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La tenerezza delle donne, via per la pace



Uomini 3000

Discussione: La tenerezza delle donne, via per la pace Cominciata da davide_v
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davide_v 3/3/2005, 12:20

Ansa.it

BR: ERGASTOLO A LAURA PROIETTI, 20 ANNI A CINZIA BANELLI

ROMA - Ergastolo per Laura Proietti, 20 anni per Cinzia Banelli. Questa la sentenza del gup di Roma Luisanna Figliolia per le due ex Br accusate dell' omicidio di Massimo D' Antona, giudicate con il rito abbreviato.
Il gup del tribunale di Roma Figliolia non ha concesso alla pentita Cinzia Banelli le attenuanti per la sua dissociazioni dalle Brigate Rosse e si e' riservato di decidere sulla concessione degli arresti domiciliari.
Quella emessa oggi a conclusione di un' udienza tenutasi con il rito abbreviato (le posizioni di Proietti e Banelli erano state stralciate da quelle degli altri 15 imputati sotto processo in corte di assise per i fatti scaturiti dall' omicidio D' Antona), e' la prima sentenza pronunciata per l' agguato compiuto in via Salaria il 20 maggio 1999.
Il dispositivo e' stato letto dal gup Figliolia dopo una camera di consiglio durata un' ora e mezza. Le decisioni del gup sono state addirittura superiori alle richieste dei pm Ionta e Saviotti. Se per la Proietti e' stata completamente accolta la sollecitazione dell' ergastolo, per la Banelli il gup ha inasprito di sei anni la richiesta di condanna a 14


http://www.ansa.it/main/notizie/fdg/200503...2030189208.html
silverback 3/3/2005, 18:53

CORRIERE dell'UMBRIA - 3 marzo 2005

Ragazza sotto processo dopo che le indagini hanno scagionato l'uomo incolpato
Violentata, ma era una balla
Da accusatrice una giovane si ritrova accusata


FOLIGNO - Una ragazza ventenne accusa un uomo di averla stuprata per ben due volte. Ma le indagini preliminari scagionano il trentaquattrenne da tutte le accuse e la ragazza si ritrova sul banco degli imputati con l'accusa di ingiurie. Tutto aveva avuto inizio il primo febbraio 2001, quando la giovane andò dai carabibieri di Bevagna per denunciare l'uomo che secondo il suo racconto l'aveva violentata la sera del 28 gennaio precedente. Nella sua denuncia la donna aveva specificato che l'allora trentaquattrenne aveva abusato di lei anche nel 1996, quando lei aveva solo quattordici anni. Stando al racconto della ragazza, l'uomo si sarebbe approfittato nei pressi di un bar di Cannara, dove lei lavorava come barista: l'avrebbe stordita con un colpo alla testa e poi l'avrebbe violentata. Ma la ventenne non si accontentò di presentare la denuncia alle forze dell'ordine e telefonò alla moglie del suo "approfittatore" per informarla di quello che l'uomo aveva fatto. Stando al racconto della ragazza l'amicizia con l'uomo (oggi difeso dall'avvocato Dario Epifani) sarebbe iniziata quando lui era il proprietario di un'azienda agraria, dove la sua famiglia si recava per acquistare diversi prodotti. Proprio questa frequentazione, secondo la giovane, avrebbe dato all'uomo la possibilità di approfittarsi di lei la prima volta. La denuncia portò all'apertura di un fascicolo e alle indagini preliminari, ma le accuse non vennero provate e il sostituto procuratore Cicchella chiuse il fascicolo senza rinviare a giudizio l'accusato. L'uomo, appena scagionato da ogni accusa, decise di querelare la ragazza che aveva ingiustamente puntato il dito contro di lui, infangando la sua reputazione, portando una lunga ombra di dolore sulla sua famiglia, turbando il rapporto con sua moglie e i suoi due figli. Ieri nel tribunale di Foligno, davanti al giudice Brocchi, si è tenuta un'udienza del processo per calunnie contro la giovane, difesa dal legale Nicola Margiannò. La prossima udienza si terrà l'otto febbraio 2006.

Layla Crisanti
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Donna a giudizio per lesioni gravi
Colpisce anziano col guinzaglio del cane


FOLIGNO - Una folignate sul banco degli imputati con l'accusa di lesioni gravi ai danni di un settantenne.
Stando all'accusa la donna, difesa dall'avvocato Daniela Paccoi, avrebbe colpito al volto il 70enne con il guinzaglio del cane. I fatti risalgono all'otto gennaio 2004, quando l'uomo che stava passeggiando ai Canapè ha incontrato l'imputata con il suo cane e le ha detto di mettere il guinzaglio all'animale perché nel parco non poteva essere sciolto. La richiesta è bastata a scatenare le ire della donna che ha usato il guinzaglio per colpire l'anziano. L'uomo, afflitto da cardiopatia ischemica, è svenuto subito dopo il colpo e cadendo ha riportato un trauma facciale e abrasioni varie, per un totale di ventiquattro giorni di prognosi.
Quando la moglie del settantenne, assistito dall'avvocato Fabio Mariani, ha visto il marito in terra si è precipitata verso il proprio congiunto insieme al nipotino di cinque anni, ma il cane dell'imputata si è avventato contro il bambino e ha morso la mano dell'anziana che si era affrettata a proteggere il piccolo.
Ora il bambino scioccato dal fatto non vuole più restare solo con i nonni. Il processo è stato rinviato al 6 febbraio 2006.
ventiluglio 7/3/2005, 21:03

http://www.repubblica.it/2004/i/sezioni/cr.../aiutatemi.html

Quarta udienza alla Corte d'Assise di Bologna contro le nuove Br
Una ragazza in un bar testimone dell'omicidio: "Chiedeva pietà"
Biagi implorò i suoi assassini
"Per favore aiutatemi"

Il medico legale svela: "Il colpo di grazia quando il professore era già a terra"
Sospeso il dibattimento in occasione dei funerali di Nicola Calipari

BOLOGNA - ''Per favore aiutatemi". Sono state queste le ultime parole del professor Marco Biagi. pronunciate un attimo prima di morire. Lo ha riferito una ragazza che la sera del 19 marzo 2002 era in un caffè di fronte alla casa del docente. E' stata ascoltata stamane, durante la quarta udienza presso la Corte d'assise di Bologna riunita per giudicare le "nuove Br". In aula: Nadia Desdemona Lioce; Roberto Morandi; Marco Mezzasalma e Diana Blefari Melazzi. Assente Simone Boccaccini e la pentita Cinzia Banelli che ha già deposto.

Protetta da un paravento che impediva la vista dalla gabbia degli imputati, la giovane teste ha ricordato quella tragica sera: "Alle 20.15 ho sentito dei rumori e un grido d'aiuto", ha raccontato la ragazza. "Mi sono affacciata alla porta e ho visto Biagi che cadeva a terra con la bici quasi sui piedi e due persone che gli sparavano. Biagi era steso di fronte alla porta di casa. Erano in due; una era più avanti inclinata verso di lui e sparava. Ho sentito che Biagi gridava aiuto e che chiedeva pietà. Ha detto: 'Per favore, aiutatemi'".

La teste ha riferito anche di aver visto una fiammata che partiva dalla persona che teneva in mano la pistola "coperta da un giornale o qualcosa". "La canna era coperta - ha raccontato - si vedeva solo l'impugnatura. Mi sono nascosta e ho chiamato i carabinieri con il cellulare".

Dopo la sospensione per trenta minuti in occasione dell'inizio del funerale a Roma dell'agente del Sismi Nicola Calipari, il dibattimento è ripreso con la deposizione del medico legale Corrado Cipolla d'Abruzzo, che ha svelato alcuni particolari sull'autopsia della vittima: "Dei sei colpi sparati contro il professor Biagi, uno solo, l'ultimo, esploso quando la vittima era già a terra, risultò essere letale. La morte non fu istantanea; Biagi sopravvisse qualche minuto ancora".
(7 marzo 2005)

(IMG: http://www.repubblica.it/2003/e/gallerie/cronaca/procbr/ansa59147010703172239_big.jpg)
Nadia Desdemona Lioce nella gabbia degli imputati
(IMG: http://www.repubblica.it/2003/e/gallerie/cronaca/procbr/ansa59149850703172231_big.jpg)
Diana Blefari e Nadia Desdemona Lioce

Modificato da ventiluglio - 7/3/2005, 21:07
davide_v 12/3/2005, 14:30

Kataweb.it

http://www.kataweb.it/news/detail.jsp?idCa...Content=1008797

ACCUSANO PRETE VIOLENZA SESSUALE PER RICATTO, 3 ARRESTI

Jesi (An), 11 mar 2005 - 20:06

Tentano di estorcere del denaro ad un anziano parroco inscenando una presunta violenza sessuale ad una donna, ma vengono denunciati ed arrestati tre romeni, tra cui due donne. Il fatto e' accaduto a Jesi qualche giorno fa ma se ne e' venuti a conoscenza solo oggi. Sono finiti in carcere la presunta violentata, una donna di 43 anni, il figlio di lei, 21 anni, operaio a Fabriano, e la sua convivente di 25 anni. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, la donna si sarebbe introdotta di nascosto nell'ufficio parrocchiale e, appena il prete e' rimasto solo, si sarebbe tolta la maglia cercando di farsi toccare il seno. Il parroco avrebbe opposto resistenza ma, poco dopo, sono arrivati il figlio della donna e la sua convivente che, dicendosi testimoni del fatto, hanno accusato il sacerdote di violenza sulla romena. E il giorno dopo e' arrivata la richiesta di diecimila euro in cambio del loro silenzio. Per impaurire il religioso e' stato mostrato anche un certificato medico del pronto soccorso di Jesi nel quale si attestava un'aggressione sessuale subita dalla presunta vittima, ma il documento non si riferiva al fatto accaduto nella parrocchia jesina. Il prete si e' detto disposto a pagare, ma, vinta successivamente la paura, si e' recato in commissariato per denunciare il fatto. Cosi', quando la donna e' andata in parrocchia a ritirare il denaro, e' stata fermata dalla polizia assieme al figlio che l'attendeva all'esterno.


-Renato- 18/3/2005, 14:01


Da "Libero" di ieri:


Aiuto, mia moglie mi brucia i libri di


MARCELLO VENEZIANI
Cari lettori, vi considero ormai la mia famiglia e perciò vorrei parlarvi con il cuore in mano di cose che solitamente non si scrivono sui giornali. Superando la comprensibile ritrosia a stendere in pubblico i panni privati, soprattutto quando sono sofferti e da lunghi mesi ormai, vorrei raccontarvi una storia che è sì assolutamente personale, ma tocca un argomento che coinvolge a vario titolo ormai tante persone. Premessa: la cosa a cui più tengo, dopo le persone care, sono i miei libri. Ne ho 15mila divisi in sette grandi librerie a parete, sono il mio pane e la mia anima; li vivo e li respiro, ne parlai pure in un libro recente. E ci lavoro. Mi rifugio in loro quando sono malinconico, deluso dalla vita. O quando ricerco vite ulteriori e inseguo la grandezza negata al meschino gossip del giorno. Da mesi ormai sono costretto a entrare in casa mia, di mia proprietà, dove ho i miei figli, le mie cose, i miei vestiti, il mio archivio, i miei libri, come un ladro. Li consulto in fretta e poi vado via furtivamente. Per una dolorosa storia di separazione, di cui si sta occupando il magistrato, mi è impossibile restare in casa in presenza di mia moglie. Per non turbare la quiete famigliare sono costretto ad andarci solo qualche mattina, quando so che non c'è lei. Già questo, capirete, fa male; vivo tra domicili provvisori, l'auto ridotta per mesi a casa-armadio, il conto in banca saccheggiato perché mi fidavo e cointestavo tutto, case e conti. Ma non voglio esibire i miei affetti famigliari né entrare in una vicenda che attiene la vita privata e il giudizio di un m ag i s t r at o. Torno ai libri. Da tempo vedo i miei libri sparire, a cominciare dai più cari. E ho visto sparire miei appunti, scritti intimi o tracce per libri futuri. Ho ricevuto telefonate in cui mi si annunciavano libri bruciati, strappati venduti. E bruciati e strappati alcuni libri poi li ho trovati; me li hanno fatti notare anche miei figli. Molti sono stati cambiati di posto; così non è facile capire se siano andati via oppure no. Altri sono stati prima nascosti tra i materassi, sotto divani, per poi farli sparire del tutto. I miei figli hanno salvato le opere di Borges, almeno per ora. Però, confermano i miei figli, i libri escono di casa in gruppi di 40-50, per non far più ritorno, ed essere venduti. Ricevo telefonate deliranti che mi ripetono: venduti. Le opere di Heidegger, di Arendt, con le mie annotazioni, e potrei continuare il doloroso elenco, a cominciare dai libri che mi sono più cari, su cui studio e ho studiato. Non posso far nulla, oltre una denuncia. I libri deturpati o spariti non sono tomi intonsi per abbellire la biblioteca; no, sono libri letti, chiosati da me, con annotazioni a margine, sottolineature, spesso introvabili. Non possono essere ricomprati. Sono libri vissuti, con tracce di salsedine o di resina, perché spesso furono letti da viandante, al mare o sotto un albero. In larga parte sono frutto di mie ricerche certosine, di miei acquisti, di mie assidue frequentazioni in libreria. In parte sono ereditati da mio padre, che oggi non vede quasi più e con i libri di casa sua ha un rapporto solo tattile, amorosamente li sistema e li risistema per continuare in questo modo ad accarezzarli. Quando riprendevo quei libri e ritrovavo a margine la sua calligrafia alternata alla mia, ritrovavo il filo di una continuità, di padre in figlio (è il titolo di un mio libro che proprio oggi mi è giunto nella traduzione portoghese, De pai para filho). Cambiai casa e ne presi una più grande perché i libri non entravano più nella vecchia. E ora devo sentire i fogli di quei testi strappati al telefono; devo vedere la mia biblioteca sconvolta e dissolto l'ordine complesso con cui l'avevo sistemata per autori e argomenti; devo notare come un lutto vari libri introvabili, che inutilmente cerco, con l'aiuto dei miei figli. Gentile, Soffici, Bergamin, Borges, Campo, testi spariti. Strappate le Enneadi di Plotino, opera me cara a cui dedicai un mio libro, bruciata la biografia di Simone Weil, bruciato Così parlò Zarathustra. Una volta, esasperato, ho messo a soqquadro la casa, trovandone qualcuno nascosto, anche sotto i materassi; ma altri sono scomparsi, distrutti, ceduti, non so. Ho persino scritto, per disperazione, sui muri di casa: sono spariti i miei libri. Non credo esista barbarie peggiore verso la cultura, la civiltà e verso uno scrittore. Sottrargli i libri e gli appunti è come togliergli l'ossigeno. Il mio studio di casa è anche il mio ufficio. Ora è impraticabile. E non so dove portarli in fretta, anche perché ho speranza di rientrare in casa dopo che i miei figli hanno chiesto al magistrato di restare con me nella casa famigliare. È inopportuno scriverne, mi dicono, soprattutto perchè sei un personaggio in vista: ma si può vivere sotto questo ricatto? No, avrò perso lucidità perché sono esasperato, anzi disperato, ma a questo punto preferisco fare outing da me. Nel nome di tanti coniugi feriti e privati di tutto quel che era loro, legittimamente ed esclusivamente frutto del loro lavoro. Da tempo non dormo, non vivo, ho grave difficoltà a scrivere e concentrarmi. E mi vedo trascinato in un gorgo bestiale. Queste vicende sono annotate di passaggio, solo per spiegare l'assurdo caso di una biblioteca deturpata, venduta e di fatto proibita al suo fruitore e proprietario. Per tirarmi su, ho accolto commosso l'altra sera l'invito di un mecenate a cena nella sua grande biblioteca; per respirare in una sera d'inverno, come un esule, l'aria saggia e antica della mia patria inaccessibile e ferita.

tyrtix 18/3/2005, 15:08

Riusciamo ad avere una mail a cui scrivergli, e magari a invitarlo qua sul ? Mi piacerebbe che insieme gli esprimessimo la nostra solidarietà, perchè si vede che è un'uomo colpito proprio in una di quelle poche cose che gli sono rimaste da amare.
Barnart 18/3/2005, 21:33

------------ QUOTE ---------- Riusciamo ad avere una mail a cui scrivergli, e magari a invitarlo qua sul ? Mi piacerebbe che insieme gli esprimessimo la nostra solidarietà, perchè si vede che è un'uomo colpito proprio in una di quelle poche cose che gli sono rimaste da amare. -----------------------------
Ok.

Non sono però in grado di fare il segugio in queste cose. Chi rintraccia il suo address ce lo faccia avere.

Rino


silverback 29/3/2005, 19:17

CORRIERE dell'UMBRIA - 22 marzo 2005

Il commerciante non abusò delle figlie
Assolto con formula piena il 50enne accusato dalla moglie


ORVIETO - Assolto perché il fatto non sussiste. Finisce l'incubo
del commerciante orvietano, accusato dalla moglie di aver abusato
sessualmente delle figlie minorenni. Ieri pomeriggio, la sentenza
del tribunale ha messo fine all'incubo che, per quattro anni, ha
dovuto sopportare il cinquantenne orvietano, costretto a non
vedere le bambine e a vivere additato da molti come chi aveva
commesso il crimine peggiore dell'umanità. La vittoria degli
avvocati difensori, Manlio Morcella e Guglielmo Santarelli, ha
smontato tutte le tesi dell'accusa, consegnando all'opinione
pubblica un uomo senza quel fardello infamante di accuse e
soprattutto ha riconsegnato alle figlie un padre che per lungo tempo
gli era stato privato. Per la difesa un successo che mette in risalto
il lavoro svolto in questi anni, racchiuso nelle ottantacinque pagine
della memoria difensiva, ottenuto grazie a un collegio di giudici
garantista e scrupoloso, formato dai giudici Ianigro, Vito e Bonato,
che ha assicurato la massima terzietà della procedura. A questo
si aggiunge anche il lavoro del Gip, Zanetti, che aveva impedito
per ben due volte la carcerazione dell'imputato. Una a una, sono
cadute le tesi dell'accusa che hanno portato all'assoluzione perché
il fatto non sussiste. Tutte le prove sono state uccise: dalla sporcizia
sulle mutandine che l'accusa riteneva determinante e la difesa ha,
invece, dimostrato che quegli slip non erano stati indossati dalla
bambina nel periodo dei presunti abusi. Anche le deposizioni
dei teste chiave e della stessa madre delle bambine sono state
rese vane, in quanto gli avvocati Morcella e Santarelli hanno
dimostrato la loro contraddittorietà. Fondamentale la perizia medica
dei dottori Conti e Licata, che non rilevavano sul corpo delle bambine
nessun elemento riconducibile ai presunti abusi. Per il commerciante
orvietano è una vittoria che lo riconsegna alla società che per molto
tempo lo ha guardato con gli occhi storti. In aula anche la donna
brasiliana che nel luglio di quattro anni fa denunciò il marito per abusi
sessuali e che invece la giustizia ha smentito. Anni di udienze e
perizie che hanno concentrato l'opinione pubblica su uno dei processi
più discussi degli ultimi anni. La sentenza di questo processo era
attesa da molti, da quelli convinti dell'innocenza del commerciante
orvietano e da quelli che non vedevano l'ora di gettargli addosso
altre infamie. Si chiude con l'assoluzione di un padre ingiustamente
accusato, uno dei capitoli di cronaca più crudi della storia orvietana,
che non lascia adito a nessuna polemica, perché quell'uomo di
cinquant'anni che ogni mattina si alza per andare a lavorare è innocente.

Gabriele Anselmi


ventiluglio 8/4/2005, 19:00

http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....C-F926E5831AF8}
08 apr 15:13
Torino: uccise figlia a dicembre, dichiarata incapace di intendere
TORINO - Incapace di intendere e volere. E' il giudizio espresso dai periti su Rosa Sansone, la mamma di Volpiano, nel torinese, che il primo dicembre scorso ha ucciso con quattro coltellate la sua unica figlia, Nausicaa Isabella Sellitto. A scoprire la tragedia qualche ora piu' tardi, il marito, Giampaolo Sellitto, impiegato della Camera di Commercio di Torino, di ritorno a casa per pranzo. Rosa Sansone aveva tentato di togliersi la vita. Ora la donna e' ricoverata in una casa di cura, agli arresti domiciliari. (Agr)

-Renato- 10/4/2005, 14:41

daltgcom:


http://www.tgcom.it/cronaca/articoli/artic...olo251859.shtml


Webcam in bagno scuola: denunciato
Roma,uomo filmava studenti di nascosto
Ha acceso il computer del suo convivente e si è ritrovata davanti un filmino pornografico girato nei bagni della scuola romana di cui l'uomo è titolare. La donna ha subito rinfacciato tutto al suo compagno, che ha ammesso di aver piazzato una telecamera nascosta nei bagni, per filmare le studentesse. Ne è scaturita una lite talmente violenta che è dovuta intervenire la polizia. L'uomo è stato denunciato.

Da quanto si è appreso, l'uomo è un 41enne titolare di una scuola privata romana per l'accesso ai diplomi di scuola media e superiore. E' accusato di aver piazzato una web-cam nel bagno dell'Istituto con la quale si confezionava filmati osceni.

La sua convivente ha subito capito dove venivano girati i filmini. La sua reazione è stata talmente violenta che per dividere la coppia sono dovuti intervenire diversi agenti. L'uomo è stato denunciato anche per possesso non dichiarato di un carabina che è stata trovata nella sua abitazione.

