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sul concetto di famiglia
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Uomini 3000
Discussione: sul concetto di famiglia Cominciata da -Renato-
Parte 1 di 1
-Renato- 22/9/2004, 13:23
Lorenzo e Amator V. hanno dato al concetto di famiglia se non erro il seguente significato; l'unione di un uomo e una donna nella volontà di procreare. Il vero scopo della famiglia è la procreazione.La parola famiglia è strettamente connessa al concetto di procreazione.
Allora, io sono fondamentalmente in disaccordo con questa affermazione.
La famiglia dal mio punto di vista ,cioè maschile, è l'ufficializzazione del legame tra un uomo e una donna.Un uomo e una donna sposati sono già una famiglia. Per un uomo lo scopo della famiglia non è la procreazione bensì l'idea di vivere insieme alla donna .C'è l'idea della procrezione ,ma prima ancora viene il rapporto con la donna. Dire che la famiglia significhi "procreare" significa appiattirsi all'idea femminile di famiglia, la quale è collegata strettamente all'idea di procreare.Per la donna la procrazione è infatti una esigenza fisiologica, ecorrosponde alla soddisfazioni di un suo bisogno. ci si appiattisce quindi verso un concetto femminile di famiglia.
La procreazione era sostenuta ed lo è ancora nelle società contadine dove servivano e servono braccia per il lavoro nei campi.Ora che la necessità di braccia sono venute meno l'uomo pensa alla famiglia come consolidamento del legame con la donna e come procreazione di conseguenza.
Per la donna è naturale vedere lo scopo della famiglia nella procreazione.
Si potrebbe dire che per l'uomo famiglia= moglie + figli
per la donna famiglia = figli+marito o figli+......marito
Questo è anche provato dal fatto che a sostenere la fecondazione assistita più volte è sempre la moglie, e nel caso di figli l'uomo cerca sempre di limitare la misura ad un o massimo due figli. L'uomo ha la sua realizzazione nel rapporto sentimentale e sessuale con la mogli e quindi anche nei figli, la donna ha la sua realizzazione nella procreazione.Differenze sostanziali.
Dire che la famiglia ha il suo scopo nella procreazione significa considerare automaticamente non-famiglia coloro che per scelta di lui o perchè impossibilitati a divenire genitori, non hanno figli.Cosa sarebbero questi? famiglia fallita? non-famiglia?famiglia da disprezzare?
Modificato da -Renato- - 22/9/2004, 14:31 maschilista 22/9/2004, 17:10
Renato, hai postato un msg che rispecchia esattamente la mia esperienza. Per me (come per tanti altri uomini che ho conosciuto e conosco) "fare famiglia" ha significato anzitutto "sancire ufficialmente" un legame con la donna che amavo. Mio figlio ne è stata la conseguenza. Non solo: prima di diventare padre non sentivo assolutamente questo "bisogno". Solo dopo l'ho "sentito". Viceversa la mia ex "sentiva" fortissimamente questa esigenza ben prima che ci sposassimo. Ma del resto è normale che sia così: uomini e donne sono profondamente diversi e complementari. Del resto non è un caso che il sottoscritto detesti i moderni "mammi", uomini? totalmente sottomessi alla volontà delle loro mogli. Aggiungo che anche il fatto di poter trasmettere il proprio cognome a un figlio è importante per un padre; è importante proprio perché un uomo/padre non ha né mai potrà avere quel legame naturale esistente fra madre e figlio.
Modificato da maschilista - 22/9/2004, 18:17 Joker 22/9/2004, 20:55
Concordo 100% col messaggio di Renato. Chi l'ha detto che la famiglia è uomo+donna+prole ?? bastano uomo+donna, o uomo+uomo o donna+donna (anche se queste due ultime opzioni mi fanno un pò schifo, però rispetto la libertà di persone adulte e consenzienti, anche se alle coppie GAY non permetterei mai e poi mai di avere/adottare figli).
