Scompaginiamo le carte

Glosse un po' mordenti un po' pacate ai fatti del giorno, dell'anno e del secolo. Per cambiare modo di sentire.

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Gli interventi

Gli interventiPagine di commenti, analisi, denunce e controinformazioni dalla redazione e dai collaboratori.

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Paternità

Oggi, in occidente,  la figura paterna si avvia sempre piu' verso un declino progressivo ed inarrestabile, il padre risulta svuotato di ogni..

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Fondamenti della maschilità

ermesI caratteri originari della maschilità.
Loro significato e funzione nell'esistenza del mondo.

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Bibliografia

bibliografiaBibliografia del movimento maschile italiano U3000.

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Iniziative

Iniziative,convegni, raduni del movimento maschile Uomini3000

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Nella tana della Bianconiglia

Intuisci che c'e' qualcosa che non quadra ma non te lo spieghi?
Clikka e vedrai quant'è profonda la tana della Bianconiglia.


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DALLA PARTE DEGLI UOMINI

Nel conflitto tra i sessi, in corso da decenni, gli uomini sono stati spettatori silenziosi e passivi. In questo silenzio è maturata la corrosione quasi completa di ogni valore che possa dirsi maschile, di ogni autorità morale degli uomini, del loro prestigio e del potere di determinare la propria vita. Questo processo li ha poi privati del diritto di raccontare la loro verità, bollata a priori come falsa, irrilevante e ridicola.
Oggi però qualcosa sta cambiando. Lentamente, ma progressivamente, cresce il numero di coloro che incominciano a parlare, che escono allo scoperto determinati a difendere il valore, il prestigio e le prerogative degli uomini. Cresce il numero di coloro che combattono per la propria causa e per quella dei loro figli. Maschi diventati finalmente paladini di se stessi, schierati serenamente e senza imbarazzi dalla propria parte.

Dalla parte degli uomini.

In primo piano

Due maschere, un volto

Esistono, in Occidente, due diverse e quasi antitetiche versioni del femminismo. Avremmo cioè il c.d. "Femminismo di Genere" e quello "della Differenza". Con il primo si fa riferimento al femminismo anglosassone, il secondo sarebbe quello dell'Europa continentale ed in particolare dell'area latina.

Il primo è il femminismo "cattivo" che nega radicalmente ogni diversità naturale e si pone, con diversa radicalità, in posizione apertamente conflittuale  con gli uomini. Il secondo invece è un femminismo "semibuono" che non intende far la guerra agli uomini ma solo al "maschilismo" e soprattutto che si fonda sulla differenza.

Pensiero della differenza, etica della differenza, prospettiva della differenza, pedagogia della differenza, filosofia della differenza sessuale. Sono queste le espressioni che ritornano costantemente. Trattandosi di femminismi dai caratteri così estranei, per certi versi opposti, si immagina che le rispettive politiche siano profondamente differenti. Ed è qui la sorpresa.

Autocrazia femminile nella riproduzione, monopolio sulla via sessuale e sulla relazione di coppia tanto da una parte quanto dall'altra. Assegnazione dei figli alla divorziata, assegni di mantenimento, "azioni positive", quote assembleari, egemonia educativa, sentenze a senso unico  tanto qui quanto là. Lo stesso racconto di colpevolizzazione degli uomini, gli stessi proclami di superiorità morale e intellettuale della donna.
La stessa centralità del vissuto femminile, la stessa censura del racconto maschile, la stessa negazione degli istinti e della naturalità. Lo stesso occultamento dei privilegi acquisiti, la stessa pretesa di ulteriori vessazioni a carico del Genere colpevole.
Qui come là, la medesima requisitoria contro ciò che è maschile, la stessa condanna della storia (il patriarcato)  ed una uguale pretesa di risarcimenti senza limiti, di  espiazione morale, di confessione e di pentimento. Lo stesso spirito di rivalsa, lo stesso sentimento.

Lo stesso risentimento?

Qual è dunque la differenza tra il femminismo-della-differenza e l'altro? Chi è in grado di presentare un solo fatto che manifesti la frattura tra il femminismo cattivo e quello semibuono? Chi può indicare un solo carattere della decantata differenza che sia mai stato indicato dal femminismo-della-differenza?
Di quale differenza parla il femminismo che ne porta il nome?  Di quale differenza si può parlare quando si nega la natura?

