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Matriarcato



Uomini 3000

Discussione: Matriarcato Cominciata da Abigor2
Parte 1 di 1   

Abigor2 22/1/2004, 00:16


Già che ci sono ne propongo un altro di argomento.
Ma questo benedetto Matriarcato a voi risulta esistito veramente nel Passato,oppure è da considerare più che altro una leggenda?







Joker 22/1/2004, 00:30

se è esistito valeva talmente poco che non ci è giunta memoria,
se è una leggenda (femminista) vale quanto una gassosa sgasata(?)
Gianluca 22/1/2004, 04:30

La questione mi sembra di una semplicità banale: se era tanto migliore del patriarcato, perchè non ha resistito nel tempo?
Visto che le donne sarebbero più più più in tutto, allora, perchè non esiste una bella società matriarcale molto simile al Paese di Bengodi?
Dovrebbe esistere, da qualche parte, una società matriarcale di gran lunga più evoluta della nostra, iper-tecnologica, con minimo assoluto di conflitti e di miserie.
C'è sul pianeta Terra una roba simile?
O sono stati gli uomini inferiori a distruggerla?

P.S. Spero che qualche matematico o studioso di logica non abbia letto i ragionamenti di lelen e maledimiele. Perchè farli imprecare come matti?
silverback 22/1/2004, 04:43

'
Nella seconda metà dell'Ottocento, lo storico svizzero Johann Jakob Bachofen, sostenne che l'umanità delle origini era basata sul matriarcato, vale a dire sulla supremazia della femmina.
Si diffuse così la tesi che, prima di giungere all'organizzazione patriarcale, l'umanità avesse attraversato una fase matriarcale, in cui la vita era serena, pacifica ed egualitaria.
Le implicazioni di questa teoria non sono di poco conto: essa, infatti, ipotizza una naturalità del predominio femminile, che sarebbe poi stato sconfitto nel corso della storia a prezzo di una dura lotta tra matriarcato e patriarcato.

Essa, inoltre,"storicizza" il concetto di organizzazione sociale, dando al modello di famiglia un carattere culturale, determinato dalle condizioni socio-economiche prevalenti e non innato e universale.
Molti studiosi, attratti da questa ipotesi, ne hanno ricercato la conferma nei reperti archeologici, nei miti e nei testi antichi, riconoscendole una certa validità.
L'ipotesi matriarcale assegna alla femmina delle origini un ruolo di potere mai più riscontrabile nella storia, salvo in alcune piccole comunità cosiddette "primitive", nelle quali si possono trovare ancora oggi, forme di "predominio" femminile.
(Si narra pure che nella metà dell'Ottocento, esistesse in Africa centrale, una tribù di guerriere femmine che venne successivamente sconfitta e massacrata in una feroce battaglia, da dei guerrieri maschi. Le vittime sarebbero state oltre 2000.)

La società matriarcale si sarebbe precisata in epoca Neolitica - all'incirca dal 12.000 al 3000 a.C., a seconda delle diverse aree geografiche.
Mentre gli uomini si dedicavano alla caccia, le donne, che raccoglievano le erbe e i frutti commestibili, avevano modo di osservarne i cicli di crescita.
Iniziarono così a conservare i semi e a tentarne la semina, sorvegliando lo sviluppo delle piante.
Man mano che la produzione aumentava, diventò possibile utilizzare i cereali come alternativa-integrazione alla carne, passando a un controllo consapevole delle risorse naturali attraverso l'agricoltura, che si andò sempre più perfezionando.

Le società nomadi dei cacciatori-raccoglitori si sono così progressivamente trasformate in società agricole stanziali, grazie anche all'introduzione dell'allevamento, attività, anch'essa inizialmente femminile, che garantiva alla comunità una sicura riserva di proteine.
Il procacciamento del cibo cessava quindi di essere un'attività basata soprattutto sulla forza - come nella caccia - e diventava di pertinenza delle femmine, che ora erano in grado di sfamare tutta la comunità, acquistando tra l'altro competenze che gli uomini non avevano.
Il monopolio delle riserve alimentari conferiva alla donna un nuovo potere all'interno della famiglia, che, come ipotizzano alcuni storici, si sarebbe dotata di un'organizzazione matrilineare, riconoscendo giuridicamente la discendenza materna, vale a dire il diritto di successione femminile.

Di conseguenza, le donne godevano di un enorme potere all'interno della società, al punto che si parla di una fase di predominio decisionale e politico femminile, detta ginecocrazia, dal greco "guné", donna e "kratos"potere o matriarcato, il "potere delle madri".
Secondo gli storici, le società matriarcali sarebbero state caratterizzate da un regime comunitario ed egualitario, basato cioè sulla messa in comune delle risorse economiche e sulla mancanza di gerarchie di potere e di distinzione dei ruoli.
L'idea di un'associazione tra potere femminile e regime comunitario deve essersi conservata a lungo nella memoria collettiva, come testimonia, tra l'altro, la commedia di Aristofane "Le donne dell'assemblea" rappresentata ad Atene nel 391 a.C., vale a dire molti secoli dopo la scomparsa del potere matriarcale nell'antica Grecia.
Nella commedia, le donne ateniesi, stanche delle continue guerre, decidono di prendere il potere e di cambiare le regole del gioco, come spiega la protagonista, Prassagora:"...farò che la terra appartenga in comune a tutti, e il denaro, e tutto ciò che ciascuno possiede. Poi, da questi beni comuni noi vi nutriremo, e metteremo tutta la nostra abilità ad amministrarli senza sprechi".



