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La tenerezza delle donne, via per la pace
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Uomini 3000
Discussione: La tenerezza delle donne, via per la pace Cominciata da davide_v
Parte 1 di 2 Messaggi successivi
davide_v 6/8/2004, 10:04
La tenerezza delle donne, via per la pace ''Il sistema nel quale viviamo e' violento, maschilista e patriarcale. Per uscirne occorre la tenerezza, che costituisce il cuore, l'essenza dell'essere donna, e va trasformata in un principio politico vincente''
Come sappiamo quella sopra riportata è una frase di padre Alex Zanotelli, ma non ha importanza chi l'ha evacuata perchè sono parole che escono continuamente dalle bocche di qualsiasi maschietto-pentito o femminista frustrata. Vorrei allora, in questo thread, raccogliere le testimonianze di tutti quei casi in cui le donne dimostrano la loro umanità, nobiltà d'animo, amore verso il prossimo, empatia, rettitudine.... insomma le qualità indispensabili per uscire dal sistema nel quale viviamo, violento maschilista e patriarcale.
Cominciamo subito con il seguente articolo da La Stampa del 14 luglio:
Blitz nel trapanese. "Tutti pagavano il pizzo, dagli imprenditori ai gestori di pedalò".
I boss sul set di Clooney e Pitt: ventitrè arresti
"Ocean's twelve" nel mirino. Manette per le due donne al vertice della cosca.
Il racket delle estorsioni non risparmiava nessuno: dai ricchi imprenditori, uno dei quali è anche un deputato regionale dell'Udc, ai gestori dei pedalò. Tutti dovevano pagare, in proporzione alle loro disponibilità. Chi non sottostava alle richieste veniva punito con attentati incendiari. Queste regole emergono dall'inchiesta "Tempesta", che ha portato all'arresto di 23 persone, tra cui due donne che sarebbero state al vertice della cosca locale. Gli investigatori della squadra mobile hanno lavorato per oltre un anno, registrando conversazioni tra boss e riunioni di capimafia, mentre i magistrati della Dda denunciano la mancata collaborazione delle vittime del racket. "Abbiamo registrato - dice il procuratore aggiunto Alfredo Morvillo - la mancanza assoluta di collaborazione da parte delle vittime delle estorsioni e delle intimidazioni". ..... Le donne arrestate sono Antonella Di Graziano, 45 anni e Rosa Fiordillo, di 51. Di Graziano è la moglie di Francesco Domingo, conosciuto come "tempesta", detenuto e indicato come il capomafia di Castellammare del Golfo, mentre Fiordilillo è sposata con Gioacchino Calabrò, anche lui in carcere, accusato di essere un boss. ..... Intanto, si registra anche una svolta nella gestione delle "famiglie": fino a qualche decennio fa, infatti, le donne di mafia non avevano alcun ruolo, se non quello di essere dedite esclusivamente all'educazione dei figli e alla cura della casa. Appartenevano - si leggeva in una sentenza - a un contesto "intriso di passività e subordinazione nei confronti dell'autorità maschile".Ma ormai anche dentro Cosa nostra la donna si è emancipata, come confermano due distinte inchieste che hanno portato a Trapani e Agrigento all'arresto di tre esponenti del "gentil sesso". Sono mogli o sorelle di boss, i loro uomini sono in carcere o latitanti, e loro li sostituiscono in tutto e per tutto. Oltre a quelle contro Antonella Di Graziano e Rosa Fiordilillo, accuse analoghe sono state mosse a Carmela Maria Rita Falsone, quarantenne,sorella del latitante di Campobello di Licata (Agrigento), Giuseppe, uno degli uomini di fiducia del supelatitante Bernardo Provenzano. E' stata arrestata dai carabinieri perchè ritenuta reponsabile del reimpiego di ingenti somme di denaro possedute dal fratello, provenienti dalla partecipazione agli affari di Cosa nostra. Non è il primo caso e quasi certamente non sarà l'ultimo. Le donne di mafia sembrano ormai essere diventate il "sesso forte", a cui le cosche fanno ormai affidamento, mentre tramonta definitivamente l'immagine tradizionale che i mafiosi come Tommaso Buscetta avevano trasmesso dell'altra metà di Cosa nostra.
Ed ora una "nota di colore".
La Stampa, 10 luglio:
Lui la respinge, lei gli mette le mani nel costume Condannata a otto mesi per molestie sessuali
Non sono più mosche bianche le donne condannate per aver molestato sessualmente l'uomo dei loro sogni, e la molestia ormai non si limita più al pedinamento, alle telefonate, alle lettere. Anche il gentil sesso allunga le mani. E' il caso di una cinquantenne, Rosa M., condannata dalla Suprema Corte a otto mesi di reclusione per aver pedinato, ingiuriato e messo più volte le mani dentro al costume da bagno di Raffaele I. - un prestante uomo maturo - che respingeva la sua insistenza. La molestatrice si era invaghita follemente della sua "vittima", sposato con un'altra donna, e lo seguiva con l'automobile non appena lui usciva di casa per andare al lavoro. E' addirittura arrivata ad affittare una casa nel luogo dove l'uomo andava in vacanza con la famiglia.
Modificato da davide_v - 6/8/2004, 11:30 david_xy 7/8/2004, 12:32
Riguardo l'ultimo articolo: Due anni fa mi misi con una ragazza che poi però mi accorsi del suo carattere di mer*a e la lasciai. Lei continuò ad importunarmi, a telefonarmi, a farsi trovare sotto casa, ecc. Andai però dai carabinieri e loro mi presero (letteralmente) x il culo. Ma una donna che denuncia un uomo non la prendono x il culo e danno atto alla sua denuncia
Modificato da david_xy - 7/8/2004, 13:33 davide_v 23/8/2004, 09:37
Olimpiadi di Atene 2004. Per la prima volta nella storia le donne sono ammesse a gareggiare nell'antico stadio di Olimpia. E' un evento simbolico, le donne entrano in un luogo da sempre riservato agli uomini. "Saranno le olimpiadi delle donne" scriveva un mese fa L'Espresso in copertina. Le atlete che entreranno nella storia sono le lanciatrici del peso. Vince l'oro la russa Irina Korzhanenko ma.... al controllo antidoping nel dopo gara risulta positiva. Qualcuno parla di sacrilegio.
La Stampa, 20 agosto:
La madre adottiva li ha abbandonati per andare a lavorare in Iraq
Sette piccoli texani dimenticati nell'orfanotrofio nigeriano
Li ha scoperti un pastore americano, coperti di sporcizia e senza cibo. La donna continuava a ricevere il sussidio per il mantenimento
Per il pastore protestante Warren Breem sentir parlare inglese nell' orfanotrofio nigeriano di Ibadan è stata una sorpresa. Ma quando si è avvicinato per chiedere a un bambino «Da dove vieni?», è strabiliato sentendosi rispondere, con accento sudista, «Vengo da Houston, signore». E' così che Breem, anch'egli texano di San Antonio, ha scoperto la presenza - «in un posto dove non avrei voluto tenere neanche il mio cane» - di tre bambini e quattro bambine, tutti compresi fra gli 8 e 16 anni, portati in Nigeria dalla madre adottiva texana, la 47enne Mercury Liggins, inseguita in patria da almeno due denunce di abusi. Breem si è trovato di fronte a uno spettacolo che ha descritto con queste parole: «Non c'era nulla di pulito, i bambini stavano tutti per terra e i sette americani erano in una stanza senza luce, seduti in terra con le spalle al muro, rassegnati a vivere in quella situazione orribile». L'adozione delle bambine africane risale al 1996 e quella dei bambini al 2001 : nel primo caso venne fatta per corrispondenza da Houston, nel secondo da Dallas. Per ognuno dei ragazzi la Liggins riceveva dallo Stato un versamento di 500 dollari mensili ma i pagamenti furono bloccati dalle autorità competenti in marzo, quando la madre adottiva fece sapere che sarebbe stata la nonna adottiva a occuparsi di loro. La decisione era dovuta al fatto che la Liggins aveva trovato lavoro grazie alla Halliburton - la società energetica texana già presieduta da Dick Cheney e titolare di numerosi appalti del Pentagono - che a partire da aprile la inviava in Iraq per almeno tre mesi, come impiegata nei servizi per la distribuzione di derrate alimentari. I bambini a Houston, in realtà, non c'erano più da tempo: sin dall'ottobre dello scorso anno la madre li aveva infatti portati in Nigeria, lasciandoli nelle mani di un'amica del suo fidanzato. All'inizio erano stati mandati in una struttura scolastica nigeriana alla quale veniva versata da Houston una modesta retta mensile. Quando i dollari hanno cessato di arrivare, i responsabili nigeriani, non sapendo bene che cosa fare nè chi contattare, decisero a loro volta di liberarsi dei bambini, spostandoli nell'orfanotrofio dove in luglio il pastore li ha poi trovati. La storia ha fatto grande rumore in Texas, dove a organizzare il loro rientro a Houston è stato nientemeno che Tom deLay, presidente dei deputati repubblicani alla Camera dei Rappresentanti e stretto collaboratore del presidente George Bush. Le indagini condotte nell'ultima settimana hanno portato ad appurare l’esistenza di denunce per molestie - le prime risalgono al 1997 - e a trovare testimonianze di ex colleghe delle madre adottiva, che hanno raccontato come già in passato i bambini fossero stati minacciati di rimpatrio in Africa, se non avessero smesso di «lamentarsi». A far arrabbiare la madre adottiva erano state le iniziative dei bambini più grandi, che avevano chiamato i numeri di emergenza per denunciare quanto avveniva fra le pareti domestiche. «Nel settembre scorso i bambini si erano lamentati perché avevano fame - ha raccontato Estolla Olguin, portavoce del servizio per la protezione dei minorenni in Texas -, erano sporchi e c'era poco cibo a casa. Ma quando il nostro personale andò a verificare, trovò il frigorifero e la cucina stracolmi di cibo e i ragazzi negarono di aver mai fatto qualsiasi denuncia». In un'altra occasione, nel luglio del 2000. i servizi di assistenza intervennero perché i bambini avevano lamentato la carenza di ventilatori e il fatto che dormivano tutti assieme. Ma anche allora, quando arrivarono i controlli, trovarono una situazione diversa: i ventilatori c'erano e bambini e bambine dormivano in stanze separate. E' probabile che proprio a seguito di questi episodi la Liggins avesse deciso di andare in Nigeria per liberarsi degli figli adottivi, tenendolo nascosto alle autorità per continuare comunque a riscuotere i 3500 dollari mensili. Mercury Liggins è adesso attesa dalla prima udienza del processo a suo carico: il 26 agosto le saranno contestati i reati di maltrattamenti di minone e verrà accusata di aver fatto le adozioni solo per appropriarsi di denaro pubblico. Dovrà inoltre spiegare come sia riuscita a uscire dagli Stati Uniti con sette figli, evitando di passare attraverso i normali controlli doganali. Un'analoga indagine è iniziata in Nigeria, dove le autorità sospettano l'esistenza di un più vasto traffico di bambini adottati a fini di lucro. Con l'intento di scoprire questa rete, le indagini puntano a ricostruire nei dettagli il periodo passato dalla Liggins in Nigeria - circa trenta giorni - quando in ottobre arrivò per abbandonare i bambini adottati. davide_v 31/8/2004, 22:10
In attesa di conoscere i risultati delle indagini sull'esplosione di due aerei russi la scorsa settimana (ma sembra ormai che non ci siano più dubbi sull'identità degli esecutori materiali dell'atto terroristico) arriva questa notizia da Mosca:
Mosca, 31 agosto
Una donna kamikaze si fa esplodere a Mosca. Sette morti, 25 feriti di cui 12 in gravi condizioni
New York, 31 agosto
Dimenticano la bambina in auto, muore asfissiata
A Brownsville,Texas, una bimba di due anni rimane chiusa in auto per due ore e muore per asfissia, a causa di un fraintendimento tra mamma e zia. La zia chiede in prestito la vettura alla sorella ma non si accorge della presenza della piccola sul sedile posteriore e parcheggia l'auto sotto il sole. La madre è stata denunciata per l'abbandono della figlia e arrestata dietro una cauzione di 20000 dollari.
Sul sito "Genitori di figli sequestrati" sono raccolti numerosi atti d'amore femminili:
http://xoomer.virgilio.it/geni_e_figli/Tex...4_correlati.htm Joker 1/9/2004, 21:29
Davide aggiungo anche questo alla già notevole scarrellata di smancierie delle femminucce- http://www.ansa.it/speciali/approfondiment...0433059451.html 9. la notevole e anomala freddezza dimostrata dalla Franzoni subito dopo la scoperta del figlio morente: la donna non solo non si e' recata in elicottero con il bambino, che appariva ancora vivo, ma si e' affrettata a darlo per morto gia' parlando con il marito (:rolleyes:), al quale ha poi chiesto 'ne facciamo un altro figlio? Mi aiuti a farne un altro?' :o:;
Questo è uno dei 10 motivi per cui son stati chiesti 30 anni di carcere alla Franzoni... eh si, son proprio la "via per la pace"... :lol:
Modificato da Reduan - 1/9/2004, 23:58 davide_v 1/9/2004, 21:43
Adesso quello che manca è solo un talk show in prima serata per discutere di questa condanna. Non l'ha ancora fatto? (non voglio fare nomi e cognomi) maurizio_st 2/9/2004, 07:39
Madre accoltellata dalla figlioletta: è grave. Voleva fare un gioco con lei ed è successa la tragedia.Aveva sofferto per la separazione dei genitori; prima del fatto la piccola era stata dal padre per il consueto incontro settimanale.....Chissà ora cosa si inventeranno, magari che è stato il padre ad insegnarle a maneggiare i coltelli? maurizio_st 5/9/2004, 13:07
Da sky tg 24 ore 12.45: passano in sovraimpressione i sottititoli e leggo "Donna uccide il convivente a coltellate perchè la voleva lasciare". Dopo 15 minuti mi aspetto che la notizia sia data dal anche TG5 ma niente....Si parla della strage dei bimbi in Russia (tra l'altro tra i terroristi kamikaze ci sono numerose donne, nessuno dei media si è mai chiesto perchè delle creature così pure e beate (le donne...) che danno la vita (a detta di tutti o quasi...) sparino contro dei bambini innocenti. I mezzi di informazione servono quasi sempre per far notare fatti compiuti da uomini su donne e bambini, quando poi è la donna a compiere cazzate allora si tace oppure se ne parla (pochissimo) a patto che ci sia anche di mezzo un aiutante (uomo). Basta, io non ne posso più di questo regime televisivo/giornalistico. Dobbiamo cominciare a ribellarci. Cosa ne pensate? Reduan 5/9/2004, 15:15
Penso che tu abbia ragione, utilizziamo quindi tutti i mezzi leciti e democratici a nostra disposizione per opporci a tale stato di cose. Ad esempio scriviamo lettere. Quando ne saranno sommersi, qualcuno dovrà darci retta. davide_v 6/9/2004, 19:38
Napoli. Questa notte una donna si è lanciata dal balcone con il suo figlio di tre anni in braccio. Entrambi sono ricoverati all'ospedale Cardarelli in prognosi riservata. La donna soffriva da tempo di crisi depressive
Modificato da davide_v - 6/9/2004, 20:39 davide_v 8/9/2004, 09:39
Da kataweb.it :
Perugia, 07 set 2004 - 14:02
In Umbria donna uccide anziana madre a coltellate
Una donna di 44 anni di Collazzone, in provincia di Perugia, ha ucciso nella tarda mattinata la madre, Sinope Faranfa di 75 anni. I carabinieri di Todi, che indagano sulla vicenda, parlano di probabile crisi depressiva della donna. Stando alle anticipazioni fornite dai militari, il fatto è avvenuto intorno alle 11, quando la figlia ha aggredito la madre con un grosso coltello da cucina, colpendola più volte. davide_v 21/9/2004, 11:34
Beslan - Ossezia - Settembre 2004
Un gruppo di terroristi ceceni prende in ostaggio centinaia di bambini,genitori e insegnanti in una scuola di Beslan in Ossezia. Tra di loro ci sono anche alcune donne,le famose vedove nere, con il volto coperto da un velo e imbottite di esplosivo, pronte a farsi saltare in aria. In un video girato dai terroristi stessi se ne vede una in atteggiamento inequivocabile (vedere sotto). L'epilogo è tragico: circa 400 morti, tra di loro più di 200 bambini.
(IMG: http://www.corriere.it/speciali/gallerie/2004/settembre/beslan/galleria/jpg/image5.jpg)
Modificato da davide_v - 21/9/2004, 14:20 davide_v 22/9/2004, 17:35
Da kataweb.it:
Tel Aviv, 22 set 2004 - 16:09
MO, kamikaze donna si fa esplodere: israeliano rimane ucciso
Un kamikaze donna si è fatta esplodere a Gerusalemme. Lo ha riferito la televisione commerciale israeliana. Nell'attentato è rimasto ucciso un israeliano, ha aggiunto l'emittente. Altri due passanti sono rimasti feriti.
L'attentato è avvenuto nel rione di French Hill - alla estrema periferia nord di Gerusalemme e a pochi chilometri dalla città cisgiordana di Ramallah. La persona uccisa (oltre alla stessa attentatrice) è un agente della guardia di frontiera israeliana. E' stato inoltre ferito in modo grave un ragazzo di 19 anni. Altri 15 passanti sono rimasti in stato di schock.
Secondo il sito Ynet del quotidiano Yediot Ahronot, la donna è una militante delle Brigate dei martiri di al-Aqsa (al Fatah).
davide_v 6/11/2004, 14:18
Verona, 30 settembre 2004, Il Giorno:
La donna ha sparato all'ex fidanzato nell'auto in corsa, e dopo che il veicolo è uscito di strada, ha puntato la pistola contro di sè e si è tolta la vita.
Ha tutti i contorni del dramma della passione, quello che a Sant'Anna di Alfaedo, in provincia di Verona, era sembrato a tutti in un primo momento un grave incidente d'auto, avvenuto alle due della notte passata.
Sono stati i carabinieri di Caprino Veronese, invece, giunti sul posto, a rinvenire i colpi d'arma da fuoco. Massimo Morandini, 30 anni, del luogo, secondo una prima ricostruzione avrebbe perso la vita per mano dell'ex fidanzata Neria Fornasa, 28enne venezuelana ma residente da tempo a Pescantina, sempre nel veronese.
La donna avrebbe sparato a Morandini mentre questo conduceva l'auto, finita in unascarpata. Rimasta in vita dopo l'urto, avrebbe completato con la stessa arma la terribile sequenza dell'omicidio-suicidio
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Attentato all'hotel Hilton di Taba. Corriere della Sera, 10 ottobre 2004 (corriere.it):
Identificati i corpi di Jessica e Sabrina A Tel Aviv in base al dna delle sorelle arrivato dall'Italia. Le ricerche sono terminate. Anche una donna fra i tre kamizake
..... UNA DONNA TRA I KAMIKAZE - Secondo il giornale britannico «Sunday Telegraph», che cita fonti israeliane ed egiziane, vi sarebbe anche una donna tra i kamizake. Il suo corpo senza testa è stato ritrovato nei pressi della piscina dell'hotel Hilton di Taba. La kamikaze avrebbe agito insieme a due uomini che si sono fatti saltare in aria con l'auto, forse un fuoristrada, imbottito con 250 chili di esplosivo. Il quotidiano israeliano «Haaretz» afferma che ai corpi delle vittime dell'attentato sarebbero stati sottratti orologi, gioielli e altri oggetti personali rendendo ancora più complicato il riconoscimento. Haaretz cita un portavoce dell’organizzazione ebraica Zaka, il gruppo di volontari che recuperano i resti delle persone uccise negli attentati secondo le modalità stabilite dalla religione ebraica. Sempre Haaretz riporta che gli investigatori egiziani ritengono che i terroristi siano giunti nel Sinai dall’Arabia Saudita o dalla Giordania forse a bordo di imbarcazioni a motore.
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Sabato 23 Ottobre 2004, Yahoo! notizie:
Imprenditore ucciso: due arresti (ANSA) -COMO, 23 OTT- Svolta nelle indagini sull'omicidio di Domenico Cucuzza, l'imprenditore ucciso in casa il 23 settembre: arrestati la vedova e uno dei 2 figli. La vedova, Giannantonia Puppi, era gia' indagata a piede libero per concorso in omicidio. L'arresto e' stato disposto dopo un interrogatorio cominciato ieri sera e prolungatosi per tutta la notte. Non si conoscono i motivi che hanno portato ai due provvedimenti. Per il delitto era stato gia' arrestato un dipendente della vittima, Adelio Miccoli.
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Como, 27 ott 2004 - Kataweb.it:
Educatrici asilo rinviate a giudizio per maltrattamenti
Due educatrici dell'asilo nido parrocchiale di Falloppio, nel comasco, sono state rinviate a giudizio con l'accusa di aver maltrattato alcuni bambini a loro affidati. L'udienza davanti al gip della procura di Como è stata fissata per venerdì.
A far partire le indagini sul caso i racconti di alcuni piccoli alunni ai genitori, dai quali sarebbe emersa l'abitudine delle due maestre a urla, insulti e strattoni, nonchè il divieto di andare in bagno o di bere imposto ai bimbi.
La procura di Como ha chiesto la sospensione dal servizio delle due indagate, i cui avvocati si dichiarano sopresi dal rinvio a giudizio e citano il curriculum finora irreprensibile delle due maestre, che da anni insegnano a Falloppio senza che mai nessuno si sia lamentato della loro condotta.
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5 novembre 2004, Tg5.it:
Napoli, delitto di famiglia per vendicare un furto
Aveva braccato la sua vittima per le strade di Napoli, trascinando il padre nei suoi propositi di vendetta: punire quel ragazzo di 17 anni che gli aveva rubato il motorino. Uno sgarro che Salvatore Albino 20 giorni fa ha pagato con la vita. E sul quale gli investigatori pensano di aver fatto chiarezza. E con un provvedimento clamoroso, hanno arrestato la presunta mandante: una ragazza di soli 15 anni. Non c'entra, dunque, la camorra, con quell'agguato avvenuto il 15 ottobre davanti all'abitazione della vittima, freddata con due colpi di pistola. Non c'entra la vendetta trasversale contro il fratello di un pentito di camorra. Dietro quell'omicidio di un pregiudicato minorenne ci sarebbe una terribile vendetta tra ragazzi cresciuti in ambienti difficili, uno sgarro punito con la morte. Indagini e testimoninanze hanno infatto convinto gli investigatori che sarebbe stata proprio la ragazza a decretare quella condanna a morte, dopo il furto del motorino. Sarebbe stata lei a trascinare in quella caccia all'uomo il padre, un pregiudicato di Forcella, ora ricercato dalle forze del'ordine. Fino a quando il padre non l'ha trovato e, sotto gli occhi della figlia, ha eseguito la condanna: un primo colpo di pistola alla schiena, poi il colpo di grazia con un proiettile alla testa. Una barbara esecuzione. Ma la ragazza, interrogata dal procuratore dei minori, respinge la ricostruzione, nega di essere stata presente al delitto. Ammette solo di essere uscita insieme al padre per cercare il motorino, senza immaginare lontanamente le reali intenzioni del padre. Dice di aver incontrato la sua vittima, che conosceva come ricettatore di motorini. "Ma non sapevo -si difende- cosa avrebbe fatto mio padre, non potevo immaginare - conclude- una reazione del genere".
:ph34r: A proposito di Napoli: nel peggioramento delle condizioni della citta' e nell'aumento della criminalita' di questi ultimi anni non ha nessuna responsabilità la sindaca Rosa Russo Jervolino? Non ci hanno sempre detto che dando potere alle donne sarebbero giunti benessere e prosperità per tutti? :ph34r:
Modificato da davide_v - 6/11/2004, 14:26 Reduan 6/11/2004, 20:01
No, dai: lo sappiamo tutti che la colpa non può essere sua. Sarà del presidente della regione, oppure del vicesindaco o degli assessorio dei napoletani stessi. Ma sua giammai !! E pensare che sono decenni che ce lo spiegano che le donne non hanno mai colpe. Ci vorranno altri 300 anni ?? Siamo proprio teste dure ! tyrtix 7/11/2004, 10:31
Infatti, nel discorso che c'è stato qualche giorno fa, e che è passato anche sul TG5, davano proprio la colpa ai napoletani (che però, consentitemi, un pò se le vanno a cercare..). Ma nessuuuuno si chiede: cavolo, ma ci sarà un motivo per cui le cose vanno male più i prima, a napoli...e se i napoletani son quelli di prima, allora COSA E' CAMBIATO??? Dubbio amletico davide_v 10/11/2004, 12:24
In Francia si sta sperimentando la castrazione chimica utilizzando un "farmaco" in grado di diminuire i livelli di testosterone negli individui che hanno commesso crimini sessuali. Funziona e verrà somministrato anche in casi simili a quello sotto riportato?
Kataweb.it:
Washington, 09 nov 2004 - 09:13
Usa, donna arrestata per rapporti sessuali con un bimbo
Una donna di 29 anni, madre di una bambina di sette, è stata arrestata con l'accusa di avere avuto rapporti sessuali con un compagno di giochi della figlia, un bambino di otto anni.
Secondo la polizia di Bridgeport nel Connecticut, la donna considerava il bambino "il suo fidanzato" e progettava di sposarlo "un giorno": la donna rischia la condanna a 20 anni di carcere e resta, per il momento, in prigione, avendo il giudice fissato la cauzione a 250 mila dollari.
A denunciare l'accaduto è stata la mamma del bambino, che ha avvertito gli agenti dopo avere trovato una lettera indirizzata dalla donna al figlio, che frequenta la terza elementare. Interrogato dagli agenti, il bambino ha in un primo tempo negato, ma ha poi raccontato di avere avuto rapporti sessuali con la donna, che gli aveva anche dato le chiavi del suo appartamento. davide_v 10/11/2004, 13:41
kataweb.it
Frosinone, 10 nov 2004 - 12:12
Diabetico e goloso di dolci, la moglie lo sequestra in casa
Esasperata dalle continue trasgressioni alimentari ha sequestrato in casa il marito diabetico. Lui, in preda ai crampi della "golosita'", ha chiamato la polizia e ha chiesto aiuto. E' finita con una sonora lavata di capo da parte del commissariato una singolare diatriba familiare iniziata ad Isola del Liri, cittadina ciociara, tra un sessantenne affetto da una forma cronica di diabete mellito e sua moglie. L'uomo, da due anni, infatti, deve rispettare una rigida dieta fatta di dolorose privazioni di zuccheri, bevande gassate, alcolici, sciroppi e dolciumi in genere. Una vita radicalmente mutata per il povero pensionato, una volta pingue e felice, abituato, quando era in salute, ad abbandonarsi a cene luculliane.
Ogni tanto, eludendo la sorveglianza della moglie, l'uomo si dirige verso la pasticceria e si ingozza delle migliori leccornie. Ieri la compagna, stanca di dover misurare ogni volta il tasso glicemico e trovare valori altissimi, ha deciso di chiudere il marito irrequieto in casa, a doppia mandata. Urla, improperi da parte del consorte che, disperato, ha chiesto aiuto alle forze dell'ordine. Quando gli agenti hanno però compreso i motivi per cui l'uomo era stato costretto a trascorrere il pomeriggio in casa davanti al televisore, hanno ripreso la donna e hanno invitato il pensionato ad apprezzare quanto la compagna faceva nei suoi confronti.
L'ennesima benefattrice. Un tantino inesperta però. Per alleviare le sofferenze del povero marito avrebbe potuto sparargli, accoltellarlo o avvelenarlo e noi tutti avremmo compreso il suo gesto d'amore. :wub: Soprattutto le forze dell'ordine che l'avrebbero proposta per una medaglia al valore e che invece si sono dovute limitare a far apprezzare al marito testardo quanto la compagna stesse facendo per lui. Inutile perdere tempo ad immaginare cosa sarebbe successo se fosse stato il marito a chiudere in casa la moglie.
davide_v 13/11/2004, 10:15
Kataweb.it:
Milano, 10 nov 2004 - 22:45
Pedofilia, intera famiglia condannata per violenza su figlia
Una terribile storia di degrado familiare, con un padre che ha abusato dei quattro figli e madre e figlia maggiorenne che hanno fatto prostituire una figlia-bambina di 11 anni. La vicenda è stata al centro di un processo che si è concluso oggi a Milano con la condanna a 11 anni di reclusione per il padre della piccola, ora assistita in una comunità protetta. La sorella maggiore è stata condannata a sette anni e a quattro anni e sei mesi a un amico della donna.
I giudici della quinta sezione penale del Tribunale di Milano hanno assolto i nonni della bambina e un bidello della scuola che la piccola frequentava, anche lui accusato di violenze sessuali. La madre accusata di prostituzione minorile insieme alla figlia maggiorenne giudicata oggi, aveva confessato qualche mese fa ed era stata condannata con rito abbreviato a otto anni di reclusione.
Trapani, 11 nov 2004 - 11:54
Lega e imbavaglia bimbo terza elementare, maestra denunciata
Una maestra di Salemi, in provincia di Trapani, A. S., di 31 anni, è stata denunciata dai carabinieri alla procura della repubblica di Marsala perché ritenuta responsabile dei reati di sequestro di persona nei confronti di un suo alunno e di abuso dei mezzi di correzione o disciplina nei riguardi di un'intera classe di terza elementare composta da 13 bambini.
L'indagine che ha portato alla denuncia era stata avviata dopo le telefonate arrivate da alcune mamme, che chiedevano notizie in merito a un episodio avvenuto nella scuola di Salemi il mese scorso. I militari hanno interrogato bambini e genitori della scuola, ed è emerso così che lo scorso 7 ottobre un alunno di 7 anni che frequenta la terza elementare sarebbe stato legato con una corda dall'insegnante e imbavagliato con del nastro adesivo per tutta la durata della lezione, come punizione per il comportamento vivace.
Secondo gli investigatori, inoltre, mentre l'alunno restava legato e imbavagliato, la maestra avrebbe scritto alla lavagna la frase "a mali estremi, estremi rimedi" e l'avrebbe fata copiare sul diario a tutti gli altri bambini della classe, dicendo loro di impararlo a memoria. Il comportamento dell'insegnante sarebbe stato conosciuto dal dirigente scolastico, che pertanto dovrà rispondere di omessa denuncia da parte di pubblico ufficiale. La maestra attualmente risulta assente per malattia.
Roma, 11 nov 2004 - 17:45
Bambina romena morta, arrestata la mamma
La madre della bimba romena deceduta nei giorni scorsi a Roma e sul cui corpo sono stati trovati segni di violenza, è stata arrestata dalla squadra mobile di Roma. Secondo quanto si è appreso, Dala Dutu, 26 anni, si troverebbe negli uffici della questura. Nel provvedimento di custodia cautelare sarebbe stato ipotizzato il reato di maltrattamenti.
Washington, 12 nov 2004 - 22:16
Usa, condannata madre che lasciò figlia 2 anni sola 19 giorni
Una donna dello stato della Florida è stata condannata oggi a 18 mesi di carcere per avere lasciato la figlia di due anni sola chiusa in casa per 19 giorni, senza avvisare alcun familiare. La bimba era sopravvissuta mangiando le poche cose commestibili trovate in casa: ketchup, senape e pasta cruda. La madre, portata in carcere prima del processo, è stata condannata a 18 mesi con la condizionale. Dovrà frequentare un corso di rieducazione dove si insegna a diventare buoni genitori.
Bari, 12 nov 2004 - 10:36
Obbligava bimbi 4 anni a atti sessuali, maestra arrestata
Con la complicità di un'altra maestra e di un bidello, avrebbe costretto i suoi alunni di quattro anni a compiere atti sessuali: stamattina i carabinieri di Gravina e Altamura hanno arrestato con l'accusa di pedofilia un'insegnante di scuola materna del barese.
La donna è finita agli arresti domiciliari in esecuzione di un'ordinanza emessa dal gip Michele Parisi su richiesta del pm Deiure. Il bidello e l'altra maestra invece sono indagati a piede libero.
La donna arrestata ha 44 anni e non è sposata. Per giungere alle pratiche sessuali, avrebbe usato a pretesto la proiezione di film sulla creazione dell'uomo. Secondo quanto ricostruito dall'accusa, dopo la proiezione, i bimbi venivano spogliati e spinti a simulare atti sessuali, in pose suggerite loro dai tre adulti che provvedevano poi a fotografarli e filmarli.
Per concludere qualcosa di più leggero:
Reggio Emilia, 10 nov 2004 - 16:13
Per 50 euro nipote picchia nonna novantenne, denunciata
Per 50 euro, una donna 32enne di Rubiera (Reggio Emilia) ha aggredito la nonna novantenne facendola finire a terra. Alla fine l’anziana ha dato il denaro alla nipote, che è fuggita.
La novantenne, soccorsa da un figlio, è stata trasportata all'ospedale di Reggio Emilia dove è stata medicata e dimessa con prognosi rinviata al suo medico. La giovane invece è stata denunciata per rapina aggravata dai carabinieri. L’anziana si sarebbe rifiutata di dare il denaro alla nipote temendo che lo usasse per procurarsi della droga.
Brescia, 10 nov 2004 - 20:12
Droga, diciassettene arrestata in Brasile con 11 kg cocaina
Una diciassettenne bresciana è stata arrestata all'aeroporto di San Paolo in Brasile con 11 chili di cocaina in valigia. La giovane stava partendo per Parigi. Il caso è stato trattato dal Consolato congiuntamente alla Procura minorile di Brescia dopo che le autorità brasiliane avevano disposto l'espulsione della minorenne, dal momento che la legge del paese sudamericano non prevede l'arresto per i minorenni.
La ragazza è stata accusata di traffico internazionale di droga. Attivata dal procuratore dei minori di Brescia, Emilio Quaranta, la rogatoria sollecitando la Procura brasiliana a inviare in Italia una copia degli atti.
Triste la storia che la ragazza ha raccontato: sua madre sarebbe in carcere a Rio de Janeiro, sempre per droga; il padre vivrebbe alle Canarie, mentre lei risiede in un paese nel bresciano con i nonni materni e gli zii. La 17enne bresciana è stata rimpatriata questa mattina. A Malpensa ad aspettarla vi erano gli agenti della polizia di Brescia che hanno provveduto a trasferirla in una struttura protetta. davide_v 24/11/2004, 10:51
Kataweb.it
Roma, 15 nov 2004 - 17:56
Cassazione, si fingono malate e vanno a sciare: condannate Scatta la condanna penale, con tanto di carcere e multa, per quegli insegnanti che, con la complicità di un medico compiacente, si mettono in "congedo straordinario per motivi di salute" e partono per la settimana bianca sulla neve. Così la Cassazione ha confermato la pena di un anno di reclusione - sospesa dalla condizionale - e mille euro di multa per tre professoresse e un medico colpevoli di "truffa aggravata e falso ideologico".
Le tre docenti, colleghe alla scuola statale 'Michele Massa' di Piano di Sorrento, per ben sette anni di fila (dal 1991 al 1997) si erano fatte stilare un certificato da un dottore che attestava la gravità delle loro condizioni di salute. Subito dopo si erano messe in macchina per raggiungere le Dolomiti dove avevano già prenotato la vacanza invernale. Alla lunga la truffa è venuta alla luce. Il processo alle professoresse malate immaginarie si è svolto, in primo grado, davanti al Tribunale di Torre Annunziata e, in secondo grado, innanzi alla Corte di Appello di Napoli. Ora la conferma della condanna in Cassazione. La Suprema Corte non ha creduto alla versione delle insegnanti che hanno sostenute che erano effettivamente malate e che, comunque, la pena era "eccessiva".
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Il Giorno:
NAPOLI, 18 NOVEMBRE 2004
Neonata morta in un armadio Fermata la giovane madre
Gemma, 22 anni, che ieri sera aveva partorito una bambina, poi rinchiusa in un armadio e trovata morta dalla polizia, è stata sottoposta a fermo di polizia giudiziaria. Il provvedimento è stato firmato dal pm della Procura di Napoli, Viviana Criscuolo. Gemma è indagata per occultamento di cadavere. Le indagini proseguono per accertare se la bimba sia nata viva oppure se sia stata uccisa. Le indagini sono state svolte dagli agenti del commissariato Arenella, nel cui territorio ricade viale Colli Aminei, dove risiede Gemma. La ragazza convive con i genitori ed altri tre fratelli. Secondo quanto si è appreso da fonti della Questura, l'indagata ha partorito ieri pomeriggio nel bagno di casa una bambina che poi avrebbe nascosto nell'armadio della camera da letto. Non si sa ancora se la neonata sia nata morta oppure era viva al momento in cui è venuta al mondo. Subito dopo il parto, Gemma è stata colta da malore. Si è recata in ospedale accompagnata dalla madre, l'unica presente ma non a conoscenza, secondo le dichiarazioni della donna, della gravidanza della figlia. Al pronto soccorso i medici si sarebbero accorti che la 22enne aveva da poco partorito. Insospettito dalle negazioni della ragazza un medico ha contattato gli agenti del commissariato Arenella, i cui uffici risiedono all'interno della cittadella ospedaliera. La polizia si è recata nell'abitazione di Gemma e nell'armadio della camera da letto ha fatto la tragica scoperta: il corpicino senza vita della neonata, capelli neri, macchie di sangue sul cadaverino. Gli investigatori hanno interrogato la ragazza, che avrebbe negato di aver ucciso la figlioletta. Subito dopo è toccato alla madre di Gemma, la quale ha detto di non sapere che la figlia fosse incinta. Una gravidanza, probabilmente, realmente nascosta, grazie alla corporatura robusta della 22enne. Anche il fidanzato della ragazza avrebbe negato di essere a conoscenza del fatto che Gemma aspettasse un bambino. I tre fratelli e il papà, meccanico di professione, sono caduti dalle nuvole quando hanno appreso che Gemma aspettava un bambino.
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Kataweb.it
Arezzo, 22 nov 2004 - 19:31
Novantenne rapinata 4 volte in 15 giorni, denunciate 2 donne
Una novantenne di Levane, frazione di Montevarchi (Arezzo), è stata rapinata 4 volte in 15 giorni. Autrici dei colpi due donne, una 39enne e una 33enne originarie di Siracusa, senza fissa dimora e momentaneamente ospitate in un campo nomadi della zona. In quattro occasioni, minacciando l'anziana signora e intimandole di tacere, hanno portato via oggetti d'oro e denaro per 7.000 euro. Al quinto colpo hanno trovato nella casa della novantenne, che vive sola, una nipote che ha "intuito" la natura della visita delle nomadi e ha avvisato i carabinieri che in poco tempo hanno ricostruito l'accaduto e le "rapine improprie" subite dall'anziana vittima.
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Enna, 24 nov 2004 - 09:57
Neonato abbandonato in strada, ragazzi lo trovano e lo salvano
Un fagotto insanguinato attira l'attenzione di un gruppo di giovani i quali scoprono che si tratta di un bimbo appena nato. E' accaduto questa notte a Piazza Armerina (Enna), nel pieno centro della città dei mosaici. I giovani hanno notato tracce di sangue sul marciapiede che conducevano a quello che sembrava un indumento sporco e abbandonato. Avvicinandosi hanno però sentito che dal fagotto provenivano deboli lamenti e hanno scoperto che si trattava di un bambino. Immediatamente i ragazzi hanno avvisato il commissariato. Il neonato, che sembra fosse stato partorito non più di un'ora prima, è stato portato all'ospedale Chiello. Buone le sue condizioni di salute, grazie al provvidenziale ritrovamento da parte dei ragazzi. davide_v 2/12/2004, 12:28
Leggo, 26 novembre 2004
Uccide il bebè, lo tiene 15 giorni in valigia
Siena - Una studentessa universitaria di diciannove anni originaria della provincia di Avellino ha ucciso il figlio appena partorito e lo ha nascosto per quindici giorni in una valigia. La macabra scoperta è stata fatta dalle domestiche del convitto senese dove la ragazza viveva sola: entrate nella camera, le due donne hanno avvertito un cattivo odore provenire dall'armadio, dove hanno trovato il corpicino del piccolo neonato. La polizia, allertata dai gestori del convitto, ha rintracciato la giovane alla stazione Fs di Chiusi dalla quale stava partendo.