Che esista un solo femminismo ma con due etichette? Lo stesso prodotto in due confezioni?

Chi non si lascia confondere dalle due maschere non ha difficoltà a scorgere l'unico volto.

R. B.

 

18 MAR 07

In primo piano

Cosa vuole U3000

Porre fine al pestaggio morale antimaschile

Da decenni il genere maschile è sottoposto ad una campagna permanente di colpevolizzazione, denigrazione e dileggio. Sulla base di una storia e di una cronaca ricostruite a quel fine gli uomini nascono già colpevoli e debitori. Sono perciò chiamati a saldare questa colpa di Genere in tutti gli aspetti della vita e in tutte le forme. Alla colpa inventata si aggiungono la denigrazione, la derisione e la squalifica del loro modo di vivere, di sentire, di pensare e di agire. Dei loro sentimenti e delle loro passioni, delle loro creazioni e della loro sessualità. Dei loro successi e dei loro fallimenti, indifferentemente. A quella criminalizzazione e a questo dileggio deve essere posto termine sin d'ora e da subito va proclamato che anche gli uomini nascono innocenti.

Riaffermare le differenze naturali: contro la Grande Bugia

Il femminismo nega che esistano differenze naturali tra i Due, nega che esistano istinti e inclinazioni, aspirazioni, attitudini e talenti diversi per natura. Questa negazione - la Grande Bugia - ha lo scopo di rendere indifendibili le ragioni degli uomini: è stata inventata a quel fine. E' una fandonia che pervade l'intera cultura e che sta a fondamento delle politiche antimaschili. La verità deve venire ripristinata: esistono differenze naturali incoercibili che si riverberano in ogni ambito della vita pubblica e privata, che riguardano il modo di sentire, di pensare, di soffrire, di agire. I Generi sono due, sono profondamente diversi perché così ha voluto la natura. Diversi nel modo di stare al mondo, diversi nel modo di fare del bene come del male. La Grande Bugia che nega la Natura deve venire liquidata.

Riconoscere il valore degli uomini

Con frequenza sempre maggiore si annuncia che gli uomini sono diventati inutili perché le donne si mantengono e si riproducono da sole. Questo grido ha lo scopo di svuotare alla radice l'autostima maschile, di insinuare nelle nuove generazioni il sentimento di inutilità della vita, di ridicolizzare la loro proiezione verso le donne e di precipitarli in un angoscioso smarrimento. Deve dunque essere stabilito che il mondo non può esistere senza gli uomini e che il loro valore non si misura sull'utilità che le donne ne traggono. Va invece proclamata la dignità dei sentimenti degli uomini, la grandezza del loro generoso donare, la purezza delle loro passioni, il fascino del loro silenzio e della loro frugalità, lo stupore della loro energia, l'eminenza delle loro creazioni, l'eccellenza del loro genio. Va finalmente proclamata la bellezza di essere uomini.

Riconsacrare il maschile

Denunciati come covi di misoginia tutti gli spazi maschili sono stati invasi dalle donne e ne viene impedita la rinascita. Insieme allo smantellamento del sistema simbolico, avviatosi con la diffamazione del Fallo, quell'azione ha distrutto ogni sacralità del maschile. Deve perciò essere ricostituito l'ambito sacro della maschilità come nucleo inavvicinabile, intangibile ed escluso a priori alle donne tanto sul piano morale, psicologico e simbolico quanto nei luoghi, nei riti e nei gesti che lo materializzano.

Ripristinare il primato dei Codici

I reati di cui un uomo può macchiarsi nei confronti di una donna sono usciti dal Codice Penale, la loro definizione è stata demandata alla donna stessa che stabilisce a posteriori secondo il suo sentire (il c. d. "vissuto") cosa siano discriminazioni, maltrattamenti, molestie e abusi. Avvicinarsi ad una donna significa ormai camminare su un campo minato perché ogni oggettività è svanita mentre la buona fede e i reali intendimenti degli uomini non hanno più importanza. Deve dunque venir ripristinato il carattere oggettivo dei reati e la loro definizione deve rientrare nel Codice dal quale è uscita. Va cancellata ogni inversione dell'onere della prova e la buona fede deve avere il ruolo che ha sempre avuto negli ordinamenti civili.

