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Le origini dell'uomo



Uomini 3000

Discussione: Le origini dell'uomo Cominciata da silverback
Parte 1 di 1   

silverback 22/7/2004, 01:50

I fossili appartenenti agli antenati dell'uomo, ripartiti fra i generi Australopithecus e Homo, risalgono al massimo a circa 5 milioni di anni fa: della storia precedente si sa perciò molto poco.
Tra 7 e 20 milioni di anni fa, animali primitivi simili alle scimmie antropomorfe erano ampiamente distribuiti sul continente africano (più tardi anche in Eurasia).
Benché sia stata trovata una grande quantità di ossa e denti, tra gli scienziati è ancora aperto il dibattito circa il modo di vivere di questi animali e la loro relazione evolutiva con le scimmie antropomorfe attuali e con l'uomo.
Una di queste scimmie fossili, nota come Sivapithecus, sembra condividere molte caratteristiche con l'orango, di cui potrebbe essere la diretta progenitrice.
Le caratteristiche di questi fossili, tuttavia, non consentono di collocarla inequivocabilmente nella linea evolutiva che condusse alla famiglia degli ominidi e, in particolare, alla sottofamiglia umana.
I confronti effettuati tra grandi scimmie africane e uomo in base alle proteine del sangue e al DNA indicano come la linea che condusse alle popolazioni umane moderne non si sia differenziata da quella degli scimpanzé e dei gorilla se non in una fase evolutiva relativamente tarda.
Sulla base di questi confronti, molti scienziati tendono a collocare questo bivio evolutivo tra sei e otto milioni di anni fa.

Fossili appartenenti al genere Australopithecus, risalenti anche a 4,5 milioni di anni fa, sono stati rinvenuti in numerosi siti dell'Africa orientale e meridionale (o australe, da cui il nome).
Il genere Australopithecus sembra essersi estinto circa un milione di anni fa.
Tutti gli australopitechi erano bipedi; riguardo alla dentatura, alle mascelle e alle dimensioni craniche i reperti sono abbastanza differenziati da consentire una suddivisione in sei specie: Australopithecus afarensis, Australopithecus africanus, Australopithecus robustus, Australopithecus boisei, Australopithecus anamensis e Australopithecus aethiopicus (queste ultime due specie sono state scoperte solo recentemente e si sa dunque molto poco su di esse).
L'Australopithecus afarensis viveva in Africa orientale tra i 3 e i 4 milioni di anni fa; ritrovato in Etiopia (nella regione dell'Afar) e in Tanzania, aveva un cervello di volume leggermente superiore a quello degli scimpanzé (circa 400-500 cm3).
Alcuni individui possedevano canini alquanto più sporgenti di quelli di ominidi successivi.
Con i fossili di Australopithecus afarensis non sono stati trovati utensili di alcun tipo.
Tra 2,5 e 3 milioni di anni fa, l'Australopithecus afarensis diede origine, a quanto pare, a un australopiteco più evoluto, l'Australopithecus africanus, ritrovato soprattutto in siti dell'Africa meridionale.
L'Australopithecus africanus possedeva un cervello simile a quello del suo predecessore; tuttavia, nonostante le notevoli dimensioni dei premolari e molari, i canini non sporgevano più rispetto agli altri denti.
Anche con i fossili di questo australopiteco non sono stati ritrovati utensili.
A circa 2,6 milioni di anni fa, la documentazione fossile fa risalire la presenza di almeno due, e forse quattro, specie separate di ominidi.

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I più antichi fossili riferibili a forme umane mostrano un evidente dimorfismo sessuale, soprattutto per quanto riguarda le dimensioni corporee.
Le ossa indicano che le femmine avevano un'altezza compresa tra 0,9 e 1,2 m e pesavano tra 27 e 32 kg, mentre i maschi erano alti poco più di un metro e mezzo e pesavano circa 68 kg.
Questo marcato dimorfismo sembra essere venuto gradualmente meno nell'ultimo milione di anni.