Comunque a prima vista leggendo il titolo mi aveva dato un'impressione di "famiglia" in senso mafioso... insomma, la "famiglia" può anche essere un gruppo di amici, non necessariamente uomo+donna, anche se in senso tradizionale è quest'ultima quella riconosciuta tale. Reduan 27/9/2004, 16:26
(ANSA) - ROMA, 27 SET - In Italia una famiglia e' composta in media da tre persone e l'eta' media di una donna che partorisce il primo figlio e' 30 anni.Inoltre, su mille coppie, il 41,5% ha figli. Lo afferma la ricerca 'Famiglia: risorsa del terzo millennio', condotta dalla Caritas di Roma in collaborazione con diverse onlus di altri paesi. La ricerca evidenzia una tendenza verso le famiglie composte da una persona (i single) o da due persone (marito e moglie senza figli, ma anche genitore e un figlio).
http://it.news.yahoo.com/040927/2/2ycha.html ventiluglio 27/9/2004, 16:56
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famiglie composte da una persona (i single) o da due persone (marito e moglie senza figli, ma anche genitore e un figlio).
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Infatti. Da un punto di vista giuridico il termine "famiglia" ha assunto, mi sembra, un significato estensivo ed in pratica definisce semplicemente tutti < coloro che abitano sotto uno stesso tetto >. E secondo questo uso, una badante fissa farebbe - a logica - parte a tutti gli effetti della famiglia presso cui vive. Così come un individuo "single" costituisce già una famiglia (come appunto è implicito nell'articolo). Di conseguenza una coppia di lesbiche o di uomini gay sarebbero a tutti gli effetti una "famiglia". Ma allora anche il concetto di "coppia" potrebbe essere limitativo (perché mai allora non può essere una famiglia del tutto legittima, ad esempio, un "harem" costituito da un uomo con tante donne?).
Tuttavia esiste anche una diversa definizione del termine "famiglia" - assai più restrittiva - che si può trovare sui dizionari e che limita il concetto di famiglia a quel < nucleo di individui che, abitando sotto un medesimo tetto, condivide un legame "di sangue" >. Di conseguenza una "coppia" senza figli, per quanto eterosessuale, legittima e riconosciuta socialmente, non sarebbe una "famiglia", non essendovi legami di sangue tra i coniugi (questi si stabilirebbero soltanto nel momento in cui nascesse un figlio), ma resterebbe soltanto una "coppia", per l'appunto.
Personalmente, se non altro per chiarezza, propendo per questa definizione restrittiva del termine. Mi sembra che molti dei guasti e della confusione contemporanea abbiano origine da una definizione troppo estensiva del termine "famiglia".
Lorenzo
Modificato da ventiluglio - 27/9/2004, 18:32 -Renato- 28/9/2004, 13:49
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(ANSA) - ROMA, 27 SET - In Italia una famiglia e' composta in media da tre persone e l'eta' media di una donna che partorisce il primo figlio e' 30 anni.Inoltre, su mille coppie, il 41,5% ha figli. Lo afferma la ricerca 'Famiglia: risorsa del terzo millennio', condotta dalla Caritas di Roma in collaborazione con diverse onlus di altri paesi. La ricerca evidenzia una tendenza verso le famiglie composte da una persona (i single) o da due persone (marito e moglie senza figli, ma anche genitore e un figlio).
http://it.news.yahoo.com/040927/2/2ycha.html
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Un singolo per me non puù essere famiglia.E'singolo e basta.Come la donna madre sarà donna madre non famiglia.
Io parto dal presupposto che il matrimonio è l'ufficializzazione del legame tra un uomo ed una donna ela conseguente inizio della famiglia.. La coppia sono due findanzati o conviventi.Il matrimonio ora lasciando tutta la merda antimaschile che porta oggi con se, è l'inizio della famiglia.
Non chiamare una coppia sposata famiglia significa de-valorizzare il matrimonio. io do al termine famiglia un valore maggiore del semplice legame giuridico.
Amator Veritatis 28/9/2004, 18:35
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Un singolo per me non può essere famiglia. E'singolo e basta. Come la donna madre sarà donna madre, non famiglia.
Io parto dal presupposto che il matrimonio è l'ufficializzazione del legame tra un uomo ed una donna e il conseguente inizio della famiglia.. La coppia sono due findanzati o conviventi. Il matrimonio - ora lasciando tutta la merda antimaschile che porta oggi con se - è l'inizio della famiglia.
Non chiamare una coppia sposata famiglia significa de-valorizzare il matrimonio. Io do al termine famiglia un valore maggiore del semplice legame giuridico.