[ L'idea che la visione femminile del potere sia di tipo egualitario, non competitivo e pacifista e quindi non aggressivo, è emersa ripetutamente nel corso della storia, come dimostrano alcuni grandi movimenti ereticali del Medioevo, in cui l'orientamento comunitario si univa a una forte influenza delle donne.
Le femministe degli anni Settanta hanno fatto proprio questo presupposto, sostenendo che l'identità ancestrale femminile ha un carattere ricettivo e protettivo, legato alla maternità e al bisogno di garantire sicurezza alla prole; da qui deriverebbe la maggiore disponibilità alla ricerca di soluzioni pacifiche nei rapporti interpersonali.
In questa prospettiva (dicono le femministe), le manifestazioni irragionevoli e conflittuali, al limite dell'isterismo, espresse così spesso dalle donne sotto forma di litigi, sfuriate, attacchi di rabbia e di ira irrazionale,sarebbero da ricondurre a una condizione di frustrazione indotta, a un'esasperazione dovuta all'emarginazione imposta dall'ordine dominante maschile.
Si tratterebbe dunque (dicono sempre le femministe) di una forma di compensazione reattiva, una pratica di adattamento a condizioni vissute come avvilenti e paralizzanti.
Del resto (aggiungono le solite femministe), la mancanza di autocontrollo, così ripetutamente rimproverata alle donne, non può certo essere considerata un carattere esclusivamente femminile, come dimostrano le tante guerre che da sempre affliggono l'umanità, guerre decise e condotte dagli uomini.
Dunque (concludono) l'irrazionalità femminile sarebbe soltanto una costruzione ideologica appiccicata alla femmina nel corso del tempo e non ascrivibile a una natura originaria.
]



L'aumentato potere decisionale conquistato dalle femmine con il controllo delle risorse alimentari si manifestò anche all'interno delle strutture religiose, che cominciavano a delinearsi proprio in quella fase.
Sembra proprio che in molte aree del mondo le forme di religiosità più antiche fossero basate sui culti della Madre Terra o della Grande Madre e accompagnate da riti di propiziazione della fertilità monopolizzati dalle femmine.
Tali riti sono testimoniati dalle statuette votive neolitiche, tra cui spiccano le Veneri steatopigie(dai grandi glutei) o le divinità dalle molte mammelle, che simboleggiano la fecondità femminile.
Le donne diventavano così le uniche detentrici del rapporto con il soprannaturale, le esclusive depositarie dei misteri che legano Cielo e Terra.

Il potere femminile venne sancito da istituzioni politiche e sociali in modi diversi e in epoche diverse, secondo le differenti aree geografiche.
In particolare nel Mediterraneo esso sarebbe continuato fino all'età del bronzo e avrebbe caratterizzato anche la civiltà minoica, sviluppatasi a Creta dal III millennio e terminata attorno al 1500 a.C.
Al centro della religione minoica vi era una donna potentissima, Potnia, simbolo della forza generatrice femminile.
Il suo sposo, il "paredro", svolgeva un ruolo puramente strumentale, in quanto aveva solo il compito di soddisfare sessualmente la Grande Madre, la vera tutrice della riproduzione della specie.

Il fatto che la principale figura religiosa della Grecia minoica fosse una donna assume un significato importante, poiché la struttura religiosa di una società plasma in larga misura il suo sistema di valori; per conoscere il ruolo della femmina all'interno di una determinata civiltà è importante capire come venga definito dalle credenze religiose in essa prevalenti.
E infatti, nella cultura cretese le femmine godevano di una posizione sociale privilegiata rispetto a quella loro riservata nelle altre civiltà coeve.
Le donne minoiche fruivano di una certa libertà di movimento, avevano il ruolo privilegiato di sacerdotesse, potevano amministrare il proprio patrimonio anche dopo essersi sposate, potevano ereditare da un congiunto e divorziare dal marito conservando la dote.

Non vi sono però tracce di una successione matrilineare, se non sporadiche.
Col passaggio dalla civiltà minoica a quella micenea, sviluppatasi a Micene attorno al 1450 a.C. e con il conseguente emergere della figura del guerriero, i caratteri culturali del mondo greco vanno via via modificandosi, trasformando radicalmente lo statuto sociale femminile.

Per concludere questa breve analisi su una supposta età dell'oro della femmina, nell'ambito della civiltà occidentale, bisogna ricordare che sulla sua effettiva consistenza esistono molti ma molti dubbi...
Recentemente, infatti, gli storici si stanno orientando verso un RIDIMENSIONAMENTO dell'IPOTESI MATRIARCALE (perché sono IPOTESI...), ritenendo più corretto parlare di comunità matrilineari, basate cioè sulla discendenza materna e non paterna.

Molti antropologi, poi, parlano del matriarcato in termini di "mito", vale a dire di un'elaborazione fantastica, che rappresenterebbe proprio l'opposto della realtà, il suo inverso, una forma di appagamento immaginario, come quello espresso dalle favole..
L'idea di una società dominata dalle femmine sarebbe quindi, in questa prospettiva, un'inversione mitologica, un "mondo alla rovescia" generato dal bisogno di compensare una realtà brutale e frustrante.
Le donne, insomma, avrebbero elaborato una narrazione fantastica capace di ripagare, nell'immaginazione, le sofferenze subìte.

