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donne che uccidono i figli



Uomini 3000

Discussione: donne che uccidono i figli Cominciata da david_xy
Parte 2 di 2   Messaggi precedenti   

heartandmind* 19/11/2005, 10:52

------------ QUOTE ---------- ------------ QUOTE ---------- Fra poco ha ricevuto una pena maggiore lui che lei! Magari di qualcuno di questi infanticidi neanche sapeva nulla, e tuttavia gli è stata data una pena solo due terzi minore di quella comminata alla madre, neanche 5 anni per figlio ucciso!
E' una vergogna indicibile... -----------------------------
...ma se ad uccidere è un uomo la mano è pesante, molto pesante

Corriere.it, 17 novembre 2005:
A Città di Castello ha abusato e ucciso Maria Geusa di due anni
Omicidio e violenza, ergastolo per Giorni
L'uomo era reo-confesso, il processo si è svolto con rito abbreviato. La madre della bimba è accusata di concorso di colpa (...)


4 bambini uccisi, autore: DONNA -------> 15 anni

1 bambina uccisa, autore UOMO --------> ergastolo -----------------------------
Premesso che il paragone tra i due tipi di sentenza non è fattibile in quanto le sentenze riportare sono state emanate da tribunali di Paesi diversi, nella fattispecie: Francia e Italia, e quindi con diversa legislazione, vorrei però far presente che per quanto riguarda il diritto italiano le pene previste per i due distinti tipo di reato sono diverse.

Art.578 codice penale: Infanticidio
Infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale

La madre che cagiona la morte del proprio neonato immediatamente dopo il parto, o del feto durante il parto, quando il fatto è determinato da condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto, è punita con la reclusione da quattro a dodici anni.

A coloro che concorrono nel fatto di cui al primo comma si applica la reclusione non inferiore ad anni ventuno. Tuttavia, se essi hanno agito al solo scopo di favorire la madre, la pena può essere diminuita da un terzo a due terzi.


Art.575 codice penale: Omicidio

Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno.


C’è da precisare che i ventun anni possono ridursi anche di un terzo allorché il giudice riconosca le attenuanti o aumentare fino a 30 anni o anche all’ergastolo qualora vengano riconosciute le aggravanti ed è questo che si è verificato nel secondo caso da te menzionato.

Vorrei aggiungere che non è così semplice giudicare, dai non addetti ai lavori, sentenze che spesso richiedono paziente lavoro di analisi, confutazione di dati, prove, testimonianze e infinite altre variabili del caso, e ovviamente non mi riferisco sic et simpliciter ai soli casi di questo thread :B):

Modificato da heartandmind* - 19/11/2005, 10:54
silverback 19/11/2005, 13:49

Quando una madre uccide un/a figlio/a, le condizioni psichiche-emotive e l'intenzionalità condizionano il giudizio e la pena molto di più di quanto non avvenga per i padri che di regola vengono giudicati e condannati in base a dati oggettivi: reato compiuto ed effetti prodotti.
Già negli anni Settanta, negli Stati Uniti, Philip Resnick osservava una netta tendenza a considerare "malate" più che "assassine" le donne che uccidevano i propri figli, con il risultato che il 68% finiva in ospedale psichiatrico e solo il 27% in prigione. Per i padri assassini la proporzione era invertita: il 72% in prigione o dal boia e il 14% in manicomio.
Anche in Italia, da uno studio svolto dal Centro Studi Psicologia Applicata sulle perizie psichiatriche disposte per i reati contro la persona nel periodo compreso tra il 1978 e il 1994, emerge l'assoluta prevalenza di femmine (13 contro 5 degli uomini) nell'uccisione dei figli, reato che rappresentava il 54% degli omicidi femminili. In questi casi le femmine non erano mai giudicate capaci di intendere e di volere mentre gli uomini risultavano in possesso delle proprie facoltà, dunque imputabili, nel 40% dei casi.
Stessa violenza, due pesi e due misure.
davide_v 19/11/2005, 14:23