Al momento la convivente non ha sporto denuncia per l'aggressione che ha subìto dall'uomo quando accortasi del video lo ha insultato dando vita ad una colluttazione. Ad essere "assolutamente indignati" per quanto scoperto gli agenti di polizia, diretti da Giuseppe Piervigili, costretti a visionare le immagini ed ora a rintracciare studentesse e studenti, di età compresa tra i 17 e i 30 anni, per informarli di quanto scoperto e metterli nelle condizioni di eventualmente denunciare a loro volta l'uomo.








Notare la reazione della convivente.


-Renato- 13/4/2005, 20:22

da tiscali. it:



http://notizie.tiscali.it/stranomavero/art...hiatore_ko.html




Rimorchia un'americana a Roma, ma lei è una boxeur e lo manda ko


Ha tentato di rimorchiare due giovani americane seguendole dopo una serata in discoteca ma il suo approccio non è piaciuto alle due giovani statunitensi (una calforniana di 22 anni e una texana di 21 anni) che hanno declinato la corte del giovane. Lui però è stato insistente per sua sfortuna, la ragazza aveva però praticato la boxe e per liberarsene gli ha assestato due cazzottoni mandandolo ko.
La disavventura è capitata ad un impiegato romano di 34 anni all'uscita della discoteca Supper Club, nel centro storico della capitale. L'uomo è stato curato all'ospedale, guarirà in sei giorni. Dovrà ora decidere se dare un seguito legale alla vicenda, denunciando le ragazze, individuate dagli inquirenti dopo che nella fretta della fuga avevano perso le scarpe.


Modificato da -Renato- - 13/4/2005, 21:24
ventiluglio 14/4/2005, 10:13

http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....3-5DED13A7395E}
13 apr 21:56
Venezia: moglie lo accoltella, marito e' grave
VENEZIA - Un uomo di origine marocchina e' stato accoltellato dalla moglie durante un violento litigio. L'extracomunitario e' ricoverato in gravi condizioni all'ospedale di Dolo, in provincia di Venezia. La donna si trova in caserma sotto interrogatorio. (Agr)


Modificato da ventiluglio - 14/4/2005, 11:16
silverback 14/4/2005, 12:13

------------ QUOTE ---------- da tiscali. it:



http://notizie.tiscali.it/stranomavero/art...hiatore_ko.html




Rimorchia un'americana a Roma, ma lei è una boxeur e lo manda ko


Ha tentato di rimorchiare due giovani americane seguendole dopo una serata in discoteca ma il suo approccio non è piaciuto alle due giovani statunitensi (una calforniana di 22 anni e una texana di 21 anni) che hanno declinato la corte del giovane. Lui però è stato insistente per sua sfortuna, la ragazza aveva però praticato la boxe e per liberarsene gli ha assestato due cazzottoni mandandolo ko.
La disavventura è capitata ad un impiegato romano di 34 anni all'uscita della discoteca Supper Club, nel centro storico della capitale. L'uomo è stato curato all'ospedale, guarirà in sei giorni. Dovrà ora decidere se dare un seguito legale alla vicenda, denunciando le ragazze, individuate dagli inquirenti dopo che nella fretta della fuga avevano perso le scarpe.
-----------------------------
Ora, tralasciando quello che avrei fatto io (al pari di Paolo...), è significativo constatare, una volta di più, il tono che viene usato nello scrivere certi articoli...
Ed ancor più significativo è il fatto che venga messo così in evidenza tale episodio...
Chissà cosa accadrebbe se io raccontassi di quella ragazza statunitense, cintura nera di Karate che, diversi anni fa, fu "stesa" e violentata da uno psicopatico...(accadde negli USA).
Oppure, di una ragazza della mia città, proveniente dalla kick e decisa a passare alla boxe, che lo scorso anno, durante un allenamento con un mio amico, istruttore di pugilato, si è beccata un diretto sinistro al naso che le ha fatto uscire un..."litro di sangue"...(tanto è vero che dopo un po' di tempo ha smesso di frequentare la palestra... ;) ).
animus 14/4/2005, 13:15

------------ QUOTE ---------- una ragazza della mia città, proveniente dalla kick e decisa a passare alla boxe, che lo scorso anno, durante un allenamento con un mio amico, istruttore di pugilato, si è beccata un diretto sinistro al naso che le ha fatto uscire un..."litro di sangue"... -----------------------------
In passato ho fatto thaibox e tae kwon do , nel quale sono arrivato a competere a livello nazionale, per la categoria cui appartenevo.
Vi posso assicurare che in uno scontro fisico, tra uomo e donna, NON C'E' PROPRIO STORIA.

Un uomo comune, non sedentario, puo fronteggiare senza problemi una donna cintura nera di arti marziali, ve lo posso assicurare.

Questione di peso, di forza, di struttura ossea.
Apparteniamo ad un altro pianeta.

La cosa interessante invece, è che mentre nella nostra società si sostiene che la forza fisica non abbia alcun valore, sono ogni anno sempre di più le donne che si iscrivono a corsi di sport da combattimento.
Un altra bugia per cercare di colmare il divario biologico tra i sessi?

Modificato da animus - 14/4/2005, 14:53
silverback 14/4/2005, 17:42

------------ QUOTE ---------- animus: Vi posso assicurare che in uno scontro fisico, tra uomo e donna, NON C'E' PROPRIO STORIA. -----------------------------

Naturalmente.
E non per niente ne ho parlato io stesso, un mese e mezzo fa:
http://www./?t=1165081&st=135
http://www./?t=1165081&st=150

------------ QUOTE ---------- ...sono ogni anno sempre di più le donne che si iscrivono a corsi di sport da combattimento. -----------------------------

...l'invidia è tanta... :shifty:

------------ QUOTE ---------- Un'altra bugia per cercare di colmare il divario biologico fra i sessi? -----------------------------

Anni fa, ad un settimanale femminista, scrissi questa frase:
"Voi femmine sarete forti come i maschi solo il giorno in cui qualche mago (maschio...) dell'ingegneria genetica vi trasformerà in...uomini...". :showoff:
silverback 14/4/2005, 18:25

A proposito del genio e del bene maschile...
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Il Messaggero, 13 aprile 2005

Addio senza riconoscimenti
all'uomo che con i vaccini ha salvato
più vite al mondo



Immaginate un fuoriclasse del calcio che ha segnato più gol
di Riva, Baggio e Maradona messi insieme. Ma che non ha mai
vinto il Pallone d'Oro. O un maestro del cinema che ha firmato
più capolavori di Hitchcock, Spielberg e Fellini senza mai conquistare
un Oscar. O uno scienziato che nel ventesimo secolo, grazie alle
sue straordinarie scoperte mediche, ha salvato più vite di chiunque
altro. Ma che non è mai stato preso in considerazione per il Premio Nobel.
E che ora, all'età di 85 anni, se ne va in punta di piedi dal mondo
che ha contribuito a rendere migliore, più salubre, più civile, con
la fama di sovrano senza corona: di re misconosciuto dei vaccini.

A lui, Maurice Hilleman, virologo, epidemiologo, immunologo, oncologo
americano scomparso lunedì scorso in un ospedale di Filadelfia,
va la riconoscenza inconsapevole di centinaia di milioni di mamme
in tutto il mondo che devono al suo genio scientifico le garanzie
di benessere dei propri figli
. Nel corso di una carriera tanto
intensa quanto solitaria, chiusa fra le pareti del laboratorio di
microbiologia del gigante farmaceutico Merck, il dottor Maurice Hilleman
ha infatti sviluppato oltre quaranta vaccini umani e animali, tra cui
otto dei quattordici ordinariamente somministrati ai bambini nei primi
mesi di vita: morbillo, orecchioni, epatite A e B, varicella, meningite,
polmonite, come anche il vaccino contro il batterio emofilo dell'influenza.
Alla sua instancabile opera è dovuta la prima generazione del vaccino
contro la rosolia, una malattia infettiva particolarmente insidiosa per
le donne in stato di gravidanza.

"Una sola delle sue scoperte avrebbe potuto segnare il successo di
una carriera scientifica
- ha commentato Anthony Fauci, direttore
dell'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive - non c'è dubbio che
Hilleman ha salvato più vite di chiunque altro e che ha cambiato il corso
della storia del ventesimo secolo"
. La morte dello scienziato è coincisa,
ironia della sorte, con il cinquantesimo anniversario della scoperta del
vaccino antipolio da parte di Jonas Salk. Una svolta medico-scientifica di
straordinaria importanza che ha sconfitto una patologia virale particolarmente
crudele, ma che - in termini di vite umane - non è paragonabile ai vaccini
di Hilleman. Il suo nome non è stato mai inserito tra i finalisti del Premio Nobel,
un po' per ritrosia del ricercatore, un po' perché ha lavorato all'interno
di una grande industria farmaceutica, ed è rimasto per decenni all'ombra
di luminari come Pasteur e Sabin.

Cresciuto in una fattoria del Montana, il dottor Hilleman aveva attribuito
il successo del suo lavoro alla sua infanzia rurale, trascorsa in campagna
fra i polli, dalle cui uova furono poi ricavati molti dei suoi vaccini. Modesto
ed autoironico, Hilleman non ha mai nascosto la natura casuale di alcune
delle sue scoperte. Come nel caso del vaccino per gli orecchioni, nato dalla
malattia della figlia Jeryl Lynn. Grazie ad un "tampone" prelevato dalla sua
gola, lo scienziato riuscì a isolare il virus, a indebolirlo, e quattro anni dopo
fu in grado di approntare il relativo, provvidenziale vaccino.

Stefano Trincia
COSMOS1 14/4/2005, 21:07

------------ QUOTE ---------- http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....3-5DED13A7395E}
13 apr 21:56
Venezia: moglie lo accoltella, marito e' grave
VENEZIA - Un uomo di origine marocchina e' stato accoltellato dalla moglie durante un violento litigio. L'extracomunitario e' ricoverato in gravi condizioni all'ospedale di Dolo, in provincia di Venezia. La donna si trova in caserma sotto interrogatorio. (Agr)
-----------------------------
io non sono bravo come voi, le notizie le leggo sui giornali di carta e non so come fare i link... <_<
Però mi urge dirvi che dalla versione cartacea (Nuova Venezia del 14.04, pg 30) la cosa più buffa che emerge è che la donna sostiene che era l'uomo a impugnare il coltello e lui stesso che se l'è infilato nel petto a pochi centimetri dal cuore :woot:
Faccio fatica a capire come una donna possa sire impunemente qualunque stupidaggine. Se un uomo dichiarasse di aver litigato con una donna la quale ha impugnato un coltello e si è infilzata, gli raddoppierebbero la pena. Se lo dice una donna la stanno ad ascoltare in riverente silenzio...
COSMOS1 14/4/2005, 21:14

------------ QUOTE ----------
La cosa interessante invece, è che mentre nella nostra società si sostiene che la forza fisica non abbia alcun valore, sono ogni anno sempre di più le donne che si iscrivono a corsi di sport da combattimento. -----------------------------
non so se avete notato ma in qualunque film o serial che sia, ovunque vi sia un minimo di scontro fisico, oramai è assolutamente vietato non inserire tra i combattenti almeno una donna, anche a costo di stravolgere completamente il senso della storia come nel Signore degli anelli dove un Cavaliere Nero viene ucciso da una donna mentre pronuncia quella storica frase "Ma io non sono un uomo" :D
credo che questo martellamento mediatico in qualche modo avrà degli effetti sui nostri figli.
questo purtroppo è un altro esempio di una cultura fatta di pregiudizi e luoghi comuni e sempre più lontana dall'esperienza.
silverback 15/4/2005, 03:35

------------ QUOTE ---------- non so se avete notato ma in qualunque film o serial che sia, ovunque vi sia un minimo di scontro fisico, oramai è assolutamente vietato non inserire tra i combattenti almeno una donna, anche a costo di stravolgere completamente il senso della storia come nel Signore degli anelli dove un Cavaliere Nero viene ucciso da una donna mentre pronuncia quella storica frase "Ma io non sono un uomo"  :D -----------------------------
Sì, è proprio così, e a lanciare questa nuova "moda" sono stati gli americani (e chi, sennò?) verso la metà degli anni Ottanta.
In proposito mi ricordo di un film risalente al 1992 (se non erro, perché vado a memoria), in cui Cinthia Rothrock (una vera esperta di arti marziali che, però, sempre femmina rimane...) "sostiene" uno scontro fisico contro due "armadi" (un bianco e un nero) alti almeno 1,90 m. e pesanti intorno ai 100/110 kg.
Beh, a un certo punto lei viene "centrata" in pieno volto da un gancio destro del nero ma, "incredibilmente", la signora si rialza e comincia a "picchiare duro" più di prima, "sparando" calci a destra e manca, e finendo per mettere KO entrambi a "furia di pugni"!!
Nella realtà avrebbe rischiato di essere uccisa al primo pugno ricevuto in faccia, per non parlare del fatto che, quasi sicuramente, si sarebbe fratturata le mani...
Ma gli americani, si sa, sono quello che sono...(anche se i cinesi, per certi aspetti, sono pure peggio).

Già che ci sono riporto le parole del maestro Victor Gutiérrez (a quel tempo quinto grado di wing tsun), pubblicate sul mensile di arti marziali BUDO INTERNATIONAL, nel marzo del 1999, in un articolo intitolato "DONNE E ARTI MARZIALI: ANALISI DI UN CONNUBIO IMPERFETTO" (pag. 13-18):
"...come nella maggior parte degli sport, il testosterone continua a fare la differenza. Bisogna tenere conto di questi dati per non lasciarci abbagliare dalle esasperazioni cinematografiche.
Di tanto in tanto si possono vedere dei film di serie C nei quali ragazze di 45 chili, con l'aspetto da modelle, e che sicuramente non hanno mai messo piede su un tatami, atterrano con un pugno presunti esperti di Kung Fu o di Karate, che tra l'altro sono grandi come armadi. Non facciamo riferimento, evidentemente, a vere campionesse come Cinthia Rothrock. Basta vederla in azione per accorgersi che è ben allenata e che i suoi colpi possono veramente far male. Ma anche in questo caso Cinthia non potrebbe battere con facilità un vero esperto della sua stessa disciplina; piuttosto sarebbe lei a finire KO. Il motivo non sta solo nelle differenze fisiche; bisogna aggiungere l'uso di tecniche poco realistiche e non adatte alle caratteristiche del corpo femminile. I pugni potenti non sono alla portata della maggior parte delle donne, ed inoltre occorre molto tempo per perfezionarli. Di fatto, salvo nel caso di chi pratica Boxe e Kickboxing, i pugni sferrati dalle donne di solito non sono "devastanti". E' più utile allora colpire le zone più sensibili; attaccare agli occhi o alla gola con delle posizioni a mano aperta o semi chiusa; dimenticare i colpi al tronco, preferendo dei punti più morbidi come i genitali o il collo"...

________________________________________________________________________________

http://www.budointernational.com
http://www.kungfucinema.com/reviews/blondefury.htm

Modificato da silverback - 15/4/2005, 12:48
ventiluglio 28/4/2005, 11:56

http://www.panorama.it/italia/criminalita/...1-A020001030402
(IMG: http://img260.echo.cx/img260/1915/0200010369613km.jpg)

Lady mafia, che volle essere più potente dei boss
di Antonio Rossitto
22/4/2005
Omicidi, appalti, latitanze eccellenti: nei verbali degli interrogatori, tutti i segreti della prima donna a capo di una cosca, che oggi collabora con i magistrati. Vicende di sangue ma anche episodi surreali. Come quella volta che Provenzano si presentò travestito da cardinale...

Ha guardato impassibile negli occhi i due magistrati. Poi ha detto: «Voglio chiacchierare bellu linnu linnu». Pulito, pulito: per spiegare tutto in maniera chiara, senza fraintendimenti. È il 14 febbraio: Giusi Vitale, 33 anni, comincia a raccontare la sua storia ai pm di Palermo Maurizio De Lucia e Francesco Del Bene. È la prima donna boss della mafia siciliana a pentirsi. A raccontare gli anni trascorsi accanto ai fratelli Vito e Leonardo, boss di Partinico, paese a 40 chilometri da Palermo. Tutti i segreti dei «Fardazza», stracci vecchi, come vengono chiamati i Vitale: omicidi, appalti, gli incontri con il superlatitante Bernardo Provenzano. Confessa senza sosta da due mesi la donna.

Dopo le sue dichiarazioni sono state aperte diverse inchieste: una di queste, qualche giorno fa, ha portato all'arresto della nipote Maria e di molti affiliati del clan guidato dai fratelli. Era nell'aria. In videoconferenza dal carcere di Parma, il capofamiglia Leonardo, per ben due volte, ha platealmente maledetto la sorella: «La rinneghiamo sia da viva che da morta. E speriamo lo sia al più presto». Disconosciuta, reietta. Eppure, gli interrogatori proseguono. Lei continua a parlare. Svelando intrighi e retroscena di Partinico, uno dei fortilizi più inespugnabili di Cosa nostra in Sicilia.

Vita di primati quella di Giuseppa Vitale. Pane e mafia fin da ragazzina. Prima donna a reggere una cosca ad appena 26 anni: a ordinare omicidi, maneggiare i «piccioli» degli appalti, gestire le latitanze dei familiari. Arrestata nel 1998 per associazione mafiosa, passa da un penitenziario all'altro; viene condannata in primo grado a sei anni, ridotti in appello a quattro e sei mesi. Quando però è accusata di un omicidio comincia a temere di dover passare tutta l'esistenza in carcere. Diventa un collaboratore di giustizia: la prima pentita.

Nuovi primati infranti. Con le sue rivelazioni sfascia tutte le regole dei clan. Ammette di avere avuto diversi amanti. Decide di divorziare dal marito. Chiede ai giudici il permesso di «fare colloqui e telefonate col convivente» che pensa di sposare: Alfio Garozzo, un ex pentito di Catania. Ha riempito pagine e pagine di verbali la donna boss. Due nomi compaiono molto spesso negli atti della procura: Bernardo Provenzano e Salvatore Riina. Il primo è noto nelle cosche come «Binnu 'u tratturi» o, più semplicemente, lo «zio». È il capo dei capi di Cosa nostra: il superlatitante ricercato da 42 anni. L'uomo che scappa attraverso cunicoli sotterranei, va a Marsiglia in camion per operare la sua malconcia prostata e scrive indefessamente «pizzini». Riina, invece, non è il padrino arrestato nel 1993 e da allora in carcere. Non è «Totò 'u curtu» da Corleone, ma solo un omonimo del boss. A Partinico, il suo paese, lo chiamavano «Mortadella». Giusi Vitale lo fece uccidere il 20 giugno del 1998. Il pentito Michele Seidita raccontò tutto ai magistrati accusando la donna di essere la mandante.


Modificato da ventiluglio - 28/4/2005, 13:01
ventiluglio 2/5/2005, 22:55

http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....2-1A9D8C7CEA2F}
30 apr 10:48
Usa: ha ucciso i figli con 200 coltellate, incriminata
ROLLING MEADOWS (Usa) - Una donna di 34 anni, Tonya Vasilev, e' stata rinviata a giudizio per l'omicidio dei suoi due figli nello Stato americano dell'Illinois. Tre giorni fa la donna, rea confessa, ha ucciso la bimba piu' piccola di 3 anni e il fratellino di 9, infierendo con oltre duecento coltellate. Il marito dell'assassina, rientrato nella sua casa di Rolling Meadows, un sobborgo alle porte di Chicago, aveva trovato i cadaveri dei due figli e la madre sporca di sangue e con un grosso coltello in mano. La donna e' stata rinviata a giudizio per omicidio volontario plurimo e aggravato. Sara' processata per direttissima il 20 maggio. (Agr)

davide_v 7/5/2005, 09:46

Repubblica.it

http://www.repubblica.it/2005/e/sezioni/cr...anfredonia.html

Nuovi elementi nell'indagine sull'omicidio della quindicenne
uccisa lo scorso novembre dal suo amante, cugino del padre
Manfredonia, arrestate due donne
"Costringevano Giusy a prostituirsi"

La ragazza sarebbe stata indotta ad avere rapporti a pagamento
Gli inquirenti: "Hanno approfittato di lei, l'hanno circuita"


MANFREDONIA - Ha uno strascico la storia di Giusy Potenza, la 15enne uccisa lo scorso novembre dal cugino del padre, un uomo di 27 anni con il quale aveva una relazione. La polizia ha arrestato due donne accusate di aver indotto alla prostituzione la giovane, e di averla costretta a dividere con loro i proventi dell'attività. Sabrina Santoro, 24 anni, e Filomena Rita Mangini, 19, entrambe di Manfredonia, il paese nel quale viveva Giusy Potenza, sono ora agli arresti domiciliari. Dalle indagini è emerso che fu proprio con le due donne che Giusy si allontanò la sera del 12 novembre 2004 quando, dopo aver acquistato dei cd in un un negozio, si persero le sue tracce. Entrambe sarebbero anche state citate da un uomo, che avrebbe detto che le due donne facevano prostituire Giusy.

"Le indagate - ha detto il dirigente del commissariato di Manfredonia, Antonio Lauriola - hanno approfittato di una ragazzina minorenne, circuendola e inducendola alla prostituzione, contattando i clienti, proponendole di compiere atti sessuali a pagamento e di dividere con loro il denaro". Si tratterebbe comunque, ha aggiunto Lauriola, di "pochissimi episodi", ai quali sarebbe tuttavia estraneo Giovanni Potenza, l'uomo in carcere dallo scorso dicembre, che dopo quarantuno giorni confessò di essere l'assassino della ragazza.