Non è quindi facile stabilire se il matriarcato sia una leggenda o una realtà.
Se è vero che in molte culture mediterranee si è a lungo mantenuta la memoria di un'ancestrale fase di predominio femminile che ritorna alla luce in occasione di alcuni riti misterici greci e romani riservati alle donne, è altrettanto vero che neanche nella società cretese vi sono sufficienti elementi per parlare di matriarcato; si può parlare, semmai, di condizioni che assegnavano alla femmina una considerevole libertà e dignità sociale.
Lo stesso mito delle Amazzoni, da molti considerato una prova a favore di un'età d'oro matriarcale, deve essere attentamente riconsiderato.

Il nome di queste femmine guerriere, che vivevano in comunità rigorosamente femminili, deriva da "a-mazos", senza seno. Il mito, infatti, narra che esse tagliavano una mammella alle figlie affinché potessero maneggiare meglio la lancia e l'arco.
Per generare figli, si univano a uomini stranieri, che erano ammessi nella comunità come schiavi.
Se il neonato era maschio, veniva ucciso.
Le Amazzoni erano considerate crudeli e prive di qualsiasi sentimento di umanità: la loro linfa vitale era l'odio verso l'uomo, che conferiva loro la rabbia necessaria per essere invincibili in battaglia.

Recentemente, anche questo mito è stato letto come un racconto catartico, elaborato per esorcizzare il potere femminile e per impedire che la tensione tra i sessi si trasformasse in conflitto insanabile; è inoltre molto probabile che questa narrazione servisse a rappresentare un mondo selvaggio e barbaro - come quello formato da sole femmine -, contrapposto a quello armonioso della civiltà, fondato sulla coesistenza pacifica tra i sessi.
Più che un residuo dell'era matriarcale, quindi, il mito delle Amazzoni attesterebbe una situazione esattamente opposta: la volontà di una società dominata dall'uomo di dimostrare l'innaturalità della separazione tra i sessi e l'incapacità delle donne di pervenire a una gestione equilibrata e stabile della società.

Modificato da silverback - 16/5/2005, 20:30
Gianluca 22/1/2004, 05:11

Silverback, scusami, vorresti dire che le nazi hanno qualche probabilità di vare ragione? E che le Amazzoni possono diventare una realtà sotto altre forme?

alberto s.c. 22/1/2004, 15:25

Gianluca :
"...Dovrebbe esistere, da qualche parte, una società matriarcale di gran lunga più evoluta della nostra, iper-tecnologica, con minimo assoluto di conflitti e di miserie..."


Una societa' matriarcale non evolve, semplicemente perche' tutta la tecnologia oggi esistente e da addebitare all'uomo. Una ipotetica societa' matriarcale si servirebbe soltanto di invenzioni e tecnologie gia' esistenti generate in una societa' partiarcale.

Il mio timore e che portata all'estrema conseguenza, il femminismo annichilisca gli uomini e la loro capacita' di innovare e di inventare, perche' un uomo che non consce piu' il suo valore non ha voglia ne di sacrificio, ne di ricerca, ne di pensare.

Secondo le mie ricerce, ci sono state in passato societa' matriarcali, ma ripeto una societa' matriarcale,
sicche tende a conservare, non e' in grado di evolversi ne tentomeno di sopravvivere nel tempo.

ho trovato questo sito, date un'occhiata:

www.grandemadre.net

ferro5477 23/1/2004, 04:03

SILVERBACK ..il fatto che queste teorie sono solo cianfrusaglie femministe sta nel fatto che manca la continuità storica tra la società di tipo matriarcale e quello patriarcale...ovvero:come mai tutto ad un tratto ci si è trovati ad avere una società patriarcale? Tu mi parli dell'età del bronzo. Ma c'erano civiltà a quell'epoca che non erano matriarcali ma patriarcali, vedi ad esempio la popolazione nomade ebraica...potresti effettivamete dire che non essendo contadini ma allevatori di bestiame le donne erano rimaste sempre in uno stato subordinato. In realtà una dele civiltà più antiche del mondo e cioè quella egizia pur dando estremo spazio alla donna si trattava di una civiltà patriarcale...secondo me le società matriarcali possono essere esistite ma se sono state soppiantate da quele patriarcali evidentemente erano meno funzionali...come l'uomo di neandertal che si è estinto a discapito della diffussione del homo sapiens perche si sapeva adatare peggio all'ambiente di quest'ultimo. Il fatto che le società patriarcali si siano diffuse a discapito di quelle matriarcali dimostra con evidenza che il femminismo può portare l'umanità al declino
silverback 23/1/2004, 16:27

Embè?
Io ho riportato semplicemente alcune TEORIE degli storici e degli antropologi, NON DATI DI FATTO.
Perciò dov'è il problema?
Poiché la macchina del tempo non l'hanno ancora inventata, NESSUNO può stabilire con certezza come siano andate realmente le cose.
E ricorda che stai parlando con un ANTI-FEMMINISTA. (Anche anti-maschilista, se è per questo.)
Mah...

Modificato da silverback - 16/5/2005, 20:17
silverback 23/1/2004, 21:56

Riguardo al tema Matriarcato (ma anche Patriarcato, condizione della donna e oppressioni sia vere che presunte), aggiungo dell'altro (sempre stando a quanto sostengono gli storici: OK?...).
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Parlando della condizione della donna nell'antica Roma, alcuni storici fanno riferimento a una fase arcaica matriarcale, caratterizzata da una vita comunitaria e da uno spiccato potere femminile.
Ciò sarebbe comprovato da una serie di culti dedicati a divinità femminili (la Mater Matuta, la Dea Bona,la Fortuna), destinate a mantenere una notevole importanza anche quando nella religione romana vennero introdotte le divinità maschili corrispondenti a quelle greche: Giove(Zeus), Marte(Ares), Nettuno(Poseidone) ecc.

