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SUL MOVIMENTO MASCHILE ITALIANO




I BUONI, I BRUTTI, I CATTIVI



Non si riesce a crederlo, eppure anche l'Italia ha il suo bravo movimento maschile. Sparuti gruppi (noti come "gruppuscoli" ) sommando i cui componenti forse si arriva ad un 3/400 membri in tutto il Paese.

Non si tratta però di un'armata dura e compatta, tutt'altro. Pochi sì, ma diversi e divisi.

Vediamo come.

1 - I BUONI

Prima di tutti vengono i Buoni, il cui numero è in crescita. Lenta ma costante. Si tratta di uomini che hanno accettato, e fatta propria integralmente, la lettura del passato (e del presente) elaborata dal femminismo. Per essi il passato è l'era dell'usurpazione maschile, del calvario femminile, della prevaricazione universale. Del patriarcato, del maschilismo, della misoginia. Un passato dal quale ogni uomo degno di questo nome deve prendere le distanze, intendendo che il modo di essere e sentirsi dei maschi di una volta, la famosa "identità maschile", deve venire rifiutata e ne deve essere assunta una nuova. Perciò i padri vanno condannati e sepolti.

Essi poi concordano sul fatto che "l'identità maschile" non ha nulla di naturale, nulla di prestorico e sovrastorico, ma è il puro prodotto di condizionamenti sociali. Perciò il numero delle "identità" maschili ( e femminili) è illimitato. Maschi e femmine possono venire costruiti (formati, modellati) in tutti i modi possibili. A piacer di chicchessia.

Essi poi ritengono che il femminismo sia un'ottima cosa, forse il miglior prodotto dell'Occidente (tanto da renderne auspicabile l'esportazione) a parte alcune sbavature ed esagerazioni (del resto scusabili).

Questi sono i caposaldi su cui si basa la loro proposta e la loro azione. Su questi fondamenti (la Colpa di Genere, la condanna degli Ascendenti e la negazione della Natura) essi lavorano per la costruzione della nuova "identità maschile" che non deve avere alcuna relazione con il passato (il padre, in quanto padre-padrone, va rinnegato) e che non può avere alcun riferimento con la costituzione naturale dei Due (la Natura, appunto, non esiste). Si tratta di una "identità" che non è più contrapposta/complementare al femminile, ma che si adegua a quel che le donne vogliono. L' "identità" che gli uomini devono assumere è quella gradita alle donne occidentali.

Infatti se non è gradita …è sgradita in quanto disturba, disagia, limita, fa soffrire le donne e questo appunto è ciò che deve essere evitato. Un' "identità" confacente e conforme ai gusti ed alle aspettative femminili, sagomata e ritagliata sulla volontà altrui . Un prodotto preformato. Sentimenti, pulsioni, pensieri, valori, aspettative, passioni del tutto conformi alle esigenze, alle attese e, perché no, ai capricci femminili. Questa è la "nuova identità maschile" alla cui nascita essi lavorano.

Al tempo stesso celebrano ed esaltano la "differenza" sfidando gli uomini ad ammetterne (obtorto collo) l'esistenza ed a riconoscerla in se stessi. Una differenza che però, non essendo fondata sulla Natura viene lascia ondeggiare nel vago fin quando si scopre che va declinata sul versante del male. In essa infatti vi rinvengono due e due soli caratteri: la presunzione di neutralità-universalità e l'aggressività-violenza del mondo maschile. Nulla più.

S. Bellassai, S. Ciccone, C. Vedovati, R. Cavallari (per citare alcuni nomi), sono tra gli intellettuali che più recentemente - in modo diverso - si sono posti a riferimento di gruppi di uomini che perseguono la rinascita maschile (sic!) sotto l'egida, i dettami e la guida delle donne e dell'ideologia femminista. Maschi condotti per mano dalla Donna Liberata dalle terre della violenza e del male verso quelle dell'amore e del bene. Non vi è da stupirsi che i loro lavori e le loro proposte godano di crescente ascolto sui media e nei consessi femministi. Accademici e non.

Chi e che cosa è buono oggi? Quel che viene approvato e lodato dalle donne. I Buoni lo hanno capito..

 

2- I BRUTTI

Poi ci sono i Brutti.

Microaggregazioni di uomini che si fanno sentire talvolta qua e là nei contesti più impensati o, spesso, singoli personaggi che esplodono come altrettante supernovae in un'orgia di rabbia e di rancori, di sofferenze e di speranze, di verità e di deliri.

Al tempo stesso grida di allarme e proclami dell'inconscio, richieste di aiuto e decreti di condanna che emanano dal caos primordiale, quello che precedette l'avvento delle idee chiare e distinte.

Scarsi di parole, sommari nei concetti, digiuni di storia e privi di lucidità, lanciano nel mondo il loro messaggio disperato, quasi sempre ignorati da tutti, ma talvolta catturati dal sistema mediatico, pronto a trasformarne le stravaganti provocazioni in altrettanti motivi di dileggio e ridicolizzazione del movimento maschile.

Liquidati dai media come fenomeni da baraccone, questi Brutti rappresentano in realtà la voce oscura, il balbettio ingenuo e infantile di una voce che vorrebbe raccontare una storia terribile. Così tremenda che gli stessi interessati non la potrebbero tollerare. Quella del male che colpisce gli uomini in questa epoca.

Affetti da quella cecità finiscono però col pescare - inconsapevoli - nelle acque maleodoranti delle fognature maschili: il cliché del maschio priapista, dominatore, padrone. La caricatura del bruto, offrendo così su un piatto d'argento alla propaganda femminista altre mille ragioni di condanna e di liquidazione degli uomini.

Di questi Brutti - per riguardo alla sofferenza che li anima - non voglio fare alcun nome.

 

3- I CATTIVI

Infine ci sono i Cattivi, quelli che fanno riferimento ai Maschiselvatici e ad Uomini3000. Abbastanza noti i primi, pressoché sconosciuti i secondi, entrambi si fregiano, per motivi diversi ma a ragion veduta, di quell'onorevole titolo.

Per sapere cosa li separi dai Buoni e dai Brutti e cosa li caratterizzi specificamente nei fondamenti, nelle prospettive e nel linguaggio non resta che gironzolare tra i rispettivi siti che contengono ormai forse un migliaio di pagine

Buona lettura.

R.B. Ottobre '05

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