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[CONTINUA]

Modificato da silverback - 22/7/2004, 03:14
silverback 24/7/2004, 14:25

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A questo punto sembra essersi verificato un bivio evolutivo nella linea degli ominidi: un segmento cominciò a evolvere verso il genere Homo; l'altro condusse a specie di australopitechi destinate in seguito a estinguersi.
Questa seconda linea comprende gli australopitechi di struttura robusta, l'Australopithecus robustus, limitato all'Africa meridionale, e l'Australopithecus boisei, ritrovato solo in Africa orientale.
L'Australopithecus robustus (che si estinse circa 1,5 milioni di anni fa) rappresenta uno specifico adattamento, dal momento che la sua principale differenza con le altre linee di australopitechi risiede nella grande dimensione dei denti masticatori, delle mandibole e dei muscoli che consentono la masticazione.
Benché la questione sia ancora oggetto di discussione, molti scienziati ritengono che, dopo la separazione evolutiva che condusse all'Australopithecus robustus, l'Australopithecus africanus si sia evoluto nel genere Homo.
Questa transizione evolutiva si sarebbe verificata tra 1,5 e 2,5 milioni di anni fa.
I fossili che risalgono a questo periodo mostrano una curiosa mescolanza di tratti.
Alcuni possiedono un cervello relativamente grande (in molti casi di 800 cm3 circa) e grandi denti da australopiteco.
Altri presentano denti più piccoli, già simili al genere Homo, ma anche un cervello piccolo, da australopiteco.
Un gran numero di crani e mandibole fossili di questo periodo, trovati in Africa orientale (Tanzania e Kenya), è stato attribuito alla categoria Homo habilis perché alcuni fossili sono stati trovati associati a utensili in pietra.
L'Homo habilis possedeva molti tratti che lo collegavano sia con i precedenti australopitechi sia con i successivi membri del genere Homo.
Sembra pertanto che questa specie rappresenti la transizione evolutiva tra gli australopitechi e gli ominidi più evoluti.
I primi utensili in pietra provengono da siti africani e sono databili a circa 2,5 milioni di anni fa.
Gli utensili non sono stati trovati in associazione con una particolare specie di ominidi.
I reperti rinvenuti in vari siti dell'Africa orientale e risalenti a un'epoca compresa tra 1,5 e 2 milioni di anni fa comprendono, oltre a utensili in pietra, anche ossa di animali che, come gli esperimenti hanno dimostrato, presentano segni di sfregamento provocati da azioni di taglio di tipo umano.
Questi resti dimostrano che a quell'epoca gli ominidi si nutrivano di carne, ma non è possibile accertare se fosse ottenuta attraverso la caccia oppure spolpando carogne abbandonate da animali carnivori.
Non si sa neppure in che misura la loro dieta fosse costituita di vegetali e insetti.
Infine, non e nemmeno chiaro se questi siti fossero frequentati da membri della famiglia evolutiva che avrebbe condotto al genere Homo o se gli australopitechi robusti fossero in grado di fabbricare utensili e di nutrirsi di carne.
I reperti fossili di un esemplare di primate dotato di grande cervello e piccola dentatura, portati alla luce per la prima volta nel Kenya settentrionale e risalenti a 1,5-1,6 milioni di anni fa, sono stati attribuiti alla specie Homo erectus.
I primordi di Homo erectus, come quelli degli ominidi precedenti, sono circoscritti all'Africa orientale e meridionale.
Successivamente - tra 700.000 e un milione di anni fa - l'Homo erectus si diffuse nelle aree tropicali del Vecchio Mondo e, verso la fine della sua evoluzione, nelle zone temperate dell'Asia.
La sua maggiore abilità nella costruzione di utensili rispetto alle specie precedenti è testimoniata dai ritrovamenti in un gran numero di siti archeologici; nel sito di Zhoukoudian, nella Cina meridionale (la caverna dell'uomo di Pechino) vi sono tracce dell'uso del fuoco.
I fossili di animali ritrovati in questi siti appartengono talvolta a grandi mammiferi, come gli elefanti.
Questi dati indicano che il comportamento degli ominidi stava facendosi sempre più complesso ed efficiente.
Per tutto il periodo dell'Homo erectus continuarono le principali tendenze dell'evoluzione umana.
Il volume cranico dei primi fossili dell'Homo erectus non è molto maggiore di quello di ominidi precedenti (da 750 a 800 cm3); fossili più recenti presentano invece un volume che oscilla tra i 1100 e i 1300 cm3, e che si colloca pertanto nei margini di variazione dell'Homo sapiens.

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silverback 25/7/2004, 19:54

[CONTINUA..]