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Ansa, 1 dicembre 2004
CINQUE ARRESTI NELL'AQUILANO PER LA VENDITA DI UNA BAMBINA AVEZZANO (L' AQUILA) - Una neonata venduta alla nascita per mille euro: i carabinieri di Avezzano hanno arrestato cinque persone, tra cui la madre e i genitori adottivi della piccola.
Gli ordini di custodia cautelare sono del Gip del Tribunale di Avezzano, Giuseppe Grieco, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica Stefano Gallo. Le persone arrestate sono la madre della piccola, una donna russa di 38 anni; i genitori adottivi, due 50enni di Celano (L'Aquila); e gli intermediari, un' altra russa di 45 anni e un avezzanese di 57.
Ai genitori adottivi sono stati concessi gli arresti domiciliari, con obbligo di firma, in quanto hanno in affidamento la bambina, sino alla decisione del Tribunale per i minorenni.
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Ansa 1dicembre 2004
Bimba 4 anni morta accoltellata
Sospettata la madre, ricoverata in gravi condizioni
TORINO,1 DIC-Una bimba di quattro anni uccisa a coltellate in un'abitazione nel Torinese. Forse e' stata la madre che poi ha cercato di togliersi la vita. La bambina si chiamava Nausica Isabella Sellito. La madre e' Rosa Sansone, ha 39 anni:e' stata sottoposta ad intervento chirurgico alle Molinette per le ferite da taglio che probabilmente si e' procurata da sola dopo avere ucciso la figlioletta.A trovare madre e figlia il padre, Giampaolo Sellito, 40 anni.
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Kataweb.it, 2 dicembre 2004
Varese, 02 dic 2004 - 10:34
Lite in famiglia, madre uccide figlio a coltellate
E' finita in tragedia una furiosa lite tra madre e figlio la scorsa notte a Ponte Tresa (Ticino). Una donna di 69 anni ha ucciso a coltellate il figlio di 39, deceduto in ospedale qualche ora dopo. L'episodio si è consumato in una villetta a due piani di via la Piana poco prima della mezzanotte scorsa. Per motivi ancora da chiarire madre e figlio hanno cominciato a discutere sempre più animatamente fino a quando la donna, in un impeto di rabbia, ha afferrato un grosso coltello da cucina colpendo ripetutamente il figlio. A lanciare l'allarme sono stati alcuni vicini attirati dalle urla. Nonostante il prodigarsi dei medici, l'uomo, è deceduto in ospedale. Sul posto anche la Polizia scientifica per i rilievi di rito. La donna si trova ora in stato di fermo.
Poche settimane fa l'ISTAT ha reso noti i dati relativi ai reati nel 2003. Vorrei far notare come tutta la stampa nazionale ha messo in evidenza (chissà come mai :( ) l'incremento del 7,9% delle violenze sessuali rispetto al 2002 e pochissimi il +40% degli infanticidi !! Vorrei fare una domanda a chi conosce qualcosa di legge (ringraziando anticipatamente chi mi risponderà): perchè spesso si parla di infanticidio e non di omicidio? Per quanto riguarda le pene c'è differenza? Reduan 2/12/2004, 14:14
Non mi intendo di legge, ho fatto una ricerca in rete ; si distingue tra infanticido, figlicidio e omicidio. Il discrimine credo che sia l'età della vittima e il sesso dell'omicida.
riporto un pezzo significativo di quanto trovato, tra l'altro la firma dell'autore non ci sembra del tutto sconosciuta:
http://www.divorzionline.it/board/visualiz...=4044&idboard=5
...le pene previste dal Codice per l’infanticidio (omicidio del neonato) sono sproporzionatamente diverse: se l’autore è la madre, il CP italiano prevede dai 4 ai 12 anni; per il padre, a partire dai 21. Gli infanticidi e i figlicidi commessi da madre restano di fatto impuniti: la totale incapacità di intendere e/o volere è data alle madri nell’83% dei casi e la parziale nel 17% circa.Percentuali inverse per quei rarissimi casi di figlicidio da padre Ciò implica che, nella relazione con la madre, il neonato o il bambino non sono di fatto esseri umani soggetti di diritti, perché nella nostra cultura la madre non è mai colpevole di nulla verso il proprio figlio –potendosi almassimo pensare che “non era in sé” se ha commesso qualcosa di grave contro il proprio piccolo...
Modificato da Reduan - 2/12/2004, 14:15 Reduan 2/12/2004, 14:19
...l'uccisione volontaria di un figlio costituisce un infanticidio solo se la vittima è un neonato, altrimenti si tratta di figlicidio. La legge impone una netta distinzione tra i due reati, anche nelle motivazioni e nelle conseguenze penali: il primo è punito con la reclusione dai 4 ai 12 anni (art. 578 del codice penale), il secondo con l'ergastolo (art. 577). Fatti del genere sono sempre accaduti, si commenta. Ma adesso presentano caratteristiche diverse, e gli infanticidi sono assai diminuiti; mentre sono recentemente aumentate le uccisioni di bambini non neonati da parte delle madri. Com'è possibile arrivare ad uccidere la propria creatura? Per quanto condannato, la comprensione del gesto dipende dalla tolleranza verso le motivazioni che variamente gli si riconoscono. Se il neonato era malformato, eliminarlo era una pratica tollerata in epoca romana e greca, e altrettanto fino al XX secolo in Cina se si trattava di femmina figlia cadetta di poveri. Altrimenti il delitto veniva punito come il peggiore assassinio, in quanto rivolto contro una vittima inerme. Con l'Illuminismo e con la nascita della scienza giuridica l'infanticidio appare invece meno grave dell'omicidio comune...
http://www.ecologiasociale.org/pg/dum_madri_medea.html silverback 3/12/2004, 18:34
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Vorrei far notare come tutta la stampa nazionale ha messo in evidenza (chissà come mai :( ) l'incremento del 7,9% delle violenze sessuali rispetto al 2002 e pochissimi il +40% degli infanticidi !!
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Il fatto è che in Italia, come in tutto l'Occidente, uomini e donne non sono uguali davanti alla legge perché non hanno (più) lo stesso valore. C'è una casta che vale (F) e un'altra che non vale (M). Due pesi legali e giuridici perché due sono i pesi morali. WlaClioNokia 4/12/2004, 23:49
Cari Amci, adesso che Condoleeza Rice, "tenerissima" donna dell'amministrazione USA targata Bush diventerà ministro degli esteri USA, ci divertiremo.... :risatona: Come quel famoso Primo Ministro inglese degli anni 80, donna anche lei, che ha dichiarato che Pinochet era una gran gentiluomo (!?!?!?!?) silverback 8/12/2004, 12:41
http://www.ansa.it/main/notizie/fdg/200412...0840178067.html davide_v 8/12/2004, 13:49
kataweb.it:
Cremona, 06 dic 2004 - 20:45
Getta figlia 3 anni da balcone e poi si butta giù, bimba muore
Una donna di 34 anni di Castelverde (Cremona) stasera ha gettato la sua bambina di tre da una finestra al quarto piano di un condominio e poi s'è gettata dal balcone. La piccola è morta sul colpo, la madre è ricoverata in gravissime condizioni all'ospedale maggiore di Cremona. E' avvenuto a Cremona, in via Magazzini Generali. Mamma e figlia erano ospiti da amici. A un certo punto la donna, Sabrina Notari, si è appartata con la figlia, A. B., dicendo che doveva andare in bagno. Ha aperto la finestra e prima ha lanciato la piccola nel vuoto, poi l'ha seguita. Non si sa ancora se la donna avesse disturbi psichici e se fosse in cura.
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Napoli, 07 dic 2004 - 18:32
Camorra, intercettate donne clan: esultanza dopo omicidio
Figlia, mamma e nonna esultano commentando la notizia dell'uccisione di un esponente del clan rivale. E la casa si riempie di gente, venuta a congratularsi e a festeggiare. La circostanza emergerebbe dalle intercettazioni telefoniche nell'ambito dall'inchiesta sulla faida di Scampia che ha portato al blitz di carabinieri e polizia la scorsa notte. "Cioè si è fatto, si è risolto tutto?" dice la figlia di un presunto killer. "Si, sì, hai capito?" fa la madre, e lei esulta "Uà mammina!". Conversazioni che a parere degli inquirenti si riferiscono all'uccisione di Federico Bizzarro, indicato come "scissionista", avvenuta in una camera di albergo a Qualiano il 26 aprile scorso.
"A leggere la trascrizione dei colloqui - commentano i pm della Dda di Napoli nel decreto di fermo - si percepisce una euforia, una condivisione di intenti, un clima di festa degno di miglior causa". In un'altra conversazione la moglie del presunto assassino, M. parla con la propria madre, S. Le due, secondo gli inquirenti, adoperebbero espressioni in codice per riferirsi alla felicità per l'eliminazione di Bizzarro, facendo riferimento alla gioia per l'acquisto di un magazzino. S.: "ma quando se l'è aperto il magazzino, ieri?" M: Sì ma si deve vedere oggi a Rai 3 o alle reti private...poi ieri sera stavano tutti qua, stavano! Vennero a trovarci tutti quanti...hai capito? le mamme...i figli...tutti quanti!"
"Anche in questo caso la felicità delle donne e la loro consapevolezza - chiosano i pm - sono evidenti. Sembra davvero che abbiano inaugurato un nuovo negozio. Ma perché mai l'apertura di un esercizio commerciale avrebbe dovuto comparire sui canali televisivi? Quale notizia attendevano di sentire in Tv i parenti di Fusco se non quella dell'omicidio di Bizzarro?". davide_v 9/12/2004, 14:11
Kataweb.it:
Roma, 09 dic 2004 - 08:36
Anziani maltrattati, 5 arresti in casa di riposo abusiva
Una struttura sanitaria abusiva nella quale erano ospitati venti anziani, in precarie condizioni igienico sanitarie, alcuni dei quali legati e segregati in piccole stanze, è stata scoperta dai carabinieri della Stazione di Roma Tor de Cenci che hanno fatto irruzione in una piccola attivita' di affittacamere sita a Trigoria, alle porte della capitale. All'interno, durante l'ispezione i militari, coadiuvati dai colleghi del NAS di Roma hanno trovato 20 anziani, di eta' compresa tra i 70 e i 95 anni, ospitati, opltreche' in cattive condizioni igienico-sanitarie, anche in regime sanitario abusivo: 5 di essi sono stati trovati legati con lacci e corde e 4 erano addirittura chiusi a chiave all'interno di un piccolo vano privo di finestre e di adeguati arredi. La titolare italiana e 4 rumeni suoi collaboratori sono stati arrestati con l'accusa di 'sequestro di persona, maltrattamenti ed esercizio abusivo della professione sanitaria'; per loro si sono aperte le porte delle Carceri di Roma Rebibbia e Roma Regina Coeli. La struttura, che e' risultata essere regolarmente autorizzata per il solo esercizio alberghiero, per un totale di 12 posti letto, mentre la titolare l'aveva praticamente trasformata in una casa di riposo e cura per anziani priva dei requisiti di legge, e' stata sottoposta a sequestro. Ulteriori particolari saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terra' alle 11,00 presso la sede del comando provinciale dei carabinieri di Roma, p.za S. Lorenzo in Lucina, 6. bruno 62 9/12/2004, 18:56
tutti i fatti che coinvolgono donne non esattamente sante,riportati qui sopra,mi fanno capire che ormai molte donne la tenerezza l hanno persa.non tutte per carità ,ma un buon numero si.spesso tenerezza e dolcezza fà rima con opportunismo e cinismo.infatti spesso ,quando vogliono raggiungere uno scoposi dimostrano disponibili e tenere(sia nella carriera che nei sentimenti),per rivelarsi una volta raggiuntolo,ciniche spietate edure peggio del più tosto degli uomini.mamma mia poveri noi uomini.ps:se l amministratore me lo consente voglio dire qualcosa sul 3000 e di altri .questo è molto ben fatto(non lo dico per ruffianeria ma perche lo credo veramente)e quando uno offende ,calunnia l amministratore interviene e cancella il messaggio o addirittura banna il responsabile di tale comportamento.questo mi sembra molto positivo e corretto equi non succede come in altri (silverback ti ringrazio della tua difesa,ma come vedi nell altro non sanno che offendere e non sono corretti per niente ;mi dispiace per loro ,per il loro comportamento incivile e gretto ma la maggior parte delle persone che abitano li sono simpatiche,gioviali e non come loro)in cui si offende e basta. silverback 15/12/2004, 18:43
http://it.news.yahoo.com/041215/58/31pno.html silverback 19/12/2004, 00:50
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/...e/18/feto.shtml davide_v 19/12/2004, 14:06
Per completare il post di Silver sull'infermiera assassina riporto quanto pubblicato da La Stampa a "corredo" della notizia:
La Stampa, 16 dicembre 2004:
Gli ultimi precedenti nel mondo
1999 FRANCIA
Un'infermiera di Nizza, in Costa Azzurra, confessa agli inquirenti di avere praticato iniezioni letali a cinque anziani in una casa di riposo.
2000 GRAN BRETAGNA
A Southend viene messa sotto inchiesta un'infermiera: l'accusa è di avere ucciso 18 bambini malati terminali ai quali voleva praticare l'eutanasia.
2003 FRANCIA
Nuovo caso a Mantes-laJolie: dieci anni di carcere a un'infermiera accusata di aver causato la morte di sette malati di cancro in una clinica.
2004 OLANDA
Si conclude con l'ergastolo la vicenda giudiziaria di un'infermiera accusata di aver ammazzato sette pazienti, tra cui tre bambini. davide_v 19/12/2004, 14:35
Kataweb.it:
Pescara, 18 dic 2004 - 19:28
Donna accoltella e uccide marito in una lite, arrestata
Era andata dal marito per chiedergli del denaro, ma al suo rifiuto ha afferrato un coltello da cucina e lo ha colpito due volte al cuore. Lui, il 48enne Bruno Musa, è morto poco dopo. E' accaduto a Loreto Aprutino, in provincia di Pescara. I vicini di casa, allarmati dalle grida hanno avvisato i carabinieri che al loro arrivo hanno trovato la donna accanto al marito agonizzante
Lei, Maria Antonietta D'Angelo, 38 anni, lo aveva raggiunto in casa dei genitori, dove l'uomo si era trasferito da qualche giorno in seguito alle continue liti familiari. La donna è stata condotta alla caserma dei carabinieri ed è accusata di omicidio aggravato. I Musa hanno cinque figli.
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Siracusa, 19 dic 2004 - 12:33
Ferisce la figlia a colpi di forbice, arrestata
Si è avventata sulla figlia con un paio di forbici, ferendola al polso e al braccio, al culmine di un litigio.
La donna, che ha 57 anni, secondo gli inquirenti è un soggetto instabile affetto da problemi psichici ed è ora rinchiusa nel carcere di Piazza Lanza, a Catania, con l’accusa di tentato omicidio. La figlia, di 36 anni, anch’essa con problemi psichici, è invece ricoverata in ospedale e giudicata guaribile in una quindicina di giorni. Il fatto è successo in via Leopardi, a Lentini, in provincia di Siracusa.
.......hanno sempre problemi psichici :(
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Londra, 17 dic 2004 - 16:47
Abbandona figli per andare in vacanza, condannata
E' andata in vacanza in Spagna con il suo compagno, lasciando soli a casa per diversi giorni i due figli di 6 e 12 anni: una donna di 34 anni di BIrmingham è stata condannata per questo a sei mesi di reclusione. Ai bambini aveva lasciato un promemoria con i numeri da chiamare in caso di emergenza e persino le istruzioni per cucinare gli spaghetti alla bolognese. silverback 19/12/2004, 19:15
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.......hanno sempre problemi psichici :(
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Sempre, ogni volta. Non ce n'è una di femminuccia che commetta certi crimini perché cattiva, feroce, crudele... No, mai, assolutamente, perché (ovviamente...) tutto ciò che è femminile "sano"...(?) è Bene: il Bene Supremo... Infatti nel femminile non è "compreso" il Male...
Modificato da silverback - 8/6/2005, 19:16 silverback 19/12/2004, 19:42
Antonella De Vito, giornalista, nata a Livorno nel 1964: "Non c'è niente da fare, le donne sono migliori in tutti i campi!"... :cry: :sick:
http://www.manidistrega.it/tx/consigli_par...amodi.asp?id=86 silverback 20/12/2004, 22:03
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronach.../nonnismo.shtml
...... :alienff: silverback 27/12/2004, 09:24
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronach.../omicidio.shtml
"Sicuramente" era incapace di intendere e di volere... silverback 27/12/2004, 09:46
http://home.mondadori.com/salon/sessismo_bis.htm silverback 27/12/2004, 09:48
http://www.informationguerrilla.org/i_mariti.htm silverback 27/12/2004, 09:50
http://digilander.libero.it/JackLoSquartat...donnekiller.htm silverback 27/12/2004, 09:56
http://www.cinziatani.com/Univer/quinta%20...ler%20donne.htm
[...Ripeto: il Patriarcato le aveva rese innocenti...] *Gianni 27/12/2004, 21:12
CITAZIONE: Ripeto: il Patriarcato le aveva rese innocenti...
Silverback, ma infatti su questo punto sono più che d'accordo. Pure io credo che il fatto di essere state sottomesse agli uomini per lungo tempo ha impedito alle donne di mostrare il loro "vero volto". Personalmente sono pure dell'opinione che se le donne avessero la stessa forza fisica degli uomini sarebbero molto più violente.
Modificato da *Gianni - 27/12/2004, 21:15 davide_v 30/12/2004, 10:59
Kataweb.it:
Palermo, 23 dic 2004 - 12:05
Violenza sessuale di gruppo, arrestate due donne
Due donne sono state accusate di violenza sessuale di gruppo e perciò arrestate a Palermo. Secondo gli investigatori della Squadra mobile le due, di 37 e 19 anni, hanno abbusato di una donna trentenne ospite, come loro, di una comunità di accoglienza per indigenti, della provincia palermitana. Insieme alle due donne è indagata anche una ragazza minorenne, di 16 anni, che ha dato un contributo decisivo alle indagini partite dopo la denuncia della vittima. WlaClioNokia 2/1/2005, 14:46
A proposito, Davide, e di quelle donne che hanno gestito giri di pedofilia o, come nell'ultimo "scandalo sessuale" dei "turisti-orchi" che andavano con le *adolescenti brasiliane* (ma le donne non maturano prima e più in fretta dei maschi?), di quella *donna* che gestiva gli incontri fra le ragazze ed i turisti, che vogliamo dire?
A Rino voglio fare osservare una cosa: posso comprendere il limite di età, nei rapporti sessuali, se si tratta di bambini. Ed è ovvio che il pedofilo o la *pedofila* vadano considerati al "top" della criminalità. Ma nel caso di minorenni adolescenti *femmine* NO. Sono già delle donne e, per giunta, sono già considerate, specie dalla cultura dominante, molto più avanti dei loro coetanei maschi. Che vengano quindi considerate maggiorenni a tutti gli effetti in materia sessuale. O devo forse ricordare cosa succede oggi passeggiando per i luoghi frequentati dalle adolescenti? silverback 2/1/2005, 16:44
A proposito di serial killer... ______________________________
Killer di professione, vissuta a Roma nel primo secolo d.C., Locusta (o Lucusta, in alcuni documenti) sembra proprio avere l'"onore" di essere stata la prima assassina, di cui si ha notizia, ad aver praticato l'omicidio in serie. Nel 54 d.C. essa fu assoldata da Agrippina, madre di Nerone, per preparare i funghi avvelenati che uccisero il marito di Agrippina, l'imperatore Claudio. In seguito a questo episodio Nerone ascese al trono e quando Locusta nel 55 d.C. fu accusata di aver avvelenato un'altra vittima, l'imperatore riconoscente inviò un tribuno della guardia pretoriana a salvarla dall'esecuzione. In cambio di quel favore, Locusta ricevette l'ordine di avvelenare Britannico, figlio di Claudio e legittimo erede al trono, che aveva definito Nerone un usurpatore. Il primo tentativo di Locusta di uccidere Britannico andò a vuoto, ma la seconda dose di veleno ebbe effetto e le fece guadagnare l'immunità da procedimenti giudiziari, fintanto che Nerone fosse stato in vita. Il suicidio di quest'ultimo nel giugno del 68 d.C. lasciò Locusta alla mercé dei suoi nemici e mentre la donna sopravvisse a Nerone per sette mesi, il suo destino era ormai segnato. Condannata dall'imperatore Galba, per breve tempo successore di Nerone, andò incontro a una terribile fine nel gennaio del 69 d.C. Come descritto da Apuleio un secolo dopo, l'esecuzione di Locusta fu programmata in coincidenza con uno dei frequenti festeggiamenti romani, probabilmente gli Agonalia (in onore di Giano), che si tenevano il 9 gennaio. Per ordine di Galba, Locusta fu pubblicamente violentata da una giraffa appositamente addestrata, per poi essere dilaniata dalle bestie feroci. Galba la seguì poco tempo dopo, il 15 gennaio, decapitato dai ribelli delle guardie pretoriane e la sua testa fu mostrata in parata a Roma nei Castra Praetoria. I resoconti alludono ad altre cinque vittime sconosciute, ma è possibile che più persone siano state assassinate da questa famosa avvelenatrice. silverback 2/1/2005, 18:18
In Occidente, si dice spesso o si diceva fino a poco tempo fa: "I serial killer sono sempre uomini". Questa convinzione era così radicata che quando nel 1990 fu arrestata in Florida l'assassina di uomini Ailleen Wuornos, i giornalisti subito diedero notizia della "sconvolgente scoperta" del primo serial killer donna. Niente di più lontano dalla verità. In effetti, il primo serial killer di cui si hanno notizie fu una femmina, cioè Locusta l'avvelenatrice (di cui ho già parlato). Quando si parla di omicidio in serie le criminali sono una minoranza, come in tutti gli altri casi di omicidio: le femmine sono accusate nel 12% dei casi in cui sono stati identificati dei serial killer. (Complessivamente le femmine killer sono responsabili del 10% degli omicidi commessi in America ogni anno.) In termini di modus operandi, le femmine solitamente invertono la tendenza dei serial killer uomini: mentre i killer americani "stazionari" sono in media soltanto l'8% del totale, le assassine che rientrano in questa categoria sono ben il 29%, compresa la massa delle vedove nere e delle infermiere o aiuto infermiere, coinvolte negli omicidi in ambito medico. Per quanto riguarda i moventi, mentre soltanto il 14% dei serial killer americani uccide per motivi strettamente economici, ben il 41% delle donne pratica l'omicidio per denaro. Il resto condivide gli altri moventi con gli omologhi maschili, compresi gli omicidi per pietà o per eroismo, quelli per vendetta e i rari casi di sadismo sessuale. Quando le femmine agiscono come killer in squadra, esse uccidono il più delle volte in coppia con un altro uomo e si presume spesso (a volte contro ogni evidenza..) che siano strumenti consenzienti nelle mani di maschi dominanti. Questo atteggiamento sessista, ha indotto molte serial killer che hanno agito con un complice, a difendersi in giudizio invocando "la sindrome della moglie maltrattata", ma le giurie sdegnate di fronte al tasso di criminalità in crescita vertiginosa, sono (o sarebbero?..) sempre meno inclini a tener conto di questi argomenti, infliggendo lunghe pene detentive - o la condanna a morte - senza badare al sesso. Le femmine assassine beneficiano, in realtà, di un senso di cavalleria e/o di una "diversa sensibilità" nei loro confronti quando si avvicina la data dell'esecuzione... Mentre circa cinquanta donne americane risultano attualmente condannate a morte (tra queste 6 serial killer), soltanto 3 sono state giustiziate da quando la pena di morte è stata ripristinata nel 1976. Due di queste erano "vedove nere": Velma Barfield e Judias Buenoano.
Modificato da silverback - 2/1/2005, 18:24 silverback 2/1/2005, 18:49
Aggiungo dell'altro riguardo alle vedove nere. _____________________________________________
Presa a prestito dal ragno velenoso che uccide il proprio compagno dopo l'accoppiamento, questa definizione si applica in criminologia alle femmine omicide che prendono di mira i loro mariti, i parenti o gli amanti. Il guadagno che ne deriva, attraverso assicurazioni sulla vita o eredità, è spesso il movente di questo tipo di crimini, sebbene possa non essere l'unico. Nanny Doss, secondo quanto da lei confessato, uccise i successivi mariti in cerca dell'amore romantico, quello stato di perfetta felicità di cui si parla nelle riviste femminili. Quando una madre uccide suo figlio- specialmente quando la vita della vittima non è stata oggetto di una polizza assicurativa - vi è chiaramente qualche movente psicologico all'origine del crimine. La sudafricana Daisy De Melker uccise i propri figliastri in uno sconsiderato "sforzo"..di ottenere "maggiori attenzioni" dal marito.. Altre madri omicide, come Marybeth Tinning, apparentemente..soffrono di SINDROME DI MUNCHAUSEN PER PROCURA, essenzialmente una patologica richiesta del tipo di attenzione e di compassione che esse ricevono nei momenti tragici.. Al pari del loro omonimo tessitore di ragnatele, le vedove nere spesso utilizzano il veleno per liberarsi di compagni e genitori, fratelli ed altri parenti vari. Dove sono coinvolti dei bambini, il metodo omicida preferito dal "gentil sesso" è il soffocamento. Naturalmente vi sono delle eccezioni. Le ferite d'arma da fuoco sfuggono a qualsiasi tentativo di classificazione come cause naturali, ma i colpi possono essere sparati in modo da simulare un suicidio o una morte accidentale, una delle tattiche preferite da Barbara Stager, nel North Carolina. La corpulenta Belle Gunness non soltanto prendeva a randellate, ma a volte smembrava le sue vittime, mentre Velma Barfield diede fuoco a uno dei suoi mariti, mentre egli dormiva. In Texas, Betty Beets preferì far sparire suo marito completamente, attendendo poi la dichiarazione ufficiale di morte per intascare la polizza dell'assicurazione sulla vita. Le vedove nere, infine, nonostante i fiumi d'inchiostro utilizzati per descrivere i loro delitti come "tranquilli" e "gentili" sono annoverate tra i killer più spietati mai registrati. Il calcolo estremo con cui esse preparano i loro crimini può contribuire a spiegare perché due delle tre donne giustiziate in America dal 1976, Velma Barfield e Judas Buenoano, figurano in questa categoria. Altre sono state condannate a morte in North Carolina e Texas. silverback 2/1/2005, 21:00
Nata nel 1560, Erzsebet Bàthory era figlia di un militare aristocratico e sorella del re di Polonia in carica. La sua famiglia, infatti, era una delle più antiche casate nobiliari d'Ungheria: la sua insegna araldica portava l'emblema del drago, incorporato da re Sigismondo nell'Ordine del Dragone. Il clan dei Bàthory comprendeva cavalieri e giudici, vescovi, cardinali e re, ma la casata era ormai decaduta dalla metà del XVI secolo: la nobile discendenza era stata guastata da incesti ed epilessia, i rami più recenti della famiglia annoveravano alcolizzati, sadici e assassini, omosessuali (considerati al tempo dei criminali) e satanisti. Nonostante fosse bellissima, Erzsebet era chiaramente il frutto di una genetica "corrotta" e di un'educazione perversa. Per tutta la vita soffrì di atroci emicranie ed era vittima di improvvisi svenimenti - probabilmente di natura epilettica - che i superstiziosi membri della famiglia ritenevano segnali di possessione demoniaca. Cresciuta nella dimora dei Bàthory ai piedi della cupa catena dei Carpazi, Erzsebet fin dall'adolescenza fu introdotta al culto del demonio da uno zio seguace di Satana. La zia preferita, una delle più note lesbiche d'Ungheria, insegnò a Erzsebet i piaceri della flagellazione e altre perversioni, ma la giovane Erzsebet aveva sempre creduto che fosse meglio infliggere il dolore, piuttosto che provarlo. Quando Erzsebet aveva solo 11 anni, i genitori decisero il suo futuro matrimonio con il conte Ferencz Nadasdy, un aristocratico guerriero. Le nozze furono rinviate fino al momento in cui Erzesebet compì 15 anni e furono celebrate solennemente il 5 maggio 1575. La sposa conservò il proprio cognome, a significare che la sua famiglia era di rango superiore ai Nadasdy. I novelli sposi si stabilirono al castello di Csejthe, nella zona nordoccidentale dell'Ungheria, ma il conte Nadasdy disponeva anche di altri palazzi in varie parti del Paese, ciascuno provvisto di una prigione sotterranea e di una sala di tortura, appositamente concepita per soddisfare le "esigenze" di Erzsebet. Nadasdy si assentava spesso, ogni volta per settimane o mesi, lasciando la sua sposa "sola e annoiata" in cerca di "svaghi". Erzsebet si dilettava d'alchimia, soddisfava i suoi capricci sessuali con uomini e donne senza distinzione, cambiava abiti e gioielli cinque o sei volte al giorno, rimirava se stessa per ore in specchi a figura intera. Ma soprattutto, quando era arrabbiata, nervosa o semplicemente annoiata, la contessa torturava le domestiche per divertimento. Nei primi anni di matrimonio una delle maggiori fonti di irritazione per Erzsebet era sua suocera. Impaziente di avere dei nipoti, la madre di Nadasdy tormentava incessantemente Erzsebet per la sua incapacità di concepire. Erzsebet avrebbe poi avuto "finalmente" dei figli dopo dieci anni di matrimonio, ma non provava alcun istinto materno allora, poco più che ventenne. Le giovani donne del suo personale di servizio arrivarono ben presto a temere le visite della madre di Nadasdy, sapendo che alla partenza della vecchia signora avrebbe fatto inevitabilmente seguito un'altra serie di brutali violenze. In materia di torture la contessa bisessuale possedeva una feroce immaginazione. Alcune delle sue diavolerie erano state apprese fin dall'infanzia, altre provenivano dall'esperienza che Nadasdy aveva acquisito durante le guerre contro i Turchi, ma Erzsebet aveva anche inventato delle tecniche personali. Aghi e spilli erano tipici ferri del mestiere: con essi forava le labbra e i capezzoli delle vittime, a volte infilava loro degli aghi sotto le unghie. "Piccola sgualdrina!", sogghignava mentre la sua prigioniera si contorceva per il dolore. "Se fanno male, non deve far altro che levarseli". A Erzsebet piaceva anche mordere le sue vittime sulle guance, sui seni, ovunque, cavando loro il sangue con i denti. Altre venivano spogliate, ricoperte di miele ed esposte all'assalto di formiche e api. Il conte Nadasdy, a quanto si sa, si univa a Erzsebet in alcune delle sedute di tortura, ma con gli anni arrivò ad aver paura della moglie, trascorrendo sempre più tempo in viaggio o nelle braccia della sua amante. Quando alla fine il marito morì nel 1600 o 1604 (le fonti variano), Erzsebet perse ogni ritegno, dedicandosi a tempo pieno al tormento e all'umiliazione sessuale di giovani donne. In breve ampliò il proprio orizzonte, dal personale di servizio alle fanciulle sconosciute. Domestici fidati perlustravano la campagna alla ricerca di nuove prede, attirando le giovani contadine con l'offerta di un lavoro, ricorrendo alla droga o alla forza brutale, mentre si diffondevano voci allarmanti che assottigliavano le fila delle reclute volontarie. Nessuna delle persone che andò a servizio da Erzsebet ne uscì mai viva, ma i contadini dell'epoca avevano ben pochi diritti e una nobildonna non veniva biasimata dai suoi pari se a casa esagerava con la "disciplina".. Poco più che quarantenne, Erzsebet Bàthory presiedette un olocauso in miniatura di sua invenzione. Con la complicità dell'anziana balia, Ilona Joo e della mezzana Doratta Szentes - alias "Dorka" - Erzsebet imperversò per le campagne, esigendo tra i contadini vittime a volontà. Essa portava con sé speciali pinze d'argento, concepite per strappare la carne, ma era altresì a suo agio con aghi e spilli, ferri per la marchiatura e attizzatoi roventi, fruste e forbici...di tutto un po'. Alcuni complici nella famiglia delle vittime le spogliavano, tenendole ferme mentre Erzsebet riduceva loro i seni a brandelli o bruciava loro la vagina con la fiamma delle candele, a volte mordendo via grossi lembi di carne dal viso o dal corpo. Una delle vittime fu costretta a cuocere e mangiare un pezzo del suo stesso corpo, mentre altre furono bagnate e lasciate a congelare nella neve. A volte Erzsebet apriva loro la bocca con una tale forza da lacerarne le guance. In altre circostanze, i servi si occupavano del lavoro sporco, mentre Erzsebet andava e veniva lì accanto gridando:"Di più! Di più! Ancora più forte!", fino a quando sopraffatta dall'eccitazione, crollava a terra priva di sensi. Un "giocattolo" del tutto particolare di Erzsebet era una gabbia cilindrica, all'interno della quale erano state poste delle lunghe punte. Una ragazza nuda veniva costretta a entrarvi, per essere poi sollevata a diversi metri da terra per mezzo di una puleggia. Erzsebet o uno dei suoi servitori, girava intorno alla gabbia con un attizzatoio rovente che spingeva contro la ragazza, costretta così, per sfuggirvi, a finire contro i ferri appuntiti. Sia nel ruolo di spettatrice che in quello di esecutrice, Erzsebet era sempre "brava" a fornire il suo commento in diretta, con "suggerimenti e battute" disgustose, che con il trascorrere della notte diventavano crude oscenità e incoerente balbettìo. Liberarsi dei corpi senza vita delle vittime era una faccenda relativamente semplice nel Medioevo. Alcuni venivano sepolti, altri erano lasciati in giro per il castello a decomporsi, mentre certi venivano gettati all'esterno in pasto ai lupi e agli altri predatori della zona. Se ogni tanto veniva ritrovato un cadavere smembrato, la contessa non doveva temere alcuna incriminazione. In quel luogo e a quel tempo, il sangue reale costituiva una protezione assoluta. A questo contribuiva la circostanza che uno dei cugini di Erzsebet era il primo ministro d'Ungheria e che un altro cugino rivestiva la carica di governatore della provincia nella quale essa viveva. Nel 1609, alla fine, Erzsebet andò troppo oltre, passando dalle sventurate contadine alle figliole dei nobili di rango inferiore e aprì le porte del castello di Csejthe per offrire a 25 fanciulle selezionate "istruzione nel contegno da tenere in società". Questa volta, quando nessuna delle sue vittime sopravvisse, le lamentele giunsero alle orecchie di re Matthias, il cui padre era stato presente alle nozze di Erzsebet. Il re, a sua volta, assegnò al conte Gyorgy Thurzo, il più vicino al castello di Erzsebet, il compito di indagare. Il 26 dicembre 1610, Thurzo organizzò un'incursione a tarda notte al castello di Csejthe e sorprese la contessa in flagrante, nel bel mezzo di una seduta orgiastica di torture. Una mezza dozzina di complici di Erzsebet furono arrestati per essere poi giudicati; la contessa fu costretta agli arresti nella sua dimora, mentre il parlamento emetteva una speciale legge che la privava dell'immunità da procedimenti giudiziari. Il processo si aprì nel gennaio del 1611 e durò fino a febbraio inoltrato, con il Primo Giudice Theodosius Syrmiensis a presiedere un gruppo di venti giuristi minori. Dinanzi alla corte furono dichiarati ottanta capi d'accusa per omicidio, sebbene la maggior parte dei resoconti storici collochi il conto finale delle vittime di Erzsebet tra 300 e 650. La stessa Erzsebet fu dispensata dal presenziare al processo e venne tenuta rinchiusa nel suo appartamento sotto stretta sorveglianza, ma la condanna per tutti i capi di imputazione era una conclusione scontata. Il tempo della contessa sanguinaria era finito. I domestici complici di Erzsebet furono giustiziati, Dorka e Ilona dopo essere state pubblicamente torturate, ma la contessa venne risparmiata e condannata alla prigione a vita in una piccola suite del castello di Csejthe. Le porte e le finestre del suo appartamento furono murate, lasciando solo delle piccole aperture per la ventilazione e per il passaggio dei vassoi con le vivande. Là visse in isolamento per tre anni e mezzo, fino a quando fu trovata morta il 21 agosto 1614. Non si conosce la data esatta della morte di Erzsebet, dato che molti vassoi erano rimasti intatti prima che fosse trovato il suo corpo. La "leggenda" [...] della Bàthory è andata crescendo racconto dopo racconto, fino alle narrazioni più recenti che comprendono storie di vampirismo e di bagni rituali nel sangue, ritenuti da Erzsebet un aiuto per "restare giovane". Il culto sanguinario di Erzsebet è in genere collegato al sangue versato da una giovane domestica sconosciuta, schizzato per caso sulla contessa, in seguito colpita dal fatto che la sua pelle sembrasse ancora più pallida e diafana del solito, una caratteristica considerata all'epoca segno di grande bellezza. In realtà, durante le ampie deposizioni rese al processo di Erzsebet non si fece alcun accenno a veri e propri bagni di sangue. Alcune delle vittime rimasero dissanguate per le brutali ferite inferte o per un piano particolare, ma il dissanguamento intenzionale era legato alla pratica alchemica di Erzsebet e alla magia nera, piuttosto che all'idea di un "bagno caldo". In ogni caso, la carneficina di Erzsebet cominciò quando era sulla ventina, molto prima che la paura di invecchiare potesse farsi strada nella sua mente.
Modificato da silverback - 3/1/2005, 01:43 silverback 3/1/2005, 02:41
....naturalmente, continua....