Benché questo supposto matriarcato arcaico non appaia confermato dalla documentazione storica, resta abbastanza probabile che la donna della Roma delle origini godesse di una certa libertà, paragonabile a quella di cui godeva la donna etrusca.
Le femmine dell'antica Etruria, infatti, affiancavano l'uomo nei banchetti e nella celebrazione dei culti, erano istruite e libere di muoversi a proprio piacimento: godevano di un indubbio prestigio sociale e di diritti piuttosto ampi.

Del tutto diversa risulta invece la situazione della donna nella Roma repubblicana, che presenta un'organizzazione sociale diversa da quella etrusca.
La famiglia romana era patriarcale e dominata dal "paterfamilias", il quale godeva di un potere assoluto, la "patria potestas".
Era il capo religioso della famiglia e svolgeva la funzione di giudice, con potere di vita e di morte su tutti i membri della famiglia.

Egli decideva pure le strategie matrimoniali dell'intera famiglia.
La promessa di matrimonio aveva luogo quando la futura sposa era una bambina e prevedeva una cerimonia ("sponsalia") nella quale alla fanciulla veniva dato un anello da infilare nell'anulare, il dito che i romani credevano collegato direttamente al cuore.
Con questo rito di fidanzamento la ragazza passava sotto la tutela del "paterfamilias" della famiglia del marito, ed era sottoposta alla "manus", potere simile alla "patria potestas" che veniva esercitato anche nei confronti degli schiavi: è da qui che deriva il termine "emanciparsi", che per chi era posto in condizione servile significava liberarsi dalla "manus", cioè dal potere assoluto del padrone.

Il matrimonio vero e proprio poteva essere celebrato con riti diversi: il più antico era la "confarretaio" (nome derivato dalla spartizione rituale del farro, un cereale molto diffuso nell'antica Roma), che poneva i coniugi in una situazione paritaria, ma era però poco praticato.
Molto più diffusi erano la "coemptio" e "l'usus".
Il primo rito consisteva in una vera e propria compravendita, che si svolgeva di fronte a un officiante dotato di una bilancia, sulla quale il marito versava il denaro con cui comprava la sposa; "l'usus" era invece un atto in base al quale il padre dello sposo acquistava la "manus" (potere) sulla sposa dopo un anno di matrimonio, secondo un meccanismo di usucapione uguale a quello che si applicava anche ai beni mobili.

Passando nella famiglia del marito, la giovane sposa era sottoposta a tutta una serie di controlli e di divieti. Suo dovere era attenersi rigidamente al "mos maiorum", la morale tradizionale, che aveva il proprio perno nella fedeltà coniugale femminile; doveva vestire con estrema pudicizia e sobrietà (la lex Oppia del 215 a.C. vietava alle femmine di indossare gioielli vistosi e abiti troppo appariscenti) e obbedire ai voleri del marito e del nuovo "paterfamilias".
Essa non possedeva - al contrario dell'uomo - un nome proprio.

Infatti, mentre gli uomini avevano tre nomi - il primo("prenomen") corrispondeva al nostro nome proprio, il secondo ("nomen") era il nome gentilizio, cioè della "gens" cui apparteneva la famiglia, il terzo ("cognomen") era il nome della famiglia -, le donne ne avevano solo due, il "nomen" gentilizio e il "cognomen" familiare.
Per distinguerle venivano chiamate "Maior" o "Minor", "Prima", "Secunda", "Tertia" nata.
Comunque, la donna della Roma repubblicana, poteva muoversi liberamente in tutte le parti delle case, poteva uscire e pranzare con gli uomini, poteva educare i figli, ai quali doveva trasmettere le virtù civiche della romanità.

La situazione della stessa cambiò drasticamente in epoca imperiale.
La "patria potestas" subì progressive limitazioni e andò scomparendo, consentendo alle femmine di ampliare la propria sfera di libertà e di diritti.
Uno dei cambiamenti più vistosi si registrò nel matrimonio, che divenne sempre più una relazione liberamente scelta e paritaria, tanto che, per divorziare, bastava che entrambi i coniugi non avessero più intenzione di vivere insieme.

A partire dall'epoca augustea, la dote, che prima diventava interamente proprietà del marito, venne riconosciuta come bene inalienabile della sposa, che manteneva il diritto di controllarne l'utilizzo.
Sempre in età augustea la donna - in caso di morte o prolungata assenza del marito - acquisì il diritto alla tutela dei figli (che prima passava a un uomo della famiglia). Sotto l'impero, dunque, la femmina romana cominciò a godere di tutta una serie di diritti, al punto che per molti aspetti si può parlare di una certa parità tra uomini e donne.

Le donne dell'impero potevano istruirsi, coltivare interessi intellettuali e dedicarsi ad attività che prima erano loro vietate ma, soprattutto, potevano godere di una enorme libertà sessuale: cambiavano spesso marito(Giovenale cita il caso di una matrona che avrebbe avuto 5 mariti in 8 anni), praticavano il controllo delle nascite, ricorrevano con frequenza alle pratiche abortive e intrecciavano relazioni amorose extramatrimoniali.
Diverse fonti storiche riferiscono che le ricche matrone amavano prendere per amanti i gladiatori e gli attori, che spesso dovevano contendere a rivali maschi.

Le femmine dell'età imperiale avevano una pressoché totale libertà di movimento, in quanto potevano frequentare le terme, i luoghi di svago, i teatri e le arene;praticavano diversi sport e amavano truccarsi e
vestirsi vistosamente.
Di molte matrone, appartenenti alla cerchia imperiale, i documenti storici tramandano i vizi e le depravazioni: la più chiacchierata è Messalina, moglie dell'imperatore Claudio, che la tradizione descrive come perversa e corrotta, dedita al crimine e agli amori da postribolo.