Santoro e Mangini - accusate di induzione alla prostituzione e sfruttamento - sono anche indagate di favoreggiamento personale e false dichiarazioni, in relazione all'alibi fornito per quel 12 novembre, giorno della scomparsa di Giusy. Le due donne avrebbero detto di non sapere nulla e invece, ha detto Lauriola, "erano state notate verso le 17.15 mentre si intrattenevano a bordo di una Fiat Punto di colore verde, di proprietà di Sabrina Santoro, in compagnia di un uomo, proprio davanti al negozio Bernini dove Giusy aveva comprato i cd e, alcuni minuti dopo, a bordo della stessa auto, mentre aspettavano la vittima che, uscita dal negozio, si dirigeva verso la loro auto".

Gli arresti sono stati compiuti dagli agenti della squadra mobile della questura di Foggia, e da quelli del commissariato di Manfredonia, in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip del tribunale di Foggia Maria Rita Mancini su richiesta del pm Vincenzo Maria Bafundi. Per eventuali, ulteriori sviluppi bisognerà attendere le dichiarazioni che le due donne renderanno davanti al gip

davide_v 11/5/2005, 12:30

Corriere.it, 11 maggio 2005

Lite condominiale in provincia di Torino tra due donne marocchine

Stacca a morsi un pezzo di naso a una vicina

La vittima è stata ricoverata alle Molinette dove i medici hanno previsto che saranno necessarie cure e interventi per oltre un anno

TORINO - Gli ha staccato un pezzo di naso con un morso alla fine di un litigio condominiale. Una ragazza marocchina di 23 anni ha aggredito così una connazionale che dal balcone le gettava sulla testa la polvere di un tappeto. Z. O. è stata arrestata dai carabinieri con l' accusa di lesioni gravi. L' episodio è accaduto domenica scorsa davanti ad uno stabile in via Monti, a Chieri (Torino). Z.O., che vive al secondo piano, ha iniziato a litigare con L.A., 30 anni, che abita al quarto, perchè sbatteva il tappeto incurante del fatto che lei transitasse sotto il balcone. Dopo qualche battuta velenosa, i rispettivi mariti si sono ritrovati davanti allo stabile per discutere dell' episodio, ma poco dopo sono arrivate anche le due donne.
Il battibecco è degenerato e all' improvviso Z.O. si è avventata sulla vicina di casa e le ha morso il naso. Soccorsa e trasportata in ospedale a Chieri, L.A. è stata poi trasferita alle Molinette di Torino, dove gli hanno riscontrato «la completa mancanza della punta del naso». Secondo i sanitari, la donna ha lesioni guaribili in circa 30 giorni, ma per rifare il naso avrà bisogno di cure e operazioni per oltre un anno.


http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronach...o/10/naso.shtml


-Renato- 16/5/2005, 21:00


dal tgcom


Maria, "Abbandonata due volte"
Madre ritrovata per caso:giovane delusa

"Mi ha abbandonata una seconda volta". Così Maria, 26 anni, ha raccontato l'incontro causale con quella che ha scoperto essere la sua madre naturale durante un colloquio di lavoro a Padova. "La mia esperienza è stata drammatica - ha detto - non avrei mai pensato di soffrire così tanto vedendo l'indifferenza della persona che mille volte avevo immaginato di abbracciare. Non voglio rivederla mai più".



"Spero di non incrociarla per strada, mi volterei dall'altra parte per non guardarla neppure in faccia. Quella faccia che purtroppo assomiglia moltissimo alla mia", è stato il suo sfogo a Il Gazzettino. Il dramma della ragazza diventa sempre più profondo man mano che il racconto continua coinvolgendo anche i suoi amatissimi genitori adottivi. "La mamma che mi ha cresciuto per 26 anni - ha spiegato Maria - ha sofferto moltissimo quando ha saputo che avevo incontrato la mia vera madre. Pensava che mi sarei staccata da lei. Papà invece è stato bravissimo perché ha cercato di allentare la tensione con qualche battuta. Alla fine sono bastate molte coccole per far capire che per me loro sono stati e sempre saranno i miei unici genitori. Li amo fino in fondo come loro amano me. L'altra donna, e lo dico in senso dispregiativo, non è mai esistita per me".

Maria turbata dall'eco dai mass media alla sua storia
Se però inizialmente, la giovane padovana adottata aveva dichiarato "Mi sento finalmente serena. Ho deciso di parlare di questa cosa pubblicamente perché spero che la mia esperienza serva a tanti altri ragazzi adottati e li dissuada dallo scavare nel loro passato", in seguito è rimasta molto turbata dall'eco data dalla stampa alla sua vicenda. Ora Maria, come ha confessato alla giornalista che l'ha intervistata, ha paura di essere trovata, additata, giudicata. E soprattutto, vorrebbe non aver mai avuto l'idea di cercare nel suo passato per capire chi fossero i suoi veri genitori, non quelli adottivi che l'hanno amata infinitamente per 26 anni e che oggi ancora la circondano con una vera e propria corazza d'affetto.


ventiluglio 19/5/2005, 10:08

http://www.repubblica.it/2005/e/sezioni/es...ls/animals.html
Blitz della Protezione animali a casa di Rosalind Gregson, 55 anni
Cani, gatti e uccelli in gabbie piccolissime, ammalati e denutriti
Gb, donna viveva con 269 animali in un piccolo appartamento-lager
Tra dodici giorni la donna sarà sottoposta a processo

LONDRA - Una passione per gli animali sconfinata nell'ossessione e nella crudeltà: una signora inglese conviveva con 246 cani, 16 uccelli e sette gatti. Il tutto in una casa di appena quattro stanze, e in condizioni insostenibili.

La protagonista della vicenda si chiama Rosalind Gregson, e ha 55 anni. E faceva vivere i suoi "ospiti" in una sorta di lager: la maggior parte era infatti confinata in minuscole gabbie, alcune delle quali con un'ampiezza quasi minore della loro stazza. Per questo la donna sarà sottoposta a processo.

Infatti, durante una irruzione nella abitazione di Rosalind - a Silverdale, vicino Carnforth - gli agenti hanno trovato una scena quasi da incubo. Ad esempio diversi cani sistemati in un'unica gabbia, gli uni sugli altri. Molti di loro erano pieni di pulci, esageratamente magri e con infezioni agli occhi. Alcune stanze erano anche infestate dai topi. E di cibo e acqua, necessari per il sostentamento degli animali, ce ne era davvero poco. Con parte dell'acqua "contaminata" dagli escrementi contenuti nelle lettiere per gatti.

Tutte informazioni contenute in un video che ieri gli addetti alla Protezione animali hanno mostrato al giudice distrettuale che si sta occupando del caso, Peter Ward. Oltre a mostrare il filmato, gli uomini hanno anche testimoniato che non avevano mai visto una tale concentrazione di esemplari domestici in un'unica abitazione. E hanno anche descritto come una vera e propria ossessione la tendenza della donna a collezionare un numero sempre più alto di cani, gatti e uccelli.

Adesso Rosalind Gregson è stata rinviata a giudizio: il processo dovrebbe tenersi tra dodici giorni.

(19 maggio 2005)

lelen 20/5/2005, 03:25

(NOTA PER I MOD: QUESTO MEX VALE PER DUE!)

Ma insomma ve lo richiedo... Dove volete andare a parare? A che serve quello che postate qui? A dimostrare che le donne sono pazze quanto gli uomini? E chi lo nega? La follia non è né maschile né femminile: ma se si registra la tendenza a parlare dell'uomo come del "maschio prevaricatore", un motivo ci sarà pureno? Ed imputarlo unicamente al male bashing mi sembra furoviante, oltre che semplicistico. Ah se solo vi
decideste ad essere meno viscerali e più obiettivi... quanta genta potrebbe prendere sul serio e far tesoro di alcune sacrosante considerazioni che, tra un insulto e l'altro alle donne, esprimete!
Che uomini e donne abbiano lo stesso potenziale di aggressività per me è un'evidenza che non nego e che i vostri post qui ( nonchè il buonsenso e un po' di esperienza di vita) dimostrano. Allo stesso modo mi pare che anche voi non neghiate la realtà per cui è l'uomo ad esprimere maggiormente la propria energia distruttiva. Ma neppure a me piacciono gli stereotipi che pretendono di ingabbiare uomini e donne in ruoli cristallizzati e caricaturali, che dipingono i primi come scimmioni violenti e le seconde come angioletti. Allora partiamo da un'analisi realistica delle cose. Cominciamo a chiederci quanti uomini subiscono sevizie sessuali e non. Quanti vengono uccisi da amanti, mogli o ex respinte. Quanti vengono presi a calci e pugni tra le parti domestiche, magari da chi dice di amarli tanto. E via dicendo. Questo non è male bashing, ripeto ma un innegabile dato di fatto. Ma non significa affatto che le donne siano più buone e migliori come, ve ne do atto, oggi si tende a dire ( Il Dolce stil novo però già sublimava l'immagine femminile negandone ogni zona d'ombra!). E attribuire ad una minore forza fisica la differente reazione maschile e femminile in determinati frangenti non basta (nel caso di omicidi: Lucrezia Borgia docet...).
Come già detto, le donne imparano fin da piccole a inibire le proprie pulsioni aggressive al punto che ben presto finiscono per autoingannarsi
evitando di esprimere la rabbia all'esterno e incanalandola spesso perversamente verso di sè (bulimia e anoressia ne sono un esempio). Questo anche quando sarebbe altamente necessario non negare la rabbia ma utilizzarla, come in caso di aggressione o di stupro ( massa muscolare o meno, un calcio ben assestato potrebbe fare miracoli no?). Non a caso nei corsi di autodifesa personale indirizzati alle donne si impara ad eliminare la paura, che ha un effetto paralizzante, e a scaricare la rabbia senza giudicarla negativa.
Io credo che l'educazione femminile (portata avanti inconsciamente da famiglie scuola e società, che a parole proclamano l'indipendenza del "sesso debole") in realtà ancora oggi rispecchi schemi tradizionali che vogliono le donne sottomesse, accondiscendenti, disponibili, e soprattutto (nuova tendenza!) più che mai sdooolcinate (basta guardare un cartone animato pensato per le bambine e sfogliare un diario o uno di quei giornaletti da quattro soldi destinati alle adolescenti!).
Malgrado la grinta ostentata e che spesso sfocia nelle sfacciataggine e nella prepotenza, le donne del 2000 spesso mascherate da vamp-virago bamboleggianti, nella loro vita privata non hanno ancora imparato a rapportarsi in modo davvero paritario, esprimendo chiaramente e senza imporsi quello che pensano e provano, abituate come sono a fingere, censurando la propria rabbia come pulsione negativa e temendola.
Per una femmina è normale inibire l'aggressività e mandare giù enormi rospi, salvo poi sfogarsi tramite frecciatine (la famosa lingua velenosa delle donne e che in efetti ne caratterizza molte! ) stupidi dispetti, bugie, sotterfugi, giochetti meschini, ricatti ed altre armi che le donne hanno imparato ad affilare nei secoli, in quella che comunque resta una lotta impari. L'educazione è dunque fondamentale e anche la differenza biologica come giustamente come fate notare; ma ritengo che la minore violenza che si registra nelle femmine sia da imputare comunque anche alla natura. Che ci ha pensato, sempre in funzione della sopravvivenza della specie! Infatti ve lo immaginate cosa succederebbe all'umanità se le donne fossero meno pazienti e si sfogassero come fa la maggior parte degli uomini? Credo che molti bambini non arriverebbero all'asilo o ci arriverebbero ebeti! (Avete presente quanto possa essere snenrvante un esserino urlante? Figurarsi due o tre insieme!).
Oggi come rilevate molti infanticidi, pedofilia a parte vengono commessi dalle madri(ovvio dle resto: per quanto aberrante possa essere, ciò succede perché si tratta delle persone più a contatto coi bambini ed è logico che i dati statistici registrino questa differenza di ruoli!).
E non per giustificare le donne ma sarebbe ora che le multinazionali farmaceutiche si assumessero tutte le loro responsabilità, indagando seriamente sugli effetti collaterali delle famigerate droghe di Stato e sui loro effetti collaterali ossia sulle relazioni tra l' assunzione di simili potenti sostanze- al cui confronto l'ecstasy spesso è camomilla- e l'aumento di stragi famigliari! (E beninteso ciò vale anche nei casi in cui uomini in "in cura preso le Asl per depressione" come si legge spesso, all'improvviso vengono colti da raptus!!!).
La natura dicevo, ha fornito a uomini e donne diverse qualità e antenne, per aiutarli ad assolvere al meglio le diverse funzioni della vita.
In conclusione: l'aggressività non è maschile né feminile e soprattutto non è un male in assoluto, anzi è indispensabile alla specie.
E se quella maschile si esprime maggiormente anche all'esterno è perché l'esistenza stessa (non tanto la società che ormai tende a conformare e clonare tutti!) lo richiede. L'importante è che venga capita e indirizzata nella direzione giusta
!

Modificato da lelen - 20/5/2005, 05:34
Paolo S. 20/5/2005, 12:25

Il motivo per cui viene messo in evidenza tutto cio' e' semplice: NESSUN ALTRO LO FA.
Reduan 20/5/2005, 12:35

Lelen:
------------ QUOTE ---------- In conclusione: l'aggressività non è maschile né feminile e soprattutto non è un male in assoluto, anzi è indispensabile alla specie.
E se quella maschile si esprime maggiormente anche all'esterno è perché l'esistenza stessa (non tanto la società che ormai tende a conformare e clonare tutti!) lo richiede. L'importante è che venga capita e indirizzata nella direzione giusta!
-----------------------------

Secondo me, meno di un anno fa Lelen non avrebbe mai pensato di scrivere quanto ha scritto qui sopra. Per lei la violenza e l'aggressività erano solo maschili (ricordo di averlo letto solo pochi mesi fa)

Certo non lo avrebbe scritto se prima non avesse letto.

Modificato da Reduan - 20/5/2005, 13:37
Paolo S. 20/5/2005, 12:41

Red, sono d'accordo con te. ;)
animus 20/5/2005, 14:43

------------ QUOTE ----------

Ma insomma ve lo richiedo... Dove volete andare a parare? A che serve quello  che postate qui? A dimostrare che le donne sono pazze quanto gli uomini? E chi lo nega? La follia non è né maschile né femminile: etc, etc. -----------------------------
Avviso agli amministratori del .

Deve esserci qualcuno che si è impossessato della password di lelen, e che si è spacciato quindi per lei.
Provate a controllare per favore. :D

Modificato da animus - 20/5/2005, 15:43
Barnart 20/5/2005, 20:23

------------ QUOTE ---------- Il motivo per cui viene messo in evidenza tutto cio' e' semplice: NESSUN ALTRO LO FA. -----------------------------
Ok Paolo.
E' chiaro come il sole, ma se qualcuno non lo ripete c'è chi non lo capisce.
Adesso lo hai detto tu.
Mesi fa altri.
Fra 3 mesi altri ancora.

Grazie a te, oggi.

Rino



silverback 20/5/2005, 20:27

------------ QUOTE ---------- Queste cronache che a più riprese inviate capisco possano lasciare allibiti e facciano venire la tentazione di dare dei giudizi ma credo che queste situazioni estreme debbano essere valutate di chi ne ha le capacità e le competenze ed esulano dalla questione maschile. Che le donne sono teneri angeli del focolare è sicuramente discutibile ma non sono queste le prove da portare a carico.... è come se io vi elencassi gli innumerovoli casi di stupro che avvengono a danno delle donne come testimonianza a favore della " cattiveria " maschile .... ! Aberrazioni ne avvengono sicuramente da ambo le parti ma non le si possono prendere come metro di valutazione credo... -----------------------------
La stessa maxine se/ce lo chiedeva un po' di tempo fa... ;)
silverback 20/5/2005, 20:31

------------ QUOTE ---------- ------------ QUOTE ---------- ma non sono queste le prove da portare a carico.... -----------------------------

Tu dici, maxine?

------------ QUOTE ---------- è come se io vi elencassi gli innumerevoli casi di stupro che avvengono a danno delle donne come testimonianza a favore della " cattiveria " maschile .... ! -----------------------------

Maxine, non ce n'è alcun bisogno.
In primis perché ne siamo a conoscenza, in secundis perché a questo pensano già i mass media ogni giorno. -----------------------------
Ed io stesso le facevo notare ciò...
Ma il problema è che 'ste femminucce sono dure di comprendonio...
davide_v 26/5/2005, 10:06

Repubblica.it

Nella notte la svolta sul caso del bambino annegato a Casatenovo
Mery Patrizio ha confessato e sarà trasferita nel carcere di Milano
Lecco, arrestata la madre di Mirko
"L'ho ucciso io, stavo male"

Decisive l'autopsia e le impronte: in quella casa non è entrato nessuno
La donna ha sempre detto di essere stata aggredita mentre lo lavava
dal nostro inviato MARCO MENSURATI


Maria Patrizio, la donna arrestata
MERATE (LECCO) - Un lungo interrogatorio. Poi la confessione. E l'arresto. È stata Mery Patrizio ad uccidere il figlio Mirko, affogato nel bagno di casa, dice l'accusa dopo una giornata infinita. Una giornata iniziata di mattina con le prime indiscrezioni, la svolta nelle indagini, e il faccia a faccia con i magistrati. Poi piano piano il dubbio diventa un'accusa, e il giallo di Casatenovo si scioglie nella tragedia incomprensibile di una giovane donna che prima viene formalmente indagata, e poi arrestata, per aver ucciso suo figlio, un bimbo di cinque mesi, annegandolo nella vasca per il bagnetto.

L'incubo di una seconda Cogne, lo spettro di una verità inseguita invano per mesi tra polemiche e colpi di scena, finisce così sotto i neon accecanti di questa stanzetta bianca al pronto soccorso dell'ospedale di Merate dove la donna, su consiglio dell'avvocato, si è fatta ricoverare ed è stata raggiunta dai carabinieri di Lecco.

Le battute finali dell'indagine, che sembrava appesa a doppio filo ai risultati delle analisi dei Ris attese per i prossimi giorni, sono convulse e rapidissime. Tutto ruota attorno all'arrivo in procura dei primi esiti di due esami tecnici. Il primo è quello effettuato dall'anatomopatologo incaricato dalla procura di Lecco, il professor Paolo Tricomi. Secondo quanto stabilito al termine dell'autopsia non ci sarebbero dubbi sulla morte violenta inflitta a Mirko. Qualcuno - è la tesi del professor Tricomi - avrebbe premuto con due mani il piccolo contro il fondo della vasca da bagno. E sotto l'acqua sarebbe stato tenuto a lungo, probabilmente anche quando era già morto. Il dettaglio risulta evidente da alcuni segni che il corpo del neonato aveva all'altezza dello sterno. Nessuna frattura, nessun trauma particolare, a quanto sembra, anche perché i neonati hanno una struttura ossea molto elastica. Però i segni della pressione dell'assassino erano comunque piuttosto ben visibili ed erano evidenziati da alcuni lividi. Nessun incidente, dunque, ma un assassinio in piena regola.

A dare l'impulso decisivo per la soluzione del caso, è stato comunque l'arrivo in procura dei risultati del secondo test di laboratorio, quello sulle tracce lasciate da tutti quelli che erano presenti in casa al momento del delitto e nelle ore immediatamente precedenti e successive. Il risultato è stato anticipato telefonicamente proprio nelle ultime ore dai Ris. E il suo contenuto lascia pochi spazi a soluzioni alternative: in quella casa, oltre ai soccorritori e agli uomini del centodiciotto sono entrate solamente quattro persone: Mirko, la mamma, il papà e il suocero.

Quest'ultimo elemento risulterà fondamentale per l'ufficializzazione dell'accusa - tanto da spingere la Procura a chiedere l'arresto della donna -, perché contrasta in maniera insuperabile con quanto riferito dalla donna sin dall'inizio: "Sono stata aggredita mentre facevo il bagnetto a Mirko. Da dietro. Non ho avuto tempo e modo di vedere chi fosse e quanti fossero, sono svenuta non ricordo niente". Secondo i carabinieri, però, mai nessuno ha aggredito la donna e la scena che i soccorritori si sono trovati davanti alle 11 e 14 di mercoledì scorso non sarebbe altro che una clamorosa finzione. Una finzione i legacci fatti con il nastro adesivo: la donna era legata in maniera piuttosto strana, le braccia erano incrociate davanti e non dietro alla schiena e soprattutto non ai polsi ma alle mani. Una finzione l'aggressione: le escoriazioni trovate sul naso, sulla fronte e sulla schiena sembrano auto inflitte. E una finzione lo svenimento: la donna non ha mai subito alcun trauma, solamente superficiali escoriazioni.

Non è stata una indagine semplice. La versione della donna, tutto sommato era credibile, anche perché a parte alcuni leggeri sintomi di una depressione post partum, mai Mery aveva dato problemi di comportamento o lasciato spazio a dubbi. E la procura aveva dato attendibilità alla sua versione tanto che in un primo momento era stato consultato anche un tossicologo per verificare se la ragazza fosse stata sedata chimicamente da un "eventuale" intruso.