Notte. silverback 3/1/2005, 15:39
Di Giulia Fazekas si sa poco prima del 1911, quando comparve improvvisamente nel villaggio ungherese di Nagyrev, situato a un centinaio di chilometri a sud-est di Budapest sul fiume Tisza. Era una femmina di mezz'età, vedova, a quanto da lei riferito, anche se nessuno sapeva esattamente cosa fosse successo a suo marito. Tra il 1911 e il 1921, l'ostetrica Fazekas era stata arrestata dieci volte per aver praticato aborti illegali, ma giudici comprensivi [...] l'avevano ogni volta assolta. Nel frattempo, a quanto pare senza destar sospetti, aveva dato inizio a una delle "sagre" più micidiali d'Europa. L'ondata di delitti è da far risalire alla prima guerra mondiale, quando gli uomini idonei alle armi di Nagyrev furono arruolati per difendere l'impero austro-ungarico. Al tempo stesso, il piccolo centro rurale di Nagyrev fu ritenuto luogo ideale per l'allestimento dei campi nei quali rinchiudere i prigionieri di guerra alleati, circostanza questa che scatenò le più sfrenate fantasie di femmine che erano state improvvisamente private della presenza degli uomini. Molto probabilmente i prigionieri godevano, all'interno del villaggio, di una relativa libertà, per cui divenne presto motivo d'orgoglio per le mogli di Nagyrev, rimaste sole, vantare un amante straniero, se non tre o quattro. Prevaleva dunque un'atmosfera di dilagante promiscuità e gli uomini, che poco alla volta tornavano a casa dalle zone dei combattimenti, trovavano le loro donne stranamente "emancipate", spesso inappagate con un solo uomo nel loro letto. Dato che le mogli cominciarono a lamentarsi per la noia o per le violenze che subivano, l'ostetrica Fazekas offrì il suo aiuto fornendo loro arsenico, ottenuto facendo bollire la carta moschicida per poi separare il letale residuo. Nel 1914 Peter Hegedus fu la prima vittima accertata e altri mariti seguirono col tempo, prima che l'avvelenamento si trasformasse in mania, per cui l'elenco delle vittime arrivò a comprendere genitori, figli, zie, zii e vicini. A metà degli anni Venti, Nagyrev si era guadagnato il soprannome di "distretto degli omicidi". In questo periodo si calcola che circa 50 donne fecero uso dell'arsenico per sfrondare l'albero genealogico della loro famiglia. Julia Fazekas era quanto di più vicino a un medico vi fosse nel villaggio e suo cugino era l'impiegato che archiviava tutti i certificati di morte, minando così ogni investigazione fin dall'inizio. Il numero finale delle vittime è ancora sconosciuto, ma la maggior parte dei rapporti indica in 300 la cifra più verosimile di persone uccise in 15 anni di omicidi su larga scala. Le "Fabbricanti di angeli" videro il loro mondo sgretolarsi nel luglio 1929, quando un maestro del coro del vicino villaggio di Tiszakurt accusò la signora Ladislaus Szabo di avergli servito del vino avvelenato. Una lavanda gastrica gli salvò la vita e gli investigatori stavano ancora valutando l'accusa, quando un altro uomo si lamentò per essere stato avvelenato dalla sua "infermiera", la stessa signora Szabo. Quest'ultima fu arrestata e nel tentativo di ottenere clemenza, denunciò un'amica, la signora Bukenoveski, come sua complice. La signora Bukenoveski, a sua volta, fu la prima a fare il nome di di Julia Fazekas. Nel 1924, raccontò, la Fazekas aveva fornito l'arsenico utilizzato per uccidere la madre settantasettenne della Bukenoveski, che fu poi gettata nel Tisza per simulare un annegamento accidentale. La Fazekas fu fermata per essere interrogata e negò tutto risolutamente. Non disponendo di prove concrete, la polizia fu costratta a rilasciarla, ma si mise a sorvegliarla, seguendola in giro per Nagyrev mentre andava ad avvertire le sue clienti, che furono arrestate una per una. Vennero incarcerate trentotto donne sospettate di omicidio e la polizia piombò a casa della Fazekas per prendere il (la..) capobanda. Trovarono la donna morta per una dose della sua stessa medicina, circondata da recipienti pieni di carta moschicida a mollo nell'acqua. Ventisei donne di Nagyrev sospettate furono sottoposte a giudizio a Szolnok, dove otto vennero condannate a morte, sette ebbero l'ergastolo e le altre ebbero pene minori. Tra le condannate vi erano Susannah Olah, una sedicente "strega" che si vantava di addestrare dei serpenti velenosi ad attaccare le sue vittime a letto e faceva a gara con la Fazekas nel vendere "la polvere dell'eredità di zia Susi"; Lydia, sorella settantenne della Olah, che negò con decisione la sua colpevolezza, ma non riuscì a impressionare la giuria; Maria Kardos, che uccise suo marito, un amante e il figlio malaticcio di 23 anni, convincendo il giovane a cantarle una canzone sul letto di morte; Rosalie Sebestyen e Rose Hoyba, condannate per l'omicidio dei loro "noiosi" mariti; Lydia Csery, condannata per l'uccisione dei genitori; Maria Varga, che confessò di aver acquistato il veleno dalla Fazekas per uccidere suo marito, un eroe di guerra rimasto cieco, che si lamentava perché lei portava a casa gli amanti; Juliana Lipke, tra le cui sette vittime si trovavano la suocera, una zia, un fratello, una cognata e il marito, che avvelenò alla vigilia di Natale; infine Maria Szendi, una vera "paladina della liberazione delle donne", [...] che dichiarò alla corte di aver ucciso suo marito perché "riusciva sempre ad averla vinta. E' terribile come gli uomini abbiano tutto il potere". [.....]
Modificato da silverback - 3/1/2005, 18:41 silverback 3/1/2005, 20:08
La prima vedova nera del XX secolo nacque come Brynhild Paulsdatter Storset l'11 novembre 1859, nel piccolo villaggio di pescatori di Sebu, sulla costa occidentale della Norvegia. Figlia di un commerciante che fallì, Brynhild emigrò negli Stati Uniti nel 1881; tre anni dopo si stabilì a Chicago, americanizzando il suo nome in Belle (a volte Bella). Nel 1884, all'età di 25 anni, sposò un immigrato norvegese, Mads Sorenson. La coppia aprì una pasticceria nel 1896, ma il negozio fu distrutto dal fuoco l'anno seguente. Belle disse agli agenti dell'assicurazione che era esplosa una lampada al kerosene e la società pagò la polizza, anche se tra le macerie non venne trovata nessuna lampada. I Sorensen usarono l'imprevista somma di denaro per acquistare una casa, che il fuoco rase al suolo nel 1898, comportando altri pagamenti da parte dell'assicurazione. La "sfortuna" [...] perseguitava la coppia e un'altra casa bruciò prima che trovassero un'abitazione che potesse soddisfare le loro esigenze, ad Alma Street. Così come tutto quello che Belle toccava si riduceva presto in cenere, allo stesso modo la sua famiglia verso la fine degli anni Novanta, cominciò ad assottigliarsi. La prima ad andarsene fu la figlia maggiore, Caroline, nel 1896. Due anni dopo toccò ad Axel, il primo figlio. In entrambi i casi, si disse che i bambini erano stati vittime di "colite acuta", mostrando sintomi che, a ripensarci, avrebbero potuto indicare un avvelenamento. Il 30 luglio 1900, Mads Sorenson morì in casa, mostrando i classici sintomi dell'avvelenamento da stricnina. Belle ammise di aver dato al marito una "polvere", per tentare di "fargli passare il raffreddore", ma il medico di famiglia non richiese l'autopsia. Essendo già in cura per una forma di dilatazione cardiaca, la sua morte fu automaticamente attribuita a cause naturali. La vedova Sorensen riscosse il pagamento dell'assicurazione e se ne andò da Chicago, per stabilirsi appena fuori La Porte, nell'Indiana, con tre figli sotto la propria ala. Due figlie erano sue: Myrtle, nata nel 1897 e Lucy, nata nel 1899. La nuova componente della famiglia, Jennie Olsen, era adottiva, affidata a Belle dai genitori naturali che, a quanto sembra, non volevano più occuparsi di lei. Nell'aprile 1902, Belle sposò un agricoltore norvegese di nome Peter Gunness. Meno resistente del precedente marito, Gunness durò soltanto otto mesi. Il 16 dicembre 1902, egli rimase ucciso quando una pesante griglia per cuocere la carne "cadde" dallo scaffale dove si trovava, fratturandogli il cranio. Dalla loro breve unione nel 1903, nacque un bambino, Philip. Tre anni dopo Jennie Olsen sparì dalla fattoria. Quando i vicini s'informavano, Belle rispondeva che la figlia adottiva era stata mandata "a scuola di buone maniere in California". Rimasta vedova per la seconda volta, con i figli soltanto ad aiutarla a mandare avanti la fattoria, Belle cominciò ad assumere dei vagabondi che lavoravano per qualche tempo e poi, a quanto pare, se ne andavano. Essa iniziò anche a mettere sui giornali di tutto il Midwest degli annunci in norvegese nella rubrica dei cuori solitari, intrattenendo nella sua azienda una serie di potenziali mariti. In qualche modo però, nessuno di loro rispondeva ai requisiti richiesti...e nessuno fu mai rivisto. Il 28 aprile 1908, la proprietà dei Gunness fu completamente distrutta dal fuoco. Gli investigatori, scavando tra le macerie, trovarono nel seminterrato quattro corpi inceneriti; tre erano chiaramente bambini, mentre un quarto - il cadavere decapitato di una donna, privo dunque dell'eventuale prova del cranio - fu ritenuto quanto restava della signora Gunness. Lo sceriffo del luogo arrestò con l'accusa di omicidio e incendio doloso, Ray Lamphere, l'uomo tuttofare alle dipendenze di Belle dal 1906 fino al suo licenziamento nel febbraio 1908. Il caso si complicò il 5 maggio, quando gli investigatori cominciarono a trovare nel ranch dei Gunness altri corpi. Smembrati, avvolti in sacchi di iuta e cosparsi di soda caustica, alcuni ridotti a scheletri, i cadaveri raccontavano la cruda storia di un massacro su larga scala, che continuava da anni. Il numero finale delle vittime è oggetto di perenne controversia. Senza citare le sue fonti, The Guinness Book of World Records, attribuì a Belle sedici vittime riconosciute e altre dodici "possibili". Il rapporto del coroner locale fu più modesto, elencando, oltre ai corpi rinvenuti nel seminterrato, dieci cadaveri di uomini, due corpi di donne e una quantità non specificata di frammenti ossei. I pretendenti di Belle erano stati seppelliti insieme nel letame del recinto dei maiali, mentre le donne erano state sepolte in un giardinetto. Soltanto sei delle vittime furono identificate con certezza. Tra queste Jennie Olsen, ben lontana dalla mitica scuola di buone maniere. I braccianti Eric Gurhold e Olaf Lindblom avevano finito i loro giorni nel recinto dei maiali, insieme agli agricoltori John Moo di Elbow Lake, Minnesota, e Ole Budsberg di Iola, Wisconsin. Questi ultimi avevano entrambi risposto agli annunci di Belle sul giornale e così avevano fatto probabilmente i sei anonimi compagni che ne avevano condiviso il destino. La donna sconosciuta sepolta vicino a Jennie Olsen è un'anomalia, ancora oggi inspiegata. Il coroner aprì un'inchiesta il 29 aprile e le deposizioni dei testimoni si susseguirono fino al primo maggio, dando al caso l'aspetto di una normale udienza preliminare "sul cadavere di Belle Gunness". Dopo il 5 maggio, con la scoperta dei nuovi corpi, i documenti ufficiali cominciarono a descrivere la donna decapitata come "una donna adulta non identificata", lasciando presumere che Belle potesse aver finto la propria morte per fuggire. Una vana ricerca del cranio scomparso iniziò il 19 maggio e portò al rinvenimento della protesi dentale di Belle, completa di denti. Ignorando le varie domande ancora senza risposta, il coroner emise il suo rapporto finale il 20 maggio, dichiarando che Belle Gunness era morta "per mano di uno sconosciuto". Ray Lamphere, dalla sua cella, fu irremovibile nell'affermare che Belle era ancora viva. Il 28 aprile, egli raccontò, dopo che Belle ebbe incendiato la casa, egli l'aveva portata alla stazione ferroviaria di Stillwell, nell'Indiana. La polizia inizialmente prese il suo racconto alla lettera, arrestando una vedova innocente, Flora Heerin, in viaggio da Chicago a New York City, per visitare alcuni parenti. Trascinata giù dal treno a Syracuse e brevemente fermata come Belle Gunness, la signora Heerin si rivalse facendo causa alla polizia di Syracuse per errato arresto. Accusato di quattro omicidi e incendio doloso, il caso di Ray Lamphere andò in giudizio nel novembre 1908. Il 26 novembre, egli fu riconosciuto colpevole soltanto di incendio doloso, facendo intendere dunque che i giurati ritenevano che la morte di Belle non fosse stata provata "al di là di ogni ragionevole dubbio". Nei due anni che sopravvisse in prigione, Lamphere continuò incessantemente a parlare del caso, attribuendo a Belle quarantanove omicidi, sostenendo che essa tra il 1903 e il 1908 aveva ricavato più di 100.000 dollari dalle sue vittime. La donna trovata nel seminterrato, egli sosteneva, era stata trovata in un locale, ingaggiata per la serata e uccisa per fungere da controfigura. Belle aveva promesso che si sarebbe messa in contatto con Lamphere, una volta stabilitasi altrove, ma sembrava aver cambiato programma.. Il primo avvistamento di Belle fu registrato il 29 aprile, sei giorni prima della scoperta alla fattoria dei nuovi corpi. Il capotreno Jesse Hurst era certo che la "signora" Gunness fosse salita sul treno alla stazione di Decatur, nell'Indiana. Giaceva su una barella e sembrava piuttosto sofferente. Forse, ma che dire allora della notizia di un altro avvistamento a La Porte, il 30 aprile? Mentre si trovava in visita presso Almetta Hay, la migliore amica di Belle, un agricoltore locale disse di aver visto la donna scomparsa seduta a bere caffè. Quando Almetta nel 1916 morì, i vicini, rovistando nel disordine del suo tugurio, rinvennero un cranio di donna infilato tra due materassi. Malgrado l'ipotesi che potesse appartenere alla vittima decapitata del seminterrato, la traccia non fu seguita. Nel corso degli anni vi furono altri presunti avvistamenti. Nel 1917, un vicino d'infanzia riconobbe Belle Gunness in una paziente ricoverata all'ospedale di South Bend, dove stava lavorando come infermiere tirocinante. Egli chiamò la polizia, ma Belle era già riuscita a svignarsela prima dell'arrivo dei poliziotti. Nel 1931 un procuratore distrettuale di Los Angeles scrisse allo sceriffo di La Porte, dichiarando che l'imputata di omicidio Esther Carlson - accusata di aver avvelenato August Lindstrom, 81 anni, per motivi di denaro - poteva essere Belle Gunness. La Carlson aveva con sé le fotografie di tre bambini molto somiglianti a lei, ma La Porta non poteva permettersi in tempi di depressione, di mandare all'ovest il suo sceriffo e la sospettata morì di tubercolosi prima del processo, lasciando la questione in sospeso per sempre. Nel 1935, gli abbonati a una rivista della polizia riconobbero nella foto di Belle una notevole somiglianza con la tenutaria di un bordello nell'Ohio. Un detective dilettante, avuta di fronte l'anziana donna e rivoltosi a lei come "Belle", fu colpito dalla veemenza della sua reazione. Poiché continuava tramite amici a occuparsi della faccenda, gli fu insistentemente consigliato di lasciar perdere...ed egli così fece. Se la Gunness effettivamente, come pare, sopravvisse alla sua "morte", essa con Bela Kiss fa parte del ristretto gruppo di assassini/e che - sebbene identificati/e, con prove tali da meritare dei verdetti di colpevolezza - sono riusciti/e a sfuggire all'arresto e vivono dunque anonime esistenze. Il lascito di Belle sono dicerie e una manciata di pessime rime, tra le quali si legge: "E' rossa dell'Indiana la luna Perché Belle forte e cupa era una; E pensa a tutti quegli uomini di Norvegia Che St. Paul mai più rivedranno".
Modificato da silverback - 3/1/2005, 23:28 silverback 3/1/2005, 23:17
Questa sera dedicherò un po' di "spazio" alle GROUPIE, cioè le ammiratrici dei serial killer.. _____________________________________________________
Nonostante la cupa atmosfera di violenza e perversità che circonda i serial killer, essi talvolta esercitano un effetto quasi ipnotico sul "gentil sesso", attirando le groupie in una bizzarra variante della sindrome della celebrità. Il vecchio Charles Manson è famoso per la tenace devozione delle componenti femminili della sua "famiglia" (e di una nuova generazione di fan che crede ostinatamente sia stato incastrato), ma altri assassini se la cavano piuttosto bene per conto loro, senza beneficiare di discepoli già disponibili. In Arizona Charles Schmid - "Il pifferaio pasticcione di Tucson" - aveva il suo seguito ben radicato di teenager al processo in cui fu condannato a morte. Theodore Bundy riceveva numerose lettere d'amore da giovani femmine attraenti, molte delle quali, con le loro lunghe capigliature brune divise nel mezzo, assomigliavano alle sue vittime preferite; scegliendone alla fine una come moglie mentre era in carcere, Bundy sconfisse il tempo e diventò padre di un bambino dal braccio della morte, attraverso l'inseminazione artificiale, prima di essere giustiziato nel 1989. Nel Nevada, Carrol Cole riceveva visite a strazianti poesie d'amore da una donna che aveva la metà dei suoi anni. La presunta fidanzata di John Gacy, due volte divorziata e madre di otto figli, rimediò una serie di apparizioni in alcuni talk-show televisivi, ed entrambi gli "Strangolatori della collina" - Kenneth Bianchi e Angelo Buono - si sono sposati dopo essere stati condannati all'ergastolo. Una ex di Bianchi, Veronica Compton, si guadagnò il carcere per conto suo con l'accusa di tentato omicidio, mentre cercava di liberare il suo amante imitando la tecnica dello strangolatore con un bersaglio casuale, munita di un suo campione di sperma, fatto uscire clandestinamente dalla prigione. La Compton si mise poi con il "Killer del Sunset" Douglas Clark. In una lettera della Compton a Clark, in un esempio classico di eufemismo, hanno trovato scritto:"Il nostro senso dell'umorismo è poco comune. Mi domando perché gli altri non vedano, come noi, gli aspetti necrofili dell'esistenza".. Per ironia della sorte, considerando il suo aspetto fisico e la natura dei suoi crimini, nessun altro psicopatico attirò ammiratrici più ferventi del "Cacciatore della notte" Richard Ramirez, l'adoratore di Satana dall'aspetto cadaverico condannato a morte per 13 omicidi a Los Angeles. Una sorta di fan club assisteva regolarmente a Los Angeles alle sedute del suo processo, durato 14 mesi; alcune delle giovani femmine prendevano appunti ed esprimevano il loro interesse in termini di "ricerche scolastiche", mentre altre ammettevano francamente la loro attrazione nei confronti di Ramirez e del suo satanismo dichiarato. Una di loro confessò alla stampa:"Volete sapere se lo amo? Sì, nel mio modo infantile. Provo una tale pietà per lui. Quando lo guardo, vedo un gran bel ragazzo che si è rovinato la vita perché non ha mai avuto nessuno che lo guidasse". Altre due groupie, una delle quali posava per foto pornografiche, fecero circolare per la prigione della contea delle foto che le ritraevano nude e una delle giovani donne minacciò la rivale - e per ragioni ignote, il presidente degli Stati Uniti...- in violenti attacchi di gelosia. Sposatosi alla fine con una delle sue ammiratrici, un'altra seguace di Satana, Ramirez riceveva anche le visite regolari di una componente della giuria che lo aveva condannato a morte, tardivamente convinta che "Richard non aveva avuto un processo equo". Un caso ancora più significativo..riguarda Henry Lucas e Phyllis Wilcox. Follemente innamorata dello psicopatico con un occhio solo, dopo una lunga corrispondenza e varie visite in carcere, la Wilcox - una donna sposata che ancora oggi vive col marito [...] - si convinse dell'innocenza di Henry e tramò un complotto per liberarlo dal braccio della morte. Dopo essersi procurata una falsa patente e una nuova carta d'identità, la Wilcox si presentò ai media nelle vesti di Frieda Powell, l'ex fidanzata che Lucas aveva in precedenza confessato di aver ucciso nel 1983, quando questa aveva appena 15 anni. L'improvvisa riapparizione della Powell dopo 13 anni naturalmente riempì le pagine dei giornali, ma la polizia seppe presto la verità da vari documenti della Wilcox. Phyllis riuscì ad evitare il carcere con l'accusa di ostacolo alla giustizia, ma il suo stupido tentativo di liberare Lucas fu sventato. Anzi, anche se il suo travestimento avesse avuto successo, la Wilcox non avrebbe ottenuto alcun risultao: Lucas è stato riconosciuto colpevole di dieci omicidi e non è stato il caso della Powell a mandarlo nel braccio della morte.
Modificato da silverback - 3/1/2005, 23:27 davide_v 4/1/2005, 10:48
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A proposito, Davide, e di quelle donne che hanno gestito giri di pedofilia o, come nell'ultimo "scandalo sessuale" dei "turisti-orchi" che andavano con le *adolescenti brasiliane* (ma le donne non maturano prima e più in fretta dei maschi?), di quella *donna* che gestiva gli incontri fra le ragazze ed i turisti, che vogliamo dire?
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Si deve utilizzare lo stesso metro: un bel taglio netto alle ovaie. "Zac e via" come disse non ricordo più chi a proposito dei pedofili maschi.
------------ Kataweb.it:
Pordenone, 02 gen 2005 - 14:39
Partorisce e getta feto in cassonetto, indagata 34enne
Una 34enne di Claut, ricoverata dal 31 dicembre a Pordenone per un'emorragia da parto, è indagata per infanticidio e sospettata di aver gettato il proprio figlio in un cassonetto dei rifiuti, dopo averlo partorito in casa. Le ricerche del feto, intanto, sono riprese anche oggi nell'impianto di raccolta di Aviano, dove confluiscono i rifuiti raccolti nella cittadina friulana. La donna, che non è sposata e ha un lavoro stagionale in una gelateria in Germania, non ha saputo dare spiegazioni del gesto al pm che ieri l'ha interrogata. Non sembra chiarito in particolare se fosse consapevole di essere incinta.
Su La Stampa del 3 gennaio si legge: ".....I sanitari hanno ascoltato le parole di una donna di umili origini, affaticata dal duro impegno di stagionale in Germania, dove vende gelati.....". Infatti è noto che il tedesco medio è particolarmente ghiotto di gelati per cui la produzione nei mesi estivi raggiunge volumi enormi, miliardi di tonnellate al giorno, costringendo le povere gelataie a turni di lavoro massacranti. Come conseguenza i bambini finiscono nei cassonetti. Tutto a causa della golosità teutonica. Il bello arriva ora: ".... Ma c'e' chi non trascura l'ipotesi che la donna non fosse del tutto consapevole della gravidanza in atto" e ancora: "Secondo quanto è trapelato, forse la ragazza aveva notato irregolarità nel ciclo mestruale, ma le aveva ricondotte all'assunzione di alcuni farmaci per curare un trauma a un ginocchio. Poi però sembrava che tutto fosse tornato a posto. Probabilmente aveva avuto delle emorragie, ma non aveva saputo o non aveva saputo dare importanza a questi sintomi" (N.B. : IL BAMBINO ERA DI SETTE MESI !!). Non è la prima volta che sento parlare di una donna che non si accorge di essere incinta. Non fosse per la tragicità del fatto non ci rimarrrebbe altro da fare che ridere a crepapelle una settimana intera. Proprio loro, le Donne, "che solo noi conosciamo il segreto della Vita", "che il nostro corpo è in contatto diretto con la Natura", "che la gravidanza ci trasforma, ci rende ancor più sensibili, ci fa comprendere il senso dell'Esistenza" alla fine non riescono neppure ad accorgersi di aspettare un bambino!! Se queste (sempre più numerose) raprresentano la nostra salvezza allora l'umanità ha bisogno di infiniti "in bocca al lupo".
Modificato da davide_v - 4/1/2005, 11:03 Paolo S. 4/1/2005, 12:40
Davide, riguardo all'autore della proposta di tagliare il pene ai pedofili, credo (ripeto, credo) si trattasse di uno della Lega Nord. In merito alla famosa sensibilita' femminile c'e' veramente da "ammazzarsi" dalle risate... Come fa una donna a non accorgersi di essere incinta?
Modificato da Paolo S. - 4/1/2005, 12:41 Paolo S. 4/1/2005, 12:46
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Questa sera dedicherò un po' di "spazio" alle GROUPIE, cioè le ammiratrici dei serial killer.. _____________________________________________________
Nonostante la cupa atmosfera di violenza e perversità che circonda i serial killer, essi talvolta esercitano un effetto quasi ipnotico sul "gentil sesso", attirando le groupie in una bizzarra variante della sindrome della celebrità. Il vecchio Charles Manson è famoso per la tenace devozione delle componenti femminili della sua "famiglia" (e di una nuova generazione di fan che crede ostinatamente sia stato incastrato), ma altri assassini se la cavano piuttosto bene per conto loro, senza beneficiare di discepoli già disponibili. In Arizona Charles Schmid - "Il pifferaio pasticcione di Tucson" - aveva il suo seguito ben radicato di teenager al processo in cui fu condannato a morte. Theodore Bundy riceveva numerose lettere d'amore da giovani femmine attraenti, molte delle quali, con le loro lunghe capigliature brune divise nel mezzo, assomigliavano alle sue vittime preferite; scegliendone alla fine una come moglie mentre era in carcere, Bundy sconfisse il tempo e diventò padre di un bambino dal braccio della morte, attraverso l'inseminazione artificiale, prima di essere giustiziato nel 1989. Nel Nevada, Carrol Cole riceveva visite a strazianti poesie d'amore da una donna che aveva la metà dei suoi anni. La presunta fidanzata di John Gacy, due volte divorziata e madre di otto figli, rimediò una serie di apparizioni in alcuni talk-show televisivi, ed entrambi gli "Strangolatori della collina" - Kenneth Bianchi e Angelo Buono - si sono sposati dopo essere stati condannati all'ergastolo. Una ex di Bianchi, Veronica Compton, si guadagnò il carcere per conto suo con l'accusa di tentato omicidio, mentre cercava di liberare il suo amante imitando la tecnica dello strangolatore con un bersaglio casuale, munita di un suo campione di sperma, fatto uscire clandestinamente dalla prigione. La Compton si mise poi con il "Killer del Sunset" Douglas Clark. In una lettera della Compton a Clark, in un esempio classico di eufemismo, hanno trovato scritto:"Il nostro senso dell'umorismo è poco comune. Mi domando perché gli altri non vedano, come noi, gli aspetti necrofili dell'esistenza".. Per ironia della sorte, considerando il suo aspetto fisico e la natura dei suoi crimini, nessun altro psicopatico attirò ammiratrici più ferventi del "Cacciatore della notte" Richard Ramirez, l'adoratore di Satana dall'aspetto cadaverico condannato a morte per 13 omicidi a Los Angeles. Una sorta di fan club assisteva regolarmente a Los Angeles alle sedute del suo processo, durato 14 mesi; alcune delle giovani femmine prendevano appunti ed esprimevano il loro interesse in termini di "ricerche scolastiche", mentre altre ammettevano francamente la loro attrazione nei confronti di Ramirez e del suo satanismo dichiarato. Una di loro confessò alla stampa:"Volete sapere se lo amo? Sì, nel mio modo infantile. Provo una tale pietà per lui. Quando lo guardo, vedo un gran bel ragazzo che si è rovinato la vita perché non ha mai avuto nessuno che lo guidasse". Altre due groupie, una delle quali posava per foto pornografiche, fecero circolare per la prigione della contea delle foto che le ritraevano nude e una delle giovani donne minacciò la rivale - e per ragioni ignote, il presidente degli Stati Uniti...- in violenti attacchi di gelosia. Sposatosi alla fine con una delle sue ammiratrici, un'altra seguace di Satana, Ramirez riceveva anche le visite regolari di una componente della giuria che lo aveva condannato a morte, tardivamente convinta che "Richard non aveva avuto un processo equo". Un caso ancora più significativo..riguarda Henry Lucas e Phyllis Wilcox. Follemente innamorata dello psicopatico con un occhio solo, dopo una lunga corrispondenza e varie visite in carcere, la Wilcox - una donna sposata che ancora oggi vive col marito [...] - si convinse dell'innocenza di Henry e tramò un complotto per liberarlo dal braccio della morte. Dopo essersi procurata una falsa patente e una nuova carta d'identità, la Wilcox si presentò ai media nelle vesti di Frieda Powell, l'ex fidanzata che Lucas aveva in precedenza confessato di aver ucciso nel 1983, quando questa aveva appena 15 anni. L'improvvisa riapparizione della Powell dopo 13 anni naturalmente riempì le pagine dei giornali, ma la polizia seppe presto la verità da vari documenti della Wilcox. Phyllis riuscì ad evitare il carcere con l'accusa di ostacolo alla giustizia, ma il suo stupido tentativo di liberare Lucas fu sventato. Anzi, anche se il suo travestimento avesse avuto successo, la Wilcox non avrebbe ottenuto alcun risultao: Lucas è stato riconosciuto colpevole di dieci omicidi e non è stato il caso della Powell a mandarlo nel braccio della morte.
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eh eh eh...sara' un caso che parecchie donnicciole sono attratte sia dai figli di "buona donna" che da certi criminali??... Sara' un caso che gli uomini gentili, educati e sensibili se la prendono molto spesso nel didietro??... (Ho scritto "molto spesso" non "sempre"; pero'...). Non credo, non credo proprio... Cmq, caro Silver, le notizie che hai riportato sono veramente interessanti...molto interessanti... silverback 4/1/2005, 19:55
I delitti a Manor House cominciarono con un giochino. All'inizio le omicide decisero di scegliere le loro vittime in base all'alfabeto: le iniziali dei loro nomi dovevano formare la parola MURDER, uno scherzo riservato alla polizia. Il caso volle, però, che le donne anziane inizialmente selezionate fossero ancora troppo combattive, per cui le criminali dovettero cambiare la loro strategia. Poco importa. Alla fine esse riuscirono a trovare facili prede per soddisfare il loro desiderio omicida. Nata nel 1963, Gwen Graham è originaria della California, creciuta a Tyler, nel Texas. "Tranquilla e rispettosa" con gli insegnanti, "aveva sempre un'espressione triste sul viso". Negli anni successivi essa dichiarò che la sua tristezza era dovuta alle molestie del padre, ma l'accusa, che egli respinge, non fu mai provata in tribunale. Dopo il trasferimento nel Michigan nel 1986, Graham trovò lavoro come aiuto infermiera all'Alpine Manor Nursing Home di Walker, un sobborgo di Grand Rapids. Diretta superiore della Graham all'Alpine Manor era la ventiquattrenne Cathy Wood. Sposatasi ancora adolescente, la Wood, rimasta sola e senza amici a Grand Rapids, era ingrassata fino a pesare oltre 200 chili, dopo il fallimento del suo matrimonio durato sette anni. Assunta all'Alpine Manor nel luglio del 1985, fu presto promossa supervisore delle aiuto infermiere, ma la sua vita sociale rimase vuota fino a quando non conobbe Gwen Graham sul lavoro. La loro amicizia presto si trasformò in una relazione lesbica e la Wood cominciò a buttar via chili e a godersi il turbinio dei bar gay, delle feste, del sesso casuale. La Graham restava comunque l'oggetto della sua dedizione principale e verso la fine del 1986 le due donne si promisero solennemente amore eterno, qualunque cosa fosse accaduta. Gwen affrontò l'argomento dell'omicidio premeditato nell'ottobre di quell'anno, ma la sua amante pensava che si trattasse soltanto di un gioco. Durante i loro rapporti, Gwen aveva preso il vezzo di legare Cathy e di soffocarla fino a farla tremare, al limite dello svenimento. Cathy avrebbe forse voluto lamentarsi per il gioco, ma tenne le proteste per sé. Lentamente, essa imparò che il dolore e il piacere possono essere le due facce della stessa eccitante medaglia. Gli omicidi di Alpine Manor riguardarono un periodo di tre mesi, dal gennaio all'inizio di aprile 1987. Il piano iniziale di Gwen, il "giochino" di MURDER, andò in fumo quando le vittime prescelte opposero una tale resistenza che fu costretta a rinunciare. Nonostante i suoi tentativi falliti di omicidio, non vi fu alcuna querela. Sia la Wood che la Graham ottenevano rapporti esemplari da parte dei superiori ed erano "molto apprezzate" dalle pazienti in reparto. In futuro, decise Gwen, avrebbe scelto soltanto donne di età troppo avanzata per opporre resistenza. La sua amante stava di guardia, in un punto dal quale poteva tenere d'occhio la scena del crimine e al tempo stesso la postazione delle infermiere, pronta a deviare chiunque si fosse trovato a passare troppo vicino mentre la Graham soffocava le sue vittime premendole un asciugamano sul viso. A volte la pura eccitazione suscitata dall'atto di uccidere era tale, che esse si ritiravano subito in una stanza vuota per fare sesso mentre il ricordo era ancora fresco. In molti casi Gwen si teneva un "souvenir": un calzino o un fazzoletto, una spilla, una dentiera. L'omicidio era un affare rischioso, ma le amanti assassine sembravano godersi la situazione, vantandosi delle loro vittime con le colleghe, che liquidavano i loro commenti come "battute schifose". Almeno tre aiuto infermiere videro la mensola dei souvenir nell'abitazione che la Wood e la Graham dividevano, ma nessuna prese seriamente i loro racconti gongolanti di omicidi...fino a un certo punto. Nell'aprile 1987, la luna di miele tra la Wood e la Graham finì. Cathy si rifiutò di uccidere personalmente chiunque "come prova del suo amore" e a soccorrerla intervenne di lì a breve il suo trasferimento in un altro reparto. In quel periodo, Gwen trascorreva il suo tempo con Heather Barager, un'altra lesbica, con la quale alla fine fece il viaggio di ritorno in Texas, lasciando Cathy allo sbando. Si arrivò ad agosto e Cathy disse tutto al suo ex marito, ma Ken Wood temporeggiò per altri quattordici mesi prima di chiamare la polizia. Gwen Graham, nel frattempo, era andata a lavorare al Mother Frances Hospital di Tyler, rimanendo in contatto con Cathy per telefono. La polizia di Grand Rapids all'inizio non credette alla storia di Ken Wood. Nel primo trimestre del 1987 all'Alpine Manor erano morte quaranta pazienti, tutte di morte naturale, anche se a pensarci bene otto casi sembravano diversi. Tre di questi furono esclusi dai detective, rimase dunque un elenco che comprendeva Marguerite Chambers, 60 anni; Edith Cole, 89; Myrtle Luce, 95; Mae Mason, 79 e Belle Burkhard, 74. In nessun caso vi era la dimostrazione scientifica che si fosse trattato di un omicidio, ma le dichiarazioni di Ken Wood e le riflessioni dei dipendenti dell'istituto bastarono a creare il caso. Entrambe le donne furono arrestate nel dicembre 1988, la Wood fu trattenuta senza cauzione a Grand Rapids per l'omicidio della Cole e della Chambers. In Texas, dove le notizie sull'indagine in corso nel Michigan erano già costate il posto a Gwen, una cauzione di un milione di dollari fu sufficiente per tenerla in prigione. La battaglia sull'estradizione si protrasse e la Graham presto rinunciò alle manovre legali, tornando nel Michigan per affrontare di sua spontanea volontà le accuse a suo carico. Il personale dell'Alpine Manor fu "sopraffatto" dalla notizia degli arresti, anche se qualcuno ricordava Gwen come un tipo "imprevedibile", accennando casualmente al temperamento focoso della Graham. Le ex aiuto infermiere Deborah Kidder, Nancy Harris, Lisa Lynch, Dawn Male e Russell Thatcher considerarono in modo diverso le "battute schifose" e i souvenir che erano riuscite a ignorare mentre delle vite umane erano in pericolo. Al processo, tutte e cinque deposero contro Gwen Graham per la pubblica accusa, mentre Cathy Wood diventò da un giorno all'altro il testimone più importante dello Stato. Nel settembre 1989 l'ammissione di colpevolezza per omicidio di secondo grado risparmiò alla Wood l'ergastolo, facendole ottenere una condanna da venti a quarant'anni. In cambio della relativa clemenza, tre mesi dopo depose contro la Graham, decidendo così le sorti della sua ex amante. Oltre alle cinque vittime assassinate, disse Cathy, Gwen cercò di soffocare almeno altre cinque donne che sopravvissero. La confessione decisiva al marito da parte della Wood era stata dettata più che dal senso di colpa, dal timore che la Graham continuasse a uccidere nel suo nuovo posto di lavoro nell'ospedale texano, questa volta scegliendo dei bambini come vittime. "Quando ammazzava quelle persone all'Alpine e io non facevo niente", disse la Wood alla corte, "era molto brutto. Ma quando mi chiamò per dirmi quanto avrebbe desiderato uccidere un bambino, ho pensato che dovevo fermarla in qualche modo. Sapevo che lavorava in un ospedale laggiù. Disse che voleva prendere uno dei bambini e lanciarlo contro una finestra. Dovevo fare qualcosa. Non m'importava più di me stessa". L'avvocato della Graham cercò di ritrarre la Wood come una bugiarda gelosa e vendicativa, che aveva montato l'accusa contro di lei, facendone "l'agnello sacrificale", ma i giudici non furono di questo avviso. Essi deliberarono per sette ore prima di giudicare Gwen colpevole di cinque omicidi di primo grado e di complotto in omicidio di primo grado. Il 2 novembre 1989 la Graham fu condannata a sei ergastoli senza possibilità di libertà condizionale.