------------ QUOTE ---------- Quando una madre uccide un/a figlio/a,  le condizioni psichiche-emotive e l'intenzionalità  condizionano il giudizio e la pena molto di più di quanto non avvenga per i padri che di regola vengono giudicati e condannati in base a dati oggettivi: reato compiuto ed effetti prodotti.
Già negli anni Settanta, negli Stati Uniti, Philip Resnick osservava una netta tendenza a considerare "malate" più che "assassine" le donne che uccidevano i propri figli, con il risultato che il 68% finiva in ospedale psichiatrico e solo il 27% in prigione. Per i padri assassini la proporzione era invertita: il 72% in prigione o dal boia e il 14% in manicomio.
Anche in Italia, da uno studio svolto dal Centro Studi Psicologia Applicata sulle perizie psichiatriche disposte per i reati contro la persona nel periodo compreso tra il 1978 e il 1994, emerge l'assoluta prevalenza di femmine (13 contro 5 degli uomini) nell'uccisione dei figli, reato che rappresentava il 54% degli omicidi femminili. In questi casi le femmine non erano mai giudicate capaci di intendere e di volere mentre gli uomini risultavano in possesso delle proprie facoltà, dunque imputabili, nel 40% dei casi.
Stessa violenza, due pesi e due misure. -----------------------------
Certo, stessa violenza e due pesi e due misure. Causa di un recente litigio tra me e H&M. Eppure sembra non sia servito a nulla.

Il paragone tra le due sentenze non può essere fatto perchè emanate in due paesi diversi? Non è necessario andare lontano ma è sufficiente cliccare sul numerino [5] delle pagine di questo thread per leggere (riportato da Ventiluglio):

10 ott 23:33
Uccise la figlia mettendola in lavatrice: potra' tornare a casa
SONDRIO - Potra' tornare a casa quattro giorni su sette, dal marito e dalla figlia, la giovane mamma che, a Caterina di Valfurva, in Valtellina, uccise tre anni la figlia di 11 mesi, mettendola in lavatrice. La donna e' stata assolta l'anno scorso dall'accusa di infanticidio per totale vizio di mente al momento dell'omicidio. E' in cura presso il reparto psichiatrico dell'ospedale di Sondrio. (Agr)


Dunque: sentenza emessa in Italia; la vittima non è un feto nè un neonato; il carnefice non è stato condannato nè all'ergastolo, nè a ventuno nè a cinque nè a due anni; è stato assolto. Si tratta forse di una donna?

una bambina uccisa; autore donna --------> assolta

una bambina uccisa; autore uomo ---------> ergastolo

Ho trovato questo esempio proprio dietro la porta. E' necessario, tutte le volte, andare a ripescare tutti gli altri simili perchè certe persone capiscano???
silverback 19/11/2005, 15:48

Aggiungo dell'altro...
Nel Capitolo II di The Myth of Male Power: Why Men Are the Disposable Sex (London: Fourth Estate, 1994), Warren Farrell scrive che "il sistema protegge le donne", citando statistiche del dipartimento della giustizia e aggiungendo che in Nord Carolina le condanne per omicidio di secondo grado si traducono mediamente in pene detentive di 12,6 anni più lunghe per gli uomini, che a parità di crimine scontano pene più severe.
E ancora: dalla Tabella E di J. Austin, B. Krisberg, R. DeComo, S. Rudenstine e D. Del Rosario, "Juveniles Taken into Custody: Fiscal Year 1993" (Washington D.C: Office of Juvenile Justice and Delinquency Prevention, 1995) risulta che agli adolescenti maschi vengono comminate più spesso pene detentive rispetto alle femmine.
Per reati connessi alla droga viene incarcerato il 37% dei ragazzi contro il 26% delle ragazze.
Quest'incidenza di detenzione di 1,5 volte superiore per i giovani maschi vale per tutti i crimini (22% i maschi, 15% le femmine).