L'esito di quella perizia, che al momento appare scontato, non è stato necessario. L'arrivo dei risultati degli altri due test, uniti ad una lunga serie di altri accertamenti "tradizionali", hanno fatto precipitare la situazione verso la sua conclusione. Sono le 15 quando l'avvocato Fabio Maggiorelli si presenta in casa della donna. I due parlano a lungo, un paio d'ore. Un dialogo drammatico, la ragazza piange a lungo. Ma soprattutto è più disperata, se fino ad allora aveva detto ai suoi parenti che stava provando a recuperare nella sua mente dettagli utili ai carabinieri, adesso è come spenta, piange e basta.

Al termine dell'incontro il legale va in procura. Parla brevemente con i pubblici ministeri Maria Delitala e Giovanni Gatto e poi insieme agli inquirenti si dirige verso casa. Una viaggio a vuoto: Mery è già al pronto soccorso, insieme alla psicologa, continua a piangere, sembra non capire. Poi, il crollo. La confessione e l'arresto.


http://www.repubblica.it/2005/e/sezioni/cr...madrefermt.html

davide_v 26/5/2005, 13:09

Kataweb.it:

Cagliari, 26 maggio 2005 - 09:58

LEGATA E COSPARSA DI FECI E URINE IN UN CENTRO ANZIANI

Hanno cosparso di feci e urine una donna disabile ricoverata in un centro per anziani dopo averla legata mani e piedi al letto. Protagoniste dell'incredibile episodio, avvenuto in una casa di cura per anziani di Assemini, grosso centro alle porte di Cagliari, due operatrici socio assistenziali che lavorano nella struttura. Le donne, una di 60 e l'altra di 38 anni, sono state denunciate per maltrattamenti dai carabinieri del Nucleo anti sofisticazioni di Cagliari. I militari del Nas da tempo tenevano sotto controllo l'alloggio per anziani in quanto sospettavano irregolarita'. Durante un controllo hanno accertato l'inquietante episodio. Le due denunciate sono accusate di aver maltrattato e privato della liberta' personale la donna, invalida civile, ricoverata nella struttura. Sono in corso ulteriori accertamenti per far luce sull'intera vicenda. (AGI)


http://www.kataweb.it/news/index.jsp?s=naz...aglio&id=962400

Modificato da davide_v - 26/5/2005, 14:10
ventiluglio 26/5/2005, 13:11

http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....1-F8ACEF5F7F30}
26 mag 13:43
Lucca: fingono avvelenamento, segnalate due studentesse
LUCCA - Avrebbero aggiunto di proposito dell'anticalcare all'acqua minerale di una bottiglietta, per evitare l'interrogazione di matematica dell'indomani. Due studentesse lucchesi, di 19 e 16 anni, sono state segnalate una alla Procura di Lucca, e la minorenne al Tribunale dei Minori di Firenze, per simulazione di reato e procurato allarme in concorso. I fatti risalgono al marzo scorso: inizialmente l'avvelenamento era stato attribuito ad una bottiglietta d'acqua "manipolata". (Agr)


Modificato da ventiluglio - 26/5/2005, 14:12
WlaClioNokia 27/5/2005, 02:05

Chiudo con la deliziosa affermazione pacifista e responsabile della Signora Condoleeza Rice, Segretario di Stato degli USA: "Armarsi è un diritto".
Tanto la guerra è figlia del maschilismo!?!?!? :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol:
ventiluglio 28/5/2005, 21:40

http://wwww.ansa.it/main/notizie/fdg/20050...1950200857.html
PARIGI - FRANCIA: 140 COLTELLATE SU BIMBA DI 4 ANNI, LA MADRE IN FUGA
Una madre e' in fuga da qualche parte in Francia. E', in ogni caso, scomparsa, introvabile. Si chiama Nathalie Turchet, segretaria di 36 anni, ed e' sospettata di aver ucciso a coltellate - 140 colpi - la figlia di 4 anni. Il padre della bimba, operaio di 38 anni, e' stato interrogato dalla polizia tutta la giornata, ed infine rilasciato, giudicato credibile e completamente ''abbattuto''. Una coppia normale - dicono i vicini - che aveva una bambina ''cosi' sorridente e socievole''.
''Bisogna assolutamente trovare la madre - ha dichiarato il procuratore della repubblica di Villefranche-sur-Saone, Francis Battut - perche' potrebbe essere l'autrice dei fatti. Le sue spiegazioni, se la ritroviamo viva, saranno determinanti per la risoluzione di questo caso''.
La bimba - figlia unica della coppia che vive a Limas, un piccolo comune a nord di Lione, nel dipartimento del Rodano - e' stata trovata morta dal padre nel suo letto, in un mare di sangue, giovedi' mattina, intorno alle 8.
L'uomo si era svegliato qualche minuto prima e non aveva trovato la moglie a fianco. L'aveva cercata nel giardino, poi nelle altre stanze. Quindi si era diretto verso la cameretta della figlia ed aveva fatto la terribile scoperta.
L'autopsia ha rivelato che la bimba, che non ha subito violenze sessuali, e' morta fra le una e le due di giovedi' mattina. La madre e' scomparsa senza prendere ne' auto, ne' documenti, vestita solo con una t-shirt e un paio di pantacollant.
La polizia ha avviato le ricerche della donna su tutto il territorio nazionale, ed ha cominciato anche a cercare nelle acque di un laghetto non distante dalla casa. Fra le ipotesi c'e' infatti anche quella del suicidio. Gli investigatori privilegiano il dramma familiare, anche perche' non hanno trovato tracce di forzature di porte o finestre.
Il procuratore della repubblica non crede ''ad una fuga organizzata. Se e' stata lei, non c'e' alcuna ragione, dopo aver sentito quello che si dice sulla donna, che si sia trattato di un fatto premeditato''.
Il magistrato ha infatti spiegato che la donna era descritta come ''molto gentile, sorridente dai vicini, e che non aveva problemi particolari nel suo lavoro, ne' in famiglia''.
''Visto quell'accanimento su quella bimba - ha aggiunto il procuratore - bisogna collocarsi sul terreno psichiatrico: non puo' che essere un raptus''.


Modificato da ventiluglio - 28/5/2005, 22:41
Paolo S. 29/5/2005, 18:33

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronach...mantovano.shtml
lelen 30/5/2005, 00:21

Posto pari pari una mail che oggi ho spedito a Jonny tramite la mailing list Udg (binario morto, dal quale parte e arriva ogni tanto un treno...).
In pratica ribadisco una cosa che ho già fatto presente qui, ma alla quale nessuno ha reagito in quanto sarà stata considerata come un'ennesima lancia spezzata a favore delle donne: stupidamente giacchè sottolineavo (e anche ora ) che il discorso riguarda uomini e donne (depressi e in cura)
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Innanzitutto secondo me c'è poco da ridere e da sfottere...
Capisco la motivazione per cui tu e altri uomini del Movimento maschile lo fate, ma è comunque davvero irrispettoso parlare così di simili drammi e mi preme mettere in luce un altro aspetto, che con la guerra dei sessi c'entra poco. (Infatti non si può ridurre ogni problema a questo e le vicende umane vanno sempre analizzate da diversi punti di vista!).
Quasi nessuno ne parla, perchè il potere delle multinazionli farmaceutiche è troppo forte. Ma colgo l'occasione per dire, anche qui, che da diversi anni sono in corso studi che comprovano come molti psicofarmaci(soprattutto somministrati nelle dosi massicce che sono soliti prescrivere i medici) possono provocare raptus che vanno dal suicidio all'omicidio! Ovviamente questo non vale solo per le donne ma pure per quegli uomini che sono in cura presso le Asl (quanti!) e poi perdono improvvisamente il controllo e successivamente, infatti, non si ricordano più niente o quasi!
Fateci caso: le cronache da un po' di tempo ci parlano di orribili crimini famigliari e, guarda un po', si tratta quasi sempre di persone depresse
(N. B.: una volta si diceva esaurite e le si mandava a fare una salutare vacanza) e dunque in cura!!! A me non pare proprio un nesso casuale e non lo dico certo per giustificare gli orrendi reati, tantomeno le donne, di cui stiamo parlando.
E proprio perchè non ne possiamo più di sentire simili notizie, è ora che anche la mafia medica si assuma le proprie responsabilità in merito agli effetti collaterali da sempre sottaciuti, anzichè lucrare sui problemi della gente, vendendo tonnellate di costosissimi preparati che avvelenano il corpo e in questo caso anche la mente.
Non a caso le stragi familiari stanno aumentando!
Crisi di valori, della famiglia e della società intera, certo. Ma a parte alcune eccezioni dove le tensioni quotidiane bastano a scatenare violente crisi, certi raptus non sarebbero possibili senza l'effetto di certi potenti psicofarmaci che fanno dare letteralmente di volta il cervello! Infatti si tratta perlopiù di persone che depressione a parte, non sono affette da malattie mentali tali da giustificare simili gesti. Anzi si tratta di persone normalissime, anche se esaurite (ma il soggetto depresso semmai si suicida, non fa a pezzi un figlio, nè lo mette in una lavatrice!) dunque è lecito supporre che gli antidepressivi assunti ( e spessissimo in dosi da cavallo!) scatenino improvvise e incontrollabili crisi psicotiche, come gli psichiatri ben sanno!!! E non è un caso neanche che dopo simili fatti, queste persone spesso cancellino, totalmente o solo parzialmente, l'accaduto: non si tratta di semplice rimozione o di un alibi, ma di
un' ovvia conseguenza ossia della normale reazione di una persona che ha agito sotto l'effetto di una potente droga!(Che altro sono sono gli psicofarmaci sennò?!). Alcuni psicofarmaci, in soggetti sensibili, possono causare sdoppiamenti di personalità!( Dici niente!)
Quanto qui esposto, da tempo viene denunciato invano da diversi gruppi (che col femminismo non c'entrano un fico secco!).
Uno di questi, è il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, un organismo internazionale che lotta contro gli abusi psichiatrici ed è attivo anche qui in Svizzera.
Invece di sbeffeggiare e colpevolizzareil femminisimo, nonchè le madri coinvolte provate a mettervi nei panni di una donna (o di un uomo) in una situazione del genere: impossibile dite?...
Eppure, attenzione potrebbe capitare a ognuno di noi: basta un momento difficile, una visita medica, una bella ricetta e poi... buona fortuna!
Quindi non è semplicemente la depressione in sè ad uccidere, come vogliono darci ad intendere, bensì le medicine che dovrebbero combatterla e che oltre a rendere dipendenti, hanno altri micidiali effetti collaterali. I mostri esistono (uomini e donne) e la Storia ne conserva una traccia indelebile. Ma le tragedie in aumento che stiamo menzionando (matricidi e simili) sono un'altra questione, che uno stato depressivo da solo (qui vi do ragione!) non basta a spiegare!
Pensateci su e prima di scartare quest'ipotesi a priori documentatevi un po' in merito (oggi non è difficile)

Modificato da lelen - 30/5/2005, 02:17
silverback 30/5/2005, 03:03

Lelen:
------------ QUOTE ---------- Eppure, attenzione potrebbe capitare a ognuno di noi -----------------------------

Nella vita può capitare di tutto: ammalarsi di cancro, di leucemia, di epatite, di aids; morire di infarto, di ictus o in seguito a un incidente stradale.
Come era solito dire un mio ex collega di lavoro:"Oggi ci sei, domani non si sa".

------------ QUOTE ---------- I mostri esistono (uomini e donne) -----------------------------

Sai, sono straconvinto che se tu non ci avessi conosciuto, mai avresti scritto "uomini e donne"; bensì "uomini" e basta.

Modificato da silverback - 30/5/2005, 04:08
ventiluglio 30/5/2005, 10:50

http://wwww.ansa.it/main/notizie/fdg/20050...1014200977.html
DONNA STACCA A MORSI PEZZO ORECCHIO FIGLIA, VI VEDEVA SATANA

PADOVA - Colta da un raptus, una donna dominicana di 40 anni ha assalito la figlia di 8 anni a morsi, staccandole parzialmente il lobo di un orecchio. E' avvenuto ieri pomeriggio, a Gazzo Padovano. La madre e' stata arrestata dai carabinieri, mentre la bimba si trova in ospedale a Padova, con una prognosi di 30 giorni.
Secondo quanto riportano i quotidiani locali, la donna, che viveva con fanatismo la fede religiosa, avrebbe detto di essersi scagliata contro la bambina dopo avervi visto il volto di Satana.

Oltre all'orecchio destro, che i medici tenteranno di riattaccare con un intervento ricostruttivo, la madre ha morso la figlia anche al collo, ad una mano e in altre parti del corpo. Quindi si e' barricata in casa, assieme alla bimba, fino all' arrivo dei soccorritori dell' ospedale di Cittadella e degli investigatori, chiamati dall' ex marito della dominicana, che abita in un altro appartamento della stessa casa. Dopo aver sfondato la porta della stanza in cui la 40enne si era barricata, gli investigatori sono riusciti a strapparle la ragazzina e ad affidarla ai medici.

La donna, apparsa in un forte stato confusionale, con in mano una copia della Bibbia, ha acconsentito a salire sull' autoambulanza solo dopo aver eseguito una sorta di ''benedizione'' del mezzo sanitario. Ora si trova in stato di arresto, per maltrattamento di minore aggravato dalle lesioni permanenti inferte, piantonata nel reparto psichiatrico dell' ospedale. Agli investigatori che l' hanno arrestata, la donna avrebbe spiegato confusamente che lei e la figlia dovevano morire entrambe: ''devo portarla in Paradiso con me'', ha aggiunto.

-Renato- 30/5/2005, 21:08

dal tgcom http://www.tgcom.it/cronaca/articoli/artic...lo259505.shtml:



Spara al marito e poi si uccide

Omicidio-suicidio nel Mantovano
Ha imbracciato un fucile da caccia e ha ucciso il marito Pier Giuseppe Febbrari 50enne mediatore di bestiame di Asola, nel Mantovano; quindi Anna Maria Ruzzenenti si è puntata contro l'arma e ha premuto per la seconda volta il grilletto, togliendosi la vita. A trovare i corpi senza vita dei due è stato un vicino di casa che cura la manutenzione del giardino della villa della famiglia.


Al termine del lavoro, il vicino ha trovato chiuso il cancello della villa, e quindi si è affacciato alla porta finestra della cucina chiamando il proprietario per farsi aprire. L'uomo, non avendo ricevuto risposta, ha ritentato dalla porta finestra del soggiorno, da dove ha visto il corpo del mediatore a terra in un lago di sangue. Il vicino a quindi dato l'allarme ai carabinieri e al 118, ma all'arrivo dei soccorritori per i due non c'era più nulla da fare.

Nella casa, poco distante dal corpo del marito, c'era quello della moglie; vicino il fucile da caccia regolarmente detenuto da Pier Giuseppe Febbrari. Ad avvalorare l' ipotesi che sia stata la donna a sparare all' uomo, anche se gli accertamenti sono ancora in corso, due rumori sordi e un lamento uscito con voce femminile che la figlia del vicino di casa avrebbe riferito di aver sentito tra le 19 e le 20 di sabato, senza darvi però eccessivo peso.

Sembra che Febbrari avesse passato tutto il pomeriggio in un bar di Asola con alcuni amici; quindi era rientrato a casa ed era uscito nuovamente, questa volta con la moglie, per accompagnarla in un supermercato. Ancora non è chiaro quale sia il movente dell'omicidio suicido: potrebbe essere stata una lite, o forse un raptus, a scatenare la tragedia.


ventiluglio 2/6/2005, 15:31

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archi...2005/art52.html
USA
9 anni, uccide coetanea
Una bambina di 9 anni di Brooklyn ha ucciso con una coltellata l'amica del cuore, undicenne, nel corso di un litigio legato a una pallina di gomma che si stavano contendendo. La tragedia ha colpito due famiglie afroamericane che erano molto legate tra loro e ha avuto vasta eco sui giornali di New York. Il quartiere dove è avvenuto l'episodio è da tempo una zona difficile, dove si sono verificati in passato delitti che hanno avuto per protagonisti dei bambini. Queen Washington, la vittima, era andata a trascorrere a casa dell'amica la festività del Memorial Day, ma durante il pomeriggio di giochi insieme all'altra bambina - di cui non è stata resa nota l'identità - è nata un'accesa discussione sfociata nel dramma. La minore delle due amiche ha afferrato un coltello da bistecca e l'ha conficcato nel torace di Queen.

ventiluglio 3/6/2005, 16:14

http://ansa.it/main/notizie/awnplus/mondo/...-03_364773.html
AUSTRIA, MADRE CONFESSA UCCISIONE DEI SUOI TRE BAMBINI
VIENNA - Una donna di 32 anni residente a Graz (Austria meridionale) ha confessato oggi di aver ucciso i suoi quattro bambini subito dopo la nascita, spiegando alla polizia che voleva evitare che soffrissero di ''angoscia esistenziale''. Due bebe' erano stati trovati dagli agenti nel congelatore di casa, un terzo in una cassetta riempita di cemento, il quarto era avvolto nella plastica sotto oggetti vari di scarto in un edificio laterale dell'abitazione. La polizia ha arrestato anche il suo compagno, un uomo di 38 anni, ritenuto padre dei tre bimbi.


Modificato da ventiluglio - 3/6/2005, 17:14
ventiluglio 3/6/2005, 23:03

http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....0-6B5BF31B9920}
03 giu 22:09
Londra: torturata a 10 anni perche' creduta "strega"
LONDRA - Due donne e un uomo convinti che una bambina di 10 anni fosse una strega, l'hanno torurata e quasi annegata nel Tamigi. La bambina ha testimoniato che la zia (una delle due donne) di cui e' stata resa nota l'identita' per non identificare la minore, l'ha sottoposta a percosse e duri maltrattamenti perche' covinta che lei fosse una strega. (Agr)


Modificato da ventiluglio - 4/6/2005, 00:03
ventiluglio 4/6/2005, 15:17

http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/es...ag/procrag.html
Londra, seviziò un bambino
alla sbarra una dodicenne


LONDRA - Una ragazzina di 12 anni sarà perseguita dalla giustizia britannica per aver torturato un bimbo di 5 anni. Lo ha reso noto la polizia. Mercoledì gli agenti avevano arrestato cinque ragazzini tra gli 11 e i 12 anni con l'accusa di aver tentato di uccidere Anthony Brown, 5 anni, ritrovato nel tardo pomeriggio di martedì mentre vagava in una zona boscosa a Dewsbury, nel West Yorkshire, in stato di shock e con gravi ferite.

Il piccolo, con tracce di sevizie sul collo, era stato ricoverato in ospedale e poi dimesso mercoledì.
La ragazzina arrestata sarà giudicata il 10 giugno per violenze e intralcio alla giustizia. L' episodio ricorda il caso di Jamie Bulger, il bimbo torturato e ucciso nel 1993 dopo essere stato rapito in un supermercato nei pressi di Manchester dove si trovava con sua madre da due bambini di 10 anni. I due piccoli assassini furono condannati all' ergastolo.

(4 giugno 2005)


ventiluglio 5/6/2005, 21:49

http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/cr...ss/topless.html
Fingevano di prendere il sole sul terrazzo: nascondevano cocaina nella grondaia
Fermato anche l'amico: aveva un chilo di stupefacente nelle mutande
Napoli, in topless per evitare l'arresto
Manette alle sorelle della droga


NAPOLI - Si erano messe in topless per distrarre i poliziotti: fingevano di prendere il sole sul terrazzo ma nascondevano sette etti di cocaina nella grondaia. Due sorelle di Napoli, Cira e Grazia Castaldi, sono state arrestate sul tetto della loro casa, nel quartiere di San Giovanni Barra. Fermato anche Francesco Mascolo, amico incensurato delle due sorelle, che nascondeva nelle mutande un pane di un chilo di cocaina.

L'arresto è stato deciso dopo un lungo pedinamento. I fatti sono stati riassunti dal dirigente del commissariato locale: "Abbiamo intercettato una Honda Civic intestata a una concessionaria ma condotta da Francesco Mascolo. L'abbiamo seguito fino a Portici dove lo abbiamo visto infilare un pacchetto nel cestino che qualcuno gli aveva calato dalla finestra". Una volta il cestino legato ad una cordicella serviva alle massaie per raccogliere la spesa evitando di fare le scale, adesso - spiega il poliziotto - è usato per raccogliere la droga".

Francesco Mascolo, 30 anni, nascondeva sotto gli abiti un chilo di cocaina; nell'abitazione delle due sorelle sono stati sequestrati altri 720 grammi di stupefacente. Cira Castaldi, 35 anni, e sua sorella Grazia, 32 anni, sono state rinchiuse nel carcere di Pozzuoli. Cira è stata denunciata anche per evasione dagli arresti domiciliari.