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Piena condivisione da parte mia, Renato. Quanto al contenuto del tuo primo messaggio, non mi sembra che ci siano sostanziali differenze dal mio punto di vista. Direi semplicemente che la procreazione è il fine dell'unione matrimoniale (che, come affermi molto giustamente, deve essere formalizzata, dal momento che la famiglia è il fondamento della socialità umana) al di là delle propensioni o dei temperamenti che possono derivare, per i coniugi, dal proprio sesso. Questo, beninteso, senza che queste propensioni, come le ho appena chiamate, cessino di esistere: la famiglia non porta alla distruzione delle differenze di genere (contrariamente all'opinione femminista, che mira alla distruzione della famiglia), bensì alla loro armonizzazione.
Tutto sommato le differenze che hai descritto sembrano corrispondere a una verità oggi parecchio misconosciuta: certamente il senso di maternità è strettamente correlato al desiderio di mettere alla luce dei figli; il senso di paternità sembra piuttosto vertere sul senso di responsabilità derivante da una funzione di protezione, controllo (e conseguentemente autorità) che è sempre stata attribuita alla figura maschile, tanto nei confronti della sposa quanto nei confronti dei figli. -Renato- 28/9/2004, 22:17
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Direi semplicemente che la procreazione è il fine dell'unione matrimoniale
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Per me questo è un concetto femminile di matrimonio.La procreazione come unico fine matrimoniale. Mentre secondo me l'uomo si realizza nel rapporto con con la moglie sia sentimentale che sessuale e quindi anche nella nascita dei figli.Differenze che sembrano lievi ma alla fin fine pesano e per me sono costitutive della natura maschile.
La donna quando si separa non sente la sofferenza della rottura innanzitutto perchè lo vuole lei, ma poi perchè la concezione della famiglia della donna separata e non , è tutto inclinato verso la procreazione e il legame con i figli. L'uomo soffre non solo per la PERDITA dei figli ma anche della ROTTURA del legame affettivo venuto dalla moglie.L'improvviso muro che la moglie manifesta verso il marito è per esso motivo di profonda sofferenza.E questo lei lo sa ed èqquello che vuole.
Rispetto cmq la tua posizione come quella di Lorenzo.
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il senso di paternità sembra piuttosto vertere sul senso di responsabilità derivante da una funzione di protezione, controllo (e conseguentemente autorità) che è sempre stata attribuita alla figura maschile, tanto nei confronti della sposa quanto nei confronti dei figl
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Vero anche questo.Responsabilità spesso mal ripagata.
Modificato da -Renato- - 29/9/2004, 08:14 Amator Veritatis 29/9/2004, 11:41
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Secondo me l'uomo si realizza nel rapporto con con la moglie sia sentimentale che sessuale e quindi anche nella nascita dei figli. Differenze che sembrano lievi ma alla fin fine pesano e per me sono costitutive della natura maschile.
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Renato, come dicevo nel mio ultimo messaggio, non credo che ci siano sostanziali differenze tra i nostri punti di vista. Semplicemente, tu hai puntualizzato (e credo in maniera obiettiva) quelle che potrei chiamare le attitudini (diverse, come natura vuole) maschile e femminile rispetto al matrimonio. Io non facevo altro che sottolineare il carattere "unitivo" dell'istituto famigliare, nel quale si realizza l'armonizzazione dei temperamenti maschile e femminile (quindi anche nel legame affettivo). Entro questa prospettiva, la procreazione si pone come la naturale consumazione del unione matrimoniale (precedentemente ratificata) di un uomo e una donna. Che questo possa assecondare un'attitudine femminile al concetto di famiglia è senz'altro vero, come si può capire anche dall'etimologia del termine "matrimonio", matris munus, ovvero compito della madre di mettere al mondo dei figli, riconosciuti legittimi. L'istituzione famigliare, però, asseconda anche l'attitudine maschile, con l'impegno di fedeltà e il carattere di indissolubilità che derivano dal contratto matrimoniale. E' proprio contro questo aspetto della famiglia che si scaglia oggi, tra le altre ideologie, il femminismo, non volendo riconoscere le prerogative maschili entro l'istituto famigliare.