Modificato da silverback - 19/11/2005, 15:49
Italian Bodybuilder 19/11/2005, 17:52

le donne hanno torto,gli uomini ragione. Punto
davide_v 20/11/2005, 10:05

E ancora....
Noi non possiamo giudicare perchè non siamo della materia? Sono d'accordo. Però ci sono degli esperti che dicono le stesse cose.
Postato il 4 settembre in "La tenerezza delle donne". Solo due mesi fa:

Neonati abbandonati, Cassazione: "Pene troppo leggere"

Sono troppo ''favorevoli'', anche in relazione ''all'attuale coscienza sociale'', le pene inflitte a quei genitori che abbandonano i figli


La presa di posizione nei confronti di una tendenza tristemente diffusa arriva dalla Corte di Cassazione che, affrontando il caso di due salernitani coinvolti in una vicenda di sostituzione di due neonate, non si lascia sfuggire l'occasione per affrontare questo allarme sociale. Parlando della tutela che deve essere riservata al neonato in nome del ''bene fondamentale'' quale e' ''la vita'', la Sesta sezione penale lamenta il ''trattamento estremamente favorevole riservato all'abbandono di neonato'' previsto dall'art. 568 del codice penale. Una denuncia che la Suprema Corte fa alla luce del fatto che ''nella coscienza sociale, in tutto il sistema penale e nella cultura occidentale il bene fondamentale e' la vita''. L'''omicidio'', dice in proposito piazza Cavour, ''e' il piu' grave delitto'', eppure, deve ammettere, ''il delitto di alterazione dello stato civile'' nei casi di sostituzione di un neonato'' viene ''punito piu' gravemente dell'infanticidio in caso d'abbandono materiale o morale: la madre che, in tale condizione, attribuisca un falso stato al neonato subito dopo il parto, affidandolo al falso padre'', secondo il nostro codice ''commette un delitto piu' grave della madre che, in identiche condizioni lo sopprima''


Quello che segue è stato postato pochi giorni fa.
Un altro "esperto" che parla:

Sesso, droga e tanta violenza
Attenti alle ragazzine francesi


PARIGI - Avviso: stare alla larga dalle ragazzine francesi. Sono diventate pericolose, dicono le statistiche. Di solito agiscono in gruppi di tre o quattro. E fanno danni. Come nella notte fra il 3 e 4 settembre scorsi: quando quattro adolescenti, dai 15 ai 18 anni, diedero fuoco a un palazzo della periferia di Parigi.

Morirono, al di là delle intenzioni, 19 persone. Loro - hanno detto - volevano solo bruciare la cassetta della posta di Nadia, un'ex amichetta della quale erano gelose. Al primo aprile 2005, su 611 minori detenuti in Francia, soltanto 30 erano ragazze. Tuttavia, secondo il sociologo Sebastien Roche, "le minori di sesso femminile godono di una certa clemenza da parte da parte della polizia e della magistratura. A reato uguale, una ragazza si vede infliggere misure educative e civili, non penali come i maschi". Nel 2004, le ragazzine costituivano il 14,6% dei minori messi sotto accusa dalla polizia. Colpiscono, insultano e rapinano. In 15 anni, il numero delle "scatenate" che hanno fatto visita a un commissariato (e non per motivi di piacere) è aumentato del 140%. Mentre è del 94% il dato di crescita dei coetanei maschi. Complessivamente, negli ultimi otto anni, il numero dei minori arrestati per violenze è triplicato. Per questo si comincia a studiare il fenomeno. L'Inserm, l'istituto nazionale della sanità e della ricerca medica, ha condotto un'indagine sulla salute dei minori seguiti dai servizi giudiziari: perchè autori di reati o in situazioni a rischio, come fughe o maltrattamenti. Secondo lo studio, pubblicato dal settimanale l'Express, le ragazzine vanno male, peggio dei maschi. Ai servizi educativi arrivano a gruppetti. Torturano coetanee di 14-15 anni solo per rubarle il telefonino. Cercano di fuggire di casa, si gettano in una vita sessuale "molto esposta", si rifugiano nella droga o nell'anoressia, cercano il suicidio. Spesso per "tagliare i ponti" con famiglie problematiche.



Modificato da davide_v - 20/11/2005, 10:19
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