Modificato da ventiluglio - 5/6/2005, 22:49
davide_v 8/6/2005, 12:50

Corriere.it

Genova: esasperata dalle figlie, mamma scappa di casa

GENOVA - Esasperata dalle continue liti con le figlie minorenni una donna di 41 anni e' scappata di casa. Sono state le figlie ad andare in caserma e a denunciare il fatto: la donna ha ammesso tutto, rincarando la dose. "Non ne posso piu' dei loro orari folli, dei loro piercing e dei loro tatuaggi", ha detto. La 41enne ora e' stata denunciata per violazione degli obblighi familiari, mentre per le due ragazzine e' scattata la procedura di affidamento ai servizi sociali. (Agr)


http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....8-00AB08FF9CD4}

Modificato da davide_v - 8/6/2005, 13:50
silverback 8/6/2005, 18:53

A proposito di serial killer in versione femminile...
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Nata da genitori facoltosi di Bucarest agli inizi del '900, Vera Renczi mostrò un precoce interesse per il sesso già all'età di 10 anni, quando la sua famiglia si trasferì a Berkerekul. A 15 anni fu trovata di notte nel dormitorio di una scuola maschile, e in seguito Vera fuggì insieme a vari amanti, per poi tornare a casa quando si stancava delle loro attenzioni. Se era Vera a lasciare un amante, tutto andava bene, ma nessuno poteva osare cambiare idea, poiché lei aveva cominciato a dare segni di una gelosia patologica. Il suo primo marito era un ricco uomo d'affari, di molti anni più anziano di lei, ed essa gli diede un figlio prima che l'uomo sparisse improvvisamente senza lasciare traccia. Vera disse che il marito l'aveva lasciata senza alcuna spiegazione, e trascorse un anno in lutto, dopo aver dato la "notizia" della morte del marito in un incidente d'auto.
Si risposò presto con un uomo più giovane, che fu colto in flagranza di adulterio e sparì alcuni mesi dopo per un lungo viaggio, disse Vera. Passò un altro anno prima che lei annunciasse di aver ricevuto una lettera, scritta da suo marito, in cui egli dichiarava la sua intenzione di lasciarla per sempre.
Vera Renczi non si sposò di nuovo, ma ebbe molti amanti - trentadue in tutto - nel corso degli anni.
Non sembravano rimanere a lungo, e nessuno fu rivisto dopo che aveva "abbandonato" Vera, ma lei aveva sempre una spiegazione per i vicini... e un altro uomo in attesa dietro le quinte.
La polizia entrò in scena quando l'ultimo amante fu dichiarato scomparso dalla moglie; una perquisizione del seminterrato della Renczi portò alla scoperta di trentacinque bare di zinco contenenti i corpi dei mariti, del figlio e degli amanti scomparsi.
Fermata con l'accusa di omicidio, Vera rese una piena confessione, dichiarando che aveva ucciso i mariti e gli amanti con l'arsenico, quando essi avevano cominciato a concedersi delle scappatelle, preparando a volte "romantiche ultime cene" per completare un appuntamento galante. La morte del figlio era stata una faccenda diversa, provocata dalle sue minacce di ricatto, dopo aver trovato per caso la cripta nel seminterrato. A volte la sera a Vera piaceva sedersi in una poltrona in mezzo alle bare, a "godersi" la compagnia dei suoi "corteggiatori adoranti". Ritenuta colpevole in base alla sua stessa confessione, Vera ebbe una condanna all'ergastolo e morì poi in carcere.
silverback 10/6/2005, 20:14

Costruito nel 1839, il Lainz General Hospital è il quarto maggiore complesso sanitario di Vienna, in Austria, e conta circa 2000 dipendenti. Al Lainz il padiglione 5 è solitamente riservato ai casi problematici: pazienti sulla settantina e anche più anziani, molti dei quali allo stadio terminale.
In un simile contesto la morte non è un fatto insolito. Anzi, a volte sopraggiunge come una liberazione; ma ci sono comunque dei limiti. Dalla primavera del 1983 e fino alle prime settimane del 1989, la morte al Lainz fu aiutata. Ufficialmente il numero dei decessi ammonta a 42, ma ipotesi plausibili indicano in quasi 300 il numero finale delle vittime dei laboriosi "Angeli della morte" dell'ospedale.
Waltraud Wagner, un'aiuto infermiera del turno di notte del padiglione 5, aveva 23 anni quando fece la sua prima vittima. Come fu in seguito ricostruito dalle autorità, la Wagner ebbe l'idea di eliminare dei pazienti quando una donna di 77 anni le chiese di "porre fine alle sue sofferenze".
Waltraud le fece la cortesia di servirle un'overdose di morfina, scoprendo in tal modo che le piaceva, come un dio, possedere nelle sue mani il potere di vita e di morte. Era troppo "divertente" per smettere, troppo "bello" per non dividerlo con le sue amiche intime.
Col tempo la Wagner reclutò tre complici, tutte impiegate nel turno di notte al padiglione 5.
Maria Gruber, nata nel 1964, era una ragazza madre ritiratasi dalla scuola per infermiere.
Irene Leidolf, di due anni più anziana, era sposata ma preferiva la compagnia delle ragazze.
Stephanija Mayer, una nonna divorziata di vent'anni più vecchia di Waltraud, emigrò dalla Jugoslavia nel 1987 e finì al Lainz, unendosi al gruppo della Wagner e delle sue criminali amichette.
Come descritto dalla pubblica accusa durante il suo processo, la Wagner era la sadica Svengali del gruppo e istruiva le sue allieve sulle tecniche più efficaci per praticare un'iniezione letale, insegnando loro "la cura dell'acqua", che consisteva nel chiudere il naso al paziente, abbassargli la lingua e versargli dell'acqua giù in gola. La morte della vittima, dopo una lenta agonia, appariva "naturale" in un reparto nel quale i pazienti più anziani morivano spesso per la presenza di liquido nei polmoni.
Secondo la polizia "la Wagner risvegliava i sadici istinti delle sue complici. Presto si ritrovarono a gestire non un reparto ospedaliero, bensì un campo di concentramento. Al minimo segno di disturbo o lamento da parte di un paziente, ne pianificavano l'uccisione per la notte seguente".
Per Waltraud "disturbare" significava: russare, sporcare le lenzuola, rifiutare i trattamenti medici o chiamare l'infermiera con il cicalino in orari inopportuni. In questi casi la Wagner dichiarava:"Questo ha un biglietto per il Creatore", compiendo poi l'omicidio lei stessa o con l'aiuto di una delle sue complici. Anche se nel reparto operavano quattro killer, ci volle un po' di tempo prima che il gioco mortale diventasse più rapido. La maggior parte degli omicidi da ricollegare alla Wagner e alla sua compagnia avvennero dopo l'inizio del 1987, quando la Mayer arrivò a completare la squadra, ma Waltraud rimase la leader e il carnefice principale di quello che fu presto soprannominato "il padiglione della morte". Le voci circa la presenza di un killer all'interno del padiglione 5 si fecero diffuse nel 1988 e il dottor Xavier Pesendorfer, responsabile del reparto, fu sospeso nell'aprile del 1989 per non aver avviato delle indagini tempestive.
Alla fine, fu una certa disattenzione nel comportamento delle assassine a causarne la caduta.
Alla Wagner e alla sua coorte piaceva bere qualche drink dopo il lavoro, rievocando alcuni casi particolari che le avevano divertite, ridacchiando dell'espressione di questa o quella vittima in punto di morte, o delle convulsioni di qualche altra. Nel febbraio 1989 stavano sogghignando a proposito della morte dell'anziana Julia Drapal - sottoposta alla "cura dell'acqua" per aver rifiutato i trattamenti medici e per aver dato della "volgare sgualdrina" alla Wagner - quando un dottore che sedeva nelle vicinanze colse alcuni frammenti della loro conversazione. Inorridito andò alla polizia e un'indagine di sei settimane portò il 7 aprile all'arresto delle quattro sospettate.
In carcere gli "Angeli della morte" confessarono in modo specifico 49 delitti; di questi, a quanto affermato dalla Wagner, 39 furono commessi da lei personalmente. "Quelli che mi davano sui nervi", ha spiegato, "venivano mandati direttamente in un letto libero presso il buon Dio".
Non era sempre facile, ha ammesso:"Naturalmente i pazienti facevano resistenza, ma noi eravamo più forti. Potevamo decidere se questi vecchi decrepiti dovevano continuare a vivere o morire. Il biglietto del loro viaggio all'altro mondo era in ogni caso scaduto da tempo".
Subito si ipotizzò un numero più alto di vittime e le complici della Wagner accusarono il loro mèntore nel tentativo di salvare se stesse. Alois Stacher, responsabile dei servizi sanitari di Vienna, riportò la dichiarazione di Irene Leidolf che si disse "convinta che cento pazienti furono uccisi dalla Wagner in ciascuno degli ultimi due anni". Stephanija Mayer ammise di aver aiutato la Wagner a compiere numerosi omicidi che Waltraud era riuscita a "dimenticare".
In effetti, mentre il caso avanzava verso il processo, la Wagner diventava sempre più restia a discutere del suo ruolo nei delitti. Verso la fine del 1990 aveva fatto marcia indietro sul numero di 39 vittime inizialmente vantato, affermando di aver ucciso al massimo 10 pazienti allo scopo di "ridurre la loro sofferenza". Il cancelliere Franz Vranitzky non si fece impressionare dal voltafaccia, definendo l'ondata di omicidi al Lainz "il più brutale e raccapricciante crimine della storia austriaca". Nemmeno il giudice e la giuria furono comprensivi quando le quattro imputate comparvero in giudizio nel marzo 1991. Il pubblico ministero non riuscì a fare accettare la sua tesi che imputava loro 42 delitti, ma riuscì comunque a fornire un buon numero di prove a loro carico.
Waltraud Wagner fu riconosciuta colpevole di quindici delitti, diciassette tentati omicidi, accusata di due episodi di violenza aggravata e condannata all'ergastolo. La stessa pena fu comminata a Irene Leidolf, colpevole di cinque uccisioni e due mancati omicidi. Stephanija Mayer ebbe quindici anni per omicidio colposo e sette tentati omicidi, mentre Maria Gruber fu condannata alla stessa pena detentiva per due tentati omicidi.

Modificato da silverback - 10/6/2005, 21:21
davide_v 11/6/2005, 12:39

Tg5.it:

Bimba travolta da pirata della strada: l'auto era priva di assicurazione

"Non bastava l'atroce morta di quella bimba uccisa da un'auto pirata. Adesso i genitori non riceveranno neanche il risarcimento dell'assicurazione. Circolava con la polizza scaduta già da alcune settimane la donna di 39 anni, con precedenti penali, accusata di omicidio colposo per aver investito con l'auto e ucciso all'uscita di un ristorante a San Benedetto del Tronto (provincia di Ascoli Piceno) la piccola Lucrezia, tre anni non ancora compiuti. La donna accusata di omicidio colposo a quanto pare si era fatta prestare l'auto da un cittadino extracomunitario che risulta proprietario ma che non era coperto da nessuna polizza. L'incidente è avvenuto due notti fa sotto gli occhi del papà di Lucrezia, dal quale la figlioletta si era improvvisamente allontanata per attraversare la strada. La donna che l'ha investita, nuovamente ascoltata dai carabinieri, ha ripetuto di non essersi accorta di nulla a causa della pioggia. Secondo il suo racconto l'auto non ha neppure frenato. Solo un paio di centinaia di metri più avanti la signora avrebbe visto dallo specchietto retrovisore che diverse persone correvano in strada,dietro di lei. A quel punto ha arrestato la macchina, a bordo della quale si trovava anche il compagno, e si è allontanata a piedi, in preda allo spavento. Al vaglio degli investigatori oltre all'omicidio colposo per la donna si profila anche l'ipotesi di omissione di soccorso.


http://www.tg5.it/altre_notizie/schede/sch...626111556.shtml

Modificato da davide_v - 11/6/2005, 13:39
silverback 11/6/2005, 17:36

Oggi porterò un esempio di come la violenza femminile, sia visibile che invisibile, possa anche generare dei mostri.
Infatti, questa volta, racconterò la storia del serial killer Carroll Edward Cole, un uomo.
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Il desiderio di morte in stato di detenzione, non è inusuale tra i killer compulsivi. Carroll Edward Cole, che aveva ammesso di aver ucciso 13 persone, stava tranquillamente scontando nel Texas una condanna all'ergastolo, con possibilità di ottenere la libertà condizionale entro sette anni, quando decise volontariamente di affrontare nuove accuse per omicidio nel Nevada, pienamente cosciente del fatto che con il verdetto di colpevolezza sarebbe stato condannato a morte. La condanna fu pronunciata, come prevedibile, vista la sua ammissione di responsabilità, e Cole respinse risolutamente tutti gli appelli e gli interventi in suo favore di vari gruppi liberali. Venne giustiziato nel dicembre 1985.
Quando Cole aveva cinque anni, la madre lo costrinse ad accompagnarla nelle sue escursioni extraconiugali, in assenza del padre, estorcendogli la promessa del silenzio con la tortura, facendone dunque un complice malconcio del suo adulterio. Quando diventò più grande, Cole fu obbligato a vestirsi con vezzose gonnelline e sottane per divertire le amiche della madre, distribuendo tè e caffè in sadiche "festicciole" durante le quali le donne si riunivano per prendersi gioco "della piccola di mamma". Iscritto alla scuola elementare con due anni di ritardo rispetto agli altri ragazzini, Cole crebbe con molti timori per la sua mascolinità, estremamente sensibile alle battute sul soprannome di "donnicciola" che gli era stato affibbiato. A nove anni affogò un compagno che l'aveva preso in giro, evitando la punizione quando alcuni poliziotti poco attenti liquidarono l'omicidio come incidente. A scuola aveva cominciato ad azzuffarsi regolarmente, e una volta trovò il modo di mutilare il vincitore di una gara di yo-yo nella quale Cole era arrivato secondo: mentre stavano giocando su un bulldozer, egli ingranò la marcia e schiacciò la mano del rivale all'interno delle pesanti ruote del mezzo.
Durante l'adolescenza, Cole accumulò numerosi arresti per ubriachezza e piccoli furti. Dopo aver lasciato la scuola superiore, si arruolò in marina ma fu congedato per il furto di alcune pistole, che utilizzava per sparare alle auto di passaggio sulle autostrade di San Diego. Tornato a casa a Richmond, in California, nel 1960, egli aggredì con un martello due coppie che si erano appartate in macchina in un viottolo. Andava sempre più accarezzando l'idea di strangolare ragazze e donne che gli ricordavano la madre adultera. Alla fine, spaventato dalle sue stesse violente fantasie che non gli avrebbero dato tregua, Cole fermò una macchina della polizia di pattuglia a Richmond e rivelò i suoi desideri. Seguendo il consiglio di un tenente di polizia, Cole si consegnò spontaneamente e trascorse i tre anni successivi preso vari istituti di cura mentale, dove fu descritto come un individuo dotato di "personalità anti-sociale", che non rappresentava una minaccia per gli altri. Dimesso nel 1963, si trasferì a Dallas nel Texas, e complicò la situazione sposando subito una prostituta alcolizzata.
L'infausta relazione era destinata al fallimento, infarcita com'era di furiose litigate, di percosse e dell'occasionale ricorso alle armi. Alla fine, nel 1965, convinto che la moglie stesse concedendo i suoi favori agli inquilini del motel in cui vivevano, Cole incendiò il posto e fu imprigionato con l'accusa di incendio doloso. Rilasciato, si diresse verso nord attraverso il Missouri e fu nuovamente incarcerato per il tentato omicidio di Virginia Rowden, 11 anni. Cole l'aveva scelta a caso: si era infilato nella sua stanza mentre stava dormendo e aveva tentato di strangolarla nel letto. Le sue urla l'avevano fatto scappare, ma quando giunse la polizia fu subito identificato come l'aggressore da alcuni testimoni.
Il Missouri offrì a Cole un trattamento psichiatrico più ampio, attraverso vari programmi per carcerati, ma non funzionò. Nel 1970 ancora una volta egli si consegnò alle autorità, questa volta a Reno, in Nevada, confessando il suo desiderio di violentare e strangolare le donne. Dotti specialisti scrissero frettolosamente che si trattava di un falso malato e lo rilasciarono a condizione che lasciasse lo Stato.
(Il dossier di Cole contiene le prove del fallimento della psichiatria:"Prognosi: insufficiente. Condizioni al momento del rilascio: le stesse dell'accettazione. Trattamento: biglietto del pullman per San Diego, California". Il problema era stato esportato, ma non risolto.)
A sei mesi dal suo ritorno a San Diego, Cole avrebbe ucciso almeno tre donne*. (*Il giorno prima della sua esecuzione in Nevada, egli disse che in quel periodo vi erano forse state altre due vittime, ma i dettagli dei loro omicidi si confusero nelle nebbie dell'alcol.) Le sue vittime, allora e in seguito, avevano un tratto in comune: l'infedeltà nei confronti dei loro mariti, fidanzati o ragazzi; tutte avevano avvicinato Cole in un bar, l'avevano portato in strade solitarie per fare sesso, e avevano riso di come erano riuscite "a farla" ai loro compagni.
Andando verso est, Cole fece un'altra vittima a Casper, Wyoming, nell'agosto 1975. Dopo essere stato arrestato e incarcerato varie volte, Cole ricomparve a Las Vegas nel 1977, dove rimase abbastanza a lungo per uccidere una prostituta e farsi arrestare con l'accusa di furto di auto, in seguito archiviata. Alcune settimane più tardi, dopo giorni e giorni di bevute, Cole si risvegliò a Oklahoma City e scoprì i resti di un'altra donna ancora nella sua vasca da bagno; le sue natiche, ridotte a fettine insaguinate, stavano in una padella sul fuoco.
Tornato ancora una volta a San Diego, Cole si risposò - con un'altra "sgualdrina ubriacona" - e cercò l'aiuto dei consulenti locali per porre un freno al vizio del bere. Considerate le condizioni della sua situazione domestica, era un tentativo senza speranza, e l'impulso a uccidere lo stava logorando, inevitabilmente alimentato dalla vorace ossessione dell'alcol. Nell'agosto 1979 strangolò Bonnie Stewart nei locali dell'emporio in cui lavorava, gettando il suo corpo nudo in un vicolo lì accanto.
Per settimane Cole aveva continuato a minacciare di morte sua moglie - queste minaccie erano state riferite al poliziotto incaricato di sorvegliare la sua libertà condizionale - ma quando alla fine di settembre ci riuscì, le autorità si rifiutarono di dichiarare quella morte un omicidio. Nonostante la scoperta del corpo, avvolto in una coperta e riposto in un armadio a casa di Cole, nonostante l'arresto dello stesso Cole mentre, ubriaco, stava cercando di scavare una fossa nei pressi della casa di un vicino, i detective considerarono "naturale" la morte di Diana Cole, dovuta allo stesso abuso di alcol.
Non volendo correre rischi, Cole se ne andò. Fece un'altra vittima a Las Vegas, per tornare poi a Dallas dove nel giro di 11 giorni nel 1980 avrebbe strangolato altre tre donne. Sebbene fosse stato scoperto sulla scena dell'ultimo omicidio con la vittima stesa ai suoi piedi, egli fu nuovamente considerato dagli investigatori come un semplice "sospettato casuale". Stanco alla fine del gioco, Cole li lasciò sbigottiti confessando una catena di omicidi irrisolti; al processo nel 1981, la sua dichiarazione di colpevolezza gli procurò una condanna all'ergastolo con possibile libertà condizionale; stava facendo il conto alla rovescia dei giorni che mancavano alla sua liberazione, quando le notizie di una sua eventuale estradizione in Nevada gli fecero cambiare idea.

Modificato da silverback - 11/6/2005, 19:05
silverback 11/6/2005, 18:41

Williamina Dean, originaria di Edimburgo, Scozia, nata nel 1847, emigrò in Nuova Zelanda nel 1865 e subito sposò Charles Dean. Essi occupavano una modesta - alcuni dicevano squallida - casetta a East Wincton, vicino a Invercargill, e il giardino di Minnie presto diventò argomento di conversazione per tutto il vicinato, conosciuto per le sue dalie e i suoi crisantemi. Nonostante le pretese che l'avevano portata a chiamare la sua casa "I Larici", erano tempi duri per Charles Dean e Minnie Dean.
Nel 1890, per integrare il misero reddito del marito, Minnie aveva avviato a tempo perso un nido d'infanzia. Due bambini affidati alle sue cure morirono l'anno dopo, e mentre entrambi i decessi furono attribuiti a cause naturali, un biasimo ufficiale per le malsane condizioni igieniche, indusse Minnie Dean a reclamizzare i suoi servizi con una varietà di pseudonimi.
Nell'aprile 1875, con il nome fittizio di Cameron, Minnie fece apparire sul "Timaru Herald" un nuovo annuncio per la sua attività. Rispose una certa signora Hornsby, che pagò alla Dean la somma di quattro sterline per la cura del suo neonato di un mese, ma il bambino presto scomparve. Alcuni testimoni ricordarono di aver visto Minnie con un piccolo tra le braccia alla locale stazione ferroviaria, ma essa negò, fino a quando i panni del neonato scomparso furono ritrovati a casa sua. Entrambi i Dean furono arrestati, e una perquisizione a "I Larici" portò alla luce i corpi di tre bambini, sepolti nel famoso giardino fiorito. Uno di loro era il piccolo Hornsby, e i risultati dell'autopsia imputarono la sua morte a un'overdose di morfina. Le accuse di omicidio furono inevitabili, dopo che i detective trovarono nella casa una certa quantità di morfina. Ulteriori indagini rivelarono che a Charles Dean era stato severamente proibito di lavorare nel giardino della moglie, essendogli stato vietato persino di strappare le erbacce, ed egli alla fine fu scarcerato senza imputazioni a suo carico.
Il processo a Williamina davanti alla Corte Suprema di Invercargill si aprì il 18 giugno 1895, ed essa fu rapidamente riconosciuta colpevole di omicidio. Il 12 agosto entrò nella storia come la prima donna condannata all'impiccaggione in Nuova Zelanda. Nonostante la natura dei suoi crimini, alcuni giornalisti sembrarono essersi invaghiti dell'infanticida: in un articolo sul "Times" fu scritto che essa era andata al patibolo "senza batter ciglio o vacillare; morì da coraggiosa, splendida donna". [...]