A. V. -Renato- 29/9/2004, 23:59
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Io non facevo altro che sottolineare il carattere "unitivo" dell'istituto famigliare, nel quale si realizza l'armonizzazione dei temperamenti maschile e femminile (quindi anche nel legame affettivo). Entro questa prospettiva, la procreazione si pone come la naturale consumazione del unione matrimoniale (precedentemente ratificata) di un uomo e una donna
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Prima avevi chiaramente detto che lo scopo del matrimonio era eseenzialmente la procreazione.Bene, io ti ho dato il mio punto di vista sul concetto di famiglia maschile efemminile (dal mio punto di vista). A dirti la verità la tua replica la trovo un pò contorta. .Non capisco"armonizzazione dei temperamenti" cosi significhi. Amator Veritatis 30/9/2004, 10:59
Semplicemente non credo che possa esistere una concezione "maschile" o "femminile" della famiglia: sono piuttosto propenso a considerare quest'ultima come la sintesi del "maschile" e del "femminile", che hanno così la possibilità di armonizzare le proprie attitudini (come sono state da te delineate nei tuoi precedenti messaggi). La famiglia è sempre un'occasione di crescita e di reciproco conforto per i coniugi. La fasulle concezioni "patriarcali" e "matriarcali" che vengono oggi tirate in ballo dalle ideologie di genere (come il femminismo; ma credo che sia importante anche il contributo di certe scuole psicologiche, che sono propenso a considerare all'origine di buona parte degli spoloqui femministi) non sono altro che una trasposizione della "guerra dei sessi" entro quell'istituzione (la famiglia, per l'appunto) che dovrebbe essere deputata all'accordo e all'armonizzazione di uomini e donne (a questo, sostanzialmente mi riferivo quando parlavo di "armonizzazione dei temperamenti"). In questa prospettiva, la procreazione funge da manifestazione dell'amore che unisce marito e moglie: un amore, beninteso, che può sussistere anche tra coniugi senza figli (o senza figli naturali, se pensiamo ad esempio ai figli adottivi). Ganesha 30/9/2004, 11:24
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Semplicemente non credo che possa esistere una concezione "maschile" o "femminile" della famiglia: sono piuttosto propenso a considerare quest'ultima come la sintesi del "maschile" e del "femminile", che hanno così la possibilità di armonizzare le proprie attitudini.
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Ancora una volta mi trovi perfettamente concorde, Amator Veritatis. Quanto alle differenze di attitudine fra uomo e donna a proposito dell'"esigenza" di avere una prole, di cui si sta parlando in questo topic, direi che effettivamente lo “stimolo” dell’uomo ad avere una discendenza presenta caratteri più propriamente “etico-spirituali”, mentre la “spinta” della donna alla maternità presenta caratteristiche che effettivamente si potrebbero definire “biologico-ormonali”, come ripetutamente afferma Renato. Queste due “esigenze” rimandano alle due differenti sfere “cosmo-antropologiche” che i Latini definivano dell’AGNATIO e della COGNATIO. Mi piacerebbe approfondire queste tematiche, ma al momento non ne ho il tempo: ci ritornerò in futuro. Qui faccio solo rilevare che nell’unione fra i due coniugi non è solo importante il MATRI-MONIUM (cioè tutto ciò che è legato alla riproduzione in senso meramente “biologico” e dunque attinente alla sfera femminile), ma anche il PATRI-MONIUM (cioè tutto ciò che il padre tramanda ai figli: col termine “patrimonio” gli antichi indicavano non solo e non tanto la trasmissione di beni economici dal genitore alla prole, ma piuttosto la trasmissione di un sapere etico e spirituale, che è proprio ciò che precipuamente appartiene alla sfera maschile e ciò che il padre ha il diritto/dovere di trasmettere ai figli: Risé definirebbe tutto ciò come la “ferita che il padre infligge nel figlio”).
-Renato- 30/9/2004, 13:10
A.V.
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Semplicemente non credo che possa esistere una concezione "maschile" o "femminile" della famiglia: sono piuttosto propenso a considerare quest'ultima come la sintesi del "maschile" e del "femminile", che hanno così la possibilità di armonizzare le proprie attitudini (come sono state da te delineate nei tuoi precedenti messaggi). La famiglia è sempre un'occasione di crescita e di reciproco conforto per i coniugi.
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Certo , ma si parte dadue pundi di vista differenti della famiglia.La donna è inclinata al concetto di procreazione l'uomoal rapporto afettivo sessuale con la moglie.Come è possibile armonizzare questi due punti di partenza differenti?Che la donna riconosca il valore e le esigenze del marito..Oggi questo riconoscimento è venuto meno e la concezione femminile di famiglia.si è totalmente inclinata sulla procreazione. Di ciò ne ha sofferto molto più l'uomo per che mentre la donna ne può fare ameno dell'uomo , questultimo sia per motivi fisici che affettivi ha molta più difficolta ad accettare l'abbando che proprio per questo è ancor più offensivo nell'intenzione della donna..Senza parlare della sottrazione dei figli. Parte 1 di 1
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