Ricostituire e proteggere la sfera maschile

I reati di cui una donna può macchiarsi nei confronti di un uomo sono scomparsi e quella che volesse esplicitamente oltraggiare un uomo non saprebbe come fare. Ciò nasce dal fatto che ormai negli uomini non si riconosce più nulla di rispettabile, niente che debba venir rispettato e la cui violazione comporti una sanzione. I reati antimaschili non esistono più perché è stata frantumata la sfera che ne dovrebbe proteggere l'anima e l'interiorità, i sentimenti e la coscienza, l'opera e il pensiero. Deve perciò essere stabilito che anche attorno al maschile esiste un confine insuperabile la cui violazione deve essere adeguatamente sanzionata. Si deve tornar a riconoscere che esistono anche i reati antimaschili e che come tali vanno puniti.

Riconquistare la parità legale

I reati femminili sono sistematicamente derubricati e la donna ne esce assolta o colpita da pene risibili in quanto interpretati sempre come gesti reattivi o dovuti a stati patologici. Paga più un uomo per una manata sul fondoschiena che una madre infanticida. Di là si punisce la misoginia, di qua si assolve la depressione. A parità di reato deve esserci parità di punizione e alla donna che giustamente rivendica pienezza di coscienza deve essere del pari assegnata piena responsabilità. Non solo nel bene, anche nel male.

Riconquistare la parità civile ed economica

A titolo di dovuto risarcimento, di necessaria compensazione e sul fondamento della Grande Bugia che nega diversità di interessi e di vocazioni, è stata avviata la politica delle "azioni affermative" mentre vengono conservati ed incrementati storici privilegi economici e normativi per le donne. Quote elettorali ed assembleari, finanziamenti imprenditoriali, sconti negli acquisti di beni e servizi, priorità nei concorsi, borse di studio esclusive, corsi professionali riservati, campagne sanitarie unidirezionali si aggiungono alla conservazione delle eclatanti disparità pensionistiche, al diritto al mantenimento sine die della maritata, alle indennità di divorzio, al diritto alla cassa integrazione privata (dall'ex), a quello della conservazione del livello economico pre-divorzio. A tutto questo deve essere posto termine subito. Senza obiezioni.

Fondare i diritti riproduttivi maschili

In ambito riproduttivo la volontà maschile vale zero. La paternità può essere sia carpita con la frode che sottratta ad arbitrio. Con l'aborto e il parto anonimo la donna può liberarsi di maternità non volute mentre l'uomo subisce impotente la volontà altrui: non ha voce in capitolo sull'aborto e al tempo stesso può ritrovarsi padre a prescindere dalla sua volontà e dalla sua condizione. Se e fino quando la donna potrà decidere della maternità l'uomo dovrà poter decidere della paternità. Deve poter scegliere se diventare padre o meno tenendosi e allevando da solo il figlio che vuole o rifiutando la paternità che non vuole. La fisiologia della riproduzione non può più essere un pretesto per imporre ad una parte la volontà dell'altra.

Salvare il padre che muore

La figura paterna ha subìto, sotto ogni profilo, un attacco progressivo tale da svuotarla di ogni valore. Negati i fondamenti naturali della bigenitorialità - sotto il mantello della Grande Bugia - il principio paterno è ormai subordinato a quello materno e la funzione biologica, sociale e simbolica della paternità è relegata ad un ruolo subalterno e ancillare, quella del "mammo". Fatto esiziale gravido di rovinose conseguenze. Deve dunque essere proclamata una verità antica come le montagne: l'insostituibilità della figura paterna nelle dinamiche familiari, negli equilibri educativi, nella maturazione delle forze istintuali, nell'orientamento sessuale, nella formazione dell'identità, nella costituzione dell'autostima delle nuove generazioni. Deve venire riconsacrata la funzione paterna - non vicariabile dalla madre - nella crescita interiore e nella socializzazione dei figli.