La libertà della donna "imperiale" viene spesso associata alla dissolutezza dei costumi dilagante nella società romana dell'epoca, al punto che alcuni storici indicano nell'emancipazione femminile una delle cause della decadenza dell'impero romano.
A provocarla sarebbe stato il calo delle nascite, dovuto alle pratiche preventive e abortive adottate soprattutto dalle donne delle classi alte.

Ciò avrebbe assottigliato l'antica classe dirigente romana e impoverito i valori di civiltà di cui era portatrice.
Vi sono anche delle teorie che attribuiscono la responsabilità dello sfacelo della civiltà romana ai lussi sfrenati delle matrone: le loro spropositate spese per i preziosi e costosissimi oggetti provenienti dall'Africa o dall'Oriente (gioielli, pelli pregiate, profumi, spezie, tessuti, ecc...) avrebbero provocato un insanabile deficit nelle casse dello stato...
_________________________________________________________________________

Così si narra.

Modificato da silverback - 16/5/2005, 20:20
mi.ro 24/1/2004, 17:56

Grazie silver. Leggerti è un piacere, istruttivo e interessante.

Roberto
silverback 16/5/2005, 19:12

Cosimo, ne parlammo già lo scorso anno.
Comunque, non credo sia male approfondire il discorso.
-Renato- 9/7/2005, 10:58

MI sto interessando per quel che posso, della etnologia e della cultura europea dal neolitico ad oggi.

L'europa 3000 anni fa era abitata da genti di origine neolitica e parte dell'Europa da genti provenienti dalle coste settentrionali dell'Africa.
Queste, di pelle scura e capelli scuri aveva una coltura matriarcale e pacifica.
Furono gli indoeuropei(biondi o roddi occhi azzurri pelle chiara) che in ondate successive invasero l'Europa in diversi gruppi; celti slavi, italici , germani.
Gli indoeuropei si fusero con le popolazioni locali e portarono la cultura patriarcale e la cultura della guerra.Da quel momento la società era fatta ovunque in caste : sacerdoti, guerrieri/nobili , contadini artigiani.
I sacerdoti e i guerrieri/nobili(maschi) rivestivano un ruolo centrale nelle civiltà indoeuropee.
Tutte le società indoeuropee, all'inizio della loro storia, sono accomunate da una tripartizione della società in tre funzioni. La prima, è la funzione sacrale della sovranità, del sacerdozio e della giustizia. La seconda è la funzione guerriera, propria dei nobili e dei possidenti di terre o di bestiame. Nella terza, la funzione produttiva di beni materiali o spirituali, sono compresi i contadini, gli allevatori, gli artigiani e gli artisti.

Questo vale per gli Achei e i per Dori della Grecia, come per i Latini che fondarono Roma, per i Germani delle pianure del Nord come per i primi regni dell'Iran. Inoltre questa tripartizione delle tre funzioni principali, dalle società si riflette anche nella mitologia e nelle religioni di tutti i popoli indoeuropei.

La maggior parte di questi popoli possiede una letteratura mitologica che descrive un pantheon di cinque divinità, suddivise nelle stesse tre divisioni funzionali: Regalità, Guerra, Produzione.

Nell'India antica dei Veda, Mithra e Varuna incarnano la sovranità nelle sue due manifestazioni di "terribile potere giudicatore" e "paterno potere protettore". Indra rappresenta invece la forza guerriera, mentre due gemelli Ashvin rappresentano la proprietà e la ricchezza.

Presso gli antichi Latini troviamo la triade Giove, Marte e Quirino rappresentante le stesse tre funzioni.

In Grecia, Giove Athena e Apollo rivestono lo stesso ruolo e, nei tempi più antichi, si sacrificava tre volte nel nome di Athena: come Sovrana, come Vittoriosa, come Dispensatrice di salute e prosperità, riportando così a cinque il numero delle divinità principali.

Presso i Celti sotto vari nomi di divinità tribali, si ritrovano le stesse funzioni. Taranis-Omigos-Dagda, simbolo della regalità simbolizzato dalla ruota e dall'arpa. Belenos-Teutates sono due aspetti guerrieri cui si affianca Brigit dai molti aspetti (Morrigan la guerriera, Epona portatrice di fertilità e protettrice degli animali, Brigit-Belisana protettrice di poeti e artisti). E infine Lug-Lev, dio delle arti e dei Mestieri, Signore dei Tuatha De Danann nella mitologia irlandese, diviene sul finire della civiltà celtica, il dio globale: artista medico e guerriero.

Nei celti inoltre c'è la figura del Druido, specie di sacerdote legato alla natura e allamagia dei boschi.
Ai tempi dello splendore della civiltà celtica, invece, ai Druidi corrispondeva una ben precisa connotazione di prestigio religioso e sociale simile a quella di altri popoli di origine indoeuropea. Tali ad esempio sono ancor oggi i Bramini tra gli indù, la cui figura risale ancora alle invasioni ariane dell'India, verso il secondo millennio avanti Cristo.




La figura maschile(eccetto per alcune divinità dela grecia degli Achei) diviene centrale nella culture indopeuropee.Furono dunque i popoli indoeuropei ( popoli di pelle chiara, alti capelli rossi o biondi che dal baltico -steppe russe invasero l' l'oriente e l'occidente )a portare ovunque la cultura delle caste tipicamente maschile.