Modificato da silverback - 4/1/2005, 20:08 silverback 5/1/2005, 02:07
Nata come Lofie Louise Preslar a Bienville, in Louisiana, una delle principali vedove nere d'America era figlia dell'editore di un giornale di rilievo. Frequentò le migliori scuole private di New Orleans, dove diventò famosa per le sue avventure sessuali. Espulsa da un esclusivo collegio, Louise tornò a casa a Bienville e si diede alla ricerca del piacere. Nel 1903 sposò Henry Bosley, un commesso viaggiatore, seguendolo nei suoi spostamenti. Mentre si trovava per lavoro a Dallas, nel Texas, nell'estate del 1906, Henry sorprese sua moglie a letto con un petroliere locale e, distrutto dal dolore, si uccise due giorni dopo. Louise vendette la proprietà di Henry e si trasferì a Shreveport, dove si mise a fare la prostituta fino a quando non poté permettersi il viaggio fino a Boston. Il drammatico cambio di situazione non sconvolse affatto Louise. La sua occupazione era sempre la stessa e come prostituta che girava per le case, diventò la prediletta della locale aristocrazia. Oltre a ciò, rubava i gioielli delle mogli assenti dei suoi ricchi clienti, vendendo quelli che decideva di non tenere per sé. Col tempo si spinse troppo in là e fu scoperta. Minacciata di denuncia, si ritirò a Waco, in Texas, dove riuscì a conquistare Joe Appel, un petroliere ben noto per i diamanti che montava sugli anelli, sulle fibbie delle cinture e persino sui bottoni dei vestiti. Una settimana dopo che aveva incontrato Louise per la prima volta, Joe fu trovato morto con un proiettile in testa, mentre i diamanti erano spariti. Convocata davanti a una giuria per le indagini preliminari, Louise ammise di aver sparato ad Appel per "autodifesa". Il petroliere aveva cercato di violentarla - dichiarò - e lei era stata costretta ad agire di conseguenza. Nessuno si ricordò dei gioielli mancanti e i membri della giuria applaudirono apertamente quando venne lasciata libera. Nel 1913 a Dallas, mentre la buona sorte e il denaro stavano per esaurirsi, Louise sposò un dipendente di un albergo del posto, Harry Faurote. Quello di Louise fu principalmente un matrimonio di convenienza e il comportamento apertamente adultero della sposa spinse Faurote a impiccarsi nel seminterrato dell'albergo. Trasferitasi a Denver nel 1915, Louise sposò Richard Peete, un venditore porta a porta. Nel 1916 gli diede una figlia, ma le magre entrate di Peete non erano all'altezza dei suoi standard, così nel 1920 se ne andò da sola a Los Angeles. Qui, mentre era alla ricerca di una casa in affitto, Louise conobbe il dirigente minerario Jacob Denton. Questi aveva una casa da affittare, ma si convinse presto a tenere per sé la proprietà per andare a convivere con Louise. Dopo molte settimane di infuocati rapporti, Louise chiese a Denton di sposarla, ma egli rifiutò. Fu un "errore" fatale. Facendo buon viso davanti al rifiuto, Louise ordinò al custode di Denton di scaricare una tonnellata di terra nel seminterrato, dove aveva progettato di "far crescere funghi", il piatto preferito di Denton, come prelibato regalo per il suo amante. Quando Denton sparì il 30 maggio 1920 non era cresciuto nessun fungo, ma Louise aveva molte spiegazioni per i visitatori curiosi. Innanzitutto, diceva loro che l'uomo aveva litigato con "una donna, una spagnola dall'aspetto", che si era infuriata e gli aveva fatto a pezzi un braccio con una spada. Nonostante fosse riuscito a sopravvivere, raccontava, il povero Jacob era così imbarazzato dal suo handicap da chiudersi in una volontaria reclusione! Incalzata dall'avvocato di Denton, revisionò la storia e vi aggiunse una gamba amputata; l'uomo d'affari scomparso sarebbe tornato in circolazione solo quando si fosse sentito a suo agio, dopo l'innesto di un arto artificiale. Incredibilmente, questi racconti tennero tutti a distanza per molti mesi mentre la "signora Denton" dava una serie di feste lussuriose a casa del suo amante assente. A settembre l'avvocato di Denton si fece sospettoso e chiamò la polizia per perquisire la casa. Dopo aver scavato per un'ora nel seminterrato emerse il cadavere di Denton, con un proiettile nella testa. I detective cominciarono a dare la caccia a Louise e la ritrovarono a Denver, dove aveva ripreso una tranquilla vita familiare accanto a Richard Peete. Riconosciuta colpevole di omicidio nel gennaio 1921, Louise ebbe una condanna all'ergastolo. All'inizio Louise scrisse fedelmente al marito Richard, ma la lontananza non aumentò il suo affetto per l'uomo che si era lasciata alle spalle. Nel 1924, dopo che molte sue lettere non avevano avuto risposta, Peete si uccise. Il direttore di San Quintino, Clinton Duffy, una volta descrisse Louise come una donna "da un'aria d'innocente dolcezza che nascondeva un cuore di ghiaccio". Si disse che le piaceva vantarsi degli amanti che aveva spinto ad uccidersi e che aveva a cuore in modo speciale il suicidio di Richard: dimostrava che nemmeno le mura della prigione potevano contenere il suo fascino letale. Nel 1933 Louise fu trasferita da San Quintino al carcere di Tehachapi e sei giorni dopo, al suo decimo tentativo di ottenere la libertà condizionale, fu rilasciata dal carcere. La sua scarcerazione era dovuta in buona parte all'intercessione di un'operatrice sociale, Margaret Logan, e di suo marito Arthur. In libertà condizionale sotto la vigilanza della signora Latham a Los Angeles, a Louise fu consentito di chiamarsi Anna Lee, dal nome della sua star del cinema preferita. Durante la seconda guerra mondiale trovò lavoro in una mensa militare; nel 1942 un'anziana collega scomparve inspiegabilmente e la sua casa fu trovata nel più completo disordine. I detective andarono a trovare Anna Lee, la persona più vicina alla donna scomparsa, ma fu loro risposto che essa era morta per le ferite riportate in una caduta. Con un atteggiamento che potrebbe essere eufemisticamente definito di gigantesca negligenza, credettero alla storia, senza mai preoccuparsi di controllare il passato di Anna o di ottenere un certificato di morte. La premurosa signora Latham morì nel 1943 e Louise fu affidata alla custodia dei Logan. Nel maggio 1944 sposò Lee Judson, un anziano direttore di banca, e il 30 maggio Margaret Logan scomparve senza lasciare tracce: Louise raccontò all'anziano marito di Margaret che lei era in ospedale e non era in grado di ricevere visite. Verso la fine di giugno Louise aveva convinto le autorità che Arthur era pazzo; egli venne rinchiuso in un manicomio statale, dove morì sei mesi dopo. Per risparmiarsi le spese del funerale, Louise mise il cadavere a disposizione della facoltà di medicina. Louise si trasferì a Judson a casa dei Logan, dove però non tutto era a posto. In poco tempo il marito scoprì il buco di un proiettile in una parete, un tumulo di terra sospetto nel giardino e una polizza d'assicurazione in cui si nominava Louise unica beneficiaria di Margaret Logan. Malgrado ciò, Judson non disse nulla, e toccò alla stessa Louise svelare il groviglio di inganni. Nel dicembre 1944 l'ufficiale incaricato di sorvegliare la libertà condizionale di Louise si era insospettito per i rapporti regolari, presentati con la firma incerta di Margaret Logan, troppo lusinghieri nei confronti della vigilata. Poco prima di Natale la polizia fece irruzione a casa dei Logan, spingendo finalmente Lee Judson ad esporre i suoi sospetti. In giardino fu disseppellito il corpo di Margaret Logan, al che Louise fu pronta con un'altra delle sue fandonie. Questa volta, il decrepito Arthur Logan era diventato improvvisamente pazzo, picchiando a morte la moglie in un attacco di follia. Terrificata all'idea di attirare i sospetti per via dei suoi precedenti, Louise aveva seppellito il cadavere e aveva temporeggiato per un mese prima di fare internare Arthur. Louise non fu creduta e fu accusata dell'omicidio di Margaret, mentre la morte del marito fu registrata come accessoria. Prosciolto il 12 gennaio 1945, Judson si uccise il giorno dopo, gettandosi dal tredicesimo piano di un edificio di uffici a Los Angeles. Louise, fu notato, sembrò soddisfatta della sua reazione alla loro separazione. Riconosciuta colpevole di omicidio di primo grado da una giuria che comprendeva undici donne, Louise questa volta fu condannata a morte. I suoi appelli furono respinti ed essa fu giustiziata nella camera a gas del carcere di San Quintino l'11 aprile 1947.
Modificato da silverback - 5/1/2005, 02:14 silverback 7/1/2005, 12:19
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronach...06/varese.shtml davide_v 22/1/2005, 22:50
La Stampa, 22 gennaio pagina 7
"La più alta in grado una donna capitano"
Cinque danesi rinviati a giudizio per abusi sui prigionieri durante gli interrogatori
La magistratura militare ha rinviato a giudizio cinque componenti delle forze armate danesi che si sarebbero macchiati di abusi ai danni dei prigionieri iracheni, mentre prestavano servizio nella zona di Bassora. La più alta in grado è Annemete Hommel, capitano della riserva, richiamata in patria lo scorso luglio prima della scadenza della sua missione, dietro denuncia dei colleghi di reparto. La procura militare ha accertato che durante gli interrogatori l'ufficiale maltrattava i prigionieri, li costringeva a assumere posizioni che procuravano sofferenza, negava loro acqua e cibo e gli impediva di usare il bagno. Il contingente danese è composto di 500 uomini.
Repubblica.it:
Milano, il corpo era in un sacchetto di plastica aveva il cordone ombelicale tagliato
Neonata morta abbandonata in una cabina telefonica
MILANO,19 GENNAIO 2005 - L'hanno messa in un sacchetto di plastica e abbandonata in una cabina telefonica. Pochi minuti dopo la sua nascita una bambina, dalla carnagione sicuramente bianca, è stata trovata morta questa notte intorno alle 2,30 da una guardia giurata in una cabina telefonica di corso di Porta Vittoria 16 a Milano. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, ma della madre nessuna traccia.
Non è ancora chiaro, secondo i carabinieri, se la neonata sia venuta alla luce viva o morta. Il primo esame del medico legale, infatti, non è stato sufficiente per questo accertamento. Toccherà all'autopsia stabilirlo. Di certo, secondo i militari, che indagano sul caso, la neonata è stata partorita non molto tempo prima in un altro luogo e poi portata lì: aveva il cordone ombelicale tagliato e la placenta in un altro sacchetto, di fianco.
Il luogo in cui è stato trovato il corpicino si trova a pochi metri dal Palazzo di giustizia ed è di fronte a un ufficio postale.
A fare la scoperta sono stati due nordafricani, che alle 2 sono andati nella cabina per una telefonata: quando hanno visto il sacchetto si sono spaventati (uno di loro è anche irregolare) e si sono allontanati.
Poi, però, all'altezza del Tribunale, quando hanno incrociato l'auto di un vigilante, l' hanno fermata chiedendo aiuto. E' stata la guardia giurata, a quel punto, a chiamare il 112.
La neonata è di carnagione chiara: nessun altro indizio, al momento, aiuterebbe a capire chi possa essere la madre.
Gli investigatori hanno acquisito le cassette dell'impianto di videoregistrazione dell'ufficio postale, la cui telecamera esterna potrebbe, forse, aver inquadrato chi ha portato il sacchetto nella cabina telefonica. davide_v 27/1/2005, 09:46
Corriere.it:
Dramma familiare a Piossasco, nel torinese
Ferisce la figlia a coltellate e poi si uccide
Emanuela Bosio, di 36 anni, soffriva di crisi depressive. La bimba di tre mesi è ricoverata in gravi condizioni
PIOSSASCO (TORINO) - Ha tentato di uccidere la figlia di tre mesi e poi si è uccisa. È successo, in via Saluzzo, a Piossasco, grosso centro alle porte di Torino. La donna ha compiuto il folle gesto con un coltello. A trovare madre e figlia è stato il marito, che ha subito chiamato il 118. La bambina è stato subito ricoverata in gravi condizioni all'ospedale Regina Margherita di Torino, per la donna invece non c'è stato nulla da fare. Si sta occupando del caso la compagnia dei carabinieri di Moncalieri. La bimba, colpita più volte al torace con un coltello da cucina mentre giaceva nella culla, si chiama Giulia e ha tre mesi e mezzo. Ora si trova all' ospedale infantile Regina Margherita, dove verrà sottoposta a intervento chirurgico.
CRISI DEPRESSIVA - La madre è Emanuela Bosio, 36 anni, sposata con un uomo che lavora a Torino. Secondo le prime informazioni soffriva di una profonda crisi depressiva originata dal parto, e negli ultimi giorni con lei era andata a vivere la madre. Emanuela, però, verso le dodici, in preda a un raptus, ha cacciato la donna da casa e ha colpito la figlioletta: poi, con lo stesso coltello, si è tolta la vita. Ad aggravare ulteriormente la tragedia vi è l'incidente capitato al padre di Emanuela, Bartolomeo, che nel tentativo di entrare nell'appartamento passando per una finestra è caduto e ha riportato un grave trauma cranico: l'uomo è stato trasportato all' ospedale di Pinerolo (Torino) per essere operato.
24 gennaio 2005
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronach.../coltello.shtml maxine 27/1/2005, 16:59
Queste cronache che a più riprese inviate capisco possano lasciare allibiti e facciano venire la tentazione di dare dei giudizi ma credo che queste situazioni estreme debbano essere valutate di chi ne ha le capacità e le competenze ed esulano dalla questione maschile. Che le donne sono teneri angeli del focolare è sicuramente discutibile ma non sono queste le prove da portare a carico.... è come se io vi elencassi gli innumerovoli casi di stupro che avvengono a danno delle donne come testimonianza a favore della " cattiveria " maschile .... ! Aberrazioni ne avvengono sicuramente da ambo le parti ma non le si possono prendere come metro di valutazione credo... silverback 27/1/2005, 18:20
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ma non sono queste le prove da portare a carico....
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Tu dici, maxine?
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è come se io vi elencassi gli innumerevoli casi di stupro che avvengono a danno delle donne come testimonianza a favore della " cattiveria " maschile .... !
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Maxine, non ce n'è alcun bisogno. In primis perché ne siamo a conoscenza, in secundis perché a questo pensano già i mass media ogni giorno. tyrtix 27/1/2005, 22:13
Infatti maxine, questi articoli rispecchiano soltanto la miriade di situazioni che non vengono rese pubbliche in maniera esemplare come invece spessi si fa con quelle lato maschile... è, se vuoi, solo una controcronaca per far capire che la cattiveria non è solo maschile (e credimi, tante persone non credono possibile che le donne siano il maggior numero di sfruttatrici della pedofilia...). Infatti, noterai che raramente postiamo sotto i link dei commenti perchè... si commentano da sè gli articoli. davide_v 29/1/2005, 12:16
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Infatti maxine, questi articoli rispecchiano soltanto la miriade di situazioni che non vengono rese pubbliche in maniera esemplare come invece spessi si fa con quelle lato maschile... è, se vuoi, solo una controcronaca per far capire che la cattiveria non è solo maschile (e credimi, tante persone non credono possibile che le donne siano il maggior numero di sfruttatrici della pedofilia...). Infatti, noterai che raramente postiamo sotto i link dei commenti perchè... si commentano da sè gli articoli.
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Esattamente; è proprio questo lo scopo. Maxine, possibile che non lo avessi capito? Dubito... Sono piu' propenso a pensare che questi fatti di cronaca ti diano fastidio in quanto donna e che tu stia cercando di spazzarli sotto il tappeto (ad esempio quando dici che esulano dalla questione maschile) come fanno la gran parte dei media. La questione maschile passa anche attraverso la demolizione dei luoghi comuni a senso unico che ci bombardano quotidianamente, come scritto nel primo post di questo thread e in quello che lo ha originato (vedere Zapatero in Off Topic).
Modificato da davide_v - 29/1/2005, 12:17 Barnart 30/1/2005, 12:35
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La questione maschile passa anche attraverso la demolizione dei luoghi comuni a senso unico che ci bombardano quotidianamente, come scritto nel primo post di questo thread e in quello che lo ha originato (vedere Zapatero in Off Topic).
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Altroché, Davide.
Il femminismo è filosofia, prassi, arte, leggi, giurisprudenza, costumi, credenze, interpretazioni, racconti e luoghi comuni. Luoghi comuni, cioè: modo universale di leggere la realtà. E la realtà letta è questa: ciò che è male è maschile e ciò che è maschile è male.
Rino ventiluglio 10/2/2005, 11:53
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronach...o/09/punk.shtml Aveva una cresta da punk. Dimessa dopo un intervento chirurgico Usa, ragazza di 16 anni scotennata da un'amica Aggredita da una 26enne con un coltello di 10 centimetri. Il movente è la gelosia: frequentavano lo stesso gruppo
NEW YORK - Una ragazzina di 16 anni dell'Idaho è stata scotennata con un coltello da dieci centimetri. La polizia ha fermato l'amica che l'aveva fatto per vendicarsi, Marianne Dahle, 26 anni, che si era costituita al commissariato della contea di Ada. La vittima prima dell'aggressione aveva la testa rasata con una cresta punk. E' stata dimessa dall'ospedale dopo un intervento chirurgico. La polizia ha trovato lo «scalpo» poco distante dal luogo dell'attacco, ma i medici non hanno potuto far nulla per riattaccarlo al cuoio capelluto. Marianne Dahle frequentava lo stesso gruppo di punk della ragazza aggredita e avrebbe agito per gelosia o per vendetta. 09 febbraio 2005
(IMG: http://www.corriere.it/Hermes%20Foto/2005/02/09/0IBNUROP--130x150.jpg) Marianne Dahle, 26 anni: ha «scalpato» una 16enne (Ap)
Modificato da ventiluglio - 10/2/2005, 12:34 davide_v 15/2/2005, 13:29
Corriere.it, 15 febbraio:
Un'ambiente familiare assai degradato
Pedofilia, quattro arresti a Lecce
Una delle donne fermate è la madre delle due bambine coinvolte nelle violenze
LECCE - Una coppia di giovani conviventi di 23 e 24 anni, una donna di 41 anni e un uomo di 53 sono stati arrestati nel Salento dai carabinieri con l'accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di due bambine di otto e dieci anni. La donna di 41 anni - a quanto si è saputo - è la madre delle due piccole.
Gli arresti sono stati fatti in esecuzione di provvedimenti restrittivi disposti dal gip del tribunale di Lecce Vincenzo Scardia, su richiesta del pm Paola Gugliemi. Le violenze, secondo gli investigatori, sono maturate in un ambiente familiare assai degradato nel quale le piccole hanno anche subito maltrattamenti. I quattro arrestati sono stati rinchiusi nel carcere leccese di Borgo San Nicola
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronach...pedofilia.shtml ventiluglio 16/2/2005, 08:34
http://www.repubblica.it/2005/b/sezioni/es.../hamburger.html
Missouri, dopo due mesi la bambina confessa l'omicidio L'imputata è ricoverata in ospedale per cure psichiatriche 12 anni, strozza la sorellina di 9 Avevano litigato per un hamburger
ST. LOUIS (Missouri) - Una bambina di 12 anni di St. Louis, nel Missouri, ha confessato alla polizia di aver strozzato la sorellina di nove anni dopo una lite per un hamburger. Lo ha reso noto l'ufficio legale della città, affermando che solo ora è riuscito a determinare la causa di morte della bimba il cui corpo senza vita era stato trovato disteso sul pavimento di casa il 22 dicembre scorso. Le autorità sono riuscite a stabilire la causa solo dopo la confessione della sorella più grande, resa inizialmente a un'assistente sociale dell'ospedale dove è ricoverata per problemi psichiatrici. La ragazzina è stata incriminata lunedì. Le autorità non hanno rivelato l'identità della vittima nè della presunta omicida, ma hanno ammesso che il movente dell'assassinio è stata una banale lite per un hamburger. (16 febbraio 2005)
Modificato da ventiluglio - 16/2/2005, 08:37 silverback 23/2/2005, 00:31
A proposito di serial killer in versione femminile... _______________________________________________________________________
Nata nel 1875 in un piccolo villaggio di pescatori della Francia settentrionale, Jeanne Weber se ne andò da casa diretta a Parigi all'età di 14 anni, facendo umili lavori fino al matrimonio nel 1893. Suo marito era un alcolizzato e nel 1905, dopo la morte recente di due dei loro tre figli, anche Jeanne cominciò a bere molto e si trasferì in un misero caseggiato popolare di Parigi con il marito e il figlio di sette anni. Il 2 marzo 1905 la Weber stava facendo la baby sitter per sua cognata quando una delle due figlie della donna, la piccola Georgette di 18 mesi, improvvisamente "si ammalò" e morì. Alcuni strani lividi sul collo furono ignorati dai medici che la visitarono e Jeanne fu di nuovo chiamata l'11 marzo. Suzanne di 2 anni non sopravvisse alla sua visita ma il dottore attribuì la causa della seconda morte a inspiegabili "convulsioni". Il 25 marzo la Weber stava occupandosi dei bambini del fratello quando una nipote, Germaine di 7 anni fu colta da un improvviso attacco di "soffocamento", con la comparsa di segni rossi sulla gola. La bambina sopravvisse all'episodio ma fu meno fortunata il giorno dopo quando tornò zia Jeanne. La difterite fu indicata come causa della sua morte e di quella del figlio della Weber, Marcel, appena quattro giorni dopo. Ancora una volta i segni evidenti di strangolamento furono ignorati. Il 5 aprile 1905 la Weber invitò a pranzo due sue cognate, restando a casa con il nipote Maurice di 10 anni mentre le altre donne uscivano a fare spese. Tornarono prima del previsto e trovarono Maurice rantolante sul letto, con la gola chiazzata dai lividi e Jeanne in piedi accanto a lui con un'espressione da folle sul viso. Formalmente imputata, il processo alla Weber cominciò il 29 gennaio 1906, con la dichiarazione da parte della pubblica accusa di otto omicidi (tra cui quelli dei tre bambini della Weber e di altri due bambini - Lucie Aleandre e Marcel Poyatos - deceduti mentre erano affidati a lei). La Weber fu accusata di aver ucciso il figlio a marzo per allontanare i sospetti, ma i giurati respingevano la terribile ipotesi di fronte a una madre addolorata, e la Weber fu prosciolta il 6 febbraio. Quattordici mesi dopo, il 7 aprile 1907, un medico di Villedieu fu chiamato a casa di un contadino di nome Bavouzet. Egli fu accolto da una baby sitter, una certa Madame Moulinet, che lo condusse al lettino dove Auguste Bavouzet di nove anni giaceva morto, con la gola piena di lividi. Causa della morte:"convulsioni". Ma il dottore cambiò la sua diagnosi il 4 maggio quando si scoprì che Madame Moulinet era Jeanne Weber. Trattenuta in carcere per essere processata, la Weber fu liberata in dicembre dopo che una seconda autopsia attribuì la morte del ragazzo alla febbre tifoidea. La Weber sparì rapidamente, per ricomparire poi come inserviente all'ospedale dei bambini di Faucombault, e spostarsi poi da lì in un istituto per l'infanzia abbandonata di Orgeville, gestito da amici che cercavano di "compensare i torti che la giustizia aveva inflitto a una donna innocente". Prestando servizio come Marie Lemoine, la Weber lavorava da meno di una settimana quando fu sorpresa nell'istituto a strangolare un bambino. Imbarazzati dalla loro stessa ingenuità i proprietari la licenziarono in fretta e l'"incidente" fu tenuto nascosto. Tornata a Parigi, la Weber fu arrestata per vagabondaggio e rinchiusa per qualche tempo nel manicomio di Nantere, ma i dottori la dichiararono sana di mente e la fecero uscire. Jeanne si diede alla prostituzione, prendendosi nel frattempo un amante con il quale l'8 maggio andò a vivere in una pensione di Commercy. Poco tempo dopo Jeanne fu scoperta mentre strangolava il figlio dell'albergatore, Marcel Poirot di 10 anni, con un fazzoletto insanguinato. Il padre della vittima dovette colpirla a pugni in faccia per ben tre volte con tutta la sua forza, prima che si decidesse a lasciare la presa del corpo senza vita. Fermata in attesa di processo per nuove accuse di omicidio, la Weber fu giudicata inferma di mente il 25 ottobre 1908, e internata in un manicomio di Mareville. Ritenuta responsabile di almeno dieci omicidi, "L'Ogresse de la Goutte d'Or" sopravvisse due anni in cattività, prima di strangolare se stessa nel 1910. silverback 23/2/2005, 01:15
Nata nel 1892 a Montella, in provincia di Avellino, Leonarda Cianciulli (nota come "la saponificatrice di Correggio") ebbe un'infanzia difficile e quando si sposò restò incinta dodici volte, ma otto figli morirono. La Cianciulli disse che i piccoli perirono in seguito al malocchio lanciatole dalla madre il giorno del suo matrimonio. A seguito del terremoto abbattutosi, nel 1939, in Irpinia, si trasferì con la famiglia in Emilia, a Correggio. In breve, dopo essersi separata dal marito (formalmente ma non legalmente) diede vita ad un fiorente commercio di abiti usati; inoltre era piuttosto nota come fattucchiera e aveva molti clienti, in particolare donne, intenzionate a conoscere il loro futuro, sia dal punto di vista sentimentale che da quello professionale. In sogno ebbe la "visione" della Madonna la quale la "invitò" ad uccidere una vittima per ogni figlio: in questo modo i ragazzi si sarebbero salvati dalla maledizione che pendeva su di loro. Le vittime furono individuate in tre delle sue "clienti": Faustina Setti, Francesca Soavi e Virginia Cacioppo. A tutte diceva di aver trovato, in altre città, un potenziale marito o un lavoro. Le vittime vendevano i loro beni lasciandone la gestione per procura a Leonarda ma immediatamente dopo sparivano. In genere i corpi venivano sezionati, le parti più grandi fatte bollire con soda caustica e quindi buttati nel pozzo nero. Il sangue, mischiato a zucchero, margarina, farina e cioccolato, serviva per realizzare torte e pasticcini che erano offerti alle amiche. Secondo numerosi testimoni i dolci erano di notevole qualità! Altre parti erano utilizzate per produrre sapone. Quando venne arrestata, in seguito all'indagine avviata dopo la denuncia della parente di una delle donne scomparse, la Cianciulli si dimostrò quasi sempre consapevole dei propri crimini e non pentita di aver tolto la vita a tre innocenti. Fu però scandalizzata dalle accuse che la indicavano come un'assassina mossa dal solo interesse. Disse che gli omicidi si erano resi necessari per salvare i figli. Il tribunale la ritenne inferma di mente e la condannò al carcere e all'OPG dove morì, il 15 ottobre 1970, all'età di 78 anni. ventiluglio 23/2/2005, 20:41
Israele, picchiava due gemellini di dieci mesi quando i genitori erano assenti Trentun anni, faccia pulita che ispira fiducia: è stata denunciata Telecamera nascosta smaschera tata violenta
TEL AVIV - Una baby sitter violenta è stata smascherata da una telecamera nascosta nel salotto di casa: le immagini la riprendono mentre picchia due gemelli di dieci mesi che i loro genitori le avevano affidato.
Le immagini che mostrano la bambinaia mentre scaglia con rabbia uno dei bebè su un divano e poi lo scuote senza pietà sono state mostrate a più riprese dalle televisioni israeliane, destando orrore e costernazione. Gli stessi inquirenti della polizia non credevano ai loro occhi quando hanno esaminato per la prima volta il video registrato dai genitori dei bebè.
Oggi il volto della tata Galina Gurietkin, 31 anni, celibe, campeggia sulle prime pagine dei giornali: una faccia pulita, intelligente, "che ispira immediata fiducia".
Fra molti genitori si è creato adesso un clima di preoccupazione. I giornali consigliano di verificare a fondo le credenziali della bambinaie prima di assumerle. E nei negozi specializzati già si segnala un netto aumento delle vendite di minitelecamere che possono essere nascoste in casa.
(23 febbraio 2005) (IMG: http://www.repubblica.it/2005/b/sezioni/esteri/babysitter/babysitter/este_23193750_01300.jpg)
Modificato da ventiluglio - 26/2/2005, 02:10 davide_v 25/2/2005, 11:59
La Stampa, 23 febbraio
Accoltellato a 16 anni a causa di una ragazza
Non gradisce le sue attenzioni e organizza la spedizione punitiva In una decina lo hanno aggredito con coltelli e mazze da baseball
di Lodovico Poletto
A sedici anni non c'è questione che non si possa risolvere a parole. A sedici anni non puoi ragionare con il coltello in mano». E' stravolto il papa di Yuri e adesso passeggia nella corsiadel reparto di chirurgia dell'ospedale Maria Vittoria, dove, dall'altro giorno, suo figlio se ne sta intubato con una flebo infilata nel braccio e la cartella medica appoggiata al letto con su scritto «prognosi riservata». Yuri, 16 anni, l'altra sera, è stato accoltellato al ventre e ad un braccio da un ragazzo di qualche mese più giovane di lui. E non per un errore, ma per una ragazzina, tal Stefania, che avrebbe organizzato contro la vittima una vera e propria spedizione punitiva. Nove, dieci, o anche di più i «bulletti» di periferia che, lunedì sera sono andati sotto casa di Yuri con coltelli e mazze da baseball. E mentre aspettavano la loro vittima scherzavano e ridevano: «Stasera lo sfondiamo...». Per fortuna la mazza è rimasta nelle mani di uno dei bulli più grandi, inutilizzata. Ma, nel pugno di uno degli aggressori è apparso un coltello.Che ha spedito Yuri in ospedale,ove è stato operato d'urgenza. La lama ha perforato l'intestino ma ha sfiorato, per fortuna soltanto sfiorato, l'arteria femorale senza danneggiarla. Se l'avesse recisa Yuri sarebbe morto in pochi minuti. Se è vivo, dunque, è quasi un miracolo. Quattro degli aggressori adesso sono in carcere, bloccati dagli agenti delle volanti della questura. L'accoltellatore è minorenne: E.R. 16 anni, già al Ferrante Aporti. Il suo avvocato. Federica Roccatti non lo ha ancora incontrato. Dice: «Lo vedrò soltanto in giornata...». Gli altri tre- in stato di fermo - sono maggiorenni. Si tratta di Alessandro Rubano, 19 anni, ospite di una comunità famiglia; Simone Vetrano, diciannovenne di Collegno e Andrea Ferrari 21 anni, torinese. Il movente di questa storia è tanto folle e assurdo da non essere quasi credibile. Eppure è così: questa «Stefania» di cui si sa poco o nulla è la fidanzatina dell'accoltellatore. «Una tipa bruttina...» dicono gli amici del ferito che non avrebbe gradito le attenzioni che Yuri - o un suo cugino, sostiene qualcuno – le avrebbe riservato. Comunque non c'era niente di morboso oppure violento in tutto questo. Erano le solite attenzioni che si dedicano i ragazzi di quell'età, 16 anni. Per vendetta, però, lei avrebbe organizzato la spedizione punitiva. In nove o dieci o anche di più contro uno. Contro Yuri, studente di un istituto alberghiero, primogenito di una coppia di commercianti, mai finito nei guai, mai una rissa, mai un problema in famiglia. In gruppo sono andati sotto casa sua, in corso Potenza. «Lo sfondiamo, dai che stasera lo sfondiamo quello...» gridava Stefania. Hanno suonato il campanello, ma non c'era nessuno e allora si sono appostati. Un minuto o poco più è arrivata la mamma di Yuri. Ha intuito che c'era qualcosa di strano nell'aria ed è andata a parlare con i ragazzi. «La più esagitata di tutti - racconta la donna - era una ragazzina. Sembrava impazzita. Incitava gli altri, era lei che voleva vendetta a tutti i costi. Io mi sono spaventata. Ho cercato di capire cosa stava accadendo, di riportare un po' di calma. Ho anche detto che avrei chiamato la polizia. I più grandicelli mi hanno risposto che era tutto a posto, che dovevano soltanto chiarirsi, per questa storia di Stefania». Poi, da dietro l'angolo è sbucato Yuri, di ritorno dalla palestra. Gli si sono stretti tutti attorno. Un ragazzo gli è saltato addosso e lo ha colpito. C'è stato un po' di parapiglia. Stefania lanciava gridolini. Due minuti, anche meno è durata la rissa. Poi i ragazzi se ne sono andati e Yuri è salito in casa con la mamma e la zia. Era pallido. Aveva male. S'è sfilato il giubbotto ed era in un lago di sangue. «Questa è una storia di una violenza folle: mazza da baseball e coltelli in mano ad adolescenti sono inconcepibili» dice Deborah Abate, avvocato della famiglia di Yuri. Che spiega: «Bisognerà valutare se esistono anche altre responsabilità, perché una cosa è sicura: Yuri ha rischiato di morire».
N.B. L'articolo è chiaro, ma è sempre bene evidenziare che gli arrestati sono solo "maschi".
Modificato da davide_v - 25/2/2005, 12:00 Paolo S. 25/2/2005, 13:41
Cmq bisogna prendere atto, una volta di piu', che gli uomini (soprattutto da giovani) sono facilmente manovrabili dalle donne, le quali istigano, ma quasi mai pagano per le loro malefatte. Bah...che mondo di m++++.
Modificato da Paolo S. - 26/2/2005, 00:00 ventiluglio 26/2/2005, 02:08
La Repubblica - 24 Febbraio 2005
Arrestata la donna che soffre di crisi depressive: in cinque anni ha ammazzato i piccoli che avevano dai 3 anni ai nove mesi Madre uccide quattro figli l'Australia è sotto choc
MELBOURNE - Un'australiana di 25 anni è stata accusata oggi dell'omicidio di quattro dei suoi cinque figli da un giudice del tribunale di Melbourne. La donna avrebbe ucciso i suoi bambini in circa cinque anni.
Carol Matthey è stata arrestata stamane nella sua casa di Geelong, vicino a Melbourne, dopo un'indagine di oltre un anno da parte della polizia sulla morte dei suoi bambini, di età compresa tra le nove settimane e i tre anni.
Un piccolo di sette mesi era stato trovato morto nel suo letto nel dicembre del '98 e il corpo di una neonata di nove settimane era stato trovato nelle stesse condizioni nel novembre del 2000. Gli inquirenti, pero', erano giunti alla conclusione che i due bambini erano stati uccisi dalla sindrome della morte improvvisa dei lattanti.
Un altro piccolo di tre mesi era poi morto nel luglio 2002 in un parcheggio a causa di un raro tipo di infezione. Il quarto decesso è stato quello di una bambina di tre anni, morta nell'aprile 2003, il giorno dopo una caduta. Una morte sospetta sulla quale è stata avviata un'indagine.
Il quinto figlio, un bambino di 7 anni, è stato sottratto alla sua famiglia dai servizi sociali nel 2003, come riportato dalla televisione Sky News. Carol Matthey, che seguiva un trattamento contro la depressione, è stata arrestata e comparirà nuovamente il 19 maggio dinanzi allo stesso tribunale.
(24 febbraio 2005)
Modificato da ventiluglio - 26/2/2005, 02:09 ventiluglio 26/2/2005, 11:08
http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....5-68B74E41CC4F}
26 feb 09:42 M Milano: producevano documenti falsi, arrestati madre e figlio
MILANO - Una donna e suo figlio sono stati arrestati a Milano con l'accusa di aver attratto in Italia alcune ragazze per poi costringerle a prostituirsi. I due sarebbero anche accusati di collaborare con una societa' creata per produrre documenti falsi utilizzati da extracomunitari per conseguire permessi di soggiorno e connazionali per ottenere mutui da parte di agenzie bancarie. (Agr) davide_v 3/3/2005, 12:20
Ansa.it
BR: ERGASTOLO A LAURA PROIETTI, 20 ANNI A CINZIA BANELLI
ROMA - Ergastolo per Laura Proietti, 20 anni per Cinzia Banelli. Questa la sentenza del gup di Roma Luisanna Figliolia per le due ex Br accusate dell' omicidio di Massimo D' Antona, giudicate con il rito abbreviato. Il gup del tribunale di Roma Figliolia non ha concesso alla pentita Cinzia Banelli le attenuanti per la sua dissociazioni dalle Brigate Rosse e si e' riservato di decidere sulla concessione degli arresti domiciliari. Quella emessa oggi a conclusione di un' udienza tenutasi con il rito abbreviato (le posizioni di Proietti e Banelli erano state stralciate da quelle degli altri 15 imputati sotto processo in corte di assise per i fatti scaturiti dall' omicidio D' Antona), e' la prima sentenza pronunciata per l' agguato compiuto in via Salaria il 20 maggio 1999. Il dispositivo e' stato letto dal gup Figliolia dopo una camera di consiglio durata un' ora e mezza. Le decisioni del gup sono state addirittura superiori alle richieste dei pm Ionta e Saviotti. Se per la Proietti e' stata completamente accolta la sollecitazione dell' ergastolo, per la Banelli il gup ha inasprito di sei anni la richiesta di condanna a 14
http://www.ansa.it/main/notizie/fdg/200503...2030189208.html silverback 3/3/2005, 18:53
CORRIERE dell'UMBRIA - 3 marzo 2005
Ragazza sotto processo dopo che le indagini hanno scagionato l'uomo incolpato Violentata, ma era una balla Da accusatrice una giovane si ritrova accusata
FOLIGNO - Una ragazza ventenne accusa un uomo di averla stuprata per ben due volte. Ma le indagini preliminari scagionano il trentaquattrenne da tutte le accuse e la ragazza si ritrova sul banco degli imputati con l'accusa di ingiurie. Tutto aveva avuto inizio il primo febbraio 2001, quando la giovane andò dai carabibieri di Bevagna per denunciare l'uomo che secondo il suo racconto l'aveva violentata la sera del 28 gennaio precedente. Nella sua denuncia la donna aveva specificato che l'allora trentaquattrenne aveva abusato di lei anche nel 1996, quando lei aveva solo quattordici anni. Stando al racconto della ragazza, l'uomo si sarebbe approfittato nei pressi di un bar di Cannara, dove lei lavorava come barista: l'avrebbe stordita con un colpo alla testa e poi l'avrebbe violentata. Ma la ventenne non si accontentò di presentare la denuncia alle forze dell'ordine e telefonò alla moglie del suo "approfittatore" per informarla di quello che l'uomo aveva fatto. Stando al racconto della ragazza l'amicizia con l'uomo (oggi difeso dall'avvocato Dario Epifani) sarebbe iniziata quando lui era il proprietario di un'azienda agraria, dove la sua famiglia si recava per acquistare diversi prodotti. Proprio questa frequentazione, secondo la giovane, avrebbe dato all'uomo la possibilità di approfittarsi di lei la prima volta. La denuncia portò all'apertura di un fascicolo e alle indagini preliminari, ma le accuse non vennero provate e il sostituto procuratore Cicchella chiuse il fascicolo senza rinviare a giudizio l'accusato. L'uomo, appena scagionato da ogni accusa, decise di querelare la ragazza che aveva ingiustamente puntato il dito contro di lui, infangando la sua reputazione, portando una lunga ombra di dolore sulla sua famiglia, turbando il rapporto con sua moglie e i suoi due figli. Ieri nel tribunale di Foligno, davanti al giudice Brocchi, si è tenuta un'udienza del processo per calunnie contro la giovane, difesa dal legale Nicola Margiannò. La prossima udienza si terrà l'otto febbraio 2006.
Layla Crisanti ___________________________________________________________________________________
Donna a giudizio per lesioni gravi Colpisce anziano col guinzaglio del cane
FOLIGNO - Una folignate sul banco degli imputati con l'accusa di lesioni gravi ai danni di un settantenne. Stando all'accusa la donna, difesa dall'avvocato Daniela Paccoi, avrebbe colpito al volto il 70enne con il guinzaglio del cane. I fatti risalgono all'otto gennaio 2004, quando l'uomo che stava passeggiando ai Canapè ha incontrato l'imputata con il suo cane e le ha detto di mettere il guinzaglio all'animale perché nel parco non poteva essere sciolto. La richiesta è bastata a scatenare le ire della donna che ha usato il guinzaglio per colpire l'anziano. L'uomo, afflitto da cardiopatia ischemica, è svenuto subito dopo il colpo e cadendo ha riportato un trauma facciale e abrasioni varie, per un totale di ventiquattro giorni di prognosi. Quando la moglie del settantenne, assistito dall'avvocato Fabio Mariani, ha visto il marito in terra si è precipitata verso il proprio congiunto insieme al nipotino di cinque anni, ma il cane dell'imputata si è avventato contro il bambino e ha morso la mano dell'anziana che si era affrettata a proteggere il piccolo. Ora il bambino scioccato dal fatto non vuole più restare solo con i nonni. Il processo è stato rinviato al 6 febbraio 2006. ventiluglio 7/3/2005, 21:03
http://www.repubblica.it/2004/i/sezioni/cr.../aiutatemi.html
Quarta udienza alla Corte d'Assise di Bologna contro le nuove Br Una ragazza in un bar testimone dell'omicidio: "Chiedeva pietà" Biagi implorò i suoi assassini "Per favore aiutatemi" Il medico legale svela: "Il colpo di grazia quando il professore era già a terra" Sospeso il dibattimento in occasione dei funerali di Nicola Calipari
BOLOGNA - ''Per favore aiutatemi". Sono state queste le ultime parole del professor Marco Biagi. pronunciate un attimo prima di morire. Lo ha riferito una ragazza che la sera del 19 marzo 2002 era in un caffè di fronte alla casa del docente. E' stata ascoltata stamane, durante la quarta udienza presso la Corte d'assise di Bologna riunita per giudicare le "nuove Br". In aula: Nadia Desdemona Lioce; Roberto Morandi; Marco Mezzasalma e Diana Blefari Melazzi. Assente Simone Boccaccini e la pentita Cinzia Banelli che ha già deposto.
Protetta da un paravento che impediva la vista dalla gabbia degli imputati, la giovane teste ha ricordato quella tragica sera: "Alle 20.15 ho sentito dei rumori e un grido d'aiuto", ha raccontato la ragazza. "Mi sono affacciata alla porta e ho visto Biagi che cadeva a terra con la bici quasi sui piedi e due persone che gli sparavano. Biagi era steso di fronte alla porta di casa. Erano in due; una era più avanti inclinata verso di lui e sparava. Ho sentito che Biagi gridava aiuto e che chiedeva pietà. Ha detto: 'Per favore, aiutatemi'".
La teste ha riferito anche di aver visto una fiammata che partiva dalla persona che teneva in mano la pistola "coperta da un giornale o qualcosa". "La canna era coperta - ha raccontato - si vedeva solo l'impugnatura. Mi sono nascosta e ho chiamato i carabinieri con il cellulare".