Tra 200.000 e 300.000 anni fa, l'Homo erectus diede origine all'Homo sapiens.
Data la natura graduale dell'evoluzione, è difficile identificare con precisione quando si sia verificata questa transizione, cosicché certi fossili di questo periodo sono considerati tardi esemplari di Homo erectus da alcuni scienziati e primi esemplari di Homo sapiens da altri.
Benché classificati nello stesso genere e nella stessa specie, questi primi Homo sapiens non sono identici nell'aspetto agli esseri umani moderni.
Nuove documentazioni fossili indicano che l'uomo moderno, l'Homo sapiens sapiens, comparve per la prima volta circa 90.000 anni fa.
Il mondo scientifico non è unanime nel descrivere gli esseri umani moderni come risultato di un processo evolutivo continuo dal primo Homo sapiens.
Il disaccordo riguarda principalmente il posto occupato nello sviluppo evolutivo dai neanderthaliani, spesso
classificati come Homo sapiens neanderthalensis (o Homo neanderthalensis) nella catena dell'evoluzione umana.
I possenti neanderthaliani, che prendono il nome dalla valle del Neander, vicino a Dusseldorf (in Germania), dove nel 1856 furono trovati i primi crani appartenenti a questa specie, vissero in un periodo compreso tra 150.000 e 35.000-40.000 anni fa, in Europa, in Asia e in Africa.
Essi vivevano di caccia e di raccolta, abitavano in caverne o in rifugi sotto bastioni di roccia sporgenti ed erano in grado di accendere un fuoco.
Inumavano i morti e praticavano rituali funebri con offerte e sacrifici.
Non si hanno testimonianze precise di attività artistica.

Nel marzo 2000 grande eco internazionale ha avuto uno studio in base al quale pare appurato che Homo neanderthalensis e Homo sapiens abbiano convissuto per oltre diecimila anni sullo stesso territorio senza che tra loro vi sia stata ibridazione.

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Modificato da silverback - 25/7/2004, 21:01
silverback 25/7/2004, 23:18

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Altri studiosi ritengono che le caratteristiche degli uomini di Neanderthal sono troppo primitive perché essi possano essere considerati progenitori dell'uomo moderno.
Questi scienziati collocano i neanderthaliani su un ramo laterale dell'albero evolutivo umano, un ramo destinato a estinguersi.
Seconda questa teoria, l'umanità moderna avrebbe avuto origine nell'Africa meridionale o nel Medio Oriente.
Evolutisi forse tra 90.000 e 200.000 anni fa, questi umani si diffusero successivamente in ogni parte del mondo, soppiantando le locali popolazioni più arcaiche di Homo sapiens.
Oltre che da alcuni ritrovamenti frammentari nell'Africa meridionale, le conferme a questa teoria vengono dai confronti del DNA mitocondriale (una forma di DNA che viene ereditata solo dalla madre) di femmine appartenenti a ciascuna delle aree geografiche.
Questi studi suggeriscono che gli esseri umani possono essere derivati da una singola generazione nell'Africa subsahariana o forse nell'Asia sudorientale.
E' questa la cosiddetta ipotesi di "Eva mitocondriale", ipotesi peraltro rifiutata dalla maggior parte degli antropologi, che ritengono la razza umana molto più antica.
Quale che sia l'esito di questo dibattito scientifico, vi sono prove che attestano come i primi gruppi di Homo sapiens fossero assai efficienti nei climi inclementi dell'Europa dell'ultima glaciazione.

Anche se la comparsa delle popolazioni biologicamente moderne non cambiò in modo sostanziale le modalità fondamentali di adattamento che avevano caratterizzato le fasi precedenti della storia umana, ebbero comunque luogo alcune innovazioni.
Oltre alla prima apparizione della grande arte Paleolitica di Francia e Spagna, opera di abitanti delle caverne, alcuni antropologi hanno ipotizzato che a quel periodo risalga l'origine del linguaggio umano, che avrebbe avuto profonde implicazioni per tutti gli aspetti dell'attività umana.
Circa 10.000 anni fa si verificò uno dei più importanti eventi della storia umana: la domesticazione delle piante.
Non molto tempo dopo si ebbe anche quella degli animali.
La comparsa dell'agricoltura e dell'allevamento fu un passo decisivo verso gli albori della civiltà.
La moderna comprensione dell'evoluzione umana dipende dalla documentazione fossile, ma il quadro complessivo è ben lontano dall'essere completo.
Solo future scoperte consentiranno agli studiosi di colmare le numerose lacune.
Impiegando sofisticate tecnologie, gli antropologi sono ora in grado di delimitare con maggiore precisione le aree più promettenti per il ritrovamento di fossili; negli anni a venire ciò consentirà senza dubbio di aumentare enormemente la conoscenza della storia biologica umana.
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