Modificato da silverback - 11/6/2005, 19:45
silverback 11/6/2005, 19:20

Marti Enriqueta, sedicente strega che aveva vissuto vendendo incantesimi e pozioni, fu arrestata dalla polizia di Barcellona, Spagna, nel marzo 1912 con l'accusa di aver rapito diversi bambini del luogo. La sua vittima più recente, una ragazzina di nome Angelita, fu soccorsa ancora viva nella tana della strega, sconvolgendo la polizia con una storia di omicidio e cannibalismo.
Secondo la bambina, essa era stata costretta dalla Enriqueta a mangiare carne umana. Il suo "pasto" erano stati i poveri resti di un altro bambino, rapito dall'assassina poco tempo prima.
Come ricostruito alla fine dalle autorità, i crimini della Enriqueta avevano già provocato almeno sei vittime. Dopo aver ucciso i bambini, essa bolliva i loro corpi per farne gli ingredienti principali di certe sue costose "pozioni d'amore". Riconosciuta colpevole in base alla sua stessa confessione, confermata dalla testimonianza della sola vittima sopravvissuta, Marti Enriqueta fu condannata e giustiziata per i suoi crimini.
silverback 11/6/2005, 20:05

Svegliato da un rumore di spari alle prime luci dell'alba del 2 novembre 1911, John Miller scese dal letto in tutta fretta e si precipitò nell'appartamento del suo padrone di casa, dal quale provenivano i colpi. Al suo arrivo vide John Quinn, il proprietario, riverso sul letto, sanguinante per una ferita mortale da arma da fuoco. Secondo la moglie dell'uomo responsabile era un malintenzionato, anche se non vi erano tracce di furto o colluttazione. Jane Quinn si rifiutò di deporre all'inchiesta che ne derivò, e la giuria del coroner di Chicago deliberò per un'ora il 10 novembre, prima di ordinare il suo arresto con l'accusa di omicidio. Per quell'epoca la polizia aveva appreso alcuni particolari sulla temibile signora Quinn. Sapeva del suo matrimonio con il canadese John MacDonald, avvenuto nell'ottobre 1883, e della sua morte successiva per "avvelenamento da alcol" il 28 settembre 1901. Meno di un mese dopo, a Bass Lake, nel Michigan, la vedova "afflitta" aveva sposato Warren Thorpe, in seguito morto per colpi di arma da fuoco in circostanze simili a quelle di Chicago. Un'altra morte nel letto, che coinvolse questa volta la madre di Jane, era avvenuta subito dopo nella casa un tempo occupata da Warren Thorpe. Le prove erano schiaccianti e Jane Quinn fu rapidamente riconosciuta colpevole di omicidio e condannata all'ergastolo.
silverback 12/6/2005, 11:38

Marybeth Roe Tinning, per essere una madre devota, sembrava non avere per niente fortuna nel crescere i figli. In tredici anni, dal 1972 al 1985, essa perse a Schenectady, nello Stato di New York, nove bambini. La polizia in seguito disse che otto di questi erano stati deliberatamente uccisi, per moventi così bizzarri da sembrare incredibili. La prima ad andarsene fu la piccola Jennifer: aveva solo otto giorni quando morì il 3 gennaio 1972. L'autopsia indicò in una meningite acuta la causa del decesso, e poiché la neonata non era mai uscita dal St. Clare Hospital dopo la sua nascita, le autorità considerano la sua morte l'unico caso al di sopra dei sospetti.
Meno di tre settimane dopo, il 20 gennaio, Joseph Tinning Jr. di 2 anni, fu dichiarato morto appena giunto all'Ellis Hospital di Schenectady. I dottori attribuirono la morte a un'infezione virale e "alle conseguenze di una crisi epilettica", ma non fu effettuata un'autopsia per confermare quelle indicazioni. Barbara Tinning, 4 anni, morì sei settimane dopo, il 20 marzo, e i medici che eseguirono l'autopsia, in mancanza di una causa di morte evidente, attribuirono il suo decesso a una "crisi cardiaca". La morte di Barbara fu la prima a essere riferita alla polizia, ma i poliziotti chiusero il dossier sul caso dopo una breve consultazione con i medici dell'ospedale. E i decessi continuarono.
Quando il piccolo Timothy, di due settimane, morì all'Ellis Hospital, i dottori furono ancora una volta incapaci di determinare una causa, definendo la morte un caso di SIDS (Sudden Infant Death Syndrome - SINDROME DELLA MORTE IMPROVVISA DEL NEONATO). Il 2 settembre 1975, Nathan Tinning morì a soli cinque mesi, e l'autopsia attribuì il decesso a "edema polmonare".
La SIDS fu nuovamente indicata come responsabile il 2 febbraio 1979, quando Mary Tinning morì poco meno di sei mesi dopo il suo terzo compleanno, ma non fu mai scoperta la causa della morte di Jonathan, tre mesi, avvenuta il 24 marzo 1980. Erano ancora in corso le procedure per l'adozione di Michael Tinning, 3 anni, quando il 2 agosto 1981 il bambino fu portato d'urgenza al St. Clare Hospital.
I medici non riuscirono a salvargli la vita, e mentre considerarono il suo decesso in modo "molto sospettoso", si disse che la causa della morte era stata una polmonite bronchiale. Le domande vere cominciarono il 20 dicembre 1985, quando Timmi Lynne Tinning, di tre mesi, fu trovata svenuta nel suo letto, con il cuscino macchiato di sangue. Nonostante il trasporto urgente al St. Clare Hospital, non c'era più nulla da fare, e pur attribuendo la morte a un caso di SIDS, i medici chiamarono la polizia. Un'indagine portò il 4 febbraio 1986 all'arresto di Marybeth Tinning, dopo che confessò di aver premuto un cuscino sul viso di Tammi Lynne, perché la bambina "si agitava e piangeva". In prigione confessò anche di aver assassinato Timothy e Nathan ma negò risolutamente di aver ucciso gli altri. "Li ho soffocati con un cuscino", disse ai detective, "perché non sono una buona madre". In realtà, stabilirono gli psichiatri, il problema era più profondo. Marybeth Tinning era affetta da una condizione chiamata SINDROME DI MUNCHAUSEN PER PROCURA, nella quale le persone responsabili della cura dei bambini, invalidi e simili a volte cercano di attirare l'attenzione facendo del male alle persone che sono state affidate loro. Gli amici e i parenti ricordavano Marybeth pavoneggiarsi ai funerali, crogiolarsi al centro della generale compassione, mentre recitava fino in fondo il suo ruolo di madre addolorata. Si ipotizzò che l'ondata di condoglianze seguite alla morte della sua prima bambina nel 1972 avesse creato in lei una sorta di dipendenza, inducendo Marybeth a uccidere un bambino dopo l'altro alla ricerca delle "dosi" di compassione di cui aveva un disperato bisogno. Il 17 luglio 1987 la Tinning fu dichiarata colpevole di omicidio di secondo grado per la morte di Tammi Lynne: i giudici la prosciolsero dall'accusa di aver "deliberatamente" ucciso la bambina, e la ritennero responsabile di un'imputazione meno grave di omicidio, dovuta alla sua "depravata indifferenza nei confronti della vita umana". Si trattò di una sentenza di compromesso - ancora comprensione per Marybeth - ma portò a una condanna da 20 anni di carcere all'ergastolo. Il marito Joseph Tinning rimase sconcertato dall'intera vicenda. Nelle interviste apparse sui giornali, egli ammise di aver sospettato a volte della moglie, ma di essere riuscito ad accantonare i dubbi. "Devi fidarti di tua moglie", disse. "Ha molte cose di cui occuparsi, e finché si dedica alle sue faccende non devi fare domande". [...]

Modificato da silverback - 12/6/2005, 12:47
silverback 13/6/2005, 03:54

Anna Schonleben, nata nel 1760 a Nuremburg, in Germania, era figlia di un noto locandiere.
Sposò ancora giovane un sedicente avvocato di nome Zwanziger, il quale si rivelò un ubriacone prepotente, che quando morì per il troppo bere, la lasciò oberata di debiti. Descritta in un documento come "brutta, rachitica, senza alcuna attrattiva nel viso, nella figura o nel parlare; una donna deforme che qualcuno paragonava a un rospo", Anna cercò di rientrare dalle perdite vendendo dolciumi e giocattoli, ma i suoi tentativi nel commercio fallirono ripetutamente. Alla fine, scoraggiata, offrì i suoi servizi come domestica, spostandosi in lungo e in largo in Germania e in Austria, evitando di poco l'arresto per aver rubato a uno dei suoi datori di lavoro un anello con diamante.
Nel 1806 Anna pensava a un nuovo matrimonio, mancava soltanto un candidato. Essa progettava di trovare un datore di lavoro ricco e single, e di farsi strada nel suo cuore, diventando una presenza indispensabile in casa, per poi indurre l'uomo giusto a sposarla. Il primo obiettivo della Zwanziger fu un giudice di nome Glaser, che viveva a Pegnitz, vicino Bayreuth. Anna scambiò il giudice Glaser per un vedovo, mentre egli era in realtà separato dalla moglie, con la quale sperava di riconciliarsi. Anna intervenne come intermediaria tra i due, scrivendo a Frau Glaser per conto del giudice, insistendo perché tornasse a casa. Frau Glaser era da poco tornata quando si ammalò gravemente, colpita da forti dolori allo stomaco e vomito, che dopo tre giorni ne causarono la morte. Anna si aspettava a questo punto una proposta di matrimonio, invece il giudice Glaser la licenziò, lasciandola risentita e disoccupata. Si trasferì quindi a casa del giudice Grohmann, assistendo lo scapolo trentottenne durante un doloroso attacco di gotta, ma Anna ribollì di rabbia quando questi annunciò la sua intenzione di sposare una donna giovane e attraente. Una dose di arsenico per Grohmann annullò il matrimonio; come stoccata finale, la Zwanziger avvelenò anche altri due domestici, che riuscirono però a sopravvivere. Venne poi un altro giudice di nome Gebhard, che assunse Anna come cuoca per lui, la moglie incinta e i suoi molti figli. Con Anna in cucina la signora Gebhard presto si lamentò di dolori allo stomaco e pasti dal sapore amarognolo, ma il giudice ignorò i sospetti della moglie e parve sorpreso quando morì. Anna proseguì e avvelenò due domestici di Gebhard, entrambi sopravvissuti, ma il giudice la licenziò dopo che "un errore di ingredienti" per poco non costò la vita agli invitati a un pranzo. Il suo ultimo giorno di lavoro, Anna insaporì il pasto di mezzogiorno con l'arsenico; uno dei domestici di Gebhard, in preda alla nausea, insistette perché egli facesse analizzare il cibo, ma Gebhard si trattenne dal chiamare la polizia per timore di uno scandalo. Rientrando a casa quella sera, non avrebbe più trovato Anna, e sarebbe stato un problema altrui. Liberarsi di lei non fu tuttavia così facile. Prima di andarsene la Zwanziger diede al più piccolo dei figli di Gebhard, un biscotto inzuppato nel latte avvelenato. Il bambino morì e Gebhard finalmente mandò a chiamare la polizia. I detective perquisirono la casa, scoprendo che nelle ultime ore passate sotto il tetto di Gebhard, Anna era stata piuttosto indaffarata: i contenitori del sale, dello zucchero e del caffè erano stati riempiti di arsenico.
Le autopsie effettuate dopo la sua partenza, rilevarono la presenza dell'arsenico nei resti di Frau Glaser, della moglie e del bambino di Gebhard.
Per quell'epoca Anna era ritornata a Nuremburg, illudendosi che il giudice Gebhard potesse darle una seconda opportunità. Ella gli scrisse diverse lettere, alternando minacce a suppliche, prima di essere rintracciata e arrestata dalla polizia il 18 ottobre 1809. Nelle sue tasche furono trovati dei sacchetti di arsenico, ma essa negò risolutamente i suoi crimini. Il suo processo si trascinò per oltre un anno, prolungato da una curiosa legge bavarese che richiedeva una confessione a supporto di ogni imputazione di omicidio. Alla fine, senza preavviso, Anna crollò in tribunale singhiozzando:"Sì, li ho uccisi tutti e ne avrei uccisi altri se ne avessi avuto l'occasione".
Condannata a morte, la Zwanziger fu decapitata nel luglio 1811. In un'ultima dichiarazione ai suoi carcerieri, essa disse:"E' forse meglio per la comunità che io muoia, poiché sarebbe impossibile per me smettere di avvelenare le persone".

Modificato da silverback - 13/6/2005, 05:00
silverback 13/6/2005, 06:36

Catherine Deshayes (?-1680), alias: La Voisin
Data(e): anni '60 XVII secolo.
Luogo: Parigi, Francia.
Vittime: 2500 confessate.
"Strega" e "veggente" che sacrificava bambini in rituali satanici per ricchi clienti.
Provvedimento: bruciata sul rogo il 22 febbario 1680.
Complice: abate Guibourg (1612-82), prete rinnegato che prendeva parte alle messe nere; morto in prigione.


Aida Nourre din Mohammed Abu Zeid (1973-).
Data(e): 1996.
Luogo: Alessandria, Egitto.
Vittime: 18 confessate.
Infermiera che uccideva i pazienti per poter dormire.
Provvedimento: condannata a morte per un capo d'accusa, 1998; condanna annullata in appello.


Catherine Wilson (1822-62).
Data(e): 1854-62.
Luogo: Inghilterra.
Vittime: cinque.
Vagabonda avvelenatrice di conoscenti per profitto.
Provvedimento: impiccata il 20 ottobre 1862.


Stella Williamson (1904-80).
Data(e): 1923-33.
Luogo: Gallitzin, Pennsylvania.
Vittime: cinque.
Madre nubile che ha ucciso i suoi cinque bambini, stipandone i cadaveri in una valigia in soffitta.
Deceduta per cause naturali, agosto 1980, ha lasciato in una lettera le indicazioni per ritrovare i resti.


Mary Elizabeth Wilson (1891-1961).
Data(e): 1956-57.
Luogo: Windy Hook, Inghilterra.
Vittime: quattro.
"Vedova nera" avvelenatrice di mariti/amanti per profitto.
Provvedimento: condanna a morte, 1958 (commutata in appello); morta in prigione, 1961.


Martha Hasel Wise (1883-?), alias: Borgia d'America.
Data(e): 1924-25.
Luogo: contea di Medina, Ohio.
Vittime: tre.
"Vedova nera", ha avvelenato i parenti; anche piromane molto attiva.
Provvedimento: ergastolo, 1925; morta in prigione.


Shirley White (1932-).
Data: 1971-92.
Luogo: Kinston, North Carolina.
Vittime: tre sospettate.
"Vedova nera" assassina dei mariti e del figliastro.
Provvedimento: ergastolo per un omicidio, 1992.


Margaret Waters (1835-70).
Data(e): 1866-70.
Luogo: Brixton, Inghilterra.
Vittime: diciannove.
Organizzatrice di "nidi d'infanzia"; drogava e faceva morire di fame i bambini.
Provvedimento: impiccata l'11 settembre 1870.


Annette Washington (1958-).
Data(e): 1986.
Luogo: New York City.
Vittime: due.
Assistente sanitaria; ha derubato/pugnalato donne anziane nelle loro case.
Provvedimento: da 50 anni all'ergastolo, 1987.


Dorothea Nancy Waddingham (1899-1936).
Data(e): 1935-36.
Vittime: due.
Uccise con la morfina i pazienti di una casa di riposo per l'eredità.
Provvedimento: impiccata nell'aprile 1936.


Louise Vermilyea (?-1910).
Data(e): 1893-1910.
Luogo: Illinois.
Vittime: nove.
"Vedova nera" che avvelenò il marito e i bambini per l'assicurazione sulla vita; avvelenò anche gli inquilini della sua pensione senza motivo apparente.
Si suicidò con il veleno dopo l'arresto.


Elizabeth Van Valkenburgh (?-1846).
Data(e): anni '40 XIX secolo.
Luogo: Fulton, New York.
Vittime: due.
"Vedova nera", ha avvelenato i mariti.
Provvedimento: impiccata il 24 gennaio 1846.


Maria Velten (1916-).
Data(e): 1963-80.
Luogo: Kempten, Germania.
Vittime: cinque confermate.
"Vedova nera" che ha avvelenato il padre, la zia, mariti/amanti; per i primi due omicidi dichiarato come movente la "compassione"; gli altri sono stati commessi per denaro.
Provvedimento: ergastolo, 1983.


Lydia Trueblood (?-?).
Data(e): 1915-19.
Luogo: Missouri/Montana/Idaho.
Vittime: cinque.
"Vedova nera", ha avvelenato i mariti e un cognato per l'assicurazione sulla vita.
Provvedimento: ergastolo nell'Idaho, 1921.


Tofania (1653-1723).
Data(e): 1670-1719.
Luogo: Napoli, Italia.
Vittime: 600 stimate.
Femminista estremista, avvelenava su commissione mariti indesiderati.
Provvedimento: giustiziata con la garrota, 1723.


Jane Toppan (1854-1938).
Data(e): 1880-1901.
Luogo: New England.
Vittime: da 70 a 100 sospettate.
Infermiera convivente che avvelenava pazienti e i loro parenti.
Provvedimento: confessati 31 omicidi, 1901; internata nel manicomio dove è morta nell'agosto 1938.


Gloria Tannenbaum (?-1971).
Data(e): 1969.
Luogo: Boulder, Colorado.
Vittime: tre sospettate.
Ha avvelenato due vicini; collegata alla scomparsa del suo amante.
Provvedimento: internata in ospedale psichiatrico, 1969; suicida con il veleno in istituto, 9 marzo 1971.


Barbara Stager (1948-).
Data(e): 1977-96.
Luogo: Oklahoma.
Vittime: due.
"Vedova nera" assassina di mariti per l'assicurazione, in finti "incidenti" con armi da fuoco.
Provvedimento: condanna a morte per un omicidio, 1989 (commutata in appello).


Diane Spencer (1968).
Data(e): 1983-90.
Luogo: Michigan/Pennsylvania.
Vittime: tre sospettate.
Ha soffocato i suoi bambini, imputando le morti a casi di SIDS.
Provvedimento: ergastolo per un'imputazione nel Michigan, 1992.


Hieronyma Spara (?-1659).
Data(e): anni '50 XVII secolo.
Luogo: Italia.
Vittime: "numerose".
"Strega" e avvelenatrice di mariti su commissione.
Provvedimento: impiccata con un complice e tre clienti, 1659.


Mariam Soulakiotis (1900-?).
Data(e): 1940-50.
Luogo: Keratea, Grecia.
Vittime: 177.
Leader di una setta calendarista i cui seguaci morirono di percosse, torture e fame.
Provvedimento: due anni per detenzione illegale di minore, 1951; 14 anni per altri reati gravi, 1953; nessuna accusa di omicidio.


Paula Marie Sims (1959-).
Data(e): 1986-89.
Luogo: Illinois.
Vittime: due.
Ha ucciso i suoi bambini attribuendo la responsabilità a "intrusi mascherati".
Provvedimento: ergastolo senza libertà condizionale, 1990.


Lydia Sherman (1825-79), alias: Avvelenatrice regina.
Data(e): 1864-71.
Luogo: New York/Connecticut.
Vittime: dieci.
"Vedova nera" avvelenatrice di mariti e figli per l'assicurazione.
Provvedimento: ergastolo; morta in carcere, 16 maggio 1879.


Antoinette Scieri (?-?).
Data(e): 1924-26.
Luogo: St. Gilles, Francia.
Vittime: 12.
Infermiera che derubava/uccideva pazienti anziani.
Provvedimento: condanna a morte, 1926 (sentenza commutata in ergastolo in appello).


Gail Savage (1963-).
Data(e): 1991-93.
Luogo: Waukegan, Illinois.
Vittime: tre.
Ha ucciso i suoi bambini; le morti attribuite a casi di SIDS.
Provvedimento: 20 anni per essersi dichiarata colpevole di tre omicidi colposi, 1994.


Michaela Roeder (1950-).
Data(e): anni '80 XX secolo.
Luogo: Wuppertal Barmen, Germania.
Vittime: da 10 a 17.
Infermiera d'ospedale che ha ucciso pazienti in terapia intensiva.
Provvedimento: confessati dieci omicidi; ergastolo, 1989.


Sarah Jane Robinson (?-1905).
Data(e): anni '80 XIX secolo.
Luogo: Boston, Massachusetts.
"Vedova nera" avvelenatrice di parenti/amici per l'assicurazione.
Provvedimento: condanna a morte (commutata in ergastolo in appello); morta in prigione, 1905.


Mary Rose Robaczynski (?-?).
Data(e): 1977-78.
Luogo: Baltimore, Maryland.
Vittime: quattro confessate.
Infermiera che scollegava le apparecchiature di ausilio vitale dei pazienti di unità intensiva.
Provvedimento: processo annullato per mancato accordo da parte della giuria, 1979; accuse ritirate in cambio della revoca permanente della licenza professionale.


Martha Rendall (?-1909).
Data(e): 1907-8.
Luogo: Australia.
Vittime: tre.
Ha ucciso tre figliastri somministrando loro acido cloridrico.
Provvedimento: impiccata, 6 ottobre 1909.


Mary Read (?-1721).
Data(e): 1719-20.
Luogo: Caraibi.
Vittime: "numerose".
Rapita dai pirati, si è unita alla ciurma in vari raid.
Provvedimento: morta in prigione, aprile 1721.