Dopo la sospensione per trenta minuti in occasione dell'inizio del funerale a Roma dell'agente del Sismi Nicola Calipari, il dibattimento è ripreso con la deposizione del medico legale Corrado Cipolla d'Abruzzo, che ha svelato alcuni particolari sull'autopsia della vittima: "Dei sei colpi sparati contro il professor Biagi, uno solo, l'ultimo, esploso quando la vittima era già a terra, risultò essere letale. La morte non fu istantanea; Biagi sopravvisse qualche minuto ancora". (7 marzo 2005) (IMG: http://www.repubblica.it/2003/e/gallerie/cronaca/procbr/ansa59147010703172239_big.jpg) Nadia Desdemona Lioce nella gabbia degli imputati (IMG: http://www.repubblica.it/2003/e/gallerie/cronaca/procbr/ansa59149850703172231_big.jpg) Diana Blefari e Nadia Desdemona Lioce
Modificato da ventiluglio - 7/3/2005, 21:07 davide_v 12/3/2005, 14:30
Kataweb.it
http://www.kataweb.it/news/detail.jsp?idCa...Content=1008797
ACCUSANO PRETE VIOLENZA SESSUALE PER RICATTO, 3 ARRESTI
Jesi (An), 11 mar 2005 - 20:06 Tentano di estorcere del denaro ad un anziano parroco inscenando una presunta violenza sessuale ad una donna, ma vengono denunciati ed arrestati tre romeni, tra cui due donne. Il fatto e' accaduto a Jesi qualche giorno fa ma se ne e' venuti a conoscenza solo oggi. Sono finiti in carcere la presunta violentata, una donna di 43 anni, il figlio di lei, 21 anni, operaio a Fabriano, e la sua convivente di 25 anni. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, la donna si sarebbe introdotta di nascosto nell'ufficio parrocchiale e, appena il prete e' rimasto solo, si sarebbe tolta la maglia cercando di farsi toccare il seno. Il parroco avrebbe opposto resistenza ma, poco dopo, sono arrivati il figlio della donna e la sua convivente che, dicendosi testimoni del fatto, hanno accusato il sacerdote di violenza sulla romena. E il giorno dopo e' arrivata la richiesta di diecimila euro in cambio del loro silenzio. Per impaurire il religioso e' stato mostrato anche un certificato medico del pronto soccorso di Jesi nel quale si attestava un'aggressione sessuale subita dalla presunta vittima, ma il documento non si riferiva al fatto accaduto nella parrocchia jesina. Il prete si e' detto disposto a pagare, ma, vinta successivamente la paura, si e' recato in commissariato per denunciare il fatto. Cosi', quando la donna e' andata in parrocchia a ritirare il denaro, e' stata fermata dalla polizia assieme al figlio che l'attendeva all'esterno. -Renato- 18/3/2005, 14:01
Da "Libero" di ieri:
Aiuto, mia moglie mi brucia i libri di
MARCELLO VENEZIANI Cari lettori, vi considero ormai la mia famiglia e perciò vorrei parlarvi con il cuore in mano di cose che solitamente non si scrivono sui giornali. Superando la comprensibile ritrosia a stendere in pubblico i panni privati, soprattutto quando sono sofferti e da lunghi mesi ormai, vorrei raccontarvi una storia che è sì assolutamente personale, ma tocca un argomento che coinvolge a vario titolo ormai tante persone. Premessa: la cosa a cui più tengo, dopo le persone care, sono i miei libri. Ne ho 15mila divisi in sette grandi librerie a parete, sono il mio pane e la mia anima; li vivo e li respiro, ne parlai pure in un libro recente. E ci lavoro. Mi rifugio in loro quando sono malinconico, deluso dalla vita. O quando ricerco vite ulteriori e inseguo la grandezza negata al meschino gossip del giorno. Da mesi ormai sono costretto a entrare in casa mia, di mia proprietà, dove ho i miei figli, le mie cose, i miei vestiti, il mio archivio, i miei libri, come un ladro. Li consulto in fretta e poi vado via furtivamente. Per una dolorosa storia di separazione, di cui si sta occupando il magistrato, mi è impossibile restare in casa in presenza di mia moglie. Per non turbare la quiete famigliare sono costretto ad andarci solo qualche mattina, quando so che non c'è lei. Già questo, capirete, fa male; vivo tra domicili provvisori, l'auto ridotta per mesi a casa-armadio, il conto in banca saccheggiato perché mi fidavo e cointestavo tutto, case e conti. Ma non voglio esibire i miei affetti famigliari né entrare in una vicenda che attiene la vita privata e il giudizio di un m ag i s t r at o. Torno ai libri. Da tempo vedo i miei libri sparire, a cominciare dai più cari. E ho visto sparire miei appunti, scritti intimi o tracce per libri futuri. Ho ricevuto telefonate in cui mi si annunciavano libri bruciati, strappati venduti. E bruciati e strappati alcuni libri poi li ho trovati; me li hanno fatti notare anche miei figli. Molti sono stati cambiati di posto; così non è facile capire se siano andati via oppure no. Altri sono stati prima nascosti tra i materassi, sotto divani, per poi farli sparire del tutto. I miei figli hanno salvato le opere di Borges, almeno per ora. Però, confermano i miei figli, i libri escono di casa in gruppi di 40-50, per non far più ritorno, ed essere venduti. Ricevo telefonate deliranti che mi ripetono: venduti. Le opere di Heidegger, di Arendt, con le mie annotazioni, e potrei continuare il doloroso elenco, a cominciare dai libri che mi sono più cari, su cui studio e ho studiato. Non posso far nulla, oltre una denuncia. I libri deturpati o spariti non sono tomi intonsi per abbellire la biblioteca; no, sono libri letti, chiosati da me, con annotazioni a margine, sottolineature, spesso introvabili. Non possono essere ricomprati. Sono libri vissuti, con tracce di salsedine o di resina, perché spesso furono letti da viandante, al mare o sotto un albero. In larga parte sono frutto di mie ricerche certosine, di miei acquisti, di mie assidue frequentazioni in libreria. In parte sono ereditati da mio padre, che oggi non vede quasi più e con i libri di casa sua ha un rapporto solo tattile, amorosamente li sistema e li risistema per continuare in questo modo ad accarezzarli. Quando riprendevo quei libri e ritrovavo a margine la sua calligrafia alternata alla mia, ritrovavo il filo di una continuità, di padre in figlio (è il titolo di un mio libro che proprio oggi mi è giunto nella traduzione portoghese, De pai para filho). Cambiai casa e ne presi una più grande perché i libri non entravano più nella vecchia. E ora devo sentire i fogli di quei testi strappati al telefono; devo vedere la mia biblioteca sconvolta e dissolto l'ordine complesso con cui l'avevo sistemata per autori e argomenti; devo notare come un lutto vari libri introvabili, che inutilmente cerco, con l'aiuto dei miei figli. Gentile, Soffici, Bergamin, Borges, Campo, testi spariti. Strappate le Enneadi di Plotino, opera me cara a cui dedicai un mio libro, bruciata la biografia di Simone Weil, bruciato Così parlò Zarathustra. Una volta, esasperato, ho messo a soqquadro la casa, trovandone qualcuno nascosto, anche sotto i materassi; ma altri sono scomparsi, distrutti, ceduti, non so. Ho persino scritto, per disperazione, sui muri di casa: sono spariti i miei libri. Non credo esista barbarie peggiore verso la cultura, la civiltà e verso uno scrittore. Sottrargli i libri e gli appunti è come togliergli l'ossigeno. Il mio studio di casa è anche il mio ufficio. Ora è impraticabile. E non so dove portarli in fretta, anche perché ho speranza di rientrare in casa dopo che i miei figli hanno chiesto al magistrato di restare con me nella casa famigliare. È inopportuno scriverne, mi dicono, soprattutto perchè sei un personaggio in vista: ma si può vivere sotto questo ricatto? No, avrò perso lucidità perché sono esasperato, anzi disperato, ma a questo punto preferisco fare outing da me. Nel nome di tanti coniugi feriti e privati di tutto quel che era loro, legittimamente ed esclusivamente frutto del loro lavoro. Da tempo non dormo, non vivo, ho grave difficoltà a scrivere e concentrarmi. E mi vedo trascinato in un gorgo bestiale. Queste vicende sono annotate di passaggio, solo per spiegare l'assurdo caso di una biblioteca deturpata, venduta e di fatto proibita al suo fruitore e proprietario. Per tirarmi su, ho accolto commosso l'altra sera l'invito di un mecenate a cena nella sua grande biblioteca; per respirare in una sera d'inverno, come un esule, l'aria saggia e antica della mia patria inaccessibile e ferita. tyrtix 18/3/2005, 15:08
Riusciamo ad avere una mail a cui scrivergli, e magari a invitarlo qua sul ? Mi piacerebbe che insieme gli esprimessimo la nostra solidarietà, perchè si vede che è un'uomo colpito proprio in una di quelle poche cose che gli sono rimaste da amare. Barnart 18/3/2005, 21:33
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Riusciamo ad avere una mail a cui scrivergli, e magari a invitarlo qua sul ? Mi piacerebbe che insieme gli esprimessimo la nostra solidarietà, perchè si vede che è un'uomo colpito proprio in una di quelle poche cose che gli sono rimaste da amare.
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Ok.
Non sono però in grado di fare il segugio in queste cose. Chi rintraccia il suo address ce lo faccia avere.
Rino
silverback 29/3/2005, 19:17
CORRIERE dell'UMBRIA - 22 marzo 2005
Il commerciante non abusò delle figlie Assolto con formula piena il 50enne accusato dalla moglie
ORVIETO - Assolto perché il fatto non sussiste. Finisce l'incubo del commerciante orvietano, accusato dalla moglie di aver abusato sessualmente delle figlie minorenni. Ieri pomeriggio, la sentenza del tribunale ha messo fine all'incubo che, per quattro anni, ha dovuto sopportare il cinquantenne orvietano, costretto a non vedere le bambine e a vivere additato da molti come chi aveva commesso il crimine peggiore dell'umanità. La vittoria degli avvocati difensori, Manlio Morcella e Guglielmo Santarelli, ha smontato tutte le tesi dell'accusa, consegnando all'opinione pubblica un uomo senza quel fardello infamante di accuse e soprattutto ha riconsegnato alle figlie un padre che per lungo tempo gli era stato privato. Per la difesa un successo che mette in risalto il lavoro svolto in questi anni, racchiuso nelle ottantacinque pagine della memoria difensiva, ottenuto grazie a un collegio di giudici garantista e scrupoloso, formato dai giudici Ianigro, Vito e Bonato, che ha assicurato la massima terzietà della procedura. A questo si aggiunge anche il lavoro del Gip, Zanetti, che aveva impedito per ben due volte la carcerazione dell'imputato. Una a una, sono cadute le tesi dell'accusa che hanno portato all'assoluzione perché il fatto non sussiste. Tutte le prove sono state uccise: dalla sporcizia sulle mutandine che l'accusa riteneva determinante e la difesa ha, invece, dimostrato che quegli slip non erano stati indossati dalla bambina nel periodo dei presunti abusi. Anche le deposizioni dei teste chiave e della stessa madre delle bambine sono state rese vane, in quanto gli avvocati Morcella e Santarelli hanno dimostrato la loro contraddittorietà. Fondamentale la perizia medica dei dottori Conti e Licata, che non rilevavano sul corpo delle bambine nessun elemento riconducibile ai presunti abusi. Per il commerciante orvietano è una vittoria che lo riconsegna alla società che per molto tempo lo ha guardato con gli occhi storti. In aula anche la donna brasiliana che nel luglio di quattro anni fa denunciò il marito per abusi sessuali e che invece la giustizia ha smentito. Anni di udienze e perizie che hanno concentrato l'opinione pubblica su uno dei processi più discussi degli ultimi anni. La sentenza di questo processo era attesa da molti, da quelli convinti dell'innocenza del commerciante orvietano e da quelli che non vedevano l'ora di gettargli addosso altre infamie. Si chiude con l'assoluzione di un padre ingiustamente accusato, uno dei capitoli di cronaca più crudi della storia orvietana, che non lascia adito a nessuna polemica, perché quell'uomo di cinquant'anni che ogni mattina si alza per andare a lavorare è innocente.
Gabriele Anselmi
ventiluglio 8/4/2005, 19:00
http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....C-F926E5831AF8} 08 apr 15:13 Torino: uccise figlia a dicembre, dichiarata incapace di intendere TORINO - Incapace di intendere e volere. E' il giudizio espresso dai periti su Rosa Sansone, la mamma di Volpiano, nel torinese, che il primo dicembre scorso ha ucciso con quattro coltellate la sua unica figlia, Nausicaa Isabella Sellitto. A scoprire la tragedia qualche ora piu' tardi, il marito, Giampaolo Sellitto, impiegato della Camera di Commercio di Torino, di ritorno a casa per pranzo. Rosa Sansone aveva tentato di togliersi la vita. Ora la donna e' ricoverata in una casa di cura, agli arresti domiciliari. (Agr) -Renato- 10/4/2005, 14:41
daltgcom:
http://www.tgcom.it/cronaca/articoli/artic...olo251859.shtml
Webcam in bagno scuola: denunciato Roma,uomo filmava studenti di nascosto Ha acceso il computer del suo convivente e si è ritrovata davanti un filmino pornografico girato nei bagni della scuola romana di cui l'uomo è titolare. La donna ha subito rinfacciato tutto al suo compagno, che ha ammesso di aver piazzato una telecamera nascosta nei bagni, per filmare le studentesse. Ne è scaturita una lite talmente violenta che è dovuta intervenire la polizia. L'uomo è stato denunciato.
Da quanto si è appreso, l'uomo è un 41enne titolare di una scuola privata romana per l'accesso ai diplomi di scuola media e superiore. E' accusato di aver piazzato una web-cam nel bagno dell'Istituto con la quale si confezionava filmati osceni.
La sua convivente ha subito capito dove venivano girati i filmini. La sua reazione è stata talmente violenta che per dividere la coppia sono dovuti intervenire diversi agenti. L'uomo è stato denunciato anche per possesso non dichiarato di un carabina che è stata trovata nella sua abitazione.
Al momento la convivente non ha sporto denuncia per l'aggressione che ha subìto dall'uomo quando accortasi del video lo ha insultato dando vita ad una colluttazione. Ad essere "assolutamente indignati" per quanto scoperto gli agenti di polizia, diretti da Giuseppe Piervigili, costretti a visionare le immagini ed ora a rintracciare studentesse e studenti, di età compresa tra i 17 e i 30 anni, per informarli di quanto scoperto e metterli nelle condizioni di eventualmente denunciare a loro volta l'uomo.
Notare la reazione della convivente.
-Renato- 13/4/2005, 20:22
da tiscali. it:
http://notizie.tiscali.it/stranomavero/art...hiatore_ko.html
Rimorchia un'americana a Roma, ma lei è una boxeur e lo manda ko
Ha tentato di rimorchiare due giovani americane seguendole dopo una serata in discoteca ma il suo approccio non è piaciuto alle due giovani statunitensi (una calforniana di 22 anni e una texana di 21 anni) che hanno declinato la corte del giovane. Lui però è stato insistente per sua sfortuna, la ragazza aveva però praticato la boxe e per liberarsene gli ha assestato due cazzottoni mandandolo ko. La disavventura è capitata ad un impiegato romano di 34 anni all'uscita della discoteca Supper Club, nel centro storico della capitale. L'uomo è stato curato all'ospedale, guarirà in sei giorni. Dovrà ora decidere se dare un seguito legale alla vicenda, denunciando le ragazze, individuate dagli inquirenti dopo che nella fretta della fuga avevano perso le scarpe.
Modificato da -Renato- - 13/4/2005, 21:24 ventiluglio 14/4/2005, 10:13
http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....3-5DED13A7395E} 13 apr 21:56 Venezia: moglie lo accoltella, marito e' grave VENEZIA - Un uomo di origine marocchina e' stato accoltellato dalla moglie durante un violento litigio. L'extracomunitario e' ricoverato in gravi condizioni all'ospedale di Dolo, in provincia di Venezia. La donna si trova in caserma sotto interrogatorio. (Agr)
Modificato da ventiluglio - 14/4/2005, 11:16 silverback 14/4/2005, 12:13
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da tiscali. it:
http://notizie.tiscali.it/stranomavero/art...hiatore_ko.html
Rimorchia un'americana a Roma, ma lei è una boxeur e lo manda ko
Ha tentato di rimorchiare due giovani americane seguendole dopo una serata in discoteca ma il suo approccio non è piaciuto alle due giovani statunitensi (una calforniana di 22 anni e una texana di 21 anni) che hanno declinato la corte del giovane. Lui però è stato insistente per sua sfortuna, la ragazza aveva però praticato la boxe e per liberarsene gli ha assestato due cazzottoni mandandolo ko. La disavventura è capitata ad un impiegato romano di 34 anni all'uscita della discoteca Supper Club, nel centro storico della capitale. L'uomo è stato curato all'ospedale, guarirà in sei giorni. Dovrà ora decidere se dare un seguito legale alla vicenda, denunciando le ragazze, individuate dagli inquirenti dopo che nella fretta della fuga avevano perso le scarpe.
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Ora, tralasciando quello che avrei fatto io (al pari di Paolo...), è significativo constatare, una volta di più, il tono che viene usato nello scrivere certi articoli... Ed ancor più significativo è il fatto che venga messo così in evidenza tale episodio... Chissà cosa accadrebbe se io raccontassi di quella ragazza statunitense, cintura nera di Karate che, diversi anni fa, fu "stesa" e violentata da uno psicopatico...(accadde negli USA). Oppure, di una ragazza della mia città, proveniente dalla kick e decisa a passare alla boxe, che lo scorso anno, durante un allenamento con un mio amico, istruttore di pugilato, si è beccata un diretto sinistro al naso che le ha fatto uscire un..."litro di sangue"...(tanto è vero che dopo un po' di tempo ha smesso di frequentare la palestra... ;) ). animus 14/4/2005, 13:15
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una ragazza della mia città, proveniente dalla kick e decisa a passare alla boxe, che lo scorso anno, durante un allenamento con un mio amico, istruttore di pugilato, si è beccata un diretto sinistro al naso che le ha fatto uscire un..."litro di sangue"...
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In passato ho fatto thaibox e tae kwon do , nel quale sono arrivato a competere a livello nazionale, per la categoria cui appartenevo. Vi posso assicurare che in uno scontro fisico, tra uomo e donna, NON C'E' PROPRIO STORIA.
Un uomo comune, non sedentario, puo fronteggiare senza problemi una donna cintura nera di arti marziali, ve lo posso assicurare.
Questione di peso, di forza, di struttura ossea. Apparteniamo ad un altro pianeta.
La cosa interessante invece, è che mentre nella nostra società si sostiene che la forza fisica non abbia alcun valore, sono ogni anno sempre di più le donne che si iscrivono a corsi di sport da combattimento. Un altra bugia per cercare di colmare il divario biologico tra i sessi?
Modificato da animus - 14/4/2005, 14:53 silverback 14/4/2005, 17:42
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animus: Vi posso assicurare che in uno scontro fisico, tra uomo e donna, NON C'E' PROPRIO STORIA.
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Naturalmente. E non per niente ne ho parlato io stesso, un mese e mezzo fa: http://www./?t=1165081&st=135 http://www./?t=1165081&st=150
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...sono ogni anno sempre di più le donne che si iscrivono a corsi di sport da combattimento.
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...l'invidia è tanta... :shifty:
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Un'altra bugia per cercare di colmare il divario biologico fra i sessi?
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Anni fa, ad un settimanale femminista, scrissi questa frase: "Voi femmine sarete forti come i maschi solo il giorno in cui qualche mago (maschio...) dell'ingegneria genetica vi trasformerà in...uomini...". :showoff: silverback 14/4/2005, 18:25
A proposito del genio e del bene maschile... _________________________________________________
Il Messaggero, 13 aprile 2005
Addio senza riconoscimenti all'uomo che con i vaccini ha salvato più vite al mondo
Immaginate un fuoriclasse del calcio che ha segnato più gol di Riva, Baggio e Maradona messi insieme. Ma che non ha mai vinto il Pallone d'Oro. O un maestro del cinema che ha firmato più capolavori di Hitchcock, Spielberg e Fellini senza mai conquistare un Oscar. O uno scienziato che nel ventesimo secolo, grazie alle sue straordinarie scoperte mediche, ha salvato più vite di chiunque altro. Ma che non è mai stato preso in considerazione per il Premio Nobel. E che ora, all'età di 85 anni, se ne va in punta di piedi dal mondo che ha contribuito a rendere migliore, più salubre, più civile, con la fama di sovrano senza corona: di re misconosciuto dei vaccini.
A lui, Maurice Hilleman, virologo, epidemiologo, immunologo, oncologo americano scomparso lunedì scorso in un ospedale di Filadelfia, va la riconoscenza inconsapevole di centinaia di milioni di mamme in tutto il mondo che devono al suo genio scientifico le garanzie di benessere dei propri figli. Nel corso di una carriera tanto intensa quanto solitaria, chiusa fra le pareti del laboratorio di microbiologia del gigante farmaceutico Merck, il dottor Maurice Hilleman ha infatti sviluppato oltre quaranta vaccini umani e animali, tra cui otto dei quattordici ordinariamente somministrati ai bambini nei primi mesi di vita: morbillo, orecchioni, epatite A e B, varicella, meningite, polmonite, come anche il vaccino contro il batterio emofilo dell'influenza. Alla sua instancabile opera è dovuta la prima generazione del vaccino contro la rosolia, una malattia infettiva particolarmente insidiosa per le donne in stato di gravidanza.
"Una sola delle sue scoperte avrebbe potuto segnare il successo di una carriera scientifica - ha commentato Anthony Fauci, direttore dell'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive - non c'è dubbio che Hilleman ha salvato più vite di chiunque altro e che ha cambiato il corso della storia del ventesimo secolo". La morte dello scienziato è coincisa, ironia della sorte, con il cinquantesimo anniversario della scoperta del vaccino antipolio da parte di Jonas Salk. Una svolta medico-scientifica di straordinaria importanza che ha sconfitto una patologia virale particolarmente crudele, ma che - in termini di vite umane - non è paragonabile ai vaccini di Hilleman. Il suo nome non è stato mai inserito tra i finalisti del Premio Nobel, un po' per ritrosia del ricercatore, un po' perché ha lavorato all'interno di una grande industria farmaceutica, ed è rimasto per decenni all'ombra di luminari come Pasteur e Sabin.
Cresciuto in una fattoria del Montana, il dottor Hilleman aveva attribuito il successo del suo lavoro alla sua infanzia rurale, trascorsa in campagna fra i polli, dalle cui uova furono poi ricavati molti dei suoi vaccini. Modesto ed autoironico, Hilleman non ha mai nascosto la natura casuale di alcune delle sue scoperte. Come nel caso del vaccino per gli orecchioni, nato dalla malattia della figlia Jeryl Lynn. Grazie ad un "tampone" prelevato dalla sua gola, lo scienziato riuscì a isolare il virus, a indebolirlo, e quattro anni dopo fu in grado di approntare il relativo, provvidenziale vaccino.
Stefano Trincia COSMOS1 14/4/2005, 21:07
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http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....3-5DED13A7395E} 13 apr 21:56 Venezia: moglie lo accoltella, marito e' grave VENEZIA - Un uomo di origine marocchina e' stato accoltellato dalla moglie durante un violento litigio. L'extracomunitario e' ricoverato in gravi condizioni all'ospedale di Dolo, in provincia di Venezia. La donna si trova in caserma sotto interrogatorio. (Agr)
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io non sono bravo come voi, le notizie le leggo sui giornali di carta e non so come fare i link... <_< Però mi urge dirvi che dalla versione cartacea (Nuova Venezia del 14.04, pg 30) la cosa più buffa che emerge è che la donna sostiene che era l'uomo a impugnare il coltello e lui stesso che se l'è infilato nel petto a pochi centimetri dal cuore :woot: Faccio fatica a capire come una donna possa sire impunemente qualunque stupidaggine. Se un uomo dichiarasse di aver litigato con una donna la quale ha impugnato un coltello e si è infilzata, gli raddoppierebbero la pena. Se lo dice una donna la stanno ad ascoltare in riverente silenzio... COSMOS1 14/4/2005, 21:14
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La cosa interessante invece, è che mentre nella nostra società si sostiene che la forza fisica non abbia alcun valore, sono ogni anno sempre di più le donne che si iscrivono a corsi di sport da combattimento.
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non so se avete notato ma in qualunque film o serial che sia, ovunque vi sia un minimo di scontro fisico, oramai è assolutamente vietato non inserire tra i combattenti almeno una donna, anche a costo di stravolgere completamente il senso della storia come nel Signore degli anelli dove un Cavaliere Nero viene ucciso da una donna mentre pronuncia quella storica frase "Ma io non sono un uomo" :D credo che questo martellamento mediatico in qualche modo avrà degli effetti sui nostri figli. questo purtroppo è un altro esempio di una cultura fatta di pregiudizi e luoghi comuni e sempre più lontana dall'esperienza. silverback 15/4/2005, 03:35
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non so se avete notato ma in qualunque film o serial che sia, ovunque vi sia un minimo di scontro fisico, oramai è assolutamente vietato non inserire tra i combattenti almeno una donna, anche a costo di stravolgere completamente il senso della storia come nel Signore degli anelli dove un Cavaliere Nero viene ucciso da una donna mentre pronuncia quella storica frase "Ma io non sono un uomo" :D
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Sì, è proprio così, e a lanciare questa nuova "moda" sono stati gli americani (e chi, sennò?) verso la metà degli anni Ottanta. In proposito mi ricordo di un film risalente al 1992 (se non erro, perché vado a memoria), in cui Cinthia Rothrock (una vera esperta di arti marziali che, però, sempre femmina rimane...) "sostiene" uno scontro fisico contro due "armadi" (un bianco e un nero) alti almeno 1,90 m. e pesanti intorno ai 100/110 kg. Beh, a un certo punto lei viene "centrata" in pieno volto da un gancio destro del nero ma, "incredibilmente", la signora si rialza e comincia a "picchiare duro" più di prima, "sparando" calci a destra e manca, e finendo per mettere KO entrambi a "furia di pugni"!! Nella realtà avrebbe rischiato di essere uccisa al primo pugno ricevuto in faccia, per non parlare del fatto che, quasi sicuramente, si sarebbe fratturata le mani... Ma gli americani, si sa, sono quello che sono...(anche se i cinesi, per certi aspetti, sono pure peggio).
Già che ci sono riporto le parole del maestro Victor Gutiérrez (a quel tempo quinto grado di wing tsun), pubblicate sul mensile di arti marziali BUDO INTERNATIONAL, nel marzo del 1999, in un articolo intitolato "DONNE E ARTI MARZIALI: ANALISI DI UN CONNUBIO IMPERFETTO" (pag. 13-18): "...come nella maggior parte degli sport, il testosterone continua a fare la differenza. Bisogna tenere conto di questi dati per non lasciarci abbagliare dalle esasperazioni cinematografiche. Di tanto in tanto si possono vedere dei film di serie C nei quali ragazze di 45 chili, con l'aspetto da modelle, e che sicuramente non hanno mai messo piede su un tatami, atterrano con un pugno presunti esperti di Kung Fu o di Karate, che tra l'altro sono grandi come armadi. Non facciamo riferimento, evidentemente, a vere campionesse come Cinthia Rothrock. Basta vederla in azione per accorgersi che è ben allenata e che i suoi colpi possono veramente far male. Ma anche in questo caso Cinthia non potrebbe battere con facilità un vero esperto della sua stessa disciplina; piuttosto sarebbe lei a finire KO. Il motivo non sta solo nelle differenze fisiche; bisogna aggiungere l'uso di tecniche poco realistiche e non adatte alle caratteristiche del corpo femminile. I pugni potenti non sono alla portata della maggior parte delle donne, ed inoltre occorre molto tempo per perfezionarli. Di fatto, salvo nel caso di chi pratica Boxe e Kickboxing, i pugni sferrati dalle donne di solito non sono "devastanti". E' più utile allora colpire le zone più sensibili; attaccare agli occhi o alla gola con delle posizioni a mano aperta o semi chiusa; dimenticare i colpi al tronco, preferendo dei punti più morbidi come i genitali o il collo"... ________________________________________________________________________________
http://www.budointernational.com http://www.kungfucinema.com/reviews/blondefury.htm
Modificato da silverback - 15/4/2005, 12:48 ventiluglio 28/4/2005, 11:56
http://www.panorama.it/italia/criminalita/...1-A020001030402 (IMG: http://img260.echo.cx/img260/1915/0200010369613km.jpg)
Lady mafia, che volle essere più potente dei boss di Antonio Rossitto 22/4/2005 Omicidi, appalti, latitanze eccellenti: nei verbali degli interrogatori, tutti i segreti della prima donna a capo di una cosca, che oggi collabora con i magistrati. Vicende di sangue ma anche episodi surreali. Come quella volta che Provenzano si presentò travestito da cardinale...
Ha guardato impassibile negli occhi i due magistrati. Poi ha detto: «Voglio chiacchierare bellu linnu linnu». Pulito, pulito: per spiegare tutto in maniera chiara, senza fraintendimenti. È il 14 febbraio: Giusi Vitale, 33 anni, comincia a raccontare la sua storia ai pm di Palermo Maurizio De Lucia e Francesco Del Bene. È la prima donna boss della mafia siciliana a pentirsi. A raccontare gli anni trascorsi accanto ai fratelli Vito e Leonardo, boss di Partinico, paese a 40 chilometri da Palermo. Tutti i segreti dei «Fardazza», stracci vecchi, come vengono chiamati i Vitale: omicidi, appalti, gli incontri con il superlatitante Bernardo Provenzano. Confessa senza sosta da due mesi la donna.
Dopo le sue dichiarazioni sono state aperte diverse inchieste: una di queste, qualche giorno fa, ha portato all'arresto della nipote Maria e di molti affiliati del clan guidato dai fratelli. Era nell'aria. In videoconferenza dal carcere di Parma, il capofamiglia Leonardo, per ben due volte, ha platealmente maledetto la sorella: «La rinneghiamo sia da viva che da morta. E speriamo lo sia al più presto». Disconosciuta, reietta. Eppure, gli interrogatori proseguono. Lei continua a parlare. Svelando intrighi e retroscena di Partinico, uno dei fortilizi più inespugnabili di Cosa nostra in Sicilia.
Vita di primati quella di Giuseppa Vitale. Pane e mafia fin da ragazzina. Prima donna a reggere una cosca ad appena 26 anni: a ordinare omicidi, maneggiare i «piccioli» degli appalti, gestire le latitanze dei familiari. Arrestata nel 1998 per associazione mafiosa, passa da un penitenziario all'altro; viene condannata in primo grado a sei anni, ridotti in appello a quattro e sei mesi. Quando però è accusata di un omicidio comincia a temere di dover passare tutta l'esistenza in carcere. Diventa un collaboratore di giustizia: la prima pentita.
Nuovi primati infranti. Con le sue rivelazioni sfascia tutte le regole dei clan. Ammette di avere avuto diversi amanti. Decide di divorziare dal marito. Chiede ai giudici il permesso di «fare colloqui e telefonate col convivente» che pensa di sposare: Alfio Garozzo, un ex pentito di Catania. Ha riempito pagine e pagine di verbali la donna boss. Due nomi compaiono molto spesso negli atti della procura: Bernardo Provenzano e Salvatore Riina. Il primo è noto nelle cosche come «Binnu 'u tratturi» o, più semplicemente, lo «zio». È il capo dei capi di Cosa nostra: il superlatitante ricercato da 42 anni. L'uomo che scappa attraverso cunicoli sotterranei, va a Marsiglia in camion per operare la sua malconcia prostata e scrive indefessamente «pizzini». Riina, invece, non è il padrino arrestato nel 1993 e da allora in carcere. Non è «Totò 'u curtu» da Corleone, ma solo un omonimo del boss. A Partinico, il suo paese, lo chiamavano «Mortadella». Giusi Vitale lo fece uccidere il 20 giugno del 1998. Il pentito Michele Seidita raccontò tutto ai magistrati accusando la donna di essere la mandante.
Modificato da ventiluglio - 28/4/2005, 13:01 ventiluglio 2/5/2005, 22:55
http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....2-1A9D8C7CEA2F} 30 apr 10:48 Usa: ha ucciso i figli con 200 coltellate, incriminata ROLLING MEADOWS (Usa) - Una donna di 34 anni, Tonya Vasilev, e' stata rinviata a giudizio per l'omicidio dei suoi due figli nello Stato americano dell'Illinois. Tre giorni fa la donna, rea confessa, ha ucciso la bimba piu' piccola di 3 anni e il fratellino di 9, infierendo con oltre duecento coltellate. Il marito dell'assassina, rientrato nella sua casa di Rolling Meadows, un sobborgo alle porte di Chicago, aveva trovato i cadaveri dei due figli e la madre sporca di sangue e con un grosso coltello in mano. La donna e' stata rinviata a giudizio per omicidio volontario plurimo e aggravato. Sara' processata per direttissima il 20 maggio. (Agr) davide_v 7/5/2005, 09:46
Repubblica.it
http://www.repubblica.it/2005/e/sezioni/cr...anfredonia.html
Nuovi elementi nell'indagine sull'omicidio della quindicenne uccisa lo scorso novembre dal suo amante, cugino del padre Manfredonia, arrestate due donne "Costringevano Giusy a prostituirsi" La ragazza sarebbe stata indotta ad avere rapporti a pagamento Gli inquirenti: "Hanno approfittato di lei, l'hanno circuita"
MANFREDONIA - Ha uno strascico la storia di Giusy Potenza, la 15enne uccisa lo scorso novembre dal cugino del padre, un uomo di 27 anni con il quale aveva una relazione. La polizia ha arrestato due donne accusate di aver indotto alla prostituzione la giovane, e di averla costretta a dividere con loro i proventi dell'attività. Sabrina Santoro, 24 anni, e Filomena Rita Mangini, 19, entrambe di Manfredonia, il paese nel quale viveva Giusy Potenza, sono ora agli arresti domiciliari. Dalle indagini è emerso che fu proprio con le due donne che Giusy si allontanò la sera del 12 novembre 2004 quando, dopo aver acquistato dei cd in un un negozio, si persero le sue tracce. Entrambe sarebbero anche state citate da un uomo, che avrebbe detto che le due donne facevano prostituire Giusy.
"Le indagate - ha detto il dirigente del commissariato di Manfredonia, Antonio Lauriola - hanno approfittato di una ragazzina minorenne, circuendola e inducendola alla prostituzione, contattando i clienti, proponendole di compiere atti sessuali a pagamento e di dividere con loro il denaro". Si tratterebbe comunque, ha aggiunto Lauriola, di "pochissimi episodi", ai quali sarebbe tuttavia estraneo Giovanni Potenza, l'uomo in carcere dallo scorso dicembre, che dopo quarantuno giorni confessò di essere l'assassino della ragazza.
Santoro e Mangini - accusate di induzione alla prostituzione e sfruttamento - sono anche indagate di favoreggiamento personale e false dichiarazioni, in relazione all'alibi fornito per quel 12 novembre, giorno della scomparsa di Giusy. Le due donne avrebbero detto di non sapere nulla e invece, ha detto Lauriola, "erano state notate verso le 17.15 mentre si intrattenevano a bordo di una Fiat Punto di colore verde, di proprietà di Sabrina Santoro, in compagnia di un uomo, proprio davanti al negozio Bernini dove Giusy aveva comprato i cd e, alcuni minuti dopo, a bordo della stessa auto, mentre aspettavano la vittima che, uscita dal negozio, si dirigeva verso la loro auto".
Gli arresti sono stati compiuti dagli agenti della squadra mobile della questura di Foggia, e da quelli del commissariato di Manfredonia, in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip del tribunale di Foggia Maria Rita Mancini su richiesta del pm Vincenzo Maria Bafundi. Per eventuali, ulteriori sviluppi bisognerà attendere le dichiarazioni che le due donne renderanno davanti al gip davide_v 11/5/2005, 12:30
Corriere.it, 11 maggio 2005
Lite condominiale in provincia di Torino tra due donne marocchine
Stacca a morsi un pezzo di naso a una vicina
La vittima è stata ricoverata alle Molinette dove i medici hanno previsto che saranno necessarie cure e interventi per oltre un anno TORINO - Gli ha staccato un pezzo di naso con un morso alla fine di un litigio condominiale. Una ragazza marocchina di 23 anni ha aggredito così una connazionale che dal balcone le gettava sulla testa la polvere di un tappeto. Z. O. è stata arrestata dai carabinieri con l' accusa di lesioni gravi. L' episodio è accaduto domenica scorsa davanti ad uno stabile in via Monti, a Chieri (Torino). Z.O., che vive al secondo piano, ha iniziato a litigare con L.A., 30 anni, che abita al quarto, perchè sbatteva il tappeto incurante del fatto che lei transitasse sotto il balcone. Dopo qualche battuta velenosa, i rispettivi mariti si sono ritrovati davanti allo stabile per discutere dell' episodio, ma poco dopo sono arrivate anche le due donne. Il battibecco è degenerato e all' improvviso Z.O. si è avventata sulla vicina di casa e le ha morso il naso. Soccorsa e trasportata in ospedale a Chieri, L.A. è stata poi trasferita alle Molinette di Torino, dove gli hanno riscontrato «la completa mancanza della punta del naso». Secondo i sanitari, la donna ha lesioni guaribili in circa 30 giorni, ma per rifare il naso avrà bisogno di cure e operazioni per oltre un anno.
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronach...o/10/naso.shtml -Renato- 16/5/2005, 21:00
dal tgcom
Maria, "Abbandonata due volte" Madre ritrovata per caso:giovane delusa
"Mi ha abbandonata una seconda volta". Così Maria, 26 anni, ha raccontato l'incontro causale con quella che ha scoperto essere la sua madre naturale durante un colloquio di lavoro a Padova. "La mia esperienza è stata drammatica - ha detto - non avrei mai pensato di soffrire così tanto vedendo l'indifferenza della persona che mille volte avevo immaginato di abbracciare. Non voglio rivederla mai più".
"Spero di non incrociarla per strada, mi volterei dall'altra parte per non guardarla neppure in faccia. Quella faccia che purtroppo assomiglia moltissimo alla mia", è stato il suo sfogo a Il Gazzettino. Il dramma della ragazza diventa sempre più profondo man mano che il racconto continua coinvolgendo anche i suoi amatissimi genitori adottivi. "La mamma che mi ha cresciuto per 26 anni - ha spiegato Maria - ha sofferto moltissimo quando ha saputo che avevo incontrato la mia vera madre. Pensava che mi sarei staccata da lei. Papà invece è stato bravissimo perché ha cercato di allentare la tensione con qualche battuta. Alla fine sono bastate molte coccole per far capire che per me loro sono stati e sempre saranno i miei unici genitori. Li amo fino in fondo come loro amano me. L'altra donna, e lo dico in senso dispregiativo, non è mai esistita per me".
Maria turbata dall'eco dai mass media alla sua storia Se però inizialmente, la giovane padovana adottata aveva dichiarato "Mi sento finalmente serena. Ho deciso di parlare di questa cosa pubblicamente perché spero che la mia esperienza serva a tanti altri ragazzi adottati e li dissuada dallo scavare nel loro passato", in seguito è rimasta molto turbata dall'eco data dalla stampa alla sua vicenda. Ora Maria, come ha confessato alla giornalista che l'ha intervistata, ha paura di essere trovata, additata, giudicata. E soprattutto, vorrebbe non aver mai avuto l'idea di cercare nel suo passato per capire chi fossero i suoi veri genitori, non quelli adottivi che l'hanno amata infinitamente per 26 anni e che oggi ancora la circondano con una vera e propria corazza d'affetto. ventiluglio 19/5/2005, 10:08
http://www.repubblica.it/2005/e/sezioni/es...ls/animals.html Blitz della Protezione animali a casa di Rosalind Gregson, 55 anni Cani, gatti e uccelli in gabbie piccolissime, ammalati e denutriti Gb, donna viveva con 269 animali in un piccolo appartamento-lager Tra dodici giorni la donna sarà sottoposta a processo
LONDRA - Una passione per gli animali sconfinata nell'ossessione e nella crudeltà: una signora inglese conviveva con 246 cani, 16 uccelli e sette gatti. Il tutto in una casa di appena quattro stanze, e in condizioni insostenibili.
La protagonista della vicenda si chiama Rosalind Gregson, e ha 55 anni. E faceva vivere i suoi "ospiti" in una sorta di lager: la maggior parte era infatti confinata in minuscole gabbie, alcune delle quali con un'ampiezza quasi minore della loro stazza. Per questo la donna sarà sottoposta a processo.
Infatti, durante una irruzione nella abitazione di Rosalind - a Silverdale, vicino Carnforth - gli agenti hanno trovato una scena quasi da incubo. Ad esempio diversi cani sistemati in un'unica gabbia, gli uni sugli altri. Molti di loro erano pieni di pulci, esageratamente magri e con infezioni agli occhi. Alcune stanze erano anche infestate dai topi. E di cibo e acqua, necessari per il sostentamento degli animali, ce ne era davvero poco. Con parte dell'acqua "contaminata" dagli escrementi contenuti nelle lettiere per gatti.