Padri separati: per la bigenitorialità a vita

La condizione dei padri separati è diventata una tra le più laceranti che un uomo possa sperimentare e la probabilità di andarvi incontro è in crescita costante. Decaduti dal rango di genitori, esiliati negli affetti, oggetto di ricatti e di umiliazioni e alla fine estromessi dal rapporto con i figli, vengono riguardati esclusivamente come erogatori di denaro. Le loro disperazioni, che talvolta finiscono in tragedie, si sommano allo smarrimento dei figli privati di quella relazione primaria e fondamentale. Tutto ciò deriva dal fatto che la madre detiene il potere autocratico sull'intera relazione padri/figli. A questo potere assoluto e incontrollato deve essere posto termine. L'affido condiviso, conquistato dai padri separati, nelle forme attuali non basta: deve mutare la valutazione sociale della priorità educativa materna, deve nascere la sanzione legale e morale contro ogni abuso ed ogni ricatto materno. I figli devono essere restituiti ai padri e i padri ai figli, dalla nascita e per sempre.

Il diritto di parola

Il "monologo della vagina" imperversa da quarant'anni su tutti i media, in tutti i consessi, le istituzioni e le agenzie educative e culturali, senza alcun contraddittorio. Solo da poco si è potuta udire, qua e là, la flebile voce dei primi temerari che raccontano la verità dell'altra metà del mondo. Deve perciò essere stabilito che nessun organo di informazione e nessuna articolazione del sistema culturale possono raccontare le verità femminili senza che sia dato pari spazio e visibilità a quelle maschili. Deve venire garantita la par-condicio sui media e nei luoghi di formazione delle nuove generazioni con il diritto di parola nelle istituzioni educative pubbliche e private agli uomini della Rinascenza.

Un esercito al maschile

Le donne hanno ottenuto di poter entrare nelle file dell'esercito correndo subito ad occuparvi posizioni direttive, anche qui, come altrove, in forza della Grande Bugia che nega attitudini e disposizioni naturali diverse. Ma la natura ha stabilito che le donne possano sacrificarsi, tutt'al più, per salvare i bambini e mai per proteggere gli adulti, maschi o femmine che siano, né per difendere la collettività - la Polis - nel suo insieme. Le donne non muoiono per gli uomini: non è mai accaduto e non accadrà mai. E' bello e giusto che sia così e questa è la ragione per la quale deve essere bandita dall'esercito ogni presenza femminile la cui vera funzione consiste nel disarticolare un altro ambito maschile e nel beneficiare di carriere elevate senza però pagare - in basso - il prezzo del rischio. Conformemente all'imperativo naturale le FFAA devono tornare ad essere un'istituzione esclusivamente maschile.

Abolire i Comitati "Pari Opportunità"

Comitati, Commissioni e Ministeri delle c.d. "Pari Opportunità" portano un nome mistificatorio che ne nasconde natura e scopi. Pur composti di sole donne, sulla base di un'impossibile oggettività pretendono di farsi tutori delle prerogative e dei diritti universali. Deve essere posto termine a questo inganno attraverso l'immediata modifica della loro ingannevole denominazione. Deve essere assegnato loro il nome di "Comitati degli interessi e dei poteri femminili" premessa alla costituzione di pari organismi maschili e quindi alla pronta abolizione di ogni istituzione creata per la guerra di un Genere contro l'altro.

Abbattere il Mito del XXI Secolo: denuncia dell'ideologia femminista

Per decenni si è creduto che gli obiettivi del femminismo fossero uguaglianza dei poteri e delle responsabilità, pari dignità e pari valore, libertà nelle relazioni e gioia nei rapporti. Si è creduto che fosse un progetto animato dalla benevolenza nei confronti degli uomini, dal rispetto delle verità naturali, dal desiderio di un mondo più libero e più giusto. Non si è voluto vedere che si trattava di un'ideologia nata dal risentimento e dalla volontà di rivalsa che ha operato la fusione, inverosimile ma vera, di un perfetto razzismo di Genere - la superiorità morale femminile - con un neobolscevismo rosa che nega la natura ed espropria gli uomini dei frutti della loro vitalità, del loro coraggio, dei loro sacrifici. Caduto ogni ingannevole velo, è giunta l'ora di denunciare questo Mito del XXI Secolo come nuova ideologia dell'odio generato dallo spirito di vendetta, dall'invidia e dal rancore.