Virginia Rearden (1932-).
Data(e): 1972-87.
Luogo: Kentucky, California.
Vittime: tre.
"Vedova nera" assassina del marito, della figlia e di un'amica per l'assicurazione.
Provvedimento: ergastolo senza libertà condizionale in California, 1992.


Jean Raies (?-?).
Data(e): 1880.
Luogo: Ginevra, Svizzera.
Vittime: 12.
Infermiera che uccise pazienti per intascare il "premio" offerto dai locali impresari di pompe funebri per nuovi clienti.
Provvedimento: ergastolo, morta in prigione.



Terri Eden Maples Rachals (1962).
Data(e): 1985.
Luogo: Albany, Georgia.
Vittime: sei confessate.
Infermiera d'ospedale che avvelenava i pazienti in terapia intensiva.
Provvedimento: giudicata colpevole ma malata di mente in un caso di violenza personale aggravata; condanna a 17 anni più tre anni di libertà vigilata.



Dorothea Helen Puente (1929).
Data(e): 1982-88.
Luogo: Sacramento, California.
Vittime: nove.
Proprietaria di casa "vedova nera"; avvelenava gli inquilini per riscuotere gli assegni della pensione.
Provvedimento: ergastolo senza libertà condizionale per tre omicidi, 1993.



Madame Popova (?-1909).
Data(e): anni '80 XIX secolo-inizi XX secolo.
Luogo: Samara, Russia.
Vittime: 300 confessate.
Avvelenatrice su commissione, specializzata nell'eliminazione di mariti violenti.
Provvedimento: giustiziata, marzo 1909.



Milka Pavlovich (?-1935).
Data(e): 1935.
Luogo: Belovar, Jugoslavia.
Vittime: sei.
"Vedova nera" avvelenatrice del marito e di altri parenti.
Provvedimento: impiccata, maggio 1935.



Stella Maudine Nickell (1944).
Data(e): 1986.
Luogo: contea di King, Washington.
Vittime: due.
Ispirata dagli omicidi con il tylenol dell'Illinois, ha avvelenato il marito per l'assicurazione e uno sconosciuto per deviare le indagini della polizia.
Provvedimento: condanne a 90 anni per ognuno degli omicidi; condanne concorrenti di 10 anni per adulterazione di prodotto.



Sarah Jane Newman (1813-?).
Data(e): 1830-64.
Luogo: Texas.
Vittime: cinque.
"Vedova nera" assassina di mariti.
Provvedimento: scomparsa con l'ultimo marito, 1867.



Blanche Taylor Moore (1933-).
Data(e): 1966.
Luogo: Burlington, North Carolina.
Vittime: quattro.
"Vedova nera", ha avvelenato il padre, il marito, la suocera e il suo ragazzo.
Provvedimento: condannata a morte, 1991.



Annie Monahan (?-?).
Data(e): 1906-17.
Luogo: New Haven, Connecticut.
Vittime: quattro.
"Vedova nera", ha avvelenato i mariti e una nipote per l'assicurazione.
Provvedimento: ergastolo, 1919.



Mildred McSparen (?-1988).
Data(e): 1981.
Luogo: Lomax, Illinois.
Vittime: due.
"Vedova nera", ha avvelenato due figli piccoli.
Provvedimento: tentato suicidio in carcere per impiccaggione, 4 dicembre 1981; conseguente stato di coma, morte sopravvenuta in ospedale a seguito di polmonite, 4 novembre 1988.



Rhonda Belle Martin (1907-57).
Data(e): 1934-55.
Luogo: Ubly, Michigan.
Vittime: sette confessate.
"Vedova nera", ha avvelenato i mariti, la madre e i figli.
Provvedimento: giustiziata l'11 ottobre 1957.



Anjette Donovan Lyles (1917-77).
Data(e): 1952-57.
Luogo: Macon, Georgia.
Vittime: quattro.
Praticante di riti vudu e "Vedova nera" che ha avvelenato i due mariti, la suocera e la figlia.
Provvedimento: condannata a morte per un capo d'accusa, 1958; dichiarata inferma di mente e mandata nel 1960 in un istituto psichiatrico statale, dove è morta nel dicembre 1977.

Modificato da silverback - 13/6/2005, 13:15
silverback 13/6/2005, 20:37

Christa Lehman (1922-).
Data(e): 1952-54.
Luogo: Worms, Germania.
Vittime: tre.
"Vedova nera", ha avvelenato il marito, il suocero e una vicina di casa.
Provvedimento: ergastolo, 1954.



Tillie Klimek (1865-?).
Data(e): 1914-20.
Luogo: Chicago, Illinois.
Vittime: sei.
"Vedova nera", ha avvelenato i mariti e una vicina di casa.
Provvedimento: ergastolo, 1921.



Sharon Kinne (1940-).
Data(e): 1960-62.
Luogo: Missouri/Messico.
Vittime: tre.
"Vedova nera" assassina del marito, della moglie dell'amante e del suo ragazzo.
Provvedimento: 13 anni per un capo d'accusa in Messico, 1963.



Mary Kelliher (?-?).
Data(e): 1905-8.
Luogo: Boston, Massachusetts.
Vittime: sei.
"Vedova nera" avvelenatrice di marito e parenti.
Provvedimento: sfuggita all'incriminazione per aver attribuito i decessi a un materasso contaminato con l'arsenico.



Martha Johnson (1955-).
Data(e): 1977-82.
Luogo: Georgia.
Vittime: quattro sospettate: due confessate.
Ha soffocato i suoi figli; le morti sono state scambiate per casi di SIDS.
Provvedimento: condannata a morte, 1990 (pena capitale commutata in appello).



Helene Jegado (1803-51).
Data(e): 1833-51.
Luogo: Francia.
Vittime: 23.
Domestica ladra; avvelenò i datori di lavoro e i colleghi.
Provvedimento: decapitata, dicembre 1851.



Marie Jeanneret (1836-84).
Data(e): 1866-67.
Luogo: Losanna, Svizzera.
Vittime: otto.
Sedicente infermiera che avvelenò alcuni pazienti e il datore di lavoro.
Provvedimento: ergastolo per sei capi d'accusa; morta in prigione, 1884.



Mary Jane Jackson (1836-?), alias: Testarossa.
Data(e): 1856-61.
Luogo: New Orleans, Louisiana.
Vittime: quattro.
Prostituta dal carattere violento; accoltellò delle conoscenze maschili.
Provvedimento: dieci anni per un capo d'accusa, 1861; pena sospesa da parte del nuovo governatore quando nove mesi dopo i Nordisti occuparono New Orleans.



Waneta Ethel Hoyt (1943-98).
Data(e): 1965-71.
Luogo: Oswego, New York.
Vittime: cinque.
Ha ucciso i suoi figli facendo passare gli omicidi per casi di SIDS.
Provvedimento: da 75 anni all'ergastolo per i cinque capi d'accusa, 1995; morta in prigione, 13 agosto 1998.



Audrey Marie Hilley (1933-87).
Data(e): 1975-79.
Luogo: Anniston, Alabama.
Vittime: quattro.
"Vedova nera", ha avvelenato parenti e altre persone.
Provvedimento: ergastolo per omicidio del marito, più di 20 anni per tentato omicidio della figlia, 1983; evasa dal carcere nel 1987 e deceduta per cause naturali mentre era latitante.



Susan Hey /1959-).
Data(e): 1996.
Luogo: Austin, Texas.
Vittime: due.
Infermiera in casa di riposo; ha iniettato potassio a due uomini anziani.
Provvedimento: rea confessa, 1998; condanna a 50 anni con minimo di 25 anni.



Anna Marie Hahn (1906-38).
Data(e): 1932-37.
Luogo: Ohio/Colorado.
Vittime: cinque.
Sedicente infermiera e "Vedova nera" avvelenatrice di uomini anziani.
Provvedimento: giustiziata nell'Ohio, 20 giugno 1938.




Caroline Grills (1885-?), alias: Zia Thally.
Data(e): 1947-48.
Luogo: Sydney, Australia.
Vittime: quattro.
"Vedova nera", ha avvelenato dei parenti (con il tallio).
Provvedimento: ergastolo, 1949.



Gessina Margaretha Gottfried (1798-1828).
Data(e): 1822-25.
Luogo: Brema, Germania.
Vittime: 16 confessate.
"Vedova nera" avvelenatrice di parenti e conoscenti.
Provvedimento: decapitata, 1828.



Jane Lou Gibbs (1932-).
Data(e): 1966-67.
Luogo: Cordele, Georgia.
Vittime: cinque.
"Vedova nera", ha avvelenato il marito, i figli e il nipote per riscuotere l'assicurazione sulla vita.
Provvedimento: internata in manicomio, 1968; ritenuta idonea al processo nel 1974; cinque ergastoli consecutivi, 1976.



Anne Gates (1949).
Data(e): 1978-87.
Luogo: Indiana/Louisiana.
Vittime: due sospettate.
"Vedova nera" assassina dei mariti per profitto.
Provvedimento: verdetto di "parità" per un capo d'accusa nella Louisiana, 1989; ricevuti 25.000 dollari dal patrimonio della vittima, 1992.



Guinevere Falakassa Garcia (1959-).
Data(e): 1977-91.
Luogo: Chicago, Illinois.
Vittime: due.
Ha ucciso la figlia (1977) e l'anziano marito (1991).
Provvedimento: 20 anni per dichiarazione di colpevolezza nella morte della figlia, 1982 (in libertà condizionale 1991); pena capitale, 1992 (commutata in ergastolo).



Julia Fortmeyer (?-?).
Data(e): anni '70 del XIX secolo.
Luogo: St. Louis, Missouri.
Vittime: ufficialmente quattro.
Praticante di aborti e omicida; rinvenuti a casa sua tre cadaveri e "dozzine" di ossa.
Provvedimento: cinque anni per omicidio colposo, 1875.



M. van der E. (1946).
Data(e): 1997.
Luogo: Leeuwarden, Paesi Bassi.
Vittime: due.
Inquilini della pensione uccisi a martellate.
Provvedimento: otto anni per omicidio colposo.



Amelia Dyer (1839-96).
Data(e): 1880-96.
Luogo: Inghilterra.
Vittime: sei nel solo anno 1896.
Organizzatrice di "nidi d'infanzia" che uccideva i bambini di madri nubili.
Provvedimento: impiccata, 10 giugno 1896.




Daisy Louisa De Melker (1886-1932).
Data(e): 1909-31.
Luogo: Sudafrica
Vittime: sei.
"Vedova nera", ha avvelenato il marito e i figli.
Provvedimento: impiccata, 30 dicembre 1932.




Anna Cunningham (1873-?).
Data(e): 1918-25.
Luogo: Gary, Indiana.
Vittime: cinque.
"Vedova nera", ha avvelenato il marito e i figli.
Provvedimento: ergastolo per un capo d'accusa, 1925.




Mary Frances Creighton (?-1936).
Data(e): 1923-35.
Luogo: New Jersey/New York.
Vittime: tre.
"Vedova nera", ha avvelenato il fratello, la suocera, la moglie dell'amante.
Provvedimento: giustiziata il 19 luglio 1936.
Complice: Earl Applegate (1898-1936), giustiziato il 19 luglio 1936 per concorso nell'omicidio della moglie.




Mary Ann Cotton (1832-73).
Data(e): 1857-72.
Luogo: Inghilterra.
Vittime: ufficialmente 21.
"Vedova nera" avvelenatrice di familiari.
Provvedimento: impiccata il 24 marzo 1873.




Tammy Corbett (1965).
Data(e): 1987-89.
Luogo: Carlinsville, Illinois.
Vittime: quattro.
Ha ucciso i suoi bambini.
Provvedimento: ergastolo per quattro imputazioni, 1993.




Jill Coit (1943-).
Data(e): 1969-76.
Luogo: Texas/Colorado.
Vittime: due.
"Vedova nera" assassina dei mariti per profitto.
Provvedimento: ergastolo senza libertà condizionale più 48 anni per un capo d'accusa nel Colorado, 1996.




Styllou Christofi (1900-54).
Data(e): 1925-53.
Luogo: Cipro/Inghilterra.
Vittime: due.
Omicidio della madre e della nuora.
Provvedimento: impiccata in Inghilterra.




Pearl Choate (1907-).
Data(e): anni '30-1965.
Luogo: Inghilterra.
Vittime: sette sospettate.
"Vedova nera" assassina di anziani e ricchi mariti.
Provvedimento: scontati 12 anni per un'imputazione di omicidio.




Lucretia Patricia Cannon (1783-1829).
Data(e): 1802-29.
Luogo: Reliance, Delaware.
Vittime: 24 confessate.
Uccise il marito e il figlio prima di entrare nel traffico di schiavi e di gestire una taverna nella quale gli avventori venivano derubati e assassinati; schiavi e domestici torturati/uccisi per divertimento.
Provvedimento: condannata a morte, aprile 1829; avvelenatasi in prigione.





Marie de Brinvilliers (1630-1676).
Data(e): 1655-73.
Luogo: Parigi, Francia.
Vittime: 54 confessate.
50 pazienti d'ospedale avvelenati per fare "pratica" prima di uccidere il padre, i fratelli e l'amante per profitto.
Provvedimento: decapitata il 17 luglio 1676.





Clover Boykin (1975).
Data(e): 1993/95.
Luogo: West Palm Beach, Florida.
Vittime: due confessate.
Omicidio dei suoi bambini, a quanto pare ispirato da alcuni sogni.
Provvedimento: ergastolo più 40 anni per due omicidi.




Cecile Bombeek (1933-), alias: Sister Godfrida.
Data(e): 1976-77.
Luogo: Wetteren, Belgio.
Vittime: da 3 a 21.
Pazienti di casa di riposo uccisi da iniezioni d'insulina.
Provvedimento: rea confessa di tre omicidi; ergastolo, 1978.




Anne Bonny (1700-?).
Data(e): 1714-20.
Luogo: Caraibi.
Vittime: "numerose".
Domestica di famiglia pugnalata a morte; unitasi a ciurma di pirati "non si è mai tirata indietro davanti all'omicidio" durante le scorrerie.
Provvedimento: fuggita dalla prigione, 1721; mai ricatturata.





Ilfriede Blaunsteiner (1932-), alias: Vedova Nera.
Data(e): 1981-85.
Luogo: Austria.
Vittime: cinque confessate.
Avvelenatrice per profitto del marito e di altri.
Provvedimento: ergastolo per un capo d'accusa, 1997.




Marie-Louise Victorine Bessarabo (1868-?), alias: Hera Myrtle.
Data(e): 1892/1914/20.
Luogo: Messico/Francia.
Vittime: tre.
"Vedova nera" assassina di marito e amanti.
Provvedimento: ergastolo per un capo d'accusa, 1920.




Marie Besnard (1896-?), alias: Regina delle avvelenatrici.
Data(e): 1927-49.
Vittime: 13.
Mariti e parenti avvelenati per eredità.
Provvedimento: prosciolta anche se rea confessa nel dicembre 1961.





Mary Flora Bell (1957-).
Data(e): 1968.
Luogo: Newcastle, Inghilterra.
Vittime: due.
Bambini di tre e quattro anni uccisi e mutilati.
Provvedimento: incarcerata ancora minorenne per due imputazioni di omicidio colposo.





Betty Lou Beets (1937-).
Data(e): 1981-83.
Luogo: contea di Dallas, Texas.
Vittime: due.
"Vedova nera" assassina dei mariti per intascare l'assicurazione sulla vita.
Provvedimento: condannata a morte per un capo d'accusa, 1985.





Marie Alexandrine Becker (1877-194?).
Data(e): 1932-36.
Luogo: Liegi, Belgio.
Vittime: oltre 12 stimate.
Avvelenò il marito, l'amante e alcune clienti (anche derubate).
Provvedimento: ergastolo, 1936; morta in prigione durante la seconda guerra mondiale.




Margie Velma Barfield (1932-84).
Data(e): 1969-78.
Luogo: North Carolina.
Vittime: cinque.
"Vedova nera" assassina di mariti e altri.
Provvedimento: giustiziata il 2 novembre 1984.




Marie Dean Arrington (1933-).
Data(e): 1964-68.
Luogo: Florida.
Vittime: due.
Ha sparato al marito; ha ucciso una donna rapita per estorcere il rilascio del figlio dal carcere.
Provvedimento: 20 anni per omicidio colposo, 1965; condanna a morte, 1969; pena commutata in ergastolo, 1972.




Winifred Ankers (?-).
Data(e): 1911-12.
Luogo: Brooklyn, New York.
Vittime: otto confessate.
Dipendente d'ospedale; neonati uccisi nel reparto maternità per dispetto verso le infermiere.
Provvedimento: rea confessa, febbraio 1912; provvedimento non riportato.




Beverly Allitt (1968-), alias: Angelo della morte.
Data(e): 1991.
Luogo: Grantham, Inghilterra.
Vittime: tre.
Ha ucciso pazienti d'ospedale.
Provvedimento: 13 ergastoli per varie accuse, 1992.




Shirley Goude Allen (1941-).
Data(e): 1978-82.
Vittime: due.
"Vedova nera", ha avvelenato i mariti per riscuotere l'assicurazione sulla vita.
Provvedimento: ergastolo con minimo di 50 anni, 1984.

Modificato da silverback - 13/6/2005, 21:49
ventiluglio 18/6/2005, 08:25

http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....C-D2CABEEFE69B}
18 giu 09:14
Frosinone: falsa ispettrice Inps, questura lancia appello

FROSINONE - Allarme della questura di Frosinone per una truffatrice che si aggira in citta' spacciandosi come ispettrice dell'Inps di Roma. La donna, non ancora identificata, nelle scorse settimane ha tentato di truffare almeno una decina di persone anziane nella provincia frusinate. La truffa e' stata scoperta grazie alla denuncia di un parente di queste persone insospettito da alcune telefonate, attraverso le quali la donna riusciva a farsi dare le coordinate bancarie dei conti correnti. La polizia indaga su altri tentativi di truffa effettuati anche in provincia di Torino. (Agr)

davide_v 18/6/2005, 10:29

La Stampa, 17 giungno 2005 pag. 10

Crocifiggono suora, era "posseduta"

Una suora di 23 anni è morta in un monastero ortodosso della Romania orientale, dopo essere stata crocifissa.
Maricica Cornici è stata legata a una croce di legno per tre giorni, senza cibo né acqua, con un bavaglio sulla bocca. I responsabili del delitto, quattro suore e un abate, dicono di aver compiuto un rito di esorcismo: "Era in preda agli spiriti maligni, abbiamo pregato per lei. Dal punto di vista religioso ci siamo comportati correttamente", ha detto il priore del monastero di Tanacu, in provincia di Vaslui. Il patriarcato ortodosso di Bucarest "non è in grado di giudicare in quanto non sappiamo ciò che può aver fatto quella ragazza" ha dichiarato il portavoce Bogdan Teleanu.

davide_v 19/6/2005, 14:37

Tg5.it :

Napoli, donne contro le forze dell'ordine
Il questore Fioriolli: è peggio di Palermo


A Napoli sono tornate le donne in piazza, per protestare con la polizia. Non è la prima volta che episodi come questi capitano nei quartieri del capoluogo campano. Cercare di assicurare delinquenti alla giustizia o anche solo controllare il territorio è sempre più difficile per le forze dell'ordine, con agenti insultati, aggrediti e ostacolati nel loro servizio. Ieri l'ultimo episodio. È toccato a due agenti a Chiaiano, che stavano eseguendo un semplice controllo. Sono stati circondati da una trentina di donne, spintonati ed insultati per aver fermato un ragazzo che si trovava accanto ad uno scooter rubato. Sono dovuti intervenire i rinforzi per riportare la calma. Meno di 48 ore fa, nella zona di Forcella, alcuni poliziotti mentre tentavano di fermare un rapinatore che aveva scippato una ragazza, erano stati bloccati da un folto gruppo di persone, guidate da alcune donne; per fermare gli agenti giovani madri con bambini hanno cominciato a lanciare oggetti e poi hanno gettato sulla strada acqua e sapone per provocare la caduta degli agenti. Negli ultimi sei mesi solo a Napoli sono state oltre una dozzina le rivolte contro le forze dell'ordine, le aggressioni ad agenti o carabinieri. Ieri il questore oscar Fioriolli è sbottato: Napoli è peggio anche di Palermo, nemmeno lì accadevano cose del genere. Gli ha risposto il sindaco Iervolino: a Palermo abbiamo visto ben di peggio, le aggressioni alle forze dell'ordine sono gravissime ma marginali.


http://www.tg5.it/altre_notizie/schede/sch...211091258.shtml
silverback 19/6/2005, 20:02