Tutte informazioni contenute in un video che ieri gli addetti alla Protezione animali hanno mostrato al giudice distrettuale che si sta occupando del caso, Peter Ward. Oltre a mostrare il filmato, gli uomini hanno anche testimoniato che non avevano mai visto una tale concentrazione di esemplari domestici in un'unica abitazione. E hanno anche descritto come una vera e propria ossessione la tendenza della donna a collezionare un numero sempre più alto di cani, gatti e uccelli.
Adesso Rosalind Gregson è stata rinviata a giudizio: il processo dovrebbe tenersi tra dodici giorni.
(19 maggio 2005) lelen 20/5/2005, 03:25
(NOTA PER I MOD: QUESTO MEX VALE PER DUE!)
Ma insomma ve lo richiedo... Dove volete andare a parare? A che serve quello che postate qui? A dimostrare che le donne sono pazze quanto gli uomini? E chi lo nega? La follia non è né maschile né femminile: ma se si registra la tendenza a parlare dell'uomo come del "maschio prevaricatore", un motivo ci sarà pureno? Ed imputarlo unicamente al male bashing mi sembra furoviante, oltre che semplicistico. Ah se solo vi decideste ad essere meno viscerali e più obiettivi... quanta genta potrebbe prendere sul serio e far tesoro di alcune sacrosante considerazioni che, tra un insulto e l'altro alle donne, esprimete! Che uomini e donne abbiano lo stesso potenziale di aggressività per me è un'evidenza che non nego e che i vostri post qui ( nonchè il buonsenso e un po' di esperienza di vita) dimostrano. Allo stesso modo mi pare che anche voi non neghiate la realtà per cui è l'uomo ad esprimere maggiormente la propria energia distruttiva. Ma neppure a me piacciono gli stereotipi che pretendono di ingabbiare uomini e donne in ruoli cristallizzati e caricaturali, che dipingono i primi come scimmioni violenti e le seconde come angioletti. Allora partiamo da un'analisi realistica delle cose. Cominciamo a chiederci quanti uomini subiscono sevizie sessuali e non. Quanti vengono uccisi da amanti, mogli o ex respinte. Quanti vengono presi a calci e pugni tra le parti domestiche, magari da chi dice di amarli tanto. E via dicendo. Questo non è male bashing, ripeto ma un innegabile dato di fatto. Ma non significa affatto che le donne siano più buone e migliori come, ve ne do atto, oggi si tende a dire ( Il Dolce stil novo però già sublimava l'immagine femminile negandone ogni zona d'ombra!). E attribuire ad una minore forza fisica la differente reazione maschile e femminile in determinati frangenti non basta (nel caso di omicidi: Lucrezia Borgia docet...). Come già detto, le donne imparano fin da piccole a inibire le proprie pulsioni aggressive al punto che ben presto finiscono per autoingannarsi evitando di esprimere la rabbia all'esterno e incanalandola spesso perversamente verso di sè (bulimia e anoressia ne sono un esempio). Questo anche quando sarebbe altamente necessario non negare la rabbia ma utilizzarla, come in caso di aggressione o di stupro ( massa muscolare o meno, un calcio ben assestato potrebbe fare miracoli no?). Non a caso nei corsi di autodifesa personale indirizzati alle donne si impara ad eliminare la paura, che ha un effetto paralizzante, e a scaricare la rabbia senza giudicarla negativa. Io credo che l'educazione femminile (portata avanti inconsciamente da famiglie scuola e società, che a parole proclamano l'indipendenza del "sesso debole") in realtà ancora oggi rispecchi schemi tradizionali che vogliono le donne sottomesse, accondiscendenti, disponibili, e soprattutto (nuova tendenza!) più che mai sdooolcinate (basta guardare un cartone animato pensato per le bambine e sfogliare un diario o uno di quei giornaletti da quattro soldi destinati alle adolescenti!). Malgrado la grinta ostentata e che spesso sfocia nelle sfacciataggine e nella prepotenza, le donne del 2000 spesso mascherate da vamp-virago bamboleggianti, nella loro vita privata non hanno ancora imparato a rapportarsi in modo davvero paritario, esprimendo chiaramente e senza imporsi quello che pensano e provano, abituate come sono a fingere, censurando la propria rabbia come pulsione negativa e temendola. Per una femmina è normale inibire l'aggressività e mandare giù enormi rospi, salvo poi sfogarsi tramite frecciatine (la famosa lingua velenosa delle donne e che in efetti ne caratterizza molte! ) stupidi dispetti, bugie, sotterfugi, giochetti meschini, ricatti ed altre armi che le donne hanno imparato ad affilare nei secoli, in quella che comunque resta una lotta impari. L'educazione è dunque fondamentale e anche la differenza biologica come giustamente come fate notare; ma ritengo che la minore violenza che si registra nelle femmine sia da imputare comunque anche alla natura. Che ci ha pensato, sempre in funzione della sopravvivenza della specie! Infatti ve lo immaginate cosa succederebbe all'umanità se le donne fossero meno pazienti e si sfogassero come fa la maggior parte degli uomini? Credo che molti bambini non arriverebbero all'asilo o ci arriverebbero ebeti! (Avete presente quanto possa essere snenrvante un esserino urlante? Figurarsi due o tre insieme!). Oggi come rilevate molti infanticidi, pedofilia a parte vengono commessi dalle madri(ovvio dle resto: per quanto aberrante possa essere, ciò succede perché si tratta delle persone più a contatto coi bambini ed è logico che i dati statistici registrino questa differenza di ruoli!). E non per giustificare le donne ma sarebbe ora che le multinazionali farmaceutiche si assumessero tutte le loro responsabilità, indagando seriamente sugli effetti collaterali delle famigerate droghe di Stato e sui loro effetti collaterali ossia sulle relazioni tra l' assunzione di simili potenti sostanze- al cui confronto l'ecstasy spesso è camomilla- e l'aumento di stragi famigliari! (E beninteso ciò vale anche nei casi in cui uomini in "in cura preso le Asl per depressione" come si legge spesso, all'improvviso vengono colti da raptus!!!). La natura dicevo, ha fornito a uomini e donne diverse qualità e antenne, per aiutarli ad assolvere al meglio le diverse funzioni della vita. In conclusione: l'aggressività non è maschile né feminile e soprattutto non è un male in assoluto, anzi è indispensabile alla specie. E se quella maschile si esprime maggiormente anche all'esterno è perché l'esistenza stessa (non tanto la società che ormai tende a conformare e clonare tutti!) lo richiede. L'importante è che venga capita e indirizzata nella direzione giusta!
Modificato da lelen - 20/5/2005, 05:34 Paolo S. 20/5/2005, 12:25
Il motivo per cui viene messo in evidenza tutto cio' e' semplice: NESSUN ALTRO LO FA. Reduan 20/5/2005, 12:35
Lelen:
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In conclusione: l'aggressività non è maschile né feminile e soprattutto non è un male in assoluto, anzi è indispensabile alla specie. E se quella maschile si esprime maggiormente anche all'esterno è perché l'esistenza stessa (non tanto la società che ormai tende a conformare e clonare tutti!) lo richiede. L'importante è che venga capita e indirizzata nella direzione giusta!
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Secondo me, meno di un anno fa Lelen non avrebbe mai pensato di scrivere quanto ha scritto qui sopra. Per lei la violenza e l'aggressività erano solo maschili (ricordo di averlo letto solo pochi mesi fa)
Certo non lo avrebbe scritto se prima non avesse letto.
Modificato da Reduan - 20/5/2005, 13:37 Paolo S. 20/5/2005, 12:41
Red, sono d'accordo con te. ;) animus 20/5/2005, 14:43
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Ma insomma ve lo richiedo... Dove volete andare a parare? A che serve quello che postate qui? A dimostrare che le donne sono pazze quanto gli uomini? E chi lo nega? La follia non è né maschile né femminile: etc, etc.
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Avviso agli amministratori del .
Deve esserci qualcuno che si è impossessato della password di lelen, e che si è spacciato quindi per lei. Provate a controllare per favore. :D
Modificato da animus - 20/5/2005, 15:43 Barnart 20/5/2005, 20:23
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Il motivo per cui viene messo in evidenza tutto cio' e' semplice: NESSUN ALTRO LO FA.
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Ok Paolo. E' chiaro come il sole, ma se qualcuno non lo ripete c'è chi non lo capisce. Adesso lo hai detto tu. Mesi fa altri. Fra 3 mesi altri ancora.
Grazie a te, oggi.
Rino
silverback 20/5/2005, 20:27
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Queste cronache che a più riprese inviate capisco possano lasciare allibiti e facciano venire la tentazione di dare dei giudizi ma credo che queste situazioni estreme debbano essere valutate di chi ne ha le capacità e le competenze ed esulano dalla questione maschile. Che le donne sono teneri angeli del focolare è sicuramente discutibile ma non sono queste le prove da portare a carico.... è come se io vi elencassi gli innumerovoli casi di stupro che avvengono a danno delle donne come testimonianza a favore della " cattiveria " maschile .... ! Aberrazioni ne avvengono sicuramente da ambo le parti ma non le si possono prendere come metro di valutazione credo...
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La stessa maxine se/ce lo chiedeva un po' di tempo fa... ;) silverback 20/5/2005, 20:31
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ma non sono queste le prove da portare a carico....
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Tu dici, maxine?
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è come se io vi elencassi gli innumerevoli casi di stupro che avvengono a danno delle donne come testimonianza a favore della " cattiveria " maschile .... !
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Maxine, non ce n'è alcun bisogno. In primis perché ne siamo a conoscenza, in secundis perché a questo pensano già i mass media ogni giorno.
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Ed io stesso le facevo notare ciò... Ma il problema è che 'ste femminucce sono dure di comprendonio... davide_v 26/5/2005, 10:06
Repubblica.it
Nella notte la svolta sul caso del bambino annegato a Casatenovo Mery Patrizio ha confessato e sarà trasferita nel carcere di Milano Lecco, arrestata la madre di Mirko "L'ho ucciso io, stavo male" Decisive l'autopsia e le impronte: in quella casa non è entrato nessuno La donna ha sempre detto di essere stata aggredita mentre lo lavava dal nostro inviato MARCO MENSURATI
Maria Patrizio, la donna arrestata MERATE (LECCO) - Un lungo interrogatorio. Poi la confessione. E l'arresto. È stata Mery Patrizio ad uccidere il figlio Mirko, affogato nel bagno di casa, dice l'accusa dopo una giornata infinita. Una giornata iniziata di mattina con le prime indiscrezioni, la svolta nelle indagini, e il faccia a faccia con i magistrati. Poi piano piano il dubbio diventa un'accusa, e il giallo di Casatenovo si scioglie nella tragedia incomprensibile di una giovane donna che prima viene formalmente indagata, e poi arrestata, per aver ucciso suo figlio, un bimbo di cinque mesi, annegandolo nella vasca per il bagnetto.
L'incubo di una seconda Cogne, lo spettro di una verità inseguita invano per mesi tra polemiche e colpi di scena, finisce così sotto i neon accecanti di questa stanzetta bianca al pronto soccorso dell'ospedale di Merate dove la donna, su consiglio dell'avvocato, si è fatta ricoverare ed è stata raggiunta dai carabinieri di Lecco.
Le battute finali dell'indagine, che sembrava appesa a doppio filo ai risultati delle analisi dei Ris attese per i prossimi giorni, sono convulse e rapidissime. Tutto ruota attorno all'arrivo in procura dei primi esiti di due esami tecnici. Il primo è quello effettuato dall'anatomopatologo incaricato dalla procura di Lecco, il professor Paolo Tricomi. Secondo quanto stabilito al termine dell'autopsia non ci sarebbero dubbi sulla morte violenta inflitta a Mirko. Qualcuno - è la tesi del professor Tricomi - avrebbe premuto con due mani il piccolo contro il fondo della vasca da bagno. E sotto l'acqua sarebbe stato tenuto a lungo, probabilmente anche quando era già morto. Il dettaglio risulta evidente da alcuni segni che il corpo del neonato aveva all'altezza dello sterno. Nessuna frattura, nessun trauma particolare, a quanto sembra, anche perché i neonati hanno una struttura ossea molto elastica. Però i segni della pressione dell'assassino erano comunque piuttosto ben visibili ed erano evidenziati da alcuni lividi. Nessun incidente, dunque, ma un assassinio in piena regola.
A dare l'impulso decisivo per la soluzione del caso, è stato comunque l'arrivo in procura dei risultati del secondo test di laboratorio, quello sulle tracce lasciate da tutti quelli che erano presenti in casa al momento del delitto e nelle ore immediatamente precedenti e successive. Il risultato è stato anticipato telefonicamente proprio nelle ultime ore dai Ris. E il suo contenuto lascia pochi spazi a soluzioni alternative: in quella casa, oltre ai soccorritori e agli uomini del centodiciotto sono entrate solamente quattro persone: Mirko, la mamma, il papà e il suocero.
Quest'ultimo elemento risulterà fondamentale per l'ufficializzazione dell'accusa - tanto da spingere la Procura a chiedere l'arresto della donna -, perché contrasta in maniera insuperabile con quanto riferito dalla donna sin dall'inizio: "Sono stata aggredita mentre facevo il bagnetto a Mirko. Da dietro. Non ho avuto tempo e modo di vedere chi fosse e quanti fossero, sono svenuta non ricordo niente". Secondo i carabinieri, però, mai nessuno ha aggredito la donna e la scena che i soccorritori si sono trovati davanti alle 11 e 14 di mercoledì scorso non sarebbe altro che una clamorosa finzione. Una finzione i legacci fatti con il nastro adesivo: la donna era legata in maniera piuttosto strana, le braccia erano incrociate davanti e non dietro alla schiena e soprattutto non ai polsi ma alle mani. Una finzione l'aggressione: le escoriazioni trovate sul naso, sulla fronte e sulla schiena sembrano auto inflitte. E una finzione lo svenimento: la donna non ha mai subito alcun trauma, solamente superficiali escoriazioni.
Non è stata una indagine semplice. La versione della donna, tutto sommato era credibile, anche perché a parte alcuni leggeri sintomi di una depressione post partum, mai Mery aveva dato problemi di comportamento o lasciato spazio a dubbi. E la procura aveva dato attendibilità alla sua versione tanto che in un primo momento era stato consultato anche un tossicologo per verificare se la ragazza fosse stata sedata chimicamente da un "eventuale" intruso.
L'esito di quella perizia, che al momento appare scontato, non è stato necessario. L'arrivo dei risultati degli altri due test, uniti ad una lunga serie di altri accertamenti "tradizionali", hanno fatto precipitare la situazione verso la sua conclusione. Sono le 15 quando l'avvocato Fabio Maggiorelli si presenta in casa della donna. I due parlano a lungo, un paio d'ore. Un dialogo drammatico, la ragazza piange a lungo. Ma soprattutto è più disperata, se fino ad allora aveva detto ai suoi parenti che stava provando a recuperare nella sua mente dettagli utili ai carabinieri, adesso è come spenta, piange e basta.
Al termine dell'incontro il legale va in procura. Parla brevemente con i pubblici ministeri Maria Delitala e Giovanni Gatto e poi insieme agli inquirenti si dirige verso casa. Una viaggio a vuoto: Mery è già al pronto soccorso, insieme alla psicologa, continua a piangere, sembra non capire. Poi, il crollo. La confessione e l'arresto.
http://www.repubblica.it/2005/e/sezioni/cr...madrefermt.html davide_v 26/5/2005, 13:09
Kataweb.it:
Cagliari, 26 maggio 2005 - 09:58 LEGATA E COSPARSA DI FECI E URINE IN UN CENTRO ANZIANI Hanno cosparso di feci e urine una donna disabile ricoverata in un centro per anziani dopo averla legata mani e piedi al letto. Protagoniste dell'incredibile episodio, avvenuto in una casa di cura per anziani di Assemini, grosso centro alle porte di Cagliari, due operatrici socio assistenziali che lavorano nella struttura. Le donne, una di 60 e l'altra di 38 anni, sono state denunciate per maltrattamenti dai carabinieri del Nucleo anti sofisticazioni di Cagliari. I militari del Nas da tempo tenevano sotto controllo l'alloggio per anziani in quanto sospettavano irregolarita'. Durante un controllo hanno accertato l'inquietante episodio. Le due denunciate sono accusate di aver maltrattato e privato della liberta' personale la donna, invalida civile, ricoverata nella struttura. Sono in corso ulteriori accertamenti per far luce sull'intera vicenda. (AGI)
http://www.kataweb.it/news/index.jsp?s=naz...aglio&id=962400
Modificato da davide_v - 26/5/2005, 14:10 ventiluglio 26/5/2005, 13:11
http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....1-F8ACEF5F7F30} 26 mag 13:43 Lucca: fingono avvelenamento, segnalate due studentesse LUCCA - Avrebbero aggiunto di proposito dell'anticalcare all'acqua minerale di una bottiglietta, per evitare l'interrogazione di matematica dell'indomani. Due studentesse lucchesi, di 19 e 16 anni, sono state segnalate una alla Procura di Lucca, e la minorenne al Tribunale dei Minori di Firenze, per simulazione di reato e procurato allarme in concorso. I fatti risalgono al marzo scorso: inizialmente l'avvelenamento era stato attribuito ad una bottiglietta d'acqua "manipolata". (Agr)
Modificato da ventiluglio - 26/5/2005, 14:12 WlaClioNokia 27/5/2005, 02:05
Chiudo con la deliziosa affermazione pacifista e responsabile della Signora Condoleeza Rice, Segretario di Stato degli USA: "Armarsi è un diritto". Tanto la guerra è figlia del maschilismo!?!?!? :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: ventiluglio 28/5/2005, 21:40
http://wwww.ansa.it/main/notizie/fdg/20050...1950200857.html PARIGI - FRANCIA: 140 COLTELLATE SU BIMBA DI 4 ANNI, LA MADRE IN FUGA Una madre e' in fuga da qualche parte in Francia. E', in ogni caso, scomparsa, introvabile. Si chiama Nathalie Turchet, segretaria di 36 anni, ed e' sospettata di aver ucciso a coltellate - 140 colpi - la figlia di 4 anni. Il padre della bimba, operaio di 38 anni, e' stato interrogato dalla polizia tutta la giornata, ed infine rilasciato, giudicato credibile e completamente ''abbattuto''. Una coppia normale - dicono i vicini - che aveva una bambina ''cosi' sorridente e socievole''. ''Bisogna assolutamente trovare la madre - ha dichiarato il procuratore della repubblica di Villefranche-sur-Saone, Francis Battut - perche' potrebbe essere l'autrice dei fatti. Le sue spiegazioni, se la ritroviamo viva, saranno determinanti per la risoluzione di questo caso''. La bimba - figlia unica della coppia che vive a Limas, un piccolo comune a nord di Lione, nel dipartimento del Rodano - e' stata trovata morta dal padre nel suo letto, in un mare di sangue, giovedi' mattina, intorno alle 8. L'uomo si era svegliato qualche minuto prima e non aveva trovato la moglie a fianco. L'aveva cercata nel giardino, poi nelle altre stanze. Quindi si era diretto verso la cameretta della figlia ed aveva fatto la terribile scoperta. L'autopsia ha rivelato che la bimba, che non ha subito violenze sessuali, e' morta fra le una e le due di giovedi' mattina. La madre e' scomparsa senza prendere ne' auto, ne' documenti, vestita solo con una t-shirt e un paio di pantacollant. La polizia ha avviato le ricerche della donna su tutto il territorio nazionale, ed ha cominciato anche a cercare nelle acque di un laghetto non distante dalla casa. Fra le ipotesi c'e' infatti anche quella del suicidio. Gli investigatori privilegiano il dramma familiare, anche perche' non hanno trovato tracce di forzature di porte o finestre. Il procuratore della repubblica non crede ''ad una fuga organizzata. Se e' stata lei, non c'e' alcuna ragione, dopo aver sentito quello che si dice sulla donna, che si sia trattato di un fatto premeditato''. Il magistrato ha infatti spiegato che la donna era descritta come ''molto gentile, sorridente dai vicini, e che non aveva problemi particolari nel suo lavoro, ne' in famiglia''. ''Visto quell'accanimento su quella bimba - ha aggiunto il procuratore - bisogna collocarsi sul terreno psichiatrico: non puo' che essere un raptus''.
Modificato da ventiluglio - 28/5/2005, 22:41 Paolo S. 29/5/2005, 18:33
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronach...mantovano.shtml lelen 30/5/2005, 00:21
Posto pari pari una mail che oggi ho spedito a Jonny tramite la mailing list Udg (binario morto, dal quale parte e arriva ogni tanto un treno...). In pratica ribadisco una cosa che ho già fatto presente qui, ma alla quale nessuno ha reagito in quanto sarà stata considerata come un'ennesima lancia spezzata a favore delle donne: stupidamente giacchè sottolineavo (e anche ora ) che il discorso riguarda uomini e donne (depressi e in cura) ------------------------------------------------------------------------------------ Innanzitutto secondo me c'è poco da ridere e da sfottere... Capisco la motivazione per cui tu e altri uomini del Movimento maschile lo fate, ma è comunque davvero irrispettoso parlare così di simili drammi e mi preme mettere in luce un altro aspetto, che con la guerra dei sessi c'entra poco. (Infatti non si può ridurre ogni problema a questo e le vicende umane vanno sempre analizzate da diversi punti di vista!). Quasi nessuno ne parla, perchè il potere delle multinazionli farmaceutiche è troppo forte. Ma colgo l'occasione per dire, anche qui, che da diversi anni sono in corso studi che comprovano come molti psicofarmaci(soprattutto somministrati nelle dosi massicce che sono soliti prescrivere i medici) possono provocare raptus che vanno dal suicidio all'omicidio! Ovviamente questo non vale solo per le donne ma pure per quegli uomini che sono in cura presso le Asl (quanti!) e poi perdono improvvisamente il controllo e successivamente, infatti, non si ricordano più niente o quasi! Fateci caso: le cronache da un po' di tempo ci parlano di orribili crimini famigliari e, guarda un po', si tratta quasi sempre di persone depresse (N. B.: una volta si diceva esaurite e le si mandava a fare una salutare vacanza) e dunque in cura!!! A me non pare proprio un nesso casuale e non lo dico certo per giustificare gli orrendi reati, tantomeno le donne, di cui stiamo parlando. E proprio perchè non ne possiamo più di sentire simili notizie, è ora che anche la mafia medica si assuma le proprie responsabilità in merito agli effetti collaterali da sempre sottaciuti, anzichè lucrare sui problemi della gente, vendendo tonnellate di costosissimi preparati che avvelenano il corpo e in questo caso anche la mente. Non a caso le stragi familiari stanno aumentando! Crisi di valori, della famiglia e della società intera, certo. Ma a parte alcune eccezioni dove le tensioni quotidiane bastano a scatenare violente crisi, certi raptus non sarebbero possibili senza l'effetto di certi potenti psicofarmaci che fanno dare letteralmente di volta il cervello! Infatti si tratta perlopiù di persone che depressione a parte, non sono affette da malattie mentali tali da giustificare simili gesti. Anzi si tratta di persone normalissime, anche se esaurite (ma il soggetto depresso semmai si suicida, non fa a pezzi un figlio, nè lo mette in una lavatrice!) dunque è lecito supporre che gli antidepressivi assunti ( e spessissimo in dosi da cavallo!) scatenino improvvise e incontrollabili crisi psicotiche, come gli psichiatri ben sanno!!! E non è un caso neanche che dopo simili fatti, queste persone spesso cancellino, totalmente o solo parzialmente, l'accaduto: non si tratta di semplice rimozione o di un alibi, ma di un' ovvia conseguenza ossia della normale reazione di una persona che ha agito sotto l'effetto di una potente droga!(Che altro sono sono gli psicofarmaci sennò?!). Alcuni psicofarmaci, in soggetti sensibili, possono causare sdoppiamenti di personalità!( Dici niente!) Quanto qui esposto, da tempo viene denunciato invano da diversi gruppi (che col femminismo non c'entrano un fico secco!). Uno di questi, è il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, un organismo internazionale che lotta contro gli abusi psichiatrici ed è attivo anche qui in Svizzera. Invece di sbeffeggiare e colpevolizzareil femminisimo, nonchè le madri coinvolte provate a mettervi nei panni di una donna (o di un uomo) in una situazione del genere: impossibile dite?... Eppure, attenzione potrebbe capitare a ognuno di noi: basta un momento difficile, una visita medica, una bella ricetta e poi... buona fortuna! Quindi non è semplicemente la depressione in sè ad uccidere, come vogliono darci ad intendere, bensì le medicine che dovrebbero combatterla e che oltre a rendere dipendenti, hanno altri micidiali effetti collaterali. I mostri esistono (uomini e donne) e la Storia ne conserva una traccia indelebile. Ma le tragedie in aumento che stiamo menzionando (matricidi e simili) sono un'altra questione, che uno stato depressivo da solo (qui vi do ragione!) non basta a spiegare! Pensateci su e prima di scartare quest'ipotesi a priori documentatevi un po' in merito (oggi non è difficile)
Modificato da lelen - 30/5/2005, 02:17 silverback 30/5/2005, 03:03
Lelen:
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Eppure, attenzione potrebbe capitare a ognuno di noi
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Nella vita può capitare di tutto: ammalarsi di cancro, di leucemia, di epatite, di aids; morire di infarto, di ictus o in seguito a un incidente stradale. Come era solito dire un mio ex collega di lavoro:"Oggi ci sei, domani non si sa".
------------ QUOTE ----------
I mostri esistono (uomini e donne)
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Sai, sono straconvinto che se tu non ci avessi conosciuto, mai avresti scritto "uomini e donne"; bensì "uomini" e basta.
Modificato da silverback - 30/5/2005, 04:08 ventiluglio 30/5/2005, 10:50
http://wwww.ansa.it/main/notizie/fdg/20050...1014200977.html DONNA STACCA A MORSI PEZZO ORECCHIO FIGLIA, VI VEDEVA SATANA PADOVA - Colta da un raptus, una donna dominicana di 40 anni ha assalito la figlia di 8 anni a morsi, staccandole parzialmente il lobo di un orecchio. E' avvenuto ieri pomeriggio, a Gazzo Padovano. La madre e' stata arrestata dai carabinieri, mentre la bimba si trova in ospedale a Padova, con una prognosi di 30 giorni. Secondo quanto riportano i quotidiani locali, la donna, che viveva con fanatismo la fede religiosa, avrebbe detto di essersi scagliata contro la bambina dopo avervi visto il volto di Satana.
Oltre all'orecchio destro, che i medici tenteranno di riattaccare con un intervento ricostruttivo, la madre ha morso la figlia anche al collo, ad una mano e in altre parti del corpo. Quindi si e' barricata in casa, assieme alla bimba, fino all' arrivo dei soccorritori dell' ospedale di Cittadella e degli investigatori, chiamati dall' ex marito della dominicana, che abita in un altro appartamento della stessa casa. Dopo aver sfondato la porta della stanza in cui la 40enne si era barricata, gli investigatori sono riusciti a strapparle la ragazzina e ad affidarla ai medici.
La donna, apparsa in un forte stato confusionale, con in mano una copia della Bibbia, ha acconsentito a salire sull' autoambulanza solo dopo aver eseguito una sorta di ''benedizione'' del mezzo sanitario. Ora si trova in stato di arresto, per maltrattamento di minore aggravato dalle lesioni permanenti inferte, piantonata nel reparto psichiatrico dell' ospedale. Agli investigatori che l' hanno arrestata, la donna avrebbe spiegato confusamente che lei e la figlia dovevano morire entrambe: ''devo portarla in Paradiso con me'', ha aggiunto. -Renato- 30/5/2005, 21:08
dal tgcom http://www.tgcom.it/cronaca/articoli/artic...lo259505.shtml:
Spara al marito e poi si uccide
Omicidio-suicidio nel Mantovano Ha imbracciato un fucile da caccia e ha ucciso il marito Pier Giuseppe Febbrari 50enne mediatore di bestiame di Asola, nel Mantovano; quindi Anna Maria Ruzzenenti si è puntata contro l'arma e ha premuto per la seconda volta il grilletto, togliendosi la vita. A trovare i corpi senza vita dei due è stato un vicino di casa che cura la manutenzione del giardino della villa della famiglia.
Al termine del lavoro, il vicino ha trovato chiuso il cancello della villa, e quindi si è affacciato alla porta finestra della cucina chiamando il proprietario per farsi aprire. L'uomo, non avendo ricevuto risposta, ha ritentato dalla porta finestra del soggiorno, da dove ha visto il corpo del mediatore a terra in un lago di sangue. Il vicino a quindi dato l'allarme ai carabinieri e al 118, ma all'arrivo dei soccorritori per i due non c'era più nulla da fare.
Nella casa, poco distante dal corpo del marito, c'era quello della moglie; vicino il fucile da caccia regolarmente detenuto da Pier Giuseppe Febbrari. Ad avvalorare l' ipotesi che sia stata la donna a sparare all' uomo, anche se gli accertamenti sono ancora in corso, due rumori sordi e un lamento uscito con voce femminile che la figlia del vicino di casa avrebbe riferito di aver sentito tra le 19 e le 20 di sabato, senza darvi però eccessivo peso.
Sembra che Febbrari avesse passato tutto il pomeriggio in un bar di Asola con alcuni amici; quindi era rientrato a casa ed era uscito nuovamente, questa volta con la moglie, per accompagnarla in un supermercato. Ancora non è chiaro quale sia il movente dell'omicidio suicido: potrebbe essere stata una lite, o forse un raptus, a scatenare la tragedia. ventiluglio 2/6/2005, 15:31
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archi...2005/art52.html USA 9 anni, uccide coetanea Una bambina di 9 anni di Brooklyn ha ucciso con una coltellata l'amica del cuore, undicenne, nel corso di un litigio legato a una pallina di gomma che si stavano contendendo. La tragedia ha colpito due famiglie afroamericane che erano molto legate tra loro e ha avuto vasta eco sui giornali di New York. Il quartiere dove è avvenuto l'episodio è da tempo una zona difficile, dove si sono verificati in passato delitti che hanno avuto per protagonisti dei bambini. Queen Washington, la vittima, era andata a trascorrere a casa dell'amica la festività del Memorial Day, ma durante il pomeriggio di giochi insieme all'altra bambina - di cui non è stata resa nota l'identità - è nata un'accesa discussione sfociata nel dramma. La minore delle due amiche ha afferrato un coltello da bistecca e l'ha conficcato nel torace di Queen. ventiluglio 3/6/2005, 16:14
http://ansa.it/main/notizie/awnplus/mondo/...-03_364773.html AUSTRIA, MADRE CONFESSA UCCISIONE DEI SUOI TRE BAMBINI VIENNA - Una donna di 32 anni residente a Graz (Austria meridionale) ha confessato oggi di aver ucciso i suoi quattro bambini subito dopo la nascita, spiegando alla polizia che voleva evitare che soffrissero di ''angoscia esistenziale''. Due bebe' erano stati trovati dagli agenti nel congelatore di casa, un terzo in una cassetta riempita di cemento, il quarto era avvolto nella plastica sotto oggetti vari di scarto in un edificio laterale dell'abitazione. La polizia ha arrestato anche il suo compagno, un uomo di 38 anni, ritenuto padre dei tre bimbi.
Modificato da ventiluglio - 3/6/2005, 17:14 ventiluglio 3/6/2005, 23:03
http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....0-6B5BF31B9920} 03 giu 22:09 Londra: torturata a 10 anni perche' creduta "strega" LONDRA - Due donne e un uomo convinti che una bambina di 10 anni fosse una strega, l'hanno torurata e quasi annegata nel Tamigi. La bambina ha testimoniato che la zia (una delle due donne) di cui e' stata resa nota l'identita' per non identificare la minore, l'ha sottoposta a percosse e duri maltrattamenti perche' covinta che lei fosse una strega. (Agr)
Modificato da ventiluglio - 4/6/2005, 00:03 ventiluglio 4/6/2005, 15:17
http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/es...ag/procrag.html Londra, seviziò un bambino alla sbarra una dodicenne
LONDRA - Una ragazzina di 12 anni sarà perseguita dalla giustizia britannica per aver torturato un bimbo di 5 anni. Lo ha reso noto la polizia. Mercoledì gli agenti avevano arrestato cinque ragazzini tra gli 11 e i 12 anni con l'accusa di aver tentato di uccidere Anthony Brown, 5 anni, ritrovato nel tardo pomeriggio di martedì mentre vagava in una zona boscosa a Dewsbury, nel West Yorkshire, in stato di shock e con gravi ferite.
Il piccolo, con tracce di sevizie sul collo, era stato ricoverato in ospedale e poi dimesso mercoledì. La ragazzina arrestata sarà giudicata il 10 giugno per violenze e intralcio alla giustizia. L' episodio ricorda il caso di Jamie Bulger, il bimbo torturato e ucciso nel 1993 dopo essere stato rapito in un supermercato nei pressi di Manchester dove si trovava con sua madre da due bambini di 10 anni. I due piccoli assassini furono condannati all' ergastolo.
(4 giugno 2005) ventiluglio 5/6/2005, 21:49
http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/cr...ss/topless.html Fingevano di prendere il sole sul terrazzo: nascondevano cocaina nella grondaia Fermato anche l'amico: aveva un chilo di stupefacente nelle mutande Napoli, in topless per evitare l'arresto Manette alle sorelle della droga
NAPOLI - Si erano messe in topless per distrarre i poliziotti: fingevano di prendere il sole sul terrazzo ma nascondevano sette etti di cocaina nella grondaia. Due sorelle di Napoli, Cira e Grazia Castaldi, sono state arrestate sul tetto della loro casa, nel quartiere di San Giovanni Barra. Fermato anche Francesco Mascolo, amico incensurato delle due sorelle, che nascondeva nelle mutande un pane di un chilo di cocaina.
L'arresto è stato deciso dopo un lungo pedinamento. I fatti sono stati riassunti dal dirigente del commissariato locale: "Abbiamo intercettato una Honda Civic intestata a una concessionaria ma condotta da Francesco Mascolo. L'abbiamo seguito fino a Portici dove lo abbiamo visto infilare un pacchetto nel cestino che qualcuno gli aveva calato dalla finestra". Una volta il cestino legato ad una cordicella serviva alle massaie per raccogliere la spesa evitando di fare le scale, adesso - spiega il poliziotto - è usato per raccogliere la droga".
Francesco Mascolo, 30 anni, nascondeva sotto gli abiti un chilo di cocaina; nell'abitazione delle due sorelle sono stati sequestrati altri 720 grammi di stupefacente. Cira Castaldi, 35 anni, e sua sorella Grazia, 32 anni, sono state rinchiuse nel carcere di Pozzuoli. Cira è stata denunciata anche per evasione dagli arresti domiciliari.
Modificato da ventiluglio - 5/6/2005, 22:49 davide_v 8/6/2005, 12:50
Corriere.it
Genova: esasperata dalle figlie, mamma scappa di casa
GENOVA - Esasperata dalle continue liti con le figlie minorenni una donna di 41 anni e' scappata di casa. Sono state le figlie ad andare in caserma e a denunciare il fatto: la donna ha ammesso tutto, rincarando la dose. "Non ne posso piu' dei loro orari folli, dei loro piercing e dei loro tatuaggi", ha detto. La 41enne ora e' stata denunciata per violazione degli obblighi familiari, mentre per le due ragazzine e' scattata la procedura di affidamento ai servizi sociali. (Agr)
http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....8-00AB08FF9CD4}
Modificato da davide_v - 8/6/2005, 13:50 silverback 8/6/2005, 18:53
A proposito di serial killer in versione femminile... _________________________________________________
Nata da genitori facoltosi di Bucarest agli inizi del '900, Vera Renczi mostrò un precoce interesse per il sesso già all'età di 10 anni, quando la sua famiglia si trasferì a Berkerekul. A 15 anni fu trovata di notte nel dormitorio di una scuola maschile, e in seguito Vera fuggì insieme a vari amanti, per poi tornare a casa quando si stancava delle loro attenzioni. Se era Vera a lasciare un amante, tutto andava bene, ma nessuno poteva osare cambiare idea, poiché lei aveva cominciato a dare segni di una gelosia patologica. Il suo primo marito era un ricco uomo d'affari, di molti anni più anziano di lei, ed essa gli diede un figlio prima che l'uomo sparisse improvvisamente senza lasciare traccia. Vera disse che il marito l'aveva lasciata senza alcuna spiegazione, e trascorse un anno in lutto, dopo aver dato la "notizia" della morte del marito in un incidente d'auto. Si risposò presto con un uomo più giovane, che fu colto in flagranza di adulterio e sparì alcuni mesi dopo per un lungo viaggio, disse Vera. Passò un altro anno prima che lei annunciasse di aver ricevuto una lettera, scritta da suo marito, in cui egli dichiarava la sua intenzione di lasciarla per sempre. Vera Renczi non si sposò di nuovo, ma ebbe molti amanti - trentadue in tutto - nel corso degli anni. Non sembravano rimanere a lungo, e nessuno fu rivisto dopo che aveva "abbandonato" Vera, ma lei aveva sempre una spiegazione per i vicini... e un altro uomo in attesa dietro le quinte. La polizia entrò in scena quando l'ultimo amante fu dichiarato scomparso dalla moglie; una perquisizione del seminterrato della Renczi portò alla scoperta di trentacinque bare di zinco contenenti i corpi dei mariti, del figlio e degli amanti scomparsi. Fermata con l'accusa di omicidio, Vera rese una piena confessione, dichiarando che aveva ucciso i mariti e gli amanti con l'arsenico, quando essi avevano cominciato a concedersi delle scappatelle, preparando a volte "romantiche ultime cene" per completare un appuntamento galante. La morte del figlio era stata una faccenda diversa, provocata dalle sue minacce di ricatto, dopo aver trovato per caso la cripta nel seminterrato. A volte la sera a Vera piaceva sedersi in una poltrona in mezzo alle bare, a "godersi" la compagnia dei suoi "corteggiatori adoranti". Ritenuta colpevole in base alla sua stessa confessione, Vera ebbe una condanna all'ergastolo e morì poi in carcere. silverback 10/6/2005, 20:14
Costruito nel 1839, il Lainz General Hospital è il quarto maggiore complesso sanitario di Vienna, in Austria, e conta circa 2000 dipendenti. Al Lainz il padiglione 5 è solitamente riservato ai casi problematici: pazienti sulla settantina e anche più anziani, molti dei quali allo stadio terminale. In un simile contesto la morte non è un fatto insolito. Anzi, a volte sopraggiunge come una liberazione; ma ci sono comunque dei limiti. Dalla primavera del 1983 e fino alle prime settimane del 1989, la morte al Lainz fu aiutata. Ufficialmente il numero dei decessi ammonta a 42, ma ipotesi plausibili indicano in quasi 300 il numero finale delle vittime dei laboriosi "Angeli della morte" dell'ospedale. Waltraud Wagner, un'aiuto infermiera del turno di notte del padiglione 5, aveva 23 anni quando fece la sua prima vittima. Come fu in seguito ricostruito dalle autorità, la Wagner ebbe l'idea di eliminare dei pazienti quando una donna di 77 anni le chiese di "porre fine alle sue sofferenze". Waltraud le fece la cortesia di servirle un'overdose di morfina, scoprendo in tal modo che le piaceva, come un dio, possedere nelle sue mani il potere di vita e di morte. Era troppo "divertente" per smettere, troppo "bello" per non dividerlo con le sue amiche intime. Col tempo la Wagner reclutò tre complici, tutte impiegate nel turno di notte al padiglione 5. Maria Gruber, nata nel 1964, era una ragazza madre ritiratasi dalla scuola per infermiere. Irene Leidolf, di due anni più anziana, era sposata ma preferiva la compagnia delle ragazze. Stephanija Mayer, una nonna divorziata di vent'anni più vecchia di Waltraud, emigrò dalla Jugoslavia nel 1987 e finì al Lainz, unendosi al gruppo della Wagner e delle sue criminali amichette. Come descritto dalla pubblica accusa durante il suo processo, la Wagner era la sadica Svengali del gruppo e istruiva le sue allieve sulle tecniche più efficaci per praticare un'iniezione letale, insegnando loro "la cura dell'acqua", che consisteva nel chiudere il naso al paziente, abbassargli la lingua e versargli dell'acqua giù in gola. La morte della vittima, dopo una lenta agonia, appariva "naturale" in un reparto nel quale i pazienti più anziani morivano spesso per la presenza di liquido nei polmoni. Secondo la polizia "la Wagner risvegliava i sadici istinti delle sue complici. Presto si ritrovarono a gestire non un reparto ospedaliero, bensì un campo di concentramento. Al minimo segno di disturbo o lamento da parte di un paziente, ne pianificavano l'uccisione per la notte seguente". Per Waltraud "disturbare" significava: russare, sporcare le lenzuola, rifiutare i trattamenti medici o chiamare l'infermiera con il cicalino in orari inopportuni. In questi casi la Wagner dichiarava:"Questo ha un biglietto per il Creatore", compiendo poi l'omicidio lei stessa o con l'aiuto di una delle sue complici. Anche se nel reparto operavano quattro killer, ci volle un po' di tempo prima che il gioco mortale diventasse più rapido. La maggior parte degli omicidi da ricollegare alla Wagner e alla sua compagnia avvennero dopo l'inizio del 1987, quando la Mayer arrivò a completare la squadra, ma Waltraud rimase la leader e il carnefice principale di quello che fu presto soprannominato "il padiglione della morte". Le voci circa la presenza di un killer all'interno del padiglione 5 si fecero diffuse nel 1988 e il dottor Xavier Pesendorfer, responsabile del reparto, fu sospeso nell'aprile del 1989 per non aver avviato delle indagini tempestive. Alla fine, fu una certa disattenzione nel comportamento delle assassine a causarne la caduta. Alla Wagner e alla sua coorte piaceva bere qualche drink dopo il lavoro, rievocando alcuni casi particolari che le avevano divertite, ridacchiando dell'espressione di questa o quella vittima in punto di morte, o delle convulsioni di qualche altra. Nel febbraio 1989 stavano sogghignando a proposito della morte dell'anziana Julia Drapal - sottoposta alla "cura dell'acqua" per aver rifiutato i trattamenti medici e per aver dato della "volgare sgualdrina" alla Wagner - quando un dottore che sedeva nelle vicinanze colse alcuni frammenti della loro conversazione. Inorridito andò alla polizia e un'indagine di sei settimane portò il 7 aprile all'arresto delle quattro sospettate. In carcere gli "Angeli della morte" confessarono in modo specifico 49 delitti; di questi, a quanto affermato dalla Wagner, 39 furono commessi da lei personalmente. "Quelli che mi davano sui nervi", ha spiegato, "venivano mandati direttamente in un letto libero presso il buon Dio". Non era sempre facile, ha ammesso:"Naturalmente i pazienti facevano resistenza, ma noi eravamo più forti. Potevamo decidere se questi vecchi decrepiti dovevano continuare a vivere o morire. Il biglietto del loro viaggio all'altro mondo era in ogni caso scaduto da tempo". Subito si ipotizzò un numero più alto di vittime e le complici della Wagner accusarono il loro mèntore nel tentativo di salvare se stesse. Alois Stacher, responsabile dei servizi sanitari di Vienna, riportò la dichiarazione di Irene Leidolf che si disse "convinta che cento pazienti furono uccisi dalla Wagner in ciascuno degli ultimi due anni". Stephanija Mayer ammise di aver aiutato la Wagner a compiere numerosi omicidi che Waltraud era riuscita a "dimenticare". In effetti, mentre il caso avanzava verso il processo, la Wagner diventava sempre più restia a discutere del suo ruolo nei delitti. Verso la fine del 1990 aveva fatto marcia indietro sul numero di 39 vittime inizialmente vantato, affermando di aver ucciso al massimo 10 pazienti allo scopo di "ridurre la loro sofferenza". Il cancelliere Franz Vranitzky non si fece impressionare dal voltafaccia, definendo l'ondata di omicidi al Lainz "il più brutale e raccapricciante crimine della storia austriaca". Nemmeno il giudice e la giuria furono comprensivi quando le quattro imputate comparvero in giudizio nel marzo 1991. Il pubblico ministero non riuscì a fare accettare la sua tesi che imputava loro 42 delitti, ma riuscì comunque a fornire un buon numero di prove a loro carico. Waltraud Wagner fu riconosciuta colpevole di quindici delitti, diciassette tentati omicidi, accusata di due episodi di violenza aggravata e condannata all'ergastolo. La stessa pena fu comminata a Irene Leidolf, colpevole di cinque uccisioni e due mancati omicidi. Stephanija Mayer ebbe quindici anni per omicidio colposo e sette tentati omicidi, mentre Maria Gruber fu condannata alla stessa pena detentiva per due tentati omicidi.