Stipulare una Nuova Alleanza

C'è chi afferma che la lacerazione tra i Due è diventata irreversibile e che ciascuno deve ormai esser lasciato andare per la sua strada. Strada che ha però come unica destinazione la rovina di entrambi. Noi non gettiamo la spugna perché la stagione del rancore non può durare per sempre. Noi vogliamo che si stipuli una Nuova Alleanza rispondente alle condizioni collettive del nuovo millennio, fondata sulle verità naturali e arricchita dalle esperienze storiche e dalle acquisizioni della cultura universale. La relazione tra uomini e donne sarà sempre complessa e difficile nondimeno può e deve tornare ad essere la pagina più affascinante della vita. E' questo che vogliamo e per questo siamo in azione.

05 FEB 06

In primo piano

Gli strumenti del conflitto

Negli ultimi decenni abbiamo assistito all'affermazione delle donne nella nostra società, nella quale hanno compiuto enormi passi avanti in tutte le direzioni e in tutti i campi.  Evento epocale di estrema rilevanza storico-sociale.  Il femminismo rivendica a se stesso questo avanzamento ottenuto attraverso un duro e lungo conflitto combattuto contro gli uomini.

C'è però qualcosa che non appare altrettanto evidente, ed è come sia stato possibile ottenere così tante conquiste sociali in così breve tempo, e quali siano stati i metodi che il femminismo ha adottato per portare avanti le sue battaglie e per ottenere le conquiste di cui si gloria.

Chi infatti si domandasse quali siano gli strumenti, potrebbe rimanere sorpreso: dove sono le armi? Chi le ha viste?

E’ un fatto che, nella sua lotta, il femminismo non ha usato né armi materiali (potere militare), né il potere politico (la poltrona), né quello finanziario (la borsa).  Quali sono dunque gli strumenti e le armi impiegate per combattere la battaglia contro gli uomini?

Se non ha usato armi materiali, visibili (e questo è un fatto) deve aver fatto ricorso a quelle invisibili, a quelle che, non colpendo il corpo, colpiscono l’anima, la psiche.

Ora, gli strumenti a disposizione di chi voglia combattere in questa arena invisibile, ma nella quale si decidono le sorti di quella materiale e "reale", non sono affatto sconosciuti. Si tratta infatti della colpevolizzazione, del biasimo, dell'intimidazione e della svalorizzazione.


La potenza della colpa (e del biasimo).

Non è affatto un mistero quale sia l'immensa potenza della colpa e quali effetti devastanti produca sulle persone. Ogni libro di psicologia insegna infatti che il 'senso di colpa' (al pari della vergogna) puo portare fino al voler desiderare la morte.

Si capisce allora perché una di queste armi sia stata la colpevolizzazione del genere maschile attraverso la reinterpretazione della storia, e quindi di tutto ciò che è 'patrimonio storico degli uomini', come manifestazione di un millenario sopruso, di una infinita prevaricazione, e di una “universale usurpazione” da parte maschileUna completa revisione storica in chiave incriminatoria.

Si capisce allora perché tutta la cronaca, e tutto il presente, così come ogni guerra e devastazione, siano imputate a quella “cultura del dominio”, che sarebbe caratteristica specifica ed unica del genere maschile. Il ben noto "dogma centrale" della violenza di genere.

Si capisce perché tutti i torti subiti dalle donne migliaia di anni fa come a migliaia di chilometri di distanza in culture scomparse come in altre del tutto estranee alla nostra, vengano ripresentati ogni giorno per ricordare la colpa che deve essere espiata e la vergogna che deve essere subita dalle generazioni maschili presenti e future.

La storia è dunque la colpa di un intero genere, un delitto di cui i maschi sono eredi in quanto tali,  un debito che tutti sono chiamati a saldare, per sempre, in quanto colpevoli di nascere maschi. ("La colpa di nascere maschio non è emendabile; tollerati saranno soltano coloro che rinnegheranno l'appartenenza al loro sesso".)

Si capisce, quindi, anche perché al male "compiuto" dal genere maschile venga contrapposta l’immensità del bene di cui è capace quello femminile.
Al bellicismo maschile, il pacifismo femminile, alla violenza degli uni l’amore delle altre.

Da una simile revisione della storia ed interpretazione dei fatti gli uomini non possono che uscire intaccati in profondità nella loro autovalutazione morale, privati di valore e di prestigio di fronte al mondo, a se stessi, e ai loro figli.


L'intimidazione.