Modificato da -Renato- - 21/7/2005, 22:32
COSMOS1 10/7/2005, 08:54

caro Renato
ci puoi dare la tua bibliografia?
La mia conclusione (basata su Bachofen, Eliade e Lanza del Vasto) è un po' diversa: le civiltà matriarcali sono un intermezzo tra il paleolitico (caccia, eguaglianza "giuridica" tra i sessi ma di fatto supremazia assoluta dell'uomo il quale era la fonte della ricchezza mentre la donna a malapena raccoglieva un po' di bacche e radici. Tuttavia maschi e femmine potevano trovarsi e lasciarsi liberamente, l'uomo faceva valere le sue doti di cacciatore, la donna il suo sex appeal) e il neolitico. In quanto raccoglitrici è presumibile che le donne fossero le più propense a cogliere la rivelazione neolitica (se il seme non muore non può dare frutto: il sacrificio) e si vede anche oggi nel numero di vecchiette rispetto ai vecchietti che vanno alla messe mattutine.... E' anche presumibile che in un primo tempo gli uomini validi abbiano fatto resistenza a lasciare il paradiso terrestre della caccia per spaccarsi la schiena sui campi.
D'altra parte le civiltà matriarcali sono andate incontro a processi di decadenza, corruzione, involuzione più o meno crudeli o vergognosi (le amazzoni non erano affatto un popolo felice: se tagliarsi un seno per usare l'arco fa tanto piacere, spiegatelo alle mastectomizzate contemporanee :cry: ma certo l'uccisione dei figli maschi deve aver lasciato un retaggio genetico da quel che si legge sui giornali :alienff: ) e perciò furono proprio le donne le più entusiaste fan delle nuove organizzazioni sociali che mettevano al centro il rapporto col maschio o in un'ottica erotica (Doniso) o patriarcale (Abramo).
-Renato- 11/7/2005, 20:40

non saprei cosa si intendesse precisamente per matriarcato a dir la veritàò.Di quello che ho letto (su internet) non ho ancora letto cosa precisamente fosse il matriarcato.Ciò che volevo dire è che la civiltà indoeuropea ha soppiantato la civiltà matriarcale(neolitica?).Una civiltà dove tutto era strutturato in modo diverso e dove ruolo fondamentale lo svolgeva la cultura della guerra e della conqusta (quindi dei soldati) sconosciuta nel neolitico.


Un sito di riferimento è :


http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropei.html






Amo le Donne 13/7/2005, 23:42

Sul mito delle Amazzoni ho intenzione di lasciare,in futuro,un mio intervento più esaustivo.
Per ora voglio far notare comunque due cose:
La prima è che l'etimologia (tarda) che fa derivare Amazzone da "a-mazòs",cioè "privata di mammella",è completamente falsa;si tratta di una casuale convergenza linguistica.Il loro nome deriva probabilmente da un termine mediorientale.Prova ne è la vasta iconografia che le ritrae sempre dotate di due belle (e sode) mammelle: e per fortuna!
La seconda è che le favole narrate attorno al loro popolo ,e alle loro superbe regine , non appaiono dopotutto così negative; se non altro perché descrivono donne di insuperabile splendore che si innamorano spesso di importanti ed aitanti eroi greci;i quali,a loro volta ,accettano e corrispondono ampiamente il nobile sentimento.
E non avrebbe potuto esser diversamante...mica erano stupidi!

P.S. per l'amministratore : manca la faccina con la bava alla bocca,vedi di provvedere...

Modificato da Amo le Donne - 14/7/2005, 00:45
Paolo S. 14/7/2005, 01:05

------------ QUOTE ---------- E non avrebbe potuto esser diversamente...mica erano stupidi! -----------------------------

Personalmente non so se "a-mazòs" sia una casuale convergenza linguistica oppure no (e nemmeno mi interessa), ma che tu sia un provocatore e' piu' che sicuro... ;)
lelen 14/7/2005, 01:45

E degli Etruschi e della loro Madre Dia che ne pensate?
Reduan 14/7/2005, 22:36

E della teoria secondo cui le civiltà nascono e fioriscono patriarcali, mentre declinano e muoiono matriarcali, che ne dite ?
Reduan 14/7/2005, 22:47

Se la teoria è sostanzialmente esatta, e io penso di si, la risposta alla domanda iniziale è semplice: è probabile che sia esistita una società matriarcale, da qualche parte del pianeta, nel corso di tutta la sua storia. Ma aveva fondamenta friabili ed è sempre crollata presto sotto il suo stesso peso.

Modificato da Reduan - 14/7/2005, 23:50
COSMOS1 15/7/2005, 10:40

------------ QUOTE ---------- Sul mito delle Amazzoni ho intenzione di lasciare,in futuro,un mio intervento più esaustivo.
Per ora voglio far notare comunque due cose:
La prima è che l'etimologia (tarda) che fa derivare Amazzone da "a-mazòs",cioè "privata di mammella",è completamente falsa;si tratta di una casuale convergenza linguistica.Il loro nome deriva probabilmente da un termine mediorientale.Prova ne è la vasta iconografia che le ritrae sempre dotate di due belle (e sode) mammelle: e per fortuna!
La seconda è che le favole narrate attorno al loro popolo ,e alle loro superbe regine , non appaiono dopotutto così negative; se non altro perché descrivono donne di insuperabile splendore che si innamorano spesso di importanti ed aitanti eroi greci;i quali,a loro volta ,accettano e corrispondono ampiamente il nobile sentimento.
E non avrebbe potuto esser diversamante...mica erano stupidi!