Lila Coleen, figlia di una coppia di ferventi "avventisti del settimo giorno", nacque a Fox Point, Nuova Scozia, nel 1899. A 26 anni conobbe e sposò William Peach Young, nativo dell'Oregon stabilitosi a New Brunswick, dove aspirava al ruolo di "medico missionario" avventista, senza aver ricevuto alcuna ordinazione o formazione di carattere medico. Subito dopo il loro matrimonio, mentre Lila aspettava il primo dei loro cinque figli, gli Young si trasferirono a Chicago, dove nel dicembre 1927 William prese il diploma di chiropratico. Due mesi dopo tornarono in Nuova Scozia, a Fast Chester, poco più di 60 chilometri a sud di Halifax, dove aprirono il Life and Health Sanitarium. Lila prese servizio come ostetrica professionale, e il loro istituto presto diventò l'Ideal Maternity and Sanitarium, con William nel ruolo di supervisore e Lila in quello di amministratore delegato. I clienti accorrevano numerosi alla "casa", in risposta agli annunci sul giornale che dicevano:
"IDEAL MATERNITY HOME "Rifugio della madre", reparto anche per i giovani. MASSIMA RISERVATEZZA per nido annesso. Scrivere per informazioni. East Chester, N.S.".
Gli opuscoli dell'istituto garantivano la massima riservatezza per le madri in attesa, ma ogni servizio ha il suo prezzo. Le donne sposate che si rifugiavano presso gli Young i primi tempi pagavano in media 75 dollari ciascuna per il parto e due settimane di convalescenza, ma le donne nubili, per timore dello scandalo, dovevano affrontare una spesa più consistente. Gli Young chiedevano in media da 100 a 200 dollari di anticipo per vitto e alloggio, per il parto e le successive pratiche d'adozione, oltre a 12 dollari per i pannolini e le provviste, e due dollari alla settimana in media, come parcella per la custodia dei bambini nel periodo tra il parto e l'adozione. Se un bambino moriva nell'istituto, la madre doveva pagare 20 dollari per il funerale, che era officiato da un addetto degli Young al costo di 50 centesimi l'uno, con le scatole di legno bianco per l'imballaggio del burro utilizzate come bare.
In breve, si trattava del classico giro dei nidi d'infanzia elevato al rango di professione.
Le ragazze che non avevano denaro potevano saldare i loro debiti lavorando nell'istituto, fornendo così agli Young un flusso continuo di collaboratrici domestiche non retribuite. Le cure mediche erano un altro settore in cui i due coniugi avevano semplificato le cose, anche se Lila e William si definivano "dottori" nella loro corrispondenza. In effetti, Lila faceva nascere i bambini, mentre William inginocchiato accanto al letto pregava, ma alcune clienti avevano modo di sperimentare il loro lato più duro, lamentandosi dei modi bruschi - persino brutali - di Lila. "Era fisicamente enorme", ricordava una cliente. "Aveva un aspetto opprimente e molto autoritario. Riusciva a terrorizzare le persone. Nessuno osava contraddirla".
In breve, l'Ideal Maternity Home diventò soprattutto un nido, ospitando decine di ragazze madri di età media intorno ai 17 anni. Tra il 1928 e il 1935, Lila riportò 148 nascite e 12 decessi, un tasso di mortalità dell'8,1%, quasi il triplo rispetto al 3,1% di media nella Nuova Scozia. Il 4 marzo 1936 Lila e William furono accusati di omicidio colposo, per i due decessi avvenuti nel mese di gennaio di Eva Nieforth e del suo bambino appena nato, a quanto sembra a causa delle precarie condizioni igieniche dell'istituto. Nel maggio 1936 furono entrambi prosciolti dopo un processo di tre giorni, ma la Royal Canadian Mounted Police decise di svolgere indagini regolari sui successivi eventuali decessi all'Ideal Maternity Home. Il problema, naturalmente, erano le morti di neonati non riportate.
L'inserviente Glen Shatford avrebbe in seguito ammesso di aver seppellito tra 100 e 120 bambini, in un campo di proprietà dei genitori di Lila vicino a Fox Point, adiacente al cimitero avventista.
"Li seppellivano formando delle file", disse, "così era semplice vedere quanti erano". In un caso tipico, avvenuto nell'ottobre del 1938 e rievocato da Shatford, un bambino senza nome rimase nel capanno degli attrezzi degli Young per cinque giorni, coperto da una scatola, prima di essere portato a Fox Point per essere seppellito. Motivo di queste eliminazioni discrete potrebbe essere la retta di 300 dollari, richiesta generalmente da Lila per alloggiare il bambino "per il resto della sua vita". Alcuni erano affidati ai vicini, che provvedevano a loro per tre dollari alla settimana, mentre altri giungevano velocemente alla fine dei loro giorni. I bambini rifiutati per l'adozione - tra questi bimbi di razza mista o con difetti fisici - a quanto riferito morivano di fame per una dieta a base di acqua e melassa. Nonostante le cifre pagate a Lila e a suo marito dalle clienti in stato interessante, i due traevano la parte più consistente dei loro guadagni dai genitori adottivi, facendo pagare in media da 800 a 1000 dollari per ogni bambino all'inizio degli anni Trenta, per arrivare a 5000 dollari a testa durante la seconda guerra mondiale. Negli anni Quaranta, l'Ideal Maternity guadagnava 60.000 dollari l'anno per le clienti alloggiate, compresa una speciale quota di 50 dollari per ogni madre che specificava la confessione religiosa dei genitori adottivi. Dall'altra parte, Lila e William tra il 1937 e il 1947 intascarono almeno 3.500.000 per le "adozioni" - ossia la vendita - di bambini. Nel 1946 una cliente che aveva cambiato idea e voleva riavere il bambino, si sentì dire che il piccolo era già stato adottato, ma avrebbe potuto essere recuperato se la madre si fosse presentata con 10.000 dollari in contanti... Nel 1943 gli Young ospitavano ogni giorno 70 bambini. La loro villetta iniziale era cresciuta fino a diventare un esteso complesso con 54 stanze, 14 bagni e vari nidi, per un valore di 40.000 dollari, senza ipoteche. Le clienti potevano chiedere stanze singole o semiprivate, se il pensiero di dormire in una camerata le sconcertava. Gli affari, in effetti, andavano talmente bene, che Lila cominciò a vantarsene... provocando così a se stessa guai a non finire. I funzionari del Ministero della salute sorvegliavano l'attività della coppia da una decina d'anni, ma trovarono la prima prova concreta di negligenza nel 1945, quando gli ispettori riferirono di squallide condizioni, nugoli di mosche e letti sudici; inoltre alcuni bambini pesavano la metà rispetto alla norma. Lila rispose con accuse di vessazione, ma il suo tempo stava per concludersi. Un nuovo emendamento al Maternity Boarding House Act del 1940 aumentava i requisiti per le società che vi aderivano: la richiesta di autorizzazione degli Young fu subito respinta e nel novembre 1945 fu ordinata la chiusura dell'Ideal Maternity.
Naturalmente non era così semplice chiudere un'impresa così redditizia e gli Young continuarono la loro attività senza licenza, dopo aver fatto ricorso in appello. I funzionari del controllo immigrazione all'inizio del 1946 allungarono l'elenco delle loro malefatte, dimostrando che Lila aveva fatto entrare clandestinamente dei bambini negli Stati Uniti. In marzo gli Young furono chiamati in giudizio per otto imputazioni, comprese la violazione del Maternity Boarding House Act e la pratica della professione medica senza titolo, ma la loro condanna per tre imputazioni il 27 marzo ebbe come risultato un'insignificante multa di 150 dollari. Il 4 giugno 1946 essi furono riconosciuti colpevoli di aver venduto illegalmente dei bambini a quattro coppie americane, e furono multati per la cifra complessiva di 428,90 dollari. William, diventato all'epoca un forte bevitore, fu in seguito giudicato colpevole di falsa testimonianza per la sua deposizione al processo di giugno, e nonostante tutto all'inizio del 1947 all'Ideal Maternity nascevano ancora dei bambini. La fine, quando arrivò, si deve più all'arroganza di Lila che all'azione delle autorità. Furibonda per il risalto che i media diedero al suo caso, Lila intentò una causa di 25.000 dollari a un giornale locale, dando così libero sfogo a testimonianze schiaccianti provenienti da ogni parte. Dopo una breve delibera i giurati respinsero la sua azione legale e il processo rivelò quanto fosse crudele e mercenaria la frode messa in atto con la sua attività.
L'Ideal Maternity fu chiusa prima della fine dell'anno, gli Young in bancarotta e travolti dai debiti dovettero vendere le loro proprietà e trasferirsi nel Quebec. L'istituto, che sarebbe dovuto diventare un albergo, andò completamente distrutto in un incendio il 23 settembre 1962. Alla fine dello stesso anno il cancro aveva portato William alla morte, mentre Lila morì di leucemia nel 1967, dopo essere tornata in Nuova Scozia. La sua tomba porta la scritta:
"Fino a quando non ci incontreremo di nuovo".

Modificato da silverback - 20/6/2005, 18:39
davide_v 25/6/2005, 14:45

Repubblica.it

La vittima aveva deciso di interrompere la relazione
Molti colpi alle spalle e al petto con un coltello da cucina

Pistoia, accoltellata in casa
Delitto passionale, fermata l'amica


PISTOIA - Non sopportava che la lasciasse. La loro storia era nata parecchi anni fa; per quell'amore aveva lasciato il marito e due figli. Maria e Rosalba vivevano a Torbecchia, in una fattoria all'estrema periferia di Pistoia. Un amore che aveva vinto i pregiudizi della gente ma che il tempo ha finito per logorare. Rosalba voleva farla finita. Se n'era andata a vivere altrove ma dopo un paio di settimane era ritornata con Maria. Era difficile anche per lei rompere quell'amore, ma i vicini raccontano che nei giorni scorsi i litigi erano sempre più frequenti.

Intorno alle undici, un silenzio strano e inquietante è calato nella casa delle due donne. Maria Dolfi, 55 anni, ha ucciso Rosalba Batacchi, 41 anni. Ha usato un coltello preso in cucina e l'ha colpita al petto, alla schiena, quattro, cinque volte. Poi ha chiamato i carabinieri. Il cadavere era disteso sul pavimento del bagno; indossava ancora il pigiama. Tutto intorno c'erano macchie di sangue. Il sopralluogo del giudice è durato quasi sei ore; poi i necrofori hanno portato via la salma e i carabinieri hanno messo i sigilli alla porta d'ingresso. Il coltello è stato refertato e domani il medico legale condurrà sulla salma l'esame necroscopico.


http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/cr...ia/pistoia.html

davide_v 26/6/2005, 12:48

Corriere.it

Sassari: madre e figlia spacciavano droga, un arresto e una denuncia

SASSARI - Sono accusate di aver gestito da casa un traffico di sostanze stupefacenti. I carabinieri di Sassari hanno arrestato una trentaseienne e denunciato la madre, con l'accusa di concorso in detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. I militari sono entrati in azione ieri mattina: dopo aver fermato alcuni tossicodipendenti che si allontanavano con la dose di droga appena acquistata hanno fatto irruzione nell'appartamento. Sequestrati 30 grammi di cocaina, sette di eroina, 1.600 euro in contanti, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento delle dosi. (Agr)


http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....8-9B232A46593F}

ventiluglio 30/6/2005, 22:19

http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....B-003C2D6BD431}
30 giu 22:05
Usa: 25enne, "Ho decapitato miei figli"
NEW YORK - Una donna ha confessato davanti a un tribunale del Texas di avere strangolato e decapitato i suoi tre figli perche' convinta che fossero posseduti dal demonio. La 25enne messicana, accusata di aver massacrato la sua bimba di due mesi, il figlio di un anno, la figlia di tre anni e il convivente, e' stata condannata all'ergastolo. (Agr)


-Renato- 7/7/2005, 00:13


dal TGCOM http://www.tgcom.it/cronaca/articoli/artic...olo265106.shtml



Milano, ricatta l'amante:arrestata


Donna seduce pensionato per denaro
Dopo aver sedotto un pensionato di 60 anni e avere avuto una relazione sentimentale con lui, una bella signora di 40 anni, ha cominciato a ricattarlo dicendo che avrebbe raccontato tutto alla moglie se non le avesse dato del denaro. Tremila euro la somma estorta dalla donna in più circostanze alla vittima. Il disperato in lacrime ha raccontato tutto ai carabinieri che hanno arrestato la scaltra signora.


Per incastrarla i carabinieri della stazione di Milano "Barona” hanno approfittato dell’incontro fra i due amanti, in cui l’uomo avrebbe dovuto versare alla donna ancora 1000 euro. I militari hanno organizzato un servizio di appostamento e, non appena la quarantenne ha intascato il denaro, le hanno fatto scattare le manette ai polsi.

Una signora bella e pericolosa che dava persino ospitalità a un latitante. Durante la perquisizione, infatti, gli inquirenti hanno arrestato Luigi Tiano, 50 anni, di Cerignola (Foggia) su cui pendeva un ordine di cattura per spaccio di stupefacenti. In manette è finito anche il convivente della 40enne per favoreggiamento nei confronti del latitante.


silverback 8/7/2005, 04:25

CORRIERE dell'UMBRIA - 7 luglio 2005
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"L'incredibile odissea giudiziaria di un giovane operaio narnese accusato da una ragazza"
VIOLENZA SESSUALE, ASSOLTO DOPO DIECI ANNI


TERNI - E' stato assolto per non aver commesso il fatto
il giovane trentenne narnese accusato di tentata violenza sessuale
nei confronti di una ragazza che - secondo l'accusa - aveva attirato
in casa con una scusa mentre i genitori erano fuori. Il tribunale,
in composizione collegiale, lo ha riconosciuto completamente
estraneo alle accuse che gli erano piovute addosso, nonostante
la requisitoria del pm che aveva chiesto quattro anni di reclusione.
L'imputato, assistito dall'avvocato Augusto Fratini, può finalmente
tirare un sospiro di sollievo anche se il suo incredibile calvario è
durato dieci anni. I fatti di cui era accusato risalgono infatti al '95.
Nel frattempo l'operaio si è rifatto una vita, si è sposato e ha anche
dei figli, ma la spada di Damocle del processo lo ha accompagnato
per dieci lunghi anni, fino alla sentenza di martedì scorso quando il
tribunale lo ha assolto. Troppe le contraddizioni nel racconto della
ragazza che l'accusava. La sua posizione era talmente evidente che
non c'è stato bisogno neppure di sentire l'amica della giovane donna
che era presente quando salirono a casa sua per prendere un caffè.
ventiluglio 8/7/2005, 09:09

http://wwww.ansa.it/main/notizie/awnplus/i...-07_689042.html
Maltratta neonata, arrestata donna Vicino a Taranto, la bambina guarira' in 10 giorni
(ANSA) - CRISPIANO (TARANTO), 7 LUG - Una donna di 39 anni e' stata arrestata dai carabinieri di Crispiano, con l'accusa di lesioni ai danni di una bimba di 2 mesi. La piccola, che e' la figlia di una cugina, e' stata medicata nell'ospedale di Massafra e guarira' in dieci giorni. Non sono ancora chiari i motivi che hanno spinto la donna a farle del male. Secondo una prima ricostruzione, la madre della neonata avrebbe chiesto alla cugina di badare alla bimba per il tempo di una doccia.


Modificato da ventiluglio - 8/7/2005, 10:09
ventiluglio 8/7/2005, 22:27

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettac.../condanna.shtml
Dawnette Knight è stata condannata a Los Angeles
Tre anni alla molestatrice della Zeta-Jones
La donna, spinta dalla sua passione per Michael Douglas, aveva minacciato la moglie dell'attore

LOS ANGELES - La sua infatuazione per Michael Douglas l'ha portata lontana, fino in carcere. Una «cotta da ragazzina» è infatti costata cara a Dawnette Knight, una trentaquattrenne di Los Angeles che aveva minacciato la moglie dell'attore, Catherine Zeta-Jones di «farla a pezzi come fece Charlie Manson con Sharon Tate» e di «spararle in testa come a John Kennedy».
MOLESTIE E MINACCE - La donna è state condannata a tre anni di carcere per molestie e minacce. In un anno e mezzo Dawnette Knight aveva mandato alla star di Chicago decine di lettere minatorie, in cui la accusava di essere una cacciatrice di dote e di avere una tresca con George Clooney. Secondo la difesa, la donna non costituiva un pericolo per nessuno, ma la Corte d'appello l'ha riconosciuta capace di intendere e di volere anche se un anno fa aveva cercato di avvelenarsi con un'overdose di farmaci.

08 luglio 2005

(IMG: http://www.corriere.it/Hermes%20Foto/2005/07/08/0IJBO0FP--180x140.jpg)

Modificato da ventiluglio - 8/7/2005, 23:28
-Renato- 9/7/2005, 09:06

Devo leggere bene la notizia, ma ho sentito in TV che a La Spezia(credo) è iniziato il processo per nonnismo contro una sergentessa che insieme ad un collega maschio ha riempito a calci un soldato.
Appena ho la notizia più precisa la riporto .


P:S: questo dimostra che la violenza femminile non è da sottovalutare
-Renato- 11/7/2005, 20:46


dal tgcom: http://www.tgcom.it/cronaca/articoli/artic...olo266020.shtml




Bimba morta, indagata la madre



Vercelli, giallo su decesso piccola
Elena Romani, 31 anni, la madre di Matilda B., la bimba di 22 mesi deceduta lo scorso 2 luglio in una casa alla periferia di Roasio, è stata indagata a piede libero. L'accusa sarebbe di omicidio volontario. La donna, assistita dall'avvocato Alessia Albertone, è stata interrogata per circa 5 ore dal procuratore di Vercelli Giangiacomo Sandrelli. Al momento del decesso era presente in casa, oltre alla madre, il suo convivente.

Il contenuto dell'interrogatorio è stato secretato, anche se, stando alle prime indiscrezioni, sembra che il convivente abbia fornito dichiarazioni ai magistrati non sempre coincidenti con quelle della donna.

Quando la piccola morì, era stato inizialmente ipotizzato il decesso per arresto cardiocircolatorio, legato pare a un problema di coagulazione del sangue. Dall'autopsia era però emerso che la piccola era morta per un forte trauma addominale, forse causato da un corpo contundente. Di qui le indagini degli inquirenti, che hanno condotto agli ultimi risvolti e all'iscrizione della madre nel registro degli indagati.

silverback 13/7/2005, 01:22

CORRIERE dell'UMBRIA - 12 luglio 2005
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DISABILE RAGGIRATO DALLA BADANTE
Denunciata dalla polizia una quarantenne ternana smascherata dalle telecamere a circuito chiuso
Usa il suo codice segreto e preleva novecento euro al Postamat


TERNI - E' stata tradita dalle telecamere a circuito chiuso di un ufficio
postale la quarantenne ternana denunciata dalla polizia per aver
raggirato un giovane portatore di handicap. La donna lavorava come
badante a casa del disabile che ha poco meno della sua età e spesso
lo accompagnava in banca o alle Poste per pagare le bollette. Lei era
considerata una di casa tanto che conosceva perfino il codice segreto
della carta Postamat, usata per i prelievi di denaro dai correntisti delle
Poste. Ma la colf, a quanto pare, non si è rivelata all'altezza della
fiducia che le era stata concessa e così una notte è uscita di casa e con
la card del suo assistito, ovviamente all'oscuro di tutto, ha effettuato
due prelievi di denaro per un importo di novecento euro da uno sportello
delle Poste all'immediata periferia della città. Chissà quanto sarebbe
andata avanti ancora se il giovane non si fosse insospettito e avesse
denunciato l'indomani mattina alla polizia lo smarrimento della sua
tessera Postamat. A smascherare la donna è stata la telecamera dell'ufficio
postale che l'ha ripresa a una certa distanza mentre si metteva un
passamontagna e poi si avvicinava allo sportello. Lei pensava di averla fatta
franca e invece tutti i suoi movimenti sono stati immortalati. Nel filmato
in bianco e nero, preso in consegna dalla polizia, si vede la donna mentre
s'infila il passamontagna e poi ritira il denaro. La badante, subito riconosciuta,
è crollata di fronte agli investigatori che l'hanno interrogata. Ha consegnato
loro persino il cappuccio usato per cammuffarsi. L'intera operazione è
stata coordinata dagli uomini della polizia postale, diretti dall'ispettore
Maurizio Abbatangelo. La quarantenne è stata denunciata a piede libero
per furto e indebito utilizzo di carta di credito. Per il giovane disabile
ternano è stato un duro colpo. Mai avrebbe immaginato che la sua badante
gli avrebbe riservato un trattamento del genere.

Antonio Mosca
Purusha 18/7/2005, 17:14

Iniziato il processo in Inghilterra. La sentenza attesa per il 5 di settembre Ragazzina si arrabbia e impicca un bambino L'ha appeso a un albero per il collo: «Non gli avevo detto di venire con me». Lui, 5 anni, si è salvato per una questione di secondi STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
LONDRA -Lui, un bambino di cinque anni, l'ha fatta arrabbiare e lei, una ragazzina di 12, lo ha appeso a un albero di un bosco del West Yorkshire, Inghilterra, per il collo. «Mi aveva fatto arrabbiare». Si è giustificata così davanti agli attoniti giudici del tribunale minorile di Dewsbury. La piccola vittima è scampata «solo per una questione di secondi» alla morte per soffocamento.
«NON GLI AVEVO CHIESTO DI VENIRE CON ME» - «Il bambino era dietro di me. Non gli ho chiesto di venire. - ha raccontato la mini-imputata - . Era furiosa con lui. C'era una fune e lo ho appeso ad un albero». Non paga, la rea confessa, durante le indagini, lo scorso maggio aveva additato altri quattro bambini quali responsabili del tentato omicidio, rivelatisi in seguito del tutto estranei alla vicenda. La dodicenne ha quindi confessato di essere l'unica autrice del tentativo di «impiccagione», ed ora dovrà rispondere dell'accusa di lesioni, calunnia e depistaggio delle indagini. Il bambino fu ritrovato nel bosco, solo, ferito e contuso in varie parti del corpo, con vistosi segni al collo provocati dalla corda. La sentenza del Tribunale per i reati minorili sarà emessa il prossimo 5 settembre.
18 luglio 2005


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