L'altra arma usata dal femminismo è quella della paura, ossia dell'insicurezza nelle relazioni affettive e fisiche con l'altro sesso, ottenuta eliminando progressivamente ogni certezza su ciò che è lecito e ciò che non lo è, codificando le leggi, inaudite, che pongono a carico degli accusati l’onere di provare la propria innocenza, come accade da tempo per le accuse di stupro e molestie sessuali, alle quali è stata tolta anche ogni definizione.

Ecco come si sono evolute le cose.
"L'abuso era, in passato, il sesso strappato con la forza o le minacce, contro la manifesta opposizione da parte di una donna che non lo voleva e che sapeva di non volerlo."  Così era, oggi invece nessuno di questi tre caratteri ha più qualcosa a che vedere con l'abuso.

Dapprima il femminismo ha proclamato che l'uso della forza non era decisivo, che le minacce non sono più indispensabili per qualificare come crimine un rapporto. Il comportamento maschile perdeva quindi del tutto la sua importanza.  Poi il femminismo ha proclamato che la mancata manifestazione di contrarietà non è sufficiente a garantire che vi sia consenso, in quanto la mancanza di diniego non prova alcun assenso. Sembrava allora che almeno il sì esplicito lo dovesse essere. Invece no, perché da ultimo, il femminismo proclamò che la sensazione femminile di volerlo e di averlo voluto non era prova sufficente a dimostrare che la volontà non fu violata giacché si deve intendere che in realtà era stata "carpita".

Risultato di queste progressive ed inesorabili modifiche apportate alla definizione di violenza e abuso, è che oggi negli USA ogni rapporto consenziente tra un uomo ed una donna, fornisce a lei l'arma giuridica per poterlo incriminare di stupro, e a lui, l'onere di dimostrare il contrario. La dipendenza maschile radicale dalle "sensazioni" femminili. Questa è la stupefacente verità del nostro tempo.


La svalorizzazione

L'ultima arma è stata quella della svalorizzazione degli attributi maschili, ottenuta grazie ad un'attenta rivisitazione del linguaggio, utilizzando i termini propriamente maschili e di nomi di parti del corpo come sinonimo di violenza, prevaricazione, sporcizia, degrado morale. Per contro, ovviamente, assegnando a quelli femminili, il significato di bellezza, valore, giustizia, etc. Da fallocratico a fallocentrico, da priapista a logofallico. "Maschio" è ormai denigratorio mentre impazza il "maschietto" irridente e canzonatorio.

La svalorizzazione, attraverso il linguaggio che è il mezzo principale col quale descriviamo il mondo e facciamo nostri i valori e le relazioni che vi intercorrono, ha il fine di inoculare costantemente e inconsciamente negli uomini l'autodisprezzo.

Questi sono stati e sono gli strumenti del conflitto mentre però le femministe da sempre giurano:

"Il nostro valore, la nostra volontà, il nostro coraggio sono state e sono le nostre armi!"

Chiara è ora la ragione per la quale invece non sono state mai rivelate giacché è evidente che non sono né onorevoli né gloriose, ed è oltremodo chiaro il motivo per il quale il femminismo nasconda alle sue attiviste (e coriferi) la natura di quelle armi, perché nessuno sia in grado di dire quali sono i veri strumenti con i quali gli uomini vengono colpiti.

L'ideologia che si denomina del rispetto, dell'empatia e dell'amore  non può confessarlo neppure a se stessa  perché perderebbe quella condizione di (falsa ma ben creduta) innocenza che è il fondamento della sua morale, e quindi della sua forza.


16 FEB 06

PROFEZIA OCCIDENTALE

CioranDavanti all'uomo e alla donna si aprono due strade, la crudeltá e l'indifferenza. Tutto lascia supporre che prenderanno la seconda, che tra loro non vi sará nè spiegazione nè rottura ma che continueranno ad allontanarsi l'uno dall'altra; che la pederastia e l'onanismo, proposti dalle scuole e dai templi, conquisteranno le folle; che tornerá in auge una massa di vizi aboliti e che una prassi scientifica supplirá al rendimento dello spasimo ed alla maledizione della coppia."

E.M. Cioran 1952


Affinchè questa deriva si fermi e questa profezia non si avveri.
Perché una nuova alleanza é possibile

 

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