P.S. per l'amministratore : manca la faccina con la bava alla bocca,vedi di provvedere... -----------------------------
ma di cosa parli ALD?
la mitologia greca (per restare vicino a noi) è piena dell'orrore delle società matriarcali (nel loro declino) e ginecocratiche. Così come è piena di testimonianze che le principali avversarie del matriarcato e della ginecocrazia sono sempre state le donne.
riguardo al fatto che le amazzoni siano ritenute un popolo di belle donne, cito una storiella raccontata da Chatwin in Che ci faccio qui?:
sul Volga, in una isoletta, viveva un popolo di amazzoni le quali ogni anno rapivano un contadino dei dintorni, si solazzavano e alla fine dell'anno lo sacrificavano (insieme ai loro propri figli maschi). Un giorno rapiscono un contadino, come abitudine, si sollazzano, come abitudine, ma al momento di ucciderlo se ne dispiacciono per la sua particolare prestanza. Allora tutte addolorate gli dicono che quella era la loro legge, ma erano disposte a lasciargli esprimere un ultimo desiderio. Il contadino disse che quell'anno per lui era stato fantastico e che se proprio dovevano ucciderlo non ne era troppo dispiaciuto, e che desiderava solo che a farlo fosse la più brutta di loro. Le amazzoni, dopo una furiosa litigata, non si misero d'accordo e lo lasciarono andare.
Ecco perchè nel mito le amazzoni erano splendide donne... :woot:
tyrtix 16/7/2005, 00:41

Da notare è anche una cosa, un "dettaglio" storico che rivela la probabile falsità della storia delle amazzoni: gli archi del tempo non superavano gli 80 cm, massimo 1 metro di lunghezza, per cui, tendendo la corda con una mano lungo il braccio, non si può arrivare appunto fino alla mammella con la corda...Quindi concordo con A.L.D... al quale però dirò: sei arrivato qua sul , sei libero di esprimere le tue idee... ma è presunzione la tua, di gingere sul nostro , che esiste con l'associazione ormai da anni, e dirci che siamo tutti un pò confusi... Presumibilmente una cosa simile ce la potrebbe dire chi si interessa di QM da più di noi, ma tu... per noi sei un'illustre sconosciuto! (senza offesa eh!)
Paolo S. 16/7/2005, 15:06

Per quel poco che ne so, la leggenda delle amazzoni e' più che altro una... leggenda, appunto!
Si', si narra dell'esistenza di queste donne guerriere (una volta mi capito' di leggere anche un articolo in merito sul mensile Focus), ma da qui a dire che fossero cosi' "terrificanti" ce ne passa.
Faccio notare che gli uomini sono SEMPRE stati fisicamente superiori alle donne e MOLTO piu' "portati" per il combattimento, figuriamoci poi in un mondo primordiale, dove la forza contava molto di piu' di oggi e la violenza era ben piu' diffusa.
Mah...
COSMOS1 16/7/2005, 18:45

sulle amazzoni io non sono del tutto d'accordo che abbiamo a che fare con un mito senza alcun fondo di realtà
la tendenza delle donne in difficoltà ad aggregarsi in gruppi di zitelle inacidite e incattivite verso tutto e tutti mi pare universale.
fino all'800 è stata riportata nei paesi sassofoni l'esistenza di un rito o rituale o usanza (chiamatela come volete) collegata con la nascita: al momento del travaglio tutti gli uomini dovevano sparire dalle immediate vicinanze dello stesso, al quale partecipavano, in modo più o meno attivo e competente, solo le donne. La nascita del pargolo (M o F) veniva salutata e annunciata da una esplosione di isteria collettiva: le donne uscivano dalla casa e correvano urlando per il paese con gli abiti in disordine, picchivano ogni uomo che incontrassero e se si imbattevano in un carro lo rovesciavano.
è evidente che questa usanza in qualche modo doveva essere il residuato di una società a prevalenza, se non esclusivamente, femminile, quella stessa società alla quale appartenevano quelle che poi furono chiamate streghe. Riguardo alle quali è documentato storicamente anche in anni abbastanza recenti (intendo dire dal 1500 in poi) nella stessa Europa l'esistenza di rituali di inizializzazione femminile in occasione del menarca (la prima mestruazione) con quelle famose danze notturne al plenilunio che ci fanno pensare al sabba. A queste stesse società dobbiamo a tutt'oggi il mito dell'elisir d'amore, ovverossia una qualche pozione che somministrata ad un uomo lo fa innamorare di quella donna la quale non ha le caratteristiche naturali per ottenere il risultato sperato (=strega, cioè donna brutta da morire ma in possesso di conoscenze arcane e poteri magici). Da notare che, almeno nell'Europa cattolica, tali gruppi ed usanze non furono mai perseguitati apertamente, nè finirono mai sotto l'attenzione dell'inquisizione, nonostante le dicerie diffuse, ma vennero tollerati come residui arcaici in via di estinzione.
(queste notizie le devo a Eliade)
Paolo S. 17/7/2005, 00:30

------------ QUOTE ---------- ... picchiavano ogni uomo che incontrassero... -----------------------------
Cioe', si lasciavano picchiare quegli uomini... ;)
lelen 17/7/2005, 00:36

------------ QUOTE ---------- (=strega, cioè donna brutta da morire ma in possesso di conoscenze arcane e poteri magici). Da notare che, almeno nell'Europa cattolica, tali gruppi ed usanze non furono mai perseguitati apertamente, nè finirono mai sotto l'attenzione dell'inquisizione, nonostante le dicerie diffuse, ma vennero tollerati come residui arcaici in via di estinzione.
(queste notizie le devo a Eliade) -----------------------------
:o: :huh: ^_^
Eliade chi sarebbe?
Paolo S. 18/7/2005, 19:19