Modificato da silverback - 10/6/2005, 21:21 davide_v 11/6/2005, 12:39
Tg5.it:
Bimba travolta da pirata della strada: l'auto era priva di assicurazione
"Non bastava l'atroce morta di quella bimba uccisa da un'auto pirata. Adesso i genitori non riceveranno neanche il risarcimento dell'assicurazione. Circolava con la polizza scaduta già da alcune settimane la donna di 39 anni, con precedenti penali, accusata di omicidio colposo per aver investito con l'auto e ucciso all'uscita di un ristorante a San Benedetto del Tronto (provincia di Ascoli Piceno) la piccola Lucrezia, tre anni non ancora compiuti. La donna accusata di omicidio colposo a quanto pare si era fatta prestare l'auto da un cittadino extracomunitario che risulta proprietario ma che non era coperto da nessuna polizza. L'incidente è avvenuto due notti fa sotto gli occhi del papà di Lucrezia, dal quale la figlioletta si era improvvisamente allontanata per attraversare la strada. La donna che l'ha investita, nuovamente ascoltata dai carabinieri, ha ripetuto di non essersi accorta di nulla a causa della pioggia. Secondo il suo racconto l'auto non ha neppure frenato. Solo un paio di centinaia di metri più avanti la signora avrebbe visto dallo specchietto retrovisore che diverse persone correvano in strada,dietro di lei. A quel punto ha arrestato la macchina, a bordo della quale si trovava anche il compagno, e si è allontanata a piedi, in preda allo spavento. Al vaglio degli investigatori oltre all'omicidio colposo per la donna si profila anche l'ipotesi di omissione di soccorso.
http://www.tg5.it/altre_notizie/schede/sch...626111556.shtml
Modificato da davide_v - 11/6/2005, 13:39 silverback 11/6/2005, 17:36
Oggi porterò un esempio di come la violenza femminile, sia visibile che invisibile, possa anche generare dei mostri. Infatti, questa volta, racconterò la storia del serial killer Carroll Edward Cole, un uomo. _____________________________________________________________________________
Il desiderio di morte in stato di detenzione, non è inusuale tra i killer compulsivi. Carroll Edward Cole, che aveva ammesso di aver ucciso 13 persone, stava tranquillamente scontando nel Texas una condanna all'ergastolo, con possibilità di ottenere la libertà condizionale entro sette anni, quando decise volontariamente di affrontare nuove accuse per omicidio nel Nevada, pienamente cosciente del fatto che con il verdetto di colpevolezza sarebbe stato condannato a morte. La condanna fu pronunciata, come prevedibile, vista la sua ammissione di responsabilità, e Cole respinse risolutamente tutti gli appelli e gli interventi in suo favore di vari gruppi liberali. Venne giustiziato nel dicembre 1985. Quando Cole aveva cinque anni, la madre lo costrinse ad accompagnarla nelle sue escursioni extraconiugali, in assenza del padre, estorcendogli la promessa del silenzio con la tortura, facendone dunque un complice malconcio del suo adulterio. Quando diventò più grande, Cole fu obbligato a vestirsi con vezzose gonnelline e sottane per divertire le amiche della madre, distribuendo tè e caffè in sadiche "festicciole" durante le quali le donne si riunivano per prendersi gioco "della piccola di mamma". Iscritto alla scuola elementare con due anni di ritardo rispetto agli altri ragazzini, Cole crebbe con molti timori per la sua mascolinità, estremamente sensibile alle battute sul soprannome di "donnicciola" che gli era stato affibbiato. A nove anni affogò un compagno che l'aveva preso in giro, evitando la punizione quando alcuni poliziotti poco attenti liquidarono l'omicidio come incidente. A scuola aveva cominciato ad azzuffarsi regolarmente, e una volta trovò il modo di mutilare il vincitore di una gara di yo-yo nella quale Cole era arrivato secondo: mentre stavano giocando su un bulldozer, egli ingranò la marcia e schiacciò la mano del rivale all'interno delle pesanti ruote del mezzo. Durante l'adolescenza, Cole accumulò numerosi arresti per ubriachezza e piccoli furti. Dopo aver lasciato la scuola superiore, si arruolò in marina ma fu congedato per il furto di alcune pistole, che utilizzava per sparare alle auto di passaggio sulle autostrade di San Diego. Tornato a casa a Richmond, in California, nel 1960, egli aggredì con un martello due coppie che si erano appartate in macchina in un viottolo. Andava sempre più accarezzando l'idea di strangolare ragazze e donne che gli ricordavano la madre adultera. Alla fine, spaventato dalle sue stesse violente fantasie che non gli avrebbero dato tregua, Cole fermò una macchina della polizia di pattuglia a Richmond e rivelò i suoi desideri. Seguendo il consiglio di un tenente di polizia, Cole si consegnò spontaneamente e trascorse i tre anni successivi preso vari istituti di cura mentale, dove fu descritto come un individuo dotato di "personalità anti-sociale", che non rappresentava una minaccia per gli altri. Dimesso nel 1963, si trasferì a Dallas nel Texas, e complicò la situazione sposando subito una prostituta alcolizzata. L'infausta relazione era destinata al fallimento, infarcita com'era di furiose litigate, di percosse e dell'occasionale ricorso alle armi. Alla fine, nel 1965, convinto che la moglie stesse concedendo i suoi favori agli inquilini del motel in cui vivevano, Cole incendiò il posto e fu imprigionato con l'accusa di incendio doloso. Rilasciato, si diresse verso nord attraverso il Missouri e fu nuovamente incarcerato per il tentato omicidio di Virginia Rowden, 11 anni. Cole l'aveva scelta a caso: si era infilato nella sua stanza mentre stava dormendo e aveva tentato di strangolarla nel letto. Le sue urla l'avevano fatto scappare, ma quando giunse la polizia fu subito identificato come l'aggressore da alcuni testimoni. Il Missouri offrì a Cole un trattamento psichiatrico più ampio, attraverso vari programmi per carcerati, ma non funzionò. Nel 1970 ancora una volta egli si consegnò alle autorità, questa volta a Reno, in Nevada, confessando il suo desiderio di violentare e strangolare le donne. Dotti specialisti scrissero frettolosamente che si trattava di un falso malato e lo rilasciarono a condizione che lasciasse lo Stato. (Il dossier di Cole contiene le prove del fallimento della psichiatria:"Prognosi: insufficiente. Condizioni al momento del rilascio: le stesse dell'accettazione. Trattamento: biglietto del pullman per San Diego, California". Il problema era stato esportato, ma non risolto.) A sei mesi dal suo ritorno a San Diego, Cole avrebbe ucciso almeno tre donne*. (*Il giorno prima della sua esecuzione in Nevada, egli disse che in quel periodo vi erano forse state altre due vittime, ma i dettagli dei loro omicidi si confusero nelle nebbie dell'alcol.) Le sue vittime, allora e in seguito, avevano un tratto in comune: l'infedeltà nei confronti dei loro mariti, fidanzati o ragazzi; tutte avevano avvicinato Cole in un bar, l'avevano portato in strade solitarie per fare sesso, e avevano riso di come erano riuscite "a farla" ai loro compagni. Andando verso est, Cole fece un'altra vittima a Casper, Wyoming, nell'agosto 1975. Dopo essere stato arrestato e incarcerato varie volte, Cole ricomparve a Las Vegas nel 1977, dove rimase abbastanza a lungo per uccidere una prostituta e farsi arrestare con l'accusa di furto di auto, in seguito archiviata. Alcune settimane più tardi, dopo giorni e giorni di bevute, Cole si risvegliò a Oklahoma City e scoprì i resti di un'altra donna ancora nella sua vasca da bagno; le sue natiche, ridotte a fettine insaguinate, stavano in una padella sul fuoco. Tornato ancora una volta a San Diego, Cole si risposò - con un'altra "sgualdrina ubriacona" - e cercò l'aiuto dei consulenti locali per porre un freno al vizio del bere. Considerate le condizioni della sua situazione domestica, era un tentativo senza speranza, e l'impulso a uccidere lo stava logorando, inevitabilmente alimentato dalla vorace ossessione dell'alcol. Nell'agosto 1979 strangolò Bonnie Stewart nei locali dell'emporio in cui lavorava, gettando il suo corpo nudo in un vicolo lì accanto. Per settimane Cole aveva continuato a minacciare di morte sua moglie - queste minaccie erano state riferite al poliziotto incaricato di sorvegliare la sua libertà condizionale - ma quando alla fine di settembre ci riuscì, le autorità si rifiutarono di dichiarare quella morte un omicidio. Nonostante la scoperta del corpo, avvolto in una coperta e riposto in un armadio a casa di Cole, nonostante l'arresto dello stesso Cole mentre, ubriaco, stava cercando di scavare una fossa nei pressi della casa di un vicino, i detective considerarono "naturale" la morte di Diana Cole, dovuta allo stesso abuso di alcol. Non volendo correre rischi, Cole se ne andò. Fece un'altra vittima a Las Vegas, per tornare poi a Dallas dove nel giro di 11 giorni nel 1980 avrebbe strangolato altre tre donne. Sebbene fosse stato scoperto sulla scena dell'ultimo omicidio con la vittima stesa ai suoi piedi, egli fu nuovamente considerato dagli investigatori come un semplice "sospettato casuale". Stanco alla fine del gioco, Cole li lasciò sbigottiti confessando una catena di omicidi irrisolti; al processo nel 1981, la sua dichiarazione di colpevolezza gli procurò una condanna all'ergastolo con possibile libertà condizionale; stava facendo il conto alla rovescia dei giorni che mancavano alla sua liberazione, quando le notizie di una sua eventuale estradizione in Nevada gli fecero cambiare idea.
Modificato da silverback - 11/6/2005, 19:05 silverback 11/6/2005, 18:41
Williamina Dean, originaria di Edimburgo, Scozia, nata nel 1847, emigrò in Nuova Zelanda nel 1865 e subito sposò Charles Dean. Essi occupavano una modesta - alcuni dicevano squallida - casetta a East Wincton, vicino a Invercargill, e il giardino di Minnie presto diventò argomento di conversazione per tutto il vicinato, conosciuto per le sue dalie e i suoi crisantemi. Nonostante le pretese che l'avevano portata a chiamare la sua casa "I Larici", erano tempi duri per Charles Dean e Minnie Dean. Nel 1890, per integrare il misero reddito del marito, Minnie aveva avviato a tempo perso un nido d'infanzia. Due bambini affidati alle sue cure morirono l'anno dopo, e mentre entrambi i decessi furono attribuiti a cause naturali, un biasimo ufficiale per le malsane condizioni igieniche, indusse Minnie Dean a reclamizzare i suoi servizi con una varietà di pseudonimi. Nell'aprile 1875, con il nome fittizio di Cameron, Minnie fece apparire sul "Timaru Herald" un nuovo annuncio per la sua attività. Rispose una certa signora Hornsby, che pagò alla Dean la somma di quattro sterline per la cura del suo neonato di un mese, ma il bambino presto scomparve. Alcuni testimoni ricordarono di aver visto Minnie con un piccolo tra le braccia alla locale stazione ferroviaria, ma essa negò, fino a quando i panni del neonato scomparso furono ritrovati a casa sua. Entrambi i Dean furono arrestati, e una perquisizione a "I Larici" portò alla luce i corpi di tre bambini, sepolti nel famoso giardino fiorito. Uno di loro era il piccolo Hornsby, e i risultati dell'autopsia imputarono la sua morte a un'overdose di morfina. Le accuse di omicidio furono inevitabili, dopo che i detective trovarono nella casa una certa quantità di morfina. Ulteriori indagini rivelarono che a Charles Dean era stato severamente proibito di lavorare nel giardino della moglie, essendogli stato vietato persino di strappare le erbacce, ed egli alla fine fu scarcerato senza imputazioni a suo carico. Il processo a Williamina davanti alla Corte Suprema di Invercargill si aprì il 18 giugno 1895, ed essa fu rapidamente riconosciuta colpevole di omicidio. Il 12 agosto entrò nella storia come la prima donna condannata all'impiccaggione in Nuova Zelanda. Nonostante la natura dei suoi crimini, alcuni giornalisti sembrarono essersi invaghiti dell'infanticida: in un articolo sul "Times" fu scritto che essa era andata al patibolo "senza batter ciglio o vacillare; morì da coraggiosa, splendida donna". [...]
Modificato da silverback - 11/6/2005, 19:45 silverback 11/6/2005, 19:20
Marti Enriqueta, sedicente strega che aveva vissuto vendendo incantesimi e pozioni, fu arrestata dalla polizia di Barcellona, Spagna, nel marzo 1912 con l'accusa di aver rapito diversi bambini del luogo. La sua vittima più recente, una ragazzina di nome Angelita, fu soccorsa ancora viva nella tana della strega, sconvolgendo la polizia con una storia di omicidio e cannibalismo. Secondo la bambina, essa era stata costretta dalla Enriqueta a mangiare carne umana. Il suo "pasto" erano stati i poveri resti di un altro bambino, rapito dall'assassina poco tempo prima. Come ricostruito alla fine dalle autorità, i crimini della Enriqueta avevano già provocato almeno sei vittime. Dopo aver ucciso i bambini, essa bolliva i loro corpi per farne gli ingredienti principali di certe sue costose "pozioni d'amore". Riconosciuta colpevole in base alla sua stessa confessione, confermata dalla testimonianza della sola vittima sopravvissuta, Marti Enriqueta fu condannata e giustiziata per i suoi crimini. silverback 11/6/2005, 20:05
Svegliato da un rumore di spari alle prime luci dell'alba del 2 novembre 1911, John Miller scese dal letto in tutta fretta e si precipitò nell'appartamento del suo padrone di casa, dal quale provenivano i colpi. Al suo arrivo vide John Quinn, il proprietario, riverso sul letto, sanguinante per una ferita mortale da arma da fuoco. Secondo la moglie dell'uomo responsabile era un malintenzionato, anche se non vi erano tracce di furto o colluttazione. Jane Quinn si rifiutò di deporre all'inchiesta che ne derivò, e la giuria del coroner di Chicago deliberò per un'ora il 10 novembre, prima di ordinare il suo arresto con l'accusa di omicidio. Per quell'epoca la polizia aveva appreso alcuni particolari sulla temibile signora Quinn. Sapeva del suo matrimonio con il canadese John MacDonald, avvenuto nell'ottobre 1883, e della sua morte successiva per "avvelenamento da alcol" il 28 settembre 1901. Meno di un mese dopo, a Bass Lake, nel Michigan, la vedova "afflitta" aveva sposato Warren Thorpe, in seguito morto per colpi di arma da fuoco in circostanze simili a quelle di Chicago. Un'altra morte nel letto, che coinvolse questa volta la madre di Jane, era avvenuta subito dopo nella casa un tempo occupata da Warren Thorpe. Le prove erano schiaccianti e Jane Quinn fu rapidamente riconosciuta colpevole di omicidio e condannata all'ergastolo. silverback 12/6/2005, 11:38
Marybeth Roe Tinning, per essere una madre devota, sembrava non avere per niente fortuna nel crescere i figli. In tredici anni, dal 1972 al 1985, essa perse a Schenectady, nello Stato di New York, nove bambini. La polizia in seguito disse che otto di questi erano stati deliberatamente uccisi, per moventi così bizzarri da sembrare incredibili. La prima ad andarsene fu la piccola Jennifer: aveva solo otto giorni quando morì il 3 gennaio 1972. L'autopsia indicò in una meningite acuta la causa del decesso, e poiché la neonata non era mai uscita dal St. Clare Hospital dopo la sua nascita, le autorità considerano la sua morte l'unico caso al di sopra dei sospetti. Meno di tre settimane dopo, il 20 gennaio, Joseph Tinning Jr. di 2 anni, fu dichiarato morto appena giunto all'Ellis Hospital di Schenectady. I dottori attribuirono la morte a un'infezione virale e "alle conseguenze di una crisi epilettica", ma non fu effettuata un'autopsia per confermare quelle indicazioni. Barbara Tinning, 4 anni, morì sei settimane dopo, il 20 marzo, e i medici che eseguirono l'autopsia, in mancanza di una causa di morte evidente, attribuirono il suo decesso a una "crisi cardiaca". La morte di Barbara fu la prima a essere riferita alla polizia, ma i poliziotti chiusero il dossier sul caso dopo una breve consultazione con i medici dell'ospedale. E i decessi continuarono. Quando il piccolo Timothy, di due settimane, morì all'Ellis Hospital, i dottori furono ancora una volta incapaci di determinare una causa, definendo la morte un caso di SIDS (Sudden Infant Death Syndrome - SINDROME DELLA MORTE IMPROVVISA DEL NEONATO). Il 2 settembre 1975, Nathan Tinning morì a soli cinque mesi, e l'autopsia attribuì il decesso a "edema polmonare". La SIDS fu nuovamente indicata come responsabile il 2 febbraio 1979, quando Mary Tinning morì poco meno di sei mesi dopo il suo terzo compleanno, ma non fu mai scoperta la causa della morte di Jonathan, tre mesi, avvenuta il 24 marzo 1980. Erano ancora in corso le procedure per l'adozione di Michael Tinning, 3 anni, quando il 2 agosto 1981 il bambino fu portato d'urgenza al St. Clare Hospital. I medici non riuscirono a salvargli la vita, e mentre considerarono il suo decesso in modo "molto sospettoso", si disse che la causa della morte era stata una polmonite bronchiale. Le domande vere cominciarono il 20 dicembre 1985, quando Timmi Lynne Tinning, di tre mesi, fu trovata svenuta nel suo letto, con il cuscino macchiato di sangue. Nonostante il trasporto urgente al St. Clare Hospital, non c'era più nulla da fare, e pur attribuendo la morte a un caso di SIDS, i medici chiamarono la polizia. Un'indagine portò il 4 febbraio 1986 all'arresto di Marybeth Tinning, dopo che confessò di aver premuto un cuscino sul viso di Tammi Lynne, perché la bambina "si agitava e piangeva". In prigione confessò anche di aver assassinato Timothy e Nathan ma negò risolutamente di aver ucciso gli altri. "Li ho soffocati con un cuscino", disse ai detective, "perché non sono una buona madre". In realtà, stabilirono gli psichiatri, il problema era più profondo. Marybeth Tinning era affetta da una condizione chiamata SINDROME DI MUNCHAUSEN PER PROCURA, nella quale le persone responsabili della cura dei bambini, invalidi e simili a volte cercano di attirare l'attenzione facendo del male alle persone che sono state affidate loro. Gli amici e i parenti ricordavano Marybeth pavoneggiarsi ai funerali, crogiolarsi al centro della generale compassione, mentre recitava fino in fondo il suo ruolo di madre addolorata. Si ipotizzò che l'ondata di condoglianze seguite alla morte della sua prima bambina nel 1972 avesse creato in lei una sorta di dipendenza, inducendo Marybeth a uccidere un bambino dopo l'altro alla ricerca delle "dosi" di compassione di cui aveva un disperato bisogno. Il 17 luglio 1987 la Tinning fu dichiarata colpevole di omicidio di secondo grado per la morte di Tammi Lynne: i giudici la prosciolsero dall'accusa di aver "deliberatamente" ucciso la bambina, e la ritennero responsabile di un'imputazione meno grave di omicidio, dovuta alla sua "depravata indifferenza nei confronti della vita umana". Si trattò di una sentenza di compromesso - ancora comprensione per Marybeth - ma portò a una condanna da 20 anni di carcere all'ergastolo. Il marito Joseph Tinning rimase sconcertato dall'intera vicenda. Nelle interviste apparse sui giornali, egli ammise di aver sospettato a volte della moglie, ma di essere riuscito ad accantonare i dubbi. "Devi fidarti di tua moglie", disse. "Ha molte cose di cui occuparsi, e finché si dedica alle sue faccende non devi fare domande". [...]
Modificato da silverback - 12/6/2005, 12:47 silverback 13/6/2005, 03:54
Anna Schonleben, nata nel 1760 a Nuremburg, in Germania, era figlia di un noto locandiere. Sposò ancora giovane un sedicente avvocato di nome Zwanziger, il quale si rivelò un ubriacone prepotente, che quando morì per il troppo bere, la lasciò oberata di debiti. Descritta in un documento come "brutta, rachitica, senza alcuna attrattiva nel viso, nella figura o nel parlare; una donna deforme che qualcuno paragonava a un rospo", Anna cercò di rientrare dalle perdite vendendo dolciumi e giocattoli, ma i suoi tentativi nel commercio fallirono ripetutamente. Alla fine, scoraggiata, offrì i suoi servizi come domestica, spostandosi in lungo e in largo in Germania e in Austria, evitando di poco l'arresto per aver rubato a uno dei suoi datori di lavoro un anello con diamante. Nel 1806 Anna pensava a un nuovo matrimonio, mancava soltanto un candidato. Essa progettava di trovare un datore di lavoro ricco e single, e di farsi strada nel suo cuore, diventando una presenza indispensabile in casa, per poi indurre l'uomo giusto a sposarla. Il primo obiettivo della Zwanziger fu un giudice di nome Glaser, che viveva a Pegnitz, vicino Bayreuth. Anna scambiò il giudice Glaser per un vedovo, mentre egli era in realtà separato dalla moglie, con la quale sperava di riconciliarsi. Anna intervenne come intermediaria tra i due, scrivendo a Frau Glaser per conto del giudice, insistendo perché tornasse a casa. Frau Glaser era da poco tornata quando si ammalò gravemente, colpita da forti dolori allo stomaco e vomito, che dopo tre giorni ne causarono la morte. Anna si aspettava a questo punto una proposta di matrimonio, invece il giudice Glaser la licenziò, lasciandola risentita e disoccupata. Si trasferì quindi a casa del giudice Grohmann, assistendo lo scapolo trentottenne durante un doloroso attacco di gotta, ma Anna ribollì di rabbia quando questi annunciò la sua intenzione di sposare una donna giovane e attraente. Una dose di arsenico per Grohmann annullò il matrimonio; come stoccata finale, la Zwanziger avvelenò anche altri due domestici, che riuscirono però a sopravvivere. Venne poi un altro giudice di nome Gebhard, che assunse Anna come cuoca per lui, la moglie incinta e i suoi molti figli. Con Anna in cucina la signora Gebhard presto si lamentò di dolori allo stomaco e pasti dal sapore amarognolo, ma il giudice ignorò i sospetti della moglie e parve sorpreso quando morì. Anna proseguì e avvelenò due domestici di Gebhard, entrambi sopravvissuti, ma il giudice la licenziò dopo che "un errore di ingredienti" per poco non costò la vita agli invitati a un pranzo. Il suo ultimo giorno di lavoro, Anna insaporì il pasto di mezzogiorno con l'arsenico; uno dei domestici di Gebhard, in preda alla nausea, insistette perché egli facesse analizzare il cibo, ma Gebhard si trattenne dal chiamare la polizia per timore di uno scandalo. Rientrando a casa quella sera, non avrebbe più trovato Anna, e sarebbe stato un problema altrui. Liberarsi di lei non fu tuttavia così facile. Prima di andarsene la Zwanziger diede al più piccolo dei figli di Gebhard, un biscotto inzuppato nel latte avvelenato. Il bambino morì e Gebhard finalmente mandò a chiamare la polizia. I detective perquisirono la casa, scoprendo che nelle ultime ore passate sotto il tetto di Gebhard, Anna era stata piuttosto indaffarata: i contenitori del sale, dello zucchero e del caffè erano stati riempiti di arsenico. Le autopsie effettuate dopo la sua partenza, rilevarono la presenza dell'arsenico nei resti di Frau Glaser, della moglie e del bambino di Gebhard. Per quell'epoca Anna era ritornata a Nuremburg, illudendosi che il giudice Gebhard potesse darle una seconda opportunità. Ella gli scrisse diverse lettere, alternando minacce a suppliche, prima di essere rintracciata e arrestata dalla polizia il 18 ottobre 1809. Nelle sue tasche furono trovati dei sacchetti di arsenico, ma essa negò risolutamente i suoi crimini. Il suo processo si trascinò per oltre un anno, prolungato da una curiosa legge bavarese che richiedeva una confessione a supporto di ogni imputazione di omicidio. Alla fine, senza preavviso, Anna crollò in tribunale singhiozzando:"Sì, li ho uccisi tutti e ne avrei uccisi altri se ne avessi avuto l'occasione". Condannata a morte, la Zwanziger fu decapitata nel luglio 1811. In un'ultima dichiarazione ai suoi carcerieri, essa disse:"E' forse meglio per la comunità che io muoia, poiché sarebbe impossibile per me smettere di avvelenare le persone".
Modificato da silverback - 13/6/2005, 05:00 silverback 13/6/2005, 06:36
Catherine Deshayes (?-1680), alias: La Voisin Data(e): anni '60 XVII secolo. Luogo: Parigi, Francia. Vittime: 2500 confessate. "Strega" e "veggente" che sacrificava bambini in rituali satanici per ricchi clienti. Provvedimento: bruciata sul rogo il 22 febbario 1680. Complice: abate Guibourg (1612-82), prete rinnegato che prendeva parte alle messe nere; morto in prigione.
Aida Nourre din Mohammed Abu Zeid (1973-). Data(e): 1996. Luogo: Alessandria, Egitto. Vittime: 18 confessate. Infermiera che uccideva i pazienti per poter dormire. Provvedimento: condannata a morte per un capo d'accusa, 1998; condanna annullata in appello.
Catherine Wilson (1822-62). Data(e): 1854-62. Luogo: Inghilterra. Vittime: cinque. Vagabonda avvelenatrice di conoscenti per profitto. Provvedimento: impiccata il 20 ottobre 1862.
Stella Williamson (1904-80). Data(e): 1923-33. Luogo: Gallitzin, Pennsylvania. Vittime: cinque. Madre nubile che ha ucciso i suoi cinque bambini, stipandone i cadaveri in una valigia in soffitta. Deceduta per cause naturali, agosto 1980, ha lasciato in una lettera le indicazioni per ritrovare i resti.
Mary Elizabeth Wilson (1891-1961). Data(e): 1956-57. Luogo: Windy Hook, Inghilterra. Vittime: quattro. "Vedova nera" avvelenatrice di mariti/amanti per profitto. Provvedimento: condanna a morte, 1958 (commutata in appello); morta in prigione, 1961.
Martha Hasel Wise (1883-?), alias: Borgia d'America. Data(e): 1924-25. Luogo: contea di Medina, Ohio. Vittime: tre. "Vedova nera", ha avvelenato i parenti; anche piromane molto attiva. Provvedimento: ergastolo, 1925; morta in prigione.
Shirley White (1932-). Data: 1971-92. Luogo: Kinston, North Carolina. Vittime: tre sospettate. "Vedova nera" assassina dei mariti e del figliastro. Provvedimento: ergastolo per un omicidio, 1992.
Margaret Waters (1835-70). Data(e): 1866-70. Luogo: Brixton, Inghilterra. Vittime: diciannove. Organizzatrice di "nidi d'infanzia"; drogava e faceva morire di fame i bambini. Provvedimento: impiccata l'11 settembre 1870.
Annette Washington (1958-). Data(e): 1986. Luogo: New York City. Vittime: due. Assistente sanitaria; ha derubato/pugnalato donne anziane nelle loro case. Provvedimento: da 50 anni all'ergastolo, 1987.
Dorothea Nancy Waddingham (1899-1936). Data(e): 1935-36. Vittime: due. Uccise con la morfina i pazienti di una casa di riposo per l'eredità. Provvedimento: impiccata nell'aprile 1936.
Louise Vermilyea (?-1910). Data(e): 1893-1910. Luogo: Illinois. Vittime: nove. "Vedova nera" che avvelenò il marito e i bambini per l'assicurazione sulla vita; avvelenò anche gli inquilini della sua pensione senza motivo apparente. Si suicidò con il veleno dopo l'arresto.
Elizabeth Van Valkenburgh (?-1846). Data(e): anni '40 XIX secolo. Luogo: Fulton, New York. Vittime: due. "Vedova nera", ha avvelenato i mariti. Provvedimento: impiccata il 24 gennaio 1846.
Maria Velten (1916-). Data(e): 1963-80. Luogo: Kempten, Germania. Vittime: cinque confermate. "Vedova nera" che ha avvelenato il padre, la zia, mariti/amanti; per i primi due omicidi dichiarato come movente la "compassione"; gli altri sono stati commessi per denaro. Provvedimento: ergastolo, 1983.
Lydia Trueblood (?-?). Data(e): 1915-19. Luogo: Missouri/Montana/Idaho. Vittime: cinque. "Vedova nera", ha avvelenato i mariti e un cognato per l'assicurazione sulla vita. Provvedimento: ergastolo nell'Idaho, 1921.
Tofania (1653-1723). Data(e): 1670-1719. Luogo: Napoli, Italia. Vittime: 600 stimate. Femminista estremista, avvelenava su commissione mariti indesiderati. Provvedimento: giustiziata con la garrota, 1723.
Jane Toppan (1854-1938). Data(e): 1880-1901. Luogo: New England. Vittime: da 70 a 100 sospettate. Infermiera convivente che avvelenava pazienti e i loro parenti. Provvedimento: confessati 31 omicidi, 1901; internata nel manicomio dove è morta nell'agosto 1938.
Gloria Tannenbaum (?-1971). Data(e): 1969. Luogo: Boulder, Colorado. Vittime: tre sospettate. Ha avvelenato due vicini; collegata alla scomparsa del suo amante. Provvedimento: internata in ospedale psichiatrico, 1969; suicida con il veleno in istituto, 9 marzo 1971.
Barbara Stager (1948-). Data(e): 1977-96. Luogo: Oklahoma. Vittime: due. "Vedova nera" assassina di mariti per l'assicurazione, in finti "incidenti" con armi da fuoco. Provvedimento: condanna a morte per un omicidio, 1989 (commutata in appello).
Diane Spencer (1968). Data(e): 1983-90. Luogo: Michigan/Pennsylvania. Vittime: tre sospettate. Ha soffocato i suoi bambini, imputando le morti a casi di SIDS. Provvedimento: ergastolo per un'imputazione nel Michigan, 1992.
Hieronyma Spara (?-1659). Data(e): anni '50 XVII secolo. Luogo: Italia. Vittime: "numerose". "Strega" e avvelenatrice di mariti su commissione. Provvedimento: impiccata con un complice e tre clienti, 1659.
Mariam Soulakiotis (1900-?). Data(e): 1940-50. Luogo: Keratea, Grecia. Vittime: 177. Leader di una setta calendarista i cui seguaci morirono di percosse, torture e fame. Provvedimento: due anni per detenzione illegale di minore, 1951; 14 anni per altri reati gravi, 1953; nessuna accusa di omicidio.
Paula Marie Sims (1959-). Data(e): 1986-89. Luogo: Illinois. Vittime: due. Ha ucciso i suoi bambini attribuendo la responsabilità a "intrusi mascherati". Provvedimento: ergastolo senza libertà condizionale, 1990.
Lydia Sherman (1825-79), alias: Avvelenatrice regina. Data(e): 1864-71. Luogo: New York/Connecticut. Vittime: dieci. "Vedova nera" avvelenatrice di mariti e figli per l'assicurazione. Provvedimento: ergastolo; morta in carcere, 16 maggio 1879.
Antoinette Scieri (?-?). Data(e): 1924-26. Luogo: St. Gilles, Francia. Vittime: 12. Infermiera che derubava/uccideva pazienti anziani. Provvedimento: condanna a morte, 1926 (sentenza commutata in ergastolo in appello).
Gail Savage (1963-). Data(e): 1991-93. Luogo: Waukegan, Illinois. Vittime: tre. Ha ucciso i suoi bambini; le morti attribuite a casi di SIDS. Provvedimento: 20 anni per essersi dichiarata colpevole di tre omicidi colposi, 1994.
Michaela Roeder (1950-). Data(e): anni '80 XX secolo. Luogo: Wuppertal Barmen, Germania. Vittime: da 10 a 17. Infermiera d'ospedale che ha ucciso pazienti in terapia intensiva. Provvedimento: confessati dieci omicidi; ergastolo, 1989.
Sarah Jane Robinson (?-1905). Data(e): anni '80 XIX secolo. Luogo: Boston, Massachusetts. "Vedova nera" avvelenatrice di parenti/amici per l'assicurazione. Provvedimento: condanna a morte (commutata in ergastolo in appello); morta in prigione, 1905.
Mary Rose Robaczynski (?-?). Data(e): 1977-78. Luogo: Baltimore, Maryland. Vittime: quattro confessate. Infermiera che scollegava le apparecchiature di ausilio vitale dei pazienti di unità intensiva. Provvedimento: processo annullato per mancato accordo da parte della giuria, 1979; accuse ritirate in cambio della revoca permanente della licenza professionale.
Martha Rendall (?-1909). Data(e): 1907-8. Luogo: Australia. Vittime: tre. Ha ucciso tre figliastri somministrando loro acido cloridrico. Provvedimento: impiccata, 6 ottobre 1909.
Mary Read (?-1721). Data(e): 1719-20. Luogo: Caraibi. Vittime: "numerose". Rapita dai pirati, si è unita alla ciurma in vari raid. Provvedimento: morta in prigione, aprile 1721.
Virginia Rearden (1932-). Data(e): 1972-87. Luogo: Kentucky, California. Vittime: tre. "Vedova nera" assassina del marito, della figlia e di un'amica per l'assicurazione. Provvedimento: ergastolo senza libertà condizionale in California, 1992.
Jean Raies (?-?). Data(e): 1880. Luogo: Ginevra, Svizzera. Vittime: 12. Infermiera che uccise pazienti per intascare il "premio" offerto dai locali impresari di pompe funebri per nuovi clienti. Provvedimento: ergastolo, morta in prigione.
Terri Eden Maples Rachals (1962). Data(e): 1985. Luogo: Albany, Georgia. Vittime: sei confessate. Infermiera d'ospedale che avvelenava i pazienti in terapia intensiva. Provvedimento: giudicata colpevole ma malata di mente in un caso di violenza personale aggravata; condanna a 17 anni più tre anni di libertà vigilata.
Dorothea Helen Puente (1929). Data(e): 1982-88. Luogo: Sacramento, California. Vittime: nove. Proprietaria di casa "vedova nera"; avvelenava gli inquilini per riscuotere gli assegni della pensione. Provvedimento: ergastolo senza libertà condizionale per tre omicidi, 1993.
Madame Popova (?-1909). Data(e): anni '80 XIX secolo-inizi XX secolo. Luogo: Samara, Russia. Vittime: 300 confessate. Avvelenatrice su commissione, specializzata nell'eliminazione di mariti violenti. Provvedimento: giustiziata, marzo 1909.
Milka Pavlovich (?-1935). Data(e): 1935. Luogo: Belovar, Jugoslavia. Vittime: sei. "Vedova nera" avvelenatrice del marito e di altri parenti. Provvedimento: impiccata, maggio 1935.
