di annichilazione. Potrai anche darti una terza risposta, molto più profonda, la più profonda di tutte che io però non ti anticipo, essa è racchiusa nello slogan "Tremate, tremate, le streghe son tornate!". Qui sta la risposta e vedrai che in essa la c.d. "crisi di identità" non alberga.

Cosa c'è dunque di oltraggiabile in un uomo? Cosa c'è la cui violazione costituisca un oltraggio, cosa c'è in lui che il Femminismo consideri sacro? I maschi possono essere offesi senza fine perché non si tratta di offese, non si tratta di oltraggi, ma del "legittimo diritto" femminile a regolare i comportamenti e gli affetti degli uomini. E questa è l'altra faccia dell'innocenza femminile che deriva dall'impossibilità di diventare colpevoli (nei confronti degli uomini) persino volendolo. Non ti sembra un'innocenza troppo facile per trarne motivo di vanto ed il titolo di giudice?

La tua innocenza (nei confronti degli uomini) non finirà mai. Ma tu non ne arrossisci, al contrario, ingenua ed aderente a te stessa, ne fai un titolo di merito che ti installa nella condizione di creditrice e di giudice. Da lì puoi giudicare e condannare il mondo. Se vuoi lo puoi veramente fare.

 

Lettera da Sabina - 3

 

Tratto da "Le figlie di Hanna"- di Marianne Fredriksson

"L'uomo infuriato, il suo uomo, aveva continuato : "Con le donne della tua specie ho sempre la sensazione di essere scrutato dentro. E' per questo che mi sento a disagio quando entro nel tuo campo di forza. Non dipende dalla tua intelligenza, no, si tratta di qualcosa di peggio". "

Il tipo di donna che castra il suo uomo.

Allora lei si era ripresa dalla propria paralisi: "Ma perché dà così fastidio essere guardati dentro e perché è tanto importante stare più in alto?"

"Non lo so".

In quel momento aveva compreso che Rickard era vittima del modello maschile e abbastanza intelligente da rendersene conto. >

R. B.:  Chi stabilisce (=dovrebbe stabilire) che cosa sia bene o male per gli uomini? Gli uomini. Qui un uomo tenta di proteggersi da una invasione che gli fa del male. Solo lui dovrebbe poter stabilire cosa gli faccia del male, come solo ogni donna può stabilirlo per sé. Ma per lui non vale, il suo male non è male, non è una sofferenza da eliminare, è solamente una sofferenza "sbagliata" (che egli "non dovrebbe provare"), ed è la donna a decidere a quale categoria appartenga quel male, i paletti che egli tenta di piantare a propria autodifesa non hanno valore e vengono rimossi. Non vi è in lui nulla che debba essere rispettato, e soprattutto non è lui a poter decidere che cosa, quando e come debba esserlo. La sua anima, la sua interiorità sono un terreno che egli non è autorizzato a difendere.

La donna stabilisce quale sia il confine ed ha stabilito, qui come altrove, che non esiste alcun confine. "Ma perché dà così fastidio essere guardati dentro?". L'uomo è chiamato a giustificare il suo male a dare le ragioni del suo bisogno di difendersi, come se una donna dovesse giustificarsi perché si sente offesa, oltraggiata, violata. Perché opponi resistenza? Perché non vuoi essere invaso?
Proviamo ad usare lo stesso metro con le molestie: "Perché non vuoi essere toccata? Spiegamelo!". Tu stessa prova ad applicarlo al caso dello stupro.

E' maschilista e "vittima del modello maschile" ogni uomo che decide autonomamente cosa sia bene e cosa sia male per lui. Qui la sanzione arriva attraverso l'accusa di "voler stare in alto" (un sinonimo per dominio, prevaricazione, etc.). Il maschio che tenta di difendersi è un prevaricatore. E' sicuro che anche la più estremista delle femministe dirà "Non è vero, anche i maschi hanno il diritto di difendersi" ma si riserva di decidere lei stessa se e quando lo possano fare, lo decide di volta in volta e fa sapere solo dopo se essi avevano o non avevano il diritto di difendersi, se quel che volevano proteggere "era degno di essere protetto". Se lo decide da solo, allora l'uomo sarà colpito e sanzionato con l'accusa di "voler stare in alto".

Invece d'ora in poi noi stessi decidiamo cosa sia bene e cosa sia male per noi ed insegniamo agli uomini a fare altrettanto. Tutti siamo e saremo condannati come maschilisti, ma il giudizio femminile per noi non ha più alcun valore. Un giorno quel giudizio e quella condanna senza fine non avranno più alcun valore per nessun uomo in Occidente. Noi siamo in lotta per questo. Quel giorno gli uomini saranno liberi.

Dal momento che con curiosità e coraggio ti sei avvicinata alla tana dei lupi e li hai ascoltati, hai davanti a te tre possibilità:
1- credere a ciò che dicono e così stravolgere alla radice la tua intera visione delle cose;
2- dire a te stessa che sono solo bugie;
3- dire a te stessa, a tutte le donne e a tutti gli uomini che conosci che si tratta solo del folle ululato di un branco di lupi impazziti.

La prima ti fa salire ad un superiore livello di coscienza e ti carica di responsabilità, le altre due ti conservano nel paradiso dell'innocenza.

R. B.

(Febbraio 2001 - Ringraziamo l'interlocutrice che ha dato l'assenso alla pubblicazione della corrispondenza. Pur in forma anonima - Sabina è ovviamente uno pseudonimo - delle sue parole è essa stessa titolare e tale rimane).

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