------------ QUOTE ---------- ma di cosa parli ALD?
la mitologia greca (per restare vicino a noi) è piena dell'orrore delle società matriarcali (nel loro declino) e ginecocratiche. Così come è piena di testimonianze che le principali avversarie del matriarcato e della ginecocrazia sono sempre state le donne.
riguardo al fatto che le amazzoni siano ritenute un popolo di belle donne, cito una storiella raccontata da Chatwin in Che ci faccio qui?:
sul Volga, in una isoletta, viveva un popolo di amazzoni le quali ogni anno rapivano un contadino dei dintorni, si solazzavano e alla fine dell'anno lo sacrificavano (insieme ai loro propri figli maschi). Un giorno rapiscono un contadino, come abitudine, si sollazzano, come abitudine, ma al momento di ucciderlo se ne dispiacciono per la sua particolare prestanza. Allora tutte addolorate gli dicono che quella era la loro legge, ma erano disposte a lasciargli esprimere un ultimo desiderio. Il contadino disse che quell'anno per lui era stato fantastico e che se proprio dovevano ucciderlo non ne era troppo dispiaciuto, e che desiderava solo che a farlo fosse la più brutta di loro. Le amazzoni, dopo una furiosa litigata, non si misero d'accordo e lo lasciarono andare.
Ecco perchè nel mito le amazzoni erano splendide donne...  :woot: -----------------------------
------------ QUOTE ---------- la mitologia greca (per restare vicino a noi) è piena dell'orrore delle società matriarcali (nel loro declino) e ginecocratiche. -----------------------------

Cosmos, potresti riportare degli esempi?

------------ QUOTE ---------- Così come è piena di testimonianze che le principali avversarie del matriarcato e della ginecocrazia sono sempre state le donne. -----------------------------

Perche' ? Potresti spiegarti meglio?
Grazie.
COSMOS1 19/7/2005, 19:33

sugli ultimi post:

1 essendo comportamenti semi rituali, era ovvio che qs donne che dopo il parto si scatenavano per le vie dei paesi non trovassero resistenza maschile. I maschi accettavano qs usanza. E' ovvio che la forza fisica ha senso solo quando si decide di usarla

2 per quel che riguarda la mitologia greca mi costringi ad una fatica improba (perchè non sono un esperto) ma la farò volentieri

3 anche Bachofen nel libro sul matriarcato citato spesso nel sostiene che proprio le donne hanno dato il contributo maggiore all'instaurazione del patriarcato. D'altra parte se ci pensate un po', sono proprio le donne a guadagnarci di più...

4 Mircea Eliade è il maggiore storico delle religioni del secolo scorso
COSMOS1 21/7/2005, 12:17

una nota precauzionale: sono solo un povero artigiano, quindi non ho alcuna presunzione di insegnare mitologia greca a chicchessia. Tutta la mia conoscenza della mitologia greca la devo a Robert Graves, I Miti Greci, ed.Longanesi. La tesi principale di questo libro è che la mitologia greca illustra lo scontro tra matriarcato e patriarcato, la fine del primo e l'instaurarsi del secondo.

Uno dei miti più significativi dal nostro punto di vista è quello di Zeus ed Era, pg.44.
1 la madre di Zeus, Rea, non voleva che Zeus si sposasse, e questi lo potè fare solo dopo averla violentata. Graves sostiene che l'opposizione di Rea al matrimonio di Zeus sia una testimonianza della resistenza delle società matriarcali (eterogamiche) all'espandersi del patriarcato (monogamico)

2 una volta che Zeus ebbe sposato Era, il rapporto tra i due divenne conflittuale a causa della superbia di Zeus ma soprattutto dei suoi continui tradimenti. Qui è interessante notare che nonostante le donne, quando avevano in mano il potere, abbiano imposto l'eterogamia (rapporti occasionali) quando il patriarcato ha imposto la monogamia ne siano state le più convinte sostenitrici.

3 un giorno Era coalizza gli dei dell'Olimpo e organizza una rivolta. Zeus viene assalito nel sonno e legato con cento corde. Mentre gli dei dell'Olimpo discutono tra loro sul successore, Teti, dea del mare e madre di Achille, chiama il gigante dalle cento mani Briareo, figlio della madre Terra e libera Zeus. Zeus lega Era al cielo e pone due incudini ai suoi piedi mentre perdona tutti gli altri perchè coinvolti da Era. Commosso dalle suppliche dei figli di Era, poi perdona anche lei.

Nel punto 3 è rilevante:
1 è una donna a venire in soccorso a Zeus
2 è un gigante a cento mani a liberare Zeus (simbolo delle capacità erotiche?)
3 la rivolta contro Zeus ottiene una risposta molto mite, al contrario di quello che avrebbe ottenuto nel regime matriarcale (cenerentola viene uccisa, non perdonata, dalla regina)

questo è uno, ma di esempi ce n'è a bizzeffe, e se vi piace vado avanti...
silverback 19/11/2005, 15:14

Articolo pubblicato su FOCUS di novembre 2005... :-------:
(IMG: http://img478.imageshack.us/img478/5539/amazzoni4bs.th.jpg)
Italian Bodybuilder 19/11/2005, 17:51

storielle inventate da studiosi filo femministi affamati di fica.....



io posso permettermi di scegliere con chi e quando andare.....modestamente....
Parte 1 di 1   

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