Stella Maudine Nickell (1944). Data(e): 1986. Luogo: contea di King, Washington. Vittime: due. Ispirata dagli omicidi con il tylenol dell'Illinois, ha avvelenato il marito per l'assicurazione e uno sconosciuto per deviare le indagini della polizia. Provvedimento: condanne a 90 anni per ognuno degli omicidi; condanne concorrenti di 10 anni per adulterazione di prodotto.
Sarah Jane Newman (1813-?). Data(e): 1830-64. Luogo: Texas. Vittime: cinque. "Vedova nera" assassina di mariti. Provvedimento: scomparsa con l'ultimo marito, 1867.
Blanche Taylor Moore (1933-). Data(e): 1966. Luogo: Burlington, North Carolina. Vittime: quattro. "Vedova nera", ha avvelenato il padre, il marito, la suocera e il suo ragazzo. Provvedimento: condannata a morte, 1991.
Annie Monahan (?-?). Data(e): 1906-17. Luogo: New Haven, Connecticut. Vittime: quattro. "Vedova nera", ha avvelenato i mariti e una nipote per l'assicurazione. Provvedimento: ergastolo, 1919.
Mildred McSparen (?-1988). Data(e): 1981. Luogo: Lomax, Illinois. Vittime: due. "Vedova nera", ha avvelenato due figli piccoli. Provvedimento: tentato suicidio in carcere per impiccaggione, 4 dicembre 1981; conseguente stato di coma, morte sopravvenuta in ospedale a seguito di polmonite, 4 novembre 1988.
Rhonda Belle Martin (1907-57). Data(e): 1934-55. Luogo: Ubly, Michigan. Vittime: sette confessate. "Vedova nera", ha avvelenato i mariti, la madre e i figli. Provvedimento: giustiziata l'11 ottobre 1957.
Anjette Donovan Lyles (1917-77). Data(e): 1952-57. Luogo: Macon, Georgia. Vittime: quattro. Praticante di riti vudu e "Vedova nera" che ha avvelenato i due mariti, la suocera e la figlia. Provvedimento: condannata a morte per un capo d'accusa, 1958; dichiarata inferma di mente e mandata nel 1960 in un istituto psichiatrico statale, dove è morta nel dicembre 1977.
Modificato da silverback - 13/6/2005, 13:15 silverback 13/6/2005, 20:37
Christa Lehman (1922-). Data(e): 1952-54. Luogo: Worms, Germania. Vittime: tre. "Vedova nera", ha avvelenato il marito, il suocero e una vicina di casa. Provvedimento: ergastolo, 1954.
Tillie Klimek (1865-?). Data(e): 1914-20. Luogo: Chicago, Illinois. Vittime: sei. "Vedova nera", ha avvelenato i mariti e una vicina di casa. Provvedimento: ergastolo, 1921.
Sharon Kinne (1940-). Data(e): 1960-62. Luogo: Missouri/Messico. Vittime: tre. "Vedova nera" assassina del marito, della moglie dell'amante e del suo ragazzo. Provvedimento: 13 anni per un capo d'accusa in Messico, 1963.
Mary Kelliher (?-?). Data(e): 1905-8. Luogo: Boston, Massachusetts. Vittime: sei. "Vedova nera" avvelenatrice di marito e parenti. Provvedimento: sfuggita all'incriminazione per aver attribuito i decessi a un materasso contaminato con l'arsenico.
Martha Johnson (1955-). Data(e): 1977-82. Luogo: Georgia. Vittime: quattro sospettate: due confessate. Ha soffocato i suoi figli; le morti sono state scambiate per casi di SIDS. Provvedimento: condannata a morte, 1990 (pena capitale commutata in appello).
Helene Jegado (1803-51). Data(e): 1833-51. Luogo: Francia. Vittime: 23. Domestica ladra; avvelenò i datori di lavoro e i colleghi. Provvedimento: decapitata, dicembre 1851.
Marie Jeanneret (1836-84). Data(e): 1866-67. Luogo: Losanna, Svizzera. Vittime: otto. Sedicente infermiera che avvelenò alcuni pazienti e il datore di lavoro. Provvedimento: ergastolo per sei capi d'accusa; morta in prigione, 1884.
Mary Jane Jackson (1836-?), alias: Testarossa. Data(e): 1856-61. Luogo: New Orleans, Louisiana. Vittime: quattro. Prostituta dal carattere violento; accoltellò delle conoscenze maschili. Provvedimento: dieci anni per un capo d'accusa, 1861; pena sospesa da parte del nuovo governatore quando nove mesi dopo i Nordisti occuparono New Orleans.
Waneta Ethel Hoyt (1943-98). Data(e): 1965-71. Luogo: Oswego, New York. Vittime: cinque. Ha ucciso i suoi figli facendo passare gli omicidi per casi di SIDS. Provvedimento: da 75 anni all'ergastolo per i cinque capi d'accusa, 1995; morta in prigione, 13 agosto 1998.
Audrey Marie Hilley (1933-87). Data(e): 1975-79. Luogo: Anniston, Alabama. Vittime: quattro. "Vedova nera", ha avvelenato parenti e altre persone. Provvedimento: ergastolo per omicidio del marito, più di 20 anni per tentato omicidio della figlia, 1983; evasa dal carcere nel 1987 e deceduta per cause naturali mentre era latitante.
Susan Hey /1959-). Data(e): 1996. Luogo: Austin, Texas. Vittime: due. Infermiera in casa di riposo; ha iniettato potassio a due uomini anziani. Provvedimento: rea confessa, 1998; condanna a 50 anni con minimo di 25 anni.
Anna Marie Hahn (1906-38). Data(e): 1932-37. Luogo: Ohio/Colorado. Vittime: cinque. Sedicente infermiera e "Vedova nera" avvelenatrice di uomini anziani. Provvedimento: giustiziata nell'Ohio, 20 giugno 1938.
Caroline Grills (1885-?), alias: Zia Thally. Data(e): 1947-48. Luogo: Sydney, Australia. Vittime: quattro. "Vedova nera", ha avvelenato dei parenti (con il tallio). Provvedimento: ergastolo, 1949.
Gessina Margaretha Gottfried (1798-1828). Data(e): 1822-25. Luogo: Brema, Germania. Vittime: 16 confessate. "Vedova nera" avvelenatrice di parenti e conoscenti. Provvedimento: decapitata, 1828.
Jane Lou Gibbs (1932-). Data(e): 1966-67. Luogo: Cordele, Georgia. Vittime: cinque. "Vedova nera", ha avvelenato il marito, i figli e il nipote per riscuotere l'assicurazione sulla vita. Provvedimento: internata in manicomio, 1968; ritenuta idonea al processo nel 1974; cinque ergastoli consecutivi, 1976.
Anne Gates (1949). Data(e): 1978-87. Luogo: Indiana/Louisiana. Vittime: due sospettate. "Vedova nera" assassina dei mariti per profitto. Provvedimento: verdetto di "parità" per un capo d'accusa nella Louisiana, 1989; ricevuti 25.000 dollari dal patrimonio della vittima, 1992.
Guinevere Falakassa Garcia (1959-). Data(e): 1977-91. Luogo: Chicago, Illinois. Vittime: due. Ha ucciso la figlia (1977) e l'anziano marito (1991). Provvedimento: 20 anni per dichiarazione di colpevolezza nella morte della figlia, 1982 (in libertà condizionale 1991); pena capitale, 1992 (commutata in ergastolo).
Julia Fortmeyer (?-?). Data(e): anni '70 del XIX secolo. Luogo: St. Louis, Missouri. Vittime: ufficialmente quattro. Praticante di aborti e omicida; rinvenuti a casa sua tre cadaveri e "dozzine" di ossa. Provvedimento: cinque anni per omicidio colposo, 1875.
M. van der E. (1946). Data(e): 1997. Luogo: Leeuwarden, Paesi Bassi. Vittime: due. Inquilini della pensione uccisi a martellate. Provvedimento: otto anni per omicidio colposo.
Amelia Dyer (1839-96). Data(e): 1880-96. Luogo: Inghilterra. Vittime: sei nel solo anno 1896. Organizzatrice di "nidi d'infanzia" che uccideva i bambini di madri nubili. Provvedimento: impiccata, 10 giugno 1896.
Daisy Louisa De Melker (1886-1932). Data(e): 1909-31. Luogo: Sudafrica Vittime: sei. "Vedova nera", ha avvelenato il marito e i figli. Provvedimento: impiccata, 30 dicembre 1932.
Anna Cunningham (1873-?). Data(e): 1918-25. Luogo: Gary, Indiana. Vittime: cinque. "Vedova nera", ha avvelenato il marito e i figli. Provvedimento: ergastolo per un capo d'accusa, 1925.
Mary Frances Creighton (?-1936). Data(e): 1923-35. Luogo: New Jersey/New York. Vittime: tre. "Vedova nera", ha avvelenato il fratello, la suocera, la moglie dell'amante. Provvedimento: giustiziata il 19 luglio 1936. Complice: Earl Applegate (1898-1936), giustiziato il 19 luglio 1936 per concorso nell'omicidio della moglie.
Mary Ann Cotton (1832-73). Data(e): 1857-72. Luogo: Inghilterra. Vittime: ufficialmente 21. "Vedova nera" avvelenatrice di familiari. Provvedimento: impiccata il 24 marzo 1873.
Tammy Corbett (1965). Data(e): 1987-89. Luogo: Carlinsville, Illinois. Vittime: quattro. Ha ucciso i suoi bambini. Provvedimento: ergastolo per quattro imputazioni, 1993.
Jill Coit (1943-). Data(e): 1969-76. Luogo: Texas/Colorado. Vittime: due. "Vedova nera" assassina dei mariti per profitto. Provvedimento: ergastolo senza libertà condizionale più 48 anni per un capo d'accusa nel Colorado, 1996.
Styllou Christofi (1900-54). Data(e): 1925-53. Luogo: Cipro/Inghilterra. Vittime: due. Omicidio della madre e della nuora. Provvedimento: impiccata in Inghilterra.
Pearl Choate (1907-). Data(e): anni '30-1965. Luogo: Inghilterra. Vittime: sette sospettate. "Vedova nera" assassina di anziani e ricchi mariti. Provvedimento: scontati 12 anni per un'imputazione di omicidio.
Lucretia Patricia Cannon (1783-1829). Data(e): 1802-29. Luogo: Reliance, Delaware. Vittime: 24 confessate. Uccise il marito e il figlio prima di entrare nel traffico di schiavi e di gestire una taverna nella quale gli avventori venivano derubati e assassinati; schiavi e domestici torturati/uccisi per divertimento. Provvedimento: condannata a morte, aprile 1829; avvelenatasi in prigione.
Marie de Brinvilliers (1630-1676). Data(e): 1655-73. Luogo: Parigi, Francia. Vittime: 54 confessate. 50 pazienti d'ospedale avvelenati per fare "pratica" prima di uccidere il padre, i fratelli e l'amante per profitto. Provvedimento: decapitata il 17 luglio 1676.
Clover Boykin (1975). Data(e): 1993/95. Luogo: West Palm Beach, Florida. Vittime: due confessate. Omicidio dei suoi bambini, a quanto pare ispirato da alcuni sogni. Provvedimento: ergastolo più 40 anni per due omicidi.
Cecile Bombeek (1933-), alias: Sister Godfrida. Data(e): 1976-77. Luogo: Wetteren, Belgio. Vittime: da 3 a 21. Pazienti di casa di riposo uccisi da iniezioni d'insulina. Provvedimento: rea confessa di tre omicidi; ergastolo, 1978.
Anne Bonny (1700-?). Data(e): 1714-20. Luogo: Caraibi. Vittime: "numerose". Domestica di famiglia pugnalata a morte; unitasi a ciurma di pirati "non si è mai tirata indietro davanti all'omicidio" durante le scorrerie. Provvedimento: fuggita dalla prigione, 1721; mai ricatturata.
Ilfriede Blaunsteiner (1932-), alias: Vedova Nera. Data(e): 1981-85. Luogo: Austria. Vittime: cinque confessate. Avvelenatrice per profitto del marito e di altri. Provvedimento: ergastolo per un capo d'accusa, 1997.
Marie-Louise Victorine Bessarabo (1868-?), alias: Hera Myrtle. Data(e): 1892/1914/20. Luogo: Messico/Francia. Vittime: tre. "Vedova nera" assassina di marito e amanti. Provvedimento: ergastolo per un capo d'accusa, 1920.
Marie Besnard (1896-?), alias: Regina delle avvelenatrici. Data(e): 1927-49. Vittime: 13. Mariti e parenti avvelenati per eredità. Provvedimento: prosciolta anche se rea confessa nel dicembre 1961.
Mary Flora Bell (1957-). Data(e): 1968. Luogo: Newcastle, Inghilterra. Vittime: due. Bambini di tre e quattro anni uccisi e mutilati. Provvedimento: incarcerata ancora minorenne per due imputazioni di omicidio colposo.
Betty Lou Beets (1937-). Data(e): 1981-83. Luogo: contea di Dallas, Texas. Vittime: due. "Vedova nera" assassina dei mariti per intascare l'assicurazione sulla vita. Provvedimento: condannata a morte per un capo d'accusa, 1985.
Marie Alexandrine Becker (1877-194?). Data(e): 1932-36. Luogo: Liegi, Belgio. Vittime: oltre 12 stimate. Avvelenò il marito, l'amante e alcune clienti (anche derubate). Provvedimento: ergastolo, 1936; morta in prigione durante la seconda guerra mondiale.
Margie Velma Barfield (1932-84). Data(e): 1969-78. Luogo: North Carolina. Vittime: cinque. "Vedova nera" assassina di mariti e altri. Provvedimento: giustiziata il 2 novembre 1984.
Marie Dean Arrington (1933-). Data(e): 1964-68. Luogo: Florida. Vittime: due. Ha sparato al marito; ha ucciso una donna rapita per estorcere il rilascio del figlio dal carcere. Provvedimento: 20 anni per omicidio colposo, 1965; condanna a morte, 1969; pena commutata in ergastolo, 1972.
Winifred Ankers (?-). Data(e): 1911-12. Luogo: Brooklyn, New York. Vittime: otto confessate. Dipendente d'ospedale; neonati uccisi nel reparto maternità per dispetto verso le infermiere. Provvedimento: rea confessa, febbraio 1912; provvedimento non riportato.
Beverly Allitt (1968-), alias: Angelo della morte. Data(e): 1991. Luogo: Grantham, Inghilterra. Vittime: tre. Ha ucciso pazienti d'ospedale. Provvedimento: 13 ergastoli per varie accuse, 1992.
Shirley Goude Allen (1941-). Data(e): 1978-82. Vittime: due. "Vedova nera", ha avvelenato i mariti per riscuotere l'assicurazione sulla vita. Provvedimento: ergastolo con minimo di 50 anni, 1984.
Modificato da silverback - 13/6/2005, 21:49 ventiluglio 18/6/2005, 08:25
http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....C-D2CABEEFE69B} 18 giu 09:14 Frosinone: falsa ispettrice Inps, questura lancia appello
FROSINONE - Allarme della questura di Frosinone per una truffatrice che si aggira in citta' spacciandosi come ispettrice dell'Inps di Roma. La donna, non ancora identificata, nelle scorse settimane ha tentato di truffare almeno una decina di persone anziane nella provincia frusinate. La truffa e' stata scoperta grazie alla denuncia di un parente di queste persone insospettito da alcune telefonate, attraverso le quali la donna riusciva a farsi dare le coordinate bancarie dei conti correnti. La polizia indaga su altri tentativi di truffa effettuati anche in provincia di Torino. (Agr) davide_v 18/6/2005, 10:29
La Stampa, 17 giungno 2005 pag. 10
Crocifiggono suora, era "posseduta"
Una suora di 23 anni è morta in un monastero ortodosso della Romania orientale, dopo essere stata crocifissa. Maricica Cornici è stata legata a una croce di legno per tre giorni, senza cibo né acqua, con un bavaglio sulla bocca. I responsabili del delitto, quattro suore e un abate, dicono di aver compiuto un rito di esorcismo: "Era in preda agli spiriti maligni, abbiamo pregato per lei. Dal punto di vista religioso ci siamo comportati correttamente", ha detto il priore del monastero di Tanacu, in provincia di Vaslui. Il patriarcato ortodosso di Bucarest "non è in grado di giudicare in quanto non sappiamo ciò che può aver fatto quella ragazza" ha dichiarato il portavoce Bogdan Teleanu. davide_v 19/6/2005, 14:37
Tg5.it :
Napoli, donne contro le forze dell'ordine Il questore Fioriolli: è peggio di Palermo A Napoli sono tornate le donne in piazza, per protestare con la polizia. Non è la prima volta che episodi come questi capitano nei quartieri del capoluogo campano. Cercare di assicurare delinquenti alla giustizia o anche solo controllare il territorio è sempre più difficile per le forze dell'ordine, con agenti insultati, aggrediti e ostacolati nel loro servizio. Ieri l'ultimo episodio. È toccato a due agenti a Chiaiano, che stavano eseguendo un semplice controllo. Sono stati circondati da una trentina di donne, spintonati ed insultati per aver fermato un ragazzo che si trovava accanto ad uno scooter rubato. Sono dovuti intervenire i rinforzi per riportare la calma. Meno di 48 ore fa, nella zona di Forcella, alcuni poliziotti mentre tentavano di fermare un rapinatore che aveva scippato una ragazza, erano stati bloccati da un folto gruppo di persone, guidate da alcune donne; per fermare gli agenti giovani madri con bambini hanno cominciato a lanciare oggetti e poi hanno gettato sulla strada acqua e sapone per provocare la caduta degli agenti. Negli ultimi sei mesi solo a Napoli sono state oltre una dozzina le rivolte contro le forze dell'ordine, le aggressioni ad agenti o carabinieri. Ieri il questore oscar Fioriolli è sbottato: Napoli è peggio anche di Palermo, nemmeno lì accadevano cose del genere. Gli ha risposto il sindaco Iervolino: a Palermo abbiamo visto ben di peggio, le aggressioni alle forze dell'ordine sono gravissime ma marginali.
http://www.tg5.it/altre_notizie/schede/sch...211091258.shtml silverback 19/6/2005, 20:02
Lila Coleen, figlia di una coppia di ferventi "avventisti del settimo giorno", nacque a Fox Point, Nuova Scozia, nel 1899. A 26 anni conobbe e sposò William Peach Young, nativo dell'Oregon stabilitosi a New Brunswick, dove aspirava al ruolo di "medico missionario" avventista, senza aver ricevuto alcuna ordinazione o formazione di carattere medico. Subito dopo il loro matrimonio, mentre Lila aspettava il primo dei loro cinque figli, gli Young si trasferirono a Chicago, dove nel dicembre 1927 William prese il diploma di chiropratico. Due mesi dopo tornarono in Nuova Scozia, a Fast Chester, poco più di 60 chilometri a sud di Halifax, dove aprirono il Life and Health Sanitarium. Lila prese servizio come ostetrica professionale, e il loro istituto presto diventò l'Ideal Maternity and Sanitarium, con William nel ruolo di supervisore e Lila in quello di amministratore delegato. I clienti accorrevano numerosi alla "casa", in risposta agli annunci sul giornale che dicevano: "IDEAL MATERNITY HOME "Rifugio della madre", reparto anche per i giovani. MASSIMA RISERVATEZZA per nido annesso. Scrivere per informazioni. East Chester, N.S.". Gli opuscoli dell'istituto garantivano la massima riservatezza per le madri in attesa, ma ogni servizio ha il suo prezzo. Le donne sposate che si rifugiavano presso gli Young i primi tempi pagavano in media 75 dollari ciascuna per il parto e due settimane di convalescenza, ma le donne nubili, per timore dello scandalo, dovevano affrontare una spesa più consistente. Gli Young chiedevano in media da 100 a 200 dollari di anticipo per vitto e alloggio, per il parto e le successive pratiche d'adozione, oltre a 12 dollari per i pannolini e le provviste, e due dollari alla settimana in media, come parcella per la custodia dei bambini nel periodo tra il parto e l'adozione. Se un bambino moriva nell'istituto, la madre doveva pagare 20 dollari per il funerale, che era officiato da un addetto degli Young al costo di 50 centesimi l'uno, con le scatole di legno bianco per l'imballaggio del burro utilizzate come bare. In breve, si trattava del classico giro dei nidi d'infanzia elevato al rango di professione. Le ragazze che non avevano denaro potevano saldare i loro debiti lavorando nell'istituto, fornendo così agli Young un flusso continuo di collaboratrici domestiche non retribuite. Le cure mediche erano un altro settore in cui i due coniugi avevano semplificato le cose, anche se Lila e William si definivano "dottori" nella loro corrispondenza. In effetti, Lila faceva nascere i bambini, mentre William inginocchiato accanto al letto pregava, ma alcune clienti avevano modo di sperimentare il loro lato più duro, lamentandosi dei modi bruschi - persino brutali - di Lila. "Era fisicamente enorme", ricordava una cliente. "Aveva un aspetto opprimente e molto autoritario. Riusciva a terrorizzare le persone. Nessuno osava contraddirla". In breve, l'Ideal Maternity Home diventò soprattutto un nido, ospitando decine di ragazze madri di età media intorno ai 17 anni. Tra il 1928 e il 1935, Lila riportò 148 nascite e 12 decessi, un tasso di mortalità dell'8,1%, quasi il triplo rispetto al 3,1% di media nella Nuova Scozia. Il 4 marzo 1936 Lila e William furono accusati di omicidio colposo, per i due decessi avvenuti nel mese di gennaio di Eva Nieforth e del suo bambino appena nato, a quanto sembra a causa delle precarie condizioni igieniche dell'istituto. Nel maggio 1936 furono entrambi prosciolti dopo un processo di tre giorni, ma la Royal Canadian Mounted Police decise di svolgere indagini regolari sui successivi eventuali decessi all'Ideal Maternity Home. Il problema, naturalmente, erano le morti di neonati non riportate. L'inserviente Glen Shatford avrebbe in seguito ammesso di aver seppellito tra 100 e 120 bambini, in un campo di proprietà dei genitori di Lila vicino a Fox Point, adiacente al cimitero avventista. "Li seppellivano formando delle file", disse, "così era semplice vedere quanti erano". In un caso tipico, avvenuto nell'ottobre del 1938 e rievocato da Shatford, un bambino senza nome rimase nel capanno degli attrezzi degli Young per cinque giorni, coperto da una scatola, prima di essere portato a Fox Point per essere seppellito. Motivo di queste eliminazioni discrete potrebbe essere la retta di 300 dollari, richiesta generalmente da Lila per alloggiare il bambino "per il resto della sua vita". Alcuni erano affidati ai vicini, che provvedevano a loro per tre dollari alla settimana, mentre altri giungevano velocemente alla fine dei loro giorni. I bambini rifiutati per l'adozione - tra questi bimbi di razza mista o con difetti fisici - a quanto riferito morivano di fame per una dieta a base di acqua e melassa. Nonostante le cifre pagate a Lila e a suo marito dalle clienti in stato interessante, i due traevano la parte più consistente dei loro guadagni dai genitori adottivi, facendo pagare in media da 800 a 1000 dollari per ogni bambino all'inizio degli anni Trenta, per arrivare a 5000 dollari a testa durante la seconda guerra mondiale. Negli anni Quaranta, l'Ideal Maternity guadagnava 60.000 dollari l'anno per le clienti alloggiate, compresa una speciale quota di 50 dollari per ogni madre che specificava la confessione religiosa dei genitori adottivi. Dall'altra parte, Lila e William tra il 1937 e il 1947 intascarono almeno 3.500.000 per le "adozioni" - ossia la vendita - di bambini. Nel 1946 una cliente che aveva cambiato idea e voleva riavere il bambino, si sentì dire che il piccolo era già stato adottato, ma avrebbe potuto essere recuperato se la madre si fosse presentata con 10.000 dollari in contanti... Nel 1943 gli Young ospitavano ogni giorno 70 bambini. La loro villetta iniziale era cresciuta fino a diventare un esteso complesso con 54 stanze, 14 bagni e vari nidi, per un valore di 40.000 dollari, senza ipoteche. Le clienti potevano chiedere stanze singole o semiprivate, se il pensiero di dormire in una camerata le sconcertava. Gli affari, in effetti, andavano talmente bene, che Lila cominciò a vantarsene... provocando così a se stessa guai a non finire. I funzionari del Ministero della salute sorvegliavano l'attività della coppia da una decina d'anni, ma trovarono la prima prova concreta di negligenza nel 1945, quando gli ispettori riferirono di squallide condizioni, nugoli di mosche e letti sudici; inoltre alcuni bambini pesavano la metà rispetto alla norma. Lila rispose con accuse di vessazione, ma il suo tempo stava per concludersi. Un nuovo emendamento al Maternity Boarding House Act del 1940 aumentava i requisiti per le società che vi aderivano: la richiesta di autorizzazione degli Young fu subito respinta e nel novembre 1945 fu ordinata la chiusura dell'Ideal Maternity. Naturalmente non era così semplice chiudere un'impresa così redditizia e gli Young continuarono la loro attività senza licenza, dopo aver fatto ricorso in appello. I funzionari del controllo immigrazione all'inizio del 1946 allungarono l'elenco delle loro malefatte, dimostrando che Lila aveva fatto entrare clandestinamente dei bambini negli Stati Uniti. In marzo gli Young furono chiamati in giudizio per otto imputazioni, comprese la violazione del Maternity Boarding House Act e la pratica della professione medica senza titolo, ma la loro condanna per tre imputazioni il 27 marzo ebbe come risultato un'insignificante multa di 150 dollari. Il 4 giugno 1946 essi furono riconosciuti colpevoli di aver venduto illegalmente dei bambini a quattro coppie americane, e furono multati per la cifra complessiva di 428,90 dollari. William, diventato all'epoca un forte bevitore, fu in seguito giudicato colpevole di falsa testimonianza per la sua deposizione al processo di giugno, e nonostante tutto all'inizio del 1947 all'Ideal Maternity nascevano ancora dei bambini. La fine, quando arrivò, si deve più all'arroganza di Lila che all'azione delle autorità. Furibonda per il risalto che i media diedero al suo caso, Lila intentò una causa di 25.000 dollari a un giornale locale, dando così libero sfogo a testimonianze schiaccianti provenienti da ogni parte. Dopo una breve delibera i giurati respinsero la sua azione legale e il processo rivelò quanto fosse crudele e mercenaria la frode messa in atto con la sua attività. L'Ideal Maternity fu chiusa prima della fine dell'anno, gli Young in bancarotta e travolti dai debiti dovettero vendere le loro proprietà e trasferirsi nel Quebec. L'istituto, che sarebbe dovuto diventare un albergo, andò completamente distrutto in un incendio il 23 settembre 1962. Alla fine dello stesso anno il cancro aveva portato William alla morte, mentre Lila morì di leucemia nel 1967, dopo essere tornata in Nuova Scozia. La sua tomba porta la scritta: "Fino a quando non ci incontreremo di nuovo".
Modificato da silverback - 20/6/2005, 18:39 davide_v 25/6/2005, 14:45
Repubblica.it
La vittima aveva deciso di interrompere la relazione Molti colpi alle spalle e al petto con un coltello da cucina
Pistoia, accoltellata in casa Delitto passionale, fermata l'amica
PISTOIA - Non sopportava che la lasciasse. La loro storia era nata parecchi anni fa; per quell'amore aveva lasciato il marito e due figli. Maria e Rosalba vivevano a Torbecchia, in una fattoria all'estrema periferia di Pistoia. Un amore che aveva vinto i pregiudizi della gente ma che il tempo ha finito per logorare. Rosalba voleva farla finita. Se n'era andata a vivere altrove ma dopo un paio di settimane era ritornata con Maria. Era difficile anche per lei rompere quell'amore, ma i vicini raccontano che nei giorni scorsi i litigi erano sempre più frequenti.
Intorno alle undici, un silenzio strano e inquietante è calato nella casa delle due donne. Maria Dolfi, 55 anni, ha ucciso Rosalba Batacchi, 41 anni. Ha usato un coltello preso in cucina e l'ha colpita al petto, alla schiena, quattro, cinque volte. Poi ha chiamato i carabinieri. Il cadavere era disteso sul pavimento del bagno; indossava ancora il pigiama. Tutto intorno c'erano macchie di sangue. Il sopralluogo del giudice è durato quasi sei ore; poi i necrofori hanno portato via la salma e i carabinieri hanno messo i sigilli alla porta d'ingresso. Il coltello è stato refertato e domani il medico legale condurrà sulla salma l'esame necroscopico.
http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/cr...ia/pistoia.html davide_v 26/6/2005, 12:48
Corriere.it
Sassari: madre e figlia spacciavano droga, un arresto e una denuncia SASSARI - Sono accusate di aver gestito da casa un traffico di sostanze stupefacenti. I carabinieri di Sassari hanno arrestato una trentaseienne e denunciato la madre, con l'accusa di concorso in detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. I militari sono entrati in azione ieri mattina: dopo aver fermato alcuni tossicodipendenti che si allontanavano con la dose di droga appena acquistata hanno fatto irruzione nell'appartamento. Sequestrati 30 grammi di cocaina, sette di eroina, 1.600 euro in contanti, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento delle dosi. (Agr)
http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....8-9B232A46593F} ventiluglio 30/6/2005, 22:19
http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews....B-003C2D6BD431} 30 giu 22:05 Usa: 25enne, "Ho decapitato miei figli" NEW YORK - Una donna ha confessato davanti a un tribunale del Texas di avere strangolato e decapitato i suoi tre figli perche' convinta che fossero posseduti dal demonio. La 25enne messicana, accusata di aver massacrato la sua bimba di due mesi, il figlio di un anno, la figlia di tre anni e il convivente, e' stata condannata all'ergastolo. (Agr) -Renato- 7/7/2005, 00:13
dal TGCOM http://www.tgcom.it/cronaca/articoli/artic...olo265106.shtml
Milano, ricatta l'amante:arrestata
Donna seduce pensionato per denaro Dopo aver sedotto un pensionato di 60 anni e avere avuto una relazione sentimentale con lui, una bella signora di 40 anni, ha cominciato a ricattarlo dicendo che avrebbe raccontato tutto alla moglie se non le avesse dato del denaro. Tremila euro la somma estorta dalla donna in più circostanze alla vittima. Il disperato in lacrime ha raccontato tutto ai carabinieri che hanno arrestato la scaltra signora.
Per incastrarla i carabinieri della stazione di Milano "Barona” hanno approfittato dell’incontro fra i due amanti, in cui l’uomo avrebbe dovuto versare alla donna ancora 1000 euro. I militari hanno organizzato un servizio di appostamento e, non appena la quarantenne ha intascato il denaro, le hanno fatto scattare le manette ai polsi.
Una signora bella e pericolosa che dava persino ospitalità a un latitante. Durante la perquisizione, infatti, gli inquirenti hanno arrestato Luigi Tiano, 50 anni, di Cerignola (Foggia) su cui pendeva un ordine di cattura per spaccio di stupefacenti. In manette è finito anche il convivente della 40enne per favoreggiamento nei confronti del latitante. silverback 8/7/2005, 04:25
CORRIERE dell'UMBRIA - 7 luglio 2005 _____________________________________________
"L'incredibile odissea giudiziaria di un giovane operaio narnese accusato da una ragazza" VIOLENZA SESSUALE, ASSOLTO DOPO DIECI ANNI
TERNI - E' stato assolto per non aver commesso il fatto il giovane trentenne narnese accusato di tentata violenza sessuale nei confronti di una ragazza che - secondo l'accusa - aveva attirato in casa con una scusa mentre i genitori erano fuori. Il tribunale, in composizione collegiale, lo ha riconosciuto completamente estraneo alle accuse che gli erano piovute addosso, nonostante la requisitoria del pm che aveva chiesto quattro anni di reclusione. L'imputato, assistito dall'avvocato Augusto Fratini, può finalmente tirare un sospiro di sollievo anche se il suo incredibile calvario è durato dieci anni. I fatti di cui era accusato risalgono infatti al '95. Nel frattempo l'operaio si è rifatto una vita, si è sposato e ha anche dei figli, ma la spada di Damocle del processo lo ha accompagnato per dieci lunghi anni, fino alla sentenza di martedì scorso quando il tribunale lo ha assolto. Troppe le contraddizioni nel racconto della ragazza che l'accusava. La sua posizione era talmente evidente che non c'è stato bisogno neppure di sentire l'amica della giovane donna che era presente quando salirono a casa sua per prendere un caffè. ventiluglio 8/7/2005, 09:09
http://wwww.ansa.it/main/notizie/awnplus/i...-07_689042.html Maltratta neonata, arrestata donna Vicino a Taranto, la bambina guarira' in 10 giorni (ANSA) - CRISPIANO (TARANTO), 7 LUG - Una donna di 39 anni e' stata arrestata dai carabinieri di Crispiano, con l'accusa di lesioni ai danni di una bimba di 2 mesi. La piccola, che e' la figlia di una cugina, e' stata medicata nell'ospedale di Massafra e guarira' in dieci giorni. Non sono ancora chiari i motivi che hanno spinto la donna a farle del male. Secondo una prima ricostruzione, la madre della neonata avrebbe chiesto alla cugina di badare alla bimba per il tempo di una doccia.
Modificato da ventiluglio - 8/7/2005, 10:09 ventiluglio 8/7/2005, 22:27
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettac.../condanna.shtml Dawnette Knight è stata condannata a Los Angeles Tre anni alla molestatrice della Zeta-Jones La donna, spinta dalla sua passione per Michael Douglas, aveva minacciato la moglie dell'attore
LOS ANGELES - La sua infatuazione per Michael Douglas l'ha portata lontana, fino in carcere. Una «cotta da ragazzina» è infatti costata cara a Dawnette Knight, una trentaquattrenne di Los Angeles che aveva minacciato la moglie dell'attore, Catherine Zeta-Jones di «farla a pezzi come fece Charlie Manson con Sharon Tate» e di «spararle in testa come a John Kennedy». MOLESTIE E MINACCE - La donna è state condannata a tre anni di carcere per molestie e minacce. In un anno e mezzo Dawnette Knight aveva mandato alla star di Chicago decine di lettere minatorie, in cui la accusava di essere una cacciatrice di dote e di avere una tresca con George Clooney. Secondo la difesa, la donna non costituiva un pericolo per nessuno, ma la Corte d'appello l'ha riconosciuta capace di intendere e di volere anche se un anno fa aveva cercato di avvelenarsi con un'overdose di farmaci.
08 luglio 2005 (IMG: http://www.corriere.it/Hermes%20Foto/2005/07/08/0IJBO0FP--180x140.jpg)
Modificato da ventiluglio - 8/7/2005, 23:28 -Renato- 9/7/2005, 09:06
Devo leggere bene la notizia, ma ho sentito in TV che a La Spezia(credo) è iniziato il processo per nonnismo contro una sergentessa che insieme ad un collega maschio ha riempito a calci un soldato. Appena ho la notizia più precisa la riporto .
P:S: questo dimostra che la violenza femminile non è da sottovalutare -Renato- 11/7/2005, 20:46
dal tgcom: http://www.tgcom.it/cronaca/articoli/artic...olo266020.shtml
Bimba morta, indagata la madre
Vercelli, giallo su decesso piccola Elena Romani, 31 anni, la madre di Matilda B., la bimba di 22 mesi deceduta lo scorso 2 luglio in una casa alla periferia di Roasio, è stata indagata a piede libero. L'accusa sarebbe di omicidio volontario. La donna, assistita dall'avvocato Alessia Albertone, è stata interrogata per circa 5 ore dal procuratore di Vercelli Giangiacomo Sandrelli. Al momento del decesso era presente in casa, oltre alla madre, il suo convivente.
Il contenuto dell'interrogatorio è stato secretato, anche se, stando alle prime indiscrezioni, sembra che il convivente abbia fornito dichiarazioni ai magistrati non sempre coincidenti con quelle della donna.
Quando la piccola morì, era stato inizialmente ipotizzato il decesso per arresto cardiocircolatorio, legato pare a un problema di coagulazione del sangue. Dall'autopsia era però emerso che la piccola era morta per un forte trauma addominale, forse causato da un corpo contundente. Di qui le indagini degli inquirenti, che hanno condotto agli ultimi risvolti e all'iscrizione della madre nel registro degli indagati. silverback 13/7/2005, 01:22
CORRIERE dell'UMBRIA - 12 luglio 2005 ____________________________________________
DISABILE RAGGIRATO DALLA BADANTE Denunciata dalla polizia una quarantenne ternana smascherata dalle telecamere a circuito chiuso Usa il suo codice segreto e preleva novecento euro al Postamat
TERNI - E' stata tradita dalle telecamere a circuito chiuso di un ufficio postale la quarantenne ternana denunciata dalla polizia per aver raggirato un giovane portatore di handicap. La donna lavorava come badante a casa del disabile che ha poco meno della sua età e spesso lo accompagnava in banca o alle Poste per pagare le bollette. Lei era considerata una di casa tanto che conosceva perfino il codice segreto della carta Postamat, usata per i prelievi di denaro dai correntisti delle Poste. Ma la colf, a quanto pare, non si è rivelata all'altezza della fiducia che le era stata concessa e così una notte è uscita di casa e con la card del suo assistito, ovviamente all'oscuro di tutto, ha effettuato due prelievi di denaro per un importo di novecento euro da uno sportello delle Poste all'immediata periferia della città. Chissà quanto sarebbe andata avanti ancora se il giovane non si fosse insospettito e avesse denunciato l'indomani mattina alla polizia lo smarrimento della sua tessera Postamat. A smascherare la donna è stata la telecamera dell'ufficio postale che l'ha ripresa a una certa distanza mentre si metteva un passamontagna e poi si avvicinava allo sportello. Lei pensava di averla fatta franca e invece tutti i suoi movimenti sono stati immortalati. Nel filmato in bianco e nero, preso in consegna dalla polizia, si vede la donna mentre s'infila il passamontagna e poi ritira il denaro. La badante, subito riconosciuta, è crollata di fronte agli investigatori che l'hanno interrogata. Ha consegnato loro persino il cappuccio usato per cammuffarsi. L'intera operazione è stata coordinata dagli uomini della polizia postale, diretti dall'ispettore Maurizio Abbatangelo. La quarantenne è stata denunciata a piede libero per furto e indebito utilizzo di carta di credito. Per il giovane disabile ternano è stato un duro colpo. Mai avrebbe immaginato che la sua badante gli avrebbe riservato un trattamento del genere.
Antonio Mosca Purusha 18/7/2005, 17:14
Iniziato il processo in Inghilterra. La sentenza attesa per il 5 di settembre Ragazzina si arrabbia e impicca un bambino L'ha appeso a un albero per il collo: «Non gli avevo detto di venire con me». Lui, 5 anni, si è salvato per una questione di secondi STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO LONDRA -Lui, un bambino di cinque anni, l'ha fatta arrabbiare e lei, una ragazzina di 12, lo ha appeso a un albero di un bosco del West Yorkshire, Inghilterra, per il collo. «Mi aveva fatto arrabbiare». Si è giustificata così davanti agli attoniti giudici del tribunale minorile di Dewsbury. La piccola vittima è scampata «solo per una questione di secondi» alla morte per soffocamento. «NON GLI AVEVO CHIESTO DI VENIRE CON ME» - «Il bambino era dietro di me. Non gli ho chiesto di venire. - ha raccontato la mini-imputata - . Era furiosa con lui. C'era una fune e lo ho appeso ad un albero». Non paga, la rea confessa, durante le indagini, lo scorso maggio aveva additato altri quattro bambini quali responsabili del tentato omicidio, rivelatisi in seguito del tutto estranei alla vicenda. La dodicenne ha quindi confessato di essere l'unica autrice del tentativo di «impiccagione», ed ora dovrà rispondere dell'accusa di lesioni, calunnia e depistaggio delle indagini. Il bambino fu ritrovato nel bosco, solo, ferito e contuso in varie parti del corpo, con vistosi segni al collo provocati dalla corda. La sentenza del Tribunale per i reati minorili sarà emessa il prossimo 5 settembre. 18 luglio 2005 Parte 1 di 2 Messaggi successivi
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